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2013-04-13-napoli

Titolo del corso: Mobbing, sintomi e conseguenze, aspetti giuridici e psicologici - 13 aprile 2013 - Napoli

Data Inizio: 13 04 2013

Tipologia Formativa: Corso Residenziale

Sede dell' Evento: Napoli, presso HOTEL SAN FRANCESCO AL MONTE, Corso Vittorio Emanuele 328

Obiettivi:

  1. Acquisizione competenze tecnico-professionali: RUOLO DEL MOBBER, DELL'ORGANIZZAZIONE E DEL MOBBIZZATO
  2. Acquisizione competenze di processo: CONSEGUENZE PSICOLOGICHE DEL MOBBIZZATO E COMPORTAMENTI ATTI A MOBBIZZARE
  3. Acquisizione competenze di sistema: CASISTICA ELABORATA DALLA MEDICINA DEL LAVORO E DALLA PSICOLOGIA CLINICA

Programma:

Negli studi finora condotti si è potuto constatare che alla base dei processi di Mobbing si evidenzia molto spesso un conflitto concernente l’organizzazione del lavoro non adeguatamente gestito per cui diventa un conflitto personale. In alcuni casi non è l’organizzazione del lavoro in sé, ma la personale interpretazione di un dirigente o di un operatore aziendale con compito di supervisore, che da il via a situazioni stressanti irreversibili che poi sfociano nel fenomeno Mobbing per depistare stati di inettitudine dirigenziale e decisionale, a scapito del soggetto ritenuto più fragile psicologicamente o più esposto socialmente. Comunque sullo scenario del terrorismo psicologico e delle vessazioni, dello stile spesso ambiguo e certamente insicuro e confuso dei mobbizzati nell’esporre i propri problemi sono stati spesso riscontrati problemi concernenti una cattiva gestione del lavoro, una scarsa capacità del management, la presenza di norme interne ambigue o comunque poco chiare, ruoli mal definiti o di comodo e contraddittori. Da tutto questo ne deriva talvolta una cattiva e confusionaria gestione del conflitto che vede i dirigenti prendere le parti in maniera indiscriminata o utile soltanto a loro senza prendere coscienza del conflitto, anzi ignorandolo, facendo finta che una situazione di Mobbing non esiste. La stessa personalità pre-Mobbing viene spesso sfruttata negativamente per discolpare il mobber o per dimostrare, con l’aiuto delle istituzioni, che l’azienda non ha alcuna responsabilità o che comunque il conflitto sorto nell’ambito dell’ambiente di lavoro è stato determinato da precedenti disturbi psicologici e traslativi del soggetto mobbizzato, legati alla sua personalità, al suo carattere ed ai suoi specifici problemi personali e sociali, senza perciò tenere conto dei fattori ambientali e situazionali inerenti al lavoro; vengono allora utilizzati procedimenti stereotipaci per stigmatizzare il mobbizzato ponendolo in cattiva luce e creando in lui stati confusionali e di crisi esistenziale, in un clima ossessivo di pregiudizi e di condizionamenti che portano poi ad una crisi di identità o ad una dissociazione mentale a gravi contenuti depressivi. Si è notato che anche tra i colleghi di lavoro non direttamente investiti primariamente dal fenomeno Mobbing si viene spesso a creare una situazione di protesta iniziale, con rivendicazioni e conflitti denunciati, fino ad uno scontro diretto con l’organizzazione del lavoro che in alcuni casi raggiunge anche il licenziamento spontaneo o forzato. Tra coloro che invece restano nell’organizzazione, vuoi per paura di rimanere senza lavoro, vuoi per condizionamenti manageriali ed istituzionali, si viene a formare una specie di corazza psicologica che ostacola una forma di libero contatto obiettivo e criticamente costruttivo. Talvolta i pazienti si autoconvincono di essere loro stessi la causa di tutto il dissesto psicologico ed organizzativo del lavoro, venendosi così a trovare in un processo altamente distruttivo e vessatorio per il sé e per il suo equilibrio psicofisico. Il fatto stesso di considerarsi realmente malato, soggetto a grave stato di stress, il mobbizzato avverte un senso profondo di inadeguatezza e di sfiducia in sé e negli altri che lo rende incapace di realizzare le istanze del compito assegnatogli e le stesse sue capacità traslative e sociali. Per tutti questi motivi i mobbizzati hanno paura di cambiare lavoro e quindi si trincerano sempre più nel passato considerando catastrofica e altamente lesiva l’eventuale perdita del posto di lavoro coperto dentro l’organizzazione. Si verifica una situazione di mobbing quando un dipendente è oggetto ripetuto di soprusi da parte dei superiori e, in particolare, quando vengono poste in essere pratiche dirette ad isolarlo dall’ambiente di lavoro o ad espellerlo con la conseguenza di intaccare gravemente l’equilibrio psichico dello stesso, menomandone la capacità lavorativa e la fiducia in se stesso e provocando catastrofe emotiva, depressione e talora persino il suicidio.

Il termine mobbing è stato coniato agli inizi degli anni settanta dall'etologo Konrad Lorenz per descrivere un particolare comportamento aggressivo tra individui della stessa specie con l'obbiettivo di escludere un membro dello stesso gruppo. Il “mobbing” rappresenta una nuova forma di tutela del lavoratore contro gli ambienti ostili, denigratori e persecutori, in cui sempre più spesso è costretto a lavorare, che possono sfociare in dimissioni volontarie e vere e proprie patologie professionali. L’obiettivo del corso è di sensibilizzare l’utenza a riconoscere i casi in cui può concretizzarsi tale forma di sopruso, conoscere gli strumenti per difendersi e le potenziali sanzioni per i sopraffattori. Per quanto poi concerne i comportamenti atti a mobbizzare, la casistica è assai ampia, variegata e complessa, tuttavia la Medicina del Lavoro e la Psicologia Clinica hanno voluto elaborare un elenco;

  1. Comportamenti che tendono ad isolare fisicamente il lavoratore (trasferimento in altra sede, blocco dei flussi di informazione strumentali al lavoro, privazione di attrezzature quali computer, telefono, posta ecc.).
  2. Comportamenti che incidono sulle relazioni del lavoratore all’interno dell’azienda (diffusione di dicerie sulla persona,sulla famiglia e sugli amici, mancata convocazione a riunioni, esclusione da conferenze e corsi di aggiornamento ecc.).
  3. Comportamenti che pregiudicano la reputazione del soggetto (ridicolizzazione, enfatizzazione negativa dei difetti personali e degli oggetti usati dalla vittima, diffusione di maldicenze ecc.).
  4. Comportamenti tendenti ad attribuire mansioni dequalificanti, umilianti, degradanti.
  5. Comportamenti che revocano e non concedono periodi richiesti di ferie o permessi vari.
  6. Molestie sessuali.

Detti comportamenti ripetuti quotidianamente e costantemente per almeno sei mesi spesso sono causa nel lavoratore aggredito di disturbi fisici quali : disturbi tiroidei, disturbi cardiocircolatori, disturbi gastrici e del sistema digerente, ipertensione, disturbi del sistema urinario e della sfera sessuale, dolori osteoarticolari, calo delle difese immunitarie con subentrante vulnerabilità a malattie sistemiche e multifattoriali come le cefalee, sudorazione improvvisa, disturbi somatomorfici, insonnia tenace, disturbi della concentrazione e della memoria, ansia e attacchi di panico, depressione, sindrome dissociativa ecc. Nella descrizione del fenomeno Mobbing gli autori hanno dato, via via, importanza a fattori patogeni diversi e a risultati psicologici e clinici che prediligono l’aspetto psicologico con le corrispettive problematiche sanitarie psicofisiche o l’aspetto sociale con i danni interpersonali e comunicativi che ne derivano. Leymann ha elaborato un modello che si compone di quattro fasi.

I^ Fase : Si evidenziano conflitti generici tra il lavoratore e i suoi colleghi e/o col datore di lavoro, che si potranno risolvere in breve tempo oppure concretizzarsi progressivamente in una situazione di Mobbing.

II^ Fase : Il conflitto generico e quotidiano diventa continuativo e si trasforma in Mobbing vero e proprio, essendo stati individuati i ruoli di mobber (persecutore) e di mobbizzato (vittima).

III^ Fase : Iniziano le violazioni dei diritti del lavoratore con trasferimenti improvvisi, declassamenti, dicerie ecc.

IV^ Fase : Il mobbizzato si ammala di ansia, angoscia, depressione, disturbi psicosomatici ecc.

Prenotazione / Iscrizione: 29 03 2013

Quota in €: 100

 


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Crediti ECM: SI

Destinatari: Medici - Biologi - Tecnico sanitario lab. biomedico - Tecnico san. di rad. medica - Psicologi e Psicoterapeuti - Terapisti della neuro e psicom. età evolutiva - Logopedisti - Fisioterapisti - Terapisti occupazionali - Educatori - Assistenti sanitari - Infermiere - Infermiere pediatrico - Tecnici della riab. psichiatrica

Relatori: Dott. Mauro Lo Castro - Psicologo-Formatore-CTP

N° ore: 10

N° di partecipanti: 50

Segreteria organizzativa: Laborform via Ernesto Monaci 21, 00161 ROMA

  • Tel. 333.8194364
  • Fax. 06-44238784
  • Sito: www.laborform.it
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Altre info: Crediti ECM 15

Allegati:
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