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Maria Piscitello

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Francesca Ferrara Sindrome di Down e Capacità Rappresentative Hits:1344

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  • Riflesso d’appoggio (placing reflex) Alfredo Cavaliere Converti (Il Movimento) 17/09/2010

    Riflesso d’appoggio (placing reflex). Questo riflesso è stato descritto da Rademaker nel 1931, e si provoca sostenendo il bambino per il torace e facendo toccare con il dorso di un piede il bordo inferiore di un tavolo e trattenendo l’altro piede con la mano. La risposta è data da una flessione dell’arto che porta il piede al di sopra del bordo del tavolo , seguita dall’appoggio del piede al piano e raddrizzamento di tutto l’arto; spesso segue una marcia automatica.

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  • Epidemiologia - Sindrome di Down Alfredo Cavaliere Converti (Sindrome di Down) 13/01/2010

    Epidemiologia - Sindrome di Down Interessa tutte le etnie, sia maschi che femmine e si manifesta (incidenza) in un caso ogni 700-1.000 nati vivi. Molti di più sono i concepimenti che riguardano la trisomia 21, dato che 3 casi su 4 si concludono con un aborto o con la nascita di un bambino/a morto/a. Se questo non avvenisse il rapporto sarebbe attorno a 1:200 circa. Il grafico a destra ci mostra come l’età della madre sia correlata fortemente alla probabilità di avere un individuo affetto dalla sindrome di Down. Si nota, infatti, che, in media, la probabilità per donne di un’età compresa tra 20 e 24 anni è decisamente minore rispetto a quella di donne dai 45 anni in su (si parla di circa 1 su 1550 contro 1 su 25). Però il grafico può portare a delle inesatte affermazioni: il fatto che la probabilità sia così differente in relazione all’età della madre non deve far pensare che la maggior parte delle donne che partoriscono un figlio affetto da trisomia-21 sia d’età relativamente...

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  • Problematiche nell’apprendimento del linguaggio nel bambino ipovedente Alfredo Cavaliere Converti (Bambini Ipovedenti) 28/04/2010

    I più recenti studi di psicologia evolutiva sottolineano la capacità che il neonato ha fin dai primi giorni di vita di orientarsi verso fonti di stimolazione visiva, e nei primi mesi, di conoscere l’immagine di un oggetto che si sposta. Il contatto visivo tra madre e bambino costituisce un canale di comunicazione fondamentale ed il primo  scambio preverbale tra loro. Altre modalità di comunicazione si stabiliscono a quest’età attraverso il pianto, la mimica facciale ed i gesti del bambino. Tuttavia lo strumento visivo è considerato lo strumento più importante per la costruzione dell’attaccamento madre-bambino. Le espressioni vocali e le espressioni del viso dell’adulto, così come i gesti e la mimica costituiscono dei segnali di comunicazione e forniscono al bambino dei modelli di comportamento espressivo. Il bambino ipovedente, proprio a causa della sua minorazione, pur possedendo le espressioni delle emozioni fondamentali, non riconosce a pieno quelle degli altri e godere della...

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  • LE BASI TEORICHE DELLO STRUMENTO DI OSSERVAZIONE DELLA RELAZIONE MAMMA - BAMBINO Valentina Vergani (Confronto interculturale della comunicazione nella diade Mamma - Bambino) 06/12/2019

    Negli ultimi trent’anni sono stati messi a punto diversi strumenti che permettessero di valutare la sensibilità materna all’interno della relazione mamma-bambino nel corso della prima infanzia. La prima ad ideare una scala unidimensionale di valutazione della sensibilità materna, che permettesse di differenziare modalità di comportamento sensibili o non sensibili, fu Mary Ainsworth[18] nel 1978, sulla base delle teorie dell’attaccamento di Bowlby3.  Negli anni successivi sono stati definiti sistemi di codifica che permettessero di valutare non solo la modalità di interazione della madre, ma anche il contributo del bambino all’interno della relazione. Negli anni 1979-2004 Patricia Crittenden ha messo a punto un nuovo strumento di valutazione dell’attaccamento, il CARE-Index,[19] al fine di poter valutare la sensibilità materna nel contesto diadico, ossia “la sensibilità che l’adulto mette in gioco in ogni pattern di comportamento che fa sentire bene il bambino, che aumenta il suo...

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  • Disturbi “secondari” dell’empatia Emanuela Varriale (Empatia: origine, significato e disordini) 03/01/2014

    In molte situazioni psicopatologiche può verificarsi una compromissione dell’empatia. In altre parole, non c’è un disturbo primario dell’empatia, ma c’è una disattenzione verso gli stati mentali dell’altro. I disturbi d’ansia, i disturbi dell’umore, e l’alessitimia ne sono degli esempi. I disturbi d'ansia sono stati per lungo tempo considerati forme di nevrosi , ovvero un insieme molto vasto di disturbi caratterizzati da ansia non legata a ragioni obiettive e da altri problemi associati. Questi disturbi vengono concettualizzati grazie al lavoro clinico svolto da Sigmund Freud sui suoi pazienti; di conseguenza, la categoria diagnostica delle nevrosi è finita per essere inestricabilmente connessa con la teoria psicanalitica.    Inizialmente sono stati inseriti nel gruppo delle nevrosi disturbi molto diversi fra loro, utilizzando come criterio diagnostico il fatto che alla base di tutti vi fosse un problema di ansia rimossa. Il DSM propone sei categorie principali: fobie, disturbo di...

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  • La Comunicazione Giulia Gasperini (Fai come me: imitazione ed ampliamento delle competenze comunicative) 14/07/2018

    Definizione La comunicazione può essere definita come l’attività che permette di trasmettere informazioni mediante simboli, scambio di idee, sentimenti, intenzioni, atteggiamenti. Comprende qualsiasi comportamento verbale o non verbale (intenzionale o non intenzionale) che influenza l’atteggiamento, le idee e le attitudini di un altro individuo. La comunicazione è fondamentale per il bambino ancor prima che egli nasca: infatti da studi effettuati è risultato che comunicare con lui soprattutto nell’ultimo trimestre di gravidanza, influenza il suo comportamento e il suo sviluppo futuro. Per il bambino, la comunicazione è la risorsa più importante poichè gli consente di apprendere nuove azioni, parole e comportamenti. Ancor prima di pronunciare termini comprensibili, infatti, i bambini sono ottimi comunicatori: esprimono i loro bisogni e desideri, il proprio stato d’animo, condividono informazioni e interessi, con lo scopo di interagire e di conformarsi al contesto sociale. Fin dalla...

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  • Participation and Environment Measure for Children and Youth (PEM-CY) Maria Grazia Nocerino (PEM-CY: Uno strumento per valutare la partecipazione nei bambini e negli adolescenti) 19/07/2018

    Nonostante la diversità dei modi in cui l'ambiente può influenzare la partecipazione alle attività quotidiane attualmente ci sono relativamente pochi strumenti che misurano l'impatto dell'ambiente sulla partecipazione dei bambini, in particolare le misure che affrontino gli aspetti sociali e attitudinali, così come l' aspetto fisico dell'ambiente, come indicato nella ICF e ICF-CY. La maggior parte degli strumenti chiedono l'impatto dell'ambiente sul bambino, senza un legame diretto con la partecipazione, per esempio, “C'è un ascensore nella scuola di vostro figlio?”. Non vi sono strumenti di valutazione dell' aspetto ambientale che sono complete e fattibili, che coprono un arco di età ampia, e che offrono comparazioni di impatto ambientale sulla partecipazione fra o attraverso le impostazioni. In sintesi, attualmente non esiste una misura unica di partecipazione e dell'ambiente per i bambini e i giovani che è completa e fattibile per l'utilizzo in studi su larga scala. In risposta a...

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  • Il trattamento degli aspetti neurologici e neuropsichiatrici Roberta Caruso (Il trattamento precoce di bambini con Sclerosi Tuberosa mediante Parent-Mediated Intervention) 10/10/2018

    Diversi studi clinici stanno evidenziando l'efficacia e la sicurezza degli inibitori mTOR nel trattamento di diverse manifestazioni neurologiche e neuropsichiatriche associate alla sclerosi tuberosa. Il trial EXIST-3 è uno studio internazionale di fase 3 che ha dimostrato l’efficacia e la tollerabilità di everolimus, un inibitore di mTOR, nel trattamento delle crisi focali resistenti ai comuni antiepilettici nella TSC20. Il progetto EPISTOP Lo scopo dello studio EPISTOP è di capire meglio i meccanismi dell’epilessia nei pazienti con TSC. Il titolo del progetto è: Studio prospettico a lungo termine per la valutazione di biomarker clinici e molecolari dell’epilettogenesi in un modello genetico di epilessia – La sclerosi tuberosa. Si tratta di uno studio multicentrico che coinvolge 14 centri tra ospedali e laboratori in Europa, negli Stati Uniti e in Australia. Il progetto ha una durata di 5 anni, da novembre 2013 a ottobre 2018, e durante questo arco di tempo si propone di identificare i...

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  • BIBLIOGRAFIA - Giocare con le Intenzioni in Terapia Neuropsicomotoria Alfredo Cavaliere Converti (Giocare con le intenzioni in Terapia Neuropsicomotoria) 12/12/2018

    Parte teorica: 1) Anoli L. (2006), Fondamenti di psicologia della comunicazione, Il Mulino, Bologna. 2) Berthoz A. (1998), Il senso del movimento, trad. it. ed. McGraw-Hill, Milano. 3) Berti E., Comunello F. (2011), Corpo e mente in psicomotricità. Pensare l’azione ineducazione e terapia, Erickson, ANUPI, Trento. 4) Berti E., Comunello F., Savini P. (2001), Il contratto terapeutico in terapiapsicomotoria. Dall’osservazione al progetto, edizioni Junior, Azzano San Paolo (BG). 5) Camaioni L. et al. (1999), Manuale di psicologia dello sviluppo, Il Mulino, Bologna. 6) Camaioni L. et al. (2003), La teoria della mente. Origini, sviluppo e patologia, Laterza, Roma. 7) Carpenter M. B., Truex R. C. (1969), Neuroanatomy, Williams & Wilkins, Baltimore, ed. italiana a cura di Fruschelli C. (1983), Neuroanatomia, Piccin, Padova. 8) Crane T., (2003) Eventi mentali. Un’introduzione alla filosofia della mente, Cortina editore, Milano. 9) Damasio A. R. (2008), L’errore di Cartesio, Adelphi,...

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  • Il gruppo: definizioni, tipi e dinamiche Fabiana Rega (Il Bambino e il Gruppo) 13/10/2009

    I capitolo "Andare verso la gente" Oggi quando parliamo di gruppo a cosa ci riferiamo? Sono state proposte varie definizioni. Quella che per alcuni studiosi è la più semplice ed esauriente, dice che un gruppo si ha quando “due o più individui, che possiedono un’identificazione sociale comune, sono riconosciuti come gruppo da almeno una terza controparte”. L’interazione al suo interno è del tipo a faccia a faccia inoltre i membri si percepiscono come partecipanti ad un’unità che dura nel tempo e nello spazio. Infine i membri di gruppo sono coinvolti da almeno un obiettivo comune. Se esaminiamo attentamente la nostra società ci accorgeremo che è composta da un insieme di gruppo e che questi gruppi sono funzionali alla sua esistenza. Grazie agli studi condotti da Anzien e Martin abbiamo una prima classificazione dei gruppi umani, suddivisi in: folla, la banda (e la gang); il gruppo primario o piccolo gruppo, il gruppo secondario o gruppo medio-grande. Classificazione dei gruppi umani da:...

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  • La checklist - Prova prassica: La matrioska Alfredo Cavaliere Converti (Prova prassica: La matrioska) 25/01/2010

      FASE SCOMPOSIZIONE FASE RICOMPOSIZIONE AZIONI BAMBINO -Una volta impossessatosi della matrioska la scuote, -Tiene la base della bambola con la mano sinistra, -Scoperchia l’oggetto con l’atro arto.-Estrae la seconda bambola e la scoperchia-Procede nel medesimo modo sino alla fine- Ora che tutti i nove pezzi sono ben visibili sul tavolo, -Compie una seriazione in ordine crescente dei volti, dalla più piccola alla più grande escludendo a priori  tutte le basi.-Inserisce il pezzo verde nella quarta base ma non molto persuaso, lo travasa subito sul tavolo.-Tenta invano di inserire la prima base nella seconda poi attua il processo contrario che  va a buon fine, -Afferra la bambola più piccola e la deposita nella terza base a cui fa’ corrispondere il volto corretto.-Travasa dalla seconda alla prima base il terzo voltoVi è un susseguirsi di tentativi di azioni che però non vanno mai a buon fine; essa tasta gli oggetti velocemente.-completa solo la bambola più grande; -Ingloba la terza...

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  • Conclusioni - La sindrome di Prader Willi (PWS) Fabio RESCIGNO (Sindrome di Prader-Willi) 17/10/2009

    Come ampliamente esplicato durante il lavoro, la sindrome di Prader-Willi è una di quelle patologie a carattere genetico con un quadro clinico ampiamente polimorfo, che interessa una lunga serie di professionisti che operano nel settore medico-riabilitativo: genetisti, pediatri, neuropsichiatri infantili, ortopedici, cardiologi, dietologi, psicologi, neuropsicomotricisti, assistenti sociali etc. Lo scopo comune di tutte queste figure professionali è il miglioramento della qualità della vita di questi soggetti. Sicuramente la strada da percorrere è quello di un intervento di equipe multidisciplinare, con una stretta collaborazione tra i vari professionisti, che consenta una crescita costante delle conoscenze inerenti la sindrome stessa, un miglioramento delle tecniche di intervento, un maggiore supporto per le famiglie dei soggetti con sindrome di Prader-Willi. Indice   PREMESSA - La sindrome di Prader Willi (PWS)   INTRODUZIONE     Capitolo 1 Aspetti genetici Capitolo 2 QUADRO CLINICO Capitolo...

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  • Il ruolo del TNPEE tra clinica e prevenzione: modelli teorici di riferimento Sofia Oldani (Il ruolo del TNPEE tra clinica e prevenzione: presentazione del progetto BEST) 02/02/2019

    Il progetto BEST si colloca all’interno di un quadro teorico che fa riferimento principalmente a due tipi di metodologie rivelatesi particolarmente adatte al raggiungimento degli obiettivi preposti. La metodologia di B. Aucouturier E’ solo da poco più di due secoli che, in Europa, si è cominciato a guardare al mondo infantile e al corpo con più attenzione, riconoscendo loro un’identità specifica: in effetti, sin dall’antichità e per tutto il ‘700, nel tentativo di formare un uomo forte e razionale, privo di affetti ed emozioni, si è puntato alla negazione dell’infanzia e alla rettificazione da qualsiasi tipo di comportamento deviante: il bambino non ha un’anima, ma è solo un corpo, imperfetto quanto debole, da trasformare ben presto in adulto. La conseguenza di questa visione riduttiva dell’infanzia ha determinato un ridimensionamento di tutte le manifestazioni infantili, da quelle ludiche a quelle corporee. Soltanto nel ‘900 la visione del corpo, considerato sino ad allora luogo di...

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  • Caso clinico A - Strategie Visive e CAA in diversi casi clinici: Autismo e Disabilità Intellettiva Francesca Rebora (La Comunicazione Aumentativa Alternativa e le Strategie Visive) 10/02/2014

    Di seguito riporto tre casi clinici aventi diverse età, con patologie di Disabilità Intellettiva e Disturbi dello Spettro Autistico. Tutti e tre i casi presentano deficit nella comunicazione e pertanto è opportuno utilizzare con loro le Strategie Visive e la CAA. Grazie a questi tre casi è stato possibile osservare come i vari metodi possano essere utilizzati in maniera differente e comprendere, nella pratica, come tali dispositivi siano in grado di essere flessibili ed evolutivi, assecondando i bisogni comunicativi di questi bambini. Caso clinico A. A.è un bambino di 5 anni, giunto ad osservazione all'età di due anni in merito a ritardo di acquisizione di linguaggio e atipie comportamentali. Dalla storia del minore e dall'anamnesi personale si evidenzia: figlio unicogenito di genitori non consanguinei in buona salute, negata familiarità per patologie di interesse neuropsichiatrico in tutto l'alvo familiare. I genitori raccontano di una gravidanza voluta e normodecorsa...

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  • Il lavoro e i materiali usati - Favorire un’armonica integrazione delle Caratteristiche Sensoriali VALENTINA VESCI (Favorire un’armonica integrazione delle Caratteristiche Sensoriali) 21/03/2017

    Sensory Profile 2.0 Il profilo sensoriale è un questionario che deve essere  compilato dai genitori o da chi si prende cura del bambino. Esso è stato designato da Winnie Dunn, PhD, OTR, FAOTA con lo scopo di valutare le risposte comportamentali di un bambino che di solito si verificano in seguito a diversi stimoli sensoriali. Inoltre, viene utilizzato per individuare, per ciascun bambino, il tipo di interazione che esiste tra la sua soglia neurologica di attivazione del cervello, da parte dei singoli input sensoriali, e la sua risposta di adattamento comportamentale che può essere passiva o attiva. È passiva quando è in accordo con la soglia di attivazione, mentre, è attiva quando è in opposizione alla soglia di attivazione. Esistono due versioni del profilo sensoriale per i bambini: una versione neonato/bambino (dalla nascita ai 3 anni) e una versione standard (a partire dai 3 fino ai 10 anni) . Le due versioni vengono, ulteriormente, suddivise in: Infant Sensory Profile 2: questionario...

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  • BIBLIOGRAFIA - SITOGRAFIA - Oltre la diagnosi Francesco Cangioli (Oltre la diagnosi: il circolo virtuoso del gioco) 11/10/2014

    Ainsworth M.D.S., Blehar M.C., Waters E., Wall S., Patterns of Attachment: A Psychological Study of the Strange Situation, Lawrence Erlbaum Associates, Hillsdale, NJ, 1978. Aucouturier B., Il metodo Aucouturier. Fantasmi d'azione e pratica psicomotoria, FrancoAngeli, Milano, 2005. Bateson G., Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1976 Berti A.E., Bombi A.S., Corso di psicologia dello sviluppo, Il Mulino, Bologna, 2008. Berti E., Comunello F., Savini P., Il contratto terapeutico in terapia psicomotoria. Dall'osservazione al progetto, Edizioni Junior, Bergamo, 2001. Bowlby J., Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell'attaccamento, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1989. Bruner J., Ninio A., The achievement and antecedents of labelling, In: Journal of Child Language, vol. 5, pp. 1-15, Febbraio 1978. Callari Galli M., Voglia di giocare. Una ricerca a più voci sul gioco in alcune situazioni pre-scolastiche, FrancoAngeli, Milano, 1982. De Mennato P.,...

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  • PSICOPATOLOGIA GENITORIALE E INSORGENZA DI UN ATTACCAMENTO INSICURO Antonella Mazza (Il ruolo genitoriale nello sviluppo emotivo, comportamentale e relazionale del bambino) 03/11/2019

    In presenza di psicopatologia genitoriale, ciò che il bambino sperimenta è, in base al tipo di disturbo, un senso di disinteresse, negligenza fisica ed emotiva, un'assenza di cure da parte dei genitori, o al contrario un interesse morboso ed intrusivo nonché un eccessivo controllo ed ansia sul bambino. Quello che si verrà a delineare sarà, dunque, uno specifico pattern di attaccamento insicuro, il quale verrà poi riportato nelle relazioni affettive e intime del bambino, dell’adolescente e dell’adulto. Psicopatologia genitoriale correlata ad un attaccamento insicuro evitante Quando abbiamo parlato dell’attaccamento insicuro evitante abbiamo detto che il caratteristica distintiva di questo pattern è la difficoltà nello stabilire una relazione significativa e stabile con la figura di attaccamento, che a sua volta genera un profondo dolore emotivo, questo porta il bambino ad avere difficoltà nel riconoscere nel genitore la base sicura in cui trovare sostegno e conforto. Questo...

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  • Psicomotricità e Comunicazione. Efficacia della terapia psicomotoria nel trattamento della triade sintomatologica dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo Carmela Giordano (Psicomotricità e Comunicazione nei DPS) 27/03/2011

    Psicomotricità e Comunicazione. Efficacia della terapia psicomotoria nel trattamento della triade sintomatologica dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo Carmela Giordano, Psicomotricista, TNPEE Premessa Un argomento come la comunicazione, studiato ed approfondito da diverse discipline, racchiude in sé il desiderio e la volontà dell’essere umano di capire ed essere capito, compreso. La necessità, a volte da molti ed in tante occasioni trascurata, di cercare una spiegazione ad atteggiamenti e reazioni è di fondamentale importanza in ogni situazione che implichi scambi sotto qualunque forma e con qualsiasi mezzo, siano essi scambi dettati da necessità lavorative sia da relazioni interpersonali basate su affetti ed emotività. Comunicare è l’unica modalità per entrare in contatto con l’altro, creare relazioni, entrare nel gruppo, nella società (l’uomo è animale sociale, affermava Aristotele) rimanendo, però, sempre se stesso, lasciando che l’interlocutore scopra, o no, la natura di chi...

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  • Bibliografia - Abilitazione neuropsicomotoria Nello Nenna (Abilitazione neuropsicomotoria) 28/06/2010

    AMIEL-TSON C., GRANIEL A. : Valutazione neurologica del neonato e del lattante. Masson, Milano, 1981. BOBATH B.,BOBATH K., Lo sviluppo motorio nei diversi tipi di paralisi cerebrale . ed.Libraria Scientifica, Milano1976 BOTTOS M., Paralisi Cerebrale Infantile: diagnosi precoce e trattamento tempestivo. Milano: Libreria Scientifica Ed., 1987. BOTTOS M., Paralisi Cerebrale Infantile dalla guarigione alle autonomie, ed.Picca,2003 CIONI G., FERRARI A.: Le forme discinetiche delle paralisi cerebrali infantili. Edizioni Del Cerro, Pisa, 1996. COROMINAS BERTET F.: Esplorazione clinica e semiologia in neuropediatria. Casa Editrice ambrosiana, Milano, 1980. FERRARI A., Trattamento delle lesioni motorie dell'infanzia: questioni aperte . In: Bottos M, Brazelton TB, Ferrari A, Dalla Barba B, Zacchello F. Neurolesioni infantili: diagnosi e trattamento precoci. Padova: Liviana Ed., 1989 FERRARI A.: Proposte riabilitative nelle paralisi cerebrali infantili. Edizione Del Cerro, Pisa, 1997. FERRARI A.,...

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  • CONCLUSIONI - Ipotesi di individuazione di linee guida per l’utilizzo di Strumenti di Osservazione e Valutazione del Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva Chiara Burbi (Strumenti di Osservazione e Valutazione del Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva) 02/04/2017

    Dallo studio effettuato emergono da una parte la diversità e la ricchezza degli strumenti di osservazione e valutazione utilizzati in ambito neuropsicomotorio, dall’altra parte invece la necessità di arrivare ad un’uniformità, attraverso l’identificazione di Linee Guida. Da qui nasce l’esigenza di iniziare a svolgere un censimento degli strumenti neuropsicomotori, attraverso la creazione un documento comune, che possa essere accessibile a tutti gli operatori sanitari ed i centri di ricerca che hanno risposto al questionario, al fine di garantire una corretta presa in carico del paziente, un confronto dei risultati tra operatori e centri di ricerca e la possibilità di studi multicentrici sulla valutazione e la cura dei pazienti in età evolutiva in carico presso le Unità Operative di Neuropsichiatria Infantile o di Riabilitazione.   Indice   INTRODUZIONE   PARTE PRIMA: INQUADRAMENTO TEORICO Core Competence: Competenze del Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva; Ambiti...

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