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Essere in attesa di un bambino affetto da anomalie fisiche o cromosomiche chiama in causa tutte le risorse emotive, psicologiche e spirituali di cui si dispone.
Per chi scopre di aspettare un bambino, insieme allo stupore e alla gioia, il pensiero che si affaccia alla mente è: sarà sano? Grazie agli esami di diagnostica prenatale è possibile ricevere informazioni sulle condizioni del feto già dai primi mesi di gravidanza:
  • il prelievo dei villi coriali (I trimestre, 11°/13° settimana) offre la certezza sulla presenza o meno di un'alterazione cromosomica;
  • l'ecografia morfologica (II trimestre, 20°/22° settimana) è in grado di rilevare eventuali malformazioni fisiche.
Il primo esame prevede un rischio di aborto dello 0,4-1%, dovuto alle procedure: la scelta di sottoporsi a questo esame spetta alla futura mamma.
Quando la presenza di problemi per il nascituro diventa una certezza, ai futuri genitori spetta una decisione difficilissima: tenere oppure no questo bambino. Ciascuno deve fare i conti con sè stesso, con le proprie forze, con la propria natura e con le proprie convinzioni etiche e religiose. Importantissimo diventa l'atteggiamento del personale medico. I genitori hanno bisogno di avere informazioni esaurienti; un atteggiamento ottimista o pessimista, da parte del medico, sulla qualità della vita che avrà questo bambino cambia radicalmente la percezione dei genitori.
I genitori che accettano di crescere un bambino disabile non considereranno mai una sfortuna la sua diversità. Instaurare una relazione con un bimbo problematico cambia radicalmente i valori e i punti di riferimento. Nessuno potrà negare la fatica e le preoccupazioni, ma c'è anche una ricchezza nella diversità, che solo le parole espresse proprio da quei genitori possono spiegare. Se si ha paura di non farcela da soli, è possibile chiedere aiuto a persone esperte come psicologi e terapeuti. Sono tante le 'guide' che possono aiutare i genitori in questo delicato compito.