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Strisciare e gattonare: perché sono importanti nello sviluppo del bambino

Strisciare e gattonare: bambino che gattona durante il movimento libero a terra
Strisciare e gattonare sono esperienze importanti di movimento libero a terra: aiutano il bambino a esplorare lo spazio, organizzare il corpo e costruire nuove competenze.

Strisciare e gattonare sono tappe importanti dello sviluppo psicomotorio del bambino. Attraverso il movimento a terra, il bambino non si limita a spostarsi da un punto all’altro: impara a conoscere il proprio corpo, a coordinare braccia e gambe, a usare meglio le mani, a esplorare lo spazio e a interagire in modo più attivo con l’ambiente.

Il gattonamento non deve però essere letto come una scadenza rigida uguale per tutti. Alcuni bambini gattonano in modo classico su mani e ginocchia, altri strisciano, rotolano, si spostano da seduti o trovano modalità personali di movimento. L’aspetto più importante è osservare la qualità dello sviluppo globale: postura, forza, simmetria, iniziativa, curiosità, uso delle mani, relazione e progressiva autonomia.

In sintesi: strisciare e gattonare favoriscono coordinazione, controllo posturale, integrazione sensoriale, uso delle mani, esplorazione dello spazio e iniziativa motoria. Non tutti i bambini gattonano nello stesso modo, ma quando un genitore ha dubbi persistenti è utile parlarne con il pediatra e, se necessario, con un professionista dell’età evolutiva.

Differenza tra strisciare e gattonare

Prima del gattonamento vero e proprio molti bambini sperimentano diverse modalità di spostamento. Queste esperienze non sono “sbagliate”: rappresentano tentativi attraverso cui il bambino impara a organizzare il corpo nello spazio.

Che cosa significa strisciare

Strisciare significa spostarsi mantenendo gran parte del corpo a contatto con il pavimento. Il bambino può trascinarsi in avanti con le braccia, spingere con le gambe, muoversi indietro, ruotare su se stesso o combinare più strategie.

Che cosa significa gattonare

Gattonare, nella forma più conosciuta, significa spostarsi a quattro appoggi, generalmente su mani e ginocchia, alternando braccio e gamba opposti. Questa modalità richiede maggiore controllo del tronco, stabilità delle spalle e del bacino, forza degli arti e coordinazione bilaterale.

Attenzione: non esiste un solo modo “giusto” di gattonare. Alcuni bambini utilizzano schemi diversi e comunque funzionali. È importante osservare se il bambino è curioso, prova a spostarsi, usa entrambi i lati del corpo e costruisce progressivamente nuove competenze.

A quanti mesi iniziano a gattonare i bambini?

Molti bambini iniziano a sperimentare forme di spostamento a terra tra il secondo semestre di vita e la fine del primo anno. Spesso, prima del gattonamento, compaiono segnali preparatori come:

  • mantenere meglio la posizione prona;
  • spingere sulle braccia;
  • dondolarsi avanti e indietro su mani e ginocchia;
  • ruotare sul pavimento;
  • strisciare in avanti o all’indietro;
  • passare da seduto alla posizione prona o viceversa;
  • cercare di raggiungere un oggetto posto poco distante.

In modo orientativo, molti bambini iniziano a gattonare tra gli 8 e i 10 mesi, ma la variabilità individuale è ampia. Le finestre di acquisizione delle tappe motorie non devono essere interpretate come date fisse: alcuni bambini raggiungono certe competenze prima, altri dopo, e una parte dei bambini può non presentare un gattonamento classico su mani e ginocchia.

Strisciare e gattonare a quanti mesi: indicativamente tra 8 e 10 mesi
Molti bambini iniziano a spostarsi a terra tra gli 8 e i 10 mesi, ma le tappe sono orientative e ogni bambino ha i propri tempi.

Perché strisciare e gattonare sono importanti nello sviluppo

Strisciare e gattonare sono esperienze preziose perché coinvolgono contemporaneamente molte aree dello sviluppo. Il bambino deve organizzare postura, equilibrio, forza, coordinazione, attenzione, intenzione e relazione con l’ambiente.

Il movimento a terra favorisce in particolare:

  • controllo posturale: il bambino impara a stabilizzare tronco, spalle e bacino;
  • coordinazione bilaterale: braccia e gambe lavorano in modo alternato e coordinato;
  • integrazione sensoriale: vista, tatto, propriocezione e sistema vestibolare collaborano durante il movimento;
  • uso delle mani: il carico sulle mani prepara stabilità di polsi, palmo e dita;
  • esplorazione dello spazio: il bambino può raggiungere oggetti e persone in modo più autonomo;
  • iniziativa e motivazione: il desiderio di raggiungere qualcosa sostiene intenzionalità, problem solving e tolleranza alla frustrazione;
  • relazione: il bambino condivide scoperte, richiama l’adulto, si allontana e ritorna in una dinamica di sicurezza affettiva.
Perché strisciare e gattonare sono importanti: postura, mani, esplorazione e coordinazione
Il movimento libero a terra sostiene controllo posturale, coordinazione, uso delle mani, esplorazione dello spazio e autonomia.

Gattonamento e integrazione sensoriale-motoria

Il gattonamento mostra bene come i sistemi sensoriali e motori lavorino insieme. Per spostarsi a terra, il bambino deve percepire il proprio corpo, organizzare la spinta contro il pavimento, regolare il tono muscolare, orientarsi nello spazio e adattare continuamente il movimento.

  • Sistema vestibolare: aiuta a percepire posizione, equilibrio e cambiamenti del corpo nello spazio.
  • Sistema propriocettivo: informa il bambino su posizione e movimento di muscoli e articolazioni.
  • Tatto: mani, ginocchia, piedi e corpo ricevono informazioni dal pavimento e dagli oggetti.
  • Vista: lo sguardo guida il movimento verso persone, giochi e punti dello spazio.
  • Forza e stabilità: spalle, braccia, mani, tronco, bacino e gambe collaborano per sostenere e spostare il corpo.

Questa integrazione contribuisce alla costruzione della mappa corporea, cioè alla progressiva consapevolezza di come il corpo si muove, si orienta e si adatta nell’ambiente.

Pianificazione motoria e problem solving

Strisciare e gattonare richiedono anche pianificazione motoria: il bambino deve immaginare un’azione, provare a realizzarla, correggere il movimento e riprovare. Per raggiungere un gioco deve valutare la distanza, spostare il peso, coordinare braccia e gambe, superare piccoli ostacoli e adattare il corpo al pavimento.

In questa fase il bambino sperimenta anche una forma iniziale di problem solving corporeo: prova, sbaglia, cambia strategia, si avvicina all’obiettivo, si ferma, riparte e chiede il supporto dell’adulto quando ne ha bisogno. È proprio questa combinazione tra movimento, motivazione e relazione a rendere il gattonamento un’esperienza così ricca.

Gattonamento e abilità fino-motorie

Le abilità fino-motorie, come usare polsi, mani e dita in modo preciso, non dipendono solo dalla mano. Hanno bisogno anche di un buon controllo posturale, di stabilità delle spalle e del tronco, e di una base corporea sufficientemente organizzata.

Durante il gattonamento il bambino carica il peso sulle mani. Questa esperienza può favorire:

  • stabilità di spalle, gomiti e polsi;
  • apertura del palmo;
  • percezione tattile delle mani;
  • forza e controllo durante l’appoggio;
  • coordinazione tra sguardo e mano;
  • uso più intenzionale degli oggetti durante l’esplorazione.

Queste competenze non “producono automaticamente” abilità future come scrivere o allacciare le scarpe, ma costituiscono esperienze corporee utili per la maturazione globale della coordinazione, della stabilità e dell’uso funzionale delle mani.

Gattonamento, comunicazione e abilità oro-motorie

Lo sviluppo del bambino è globale: movimento, postura, esplorazione, comunicazione e alimentazione evolvono insieme. Quando il bambino diventa più attivo nello spazio, aumentano anche le occasioni di comunicare: guarda l’adulto, richiama l’attenzione, mostra interesse, protesta, chiede, imita e condivide scoperte.

Per questo motivo il gattonamento non va interpretato come causa diretta del linguaggio, ma come parte di un periodo evolutivo in cui il bambino sviluppa nuove competenze motorie, relazionali, attentive e comunicative.

In parallelo, nella seconda metà del primo anno, possono maturare anche competenze legate all’alimentazione e alle abilità oro-motorie: gestione di consistenze diverse, movimenti più coordinati di labbra, lingua e mandibola, maggiore partecipazione ai momenti di pasto e alle routine comunicative.

Messaggio importante: il gattonamento è prezioso, ma non va caricato di significati rigidi. Non tutti i bambini che non gattonano avranno difficoltà future. È il profilo globale del bambino che va osservato: movimento, postura, relazione, uso delle mani, comunicazione, curiosità e progressione nel tempo.

Se il bambino non gattona, bisogna preoccuparsi?

Non necessariamente. Alcuni bambini saltano il gattonamento classico e arrivano alla stazione eretta o al cammino attraverso modalità diverse. Altri preferiscono strisciare, rotolare, spostarsi da seduti o muoversi in modo personale.

Più che chiedersi soltanto “gattona o non gattona?”, è utile osservare:

  • se il bambino mostra desiderio di muoversi ed esplorare;
  • se usa entrambi i lati del corpo in modo abbastanza armonico;
  • se riesce a stare seduto con crescente stabilità;
  • se prova a cambiare posizione;
  • se afferra, passa e manipola gli oggetti;
  • se guarda, vocalizza, sorride, richiama l’adulto o partecipa alla relazione;
  • se nel tempo compaiono progressi, anche piccoli.

Quando lo sviluppo appare armonico e in progressione, l’assenza di un gattonamento classico può rientrare nella variabilità individuale. Se invece sono presenti rigidità, ipotonia, asimmetrie, perdita di competenze, scarso interesse verso l’ambiente o assenza di progressi, è opportuno chiedere un parere.

Se il bambino non gattona: cosa osservare nello sviluppo psicomotorio
Se il bambino non gattona, è utile osservare l’andamento globale dello sviluppo: postura, simmetria, esplorazione, iniziativa e progressi nel tempo.

Come favorire strisciare e gattonare nella quotidianità

Il modo migliore per favorire il movimento a terra è offrire al bambino occasioni sicure, piacevoli e non forzate di esplorazione. Non serve “insegnare” il gattonamento in modo rigido: è più utile predisporre un ambiente che permetta al bambino di provare, muoversi e sperimentare.

  • Favorire il tempo a terra: quando il bambino è sveglio e supervisionato, proporre momenti su tappeto o superficie sicura.
  • Alternare le posizioni: supino, fianco, prono, seduto, sempre rispettando le competenze del bambino.
  • Usare giochi motivanti: posizionare un oggetto interessante poco distante, senza renderlo irraggiungibile.
  • Stare al suo livello: l’adulto può mettersi a terra, chiamarlo, sorridere, incoraggiarlo e condividere l’esperienza.
  • Lasciare tempo: piccoli tentativi, pause, errori e ripetizioni fanno parte dell’apprendimento motorio.
  • Rendere sicuro l’ambiente: proteggere spigoli, prese, scale, cavi, piccoli oggetti e materiali pericolosi.

Cosa evitare

  • Evitare di forzare posture: non mettere il bambino a lungo in posizioni che non riesce ancora a raggiungere o mantenere da solo.
  • Limitare il tempo nei contenitori: sdraiette, ovetti, seggiolini e dispositivi simili sono utili in alcuni momenti, ma non devono sostituire il movimento libero a terra.
  • Non anticipare il cammino: tenere il bambino continuamente in piedi o farlo “camminare” prima che sia pronto può non rispettare i suoi tempi maturativi.
  • Evitare il girello: i girelli non sono necessari per imparare a camminare e sono associati a rischi di sicurezza; diverse fonti pediatriche ne sconsigliano l’uso.
  • Non confrontare continuamente: ogni bambino segue un proprio ritmo; il confronto con altri bambini può creare ansia e non aiuta a osservare il profilo reale.

Quando chiedere un parere al pediatra o a un professionista dell’età evolutiva

È consigliabile confrontarsi con il pediatra quando un genitore ha dubbi persistenti sullo sviluppo motorio, posturale, comunicativo o relazionale del bambino. Il pediatra potrà valutare se è necessario un approfondimento con un professionista dell’età evolutiva, come il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva.

  • perdita di competenze già acquisite;
  • movimenti molto poveri, poco variabili o poco intenzionali;
  • marcata rigidità o marcata ipotonia;
  • asimmetrie persistenti nell’uso del corpo;
  • uso prevalente di un solo lato del corpo o di una sola mano in modo molto precoce e persistente;
  • difficoltà importanti nel mantenere la seduta rispetto all’età;
  • assenza di iniziativa nel raggiungere oggetti o persone;
  • scarso interesse verso il volto, la voce o il gioco condiviso;
  • assenza di progressi nel tempo;
  • preoccupazione costante della famiglia.

Un approfondimento precoce non significa necessariamente che ci sia un disturbo. Può servire a comprendere meglio il profilo del bambino, rassicurare la famiglia, proporre semplici indicazioni quotidiane o, quando necessario, avviare un percorso di osservazione e intervento.

Il ruolo del Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva

Il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva osserva il bambino nella sua globalità, considerando movimento, postura, tono, coordinazione, gioco, relazione, comunicazione, attenzione, uso delle mani, regolazione, iniziativa e autonomie emergenti.

Nel caso di difficoltà, il lavoro neuropsicomotorio non mira a “far gattonare” il bambino in modo meccanico, ma a sostenere l’organizzazione globale dello sviluppo attraverso esperienze di movimento, gioco, relazione e coinvolgimento della famiglia.

Cosa può fare il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva nello sviluppo del bambino
Il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva osserva il bambino nella sua globalità e supporta la famiglia con indicazioni utili per favorire esperienze quotidiane di movimento, gioco e relazione.

Durante l’osservazione, il professionista può valutare come il bambino organizza il movimento a terra, se utilizza entrambi i lati del corpo, come sostiene il peso su mani e braccia, come passa da una posizione all’altra, come esplora lo spazio e in che modo coinvolge lo sguardo, la relazione e l’iniziativa comunicativa.

Il supporto alla famiglia è una parte importante dell’intervento: spesso piccoli accorgimenti nella quotidianità, come proporre più tempo a terra, organizzare meglio lo spazio, scegliere giochi semplici e motivanti o ridurre il tempo in dispositivi contenitivi, possono favorire esperienze più ricche e rispettose dei tempi del bambino.

In pratica: il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva non osserva solo la singola abilità del gattonare, ma il modo in cui il bambino usa il corpo, esplora l’ambiente, entra in relazione, comunica, si regola e costruisce progressivamente autonomia.

Domande frequenti su strisciare e gattonare

È obbligatorio che un bambino gattoni?

No. Molti bambini gattonano, ma alcuni utilizzano modalità diverse di spostamento o saltano il gattonamento classico. È importante osservare lo sviluppo globale e la presenza di progressi nel tempo.

Gattonare a quanti mesi è normale?

Molti bambini iniziano a gattonare o a spostarsi a terra tra gli 8 e i 10 mesi, ma la variabilità individuale è ampia. Alcuni iniziano prima, altri dopo, altri si muovono con modalità differenti.

È un problema se il bambino striscia ma non gattona?

Non sempre. Strisciare può essere una modalità funzionale di spostamento o una fase che precede il gattonamento. È utile osservare se il bambino usa entrambi i lati del corpo, mostra iniziativa e continua a progredire.

Come posso aiutare mio figlio a gattonare?

Puoi favorire il movimento libero a terra, proporre giochi motivanti poco distanti, metterti al suo livello, incoraggiarlo senza forzare e rendere sicuro l’ambiente.

Il girello aiuta a camminare?

No. Il girello non è necessario per imparare a camminare e può ridurre le occasioni di movimento libero. Inoltre è associato a rischi di sicurezza.

Quando devo chiedere un parere?

È utile chiedere un parere se il bambino perde competenze, appare molto rigido o molto ipotonico, usa in modo persistente solo un lato del corpo, mostra scarso interesse verso l’ambiente o non presenta progressi nel tempo.

Cosa può fare il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva?

Può osservare lo sviluppo globale del bambino, valutare movimento, postura, gioco e relazione, offrire indicazioni pratiche alla famiglia e proporre attività adeguate per sostenere il movimento libero, l’esplorazione e l’autonomia emergente.

Approfondimenti sul sito

Fonti e approfondimenti scientifici


Ultimo aggiornamento: giugno 2026.


Tradotto da babysparks.com e implementato

Il bambino presenta disturbi nell'area della NEURO e PSICOMOTRICITÀ - Che cosa devo fare?

Tratto da www.neuropsicomotricista.it  + Titolo dell'articolo + Nome dell'autore (Scritto da...) + eventuale bibliografia utilizzata

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