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Sara Colombo

Francesca Pannozzo

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Tesi di Laurea

Annetta Sedda Medium Sonoro Hits:3578

Irene De Maria Modello della Family Centered Care (FCC) Hits:3763

Maria Piscitello Sindrome di Down - Intervento Psicomotorio Hits:4271

Fabio RESCIGNO Sindrome di Prader-Willi Hits:5683

giovanna bonavolonta Approccio psicomotorio integrato: medulloblastoma Hits:7201

Luciano Montefusco Immagine di sè e Schema Corporeo Hits:10007

Maria PADOVANO La Psicomotricità come unione Hits:14526

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  • Conclusioni "Abilitazione NeuroPsicomotoria" Nello Nenna (Abilitazione neuropsicomotoria) 28/06/2010

    Nell'applicazione delle tecniche neuromotorie, dobbiamo ricordarci dell'aspetto relazionale della motricità, cioè quanto di cognitivo e di affettivo c'è nell'azione, soprattutto nelle prime fasi di sviluppo. Quindi non ci possiamo limitare solo all'applicazione di una metodica di tipo neuromotorie, ma è necessario come complemento un'educazione psicomotoria, che considera non soltanto il disturbo motorio in sé, ma tutto il funzionamento del bambino nella sua globalità e nel suo continuo divenire nella dinamica interattiva con l'ambiente circostante. E' sbagliato dividere questi due interventi abilitativi, ed è pertanto più corretto parlare di intervento abilitativo di tipo neuropsicomotorio. Questo si propone di sviluppare, integrare in modo armonico le attitudini motorie, sensoriali, percettive e prassiche, che non sono del tutto compromesse, e di favorire attraverso le metodiche e l'esercizio globale della motricità, non solo l'attività muscolare ed articolare, ma anche la...

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  • Inibizione alla diffusione Alfredo Cavaliere Converti (Il Movimento) 17/09/2010

    I primi atti motori intenzionali si manifestano con una partecipazione somatica globale, dovuta alla presenza di ipertoni più o meno diffusi a parti corporee non impegnate nel comando motorio. Questi ipertoni sono le sincinesie (movimenti involontari che accompagnano il movimento intenzionale) che possono essere di tipo tonico o imitativo, diffuse o limitate ad alcune parti del corpo, assiali, prossimali o distali. Le sincinesie toniche si presentano come ipertoni della durata di 1-2 secondi, bilaterali o controlaterali al segmento che compie l’atto; spesso sono presenti alle dita della mano che effettua il lancio dell’oggetto (sincinesie finali). Le sincinesie imitative, invece, consistono in movimenti imitativi dell’atto comandato che compaiono nel segmento corporeo controlaterale. Un adeguato processo di inibizione alla diffusione dello stimolo apre la possibilità di strutturare il processo dell’integrazione somatica.

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  • La comunicazione non verbale e la terapia psicomotoria silvia carillo (La comunicazione verbale e non verbale) 25/06/2013

    Nella trattazione di questo argomento vorrei partire da un assunto: la preponderante importanza della comunicazione non verbale all'interno della pratica psicomotoria. Ma, parlando di comunicazione non verbale, desidererei collocare questo concetto all'interno di un altro assunto, specificamente psicomotorio, che è quello della comunicazione non verbale come linguaggio del corpo. Nel prosieguo questi due termini devono essere considerati, quindi, come sinonimi. Nel parlare di comunicazione non verbale non si possono ignorare i meccanismi e i canali attraverso i quali essa si realizza. E' evidente che il linguaggio del corpo và interpretato non solo in termini di input e output, che potrebbero essere misurati (compito questo tipicamente della psicologia) ma anche di "effetti" sull'individuo che li "riceve". Gli studiosi della comunicazione non verbale hanno individuato i vari canali che essa utilizza (prossiemica, sguardo, movimento, panlinguistica, postura). La psicomotricità riporta...

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  • Cerco Test "L'imitazione dei gesti" Bergès-Lézine Alessia Salerno (Articoli inseriti dagli Utenti) 25/05/2010

    Ciao a tutti!! Sono una studentessa del terzo anno del Corso di Laurea in Terapia della neuropsicomotricità dell'età evolutiva e sto preparando la Tesi. Dovrei somministrare ad un bambino il test dell'imitazione dei gesti di Bergès-Lézine, ma sto incontrando molte difficoltà a trovare la versione completa..ho trovato solamente dei frammenti sui alcuni testi ma niente di che. Potreste aiutarmi? Sapete dove potrei trovarlo?..oppure, qualcuno di voi, ce l'ha?

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  • Quarta seduta “La cucina” Rachele Sforzi (L’importanza del gioco nella relazione madre-bambino) 21/09/2013

    La proposta Per questa quarta seduta avevo intenzione di introdurre il gioco simbolico, utilizzando come oggetti o le macchinine, o i coccini, o i bambolotti, o qualsiasi altra cosa adatta al gioco del “far finta di”. Sapevo bene che questa modalità di gioco era ancora molto immatura nel bambino e che, quindi, per riuscire a giocare, sarebbe stato necessario un intervento molto più strutturante da parte dell’adulto. Ho pensato, però, che proprio questo aspetto potesse rappresentare un elemento di rinforzo alla relazione madre-bambino: essendo un gioco più complesso, forse la madre si sarebbe sentita più motivata ad interagire con N. e anche il tipo di attività avrebbe incontrato di più i suoi gusti, creando così un’atmosfera piacevole e rendendo più spontaneo il divertimento condiviso.   Il setting Considerata l’esperienza della seduta precedente, ho pensato che un modo per riuscire a coinvolgere di più la madre di N. poteva essere quello di non farle trovare un setting già...

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  • Le aree di gioco della psicomotricità Alfredo Cavaliere Converti (Che cos'è e cosa si propone) 12/06/2013

    Tonico ­ emozionale Si struttura nel dialogo tonico madre ­ bambino, interessa la sensibilità propriocettiva, quindi la funzione tonica, che dal livello neurofisiologico si trasforma gradualmente in tessuto della relazione; interessa anche la sensibilità labirintica e tattile.  Pre ­ simbolico Nasce dalla qualità delle prime relazioni, dai primi dati sensoriali (soprattutto visivi) che si organizzano intorno al binomio "presenza e assenza" e dalla sensibilità viscerale legata alle sensazioni di "pieno ­ vuoto". Senso ­ motorio È lo spazio ludico che si attiva intorno ai 2 ­ 3 anni quando sembra completa una prima fase di costruzione della propria identità.In questa fase diminuendo l'intensità del rapporto tonico ­ posturale, il bambino si procura piacere da sé attraverso la sua iniziativa nello spazio, attraverso il gioco dei contrasti: alto ­ basso orizzontale ­ verticale duro ­ morbido In questo luogo l'emozione prende forma attraverso il corpo. Simbolico Questa area si configura...

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  • CENNI STORICI - Concetto di "schema" e di "immagine" Luciano Montefusco (Immagine di sè e Schema Corporeo) 17/12/2009

    Il concetto di schema corporeo è molto utilizzato in campo riabilitativo ed educativo. E’ un concetto importante nello sviluppo di un individuo e nell’organizzarsi del suo agire, ma è anche un concetto ambiguo. Nel corso del tempo ha via via coagulato vari significati fino al punto che oggi con difficoltà riesce ad essere racchiuso  in un’unica definizione. Nasce nell’800 all’interno della neurologia, per spiegare alcuni disturbi singolari e di difficile comprensione. Alla fine dell’ottocento alcuni autori propongono che a partire dalle varie sensazioni cenestesiche, o di altro genere si costituisce lo schema unitario del nostro corpo, schema che può essere alterato in particolari condizioni patologiche come l’arto fantasma o la somatognosia. Questo vissuto del proprio corpo riceverà nomi diversi secondo le concezioni diverse, che sono fondamentalmente neurologiche: Pick (1908), lo chiamerà autotopoagnosia; Head (1920), modello o schema posturale; Shilder (1935), schema corporeo e...

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  • Contenuti della ricerca - Progetto Migranti per la formazione di TNPEE senza forntiere Livio Caianiello (Progetto migranti per la formazione di TNPEE senza frontiere) 01/09/2014

    Materiali e metodi (1)   Costruzione e progettazione del questionario Al fine della ricerca, è stato progettato ed elaborato ex novo, un questionario composto da 8 quesiti in cui si andava ad indagare diversi parametri clinici significativi. Il questionario è stato sottoposto a un diverso numero di terapisti della Neuropsicomotricità che attualmente, lavorano in diversi servizi di Neuropsichiatria Infantile presenti sul territorio Lombardo. Questa serie di domande è stato recapitato a ciascun terapista per mezzo di una E-mail; questa andava ad esplicare gli obiettivi principali della ricerca prefissatasi e le modalità di compilazione e risposta alle domande poste. Per quanto riguarda il questionario, esso è costituito da un totale di 8 quesiti, a loro volta divisi in 2 domande chiuse (risposta da selezionare da una lista di possibili opzioni fornite), mentre le restanti 6 consentivano al terapista di rispondere liberamente ed esprimere le proprie impressioni, idee ed esperienze. Andando ad...

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  • CONCLUSIONI - Favorire la comunicazione nella sindrome di Mowat Wilson Laura Pansera (Favorire la comunicazione nella sindrome di Mowat Wilson) 16/06/2018

    In questo lavoro di tesi è stato presentato un bambino con sindrome di Mowat Wilson che presentava una maggiore compromissione nell’area del linguaggio. Diversi studi in letteratura, sottolineano l’importanza di interventi mirati di comunicazione aumentativa  per  prevenire  un  ulteriore impoverimento comunicativo, cognitivo e relazionale. Per questo motivo, è stato avviato un intervento di Comunicazione Aumentativa e nel corso degli anni gli strumenti di CAA sono diventati sempre più ricchi e “su misura” alle esigenze di Giulio, che ha mostrato una sempre maggiore intenzionalità comunicativa e un massiccio uso di questi strumenti in entrata e in uscita. I genitori, la scuola e il contesto hanno rappresentato una notevole risorsa per l’evoluzione dello sviluppo di Giulio sia a livello comunicativo che relazionale. Quindi, la CAA è diventata a tutti gli effetti una seconda lingua, ha contaminato tutti i contesti del bambino e qualunque attività scolastica ed extra-scolastica è stata...

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  • RINGRAZIAMENTI - Oltre la diagnosi: il circolo virtuoso del gioco Francesco Cangioli (Oltre la diagnosi: il circolo virtuoso del gioco) 11/10/2014

    Ubuntuè un termine che designa un'ideologia propria delle culture dell'Africa subsahariana, traducibile nella nostra lingua con l'espressione "io sono perché noi siamo". Definisce l'individuo in funzione delle sue molteplici relazioni con gli altri, richiamando i diritti e i doveri del singolo nei confronti della comunità, ma anche il carattere di determinazione collettiva dell'identità personale. La filosofia che vi è connessa testimonia l'universale e già antica consapevolezza della natura sociale del Sé, tanto approfonditamente indagata dagli studiosi dello scorso secolo e sottolineata con forza nel presente lavoro. E se è vero che la società determina l'individuo, è vero anche che nel 1885 Frédéric Le Play, precursore degli studi sociologici sulla famiglia, definiva quest'ultima come unità costitutiva e funzionale della società. La serie di nomi celebri da poter scomodare per suffragare l'importanza che la famiglia riveste nel cammino di ciascuno di noi sarebbe interminabile, ma...

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  • Che cos’è l’ipovisione Alfredo Cavaliere Converti (Bambini Ipovedenti) 28/04/2010

    Per poter definire l’ipovisione è necessario avere una conoscenza circa i processi che rendono possibile l’esperienza stessa della percezione visiva. In proposito vi è più di un’ipotesi: vi è chi sostiene che la visione è possibile in quanto certi apparati del sistema percettivo danno origine a messaggi neuronali connessi a specifiche caratteristiche dell’immagine; questi messaggi verrebbero quindi ulteriormente elaborati e combinati con informazioni già in memoria; l’esperienza sarebbe quindi il risultato finale di un processo costruttivo. Altre ancora ipotizzano che l’informazione relativa agli oggetti sia nella luce stessa riflessa dagli oggetti presenti nell’ambiente. Il fatto che le percezioni costruite siano quasi sempre corrispondenti ai relativi oggetti suggerisce infatti che la qualità dell’informazione ottica sia tale da assicurare la corrispondenza tra il percetto costruito e l’oggetto reale; l’osservatore non avrebbe pertanto bisogno di elaborare l’informazione in quanto...

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  • Riflesso di prensione della mano (Grasping reflex) Alfredo Cavaliere Converti (Il Movimento) 17/09/2010

    Riflesso di prensione della mano  (Grasping reflex).Il grasping reflex comprende due componenti del riflesso: la prima è il riflesso esterocettivo di prensione della mano che viene provocato dalla stimolazione cutanea del palmo; la risposta evocata è una flessione successiva del medio , anulare, mignolo ed infine dell’indice. Il pollice non partecipa alla flessione. Questo riflesso è presente dalla nascita e scompare verso la fine del 3° mese. André-Thomas e Saint-Anne Dargassies (1952) hanno riconosciuto la seconda componente del riflesso, quello tonico dei flessori delle dita della manoche è provocato da stimoli pressori sulle guaine tendinee dei flessori delle dita. È un riflesso nettamente più forte del precedente, al punto tale che nel primo mese di vita è sufficiente a sostenere il peso del bambino. Tende a scomparire più tardivamente verso 10-12 mesi, diminuendo progressivamente di intensità e forza senza creare problemi alla prensione volontaria che compare tra il 3°-4° mese....

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  • Ottimizzazione della ICF-CY checklist 0-3 anni Simone Meli (Applicazione di una ICF-CY checklist 0-3 anni) 25/10/2015

    In seguito all’analisi quantitativa e qualitativa dei risultati ottenuti dall’applicazione dell’ICFCY checklist 0-3 anni, sono stati ottenute delle basi empiriche su cui impostare l’ottimizzazione della checklist. Di seguito la ICF-CY checklist 0-3 anni riformulata per l’utilizzo nelle U.O.N.P.I.A dell’Azienda Ospedaliera San Gerardo di Monza.                   Indice     INTRODUZIONE   INQUADRAMENTO TEORICO- Parte prima La classificazione ICF - Dall’ICDH all’ICF; ICF; ICF-CY.  Esperienze di applicazione dell’ ICF-CY in Italia. ICF-CY checklist nel servizio U.O.N.P.I.A.. PROGETTAZIONE E ATTUAZIONE DELLO STUDIO - Parte seconda Materiali e metodi - Campione; Strumenti, Il manuale di classificazione ICF-CY, ICF-CY checklist 0-3 anni, Paralleli tra protocolli osservativi e i codici ICF.CY; Disegno dello studio. Risultati - Dati generali, Gruppo A: bambini nel primo anno di vita, Gruppo B: bambini oltre il primo anno di vita; Analisi, Gruppo A, Gruppo B . Discussione - Risultati ottenuti dall’applicazione...

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  • Abstract - Premessa e scopo - Favorire la comunicazione nella Sindrome di Mowat Wilson: intervento riabilitativo e ruolo del TNPEE. Presentazione di un case report Laura Pansera (Favorire la comunicazione nella sindrome di Mowat Wilson) 16/06/2018

      Comunicare è vivere Scrivi, parla, disegna. Fai la più pazza cosa, ma non stare fermo. A cosa serve vivere se ti manca il coraggio di esprimerti? Se sei un uomo giusto in mezzo a un’umanità sbagliata, lotta di più. Qualcuno se ne accorgerà. Comunicare è vivere Signorello, 1996   Abstract Introduzione:La Sindrome di Mowat Wilson (MWS) è una condizione genetica molto rara. Quest’anomalia congenita multipla è stata descritta per la prima volta da Mowat et al nel 1998. E' caratterizzata da un fenotipo cranio-facciale tipico, disabilità intellettiva da moderata a severa, epilessia e anomalie congenite multiple di vario tipo compresi malattia di Hirschsprung (HSCR), anomalie genitourinarie, in particolare ipospadia nei maschi, cardiopatie congenite, agenesia del corpo calloso e anomalie oculari (Garavelli & Minardi, 2007). Tutti i pazienti presentano un ritardo dello sviluppo psicomotorio e in particolare l’area del linguaggio e della comunicazione ne è fortemente  colpita. Intervenire...

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  • La voce in Terapia - Il Dialogo tonico e sonoro Maria Vittoria Berno (L’importanza della voce nella terapia neuro e psicomotoria) 28/12/2013

    Nella prima parte di questo lavoro è stato analizzato lo sviluppo della voce. E’ stato così possibile giungere alla consapevolezza del rilievo della voce nei rapporti vissuti dalla triade, già durante l’età gestazionale. Il percorso di crescita e di integrazione della voce con tutte le altre componenti dello sviluppo si identifica come un percorso naturale, fatto di interscambi, di variazioni e di esperienze, che portano la voce a trasformarsi, da un lato, in linguaggio e, dall’altro, a costituire per tutta la vita un mezzo di comunicazione anche ‘non verbale’ per la trasmissione delle emozioni e dei desideri più profondi. Lo sviluppo in genere, però, può avvenire ad una condizione: ogni tappa, ogni passaggio, ogni crescita e ogni cambiamento nasce e si articola intorno ad un dialogo. Il bambino apprende il potere del pianto perché c’è qualcuno che risponde, investe nelle lallazioni perché c’è un adulto che partecipa a questa scoperta, sorride perché un viso sorridente nel suo campo visivo,...

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  • DSM-IV-TR - Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders Alfredo Cavaliere Converti (DSM-IV-TR) 12/06/2013

    Il Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders («Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali»), noto anche con l'acronimo  DSM, è uno degli strumenti diagnostici  per disturbi mentali più utilizzati da medici, psichiatri  e psicologi di tutto il mondo. Storia La prima versione risale al 1952 (DSM-I) e fu redatta dall'American Psychiatric Association (APA), come replica degli operatori nell'area del disagio mentale all'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che nel 1948 aveva pubblicato un testo, la classificazione ICD (International Statistical Classification of Diseases, Injuries and Causes of Death), esteso pure all'ambito dei disturbi psichiatrici. Da allora vi sono state ulteriori edizioni: nel 1968 (DSM-II), nel 1980 (DSM-III), nel 1987 (DSM-III-Revised), nel 1994 (DSM-IV) e nel 2000 (DSM-IV-Text Revision o DSM-IV-TR, quella attualmente in vigore). Sono state anche effettuate piccole modifiche nelle ristampe di alcune versioni intermedie; particolarmente...

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  • Analisi del pattern di deambulazione di bambini con disabilità neuromotoria attraverso un sensore magnetico/inerziale G-SENSOR ® Alessandro Ciulli (Il dispendio energetico nei bambini con Patologia Neuromotoria) 11/12/2017

    Introduzione Scopo di questo studio era quello di verificare se attraverso un sensore commerciale (G-SENSOR ® BTS Italia) a basso costo era possibile valutare l’efficacia, l’efficienza ed il consumo energetico durante la deambulazione in un gruppo eterogeneo di bambini affetti da differenti forme e tipi di patologie neuromotorie. Strumentazione Il G-SENSOR ® è un dispositivo dotato di un sensore inerziale che permette la rilevazione di parametri spazio-temporali e cinesiologici in soggetti deambulanti. Il sensore inerziale è un MEMS (Micro- Electro Mechanical System) formato da: Un accelerometro triassiale che misura l’accelerazione lineare e la forza di gravità, utilizzando lo spostamento di una molla su un asse lineare. Un giroscopio triassiale che misura la velocità angolare di rotazione attorno ad un asse. Un sensore magnetico triassiale in grado di misurare il vettore campo magnetico terrestre in relazione alla nostra posizione e al nostro orientamento nello spazio. Fig.12:...

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  • Il Ritardo Psicomotorio - CONCLUSIONI Teresa Vitagliano (Ritardo Psicomotorio: Diagnosi e Progetto Terapeutico) 19/06/2013

    Il caso clinico preso in considerazione presentava inizialmente un quadro di Ritardo dello Sviluppo Psicomotorio e Difficoltà Relazionali. I versanti particolarmente compromessi erano quelli delle competenze cognitive, del linguaggio verbale sia in input sia in output e della sfera affettivo-relazionale. Il bambino ha cominciato la terapia psicomotoria mirata a migliorare tutti i settori dello sviluppo meno evoluti concentrando l'attenzione prevalentemente, sull'adattamento dei processi attentivi e sulle problematiche di natura socio-relazionale in modo da far emergere quei prerequisiti indispensabili (diminuzione dell'opposività e dell'instabilità emotiva, aumento dell'attenzione e della concentrazione) per permettere l'avvio all'intervento logopedico. Il lavoro logopedico era mirato a favorire la comprensione, l'uso del linguaggio verbale e le abilità cognitive ( denominare, associare, seriare). M., che attualmente ha quattro anni e mezzo, segue ancora un trattamento sia di...

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  • Il caso di K. giovanna bonavolonta (Approccio psicomotorio integrato: medulloblastoma) 06/02/2013

    K., che attualmente ha 17 anni, ha trascorso un’infanzia  normale in seno ad una famiglia serena e dinamica: era una bambina spigliata e sportiva, una vera leader a scuola e nel suo gruppo di amici. Piena di energia,  si cimentava spesso e con successo in sport più propriamente maschili. Era molto brava a scuola, le piaceva moltissimo studiare e s’ impegnava con profitto. A 12 anni, un tragico evento cambia per sempre la sua vita e quella dei suoi familiari. Ricoverata d’urgenza per medulloblastoma cerebrale di grado quarto, le viene fatta immediatamente una craniectomia decompressiva. La ragazza resta in terapia intensiva per quattro settimane ed è successivamente dimessa. Al momento della dimissione presenta ipotonia da danno cerebellare, atassia con deficit evidente all’emilato destro, perdita di funzionalità dell’organo della vista omolaterale, della capacità di sostenere il capo e di alimentarsi in modo autonomo, viene descritta vigile e presente, non vengono menzionati test...

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  • Caso clinico R - Strategie Visive e CAA in diversi casi clinici: Autismo e Disabilità Intellettiva Francesca Rebora (La Comunicazione Aumentativa Alternativa e le Strategie Visive) 10/02/2014

    Caso clinico R. R. è una bambina di 6 anni, di nazionalità albanese nata in Italia, giunta in osservazione presso la struttura all'età di 4 anni e 5 mesi in merito a Disturbo Pervasivo di Sviluppo. Dopo un periodo di osservazione del comportamento adattivo e delle abilità comunicativo-relazioni della piccola si conclude per una diagnosi di Disturbo Pervasivo dello Sviluppo di tipo Autistico a basso funzionamento (ritardo globale dello sviluppo di grado moderato). L'anamnesi della bambina presentava: gravidanza normodecorsa con parto eutocico riferito nella norma così come il periodo neonatale; peso alla nascita di 3,100kg. Allattamento materno proseguito fino ai 12 mesi e svezzamento in epoca regolarmente. Per quanto riguarda lo sviluppo psicomotorio la deambulazione autonoma avvenuta intorno a 9 mesi, con riferite difficoltà a salire e scendere le scale e a saltare. Riguardo la funzione verbale i genitori riportano i primi fonemi come "mamma" e "papà" intorno ai 12 mesi e poi...

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