PREMESSA - Immagine di sè e schema corporeo

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Tesi di Laurea di: Luciano MONTEFUSCO

Alcuni mesi fa durante una lezione sentii un professore pronunciare questa frase : “Il malessere di una persona dipende da una limitazione dell’espressività che riguarda primariamente la voce e il corpo”.
Poi continuò dicendo : “Di una problematica organica ne risente la mente, viene coinvolto il piano affettivo-relazionale”.

Si parlava di disabilità. Mi venne in mente che già Parmenide nel V sec. a.C. affermava l’unità inscindibile tra mente e corpo, ma soprattutto cercai di immaginare come possa riflettersi su una mente un corpo “non completo”, o comunque quali siano le implicanze di una corporeità che percepiamo in un certo modo. Sapevo già che in seguito ad un danno cerebrale, per esempio, un bambino può essere incapace di controllare e muovere il capo, gli occhi, il tronco e gli arti in maniera normale ; può non essere capace di acquisire adeguate esperienze tattili, manipolative, locomotorie, visive, uditive, coordinative.

Da tutto ciò deriva  un alterato processo di identità, di acquisizione della realtà, della relazione oggettuale, dell’adattamento all’ambiente e di relazione.
Il vissuto del corpo ha quindi un’importanza fondamentale per la salute di tutta la persona, e questo indipendentemente dalla presenza di una lesione cerebrale. Corpo è possibilità di conoscere, di agire, è incontro con l’altro, è sessualità che implica l’acquisizione di una specifica identità; ma corpo è anche ingombro, malattia e intralcio nel rapporto con gli altri.

Da qui l’interesse per questo lavoro il cui tema non è certamente nuovo ma che rappresenta un cardine nell’ambito della Terapia Psicomotoria, nella convinzione che lo sviluppo pieno della persona passa attraverso tutti i tipi di linguaggio, ma che ogni tipo di linguaggio trova forma e condizioni di sviluppo nel linguaggio corporeo che in età evolutiva si configura  come modalità espressiva più importante.

Nel bambino infatti è l’esperienza corporea  il punto di partenza per approdare alle capacità mentali e realizzare quella sintesi di corpo e pensiero che esprime la totalità dell’uomo, il suo essere , nel senso più pieno.
“E infatti, a seconda del rapporto che in ciascuno si instaura tra le mobili parti che lo costituiscono, così negli uomini si determina la mente; poiché è sempre lo stesso ciò che negli uomini pensa: la natura delle sue parti costituenti, in tutti e in ciascuno.
Il pensiero è infatti l’insieme di tutti questi rapporti”.

(Parmenide)


📝 Aggiornamento (Agosto 2025)

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha rafforzato ulteriormente il concetto di unità corpo-mente. Studi di neuroscienze dello sviluppo e di psicologia dell’età evolutiva dimostrano che:

  • Le esperienze motorie precoci influenzano direttamente lo sviluppo delle funzioni cognitive superiori.
  • La relazione corpo-emozioni è bidirezionale: il corpo veicola emozioni e al tempo stesso le emozioni modulano la postura, il tono muscolare e la motricità.
  • Nei soggetti con disabilità neuromotorie, interventi integrati di terapia neuropsicomotoria e approcci psicoeducativi favoriscono la costruzione dell’identità e la partecipazione sociale.

Approfondimento terapeutico

La neuropsicomotricità lavora sulla globalità della persona, promuovendo:

  • Consapevolezza corporea come base per lo sviluppo del sé.
  • Esperienze senso-motorie per arricchire le rappresentazioni mentali.
  • Integrazione affettivo-relazionale come prerequisito per il benessere psicologico.

❓ FAQ sul tema corpo-mente in età evolutiva

Qual è il ruolo del corpo nello sviluppo delle funzioni cognitive?
Il corpo rappresenta la prima “palestra cognitiva”: attraverso il movimento e l’esplorazione sensoriale il bambino costruisce le basi del pensiero astratto.

Perché la neuropsicomotricità è fondamentale nei bambini con disabilità?
Perché lavora sull’integrazione tra movimento, emozioni e relazioni, favorendo un percorso di crescita globale che tiene conto delle potenzialità residue e delle risorse affettive.

Cosa dice la filosofia antica a riguardo?
Già Parmenide e, successivamente, Platone e Aristotele, riconoscevano l’indissolubilità di corpo e mente, intuizione oggi confermata dalle neuroscienze.

Conclusione

La riflessione sull’unità di corpo e mente non appartiene solo alla filosofia antica, ma trova oggi conferma scientifica e applicazioni concrete in ambito clinico e riabilitativo. La terapia neuropsicomotoria si pone come ponte tra corporeità ed espressività, tra movimento e pensiero, promuovendo lo sviluppo armonico della persona.


Indice

 

PREMESSA

   
Capitolo 1 1 CONCETTO DI "SCHEMA" E DI "IMMAGINE"
  1.1. CENNI STORICI
  1.2. ALCUNE DEFINIZIONI
  1.3. IN SINTESI
  1.4. ALTRI TERMINI DA DEFINIRE
  1.5. IL VISSUTO CORPOREO
Capitolo 2 2 EVOLUZIONE DELLO SCHEMA CORPOREO
  2.1. NEUROANATOMIA
  2.2. PSICOLOGIA
  2.3. LE FASI DELLA STRUTTURAZIONE
  2.4. ALCUNI ASPETTI DELL’ EVOLUZIONE
  2.5. LATERALITA’ E LATERALIZZAZIONE
  2.6. STUDI SULLO SVILUPPO DELLO SCHEMA CORPOREO
Capitolo 3 3 I DISTURBI DELLO SCHEMA CORPOREO
  3.1. COME CLASSIFICARE
  3.2. CHE COSA COMPORTANO TALI DISTURBI
  3.3. VALUTAZIONE DELLO SCHEMA CORPOREO
Capitolo 4 4 SCHEMA CORPOREO : TRATTAMENTO
  4.1. DIVERSI APPROCCI TERAPEUTICI
  4.2. TERAPIA PSICOMOTORIA
  4.3. CONCLUSIONE
   
  BIBLIOGRAFIA e RIFERIMENTI LINKS
   
  Tesi di Laurea di: Luciano MONTEFUSCO

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