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  • I Disturbi dello Spettro Autistico Serena Siri (Favorire la relazione e ridurre i comportamenti problema in bambini con Disturbi dello Spettro Autistico) 25/04/2016

    Definizione dei Disturbi dello Spettro Autistico L’autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo, biologicamente determinato, con esordio nei primi 3 anni di vita. Le aree prevalentemente interessate da uno sviluppo alterato sono quelle relative alla comunicazione sociale, all’interazione sociale reciproca, al gioco funzionale e simbolico. In termini più semplici e descrittivi, i bambini con autismo presentano: compromissioni qualitative del linguaggio anche molto gravi fino a una totale assenza dello stesso, incapacità o importanti difficoltà a sviluppare una reciprocità emotiva, sia con gli adulti sia con i coetanei, che si evidenzia attraverso comportamenti, atteggiamenti e modalità comunicative anche non verbali non adeguate all’età, al contesto o allo sviluppo mentale raggiunto, interessi ristretti e comportamenti stereotipati e ripetitivi. Tutti questi aspetti possono accompagnarsi anche a ritardo mentale, che si può presentare in forma lieve,...

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  • ALTRI TERMINI DA DEFINIRE - Concetto di "schema" e di "immagine" Luciano Montefusco (Immagine di sè e Schema Corporeo) 17/12/2009

    Che cosa vogliamo indicare con le parole sensazione e percezione ? Per alcuni non sono separabili, per altri c’è una differenza importante. Il termine SENSAZIONE indica gli elementi della conoscenza sensibile provocati da stimoli esterni agenti sugli organi sensoriali. Il nostro corpo  continuamente riceve stimoli che provengono dal mondo esterno; ma c’è anche una sensibilità propriocettiva ed una enterocettiva che provengono dal corpo stesso e grazie alle quali possiamo sentire il battito cardiaco, il movimento respiratorio, il grado di tensione dei muscoli, dei tendini, e possiamo conoscere la posizione e il movimento delle varie parti del corpo ad occhi chiusi. Con il termine PERCEZIONE intendiamo: “Un insieme di funzioni psicologiche che permettono all’organismo di acquisire informazioni circa lo stato e i mutamenti del suo ambiente grazie all’azione  di organi specializzati quali la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto e il tatto. E’ inoltre possibile raccogliere informazioni...

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  • Disturbi della plasticità e riabilitazione giovanna bonavolonta (Approccio psicomotorio integrato: medulloblastoma) 06/02/2013

    Oggi è noto come tra i disturbi della plasticità disfunzionale vi sia non solo  un’attività svolta con modalità disfunzionale o semplicemente ripetuta all’eccesso, che causa riarrangiamenti corticali indesiderati per poi  trasformarsi in difficoltà di controllo motorio, come la sindrome da eccesso d’uso o le distonie date dall’effetto dell’esercizio ripetuto di attività specifiche, come la scrittura o l’uso di uno strumento musicale. Tra i disturbi della plasticità disfunzionale troviamo anche  l’arto fantasma doloroso e la distonia focale alla mano, il crampo dello scrivano o dei musicisti. La distonia focale alla mano si presenta in soggetti che fanno uso continuo e forzato delle dita e comporta disturbi di coordinazione dei movimenti della mano, incapacità di contrarre i muscoli della dita e di utilizzare queste ultime in maniera differente, cosicché i movimenti di certe dita diventano involontariamente associati ai movimenti di altre dita. Spesso questa tipologia di pazienti è...

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  • Il Tono Muscolare Alfredo Cavaliere Converti (La Comunicazione non Verbale) 26/09/2009

    Il tono muscolare è definito come l’attività primitiva e permanente del muscolo; costituisce lo sfondo di ogni attività (tono residuo o di riposo). Il tono è mantenuto o adattato ai bisogni della postura, degli atti motori e comportamentali. E’ mantenuto da una scarica asincrona motoneurale ( cioè attivato da cellule nervose che innervano il muscolo), è quindi un riflesso segmentario spinale. Tra le categorie analogiche è forse tra le più autentiche in quanto dipende strettamente dalle zone sottocorticali, quindi è la meno soggetta al controllo volontario. Trasmette informazioni circa lo stato emotivo dell’individuo. Già nel neonato è evidente il tono muscolare, fa parte del suo bagaglio primitivo, è uno dei primi mezzi con cui comunica i suoi stati emotivi e bisogni. La nascita, come precedentemente detto, è un cambiamento brusco della vita del bambino: egli passa da uno stato indifferenziato con la madre vissuto in un ambiente sicuro e protetto, ad uno in cui è un essere “autonomo” nel...

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  • Caso clinico R - Strategie Visive e CAA in diversi casi clinici: Autismo e Disabilità Intellettiva Francesca Rebora (La Comunicazione Aumentativa Alternativa e le Strategie Visive) 10/02/2014

    Caso clinico R. R. è una bambina di 6 anni, di nazionalità albanese nata in Italia, giunta in osservazione presso la struttura all'età di 4 anni e 5 mesi in merito a Disturbo Pervasivo di Sviluppo. Dopo un periodo di osservazione del comportamento adattivo e delle abilità comunicativo-relazioni della piccola si conclude per una diagnosi di Disturbo Pervasivo dello Sviluppo di tipo Autistico a basso funzionamento (ritardo globale dello sviluppo di grado moderato). L'anamnesi della bambina presentava: gravidanza normodecorsa con parto eutocico riferito nella norma così come il periodo neonatale; peso alla nascita di 3,100kg. Allattamento materno proseguito fino ai 12 mesi e svezzamento in epoca regolarmente. Per quanto riguarda lo sviluppo psicomotorio la deambulazione autonoma avvenuta intorno a 9 mesi, con riferite difficoltà a salire e scendere le scale e a saltare. Riguardo la funzione verbale i genitori riportano i primi fonemi come "mamma" e "papà" intorno ai 12 mesi e poi...

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  • Proposta per un intervento riabilitativo integrato nella presa in carico del paziente con Atrofia Muscolare Spinale (SMA) I: l'esperienza dell'ospedale Infantile Regina Margherita Sabrina Rapello (Intervento riabilitativo integrato nella Atrofia Muscolare Spinale (SMA)) 03/11/2016

      Premessa La stesura di questo elaborato è scaturita dall'interesse di approfondire il ruolo e la specificità dell’intervento del Terapista della Neuro e psicomotricità dell'età evolutiva nella gestione di bambini complessi come quelli affetti da SMA I. La scelta delle tecniche e dei macchinari utilizzati in fisioterapia respiratoria e gli strumenti dell’approccio neuropsicomotorio sono fondamentali per migliorare la qualità di vita del bambino e della famiglia, obiettivo non di poco conto. Fin da subito nel mio percorso di tesi è risultato fondamentale dare importanza al ruolo dei genitori/care givers nel percorso riabilitativo-assistenziale del bambino, data la cronicità del disturbo e la tenera età dei piccoli pazienti. Da qui è scaturita l'idea di un libretto da dare ai genitori/care givers in prossimità della diagnosi, momento in cui le informazioni che ricevono sono molte. Per questo motivo si è ritenuto utile sistematizzare ed ampliare il materiale cartaceo che illustra le...

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  • ALLEGATI - L'impatto dell'utenza straniera nei servizi di Neuropsichiatria Infantile Livio Caianiello (Progetto migranti per la formazione di TNPEE senza frontiere) 01/09/2014

    POSTER       1) Anni di lavoro in ambito Neuropsicomotorio       2) Utenza in carico in ambito Neuropsicomotorio     3) Provenienza utenza straniera       4) Difficoltà nella gestione di terapie     5) Quadro Patologico Generale     6) Quadro Patologico in utenza straniera     7) Fattori che influenzano la terapia   immagine non disponibile     Indice   RIASSUNTO   PREMESSA   CAPITOLO 1: Storia e basi teoriche della "Clinica Transculturale": Il fenomeno della globalizzazione culturale; Storia e principi della Psicomotricità - La pratica psicomotoria incontra la Psichiatria transculturale; George Devereux: principi e nascita della Psichiatria transculturale - Inconscio della personalità etnica & Inconscio idiosincratico - L'influenza dell'osservatore sull'oggetto osservato & il principio di complementarità - Il complementarismo; Tobie Nathan e l'Etnopsicoanalisi - La psicoanalisi e le teorie intermedie - I saperi tradizionali come scienze esatte - I meccanismi terapeutici; Marie Moro e il ritorno alla Psicanalisi Freudiana - Le...

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  • INTRODUZIONE - Alla ricerca di una spiegazione motoria delle difficoltà comunicative nell’ Autismo Valentina Del Bello (Spiegazione motoria delle difficoltà comunicative dell'Autismo) 20/10/2014

    PREMESSE Un'ipotesi  piuttosto attuale sull'origine del linguaggio propone che la capacità umana di esprimersi verbalmente si sia evoluta dal gesto manuale (Armstrong, 1999; Corballis, 2002; Donald, 1991; Givon 1995). Una questione critica per le teorie che sostengono che l'evoluzione del linguaggio sia avvenuta dal gesto manuale riguarda il come abbia avuto luogo il passaggio da un sistema visuo-manuale a un sistema acustico-vocale. Ad un livello più generale, varie evidenze supportano la continuità tra comunicazione gestuale e comunicazione verbale. Tra queste quelle alla base della teoria motoria della percezione del linguaggio (Liberman et al.; 1967) la quale propone che il linguaggio verbale  non coincida tanto con un sistema di produzione di suoni, ma con un sistema di gesti articolatori. Per quanto concerne la relazione tra comunicazione gestuale di tipo manuale e la comunicazione verbale, Gentilucci e collaboratori (2001) provano l'esistenza di un sistema di controllo...

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  • Le ricadute sociologiche della digitalizzazione - La rivoluzione digitale Loredana Urraro (Era Digitale e Neuropsicomotricità: Intervento Neuropsicomotorio nei disturbi da Dipendenza Tecnologica) 16/11/2017

    "La realtà è solo un'illusione,  anche se molto persistente" A. Einstein E' il 1982 quando il TIME (acronimo di Today Information Means Everything), autorevole news magazine statunitense, proclama il computer come "Uomo dell'anno ". Ebbene sì, chi ha fortemente condizionato le vite e le società in quell'anno per il TIME non è un uomo, bensì una macchina. Quella copertina va oltre un’ ipotizzabile provocazione, quell'  immagine riflette piuttosto chiaramente l’ inizio per il genere umano di una nuova epoca, la cui nascita si colloca non solo fra due secoli, ma anche a cavallo tra due millenni. E' in atto una rivoluzione che sarà capace di impattare indistintamente su tutti gli ambiti e gli spazi vitali  dell' uomo post-moderno. Si tratta della digitalizzazione: un processo di trasformazione delle informazioni, codificate in sequenze numeriche interpretabili da un computer, con l' obiettivo di estendere e aumentare le capacità mentali e mnemoniche dell’uomo, nonché accorciare le...

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  • Sindrome di Sturge Weber Alfredo Cavaliere Converti (Sindrome di Sturge Weber) 05/01/2012

    La sindrome di Sturge-Weber (SSW) è una malformazione vascolare congenita caratterizzata da una malformazione capillare della faccia (definita di solito ``angioma'', sebbene non si tratti di un tumore), associata a disturbi oculari e neurologici di grado variabile. L'incidenza è stimata in 1:50.000. La lesione facciale è un angioma piano (AP), di solito presente alla nascita, che occupa la regione della fronte e la porzione superiore della palpebra (zona comunemente definita V1). L'AP a volte è più esteso e ricopre le aree facciali V2 (mascellare) e V3 (mandibolare) in forma monolaterale o bilaterale; occasionalmente può raggiungere persino il tronco e gli arti. In rari casi, è assente la malformazione capillare facciale, ma sono presenti anomalie vascolari cerebrali simili a quelle della SSW ``completa''. Più della metà dei pazienti sviluppa un glaucoma sul lato omolaterale all'AP facciale della zona V1, soprattutto se l'AP si estende alla palpebra superiore e inferiore. In alcuni casi,...

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  • II Caso - Iperattività o ADHD - Verifica degli obiettivi e dimissioni Fortunata Alboretti (Iperattività o ADHD) 12/06/2013

    Il trattamento di gruppo è durato circa due anni, con frequenza dapprima bisettimanale e poi monosettimanale, così come pure la terapia logopedica per V. Erano notevolmente migliorate le abilità di autonomia personale e sociale, si vestivano e svestivano da soli, si allacciavano le scarpe, abbottonavano, infilavano, mangiavano in maniera ordinata,riconoscevano le monete e si preoccupavano della propria igiene. Non erano più in competizione ma avevano sviluppato un ottimo affiatamento. Si completava l'orientamento temporale (data di nascita, mesi, stagioni, storie con 6 o 8 figure in sequenza). Per V. la balbuzie era scomparsa ed il linguaggio risultava più fluido; investivano anche l'area di gioco grafico-pittorico. Nel dicembre dl 2003, V. era dimesso dal trattamento logopedico, mentre continuavano quello psicomotorio e psicoterapico. Il rapporto nel gruppo migliorava sempre di più, le attività si basavano su giochi di narrazione e costruzione. I bambini mostravano un comportamento più...

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  • Il punto di vista della psicomotricità silvia carillo (La comunicazione verbale e non verbale) 25/06/2013

    In questa rapida carrellata sulla comunicazione non verbale ho tenuto conto soprattutto delle conclusioni a cui la psicologia sperimentale e sociale sono giunte attraverso una serie di studi. Ho anche cercato, a tratti, di mettere in luce il punto di vista della psicomotricità. Vorrei ora tracciare maggiormente una differenziazione tra tali concezioni, fermo restando che le acquisizioni della psicomotricità (che mi sembrano più simili a quelle di altre discipline come la psicoanalisi e al fenomenologia) e quella della psicologia sperimentale devono integrarsi nel sapere e nell'operare dello psicomotricista. La psicologia sperimentale distingue la funzione comunicativa dei vari elementi del linguaggio non verbale da quella indicativa ed espressiva. Per questa disciplina il comportamento non verbale deve essere leggibile come codice, prima di potergli attribuire un significato di comunicazione. Il processo di comunicazione interpersonale coinvolge l'uso di canali per la trasmissione dei...

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  • Dalla dipendenza alla autonomia Alfredo Cavaliere Converti (Autonomia Personale e Sociale) 12/06/2013

    Possiamo considerare che tutto lo sviluppo e la crescita verso la maturità può essere visto come un graduale passaggio dalla dipendenza verso l’autonomia, che nei soggetti normali ha un approssimativo consolidamento e compimento nell’età adulta. Nel soggetto disabile questo percorso è molto più complesso e accidentato e va premesso che pur rimanendo l’autonomia l’obiettivo finale ci si trova spesso di fronte a situazioni in cui tale termine ultimo non può, di fatto, essere compiutamente e definitivamente raggiunto. Nella crescita verso l’autonomia il disabile incontra due tipi di ostacoli: Da una parte le difficoltà legate al suo deficit. Dall’altra gli atteggiamenti di paura e le ambivalenze dell’ambiente che interferiscono con il suo grado di autonomia potenziale, pur raggiungibile in qualche misura nella situazione di svantaggio. Spesso anche i genitori, come la gente in genere, che il soggetto disabile incontra, talvolta gli stessi operatori, sviluppano nei suoi confronti un...

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  • LO SVILUPPO COMUNICATIVO - SOCIALE: strumenti di screening e criteri semeiologici nel corso dei primi tre anni di vita. Alfredo Cavaliere Converti (Sviluppo NeuroPsicomotorio) 17/09/2017

    Con il termine di sviluppo comunicativo-sociale viene indicato il processo mediante il quale il bambino acquisisce progressivamente quelle competenze che gli permettono di “capire” e di padroneggiare le modalità comportamentali, i codici comunicativi e le regole che definiscono le relazioni del gruppo sociale di appartenza. Il termine di Sviluppo Comunicativo-Sociale viene attualmente preferito a quello di Processo di Socializzazione, più spesso utilizzato in passato. Il motivo di tale preferenza è legato al fatto che con il termine di Processo di Socializzazione veniva eccessivamente enfatizzato il ruolo dell’ambiente, quale fattore esclusivo nel “plasmare” il bambino e portarlo ad acquisire le regole del gruppo sociale. In questa prospettiva, sia il modello psicoanalitico che quello comportamentista ignoravano le potenzialità del bambino nel condizionare le caratteristiche del processo di socializzazione. Attualmente, viceversa, viene riconosciuto al neonato un preadattamento...

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  • Valutazione e trattamento neuropsicomotorio del bambino con disabilità intellettiva - BIBLIOGRAFIA Ariela Alexovits (Valutazione e trattamento del bambino con disabilità intellettiva) 18/02/2015

    [1] American Association on Mental Retardation "Ritardo mentale. Definizione, classificazione, sistemi di sostegno e quaderni di lavoro" 10^ edizione Vannini 2005 [2] American Psychiatric Association (APA) "Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders- Fourth Edition (DSM-IV) 1994 pagg. 53-61 [3] American Psychiatric Association (APA) "Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders- Fourth Edition (DSM-IV) 1994 pagg. 69-71 [4] American Psychiatric Association (APA) "Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders- Fifth Edition"(DSM-5) 2013 pagg. 37-47 [5] American Psychiatric Association (APA)"Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders- Fifth Edition"(DSM-5) 2013 pagg. 86-94 [6] Benso F. "Funzioni esecutive attenzione apprendimenti: valutazione e cenni sui trattamenti" atti del convegno Genova 2014 [7] Benso F. "Un modello di interazione tra il Sistema Attentivo Supervisore e i sistemi specifici nei diversi apprendimenti" Rivista: "Saggi - child...

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  • Sindrome di Edwards (Trisomia 18) Alfredo Cavaliere Converti (Sindrome di Edwards (Trisomia 18)) 07/07/2007

    Nome Inglese: Edwards syndrome. Frequenza: 1 neonato su 6000. La sindrome di Edwards appartiene al gruppo delle patologie determinate da alterazioni del numero o della struttura dei cromosomi. Si stima che la sindrome di Edwards si presenti in 1 neonato su 6000. I neonati affetti presentano grave ritardo di crescita (anche nel periodo prenatale), grave ritardo mentale, malformazioni multiple: micrognazia (mascella di dimensioni inferiori alla norma), occipite prominente, alterazioni degli arti, cardiopatia, anomalie renali. Alla sindrome sono associati moltissimi difetti che causano morte prematura. La sindrome di Edwards è detta anche trisomia 18, perchè è determinata dalla presenza di 3 copie del cromosoma18, anziché di 2 copie. Il numero totale di cromosomi di un individuo affetto dalla sindrome di Edwards è quindi 47 e non 46, come negli individui sani. Nella maggior parte dei casi il meccanismo che causa la trisomia è la “non disgiunzione” dei cromosomi durante la divisione cellulare che...

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  • Riflesso di rigetto della lingua Alfredo Cavaliere Converti (Il Movimento) 17/09/2010

    Riflesso di rigetto della lingua. Riflesso descritto da Dekaban; consiste nell’espulsione da parte della lingua di alimenti solidi presente solo nei primi tre mesi. Tutti questi riflessi, interessanti la zone periorale, le labbra e la lingua, costituiscono una funzione complessa in cui spesso è difficile scindere le diverse componenti. Il significato di questi riflessi è quello di permettere una adeguata alimentazione. Interessante sottolineare che il rooting reflex e il riflesso dei punti cardinali costituiscono il primo orientamento spaziale del bambino: orientamento del capo verso il capezzolo.

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  • Il gioco Filippo Cattaneo (Il Gioco come Strumento Terapeutico nella Paralisi Cerebrale Infantile) 17/02/2017

    Il ruolo del gioco nello sviluppo infantile Negli anni, diversi autori hanno parlato del gioco, descrivendone il ruolo all’interno dello sviluppo infantile. Vygotskij3 afferma che il bambino, nel gioco, mette in pratica i suoi desideri progredendo, stimolandone l’azione. Mettendo in atto comportamenti al di sopra del proprio livello, si viene a creare una zona di sviluppo prossimale. In quest’ottica, il gioco può essere considerato un’attività che porta allo sviluppo. Immaginazione, interpretazione e volontà sono i processi interni portati all’azione esterna. Lo scopo, come fine ultimo, determina l’atteggiamento affettivo del bambino verso il gioco, giustificando così l’attività. Ricollegandoci alle teorie di Winnicott, il bambino alla nascita si trova in uno stato di “illusione condivisa”4 in cui è lui stesso ha creare la realtà che lo circonda, in assenza di frustrazione. Solo successivamente, la madre sufficientemente buonacrea momenti di disillusione, che aumentano...

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  • Riflesso di Moro Alfredo Cavaliere Converti (Il Movimento) 17/09/2010

    Riflesso di Moro -La prima segnalazione bibliografica di questo riflesso è stata effettuata da Magnus e De Kleijn nel 1912 ma Moro, nel 1918, lo ha descritto accuratamente nelle sue componenti. Questi e altri autori sostengono che il riflesso sia strettamente connesso a stimolazioni labirintiche. Andrè-Thomas e Saint-Anne Dargassies ritengono che gli stimoli scatenanti partano dai propriocettori dei muscoli del collo. Il riflesso di Moro può presentarsi già verso il sesto mese fetale. È presente in tutti i neonati prematuri o nati a termine e in tutte le popolazioni con l’esclusione di una sola tribù africana. Le manovre per la sua ricerca possono essere svariate. Moro lo provocava percuotendo con una mano il cuscino su cui appoggiava il capo del bambino, determinando così, un brusco spostamento del capo rispetto al tronco. Andrè-Thomas e Saint-Anne Dargassies sostenendo, in posizione supina, con una mano il tronco del bambino e con l’altra il capo, provocano il riflesso lasciando...

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  • Le Funzioni Esecutive in Età Evolutiva Elisabetta Troilo (Terapia Interattiva in Età Evolutiva - Funzioni Esecutive) 19/02/2017

    Che Cosa Intendiamo per Funzioni Esecutive? Sono state fornite diverse definizioni rispetto questo complesso sistema cognitivo: Una serie di abilità che permettono alle persone di creare obiettivi, conservarli in memoria, controllare le azioni, prevedere gli ostacoli al raggiungimento degli obiettivi.”[Stuss, 1992] Capacità che consentono alla persona la messa in atto con successo di comportamentiindipendenti, intenzionali e utili.”[Lezak, 1993] Sono indispensabili per un’attività intenzionale e finalizzata al raggiungimento di obiettivi.” [Anderson, 1998] Sono funzioni cognitive di ordine superiore che rendono capaci di formulare obiettivi e piani, ricordare questi piani nel corso del tempo, scegliere ed iniziare azioni che ci permettano di raggiungere quegli obiettivi, monitorare il comportamento e aggiustarlo in modo da pervenire a quegli obiettivi.”[Aron, 2008] Appare dunque evidente come Le Funzioni Esecutive non sono facili da definire, poiché tale termine non si...

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