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Evoluzione e adattamento del bambino nell’interazione con l’ambiente

CAPITOLO 1: EVOLUZIONE E ADATTAMENTO DEL BAMBINO NELL’INTERAZIONE CON L’AMBIENTE

IL CONTESTO AMBIENTALE E IL SUO RUOLO NELLO SVILUPPO DEL BAMBINO

ADATTAMENTO AL CONTESTO E SVILUPPO DELLA RESILIENZA

LA FIGURA DELLO SCAFFOLDING COME FATTORE PROTETTIVO PER L’ADATTAMENTO

IL TERAPISTA DELLA NEURO E PSICOMOTRICITÀ DELL'ETÀ EVOLUTIVA (TNPEE)

INDICE PRINCIPALE

INDICE

IL CONTESTO AMBIENTALE E IL SUO RUOLO NELLO SVILUPPO DEL BAMBINO

Il lungo e complesso percorso neuroevolutivo del bambino inizia fin dalla sua nascita quando, abbandonando l’ambiente intra-uterino materno nel quale è cresciuto fino a quel momento, si inserisce in un nuovo ambiente ancora tutto da scoprire: il mondo.

Questo nuovo contesto di vita accompagna il piccolo durante il suo intero percorso di crescita, influenzandolo fin da subito. La sua evoluzione, infatti, dipende da numerosi fattori, tra cui quelli intrinsechi genetici-biologici che determinano le basi del suo sviluppo quali, ad esempio, i caratteri ereditari, il temperamento, l’intelligenza e la personalità, e i fattori estrinsechi di tipo ambientale come i legami relazionali, le aspettative, l’apprendimento e la tipologia e la quantità di eventi ambientali stressanti (Costantino & Camuffo, 2009).

Entrambi i fattori, ponendosi come elementi di protezione o di rischio, intervengono e modificano positivamente o negativamente il processo di crescita del piccolo e una particolare influenza è esercitata da quelli estrinsechi; le spinte ambientali, infatti, durante il corso dello sviluppo, si scontrano, completano e modificano quelle genetiche, contribuendo a determinare le future traiettorie evolutive del bambino, nonché a dirigere e correggere il suo percorso di crescita. Di conseguenza, la complessa e dinamica intersezione e il bilancio tra fattori intrinsechi ed estrinsechi contribuisce a condizionare, favorire, ostacolare, promuovere, accelerare, deviare e ri-direzionare il suo neurosviluppo (Militerni, et al., 2021).

L’ambiente, pertanto, fin dai primi giorni, si configura come un elemento significativo nella vita di ogni bimbo ed esso non comprende solo gli aspetti fisici e strutturali del luogo in cui è inserito, ma assume una valenza di più ampio e complesso significato.

A tal proposito, spesso ci si riferisce all’ambiente identificandolo come contesto, inteso come l’insieme degli aspetti fisici, sociali, culturali, economici e storici della situazione in cui un individuo è inserito e che ne comprende diversi luoghi, persone, attività, ruoli e condizioni (Barone, 2019).

Tutti questi elementi interconnessi tra loro sono indispensabili per spronare la motivazione e l’attivazione del piccolo rispetto alla conoscenza e all’esplorazione del mondo che lo circonda, ricevendo e, progressivamente, elaborando dati e informazioni utili per la sua crescita; il bambino, infatti, non viene considerato passivo, ma, piuttosto, un soggetto attivo che ricerca continuamente stimoli, con il fine di arricchire il suo bagaglio personale ed esperienziale e costruire su di esso il suo sapere (Militerni, et al., 2021).

Inoltre, il contesto offre al bambino la possibilità di approcciarsi alle persone che incontra durante la sua crescita e con le quali instaura relazioni sociali che gli permettono, passo dopo passo, di prendere consapevolezza di sé e del mondo, contribuendo, ulteriormente, a modificare e ad arricchire la sua evoluzione; infatti, è proprio grazie all’interazione con gli altri e con gli aspetti fisici e simbolici che caratterizzano il contesto in cui è inserito, che “l’individuo sviluppa le sue funzioni psicologiche e le sue conoscenze” (Barone, 2019).

Tali affermazioni trovano conferma nelle idee dello psicologo statunitense Bruner (1976) secondo il quale il bambino, fin dai primi giorni, grazie all’interazione con l’ambiente di vita nel quale è inserito, si manifesta come un essere socialmente competente, ossia “in grado di stabilire precocemente relazioni, negoziazioni ed elaborazioni cognitive”; tali competenze gli permettono di diventare un essere sociale e di attivarsi e adattarsi rispetto agli eventi, agli oggetti e alle persone intorno a sé, assicurandogli benessere e una crescita positiva, nonché la completa realizzazione delle sue potenzialità (Colombo, 2010).

Il contesto ambientale, pertanto, assume un ruolo essenziale nel processo di crescita, rendendolo diverso e unico per ogni bambino e, contemporaneamente, offrendogli un terreno fertile per il suo apprendimento e lo sviluppo delle sue competenze motorie, cognitive, linguistiche e soprattutto emotivo-relazionali.

La complessità dello sviluppo neuroevolutivo, tuttavia, è determinata anche dal fatto che il bambino non è inserito solamente in un unico ambiente, ma in una serie di contesti intrecciati tra loro.

Su questo principio, numerosi studiosi hanno elaborato diversi modelli teorici di riferimento, in cui hanno testimoniato come la scienza e, soprattutto, la psicologia si siano dedicate a comprendere l’influenza del contesto sul comportamento del bambino e sul suo sviluppo (Barone, 2019).

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La teoria ecologica di Brofenbrenner

L’importanza dell’ambiente nel percorso di crescita del bambino è testimoniata dagli studi intrapresi dal ricercatore americano Brofenbrenner (1979) che, con l’elaborazione della teoria ecologica, ha contribuito allo studio dell’inserimento del bambino in più contesti, confermando la complessità del suo sviluppo neuroevolutivo (Guy-Evans, 2020).

Secondo questa teoria, infatti, il bambino cresce in numerosi contesti sociali denominati sistemi, correlati tra loro e ordinati gerarchicamente in base all’impatto che hanno sul bambino.

Tra questi, l’autore identifica la famiglia, la scuola e il gruppo dei coetanei come microsistemi. Essi corrispondono ai principali ambienti sociali in cui il bambino svolge il suo percorso di sviluppo, instaurando relazioni primarie, approcciandosi in modo diretto a genitori, maestre o amici, e svolgendo le quotidiane e numerose esperienze che gli offrono una maggiore possibilità di apprendimento, in termini di crescita evolutiva personale ed esperienziale; questi contesti, pertanto, contengono tutti gli elementi cruciali per favorire e sostenere lo sviluppo del bambino.

Seppur diversi, i microsistemi non corrispondono a entità separate ma, piuttosto, sono strettamente legati tra loro e tale interconnessione determina l’esistenza di un sistema di livello superiore denominato mesosistema.

La vita del bambino è influenzata anche dall’esosistema che non contiene direttamente il bambino, ma lo influenza in modo indiretto; esso comprende i luoghi e le persone con cui intraprende relazioni secondarie come i nonni, gli zii, le babysitter e i vicini di casa che, indirettamente, influenzano il suo sviluppo e la sua crescita personale.

Tutti questi ambienti risultano essere parti di un unico grande puzzle denominato macrosistema che corrisponde alla dimensione socioculturale comprendente, ad esempio, lo stato socioeconomico e le etnie, che caratterizzano tutti i contesti sociali e, allo stesso tempo, li racchiudono.

Infine, l’ultimo sistema corrisponde al cronosistema che implica i cambiamenti ambientali che si verificano nel corso della vita, tra cui le transizioni e gli eventi storici che influenzano la vita di tutti gli individui dei diversi contesti, compreso il bambino (Guy- Evans, 2020).

Facendo parte di un unico insieme, è impossibile considerare questi sistemi e gli elementi da loro compresi come entità separate; infatti, i caratteri ereditari dei genitori, le caratteristiche cognitive e di personalità dei bambini, le relazioni instaurate e i contesti in cui sono inseriti, non possono da soli spiegare l’esito dello sviluppo dell’individuo (Barone, 2019).

Pertanto, è inevitabile che tutti questi contesti si influenzino a vicenda e apportino modifiche, più o meno negative, allo sviluppo e al benessere del bambino.

Risulta fondamentale, quindi, che il bambino sappia rispondere e adattarsi in modo adeguato e funzionale ad ognuno di questi contesti, alle loro caratteristiche e ai cambiamenti che potrebbero verificarsi al loro interno, siano essi positivi o, soprattutto, negativi.

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ADATTAMENTO AL CONTESTO E SVILUPPO DELLA RESILIENZA

Il bambino, come appena affermato, appartiene a numerosi contesti sociali che presentano persone, luoghi, richieste e, in generale, caratteristiche differenti.

I diversi elementi ambientali di questi sistemi, interagendo contemporaneamente con le componenti genetiche-biologiche, possono influenzare in modo più o meno favorevole la crescita del bimbo e, di conseguenza, il gioco tra fattori intrinsechi ed estrinsechi può segnalare un suo sviluppo tipico oppure atipico (Barone, 2019).

Infatti, la maggior parte dei disturbi neuropsichici risulta essere il prodotto di un intreccio complesso e multifattoriale tra tutte queste componenti, dove ognuna di esse può agire da fattore di rischio o protettivo e dove la presenza di una criticità in una delle aree dello sviluppo, se non individuata e compensata in ottica evolutiva, può determinare conseguenze a cascata su tutte le altre aree funzionali e sulle epoche successive (Costantino & Camuffo, 2009).

Pertanto, è necessario che il piccolo, essendo parte integrante e attiva di questi sistemi, metta in gioco le sue competenze per adattarsi ad ogni contesto e rispondere in modo funzionale alle sue caratteristiche, nonché alle possibili difficoltà e sfide che potrebbe incontrare durante il suo percorso di vita (Costantino & Camuffo, 2009).

Tale necessità risulta essere sempre più importante con il procedere del suo sviluppo, durante il quale il soggetto incontra sfide ambientali sempre maggiori. A fronte degli ostacoli riscontrati, il processo che entra in gioco e rimane funzionale nei primi anni dello sviluppo per favorire un adattamento positivo del bambino, nonché la sua sopravvivenza, è denominato neuroplasticità, intesa come “la capacità del sistema nervoso centrale di organizzarsi ed eventualmente rimodellarsi per essere sempre pronto a rispondere alle richieste dell’ambiente, al fine di un soddisfacente adattamento” (Militerni, et al., 2021).

Inoltre, fin dalla nascita l’adattamento del neonato è permesso da alcune “spinte ad agire” denominate motivazioni neonatali, iscritte nel suo patrimonio genetico; esse inducono il neonato ad attivarsi, sopravvivere e ambientarsi nel contesto che lo circonda e ad agire rispetto ai suoi primi bisogni fisiologici e sociali, permettendogli di adattarsi.

Tali abilità contribuiscono, fin dalla nascita, a sostenere positivamente le capacità adattive dei bambini e a difendere il loro sviluppo dai fattori di rischio (Militerni, et al., 2021).

Oltre a queste capacità intrinseche di ogni bambino, un adattamento positivo e funzionale nel contesto in cui è inserito può essere permesso e facilitato anche dal supporto degli adulti quali genitori, insegnanti e altre figure che, quotidianamente, si prendono cura di lui, supportando la sua crescita, attraverso lo scaffolding dei suoi processi di adattamento.

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LA FIGURA DELLO SCAFFOLDING COME FATTORE PROTETTIVO PER L’ADATTAMENTO

La figura dell’adulto assume un ruolo essenziale nella vita di ogni bambino e una particolare importanza è rivolta ai genitori e agli insegnanti che, quotidianamente, si prendono cura di lui nei diversi contesti in cui è inserito, facilitandone l’adattamento.

Essi risultano essere gli scaffolding del bambino, ossia l’impalcatura che lo sostiene e lo aiuta nella realizzazione di un compito, compensando il dislivello tra le difficoltà riscontrate e le sue capacità ancora limitate, permettendogli di raggiungere l’obiettivo prefissato, realizzarsi e progredire a un livello più avanzato (Delle Fave & Bassi, 2015).

Ponendosi come tali, essi diventano degli elementi positivi nella vita di ogni bambino perché, grazie alle loro qualità, alle loro capacità relazionali e alle azioni di sostegno dirette, sono in grado di predire esiti di sviluppo migliori, anche in presenza di eventuali fatiche o di una situazione di potenziale rischio già conclamata. Si tratta quindi di predisporre un ambiente proattivo allo sviluppo e di adattarlo in base alle funzioni emergenti, con l’obiettivo ultimo di sostenere il benessere del bambino durante il suo intero percorso evolutivo, creando in lui un sentimento di sicurezza interna, autostima e autoefficacia personale, in termini di funzionamento resiliente (Camuffo & Costantino, 2010).

La resilienza viene intesa come la “capacità di adattarsi con successo alle sfide che minacciano la funzione, la sopravvivenza o lo sviluppo del sistema” (Masten & Motti- Stefanidi, 2020) e pertanto si tratta di un’abilità psicologica essenziale nella quotidianità. Nella pratica, un genitore o un educatore impegnato a promuoverla, interviene attraverso un sostegno diretto e indiretto del bambino, in termini di facilitazioni e strategie pratiche o possibilità di fare esperienze che attivano i processi di soluzione dei problemi e l’autoefficacia.

Una strategia rivolta all’adattamento quotidiano è, per esempio, la creazione di alcune abitudini e routine giornaliere che forniscono al bambino una base stabile e prevedibile che guida i suoi comportamenti e il suo clima emotivo, supportando, di conseguenza, il suo sviluppo (Migliorini, et al., 2015) (Vicari & Di Vara, 2021).

Si tratta di realizzare un ambiente di vita che funziona da reale punto di riferimento per il bimbo e che coinvolge i diversi contesti in cui vive, in particolare i microsistemi più vicini a lui come, ad esempio, la famiglia e la scuola dove quotidianamente cresce, apprende, si adatta e ri-adatta (Belacchi & Gobbo, 2007).

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La famiglia

Come emerso dalla teoria ecologica di Brofenbrenner (1979), uno dei principali microsistemi in cui il bambino è inserito, nonché il primo e il più importante, è la sua famiglia.

Essa viene definita come il contesto fondamentale per lo sviluppo dei bambini e dove ha avvio la soddisfazione dei bisogni primari, l’educazione e l’acquisizione di valori comportamentali, l’esplorazione del mondo circostante, l’instaurazione dei primi legami affettivi e lo sviluppo del sé (Barone, 2019).

Il ruolo significativo del contesto famigliare è dovuto alla presenza delle prime persone con le quali il bambino entra in contatto appena si inserisce nel mondo e con le quali instaura le relazioni primarie: i genitori.

Entrambe le figure parentali accolgono e si relazionano con il figlio fin dalle prime ore di vita, accompagnandolo, successivamente, per tutto il corso del suo sviluppo e ponendosi come guide.

Essi, infatti, sono indispensabili per garantire un corretto sviluppo del bambino, essendo i responsabili del proseguimento e della realizzazione di diversi obiettivi educativi quali garantire la sua sopravvivenza, offrirgli sostegno economico e promuovere la sua autorealizzazione (Barone, 2019).

Le figure genitoriali, inoltre, ponendosi come caregiver, sostengono lo sviluppo del bimbo anche dal punto di vista emotivo, diventando per lui punti di riferimento; infatti, essendo le emozioni considerate come il frutto di una costruzione sociale, grazie ai genitori, il piccolo “si esprime e impara a gestire le proprie emozioni nel rapporto con le persone che si prendono cura di lui” (Delle Fave & Bassi, 2015).

I genitori sono i primi promotori delle funzioni regolatrici del comportamento e dell’emotività del proprio figlio, aiutandolo nell’autoconsapevolezza e nell’autoregolazione e, insegnandogli le corrette norme educative e di vita.

Ponendo limiti e sostegni, infatti, essi vengono riconosciuti come “modelli stabili, rassicuranti, accoglienti, ma anche disapprovanti gli eccessi comportamentali legati ad uno stato di attivazione emotiva” (Militerni, et al., 2021).

I caregiver intervengono anche, e soprattutto, quando tali emozioni risultano essere negative e, quindi, sfavorevoli per il benessere momentaneo e a lungo termine del bimbo; essi, infatti, quando quest’ultimo incontra un disagio durante la sua crescita o percepiscono un suo segnale di malessere dovuto a diversi fattori, siano essi intrinsechi o estrinsechi, gli conferiscono un’intenzionalità e avviano una serie di provvedimenti che diminuiscono il disagio, ristabilendo la sua omeostasi.

In tal modo, i genitori, in quanto scaffolding, offrono sostegno e rassicurazioni al bambino e lo supportano fisicamente ed emotivamente, promuovendo le sue capacità adattive e resilienti e, contemporaneamente, sostenendo l’equilibrio famigliare (Militerni, et al., 2021) (Barone, 2019).

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La figura materna

Nel contesto famigliare, la figura di riferimento principale è sicuramente la mamma che corrisponde alla “prima persona significativa per il bambino, prima non solo dal punto di vista temporale ma anche come prototipo di ogni successiva relazione” (Belacchi & Gobbo, 2007).

Il bambino, infatti, instaura con la mamma una relazione speciale, unica e diversa dalle altre che svilupperà nel corso della vita; il legame che nasce tra i due e che si rafforza maggiormente ogni giorno viene definito di attaccamento, considerando l’attaccamento come un “bisogno di vicinanza fisica con una figura privilegiata: del neonato nei confronti della madre e della madre nei confronti del neonato” (Militerni, et al., 2021).

Questo legame affettivo influenza diversi aspetti della vita del figlio e, essendo finalizzato a favorire la sopravvivenza e l’adattamento, assume un ruolo fondamentale nell’intero ciclo di vita del bimbo (Belacchi & Gobbo, 2007).

L’estrema importanza di questa figura è, infatti, strettamente associata al fatto che la madre si occupa, non solo di soddisfare i bisogni fisici e alimentari del suo piccolo, ma anche quelli psicologici ed emozionali, garantendo la sua sopravvivenza e il suo benessere (Barone, 2019).

La mamma assume un ruolo cruciale per il figlio anche nella conoscenza delle sue potenzialità e limiti, nonché nell’individuazione e consapevolezza del sé, il cui sviluppo, infatti, viene influenzato in modo significativo dalla relazione e dall’interazione con gli altri ma, in particolare, dalla relazione con la mamma (Militerni, et al., 2021); il piccolo, infatti, solo dopo averla riconosciuta a posteriori dalla nascita come altro da sé, costituisce la propria individualità (Belacchi & Gobbo, 2007).

Grazie alla relazione primaria con la madre, la progressiva consapevolezza e coscienza di sé e della distinzione dall’altro, successivamente, assumono ulteriore importanza a livello sociale, in quanto permettono al bambino di modificare le proprie modalità relazionali con l’ambiente circostante e, soprattutto, di creare le basi per l’intersoggettività (Militerni, et al., 2021) (Belacchi & Gobbo, 2007).

Data l’importanza della figura materna nella vita di ogni bambino, è fondamentale un attaccamento e una relazione positiva, emotivamente significativa e rassicurante che diventi uno stabile fattore protettivo in caso di rischio, sfide ambientali o difficoltà evolutive ma, in generale, per l’infanzia del piccolo e per tutto il suo adattamento e percorso evolutivo successivo.

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La scuola

Oltre al microsistema famigliare, un altro contesto in cui il bambino è inserito nella quotidianità, è sicuramente la scuola.

Dai primi anni di vita fino all’adolescenza e oltre, infatti, il piccolo frequenta istituzioni educative e scolastiche che risultano essere ambienti sociali finalizzati all’apprendimento e alla promozione dello sviluppo di bambini e ragazzi (Barone, 2019).

Durante questo percorso, essi frequentano progressivamente classi, spazi e compagni diversi e si relazionano con le figure adulte protagoniste di questo ambiente, gli insegnanti.

La relazione instaurata con l’insegnante, al di fuori del contesto famigliare, risulta essere quella più significativa, in quanto si pone come figura di riferimento essenziale nella quotidianità dei bambini, durante il loro percorso di vita, supportando il loro adattamento e il loro sviluppo educativo e socio-relazionale.

Tale figura, infatti, non si occupa solo dell’apprendimento scolastico degli alunni, ma “catalizza la curiosità e i bisogni dei piccoli allievi, sul piano sia intellettivo che affettivo” (Belacchi & Gobbo, 2007).

Configurandosi quindi anch’essa come scaffolding, è fondamentale che anche l’insegnante si ponga come guida e ascoltatrice dei bisogni e dei desideri, non solo del singolo alunno, ma dell’intera classe in cui è inserito, occupandosi della qualità delle relazioni tra i coetanei e della creazione di un clima positivo, favorendo, di conseguenza, un ottimale adattamento collettivo all’ambiente scolastico.

Il suo supporto, in tal senso, assume un ruolo fondamentale per la creazione di relazioni positive che attivano processi di sviluppo e apprendimento i quali, a loro volta, richiedono e sono permessi dall’interazione con gli altri.

Il ruolo dell’insegnante, inoltre, è essenziale nel sostenere il percorso educativo dell’alunno, aiutandolo ad adattarsi e a rispondere in modo resiliente alle sfide, richieste e alle aspettative comportamentali, emotive e relazionali che l’ambiente scolastico gli pone e, che nel corso degli anni, diventano sempre maggiori e performanti (Barone, 2019).

Per contribuire e favorire l’adattamento degli alunni, è essenziale che gli insegnanti applichino nel contesto scolastico alcune routine che diventano “un importante meccanismo di coping per i bambini, permettendo loro di programmare il loro tempo, interagire con i loro coetanei e concentrarsi su raggiungere obiettivi sempre più grandi” (Cusinato, et al., 2020).

Pertanto, come i genitori, anche l’insegnante, ponendosi come scaffolding e come fattore protettivo nel percorso evolutivo del bambino, contribuisce a sostenere quotidianamente e progressivamente la sua evoluzione educativa, emotiva, comportamentale e relazionale, occupandosi, in particolar modo, di garantire e consolidare la sua resilienza e il suo adattamento scolastico, ossia, “il risultato degli sforzi che il bambino fa nel tentativo di rispondere alle richieste dell’ambiente scolastico” (Barone, 2019).

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IL TERAPISTA DELLA NEURO E PSICOMOTRICITÀ DELL'ETÀ EVOLUTIVA (TNPEE)

Tra gli adulti che occupano un posto nella vita del bambino e che sostengono il suo sviluppo nei contesti quotidiani in cui è inserito, specialmente in caso di difficoltà evolutive o di fattori di rischio, sicuramente è presente la figura del Terapista Della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva (Tnpee).

Il Tnpee è un professionista sanitario che, come tale, “fornisce servizi di assistenza sanitaria preventiva, curativa, promozionale o riabilitativa in modo sistematico a persone, famiglie o comunità” (Flori, 2020-2021).

Il suo intervento neuro e psicomotorio è specifico e indirizzato esclusivamente a bambini e adolescenti dalla nascita ai 18 anni e, pertanto, tale figura sanitaria risulta essere l’unica avente competenze specifiche sull’età evolutiva, diventando quella elettiva in tale ambito (Aitne, 2016).

Il suo lavoro professionale è rivolto, in particolare, all’area delle disabilità evolutive, intese come “quelle situazioni in cui, in conseguenza di una malattia, di un disturbo o di una menomazione, il soggetto presenta difficoltà nella realizzazione delle abilità necessarie alle attività e alla partecipazione e, più in generale, alla realizzazione del suo processo di crescita” (Aitne; Anupi, 2012).

Nello specifico, occupandosi di popolazione pediatrica, il Tnpee interviene sui disturbi del neurosviluppo che interessano fino al 20% dei soggetti in età evolutiva (Ordini TSRM PSTRP, 2020).

Ponendosi come obiettivo quello di prevenire, supportare o superare tali disturbi e in generale i bisogni dei bambini, collabora in un’equipe multidisciplinare di professionisti in ambito di neuropsichiatria infantile e di pediatria e applica un programma di prevenzione, terapia o riabilitazione nelle aree della neuro-psicomotricità, della neuropsicologia e della psicopatologia dello sviluppo (Benci, 2002).

La sua attenzione, tuttavia, non si rivolge solo al disturbo, ma anche alle sue trasformazioni in termini evolutivi e alla presenza di possibili problematiche associate (Aitne; Anupi, 2012).

Considerando la complessità e la logica dello sviluppo del soggetto in età pediatrica, infatti, il Tnpee tiene conto che i disturbi possono modificarsi in base alla progressiva evoluzione e possono intrecciarsi tra loro longitudinalmente e trasversalmente; pertanto, non si limita ad agire settorialmente, ma piuttosto a livello globale (Aitne, 2016).

La globalità dell’intervento neuro e psicomotorio è indirizzata a coinvolgere in modo sistemico l’intero processo di sviluppo del bambino, agendo al di là del recupero della sua disabilità fisica o psichica (Aitne; Anupi, 2012) e considerando l’equilibrio e l’integrazione tra le sue competenze e funzioni, nonché l’interazione tra l’evoluzione della patologia e lo stadio di sviluppo considerato (Aitne, 2016).

Per fare ciò, l’intervento globale prevede il coinvolgimento e il sostegno degli adulti che si prendono cura dei bambini, quali insegnanti e genitori, che diventano elementi fondamentali in termini terapeutici ed educativi, permettendo al piccolo, attraverso il gioco e l’adattamento, di generalizzare gli apprendimenti e le competenze apprese nei diversi contesti di vita (Flori, 2020-2021).

Di conseguenza, l’applicazione dell’intervento del Tnpee non si limita solo all’ambiente terapeutico, ma deve essere estesa anche a tutti i contesti di vita dove il piccolo paziente è inserito, come ad esempio la famiglia e la scuola, assicurando la sua inclusione. In questi contesti di vita allargati, il Tnpee deve applicare le sue competenze professionali nella generalizzazione delle funzioni apprese dal bimbo, con il fine di incrementare l’efficacia dell’intervento, ridurre la condizione di svantaggio attraverso modifiche e facilitazioni dell’ambiente e supportare una rete relazionale positiva, sia per il soggetto, che per gli adulti che si occupano di lui (Ordini TSRM PSTRP, 2020).

Solo intervenendo in tale direzione e collaborando in prima persona con i caregiver, il Tnpee riuscirà a perseguire l’obiettivo cardine della terapia neuro e psicomotoria, ossia favorire l’adattamento del piccolo nei sistemi in cui è inserito, individuando le migliori condizioni di intervento, finalizzate a migliorare la sua qualità di vita e ad ampliare le sue opportunità, specialmente in caso di svantaggio (Aitne; Anupi, 2012).

Per fare ciò è indispensabile che il Tnpee, agendo in termini di prevenzione, applichi le sue competenze professionali nella promozione di tutti quegli elementi che risultano essere fattori protettivi per il benessere del bambino, intendendo come tali le caratteristiche proprie della persona o del contesto, o derivanti dalla loro interazione, che predicono un esito migliore, soprattutto in caso di situazioni di alto rischio o gravi avversità (Camuffo & Costantino, 2010).

Si tratta di sostenere lo sviluppo in maniera tale che le varie aree funzionali emergenti si integrino fra loro in termini di partecipazione ed efficacia della crescita, ma anche di sostenere specifici prerequisiti o funzioni, che la letteratura scientifica individua come fattori di protezione elettivi nei confronti di un disordine del neurosviluppo (Flori, 2020- 2021).

Potenziando tali fattori protettivi nei diversi ambienti di vita del bambino, il Terapista riuscirà a limitare l’instaurazione e l’impatto di eventuali rischi che potrebbero presentarsi durante il suo percorso di crescita e, contemporaneamente, a promuovere uno sviluppo armonico in tutte le sue aree di crescita (Aitne; Anupi, 2012)

Di conseguenza, tutti i progetti che il Tnpee applica in ambito preventivo nei contesti in cui è inserito il bambino e che prevedono l’incremento dei fattori protettivi del suo neurosviluppo, diventano un’incredibile risorsa per il piccolo e per la rete dei suoi caregiver (Bonifacio, et al., 2020).

Proprio per questo motivo, come esempio di buona prassi per il potenziamento di fattori di protezione per il benessere psicofisico di bambini, in questo progetto di Tesi si è scelto di svolgere un percorso neuro e psicomotorio preventivo applicato su bambini di età scolare, con particolare riferimento al funzionamento resiliente emergente e alla pandemia da Covid-19, quale fattore di rischio specifico.

L’attuazione del progetto neuro e psicomotorio verrà presentato e approfondita nella parte sperimentale del progetto.

 

Indice
 
ABSTRACT – INTRODUZIONE

N.B.

Per questioni di tempi è probabile che per il momento la presente tesi sia stata inserita parzialmente o in formato immagine. Al più presto completeremo l’inserimento rispettando i canoni da noi prefissati e cioè editando direttamente il testo nei diversi articoli del portale.

24/06/2022 - Redazione web

 
CONCLUSIONI
 
BIBLIOGRAFIA
 
Tesi di Laurea di: Giorgia QUIETI
 

Tratto da www.neuropsicomotricista.it  + Titolo dell'articolo + Nome dell'autore (Scritto da...) + eventuale bibliografia utilizzata

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