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Sara Colombo

Luciano Montefusco

Maria Vittoria Berno

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Tesi di Laurea

Francesca Ferrara Sindrome di Down e Capacità Rappresentative Hits:1977

Annetta Sedda Medium Sonoro Hits:4231

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  • L'evoluzione delle professioni sanitarie - Autonomia e responsabilità Alfredo Cavaliere Converti (Assistenza riabilitativa aspetti legali, rischio ed errore) 30/05/2016

    Negli ultimi anni il mondo degli operatori sanitari ha conosciuto profondi cambiamenti, con un processo che ha portato e sta portando ad una sempre più marcata individuazione ed autonomia di quelli che una volta erano gli operatori "ausiliari" (o "paramedici"), e che ora sono definiti "Professionisti Sanitari". Come tutti i processi di rinnovamento complessivo, anche questo si è svolto e si svolge su più piani e difficilmente può essere compreso a prescindere dal contesto sociale e culturale in cui si colloca: siamo in un'epoca di crisi strutturale del modello di Welfare che si era andato delineando negli anni Sessanta. Il processo di ridefinizione del Welfare ha una serie di implicazioni (per altro oggetto tuttora di un ampio dibattito) che non potranno essere qui discusse. Di particolare interesse è la proposta di sostituire al Welfare state il Welfare community: compito dello Stato non sarebbe più di fornire direttamente servizi e garantire quindi il benessere della popolazione, ma...

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  • Il Ritardo Psicomotorio - Progetto Terapeutico e Modalità d'Intervento Teresa Vitagliano (Ritardo Psicomotorio: Diagnosi e Progetto Terapeutico) 19/06/2013

    Al termine del periodo di osservazione (tre-quattro sedute) si procede alla formulazione del progetto terapeutico specifico in cui si propongono: il tipo d'intervento (individuale o di gruppo); le modalità e le aree d'intervento; gli obiettivi da raggiungere; la scansione delle sedute e la previsione della durata; i tempi delle verifiche; le modalità di rapporto con i genitori, la scuola e le altre istituzioni socio-sanitarie coinvolte. Le osservazioni vanno confrontate con quelle degli altri componenti del gruppo interprofessionale per compiere una valutazione più precisa della situazione attuale e confrontarla con quella passata. Ciò al fine di giungere alla stesura di un progetto generale che comprenderà tutti gli altri interventi ritenuti possibili ed utili. In questo caso specifico è stato previsto un progetto terapeutico costituito inizialmente da un trattamento psicomotorio, rimandando la terapia logopedica a causa della presenza di problematiche di natura socio-relazionale e...

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  • Le aree di gioco della psicomotricità Alfredo Cavaliere Converti (Che cos'è e cosa si propone) 12/06/2013

    Tonico ­ emozionale Si struttura nel dialogo tonico madre ­ bambino, interessa la sensibilità propriocettiva, quindi la funzione tonica, che dal livello neurofisiologico si trasforma gradualmente in tessuto della relazione; interessa anche la sensibilità labirintica e tattile.  Pre ­ simbolico Nasce dalla qualità delle prime relazioni, dai primi dati sensoriali (soprattutto visivi) che si organizzano intorno al binomio "presenza e assenza" e dalla sensibilità viscerale legata alle sensazioni di "pieno ­ vuoto". Senso ­ motorio È lo spazio ludico che si attiva intorno ai 2 ­ 3 anni quando sembra completa una prima fase di costruzione della propria identità.In questa fase diminuendo l'intensità del rapporto tonico ­ posturale, il bambino si procura piacere da sé attraverso la sua iniziativa nello spazio, attraverso il gioco dei contrasti: alto ­ basso orizzontale ­ verticale duro ­ morbido In questo luogo l'emozione prende forma attraverso il corpo. Simbolico Questa area si configura...

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  • Rooting reflex Alfredo Cavaliere Converti (Il Movimento) 17/09/2010

    Rooting reflex. Questo riflesso è stato descritto da Prechtl e si riscontra nelle prime tre settimane di vita. Con la stimolazione della cute della guancia, preferibilmente la zona peribuccale laterale, il bambino gira il capo verso il lato stimolato e verso il lato opposto e ripete più volte questo movimento finendo col fermarsi dal lato stimolato; seguono successivamente dei movimenti di suzione. Questo riflesso è particolarmente presente quando il neonato è agitato e piange per una attesa prolungata del nutrimento. Si potrebbe ipotizzare che in tale situazione, di intenso significato frustrante, il neonato abbia bisogno di una serie di stimoli al fine di inibire e superare l’effetto frustrante precedente.

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  • La Sindrome di Down Maria Piscitello (Sindrome di Down - Intervento Psicomotorio) 28/07/2014

    Come abbiamo visto  la Sindrome  Down , definita anche trisomia 21, è la più frequente tra le anomalie cromosomiche autosomiche. Benché il quadro clinico sia conosciuto dalla metà del  XIX secolo (Seguin 1846), è dal 1959 che fu ricollegato da Turpin, Lejeune e Gauthier ad una anomalia cromosomica: cromosoma 21 supplementare (45XY). Nel 92% dei casi si tratta di un cromosoma libero, nel 5% dei casi si tratta di una traslocazione (in circa 1/3 dei casi ereditaria) e nel 3% dei casi si tratta di un mosaico.  Il solo fattore eziologico certo è l’età della madre: prima dei 30 anni il rischio è di 1:3.000, tra i 35 e i 39 anni del 4:1.000, oltre i 45 anni di 1:50 nascite. Per tutte le donne a rischio (donna anziana , esistenza di trisomia della anamnesi familiare, constatazione di una traslocazione equilibrata) l’amniocentesi e lo studio del cariotipo fetale permettono ora una diagnosi prenatale nel secondo trimestre di gravidanza con la possibilità di interromperla. Epidemiologia La...

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  • Paralisi Cerebrale Infantile (PCI) e Schema Corporeo marta salvio (Valutazione e trattamento neuro e psicomotorio dello Schema Corporeo nel bambino con PCI) 07/12/2018

    Paralisi Cerebrale Infantile (PCI)    Definizione e classificazioni Negli anni sono state date diverse definizioni per questo tipo di patologia; ad oggi la più condivisa a livello globale definisce la paralisi cerebrale infantile come “turba persistente (ma non immutabile) della postura e del movimento, dovuta ad alterazioni della funzione cerebrale durante le prime fasi del suo sviluppo, prima che se ne completi la crescita e lo sviluppo (entro il primo anno di vita), per cause prenatali, perinatali o postnatali”[1]. La definizione non è soddisfacente, dal punto di vista riabilitativo, perché ignora una serie di componenti determinanti della patologia tra cui: deficit sensitivi e sensoriali, alterazioni della percezione, distorsioni della rappresentazione mentale, problemi prassici e gnosici, difficoltà di apprendimento e acquisizione, disturbi cognitivi e relazionali, ecc.. A tal proposito A. Ferrari e G. Cioni analizzano la definizione nei dettagli in particolare analizzano i tre...

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  • Comunicazione non verbale nei bambini - INTRODUZIONE Alfredo Cavaliere Converti (La Comunicazione non Verbale) 26/09/2009

    Nella vita di tutti i giorni, nei rapporti con gli altri, viviamo momenti in cui siamo consapevoli di come stiamo, come agiamo, ed altri in cui invece le motivazioni o i sentimenti che ci spingono ad agire rimangono nel nostro inconscio. Il corpo registra emozioni di tutti i tipi e risponde attraverso messaggi non verbali che vengono chiaramente recepiti dagli altri, anche se non sono emessi in modo consapevole. Nella società attuale impieghiamo tempo ed energia ad apprendere, oltre alla nostra lingua madre, anche altri linguaggi.Quello del corpo è divenuto col tempo un linguaggio straniero. E pure, ancor prima del mezzo vocale, costituisce il nostro linguaggio primordiale: è attraverso il corpo che riceviamo i primi messaggi dall’esterno ed è sempre attraverso il corpo che comunichiamo con le figure primarie di accudimento. Sin da quando il bambino è immerso nel liquido amniotico riceve sensazioni che lo rendono un tutt’uno con la madre: vive in un ambiente invariante, che lo...

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  • PREMESSA - Immagine di sè e schema corporeo Luciano Montefusco (Immagine di sè e Schema Corporeo) 17/12/2009

    Tesi di Laurea di: Luciano MONTEFUSCO Alcuni mesi fa durante una lezione sentii un professore pronunciare questa frase : “Il malessere di una persona dipende da una limitazione dell’espressività che riguarda primariamente la voce e il corpo”.Poi continuò dicendo : “Di una problematica organica ne risente la mente, viene coinvolto il piano affettivo-relazionale”. Si parlava di disabilità. Mi venne in mente che già Parmenide nel V sec. a.C. affermava l’unità inscindibile tra mente e corpo, ma soprattutto cercai di immaginare come possa riflettersi su una mente un corpo “non completo”, o comunque quali siano le implicanze di una corporeità che percepiamo in un certo modo. Sapevo già che in seguito ad un danno cerebrale, per esempio, un bambino può essere incapace di controllare e muovere il capo, gli occhi, il tronco e gli arti in maniera normale ; può non essere capace di acquisire adeguate esperienze tattili, manipolative, locomotorie, visive, uditive, coordinative. Da tutto ciò...

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  • Il trattamento della disabilità intellettiva - APPENDICI Ariela Alexovits (Valutazione e trattamento del bambino con disabilità intellettiva) 18/02/2015

    APPENDICE 1     ELENCO TEST SOMMINISTRATI Aree funzionali Settori d'indagine Test PREREQUISITI ABILITÁ PRASSICHE E FUNZIONI ESECUTIVE                                                         ORIENTAMENTO DEL CORPO SPAZIO-TEMPORALE Esame psicomotorio Massenz-Simonetta  Dominanza mano/piede/occhio Lateralità Aggiustamento al tempo di Soubiran (valuta anche l’inibizione. Mantenimento del ritmo=ATTENZIONE; variazione del ritmo=FLESSIBILITà) Organizzazione topologica dello spazio Aggiustamento con rappresentazione mentale di postura statica Orientamento egocentrico Controllo tonico(valuta anche l’impulsività) Orientamento spaziale egocentrico   ABILITÁ PRASSICHE   Abc Movement (4-6 anni; 7-8 anni): abilità manuali abilità con la palla equilibrio statico e dinamico punteggio globale di compromissione Protocollo APCM (4.6-6 anni; 6.1-8 anni): movimenti oculari movimenti in sequenza di mani e dita sequenzialità esplicita abilità manuali gesti simbolici abilità costruttive FUNZIONI ESECUTIVE   ATTENZIONE Selettiva: visiva: Test di cancellazione Benso uditiva:...

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  • Bibliografia - Abilitazione neuropsicomotoria Nello Nenna (Abilitazione neuropsicomotoria) 28/06/2010

    AMIEL-TSON C., GRANIEL A. : Valutazione neurologica del neonato e del lattante. Masson, Milano, 1981. BOBATH B.,BOBATH K., Lo sviluppo motorio nei diversi tipi di paralisi cerebrale . ed.Libraria Scientifica, Milano1976 BOTTOS M., Paralisi Cerebrale Infantile: diagnosi precoce e trattamento tempestivo. Milano: Libreria Scientifica Ed., 1987. BOTTOS M., Paralisi Cerebrale Infantile dalla guarigione alle autonomie, ed.Picca,2003 CIONI G., FERRARI A.: Le forme discinetiche delle paralisi cerebrali infantili. Edizioni Del Cerro, Pisa, 1996. COROMINAS BERTET F.: Esplorazione clinica e semiologia in neuropediatria. Casa Editrice ambrosiana, Milano, 1980. FERRARI A., Trattamento delle lesioni motorie dell'infanzia: questioni aperte . In: Bottos M, Brazelton TB, Ferrari A, Dalla Barba B, Zacchello F. Neurolesioni infantili: diagnosi e trattamento precoci. Padova: Liviana Ed., 1989 FERRARI A.: Proposte riabilitative nelle paralisi cerebrali infantili. Edizione Del Cerro, Pisa, 1997. FERRARI A.,...

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  • Le funzioni esecutive Giulia Gasperini (Fai come me: imitazione ed ampliamento delle competenze comunicative) 13/07/2018

    Cosa sono? “Una serie di abilità che permettono alle persone di creare obiettivi, conservarli in memoria,controllare le azioni, prevedere gli ostacoli al raggiungimento degli obiettivi” (Stuss, 1992) “Capacità che consentono alla persona la messa in atto con successo di comportamentiindipendenti, intenzionali ed utili” (Lezak, 1993) “Sono funzioni cognitive di ordine superiore che rendono capaci di formulare obiettivi e piani, ricordare questi piani nel corso del tempo, scegliere ed iniziare azioni che ci permettano di raggiungere quegli obiettivi, monitorare il comportamento e aggiustarlo in modo da pervenire a quegli obiettivi” (Aron, 2008)   Sono state date numerose definizioni rispetto al sistema delle Funzioni Esecutive, e la difficoltà che si incontra nel definirle deriva dal fatto che il termine non si riferisce ad un singolo concetto, ma ad un insieme di sottoprocessi; esse sono funzioni corticali superiori necessarie all’individuo per far si che possa svolgere determinate...

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  • Sono affetto da autismo, ecco cosa mi piacerebbe dirti... Alfredo Cavaliere Converti (Disturbi generalizzati dello sviluppo ) 19/10/2009

    Sono affetto da autismo, ecco cosa mi piacerebbe dirti... Aiutami a capire, organizza per me un mondo strutturato e prevedibile Non mi parlare troppo, nè troppo velocemente. Usa segnali chiari e semplici Evita gli ambienti disordinati, rumorosi e iperstimolanti.

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  • La Coreologia Martina Sala (Pratica Coreologica per lo sviluppo di fattori di protezione ai disturbi di organizzazione spaziale) 13/12/2017

    “Coreologia” (“Choreology”) è un termine generale introdotto da Rudolf von Laban (1879-1958) nel 1926, per definire i suoi studi sul movimento. Laban si definiva un artista e un ricercatore, due figure che non considerava separate, bensì complementari. Questa sua teoria lo portò a indagare sul movimento non solo attraverso osservazioni, stesure di libri e articoli, ma anche con il proprio corpo. Laban analizza il movimento umano all’interno di un contesto quotidiano definendo ciò che già è intrinseco nell’uomo: corpo, azioni, dinamica di un movimento, spazio utilizzato e creato dal movimento e relazioni che si vengono a creare con sé stessi, con gli altri e con gli oggetti intorno a noi. Gli studi coreologici sono stati distinti da Laban in tre categorie di ricerca specifiche: “Notation”, dedicata allo studio della notazione dei movimenti; “Choreutics”, dove viene indagata l’interazione del corpo con lo spazio; “Eukinetics”, concentrata sulla ricerca dell’espressione dinamica del...

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  • INTRODUZIONE - Il ruolo della psicopatologia genitoriale nello sviluppo del legame di attaccamento e delle modalità emotivo-comportamentali e relazionali del bambino Antonella Mazza (Il ruolo genitoriale nello sviluppo emotivo, comportamentale e relazionale del bambino) 03/11/2019

    Il bambino nasce, cresce e sviluppa la struttura della sua personalità all’interno di un sistema principale, costituito dal nucleo familiare e da un contesto educativo specifico che, se adeguati e stimolanti, gli consentono di maturare le normali competenze emotivo-comportamentali e relazionali favorendo, dunque, il suo funzionamento adattivo fondamentale per l’integrazione nella società. Molto spesso, un comportamento atipico e disadattivo del bambino non viene relazionato ad un possibile problema intra-familiare, anzi il “disturbo” viene frequentemente e purtroppo ritenuto di origine organica, svalutando o, addirittura, omettendo un eventuale legame con determinate dinamiche che avvengono all’interno dell’ambiente in cui il bambino passa la maggior parte del suo tempo: la famiglia. Difatti “L’ambiente familiare con il suo clima può accentuare come limitare e contenere la disfunzione di tipo organico e può originare lo sviluppo della disfunzione di tipo affettivo e/o nevrotico […]...

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  • La Dimensione Spaziale in Terapia - Bibliografia Alfredo Cavaliere Converti (La Dimensione Spaziale in Terapia) 17/09/2010

    Aucouturier B. – Lapierre A. (1975) La simbologia del movimento. Edipsicologiche – Cremona, Ed. Padus Berti E. – Comunello F. – Nicolodi G. (1988) Il labirinto e le tracce. Giuffrè Editore – Milano Borgogno E. (1983) L’educazione psicomotoria. Omega Torino De Cecco – Pecorari – Pescetto (1980) Manuale di clinica ostetrica e ginecologia - volume II. Società Editrice Universo-Roma Galimberti U. (2003) Il corpo. Feltrinelli Editore - Milano Ganong W. F. (1967) Fisiologia medica.  Piccin Editore Padova Hamilton – Boyd – Mossman (1977) Embriologia umana. Piccin Editore Padova Laniado Nessia (2003) Scarabocchi e colori. Edizione Gribaudo-tempolibro Militerni Roberto (1999) Neuropsichiatria infantile. Edizione  Idelson-Gnocchi Papa M. e coll. (1997) Anatomia umana e istologia. Edizioni Minerva Medica Pellegri Alda  (1994) L’educazione al movimento. “La nostra famiglia” Russo Roberto Carlo (2000) Diagnosi e terapia psicomotoria. Casa editrice Ambrosiana Russo R.C. (2003) Evoluzione e...

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  • INTRODUZIONE ALLA SPERIMENTAZIONE - Studio del trattamento riabilitativo secondo i principi del Metodo ETC nel paziente con Artropatia Emofilica Silvia Mollo (Studio del trattamento riabilitativo secondo i principi del Metodo ETC nel paziente con Artropatia Emofilica) 13/10/2019

    In questo capitolo sarà affrontato il percorso metodologico che ha portato all’impostazione e alla stesura della tesi. In fase di sperimentazione si è scelto di focalizzare l’intervento riabilitativo ai soli distretti articolari dell’arto inferiore, in considerazione del fatto che sono più frequentemente bersaglio di versamenti intra-articolari, oltre che per una maggiore disponibilità di riferimenti riabilitativi. La scelta di suddividere l’iter in differenti fasi è avvenuta in maniera da rendere più comprensibile il percorso intrapreso. FASE I - RICERCA BIBLIOGRAFICA: E’ stato utile partire da un lavoro di ricerca bibliografica e di lettura teorica per poter comprendere la presenza di materiale utile alla scrittura della tesi. Questa fase è di fondamentale importanza per la stesura di un lavoro scientificamente orientato. E’ stata condotta attraverso la consultazione di testi cartacei e la ricerca di articoli per mezzo di database biomedici (Pub-Med, Cinahl). PubMed: sono state...

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  • DISCUSSIONI - CONCLUSIONI - Dalla metacognizione all’intelligenza emotiva Filippo Pajarin (Dalla metacognizione all’intelligenza emotiva) 16/01/2020

    Discussioni Quando si sperimenta la nascita di un progetto che non ha precedenti nel suo genere, si va incontro inevitabilmente ad un grande rischio. Innanzitutto, un progetto che vada ad indagare sugli aspetti complessi del sé, presuppone un alto grado di compliance e motivazione da parte dei bambini. Il fatto di aver ideato e condotto delle cornici di gioco che per il bambino sono risultate globalmente piacevoli e facilitanti, lo ritengo sicuramente un successo; solo attraverso la creazione di un setting motivante e rassicurante, infatti, potevamo mettere il bambino nelle condizioni di poter esprimere sé stesso liberamente, abbattendo i filtri, alla scoperta di sé. Tuttavia, non tutte e non sempre le attività proposte sono state ben gradite dai bambini, come del resto ci si poteva attendere; ciò che mi ha sorpreso è invece la variabilità delle risposte dei bambini stessi, al fronte della stessa proposta. Considerare il bambino nella sua unicità, specialmente all’interno di una...

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  • La Comunicazione Aumentativa Alternativa Noemi Moltani (Lettura ad alta voce e Comunicazione Aumentativa Alternativa) 07/05/2016

    La Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) è definita come “ogni comunicazione che sostituisce o aumenta il linguaggio verbale” . Non è una tecnica riabilitativa ma un’area della pratica clinica che studia e, quando necessario, tenta di compensare disabilità comunicative temporanee o permanenti, limitazioni nelle attività e restrizioni alla partecipazione di persone con severi disordini nella produzione del linguaggio e/o della parola e/o di comprensione, relativamente a modalità di comunicazione orale e scritta ¹⁰. L’utilizzo di questa strategia viene vista quindi come facilitante lo sviluppo di un’ulteriore uscita verbale, sociale e di interazione, rompendo così la condizione di isolamento in cui le persone con disabilità comunicative vivono e ampliando il loro range di indipendenza ¹⁷.            L’aggettivo “aumentativa” sta a indicare che tende non a sostituire ma ad accrescere la comunicazione naturale, utilizzando tutte le competenze dell’individuo e includendo vocalizzi o il...

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  • Le nuove tecnologie in riabilitazione Filippo Cattaneo (Il Gioco come Strumento Terapeutico nella Paralisi Cerebrale Infantile) 17/02/2017

    Negli ultimi anni, con l’avvento di nuove tecnologie, anche in riabilitazione si stanno sperimentando nuovi strumenti. La realtà virtualeviene utilizzata sempre di più nei centri di ricerca. Con questo termine si intende la descrizione della realtà, simulata da computer, con la quale l’individuo può interagire sensorialmente a vari livelli. Le condizioni essenziali affinché possa essere definita tale sono il tempo reale, l’interattivitàe l’immersione 14.I primi due aspetti sono legati alle caratteristiche specifiche del software utilizzato, quali la possibilità di scelta all’interno dell’esperienza e i tempi di reazione del software. L’immersione dipende invece dall’insieme delle caratteristiche della tecnologia utilizzata e dalle emozioni che gli ambienti riprodotti fanno emergere nel soggetto. L’insieme delle tecnologie utilizzano simulazioni interattive in cui l’individuo risulta coinvolto con una sensazione similea quella del mondo reale. Parallelamente l'ambientazione rispecchia...

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  • Approcci riabilitativi di tipo evolutivo Cristiana Pacilio (Comportamenti non sociali nei Disturbi dello Spettro Autistico) 11/12/2015

    Intervento di sviluppo relazionale RDI è un acronimo per Relationship Development Intervention, che, tradotto, significa Intervento per lo Sviluppo Relazionale. Questa terapia è stata sviluppata dal Dr. Steven Gutstein e mira a risolvere i problemi di tipo relazionale e sociale presenti nelle persone ASD (= con un disturbo dello spettro autistico). L’intervento si basa innanzi tutto sul 'training parentale', cioè si vuole insegnare ai genitori innanzi tutto (e poi si generalizzerà con altri adulti di riferimento) un modello di stile di vita in cui la persona ASD riesca a sviluppare quelle caratteristiche che mancano nei disturbi dello spettro autistico: pensiero dinamico, flessibilità, scambio di emozioni, memoria episodica, etc. La qualità di vita degli adulti autistici è molto carente nei contatti con gli altri, in base a diverse ricerche (National Autistic Society, Patricia Howlin, etc.). E anche se si guardano gli esiti di altri sondaggi su adulti nello spettro autistico con...

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