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Due giorni fa sono stato a Palermo per organizzare anche in quella sede un punto di riferimento dove poter realizzare i nostri protocolli diagnostici e terapeutici. Nell'occasione ho avuto anche un incontro con un giornalista che stava allestendo un servizio televisivo sul tema dell'autismo e della riabilitazione, che prevedeva, tra l'altro, alcune interviste a famiglie di bambini autistici, affinchè raccontassero le loro esperienze. Tra queste, ha parlato anche la mamma di un bambino che cinque anni fa ha cominciato a seguire le nostre terapie a Napoli. Il bambino era già grandicello quando lo vidi per la prima volta, era iperattivo, non verbale, correva dappertutto, non si relazionava, presentava comportamenti sociali inadeguati e ingestibili. Fui chiaro nel dire che non avrei nutrito grandi speranze sul recupero della verbalità, data l'età un po' avanzata. Eppure la sua famiglia, anzichè scoraggiarsi (come una famiglia che ha rifiutato di venire per non spostarsi da un quartiere all'altro della stessa città!) cominciò una lunga e faticosa serie di viaggi da Palermo a Napoli, spostandosi anche con la sorella del bambino, e con un'educatrice che avrebbe progressivamente attinto i contenuti del nostro lavoro, e riproposti quotidianamente al bambino per dargli continuità di lavoro terapeutico. A distanza di ormai tanti anni, il bambino -ora ragazzo- in questione, frequenta la scuola stando in classe tutto il tempo con gli altri, si relaziona, è in grado di partecipare con la famiglia alle attività quotidiane e sociali senza essere di ostacolo o di impedimento, ma soprattutto... ha cominciato a parlare! Rappresenta l'esempio di come si possono ottenere risultati rimboccandosi le maniche superando ogni tipo di ostacolo, a cominciare da quello geografico. Se i genitori avessero atteso l'arrivo in Sicilia del nostro gruppo di operatori, sarebbe trascorso del tempo probabilmente irrecuperabile, date le condizioni di partenza del loro figlio, e l'età neanche più tanto favorevole per avviare il lavoro che ora potranno completare nella loro sede, ma per migliorare dettagli di un percorso che è stato possibile realizzare grazie ad uno spirito di sacrificio che non ha temuto alcun ostacolo.
Concludo ricordando che avevo conosciuto il padre di questo bambino in occasione di un convegno a Milano, dove ci si confrontava tra operatori di diverse metodiche, e lui era venuto solamente per ascoltarci e per scegliere chi lo convincesse di più per affidargli il proprio figlio.
Quando, ieri l'altro, sono rientrato da Palermo, prima di andare in aeroporto sono stato al ristorante con questa famiglia; il ragazzo di cui ho parlato ha cenato con noi, seduto al suo posto, insieme agli altri, come gli altri, ed alla fine mi ha salutato con un bel "ciao Massimo!".
Massimo Borghese