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Chiara Burbi

CHIARA MONDINI

Noemi Moltani

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Tesi di Laurea

Annetta Sedda Medium Sonoro Hits:3847

Irene De Maria Modello della Family Centered Care (FCC) Hits:4722

Maria Piscitello Sindrome di Down - Intervento Psicomotorio Hits:4875

Fabio RESCIGNO Sindrome di Prader-Willi Hits:6204

giovanna bonavolonta Approccio psicomotorio integrato: medulloblastoma Hits:7698

Luciano Montefusco Immagine di sè e Schema Corporeo Hits:11180

Maria PADOVANO La Psicomotricità come unione Hits:16884

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Altri Argomenti

  • MATERIALI, METODI, RISULTATI e DISCUSSIONI - Trisomia 21 - "Sindrome di Down": l’approccio terapeutico neuropsicomotorio Stefania EDI (Dall’idiozia mongoloide alla Trisomia 21: Riflessioni sull’area emotivo-affettiva) 19/07/2018

    Materiali e metodi Per completare il nostro lavoro, sono stati costruiti dei questionari che cercassero di indagare tutti quegli aspetti che sono stati d’interesse durante tutto il percorso. Per la scelta del campione, ci siamo rivolti al gruppo di soggetti Down frequentanti il Circolo Culturale Giovanile di Porta Romana. Esso rappresenta un’iniziativa nata nel 2000 da un gruppo di genitori di giovani con sindrome di Down, come proposta alle esigenze d’inserimento e integrazione dei loro figli nel tessuto sociale milanese. L’iniziativa si è trasformata nel 2002 in una ONLUS che ha attivato una serie di proposte per il tempo libero costruite all’interno di un progetto educativo non assistenziale pensato per favorire il mantenimento di un patrimonio di relazioni e competenze acquisito dai ragazzi, l’implementazione delle conoscenze culturali e l’incremento dell’autostima e della consapevolezza della loro identità. A questo si aggiunge l’obiettivo di sviluppare tutte le autonomie...

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  • Psicomotricità e Comunicazione. Efficacia della terapia psicomotoria nel trattamento della triade sintomatologica dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo Carmela Giordano (Psicomotricità e Comunicazione nei DPS) 27/03/2011

    Psicomotricità e Comunicazione. Efficacia della terapia psicomotoria nel trattamento della triade sintomatologica dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo Carmela Giordano, Psicomotricista, TNPEE Premessa Un argomento come la comunicazione, studiato ed approfondito da diverse discipline, racchiude in sé il desiderio e la volontà dell’essere umano di capire ed essere capito, compreso. La necessità, a volte da molti ed in tante occasioni trascurata, di cercare una spiegazione ad atteggiamenti e reazioni è di fondamentale importanza in ogni situazione che implichi scambi sotto qualunque forma e con qualsiasi mezzo, siano essi scambi dettati da necessità lavorative sia da relazioni interpersonali basate su affetti ed emotività. Comunicare è l’unica modalità per entrare in contatto con l’altro, creare relazioni, entrare nel gruppo, nella società (l’uomo è animale sociale, affermava Aristotele) rimanendo, però, sempre se stesso, lasciando che l’interlocutore scopra, o no, la natura di chi...

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  • Anamnesi e informazioni cliniche - Il caso di N. Rachele Sforzi (L’importanza del gioco nella relazione madre-bambino) 21/09/2013

    N. è nato il 9 gennaio 2008 da una prima gravidanza normodecorsa con parto spontaneo eutocico espletato alla 38° settimana. Il peso alla nascita era 3600 g, lunghezza 50 cm, circonferenza cranica 34 cm e indice di Apgar 9-10. È stato eseguito un tampone vaginale che è risultato positivo per infezione da Streptococco, per cui madre e bambino hanno effettuato una terapia antibiotica. È stata riscontrata la presenza di ittero neonatale, trattato con fototerapia. Alla nascita il bambino presentava palatoschisi del palato molle e duro, con frenulo linguale corto e idrocele bilaterale (quest’ultimo risoltosi spontaneamente); il personale medico si accorse di questa malformazione solo nella seconda giornata di vita del bambino, a causa di un reflusso che N. presentava nei momenti dell’allattamento. Per i primi 6 mesi di vita, la madre riferisce importanti difficoltà di alimentazione, alterazione del ritmo sonno-veglia e marcata irritabilità. La grossa difficoltà iniziale nell’accudimento e...

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  • Il progetto Educativo-Riabilitativo di soggetti con Sindrome di Down Maria Piscitello (Sindrome di Down - Intervento Psicomotorio) 28/07/2014

    Linee generali del trattamento Come abbiamo visto lo sviluppo neuropsichico del soggetto con sindrome di Down ha delle sue caratteristiche peculiari e come quello di qualsiasi altra persona è condizionato e determinato da molti fattori che interagiscono tra di loro. Abbiamo rilevato, inoltre, l’importanza dell’incidenza dei fattori ambientali e cognitivi sul patrimonio genetico, assumendo la conseguente scelta terapeutica intermedia che prevede la predisposizione di un ambiente qualificato e stimolante come posizione ottimale. Esistono a tale proposito studi relativi all’aumento delle sinapsi a livello del SNC nei primi anni di vita che sono in relazione alle esperienze effettuate (Millepiedi, Bargagna,  2001). Un modello educativo e riabilitativo del RM che  voglia avvicinare questa entità clinica non può, quindi,  prescindere dalle diverse componenti in gioco. Abbiamo anche visto come il RM  non è che una delle caratteristiche della SD e soprattutto non è un elemento a se stante, ma deve...

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  • BIBLIOGRAFIA - Ipotesi di individuazione di linee guida per l’utilizzo di Strumenti di Osservazione e Valutazione del Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva Chiara Burbi (Strumenti di Osservazione e Valutazione del Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva) 02/04/2017

    American Psychiatric Association, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione, DSM-V, Raffaello Cortina Editore, 2014 Annie R. Sanford, Janet G. Zelman. Test LAP - Diagnosi di sviluppo, Erickson, 2012 Benso, Bracco. Oriented cancellation test: assessment of visuo-motor and visual search speed, European Working Memory Symposium, 2006 Brazelton TB e Nugent K. La scala di valutazione del comportamento del neonato. Ed. Italiana, 1997 Brunet O. – I. Lèzine. Scala di Sviluppo Psicomotorio della Prima Infanzia. Organizzazioni Speciali, 1991 Carlo Di Brina, Giovanna Rossini. Test BHK - Scala sintetica per la valutazione della scrittura in età evolutiva, Erickson, 2011 Catherine Lord, Michael Rutter, Pamela C. DiLavore e Susan Risi. ADOS, Autism Diagnostic Observation Schedule, GIUNTI O.S, 2005 Chalmers I. “The Cochrane Collaboration: preparing maintaining and disseminating systematic reviews of the effects of health care”. Ann NY Acad Sci, 1993 Dianne J. Russell,...

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  • La comunicazione nei bambini con bisogni comunicativi complessi Laura Pansera (Favorire la comunicazione nella sindrome di Mowat Wilson) 16/06/2018

    “La comunicazione è un diritto non un dono” Micheal Williams- persona con bisogni comunicativi complessi Nella sindrome di Mowat Wilson la presenza di un disturbo del linguaggio interferisce in modo significativo sullo sviluppo del bambino. Comunicare è un bisogno ed una priorità per ogni persona, oltre ad essere un fondamentale diritto umano. Nella comunicazione si apre la relazione con l’altro e si crea la nostra identità personale (Rivarola, 2009). Infatti, la comunicazione e il linguaggio sono un punto di arrivo fondamentale nello sviluppo del bambino, ma ne sono contemporaneamente anche la base. Questi rappresentano il veicolo principale della specificità umana, fondamentali nella costruzione di un’identità condivisa, delle relazioni con gli altri, di scopi comuni e infine di tutto il percorso di apprendimento successivo, attraverso narrazioni o ancor più attraverso il pensiero logico, che è profondamente radicato nell’uso sofisticato del linguaggio (Costantino,2012). In situazioni...

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  • Le Matrici Progressive Alfredo Cavaliere Converti (Reattivi Mentali ) 10/10/2009

    Rientrano nei reattivi mentali di livello. Ne esistono di diversi tipi. Il tipo più frequentemente usato in età evolutiva è la forma colore (PM 48), rappresentata da tre serie di 12 figure. Ciascuna figura prevede che il bambino operi una scelta in rapporto a criteri logici, che non vengono esplicitati, ma che devono essere inferiti dalla particolare successione delle immagini. Il punteggio, rappresentato dal numero di risposte esatte, viene rapportato all'età cronologica ed espresso in percentili: punteggi uguali o inferiori al 5° percentile sono indicativi di una difficoltà prestazionale. Le MP 48 sono distribuite da:OS - Organizzazioni Speciali - Firenze

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  • Aspetti percettivo-prassici e comunicazione: RISULTATI Serena Siri (Favorire la relazione e ridurre i comportamenti problema in bambini con Disturbi dello Spettro Autistico) 25/04/2016

    Di seguito si riportano in grafico le medie dei risultati ottenuti da ogni bambino nelle diverse aree a settembre 2015 (T0) e a marzo 2016 (T2), fatta eccezione per i comportamenti problema che sono stati messi a confronto in un grafico a parte.     Come si può evincere dal grafico, vi è stato un miglioramento da settembre a marzo in tutte le aree indagate. Questi risultati sono stati ottenuti sottoponendo i miei casi a una nuova rivalutazione in T2 attraverso la mia Griglia di Osservazione: area affettivo-relazionale: + 4,4% area comunicativo-linguistica: + 7,6% area neuro-psicologica: + 6,5% area cognitiva e modalità di gioco: + 5,1% area motorio-prassica: + 15,2%. L’area motoria-prassica è l’area che ha avuto un maggior miglioramento, visto anche il lavoro che è stato fatto riguardo le prassie. Ma il fatto che ci sia stato un miglioramento in tutte le aree va a dimostrare come il lavoro fatto in questi 6 mesi, benché incentrato sul sistema comunicativo PECS e sulle prassie sia andato...

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  • A chi è rivolta la terapia psicomotoria Alfredo Cavaliere Converti (Che cos'è e cosa si propone) 12/06/2013

    Si rivolge ai bambini e alle bambine in età evolutiva che presentano ritardi dello sviluppo psicomotorio, disturbi del comportamento, della comunicazione e dell'apprendimento. La terapia psicomotoria è indicata per i bambini compresi in una fascia di età che mediamente va dai primi mesi di vita agli 11/15 anni. Anche se, si possono trovare alcune differenze tra le teorie di alcuni autori sui valori sopra indicati. La durata non è preventivamente quantificabile; anche perchè dipende da molti fattori, ma in modo indicativo è situata in un periodo che va da 1 a 3 anni. Ovviamenti i dati riportati qui sopra possono subbire delle variazioni: dalla gravità della patologia del bambino dalle sue capacità dalle sue potenzialità dalla modalità di collaborazione da parte dei genitori degli insegnanti dalla modalità di collaborazione tra le varie figure sanitarie dalla professionalità e motivazione da parte del terapista L'intervento non è limitato alla terapia ma avvalendosi di un'èquipe...

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  • CHE COSA COMPORTANO TALI DISTURBI - I disturbi dello schema corporeo Luciano Montefusco (Immagine di sè e Schema Corporeo) 17/12/2009

    Possono determinarsi difficoltà percettive, motorie e relazionali: un soggetto che percepisce in maniera distorta il proprio corpo sarà anche incapace di percepire correttamente gli oggetti; e se non è capace di usare i rapporti spazio-temporali correttamente su di sé, sarà anche incapace di stabilire corrette relazioni spaziali e temporali tra sé e il mondo. Ne risente il piano dell’apprendimento. Infatti, la lettura e la scrittura esigono oltre ad una buona coordinazione occhio-mano e capacità di comprensione, anche un preciso orientamento del tempo e dello spazio: le parole si distribuiscono sul rigo con una successione precisa, con orientamento sinistra-destra, e con un certo ritmo. Anche i processi di apprendimento di numero e di calcolo sono condizionati dai disturbi dello schema corporeo dal momento che i primissimi concetti di numero sono legati proprio al corpo: un bambino apprende che ha due occhi, due mani, molte dita, etc. Sul piano motorio si manifestano goffaggine, disturbi...

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  • L'Attenzione Condivisa Alfredo Cavaliere Converti (Aspetti Comportamentali) 12/06/2013

    Comportamento  riscontrabile a partire dai nove mesi, caratterizzato dalla ricerca da parte del bambino di attirare l'attenzione dell'altro (in genere la madre) su un oggetto o una situazione, per condividere un comune fuoco di interesse. L’attenzione condivisa viene considerata un precursore della Teoria della Mente L'attenzione condivisa è la capacità del bambino di coordinare l'attenzione con un adulto, per un periodo di tempo relativamente esteso (che sia misurabile, almeno di qualche secondo), su un oggetto di interesse reciproco (si veda anche il contributo "Che intenzione hai?"). Per osservare lo sviluppo di tale capacità nei bambini di 6-12 mesi, le ricerche hanno ideato alcune procedure, facilmente riproducibili. Il modo più semplice per verificare la capacità del bambino di coordinare l'attenzione con l'adulto su un gioco è quella di osservare adulto e bambino che giocano spontaneamente (sono sufficienti 4-5 giocattoli, ad esempio: un sonaglio, una pallina, un libro, una...

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  • APPENDICE - Lettura ad alta voce e Comunicazione Aumentativa Alternativa: riabilitazione e partecipazione Noemi Moltani (Lettura ad alta voce e Comunicazione Aumentativa Alternativa) 07/05/2016

    Allegato 1   QUESTIONARIO SULL’IMPATTO SOCIO-FAMILIARE DELLA LETTURA IN SIMBOLI PER I GENITORI A INIZIO E FINE PERCORSO Ha continuato a leggere con suo figlio? Mai Raramente A volte Spesso Molto   Ha ritenuto importanti e utili le competenze acquisite per aumentare e/o migliorare la comunicazione con suo figlio? Mai Raramente A volte Spesso Molto   E’ aumentata la sua sensazione di auto-efficacia e competenza nella lettura? Mai Raramente A volte Spesso Molto   E’ aumentato il suo interesse/piacere personale per la lettura? Mai Raramente A volte Spesso Molto   E’ aumentato il tempo che dedica alla lettura con suo figlio? Mai Raramente A volte Spesso Molto   Potendo scegliere preferisce i libri in simboli rispetto ai libri tradizionali? Mai Raramente A volte Spesso Molto   Si è procurata altri libri in simboli? Mai Raramente A volte Spesso Molto   Utilizza il modeling durante la lettura ad alta voce? Mai Raramente A volte Spesso Molto   E’ aumentato l’interesse/piacere di suo figlio per la lettura? Mai Raramente A...

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  • BIBLIOGRAFIA e SITOGRAFIA - Progetto Riabilitativo nella Sindrome di Moebius Alessandra Murru (Progetto Riabilitativo nella Sindrome di Moebius) 13/12/2015

    Anastasi G., Capitani S., Carnazza M.L., Cinti S., Cremona O., De Caro R., Donato R.F., Ferrario V.F., Fonzi L., Franzi A.T., Gaudio E., Geremia R., Giordano Lanza G., Grossi C.E., Gulisano M., Manzoli F.A., Mazzotti G., Michetti F., Miscia S., Mitolo V., Montella A., Orlandini G., Paparelli A., Renda T., Ribatti D., Ruggeri A., Sirigu P., Soscia A., Tredici G., Vitale M., Zaccheo D., Zauli G., Zecchi S., “Trattato di Anatomia Umana”. Quarta edizione, Volume Terzo, Casa editrice Edi-Ermes, 2010. Borck G.,Wirth J., Hardt T., Tönnies H., Brøndum-Nielsen K.,Bugge M.,Tommerup N.,Nothwang H.G., Ropers H.H., Haaf T., “Molecular cytogenetic characterization of a complex 46,XY,t(7;8;11;13)  chromosome rearrangement in a patient with Moebius syndrome”.J Med Genet 2001;38:117–120. Cabral de Albuquerque Bezerra M., Sobral Griz S.M., de Souza Azevedo G., Ventura L., Revoredo A., “Immittance measures in individuals with Moebuis Sequence”.Rev Bras Otorrinolaringol, 2006;72(6):731-36. Carta A.,...

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  • II Caso - Iperattività o ADHD - Presa in carico e colloqui con la famiglia Fortunata Alboretti (Iperattività o ADHD) 12/06/2013

    Inizialmente V. aveva problemi di separazione dalla madre, la quale entrava in terapia accompagnandolo e poi usciva. Questo durava per poche sedute, dopo aver instaurato un discreto approccio relazionale V. accettava l'entrata in terapia e si toglieva le scarpe (questo momento segnava l'inizio e la fine della seduta). Nelle sedute iniziali il bambino mostrava un comportamento quasi inibito, poi pian piano venivano fuori le disattenzioni, l'impulsività e l'iperattività. La madre riferiva che i due bambini avevano sviluppato un comportamento di competizione e di rivalità, dovunque andavano erano difficili da gestire. V. manifestava una discreta collaboratività, non tollerava le frustrazioni, non rispettava i turni, le regole e si presentava egocentrico ed oppositivo. A scuola, riferiva la madre che V. era in grado d'avere scambi proficui con i coetanei, presentava difficoltà nell'intraprendere la relazione con loro. Il linguaggio espressivo appariva strutturato a livello frastico, ma...

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  • Il TNPEE nell’attività Educativo - Preventiva: presentazione di un progetto 0 - 3 anni tra Clinica e Prevenzione Laura Pizzi (Il TNPEE nell’attività Educativo - Preventiva) 18/11/2014

    RIASSUNTO Obiettivo:scopo di questa tesi è quello di sottolineare la valenza clinica di un intervento di prevenzione- educazione svolto da una terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva. Grazie alle sue conoscenze teoriche nell’ambito clinico, psicomotorio e neuropsichico, la neuropsicomotricista ha le competenze per individuare i fattori di rischio in una situazione di disagio. Inoltre la sua formazione corporea le permette di conoscere il proprio corpo e di saperlo usare correttamente nella relazione con l’altro: elemento fondamentale in questa fascia di età in cui i problemi vengono manifestati attraverso il corpo e l’agito. È importante sottolineare la capacità di ascolto empatico e di lettura della comunicazione non verbale del tnpee che gli consente di vedere la difficoltà che il bambino sta esprimendo, qualità da non sottovalutare in quanto per il piccolo è fondamentale percepire di essere capito, accolto e in sintonia con l’adulto che ha di fronte. Contenuti: in...

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  • Analisi dei prerequisiti psicomotori per lo svolgimento di una prova prassica per soggetti appartenenti al periodo pre-operatorio: la prova della matrioska - Introduzione Alfredo Cavaliere Converti (Prova prassica: La matrioska) 25/01/2010

    Tesi di: Laura Cattaneo Come conclusione della formazione triennale in psicomotricità, mi interessava l’idea di eseguire una ricerca sperimentale con soggetti appartenenti al periodo preoperatorio. L’analisi dei prerequisiti psicomotori necessari allo svolgimento della prova prassica della matrioska, è divenuto l’oggetto della mia Tesi per il conseguimento del titolo di Psicomotricista presso l’Istituto di Psicomotricità di Anne-Marie Wille (Milano). L’ipotesi iniziale di ricerca è che per poter svolgere una prova prassica come quella della matrioska sono necessarie competenze evolutive particolari. La prima sezione della tesi espone quelli che sono i prerequisiti psicomotori necessari allo svolgimento della prova prassica della matrioska, la seconda sezione è la fase empirica tesa a verificare sul campo le ipotesi di ricerca iniziali mediante la raccolta di dati avvenuta con video riprese mentre la terza ed ultima fase consiste nell’elaborazione dei dati mediante istogrammi e...

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  • Il Ritardo Psicomotorio - Il Progetto Terapeutico Teresa Vitagliano (Ritardo Psicomotorio: Diagnosi e Progetto Terapeutico) 19/06/2013

    Il processo diagnostico, attraverso le fasi già scritte dell'anamnesi, dell'osservazione e delle indagini strumentali e di laboratorio, permette di raccogliere una serie di informazioni che vengono utilizzate, da un lato, per inserire i sintomi presentati dal bambino in una definita categoria nosografica (diagnosi nosografica), e, dall'altro, per conoscere le aree di forza e quelle di debolezza del bambino (diagnosi funzionale), e per costruire su di esse il progetto terapeutico. Il processo di conoscenza, conduce alla formulazione di un progetto terapeutico personalizzato. Quest'ultimo risulta un piano articolato di interventi, specifici per un dato bambino, nel rispetto della sua assoluta originalità. Si tratta quindi di individuare per ciascun bambino gli obiettivi prioritari dell'intervento in base alle reali esigenze presenti. Ogni progetto personalizzato deve essere costruito da obiettivi a breve e medio termine. Sulla base delle peculiarità legate alla maturazione e allo...

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  • Metodo Terzi - L’organizzazione Spazio-Temporale di Ida Terzi Alfredo Cavaliere Converti (Metodi utili in Neuropsicomotricità) 24/03/2011

    "Nel nostro continuo andare e venire per il mondo esterno, noi non facciamo altro che ragionare, e bene, con i piedi" - Ida Terzi Il Metodo esercita l'integrazione delle informazioni relative al proprio corpo ed allo spazio esterno, vicino e lontano, facilitando la coerenza percettiva ed il passaggio da un utilizzo inconscio ad un utilizzo consapevole del corpo in movimento. Favorisce le rappresentazioni mentali sia attraverso processi di analisi che di sintesi. Interviene sulle immagini mentali motorie, sia in prima che in terza persona, e sulla capacità di apprendimento. Per le sue caratteristiche può essere qualificato come metododologia cognitivo-motoria. Il Metodo Terzi Il metodo spazio-temporale ideato da Ida Terzi è un sistema di esercizi senso-motori che sviluppa la capacità di integrare le informazioni spazio-temporali che giungono al nostro cervello dai diversi canali percettivi. E' applicato sia in ambito riabilitativo che educativo. Il metodo ha le seguenti peculiarità: potenzia la...

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  • Promuovere la comunicazione nei Bambini Autistici NON Verbali Antonella Palazzo (Intervento nei Disturbi dello Spettro Autistico) 23/10/2011

    "Ero cieco mentalmente, non conoscevo lagrammatica delle relazioni, non capivole reali intenzioni degli altri,anche se usavo il linguaggio,è in questo nodo che sta il segretodella condizione autistica.Da molti punti di vista ero un idiota,ero socialmente un idiota".(Lapo Marini, 2007) Modalità di trattamento per i Bambini Autistici   Nel capitolo precedente è stato spiegato come predisporre lo spazio e come organizzare il tempo della stanza di terapia per facilitare la comunicazione con i bambini autistici. Dopo un’accurata valutazione e conoscenza del bambino, il terapista è in grado di conoscere i materiali che lo distraggono e lo angosciano o, al contrario, che lo stimolano in modo positivo, e di predisporre l’ambiente in modo tale da far emergere comportamenti positivi per l’adattamento del bambino. In questo elaborato sarà proposta una modalità di intervento per quei bambini autistici che non arrivano all’utilizzo della parola e che hanno, inoltre, notevoli deficit a carico degli...

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  • Aree corticali motorie Alfredo Cavaliere Converti (Il Movimento) 17/09/2010

    A  livello cerebrale  esistono quattro  aree  fondamentali  deputate  al  controllo volontario: la corteccia motoria, la corteccia premotoria, l’area supplementare del lobo frontale e la corteccia parietale posteriore. Nell’attività di queste aree si realizza una sintesi funzionale tra il controllo delle singole  unità  motorie e l’influenza globale della corteccia sull’attività motoria. Corteccia motoria. La corteccia motoria è un’area circoscritta del lobo frontale costituita dall’area 4, situata anteriormente rispetto al solco centrale del giro precentrale, e dall’area 6 che è posta anteriormente all’area 4. E’ possibile distinguere due parti: l’area motoria primaria e l’area premotoria. Corteccia motoria primaria. Contiene neuroni motori piramidali di grandi dimensioni che inviano fibre al midollo spinale, tramite i fasci corticospinali, e sono, perciò, in comunicazione quasi diretta  con i motoneuroni delle corna anteriori spinali, per il controllo sia di singoli muscoli sia di piccoli...

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