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La dislessia rientra, insieme alla disortografia e alla discalculia, nei disturbi specifici dell’apprendimento; il termine specifici sta ad indicare che tali disturbi sono propri di bambini che non presentano difficoltà sensoriali o motorie, danni cerebrali, difficoltà emotive oppure situazioni di svantaggio socio-economico. All’interno di tali disturbi si possono distinguere quadri clinici di natura diversa:

  • disturbi di tipo maturativi con un rallentamento dei processi di apprendimento o una insufficiente elaborazione dei prerequisiti di base;
  • atipie di sviluppo con deficit più selettivi e marcati in determinate aree; in questi casi il bambino attiva strategie di compenso, ma le performance rimangono comunque inadeguate.
    Queste sottili distinzioni, più che un carattere puramente teorico evidenziano la necessità di una attenta valutazione col fine di stabilire un profilo funzionale inteso come analisi delle abilità possedute e dei compensi utilizzati all’interno del disturbo stesso.
    Altro aspetto da tenere in debita considerazione è il modo in cui il bambino vive il suo disturbo, sia nell’ambiente sociale di riferimento che in ambito scolastico; infatti ripetuti insuccessi e frustrazioni possono far insorgere secondariamente al disturbo di apprendimento problematiche di natura emotiva e relazionale.