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Un giovane rabbino chiede ad uno anziano: "Perché possediamo due orecchie, ma una sola bocca? " e l'altro rispose: "Perché vuoi dire che si deve ascoltare due volte in più che parlare. "

E' opinione comune che ascoltare significhi solo restare in silenzio (almeno per un po') a sentire ciò che una persona ha da dire, e che quindi sia un processo passivo (non-parlare) anziché attivo (saper ascoltare).

T. Gordon ha proposto tale tecnica che enfatizza il ruolo attivo e propositivo di un tipo particolare di ascolto che è volto a "riflettere" il messaggio dell'altro che ha un feedback (ritorno) di essere stato ascoltato (in tal senso ascoltato = accettato, compreso, capito, accudito, considerato).

Mediante l'ascolto attivo è possibile per l'educatore l'espletarsi del confronto e dello scambio di idee che favoriscono lo stile educativo dell'autorevolezza in cui regole, comportamenti e le attitudini proposti sono discussi e motivati insieme. L'ascolto attivo esprime il linguaggio dell' accettazione e consta di 4 momenti:

  1. Ascolto passivo (silenzio). Permette alla persona di esporre, senza essere interrotto, i propri problemi, e l'ascoltatore ascolta e comprende il messaggio della persona che parla.
  2. Messaggi d'accoglimento. Indicano alla persona che parla che l'ascoltatore lo segue e l'ascolta, possono essere non verbali (cenno della testa, un sorriso, un movimento delle sopracciglia), o verbali ("Ti ascolto, sto cercando di capire, continua, Sì, etc.")
  3. Inviti calorosi. Incoraggiare a parlare e approfondire quanto sta dicendo se il parlante si ferma.
  4. Ascolto attivo. L'ascoltatore "riflette" il messaggio dell'ascoltato, ripetendo solamente il messaggio dell'ascoltato, senza emettere messaggi suoi personali. In tal modo l'ascoltato si sente oggetto di attenzione, non subisce valutazioni negative, capterà l'accettazione e la comprensione dell'ascoltatore e potrà trovare da solo la soluzione ai suoi problemi, oppure chiederà aiuto all'ascoltatore che in tal caso cercherà, insieme all'ascoltato, una soluzione al suo disagio e alle sue richieste (tecnica del problem solving collaborativo con l'ascoltato). In tal modo inizierà un lento processo di cambiamento e di sana crescita, rafforzando la fiducia in se stesso e negli altri.

Esempio

Considerando la teoria della comunicazione classica si può così schematizzare il tutto:
Fonte (Codificazione) -> Messaggio -^ Ricevente (Decodificazione) t____FEEDBACK del Messaggio ricevuto_____]
E' essenziale in tale modello il fatto che il ricevente (l'ascoltatore) rimandi (feedback) alla fonte di comunicazione un messaggio (verbale \ non verbale) che conferma che il ricevente ha compreso il messaggio emerso dalla fonte di comunicazione. Diviene così semplice capire che l'ascoltatore deve innanzitutto preoccuparsi dapprima di "riflettere" e "rispecchiare" il messaggio dell'ascoltato, facendogli capire che l'ascoltatore ha compreso il suo messaggio attraverso il rispecchiamento senza giudizi negativi, così l'ascoltato comprenderà di essere stato accettato e si sentirà più tranquillo e motivato a cercare da solo (autovalutazione e\o problem solving) o con l'aiuto dell'ascoltatore o del gruppo (collaborazione e\o problem solving) una soluzione al suo problema.

L'ascolto attivo trova il suo utilizzo quando attraverso il comportamento o segni evidenti (pianto, isolarsi, etc.) l'altro comunica di avere un problema, è inoltre importante sottolineare che l'ascolto attivo non "rispecchia" le parole quanto
piuttosto i sentimenti (vedi esempio: pianto = dispiacere).

Thomas Gordon ha spiegato l'importanza di tale tecnica specificando che altri tipi di intervento (anche il dare consigli, concordare, ammirare, etc. che sembrano favorire l'accoglienza dell'altro) in realtà sottintendono tutti lo stesso messaggio dell'educatore "Ascolta me, lo so meglio io!".

L'ascolto attivo è particolarmente importante soprattutto perché il linguaggio è estremamente ambiguo e non sempre vi è una corrispondenza tra il significato e la parola.

Le affermazioni di ascolto riflessivo possono essere piuttosto semplici, a volte si tratta di una ripetizione di una o due parole che permetterà al bambino di esplicitare meglio ciò che voleva dire.

Spesso è utile, soprattutto quando si vuole favorire l'esplorazione personale, attenuare leggermente quello che il soggetto dice, soprattutto quando vi è di mezzo un contenuto emozionale.