LA NEUROPSICOMOTRICITÀ IN ACQUA: aspetti generali, idroterapia, Indicazioni al trattamento

Tesi di Laurea di: Mario ALTAVILLA - La neuropsicomotricità in acqua - Seconda Universita’ degli Studi Di Napoli Facoltà di Medicina e Chirurgia - Polo Didattico ASL Avellino- Grottaminarda- Anno Accademico 2010-2011.

Definizione

La pratica neuropsicomotoria in acqua si pone come obiettivo il recupero di schemi motori arcaici nonché l’attivazione del piacere senso – motorio in una dimensione, quella acquatica, che amplifica tutte quelle esperienze senso – percettive – motorie necessarie per la costruzione delle competenze adattive.

L’esperienza corporea è mediata dall’acqua che avvolge, contiene, rilassa e svolge un ruolo di facilitatore nel superare i limiti sia fisici che psichici.

Principio chiave è la presa in carico precoce del bambino con disabilità e l’approccio globale, ovvero l’abilitazione funzionale (apprendimenti di schemi di posture e di movimenti) in un contesto che tenga conto della crescita emotivo – affettivo – relazionale.

Come elemento riabilitativo l’acqua è la protagonista stessa del setting terapeutico.

L’acqua è l’ambiente con cui il bambino entra in contatto e di cui il terapista sfrutta le sue caratteristiche; detta le sue regole, avvolge il corpo, lo sostiene, lo modella, lo massaggia come l’aria non può fare.

Creando una resistenza al movimento ed al gesto, l’acqua permette al bambino di riflettere su schemi che percepisce fuori da ogni possibile automatismo, permettendo una globalità di sensazioni, possibili solo in una dimensione acquatica.

In questo ambiente privo di ogni barriera, il bambino grazie anche al galleggiamento sperimenta una sensazione di leggerezza, nella possibilità di assumere posizione perse o mai neppure sperimentate.

L’organizzazione del setting: come cambiano le categorie analogiche

Winnicott definisce il setting come “la somma di tutti i particolari della tecnica.

Per setting possiamo intendere il luogo in cui presenta uno spazio/tempo che fa si che possa accadere una relazione comprensibile.

Per la relazione di aiuto è fondamentale che, qualunque sia la coppia soggetto della relazione, ognuno sia nel luogo adatto allo svolgimento delle funzioni per le quali viene interpellato

Sebbene il contesto sia diverso da quello neuropsicomotorio in sala, anche il setting piscina è organizzato secondo le categorie analogiche.

Come cambiano però le categorie analogiche?

Lo Spazio: lo spazio terapeutico deve essere accogliente e contenitivo, vincolato dai tempi, regole e strutture che determinano ruoli e funzioni. È uno spazio “pensato” dall’adulto per il bambino ed è il primo grande segnale di attenzione alla sue esigenze ed ai suoi desideri.

Spazio inteso non solo come ambiente fisico o spazio quantificato, ma come spazio che occupa in rapporto all’altro e agli oggetti che possono venir usati.

Uno spazio all’interno del quale il bambino può esprimere la sua modalità di essere accettato con le sue caratteristiche, costruire un valido rapporto di fiducia e di stima, attraverso l’empatia tonica e scoprire progressivamente un iter evolutivo basato su opportune stimolazione per una migliore organizzazione neuro psicomotoria e con la possibilità di vivere le esperienze con modalità quanto più adeguate, tenendo conto anche delle capacità affinché possa raggiungere il suo massimo di autonomia e di affermare la sua personalità ed identità.

La piscina con le sue caratteristiche rappresenta la dimensione di accoglienza dello spazio terapeutico.

Sulla terra lo spazio è ”bidimensionale”: siamo a contatto con l’area che non creando resistenza ai nostri movimenti non ci permette di sentire i confini corporei tra dentro e fuori.

In acqua cambia il riferimento spaziale che diventa “tridimensionale”, ci si può spostare avanti/indietro, lateralmente e in alto/in basso.

L’acqua permette di avere consapevolezza dello spazio che ci circonda, perché contiene ed avvolge il corpo.

Lo spazio acquatico è un campo di esperienze sul piano corporeo e motorio: spazio fisico della vasca in cui il dentro e il fuori sono ben chiari, dove è possibile giocare con le sensazioni di piacere che l’immersione e l’emersione producono sul corpo, spazio o vasca quale investimento affettivo – relazionale.

  • Spazio delimitato o meno dal materiale e/o dal corpo del terapista, che con le sue modificazioni posturali forma, trasforma, riduce o elimina lo spazio di movimento.
  • Il Tempo: sistema organizzatore del continuum degli eventi percepiti. Esso è legato alla memoria e come tale rappresenta il raccordo degli eventi piacevoli che si rievocano gli uni negli altri.

Il tempo in piscina assume una connotazione particolare per il fatto che si richiama alla esperienza regressiva della vita prenatale. E’ attesa preparatoria crescita graduale e preludio di nascita al mondo. Esso è scandito da alcuni passaggi obbligati che possono trasformarsi in rituali: prepararsi, spogliarsi, togliersi fisicamente e psicologicamente la protezione dei vestiti, gesti usuali che implicano chiaramente “il mostrare il corpo”.

Quindi l’accettarsi, l’accettare, l’accogliere.

Lo Schema corporeo: è la rappresentazione che ogni persona ha del proprio corpo; l’acqua amplifica le sensazioni cutanee, muscolari, cinestetiche e vestibolari.

L’acqua può essere di aiuto al recupero della sensibilità propriocettiva e sensitiva, necessaria all’organizzazione dello schema corporeo.

La pelle è maggiormente stimolata perché il corpo è nudo.

Il contatto con l’acqua calda produce sensazioni piacevoli.

Gli organi delle sensibilità tattile e termica sono maggiormente stimolati.

L’immersione in acqua calda da una percezione più chiara delle parti del corpo soprattutto quelle posteriori; i confini risultano più definiti, il limite esterno del corpo è percepito maggiormente.

Il Tono: è considerato il più antico  elemento della comunicazione fra la persona e l’esterno.

Il corpo possiede il suo linguaggio per esprimere sentimenti, emozioni ed esigenze attraverso gesti, segnali, posture, movimenti, mimica, posizione nello spazio e variazioni di tono.

La postura esprime la propria immagine di sé. Attraverso il tono si esprimono tutte le difese intellettuali ed emotive.

Il tono è un linguaggio meno strutturato, più spontaneo e istintivo, il corpo prende parola, diventa mediatore, veicolo dell’essere al mondo, lavora per procurarsi piacere e proteggersi dal dispiacere.

Le contrazioni muscolari mandano dei chiari messaggi. Le tensioni sono resistenze, difese dall’ansia, timori e angoscia.

L’acqua induce ad aggiustare e modulare gli stati tonici ma è alla capacità di rilassarsi ed alla capacità di acquisire posture diverse da quelle terrestri che si vede la possibilità di avere un tono più adatto all’ambiente.

È importante quindi sentire il corpo, permettere al bambino di cercare contatto, permettergli di esprimersi liberamente, sentirsi a proprio agio, valorizzare l’intervento terapeutico attraverso l’ascolto e non l’insegnamento ed attraverso un approccio globale.

Tutto questo per stabilire la comunicazione riproponendo una maggiore stabilità emotiva.

Il movimento: appartiene a quella categoria analogica che fuoriesce dal tempo e dallo spazio (e nello stesso tempo li unisce inscindibilmente) e che dà loro significato.

Il movimento non è solo gestualità, ma è anche  intenzione e incontro.

Il movimento è esperienza che diventa competenza, nella capacità di adattamento e di trasformazione della realtà.

Prima di essere ancora funzionale, il movimento è immediatamente espressivo. Si guardi il  movimento indifferenziato dei neonati o i movimenti senza spostamento nello spazio dei lattanti, movimenti espressivi non finalizzati ad un progetto preciso. In ambiente acquatico, come nell’utero materno, il movimento avviene prevalentemente attraverso il cambiamento di forma del corpo in un contesto di virtuale “riduzione” della forza di gravità: poca forza espressa, poca propriocettività, poco “tono muscolare”, elevata competenza ( come le immagini ecografiche dei movimenti embrionali e fetali documentano bene).

Il corpo può esplorare, adattarsi e trasformare la realtà esterne, stabilendosi come polarità di relazione, assumendo su di sé valori positivi.

Fuori dall’acqua il bambino può vivere la gravità come ostacolo all’acquisizione di competenze motorie, in acqua può liberarsi della “zavorra” del proprio corpo anche grazie al galleggiamento che produce una sensazione di leggerezza.

L’acqua accompagna il movimento, gli dà risalto, lo accentua, lo rallenta.

Il movimento diventa più consapevole, più controllato, più coordinato

L’importanza dell’esperienza ludica in acqua: il gioco, il materiale.

Il gioco

Nel linguaggio corrente la parola “gioco” indica un’attività gratuita, più o meno fittizia che procura un piacere di tipo particolare. Questa attività è anche chiamata ludica, termine che deriva dal latino ludus=gioco.

Il gioco svolge un ruolo centrale nel processo di sviluppo infantile

L’attività ludica è  la forma di espressione privilegiata dal bambino, lo strumento attraverso il quale si rapporta a se stesso, esplora il mondo circostante, ha la possibilità di ricombinare in maniera personale e creativa le informazioni, le indicazioni, i segnali che gli vengono dall’ambiente

Il gioco come gioco ha per caratteristica  centrale di essere orientato verso la creatività,dunque verso il cambiamento, verso il possibile. E’ nel giocare che il bambino sperimenta con successo la possibilità di intervenire attivamente sugli elementi che lo attorniano. E’ un’attività gratificante poiché non è condizionato da pressioni interne o esterne e tende perciò solo al piacere e alla conferma di sé.

Aiuta ad acquisire consapevolezza di sé e elaborare insomma un’identità sociale e personale.

Il gioco riveste un ruolo fondamentale per lo sviluppo intellettivo: esso, infatti, stimola la memoria, l'attenzione, la concentrazione, favorisce lo sviluppo di schemi percettivi, capacità di confronto, relazioni ecc. Una carenza di attività ludica denuncia, nel bambino, gravi carenze a livello cognitivo.

J. Piaget (1937-1945) mette in correlazione lo sviluppo del gioco con quello mentale, affermando che il gioco è lo strumento primario per lo studio del processo cognitivo del bambino. Piaget, infatti, parte dalla convinzione che il gioco sia la "più spontanea abitudine del pensiero infantile".

Egli afferma che lo sviluppo intellettivo del fanciullo passa attraverso due processi: uno detto assimilazione e l'altro accomodamento

L’assimilazione consiste nell’incorporazione di un evento o di un oggetto in uno schema comportamentale o cognitivo già acquisito. In pratica il bambino utilizza un oggetto per effettuare un’attività che fa già parte del suo repertorio motorio o decodifica un evento in base ad elementi che gli sono già noti (per esempio il riflesso di prensione porta il neonato a stringere nella mano oggetti nuovi)

L’accomodamento consiste nella modifica della struttura cognitiva o dello schema comportamentale per accogliere nuovi oggetti o eventi che fino a quel momento erano ignoti (nel caso del bambino precedente se l’oggetto è difficile da afferrare dovrà per esempio modificare la modalità di presa)

Secondo Piaget si possono individuare tre stadi di sviluppo del comportamento ludico:

  • giochi di esercizio
  • giochi simbolici
  • giochi con regole

Nel lavoro in acqua si cercherà di strutturare il meno possibile l’attività e di non utilizzare il gioco come semplice rinforzo cognitivo

Occorrerà porre le basi sull’attività spontanea dei bambini come scambio relazionale permettendo loro di sperimentarsi in relazione a se stessi ed al materiale per facilitare la scoperta e la consapevolezza di sé.

Il setting “acqua” sarà un luogo gratificante  e al contempo contenitivo, uno spazio privilegiato di gioco e di relazione.

Il materiale

L’acqua è il primo materiale-giocattolo con il quale il bambino entra in contatto.

“L’acqua completerà il vostro lavoro. Essa è, credetemi, molto più abile di voi, vi basterà lasciarla lavorare”. Con questa frase Leboyer ribadisce l’importanza di conoscere ed usare bene l’acqua e rendersi conto che anche da sola è sufficiente per svolgere le diverse attività.

In acqua è il bambino che sceglie il materiale in base al suo desiderio e ne fa uso attribuendogli un significato e un valore affettivo, cognitivo, motorio.

Il corpo è l’oggetto più importante, sia quello del bambino, in quanto mezzo di azione recettore di sensazioni che generano sentimenti, emozioni e reazioni, sia quello del terapista che contiene e sostiene.

  • Il corpo veicola la comunicazione empatica tra bambino e terapista attraverso gesti, la mimica, lo sguardo, i silenzi.
  • I palloni favoriscono il movimento, vengono lanciati come prolungamento ed usati per creare relazioni. Consentono lo sfogo dell’aggressività accompagnata da grida e risate.

Oggetto sul quale abbandonarsi, specie se di grande dimensione, il pallone può essere attaccato nei momenti di rabbia.

Essi sono usati per sviluppare le abilità motorie ( prendere, lanciare) e cognitive ( per i concetti sottesi ad ogni azione).

  • I cerchi – ciambelle sono spazio vuoto da condividere, riempire, penetrare, sviluppano i concetti di dentro – fuori. Hanno una funzione motoria (passare dentro), percettiva (rumore), cognitiva (contare).
  • I drappi – fogli galleggianti sono utilizzati sia come contenitori nei quali avvolgersi per nascondersi, sia come travestimenti per rappresentare un personaggio da vivere in acqua.
  • I cordoni galleggianti uniscono, creano spazi delimitati e diventano barriere da scavalcare o da attraversare passandoci sotto.
  • Lo scivolo è un vero piacere: ci si lascia cadere dentro, mostrando all’adulto che si ha fiducia in lui, che si è sicuri di essere ricevuti e accolti.
  • I tondoludi sono oggetti che rassicurano, perché sostengono nel galleggiamento.

Permettono di graduare sia il galleggiamento, quindi equilibrio statico, sia lo scivolamento e la posizione seduta, quindi equilibrio dinamico, inoltre permette al terapista di selezionare il distretto corporeo da scaricare; possono essere assemblati a vari altri pezzi allo scopo di fornire un appoggio più stabile.

Possono essere usati inoltre nel gioco simbolico come spade o fucili per scaricare l’aggressività.

  • Tappeti di diverso spessore, forati o non, rigidi o morbidi, possono essere utilizzati come contenitori accoglienti, nei quali avvolgersi e sentirsi protetti, possono essere arrotolati come tunnel, ma si possono pure aprire per poter affrontare le grandi acque.
  • La zattera è un ottimo ausilio per le prime sedute in vasca, può rappresentare simbolicamente una nave.

Stimola l’equilibrio, la coordinazione, il tono muscolare e la sicurezza.

Nel setting terapeutico possono essere utilizzati altri materiali, come contenitori di diversa grandezza, annaffiatoi, giochi galleggianti.

Il materiale di sostegno e galleggiante, come frecce e tubi, può essere di aiuto al bambino per esplorare sempre più ampiamente lo spazio che lo circonda.

Il tubo può essere utilizzato anche come cavallo, i tappeti come barche, la zattera come un isola (le case galleggianti).

Nel setting terapeutico in acqua, sia il terapista, che il bambino, possono dar vita a giochi di ruolo, immaginando di essere personaggi di una storia, come i pirati, il marinaio, il pescatore di perle, o anche gli stessi animali marini, come delfini o squali.

 

Indice
 
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N.B.

In questi ultimi giorni stiamo ricevendo diverse tesi le quali sono in attesa di essere pubblicate, per questioni di tempi è probabile che per il momento la presente tesi sia stata inserita in formato immagine. Al più presto completeremo l’inserimento rispettando i canoni da noi prefissati e cioè editando direttamente il testo nei diversi articoli del portale.

15/10/2021 - Redazione web

 
CONCLUSIONI
 
BIBLIOGRAFIA
 
Tesi di Laurea di: Mario ALTAVILLA
 

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