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  • Riflesso di raddrizzamento degli arti inferiori Alfredo Cavaliere Converti (Il Movimento) 17/09/2010

    Riflesso di raddrizzamento degli arti inferiori. (Reazione statica di Andrè-Thomas). Mantenendo il bambino per il torace in posizione eretta, si ricerca il riflesso effettuando una pressione verso il basso in modo che le piante dei piedi premano sul piano d’appoggio. La risposta  è una progressiva e lenta estensione dei segmenti degli arti inferiori. Il riflesso è presente nei primi tre mesi di vita ma la sua completa risoluzione si può prolungare anche fino al 5° mese. Il significato di questo riflesso è dato dall’evocazione, su stimolo plantare, di uno schema estensorio degli arti inferiori, che costituisce il presupposto indispensabile per la stazione eretta.

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  • Lo sviluppo fisiologico del bambino nel primo anno di vita (0 - 12 mesi) Cristina Mereu (L’importanza del counseling ed il ruolo del TNPEE nel trattamento abilitativo del bambino con ritardo dello sviluppo neuropsicomotorio) 01/12/2020

    Introduzione Modelli di studio delle competenze motorie globali L’apprendimento motorio in età evolutiva Lo sviluppo fisiologico del bambino nella fase 0-3 mesi Lo sviluppo fisiologico del bambino nella fase 4-6 mesi Lo sviluppo fisiologico del bambino nella fase 7-9 mesi Lo sviluppo fisiologico del bambino nella fase 10-12/18 mesi INDICE PRINCIPALE INDICE Introduzione Con il termine “sviluppo neuropsicomotorio” si indica quel processo, relativo ai primi anni di vita, mediante il quale il bambino acquisisce progressivamente una serie di abilità che gli consentono di inserirsi e partecipare all’ambiente in cui vive. Nel descrivere lo sviluppo neuropsicomotorio le abilità vengono suddivise convenzionalmente in aree funzionali quali: Lo sviluppo posturale, relativo alle abilità grosso-motorie, quindi alla graduale acquisizione delle competenze antigravitarie; Lo sviluppo delle competenze fini-motorie, quindi di una motricità manuale funzionale; Lo sviluppo cognitivo, ovvero il...

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  • BIBLIOGRAFIA - “Equitazione Terapeutica” - Intervento riabilitativo integrativo e non alternativo Giulia Frangiamone (Equitazione Terapeutica - Intervento riabilitativo integrativo) 16/02/2017

    ALTIERI, R., ANGELINI, N., GIANNOTTI, A. (1994). La riabilitazione equestre: una prospettiva d’integrazione neuro – psichiatrica. Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, 61 BIAGINI B, Allori P, Murano AC, Pasquinelli A Significato della Riabilitazione Equestre in soggetti con patologia psichiatrica grave In: Di Norscia G (Ed): Koinos Quaderni "Lavorare nelle strutture intermedie". Borla Ed, Roma CAPPONI, D. (1979 – 80). Riabilitazione equestre. Aspetti neurologici dell’età evolutiva. ANIRE – tesi di Laurea, Milano. CARBONI, F. (1996). Esperienza di riabilitazione equestre con bambini autistici. In Papini,M., Pasquinelli, A. (a cura di) Principi pratici di riabilitazione equestre. UTET, Milano. CONTI, B., ROSCIO, A., REVERDITO, P. (1990). La riabilitazione equestre in un moderno progetto riabilitativo. DE LUBERSAC, R., LALLERY, H. (1977). Rieducare con l’equitazione. IGIS edizioni, Milano. ENGEL, B.T. (1992). Therapeutic riding: its benefits, professions and divisions. In Engel,...

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  • Dalla voce udita alla voce prodotta Maria Vittoria Berno (L’importanza della voce nella terapia neuro e psicomotoria) 28/12/2013

    Per iniziare questo percorso, è prima di tutto necessario chiedersi che cosa sia la voce. Non è facile dare una definizione esaustiva di questo termine. Sembra qualcosa di scontato, ma in realtà, ogni volta che si affronta l’argomento “voce”, ognuno ne sceglie un aspetto e la definisce in base a precise caratteristiche che, però, non la descrivono in toto. Solitamente con il termine voce si tende ad indicare più oggetti: da una parte la manifestazione acustica, il suono, frutto di un gesto puramente corporeo; dall’altra il mezzo, assolutamente personale, attraverso cui è possibile esprimere emozioni, sentimenti, pensieri, mezzo con cui è possibile comunicare esplicitamente con l’altro. Queste definizioni sono entrambe esatte, ma limitate, poiché è difficile descrivere contemporaneamente diversi parametri con diversi linguaggi. La voce è tangibile e reale, ma nello stesso tempo non ha apparentemente consistenza e non può essere toccata, non ha forma definita, non ha un colore sempre...

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  • Trattamento Neuropsicomotorio nella disabilità intellettiva maria ferrara (La valutazione dei bambini con disabilità intellettiva) 25/04/2014

    Per poter esprimere tutte le potenzialità, i bambini hanno bisogno di “strumenti e tempi personalizzati”. È fondamentale capire che ogni bambino necessita di un trattamento tagliato su misura, in relazione ai propri bisogni, indipendentemente dal fatto che l’approccio sia individuale o nell’ambito del piccolo gruppo. Il terapista deve infatti conoscere e rispettare le caratteristiche del soggetto e prendere in considerazione gli elementi propri dell’ambiente in cui il bambino vive ed opera, in particolare la famiglia, intesa come fattore attivo ed interattivo.  Il progetto riabilitativo è formulato e condiviso dall’equipe multidisciplinare anche con la famiglia del bambino e si articola in obiettivi a breve, medio e lungo termine proponibili in considerazione di una prospettiva ecologica, basata su fattori ambientali contestuali e personali, comprese problematiche non oggetto di interventi specifici.  La famiglia rappresenta la costante nella vita di un bambino, il luogo privilegiato dove...

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  • Mosse del terapista nella pratica neuro psicomotoria e nell’Early Start Denver Model Sara Colombo (Early Start Denver Model - Intervento precoce nei Disturbi dello Spettro Autistico) 09/02/2018

    Dopo aver presentato in modo analitico l’Early Start Denver Model, ritengo ora importante metterlo a confronto con l’approccio neuropsicomotorio e il ruolo del TNPEE.  Saranno evidenziate le caratteristiche, le affinità e le differenze, mettendo in luce come la metodologia ESDM sia una proposta d’intervento che ben si integra nel modello e nella pratica professionale della figura del TNPEE, arricchendo il suo bagaglio formativo e le sue conoscenze su come intervenire precocemente con soggetti con disturbo dello spettro autistico. Il ruolo del TNPEE negli interventi per l’autismo Il ruolo del TNPEE che si inserisce all’interno degli interventi evolutivi per l’autismo, è quello di intraprendere un intervento precoce di presa in carico globale del bambino con autismo e della sua famiglia, essendo stata indicata come la figura più idonea per questo ruolo e tra le più impiegate in questo ambito clinico. La formazione specifica del terapista integra costantemente processi teorici, clinici e...

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  • RISULTATI - DISCUSSIONE - OBIETTIVI E LIMITI - La presa in carico e l’evoluzione terapeutica in un campione di bambini migranti con Disturbi del Neurosviluppo Francesca Giuliani (La presa in carico e l’evoluzione terapeutica in un campione di bambini migranti con Disturbi del Neurosviluppo) 26/11/2019

    RISULTATI Caratteristiche socio – demografiche Lo studio è stato rivolto a 10 bambini di età compresa tra i 52 e i 69 mesi, con diagnosi di “Disturbo del Neurosviluppo”, seguiti per sei mesi di terapia neuropsicomotoria presso la U.O.N.P.I.A. di Monza e quella di Cesano Maderno. Tutti i genitori dei 10 soggetti hanno dato il consenso per partecipare allo studio con i loro bambini. Il campione è costituito da 10 bambini di sesso maschile (100 %). L’età media del campione è di 59,7 mesi (ds). L’indicatore socio – economico (SES) è rappresentato mediamente nella 1a fascia (Tabella 2). Caratteristiche socio – demografiche del gruppo campione. Si riporta la distribuzione del nucleo familiare del gruppo campione definitivo nei diversi livelli socio – economici (Figura 1). Figura 1 Distribuzione dei genitori dei bambini del gruppo campione in fasce SES.   L’indicatore socio – economico (SES) è rappresentato in tre dei cinque livelli, ad esclusione della fascia 4 e della fascia 5 (0%)....

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  • I DISTURBI DELLA REGOLAZIONE Tommaso Casartelli (Un percorso di Acquaticità a sostegno dello sviluppo delle Funzioni Esecutive) 17/10/2019

    In questo capitolo verranno descritti i disturbi della regolazione, ovvero un insieme complesso di disordini, che comprendono difficoltà riguardanti la sfera emotiva e comportamentale, con particolare riferimento al Disturbo da Deficit dell’Attenzione/Iperattività (DDAI), che rappresenta la più importante manifestazione di tali disturbi. Il presente lavoro di tesi si propone infatti come contributo per favorirne l’identificazione precoce e soprattutto per ridurne l’impatto, attraverso percorsi specifici di prevenzione primaria, volti a sviluppare fattori di protezione primaria nei confronti degli stessi, che si avvalgono delle tecniche proprie della neuro e psicomotricità, applicate a percorsi di acquaticità prescolare, volti ad implementare alcune funzioni esecutive individuate quali fattori protettivi da stimolare precocemente.   Dal concetto di regolazione al disturbo La regolazione è un processo biologico definito come la capacità che un bambino possiede, fin dalla nascita, di...

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  • Criteri Diagnostici - La sindrome di Prader Willi (PWS) Fabio RESCIGNO (Sindrome di Prader-Willi) 17/10/2009

    Tabella 1- Criteri di Holm e Cassidy per la diagnosi clinica di sindrome di Prader- Willi Criteri maggiori (1 punto ) - Ipotonia neonatale (di origine centrale) - Problemi alimentari nell'infanzia - Obesità centrale - Tratti somatici caratteristici - Ipogonadismo - Deficit mentale e ritardato sviluppo psicomotorio - Problemi comportamentali connessi con l'alimentazione (iperfagia, ricerca ossessiva di cibo) Criteri minori (1/2 punto) - Riduzione dei movimenti fetali, letargia, pianto debole - Caratteristiche comportamentali - Disturbi del sonno - Bassa statura - Ipopigmentazione - Acromicria - Mani affusolate con margine ulnare rettilineo - Anomalie oculari - Saliva densa e vischiosa con croste agli angoli della bocca - Difetti nell'articolazione delle parole - Lesioni cutanee da grattamento ( skin picking) Criteri aggiuntivi(non danno punteggio ma rendono la diagnosi più probabile) - Elevata soglia del dolore - Diminuito senso del vomito - Alterazioni della termoregolazione -...

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  • Disturbo Disintegrativo della Fanciullezza Alfredo Cavaliere Converti (Disturbi generalizzati dello sviluppo ) 19/10/2009

    E' un quadro clinico caratterizzato da disturbi dell'interazione sociale e della comunicazione e da un repertorio di attività ed interessi limitato, ripetitivo e stereotipato. Nel complesso, il quadro clinico è identico a quello dell'Autismo Infantile, da cui si differenzia per l'età di insorgenza, che avviene versi) i 3-4 anni, dopo un normale periodo di sviluppo. Sono pochissimi i bambini, tra quelli affetti da Disturbi dello Spettro Autistico (ASD), che ricevono, la diagnosi di Disturbo Disintegrativo della Fanciullezza (CDD – Childhood Disintegrative Disorder). Infatti, secondo le stime basate su quattro rilevamenti, soltanto due bambini su 100.000 possono essere diagnosticati come Disturbo Disintegrativo della Fanciullezza. Ciò significa che il CDD è una forma molto rara dell’ADS. Tra i bambini affetti da questo disturbo c’è una forte preponderanza dei maschi. I primi sintomi possono manifestarsi all’età di due anni, ma l’età media in cui compaiono è tra 3 e 4 anni. Fino a quel...

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  • INTRODUZIONE - Sistemi a confronto di Comunicazione Aumentativa Alternativa nella Disabilità Intellettiva e nel Ritardo Neuropsicomotorio per lo Sviluppo dei Prerequisiti Logico-Matematici Danila Penzo (Sistemi a confronto di Comunicazione Aumentativa Alternativa per lo Sviluppo dei Prerequisiti Logico-Matematici) 24/11/2020

    La disabilità intellettiva può essere definita come una grave alterazione dello sviluppo che si manifesta sotto forma di sindromi globali, legate al deficit di sviluppo delle abilità intellettive e della conoscenza, sociali e dell’adattamento, che originano prima dei 18 anni. Tale condizioni di povertà e di insufficienza compromettono in modo duraturo la conquista delle funzioni più elevate della specie. Con l’espressione abilità intellettive si include un ampio numero di funzioni cognitive, come il ragionamento, la pianificazione, la soluzione di problemi, l’astrazione, la comprensione di idee complesse, l’apprendimento rapido e l’apprendimento dall’esperienza. In quest’ottica, l’intelligenza riflette le abilità di rappresentazione della realtà, di comprensione e di attribuzione dei significati al fine di realizzare un efficace adattamento all’ambiente. Il deficit cognitivo incide sulla comunicazione e il suo sviluppo, portando ad una limitazione delle capacità comunicative, pur non...

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  • IL METODO TERZI E L’ORGANIZZAZIONE TEMPORALE Sara Franchi (Applicazione del Metodo Terzi nei soggetti con Deficit Temporale: strumento di valutazione quantitativa degli aspetti temporali) 16/12/2020

    Basi teoriche del Metodo Terzi: Le immagini mentali; I neuroni specchio; L’embodied cognition Relazione tra il Metodo Terzi e la percezione e formazione dell’organizzazione temporale Esercizi: organizzazione ritmica e temporale INDICE PRINCIPALE INDICE Basi teoriche del Metodo Terzi Il Metodo Terzi è una metodologia cognitivo-motoria che si occupa dell’organizzazione e dello sviluppo del pensiero analogico-spaziale. Attraverso una tassonomia di esercizi senso-motori specifici, graduati per complessità e adattabili alle diverse esigenze ed età dei soggetti, il Metodo sviluppa la capacità di processare ed integrare le informazioni spazio- temporali che giungono al sistema nervoso centrale dai diversi canali percettivi (cinestesico-propriocettivo, vestibolare, tattile, uditivo e visivo). Esercita quindi l'integrazione delle informazioni relative al proprio corpo (spazio personale), allo spazio esterno (spazio peripersonale ed extrapersonale) e alla relazione tra i due spazi, stimolando la...

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  • Approccio “specifico” ai disturbi non Sociali Cristiana Pacilio (Comportamenti non sociali nei Disturbi dello Spettro Autistico) 11/12/2015

    Autismo a Basso Funzionamento Conoscere lo stato mentale del bambino è importante per determinare il suo livello futuro di funzionamento. Questa è una chiave di criterio importante nella diagnosi dell'autismo quando si prova a stabilire una discrepanza fra il livello delle funzioni sociali del bambino e le sue funzioni cognitive ed adattive totali. Come è vero per i logopedisti, anche gli psicologi clinici e i pediatri dello sviluppo sono operatori indipendenti dei servizi per l'infanzia, che hanno responsabilità ad entrambi i livelli di screening e diagnosi, che possono essere o no compiuti in una singola sessione, oppure in diversi segmenti. Possono essere necessarie visite aggiuntive per adattare il bambino al cambiamento, così come alla novità delle procedure al fine di ottimizzare le possibilità che i risultati rappresentino accuratamente le abilità del soggetto. Mentre la diagnosi di autismo è basata fondamentalmente sui sintomi clinici e la storia precoce, i risultati di una...

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  • Giocare con le Intenzioni in Terapia Neuropsicomotoria Martina Vischi (Giocare con le intenzioni in Terapia Neuropsicomotoria) 12/12/2018

    CAPITOLO OTTAVO Dai quattro casi clinici descritti si è potuto individuare quattro diverse immagini metaforiche adatte a rappresentare altrettanti Sé intenzionali tipo: il labirinto, la nebbia, il temporalee il tesoro nello scrigno. Per queste tipologie di Sé, e in particolare per i loro intenti, si possono individuare ora alcune strategie facilitative, aumentative e compensative da utilizzare in terapia, così come se ne devono indicare anche per sostenere i genitori dei bambini che presentano questi tipi di Sé. In particolare, tali strategie devono essere volte alla creazione di “percepibilità”, “contesto” e “coinvolgimento”, fondamentali per le intenzioni. In tal modo si crea una sorta di “linee guida”, di consigli esemplificativi, semplici ma chiari e d’immediato utilizzo, per poter, così, giocare con le intenzioni del “labirinto”, della “nebbia”, del “temporale” e del “tesoro nello scrigno” in terapia neuropsicomotoria.   Giocare con il Labirinto: semplicità e chiarezza Le...

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  • INTRODUZIONE - Ipotesi di individuazione di linee guida per l’utilizzo di Strumenti di Osservazione e Valutazione del Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva Chiara Burbi (Strumenti di Osservazione e Valutazione del Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva) 30/03/2017

    Lo studio nasce con l’intento di valutare l’applicazione a livello nazionale di protocolli valutativi per patologia e per fasce di età e gli strumenti specifici utilizzati dal Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva, dall’osservazione e valutazione neuropsicomotoria alla stesura del programma terapeutico riabilitativo e alle verifiche successive. A questo scopo si è deciso di utilizzare un'indagine conoscitiva, rivolta ai Soci ANUPI TNPEE (Associazione Nazionale Unitaria Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva Italiani) sul tema dell'osservazione e valutazione in ambito neuropsicomotorio, curata dal Comitato Scientifico dell’ANUPI TNPEE e finalizzata ad arrivare a delineare un quadro degli strumenti di osservazione e valutazione e di protocolli attualmente in uso sul territorio nazionale. La lettura critica dei dati emersi dall’indagine conoscitiva ha permesso di riflettere sulle diversificate metodologie diagnostiche utilizzate e sulla mancanza di...

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  • RISULTATI - Valutazione delle Funzioni Adattive in bambini con PCI: confronto fra bambini migranti e bambini italiani Marta Fiori (Valutazione delle Funzioni Adattive nelle PCI: confronto fra bambini migranti e bambini italiani) 27/11/2017

    Caratteristiche socio–demografiche Il campione finale risulta essere costituito da 10 bambini, 7 femmine e 3 maschi, compresi in una fascia di età dai 3 ai 15 anni con diagnosi di Paralisi Cerebrale Infantile. Tra i 10 bambini dello studio, vi sono 5 italiani e 5 migranti. La maggior parte del campione è composto da soggetti femmine (70%); l’età media del gruppo di studio è 7.1 anni con una ds=3.7. I bambini migranti rappresentano il 50% del campione, il paese maggiormente rappresentato è l’Egitto (4), mentre la Romania (1) è lo stato di appartenenza di una sola bambina. Inoltre, dall’anamnesi familiare di ciascun soggetto del campione, abbiamo ricavato l’eventuale presenza di patologie nel gentilizio. Sono stati evidenziati casi familiari di ritardo del linguaggio, ipertensione arteriosa e diabete. Una sola bambina risulta figlia unica, mentre i restanti soggetti del campione hanno almeno un fratello o una sorella sani con sviluppo fisiologico. Occorre però sottolineare una variabile...

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  • INTRODUZIONE - Empatia: origine, significato e disordini Emanuela Varriale (Empatia: origine, significato e disordini) 03/01/2014

    L’empatia è una complessa forma di inferenza psicologica nella quale l’osservazione, la memoria, la conoscenza ed il ragionamento si combinano per produrre intuizioni sui sentimenti degli altri individui [1].   L’esperienza soggettiva dell’empatia nell’uomo può essere spiegata partendo da un modello teorico, proposto da Jean Decety e Philip L. Jackson (2004), che prevede l’interrelazione dinamica tra le seguenti componenti funzionali: condivisione dell’esperienza affettiva dell’altro; consapevolezza di sé e dell’altro; flessibilità mentale ad adottare la prospettiva soggettiva dell’altro. La componente affettiva dell’empatia potrebbe essere concettualizzata, nella sua forma più rudimentale, nella capacità di rilevare lo stato affettivo di un’altra persona. Nel primo capitolo si sottolinea sia l’aspetto relativo all’evoluzione dell’empatia nel corso degli ultimi decenni sia l’importanza di determinati dati provenienti da numerose ricerche scientifiche le quali dimostrano come il...

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  • Allungarsi - La capacità di afferrare oggetti lontani Alfredo Cavaliere Converti (0-12 mesi) 12/10/2009

    Allungarsi - La capacità di afferrare oggetti lontani Allungarsi è un enorme traguardo nello sviluppo del bambino, sia dal punto di vista fisico che da quello mentale questo gli permette di agire in modo attivo con il mondo. A quattro mesi, non può ancore tendere le mani, per quando lo voglia, non riesce a coordinare i movimenti delle sue braccia per dirigerle dove vuole. Se a questa età gli viene posto un oggetto fuori dalla suo campo di azione, il bambino, cerca di tendere le braccia, ma non riesce a completare l’azione, molto probabilmente perché il bimbo non ha ancora scoperto quale comportamento muscolare farà tendere il suo braccio. Ma per quanto riguarda i piedi è diverso, presentano una seria più limitata dei movimenti e sono quindi più facili da controllare. cinque mesi - Nell’arco di un mese, il bimbo fa grandi passi nel coordinare i movimenti della braccia, in questo periodo scopre quale schema muscolare gli permette di allungarsi, aiutandosi modificando l’azione con gli...

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  • La Comunicazione Aumentativa Alternativa Francesca Rebora (La Comunicazione Aumentativa Alternativa e le Strategie Visive) 10/02/2014

    La Comunicazione Il termine comunicazione deriva dal latino communico che significa mettere in comune, fare partecipe, condividere; nella sua prima definizione, perciò, è l'insieme dei fenomeni che comportano il trasferimento di informazioni. Per definizione la comunicazione è un processo in cui si realizza uno scambio interattivo osservabile tra due o pi`u partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e di un certo livello di consapevolezza, in cui c'è condivisione di sistemi di significati sulla base di sistemi simbolici e convenzionali di significazione specifici dei singoli contesi culturali. I sistemi di comunicazione possono essere classificati in: verbale, intonzionale, paralinguistico e cinesico. Gli ultimi tre elementi costituiscono la parte non verbale della comunicazione e sono racchiusi nel canale uditivo e visivo. La comunicazione verbale, che caratterizza l'area linguistica, è composta da: produzione verbale, definito anche OUTPUT, quindi il messaggio che viene...

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  • Possibili Aspetti comportamentali nelle Paralisi Cerebrale Infantile Alfredo Cavaliere Converti (Paralisi Cerebrale Infantile) 07/10/2009

    La spontanea mobilità di un bambino affetto da PCI, è ridotta, limitata, alterata, e non sempre il bambino riesce: sia a comunicare ciò che vorrebbe che gli altri sentissero, sia a muoversi nello spazio come preferirebbe. Si creano, incongruenza, incomprensioni, l'insoddisfazione del bisogno di comunicare porta al bambino a vivere frustrazioni e l'insufficienza tolleranza di questa genera reazioni inadeguate rispetto alla società attuale. I bambini che si trovano davanti a queste difficoltà possono rispondere con reazioni diverse, con sfumature condizionate dalla propria personalità e dal proprio modo di agire. Due esempi di reazioni estremamente interessanti sono: l'aggressività e l'inibizione. L'inibizione. Il bambino per sottrarsi da esperienze spiacevoli, può evitare l'espressione dei propri impulsi, agendo così contrae anche la muscolatura corporea. Ciò che si trova nell'inconscio come impulsi rimossi, si trova analogamente nel corpo come irrigidimento muscolare. Si associa così al...

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Alessandra Murru

Martina Vischi

Giulia Bidinost

Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali

American Psychiatric Association

Edizione italiana a cura di Massimo Biondi

DSM-5