Argomenti

Maria Grazia Nocerino

Maria Piscitello

Maria Elisa Rizzotto

Pubblica la tua tesi su www.neuropsicomotricista.it

 

Tesi di Laurea

Francesca Ferrara Sindrome di Down e Capacità Rappresentative Hits:1832

Annetta Sedda Medium Sonoro Hits:4168

Ultimi Argomenti inseriti

Argomenti più letti

Altri Argomenti

  • Lo Spazio - Movimento e Spazio Alfredo Cavaliere Converti (Movimento e Spazio) 21/01/2010

    Non è facile definire il concetto di spazio, tuttavia, la concezione più comune è quella che fa riferimento alla geometria secondo la quale lo spazio è un insieme ideale di coordinate spaziali. Sappiamo bene quanto sia importante lo spazio per l’uomo; la ricerca e conquista di spazi è alla base della sopravvivenza e l’evoluzione della specie si è verificata anche grazie ai continui spostamenti dei nostri antenati che già “sentivano la necessità” di esplorare e ricercare posti migliori e continui punti di riferimento. Nel corso dei secoli l’uomo ha combattuto per conquistare e/o proteggere gli spazi, ha delimitato interi territori, caratterizzandoli, ha “sentito la necessità” di scoprire ciò che poteva solo immaginare. Tutto questo accade ancora oggi, anche se lo spazio ha ora profili e demarcazioni più netti. Accettiamo mal volentieri, o non lo accettiamo affatto, che qualcuno “invada” i nostri spazi; diverse leggi tutelano i possessi di spazi e i loro usi. Anche nelle piccole cose di...

    Leggi tutto: Lo Spazio - Movimento e Spazio

  • LA MEMORIA DI LAVORO - I modelli teorici, Il modello di Cornoldi e Vecchi (2003) - La memoria di lavoro visuo-spaziale (MLVS), La MLVS nel bambino - Aree cerebrali coinvolte nella memoria di lavoro Ylenia Capuzzo (Memoria visuo-spaziale in bambini con PCI) 20/03/2011

    La memoria di lavoro ha la capacità di mantenere presenti ed attive informazioni provenienti dall'esterno o dalla MLT per il tempo necessario a compiere determinate operazioni complesse in tappe successive ( come articolare un discorso, impostare e risolvere mentalmente compiti aritmetici, organizzare un programma operativo, etc...). Essa,può quindi essere definita come un sistema cognitivo che permette agli individui di capire e rappresentarsi mentalmente l'ambiente circostante, di mantenere informazioni sulle proprie esperienze, di acquisire nuove conoscenze, di risolvere nuovi problemi, di formulare e stabilire relazioni per il raggiungimento di obiettivi specifici (Baddeley e Logie, 1999). I modelli teorici Negli anni,diversi modelli hanno cercato di indagare la struttura della memoria di lavoro. Il primo modello, elaborato nel 1978 da Atkinson e Shiffrin, di impronta cognitivista, prevedeva che la memorizzazione dei dati avvenisse mediante processi di elaborazione di tipo...

    Leggi tutto: LA MEMORIA DI LAVORO - I modelli teorici, Il...

  • APPRENDIMENTO in Età Evolutiva Giorgia Marcolini (Prerequisiti di apprendimento: intervento riabilitativo neuropsicomotorio su un gruppo di bambini in età prescolare) 29/01/2020

    APPRENDIMENTO L’apprendimento designa il processo mediante il quale un certo comportamento viene acquisito o modificato; Apprendere significa modificare la struttura delle competenze possedute e i legami tra di esse, così da integrare progressivamente informazioni nuove, riorganizzando la mappa dei concetti già elaborati. Le fasi che determinano l’apprendere sono almeno tre: il momento in cui percepiamo le informazioni attraverso l’attenzione (input), il loro consolidamento attraverso la memoria e il collegamento attraverso la logica (elaborazione) e l’espressione esterna (output). Le potenzialità di apprendimento poggiano certamente su un patrimonio biologico (il sistema nervoso come macchina atta a raccogliere informazioni dall’ambiente, ad elaborarle, a realizzare risposte sempre più complesse); ma poggiano anche sul processo maturativo di questo strumento che è in grande parte connesso con le opportunità offerte al bambino nella società; e poggiano ancora sulla motivazione ad...

    Leggi tutto: APPRENDIMENTO in Età Evolutiva

  • LE CEREBROLESIONI ACQUISITE Valentina Carla Viganó ("VALUTAZIONE FUNZIONALE SECONDO ICF-CY" in una casistica di bambini con cerebrolesione acquisita severa) 19/06/2018

    Cosa sono Con il termine “cerebrolesione acquisita” si intende una patologia cerebrale acuta avvenuta in epoca postnatale. Nei casi più gravi provoca uno stato di coma rilevato dalla scala di valutazione Glasgow Coma Scale (GCS) < 8 per una lasso di tempo superiore a 24 ore. Proprio la compromissione dello stato di coscienza costituisce un indice di gravità e di severità prognostica, quanto maggiore è il periodo di alterazione della coscienza, tanto più frequente è il rischio del perdurare di gravi disabilità residue.(8) Le lesioni cerebrali possono avere diversa eziologia ognuna con un decorso a se stante, ma accumunate da una prognosi di grave compromissione fisica, cognitiva e comportamentale che si ripercuote nell’ambito sociale, scolastico, familiare ed economico. Le principali cause sono dovute a traumi cranio-encefalici (TCE), patologie cerebrovascolari (emorragiche o ischemiche), encefalopatie post-anossiche da arresto cardiaco o da altre cause ipossiche, patologie infettive...

    Leggi tutto: LE CEREBROLESIONI ACQUISITE

  • Dalla concettualizzazione alla clinica: giocare con le intenzioni in terapia neuropsicomotoria Martina Vischi (Giocare con le intenzioni in Terapia Neuropsicomotoria) 11/12/2018

    CAPITOLO TERZO Per ritrovare nella clinica le affermazioni teoriche rispetto alle intenzioni ho scelto quattro casi clinici, che, seppur nella loro diversità e specificità individuale, presentano delle caratteristiche che li rendono adatti all’argomento trattato e agli scopi prefissati. Si tratta di due maschi e due femmine d’età compresa tra i 18 e i 36 mesi circa: i maschi presentano, seppur in modo differente, “esagerazione” motoria, mentre le femmine, anch’esse in maniera diversa, “staticità”. Entrambi queste caratteristiche, seppur opposte, ostacolano le azioni intenzionali con cui si dovrebbero realizzare le intenzioni dei bambini. Inoltre, tutti i quattro casi sono caratterizzati da un’attenzione visiva molto labile e fugace, che causa l’abbandono dell’azione in corso e la perdita, così, dell’intenzione da attuare. La creazione delle intenzioni stesse, invece, è limitata dalla presenza, variabile caso per caso, di una scarsa se non deficitaria sintesi percettiva, cioè la...

    Leggi tutto: Dalla concettualizzazione alla clinica: giocare...

  • Neonato - Girarsi su sé stesso Alfredo Cavaliere Converti (0-12 mesi) 12/10/2009

    Quando si girano i neonati? Quando si gira se chiamato? Quando si gira a pancia in giù? A due mesi, il bambino negli spostamenti e nei cambiamenti di posizione dipende dall’altro. Il prossimo ostacolo da superare sarà quello di imparare a girarsi, riuscirci gli permetterà in modo autonomo di scegliere cosa guardare e nell’ambiente dove rivolgere la sua attenzione. Per il momento, sdraiato sul pancino, il bambino riesce solo ad alzare la testa per qualche secondo, la sua testa è troppo grande per il suo corpo, non è abbastanza forte per tenerla sollevata al lungo. Per cambiare posizione non gli resta che lamentarsi ed aspettare che qualcuno gli vada in aiuto. A cinque mesi, dopo vari esercizi di allenamento (calci e flessioni con il capo) il bambino ha rafforzato i suoi muscoli della schiena, più motivato e forte, da sdraiato, alzando le gambe in aria per le prime volte riesce a girarsi. Una volte che il bambino sperimenta questo nuova strategia, non si fermerà più di sperimentare questo...

    Leggi tutto: Neonato - Girarsi su sé stesso

  • Il bambino Prematuro o Pretermine VALENTINA VESCI (Favorire un’armonica integrazione delle Caratteristiche Sensoriali) 21/03/2017

    Il termine prematurità, è un termine molto generico, e si riferisce a tutte le condizioni che indicano una nascita avvenuta prima del termine completo della 37ª settimana di gestazione. La nascita pretermine è un evento frequente e il tasso di sopravvivenza che sta aumentando negli ultimi anni, fa si che si crei sia nel momento della nascita che a lungo termine, una popolazione di neonati con caratteristiche biologiche proprie. La definizione di prematurità è stata stabilita negli anni ’60 dall’OMS attraverso due criteri: l’età gestazionale (EG), corrispondente alla settimana compiuta al momento del parto,   il peso alla nascita (PN). Entrambi i parametri sono importanti per la valutazione dello stato del nato prematuro, in quanto l’EG è indice della maturazione neurologica, mentre il PN indica il buon funzionamento degli organi del neonato. In base a questi criteri un bambino prematuro o neonato pretermine viene così classificato:   DEFINIZIONE ETA’   GESTAZIONALE (SETTIMANE E GIORNI)...

    Leggi tutto: Il bambino Prematuro o Pretermine

  • Il Progetto: Come si svolge Alfredo Cavaliere Converti (Autonomia Personale e Sociale) 12/06/2013

    L’entrata Il ragazzo troverà all’interno della stanza uno scenario che ritorna sempre uguale nelle sue caratteristiche di fondo.C’è un luogo nella sala dove ogni volta gli adulti e ragazzi si riuniscono e dove avvengono alcuni rituali come infilarsi camici, lavarsi le mani, prendere oggetti da utilizzare, ecc. Questo primo spazio delimita il confine tra il dentro e il fuori della sala. Con lo scopo di evocare sensazioni, l’adulto fa domande che possono ricordare l’attività precedente, ascoltare qualche indicazione da parte dei partecipanti, attivando così ricordi che mobilitano il pensiero. Il tutto avviene in un’area di piacere e di tranquillità. L’azione e la produzione Il ragazzo si dirige verso quelle situazioni prescelte e inizia l’attività. L’adulto è colui che struttura inizialmente la situazione, ma è anche colui che favorisce l’azione del ragazzo: Osserva l’azione dei partecipanti Li incoraggia e ne amplifica l’iniziativa attraverso strategie indirette che riguardano l’uso di...

    Leggi tutto: Il Progetto: Come si svolge

  • Patogenesi - Il Disturbo da Deficit di Attenzione / Iperattività o ADHD Fortunata Alboretti (Iperattività o ADHD) 12/06/2013

    Nel 1897 D.M.Bourneville descrisse, in bambini che presentavano un lieve ritardo di sviluppo, un'instabilità caratterizzata da estrema mobilità intellettuale e fisica. Nel 1901 J.Demoor descrive un'instabilità del bambino come uno squilibrio dell'affettività, un eccesso dell'espressione e dell'emozione, un'ambivalenza delle reazioni, mancanza d'attenzione, bisogno incessante di movimento e di cambiamenti, con parole e bruschi gesti. Nel 1902 Still aveva fatto delle indagini e aveva riscontrato la presenza dei suddetti sintomi in un gruppo di bambini che avevano sofferto d'episodi di encefalite. Gli autori di lingua inglese invece, parlano di sindrome ipercinetica enunciando ipotesi patogenetiche. I francesi trattano l'ipercinesia sotto la denominazione di “turbe della condotta e del comportamento”. Nel 1962 il gruppo di studi internazionali d'Oxford, parlano invece di “disfunzioni cerebrali a minima”. Invece gli studi (Steg Etal, 1995) che hanno preso in esame il flusso ematico...

    Leggi tutto: Patogenesi - Il Disturbo da Deficit di...

  • Relazione tra gioco simbolico e sintomatologia autistica Maria Panzeri (Attività e Gioco Simbolico in bambini con Disturbo Generalizzato dello Sviluppo) 11/03/2019

    L'inclusione del criterio “ritardo nello sviluppo o un anomalo funzionamento della capacità di gioco simbolico”, nel processo diagnostico per i Disturbi Generalizzati dello Sviluppo, porta ad una maggiore attenzione circa le relazioni esistenti tra il gioco simbolico e gli altri parametri rappresentanti il quadro sintomatologico dell'autismo; inoltre guida naturalmente ad una maggiore necessità d'indagine circa i benefici di un “play training” in bambini con DGS, ovvero alla promozione e stimolazione dell’attività di gioco simbolico e dell’uso dei simboli, in terapia neuropsicomotoria. G. C. Stanley e M. M. Konstantareas (2006) hanno recentemente pubblicato un studio in cui viene fatta una comparazione tra il gioco simbolico e l'evoluzione della sintomatologia autistica. In tale lavoro, il termine “symbolic play” viene usato sia in riferimento al tradizionale gioco simbolico di Baron-Cohen (1987), sia per il gioco funzionale decontestualizzato, in accordo con gli strumenti utilizzati...

    Leggi tutto: Relazione tra gioco simbolico e sintomatologia...

  • CONCLUSIONI - Dalla reazione alla relazione. La costruzione di senso con il bambino aggressivo Giulia Bidinost (Bambino Aggressivo: Dalla reazione alla relazione) 10/05/2016

    Attraverso questa ricerca teorico-pratica, è possibile confermare che il trattamento neuropsicomotorio risulta valido ed efficace anche per affrontare problematiche comportamentali più circoscritte come l’aggressività. I risultati ottenuti hanno evidenziato, nella media, non solo una diminuzione dei comportamenti aggressivi, ma soprattutto un miglioramento generale in quasi tutte le aree di sviluppo del bambino. L’approccio neuropsicomotorio,  infatti, è l’unico che, mettendo al centro la relazione con il bambino, riconoscendo nel corpo e nell’azione spontanea i principali motori di sviluppo, lavorando nell’area di sviluppo prossimale per ampliare le competenze esistenti, e manipolando i sintomi piuttosto che rimuovendoli,  promuove una vision e olistica del paziente e favorisce la spontanea riattivazione della spirale evolutiva. La scelta  di non utilizzare  scale osservative  o questionari  per misurare  i comportamenti  aggressivi, nasce dalla mancanza  di materiale valutativo utilizzabile dal...

    Leggi tutto: CONCLUSIONI - Dalla reazione alla relazione. La...

  • Riflesso di prensione plantare Alfredo Cavaliere Converti (Il Movimento) 17/09/2010

    Riflesso di prensione plantare. Si ottiene con una stimolazione pressoria digitale o con un oggetto a livello delle radici delle dita dei piedi. La risposta è costituita da una flessione tonica delle dita del piede che permane per la durata dello stimolo. Tende a risolversi entro l’anno. Questo riflesso assume un significato di funzione prensile residua degli arti inferiori che nell’evoluzione filogenetica ha perso le sue caratteristiche nell’uomo. La sua persistenza a lungo senza particolari modifiche potrebbe essere spiegata dal fatto che la funzione prensile del piede non assumerà nel tempo un particolare valore nell’uomo. Per contro, il grasping reflex della mano si estingue precocemente per lasciare il passo ad acquisizioni più evolute.

    Leggi tutto: Riflesso di prensione plantare

  • PREFAZIONE - L’intervento Neuropsicomotorio Socio-Preventivo Vania Savinelli (L’intervento Neuropsicomotorio Socio-Preventivo) 13/05/2016

    Lo scopo di tale tesi di laurea è stato quello di ampliare sperimentalmente il campo di applicazione della pratica neuropsicomotoria preventivo-educativa con la finalità di utilizzarla: da una parte come strumento di screening in contesti disagiati a livello socio- culturale; dall’altra, invece, come possibilità per il bambino e per il gruppo di bambini di esplorare ed esprimere sé, il proprio stato emotivo e relazionale attraverso esperienze che, partendo dal corpo, in un’ottica unica e globale, offrano la possibilità di rispondere al bisogno di affermazione che accompagna il processo di crescita. L’idea di un lavoro di questo genere è nata dalla convinzione, maturata nel corso dei tre anni di studio universitario, che non c’è terapista, non c’è bambino, non c’è disagio, disturbo o sindrome senza uno specifico contesto sociale, economico e, soprattutto, familiare da cui spesso risulta essere influenzato negativamente o positivamente il nostro operato, ma soprattutto il processo di...

    Leggi tutto: PREFAZIONE - L’intervento Neuropsicomotorio...

  • Dati Anamnestici - Jessica silvia carillo (La comunicazione verbale e non verbale) 25/06/2013

    Jessica è la secondogenita di un parto gemellare, nata a Sarno nel settembre del 1990. Il padre è morto (per un infarto miocardio) quando la piccola aveva 3 mesi e, a quanto racconta la madre, si trovava in braccio al padre quando è accaduto. La madre ha 37 anni, disoccupata ed analfabeta. I fratelli godono di a.b.s.. Nell'anamnesi familiare si riscontra che un fratello della madre è affetto fin dalla nascita da paraparesi spastica. La gravidanza di Jessica viene descritta dalla madre come normocondotta. Il parto è stato a termine, con Jessica espulsa dopo la sorella. Il peso alla nascita era di 2 Kg. Le condizioni neonatali vengono riferite buone, tuttavia la piccola fu tenuta in incubatrice per circa 3-4 giorni, probabilmente per il basso peso. La piccola è stata alimentata dalla nascita fino all'età del divezzamento (4-5 mesi) con sondino naso-gastrico per assenza di suzione. A 4-5 mesi ha cominciato ad alimentarsi autonomamente, rifiutando però qualsiasi tipo di alimento al di...

    Leggi tutto: Dati Anamnestici - Jessica

  • CONCLUSIONI - Favorire un’armonica integrazione delle Caratteristiche Sensoriali VALENTINA VESCI (Favorire un’armonica integrazione delle Caratteristiche Sensoriali) 23/03/2017

    In questi sei mesi di lavoro, la condivisione degli strumenti presentati ed analizzati nel presente elaborato ci ha permesso di conoscere maggiormente il neonato, il suo modo di processare le informazioni dall’ambiente, la relazione con i genitori, l’iniziale sviluppo dei gesti e del linguaggio. Grazie ai consigli scambiati tra il terapista e i caregivers si è potuto riscontrare, nei bambini tra i 9 e i 12 mesi, e quindi a distanza di tre mesi, un miglioramento in quanto ciascuno, aiutato dai suoi/ dal proprio genitore, ha potuto affinare i diversi processi di elaborazione e integrazione sensoriale necessari per un adeguato sviluppo psicomotorio. E’ stato dunque di notevole rilievo la condivisione con le famiglie di strategie neuropsicomotorie (vedi cap.7)  al fine di ottenere un’armonica integrazione delle caratteristiche sensoriali. In particolare, il questionario Sensory Profile 2.0 ha permesso di misurare la capacità di elaborazione sensoriale di ciascun bambino, la capacità di...

    Leggi tutto: CONCLUSIONI - Favorire un’armonica integrazione...

  • In Dialogo con bambini "Speciali" Maria Vittoria Berno (L’importanza della voce nella terapia neuro e psicomotoria) 28/12/2013

    Questo vale per la maggior parte dei bambini, ma non per tutti. Ci sono infatti alcuni bambini ‘speciali’ ed è intorno alla loro esperienza che sorgono alcune domande importanti: questi meccanismi sono presenti anche nei bambini con disabilità? Cosa accade all’interno della diade? Le modalità comunicative e relazionali di un bambino con disabilità sono spesso distorte. Il processo di sintonizzazione reciproca tra madre e bambino può venir meno, con grandi difficoltà nel costruire una situazione empatica. Un disabile non è privo di ‘musicalità comunicativa’ [44], non è privo di regole della comunicazione: le sue regole, la sua musica, il suo ritmo, sono però diversi, sono spesso difficili da comprendere dall’esterno, ed è questo che rende il piccolo ‘disarmonico’ rispetto al resto del mondo. La madre fatica a capire quali siano i bisogni e i desideri del bambino, fatica a dare una risposta perché non sempre comprende la domanda. E’ come se il ritmo della madre non si accordasse sempre con...

    Leggi tutto: In Dialogo con bambini "Speciali"

  • Progettazione e attuazione dello studio - La presa in carico e l’evoluzione terapeutica in un campione di bambini migranti con Disturbi del Neurosviluppo Francesca Giuliani (La presa in carico e l’evoluzione terapeutica in un campione di bambini migranti con Disturbi del Neurosviluppo) 13/11/2019

    SCOPO DELLO STUDIO Scopo principale dello studio è valutare l’efficacia e l’efficienza della terapia neuropsicomotoria in un campione di bambini migranti attraverso la somministrazione delle Griffiths Mental Developmental Scalesa distanza di sei mesi. Ulteriore scopo è determinare lo sviluppo delle funzioni adattive, l’autonomia e la responsabilità sociale del minore somministrando, ai genitori, l’intervista semistrutturata delle Vineland Adaptive Behaviour Scales. Altro scopo è valutare l’efficacia della presa in carico del nucleo familiare del bambino migrante, per cui è stato costruito e somministrato ai genitori un Questionarioche indaga la loro percezione e conoscenza delle motivazioni della presa in carico e dell’ambiente terapeutico. MATERIALI E METODI CAMPIONE Il campione comprende 10 bambini in carico nel periodo in cui è stato compiuto lo studio, tutti di sesso maschile, di età compresa tra i 52 e i 69 mesi, con diagnosi di “Disturbo del Neurosviluppo”, seguiti per sei...

    Leggi tutto: Progettazione e attuazione dello studio - La...

  • DISCUSSIONE DEI RISULTATI E CONCLUSIONI - Le Funzioni Esecutive in Età Evolutiva Elisabetta Troilo (Terapia Interattiva in Età Evolutiva - Funzioni Esecutive) 19/02/2017

    Discussione dei Dati* È possibile notare dal confronto dei grafici la presenza di miglioramenti in tutte le aree indagate, sebbene il bambino non riesca ancora a raggiungere condizioni di normalità nell’ambito di tutte le funzioni analizzate. Gli obiettivi restano in linea di massima quelli della valutazione inziale con il fine di incrementare maggiormente e consolidare i risultati ottenuti. Dal  confronto  delle  valutazioni,  emerge  come  siano  presenti  dei  miglioramenti  in riferimento alle competenze indagate. È bene sottolineare come, nonostante permanga in alcune situazioni una condizione subclinica di difficoltà, il bambino non presenti più condizioni cliniche di disturbo per quanto riguarda le competenze esecutive indagate. Si rilevano inoltre delle situazioni stazionarie, confrontando la valutazione iniziale e quella di controllo, che collocano il soggetto comunque al di fuori della condizione clinica di disturbo. Gli obiettivi anche per il caso B restano in sostanza quelli della...

    Leggi tutto: DISCUSSIONE DEI RISULTATI E CONCLUSIONI - Le...

  • Il procedimento normale-standard - Prova prassica: La matrioska Alfredo Cavaliere Converti (Prova prassica: La matrioska) 25/01/2010

    Il primo approccio La ricostruzione La modalità operativa dei bambini di 3 anni (Simbolico/Intuitivo) La modalità operativa dei 4 anni (Inizio Intuitivo) La modalità operativa dei 5 anni (centralità intuitivo) Il primo approccio: Tiene la base con una sola mano; il pollice è posizionato sulla pancia della matrioska mentre le altre quattro dita sulla parte posteriore leggermente distanziate le une dalle altre. Il palmo dell’altra mano viene appoggiato sul capo: il pollice copre il volto mentre le altre dita la nuca. Si inclina generalmente a destra la bambola di circa 45° e la mano appoggiata sul capo ruota in senso orario; in questo modo il bambino tenta di svitare la matrioska provocando un cigolio Nella maggior parte dei casi, questo è un tentativo di aprire l’oggetto; si verifica nella grande maggioranza che avvicinino al proprio tronco (altezza dello sterno) l’oggetto e tentino di ruotarlo maggiormente. Una volta rimesso l’oggetto sul tavolo il bambino solleva il capo tirando il...

    Leggi tutto: Il procedimento normale-standard - Prova...

  • Early Start Denver Model Sara Colombo (Early Start Denver Model - Intervento precoce nei Disturbi dello Spettro Autistico) 09/02/2018

    L’Early Start Denver Model In questo capitolo verrà presentato l’Early Start Denver Model, approccio evolutivo per l’autismo, in quanto, dato che l’intervento del TNPEE deve essere sempre costruito, personalizzato e modificato in base agli interessi e ai bisogni del singolo bambino, per un terapista può essere importante conoscere questo metodo per il trattamento precoce di soggetti con disturbo dello spettro autistico in età prescolare. L’ESDM è, come vedremo, un metodo integrabile e molto affine alla sua formazione professionale, dato i vari aspetti molto simili sia dal punto di vista concettuale sia pratico, che verranno trattati nello specifico nel capitolo successivo. L’Early Start Denver Model (ESDM, Modello Denver per l’intervento precoce) è stato sviluppato da Sally J. Rogers & Geraldine Dawson, con la collaborazione di Amy Donaldson, Terry Hall, Jean Herbison, Diane Osaki, Laurie Vismara, Chris Whalen e Jamie Winter. È programma di intervento precoce con base empirica e con prove...

    Leggi tutto: Early Start Denver Model