Il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva (TNPEE)

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Chi è il TNPEE

Il terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva (TNPEE, Neuropsicomotricista, Neurodevelopmental Disorders Therapist) è il professionista sanitario che svolge, in collaborazione con l’equipe multiprofessionale di neuropsichiatria infantile e in collaborazione con altri professionisti dell’area pediatrica, gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili, nelle aree della neuropsicomotricità, della neuropsicologia e della psicopatologia dello sviluppo per la fascia di età 0 - 18 anni.

In particolare, si occupa di:

  • Deficit di attenzione, iperattività e impulsività;
  • Disabilità intellettive;
  • Disturbi della comunicazione e del linguaggio;
  • Disturbi della regolazione;
  • Disturbi della relazione e del comportamento;
  • Disturbi dello sviluppo della coordinazione motoria;
  • Disturbi dello spettro autistico;
  • Disturbi neurologici;
  • Disturbi neuromotori (paralisi cerebrali infantili; distrofie; paralisi ostetriche ecc.);
  • Disturbi sensoriali;
  • Disturbi specifici dell'apprendimento;
  • Ritardo globale di sviluppo (ritardo psicomotorio);
  • Sindromi genetiche.

La cornice all’interno della quale opera il TNPEE è rappresentata dal modello bio- psico-sociale della disabilità suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Le indicazioni e gli obiettivi dell’intervento del terapista sono forniti dalla Classificazione Internazionale del Funzionamento delle Disabilità e della Salute versione bambini e adolescenti (ICF-CY), elaborata dall’OMS.

L’area di intervento del terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva è quindi rappresentata dalle disabilità dell’età evolutiva, intese come quelle situazioni in cui, in conseguenza di una malattia, di un disturbo o di una menomazione, il soggetto presenta difficoltà nella realizzazione delle abilità necessarie alle attività e alla partecipazione e, più in generale, alla realizzazione del suo progetto di crescita.

L’intervento del terapista è attento non solo al disturbo ma anche alla trasformazione che questo subisce nei diversi stadi evolutivi.

Obiettivo ultimo del terapista deve essere quello di operare per favorire soprattutto l’integrazione e l’armonizzazione delle competenze nelle diverse aree di sviluppo.

Il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva pertanto svolge:

Attività di prevenzione in cui il terapista interviene nella duplice prospettiva:

  1. di prevenire sviluppi atipici nelle situazioni di rischio sia biologico che sociale;
  2. di prevenire processi di esclusione del soggetto con disabilità, favorendo la generalizzazione delle competenze apprese nel setting terapeutico agli abituali contesti della sua vita.

Il terapista dovrà quindi essere in grado di individuare i bisogni di salute e di effettuare attività di prevenzione nei confronti dei singoli e della collettività. Promuoverà le azioni necessarie al mantenimento dello stato di salute e contribuirà, con le proprie competenze professionali specifiche, all’individuazione delle situazioni potenzialmente a rischio in età evolutiva.

Attività di abilitazione in cui il terapista interviene sullo sviluppo di funzioni non ancora acquisite, favorendo l’emergere delle abilità motorie, di apprendimento, di comunicazione, di interazione e di relazione.

L’emergere di tali abilità sarà necessario per svolgere compiti e richieste specifiche e generali, al fine di garantire le attività e la partecipazione del soggetto, compatibilmente all’età e alla sua patologia e al livello di sviluppo, rispettando l’originalità della sua crescita e le caratteristiche dell’ambiente.

Attività di ri-abilitazione in cui il terapista interviene nel recupero delle funzioni che per ragioni lesive o patologiche sono state ridotte o compromesse, attuando interventi terapeutico-riabilitativi.

Le funzioni riabilitate sono: mentali globali o specifiche, sensoriali, neuro-muscolo- scheletriche e funzioni correlate al movimento.

Le tecniche riabilitative utilizzate sono specifiche per fasce d’età e per singoli stadi di sviluppo, adattando gli interventi alle particolari caratteristiche dei pazienti con quadri clinici multiformi che si modificano nel tempo in relazione alle funzioni emergenti.

Ne consegue un lavoro riabilitativo del terapista altamente personalizzato e individualizzato, “cucito” sul paziente.

IL TNPEE opera con persone in età evolutiva, persone dunque in una fase debole della vita che stanno acquisendo competenze intra e interpersonali quali:

  • presa di coscienza di Sé e dell’altro;
  • consapevolezza delle regole che definiscono i rapporti interpersonali e, più in generale, del gruppo sociale;
  • padronanza delle strategie utili a fronteggiare le novità e le difficoltà della vita;
  • pianificazione del comportamento in relazione ai differenti contesti e richieste.

Si tratta pertanto di promuovere un percorso di crescita articolato e reso possibile, da un lato, dalla progressiva maturazione di strutture neurobiologiche e, dall’altro, dalla progressiva acquisizione delle abilità emergenti motorie, prassiche, linguistiche e sociali.

Possiamo dire che il terapista diventa il custode di un “diamante grezzo”, il bambino, per guidarlo verso quello che sarà il suo essere un adulto futuro.

La richiesta di avviare un percorso di terapia della neuro e psicomotricità viene effettuata da uno specialista di riferimento per i disturbi dello sviluppo che solitamente è individuato nella figura dal Neuropsichiatra Infantile.

A lui spettano la definizione diagnostica e il coordinamento degli interventi e di tutti gli operatori che prendono parte al progetto riabilitativo.

In presenza di chiare difficoltà di sviluppo, l'indicazione o prescrizione dell'intervento di terapia neuropsicomotoria può essere tuttavia formulata anche dal pediatra di base o da altri specialisti di riferimento.

L'intervento del TNPEE quindi si attiva e viene svolto solo su prescrizione specialistica.

Il TNPEE svolge la sua professione all'interno del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e trova la sua collocazione nelle Unità Funzionali di Neuropsichiatria Infantile e di Riabilitazione dei servizi ospedalieri e territoriali o nei reparti di Neonatologia.

È presente anche nelle strutture convenzionate con il SSN e in studi ed associazioni private.

Può svolgere la sua attività anche in regime domiciliare.

All’estero non esiste una figura professionale direttamente corrispondente al TNPEE.

In alcuni paesi è presente la figura professionale affine del “developmental therapist”.

Attualmente chi vuole lavorare all’estero può far domanda di riconoscimento del titolo alle professioni riabilitative affini, in particolare fisioterapista e terapista occupazionale. Le associazioni professionali hanno promosso presso il Miur ed il Ministero della Salute la richiesta di riconoscimento a livello europeo della professione del TNPEE.

Attualmente solo la laurea triennale in Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva, conseguita ai sensi dell’articolo 6, comma3, del decreto legislativo 30 dicembre  1992, n. 502, e  successive  modificazioni, abilita  all’esercizio della professione. (D.M. 17 gennaio 1997, n. 56).

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Nascita del profilo professionale nel contesto italiano

La figura professionale del Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva non è stata sempre tale, si è evoluta nel tempo fino a diventare quella che è stata precedentemente descritta.

Si tratta di una figura relativamente giovane; in Italia la sua nascita si colloca a cavallo tra il 1995 e il 1996.

In quegli anni l’Associazione Nazionale Unitaria Psicomotricisti Italiani (ANUPI) acquisisce consapevolezza del fatto che era necessario, per un superiore benessere del bambino, fare in modo che l’approccio e le competenze sviluppate in ambito psicomotorio si integrassero sinergicamente con quelle della neuropsichiatria infantile italiana, al fine di promuovere l’istituzione di una figura professionale riconosciuta e specifica per l’età evolutiva, ovvero il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva (TNPEE).

Grazie a questa intuizione, nel 1997 il profilo professionale del TNPEE viene istituito dal Ministero della Sanità con Decreto Ministeriale n. 56.

Viene di seguito riportato:

D.M. 17 gennaio 1997, n. 56

Regolamento concernente la individuazione della figura e relativo profilo professionale del terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva.

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Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 14 marzo 1997, n. 61. IL MINISTRO DELLA SANITÀ

Visto l'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, recante:

«Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre

1992, n. 421, nel testo modificato dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517;

Ritenuto che, in ottemperanza alle precitate disposizioni, spetta al Ministro della sanità di individuare con proprio decreto le figure professionali da formare ed i relativi profili, relativamente alle aree del personale sanitario infermieristico, tecnico e della riabilitazione;

Ritenuto di individuare con singoli provvedimenti le figure professionali;

Ritenuto di individuare la figura del terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva; Visto il parere del Consiglio superiore di sanità, espresso nella seduta del 15 maggio 1996; Udito il parere del Consiglio di Stato espresso nella adunanza generale del 19 dicembre 1996;

Vista la nota, in data 17 gennaio 1997, con cui lo schema di regolamento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, al Presidente del Consiglio dei Ministri;

Adotta il seguente regolamento:

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  1. È individuata la figura professionale del terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva, con il seguente profilo: il terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva è l'operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante, svolge, in collaborazione con l'équipe multiprofessionale di neuropsichiatria infantile e in collaborazione con le altre discipline dell'area pediatrica, gli interventi di prevenzione, terapia e riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili, nelle aree della neuropsicomotricità, della neuropsicologia e della psicopatologia dello sviluppo.
  2. Il terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva, in riferimento alle diagnosi e alle prescrizioni mediche, nell'ambito delle specifiche competenze:
    • a) adatta gli interventi terapeutici alle peculiari caratteristiche dei pazienti in età evolutiva con quadri clinici multiformi che si modificano nel tempo in relazione alle funzioni emergenti;
    • b) individua ed elabora, nell'équipe multiprofessionale, il programma di prevenzione, di terapia e riabilitazione volto al superamento del bisogno di salute del bambino con disabilità dello sviluppo;
    • c) attua interventi terapeutici e riabilitativi nei disturbi percettivo-motori, neuro cognitivi e nei disturbi di simbolizzazione e di interazione del bambino fin dalla nascita;
    • d) attua procedure rivolte all'inserimento dei soggetti portatori di disabilità e di handicap neuro-psicomotorio e cognitivo; collabora all'interno dell'équipe multiprofessionale con gli operatori scolastici per l'attuazione della prevenzione, della diagnosi funzionale e del profilo dinamico-funzionale del piano educativo individualizzato;
    • e) svolge attività terapeutica per le disabilità neuro-psicomotorie, psicomotorie e neuropsicologiche in età evolutiva utilizzando tecniche specifiche per fascia d'età e per singoli stadi di sviluppo;
    • f) attua procedure di valutazione dell'interrelazione tra funzioni affettive, funzioni cognitive e funzioni motorie per ogni singolo disturbo neurologico, neuropsicologico e psicopatologico dell'età evolutiva;
    • g) identifica il bisogno e realizza il bilancio diagnostico e terapeutico tra rappresentazione somatica e vissuto corporeo e tra potenzialità funzionali generali e relazione oggettuale;
    • h) elabora e realizza il programma terapeutico che utilizza schemi e progetti neuromotori come atti mentali e come strumenti cognitivi e metacognitivi; utilizza altresì la dinamica corporea come integrazione delle funzioni mentali e delle relazioni interpersonali;
    • i) verifica l'adozione di poteri e di ausili rispetto ai compensi neuropsicologici e al rischio psicopatologico;
    • l) partecipa alla riabilitazione funzionale in tutte le patologie acute e croniche dell'infanzia;
    • m) documenta le rispondenze della metodologia riabilitativa attuata secondo gli obiettivi di recupero funzionale e le caratteristiche proprie delle patologie che si modificano in rapporto allo sviluppo.
  3. Il terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva, svolge attività di studio, di didattica e di ricerca specifica applicata, e di consulenza professionale, nei servizi sanitari e nei luoghi in cui si richiede la sua competenza professionale.
  4. Il terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva contribuisce alla formazione del personale di supporto e concorre direttamente all'aggiornamento relativo al proprio profilo professionale.
  5. Il terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva svolge la sua attività in strutture pubbliche e private, in regime di dipendenza e libero professionale.

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  1. Il diploma universitario di terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva, conseguito ai sensi dell'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, abilita all'esercizio della professione.

 

Da quel momento la figura professionale del Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva assume un posto significativo nel mondo sanitario per l’età evolutiva nel nostro Paese, collocandosi all’interno del Sistema Sanitario Nazionale tra le professioni sanitarie della riabilitazione appartenenti alla classe SNT-2.

Negli ultimi anni il percorso di crescita e riconoscimento alla figura ha visto un importante traguardo nell’inserimento dei professionisti TNPEE all’interno dell’Ordine dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche della Riabilitazione e della Prevenzione (TSRM PSTRP), istituito con l’approvazione della Legge n. 3 dell’11 gennaio 2018 e successivi decreti attuativi.

Attualmente, all’interno dell’Ordine si contano più di 5000 TNPEE, tutelati da 45 Commissioni d’Albo dislocate in diverse province italiane.

Prima della istituzione del profilo professionale del TNPEE avvenuta con il DM 56/97 la pratica della Psicomotricità viene svolta in ambito sia educativo-preventivo sia sanitario-riabilitativo.

Verso la fine degli anni Sessanta la Psicomotricità inizia a essere utilizzata in ambito pedagogico presso alcune Scuole Speciali del nord Italia che accolgono bambini con Ritardo Mentale definiti “subnormali”, e viene accolta con molto interesse da parte di pedagogisti e insegnanti, poiché rappresenta un nuovo modo di osservare e di interagire con il bambino.

All’inizio del decennio seguente si afferma sempre più il progetto di chiudere le Scuole Speciali e nel 1977 con la Legge n. 517 vengono effettivamente abolite le classi differenziali, a favore del diritto all’integrazione del disabile in classi composte da alunni normodotati e affiancate dall’insegnante di sostegno.

Così, a partire dagli anni Ottanta fino ai giorni nostri la Psicomotricità inizia a fornire nuovi strumenti di intervento agli insegnanti e trova una sua collocazione sia per il bambino sano sia per quello con difficoltà.

Parallelamente a questo processo di definizione in ambito pedagogico, negli stessi anni sessanta si realizzano le prime esperienze di trattamento psicomotorio in ambito terapeutico-riabilitativo in diversi centri di riabilitazione privati e pubblici.

L’interesse crescente nei confronti di questa disciplina porta, intorno agli anni Settanta, a una vasta richiesta di formazione nel settore.

Alcuni professionisti medici e paramedici istituiscono quindi, presso strutture riabilitative private o patrocinate da Enti pubblici, corsi di formazione in Psicomotricità prima biennali e poi triennali; le prime scuole di formazione nascono a Milano e negli anni successivi a Torino, Padova, Verona, Genova, Bari, Napoli e Palermo.

Ma è solamente nel 1982, con Decreto del Presidente della Repubblica n. 162 che i corsi di studio delle scuole dirette a fini speciali diventano corsi universitari ufficiali, hanno durata biennale o triennale e si concludono con il rilascio di un diploma previo superamento di un esame di Stato.

A partire dagli anni Ottanta l’Italia partecipa ai numerosi Congressi Internazionali sulla Psicomotricità e il confronto con altri approcci sul piano scientifico, teorico e istituzionale provoca un’ulteriore spinta nel chiarire  questa disciplina, le sue applicazioni e la sua regolamentazione.

Tuttavia è solo nel Convegno Nazionale di Salsomaggiore Terme (Novembre 1985) che si pongono le basi del futuro lavoro di riconoscimento istituzionale della professione con l’intento di riuscire a dare il più possibile una definizione chiara e coerente dell’intervento psicomotorio e individuare una strada per il suo riconoscimento.

È in questa occasione che si inserisce una figura significativa per la professione del TNPEE, il professor Bollea, il quale lancia la proposta di creare, assieme a tutti i responsabili delle scuole di Psicomotricità, una base comune di lavoro per poter avviare le richieste di riconoscimento della professione.

Il 5 aprile 1986 a Roma, presso l’Istituto di Neuropsichiatria Infantile di Via dei Sabelli (ancora oggi funzionante), ha luogo la prima riunione di tutti i direttori delle Scuole di Psicomotricità e dei responsabili di Centri e organismi che si occupano del settore. Si raggiunge un accordo di massima sulla durata dei corsi, fissata in 3 anni, e sul monte ore, stabilito a 1200.

Sulla scia di Bollea, nasce nel 1987 l’Associazione ANUPI (Associazione Nazionale Unitaria Psicomotricisti Italiani) che si impegna a promuovere il riconoscimento della figura della professione di Psicomotricista nel settore sanitario e sociale.

Nel 1993, la Scuola diretta a fini speciali delle professioni sanitarie viene convertita in Diploma Universitario.

La formazione degli operatori prosegue negli anni successivi come stabilito, fino alla seconda metà degli anni novanta quando, tra il 1995 e il 1996, l’associazione ANUPI giunge alla riflessione, insieme ad alcuni esponenti di spicco della neuropsichiatria infantile italiana, che solo integrando i saperi teorico-pratici delle due discipline si potrà spingere per il riconoscimento e l’istituzione di una figura professionale specifica per l’età evolutiva, ovvero il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva (TNPEE).

Nel 1997 il Ministro della Sanità Rosy Bindi firma il Decreto n. 56 che istituisce la figura professionale del TNPEE.

Successivamente, con la promulgazione della Legge n. 251 del 10 agosto 2000, viene sancita la nascita delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione, di cui il TNPEE entra a far parte.

Nel 2001, la Riforma Universitaria con decreto 02/04/2001 trasforma il Diploma Universitario in Laurea di primo livello in Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva e infine nel 2004 si assiste alla collocazione del Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva tra le professioni sanitarie della riabilitazione appartenenti alla classe SNT-2, all’interno del Sistema Sanitario Nazionale.

Con l’approvazione della Legge n. 3 dell’11 gennaio 2018, e i successivi decreti attuativi, il TNPEE ha raggiunto un ulteriore importante riconoscimento istituzionale con l’inserimento dei professionisti all’interno dell’Ordine dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche della Riabilitazione e della Prevenzione (TSRM PSTRP).

L’istituzione dell’Ordine e la costituzione delle attuali 45 Commissioni di Albo provinciali dei TNPEE rappresenta la tappa più recente per la figura del TNPEE, conferendole adeguata rappresentanza istituzionale e garantendo la prosecuzione del percorso di crescita e progresso.

INDICE

Codice deontologico

La deontologia è la disciplina il cui oggetto è lo studio delle norme di comportamento professionale.

Include le norme morali, le norme deontologiche propriamente dette e le norme giuridiche proprie di ciascun Paese.

Il codice deontologico mira a orientare il comportamento dei professionisti e a tutelare il singolo professionista e, soprattutto, la dignità e la salute di chi è oggetto del suo operato.

In generale, gli ambiti coperti dai codici deontologici della sanità si riferiscono ai comportamenti dell’operatore sanitario nei confronti: del malato, dei colleghi e degli altri operatori sanitari, dei terzi e della società.

Il codice deontologico del TNPEE è costituito, attualmente, da dieci articoli distribuiti all’interno di sette sezioni. (codice deontologico ANUPI TNPEE)

In particolare, la struttura del documento appare suddivisa per tematiche secondo il seguente schema.

  • Sezione I: Principi generali, in cui si riporta il significato del codice deontologico e il dovere di ogni terapista di conoscerne il contenuto e di osservarne le norme.
  • Sezione II: Compiti del TNPEE, gli ambiti di intervento lavorativi dopo la laurea e la necessità di aggiornamento continuo.
  • Sezione III: Rapporti con l’utente e il committente.
  • Sezione IV: Rapporti con i colleghi e con gli altri professionisti, in cui si richiama il terapista a beneficiare del lavoro di équipe e a favorirlo per salvaguardare sia l’utente sia l’associazione stessa. Si riporta l’importanza di non emettere giudizi verso i colleghi e di comunicare all’associazione eventuali comportamenti osservati e considerati non corretti a livello deontologico.
  • Sezione V: Sanzioni disciplinari, in cui sono descritti i procedimenti disciplinari, le sanzioni, gli ammonimenti e le censure, la sospensione e, per ultima, la radiazione. Per ciascuna sanzione, sono descritte cause, modalità e tempistiche.
  • Sezione VI: Organizzazione del lavoro e del contesto sociale, in cui si ricorda al terapista di ricercare le migliori condizioni d’intervento al fine di migliorare la qualità di vita dei pazienti.
  • Sezione VII: Norme finali, riguardanti l’importanza di osservare le norme descritte dal codice, la possibilità di rivedere, e in seguito modificare, alcune parti di esso.

1 - PRINCIPI GENERALI

Art. 1 Il presente Codice Deontologico è costituito da un corpus di principi,

comportamenti e regole che il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età

Evolutiva (TNPEE) è tenuto a conoscere ed osservare nell’esercizio della sua professione per garantire la qualità delle prestazioni e per tutelare il cittadino da abusi o carenze professionali.

La non conoscenza delle norme non lo preserva dalla responsabilità che l’inosservanza comporta; ogni atto professionale o personale, anche se compiuto al di fuori dell'ambito lavorativo, che sia in contrasto con i principi qui di seguito indicati, verrà perseguito attraverso le procedure e le sanzioni previste dal Regolamento Disciplinare.

II. COMPITI E DOVERI DEL TERAPISTA DELLA NEURO E PSICOMOTRICITA’ DELL’ETA’ EVOLUTIVA (TNPEE)

Art. 2 Il TNPEE svolge in via autonoma o subordinata la sua attività professionale in ambito sanitario in riferimento alle diagnosi mediche e/o psicologiche.

L'intervento del TNPEE ha come fine lo sviluppo armonico delle competenze del soggetto con disturbo di sviluppo, tramite la realizzazione di condizioni in cui funzioni e abilità possano comparire ed evolvere malgrado le difficoltà di base; tale obiettivo deve essere perseguito attraverso lo svolgimento degli interventi di prevenzione, terapia e riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili, nelle aree della neuro- psicomotricità, della neuropsicologia e della psicopatologia dello sviluppo.

L’attività professionale del TNPEE implica:

  • la conoscenza di metodologie e tecniche connesse alla professione;
  • la maturità e la consapevolezza delle dinamiche interpersonali nell’accogliere la domanda di aiuto dell’utente.

Il TNPEE è tenuto a mantenere la propria competenza professionale ai livelli ottimali impegnandosi, in ottemperanza a quanto previsto dalle normative nazionali sull’Educazione Continua in Medicina, ad adeguare il proprio sapere al progresso della ricerca scientifica e professionale.

Gli ambiti di intervento del Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva sono rivolti:

a) alla prevenzione, terapia e riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili,

b) alla didattica nelle seguenti declinazioni:

  • tutor di tirocinio nei corsi di Laurea di Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva
  • docente delle discipline relative alla riabilitazione in età evolutiva
  • relatore esperto della materia
  • coordinatore didattico di sede dei corsi di Laurea in Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva

c) alla ricerca scientifica;

d) all’organizzazione di servizi, dipartimenti, uffici o unità operative.

L'intervento del TNPEE può essere rivolto, oltre che alla persona, anche agli Enti o alle Istituzioni che ne richiedano la consulenza.

Il TNPEE deve impegnarsi, in considerazione della complessità del lavoro, a ricercare momenti strutturati di consulenza e verifica specifica; deve inoltre mantenere una dignità professionale e non abusare in nessun caso della propria posizione professionale, difendere l’onestà, l’integrità e la fiducia, aspirare a diffondere la sua competenza e le conoscenze professionali.

Art. 3 La gestione dei dati clinici è subordinata al consenso di chi tutela i diritti del soggetto in età evolutiva; il TNPEE deve rispettare e mantenere il segreto in ordine a ogni notizia riguardante i minori a cui l’intervento riabilitativo è rivolto.

Il TNPEE provvede alla conservazione dei dati personali del cui trattamento abbia la responsabilità, mediante l’adozione delle preventive misure di sicurezza individuate e periodicamente aggiornate dalla vigente normativa, in modo da ridurre al minimo i rischi di distruzione o perdita degli stessi, di accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta.

La trasmissione di informazioni finalizzata all’ottimizzazione del percorso riabilitativo del paziente è consentita nei confronti di soggetti a loro volta tenuti al segreto professionale.

Il TNPEE non può svolgere alcun atto professionale senza esplicito consenso dei tutori del soggetto in età evolutiva, conseguente ad una dettagliata informazione ed alla esplicitazione di ogni altro elemento utile a determinare la piena consapevolezza circa gli interventi da attuare.

L’onorario previsto per le prestazioni riabilitative in età evolutiva che si svolgono in ambito libero-professionale deve essere adeguato all’impegno ed alla preparazione professionale.

III. RAPPORTI CON L’UTENTE ED IL COMMITTENTE

Art. 4 Il TNPEE, nel pieno rispetto della salvaguardia della persona, svolge il proprio intervento senza pregiudizi di razza, origine etnica, status sociale, sesso, convinzioni religiose e sociali.

Il TNPEE si impegna a rispettare la cultura, le credenze, le opinioni ed i valori dell’utente, anche se non facenti parte del proprio sistema di valori.

Nell’accogliere la richiesta di intervento il TNPEE si deve attivare ed impegnare al meglio delle proprie capacità professionali, limitando l’intervento solo al tempo necessario.

Il contratto di intervento impegna con reciproci diritti e doveri il TNPEE, e l’utente e/o il committente che lo rappresenta.

Il TNPEE, nell’adempimento del proprio intervento è tenuto a salvaguardare prioritariamente l’interesse dell’utente, e qualora questo fosse in contrasto con il committente deve chiaramente dichiararlo al committente stesso.

Il TNPEE, all’inizio del contratto d’intervento deve informare l’utente o chi lo rappresenta della tecnicità e metodologia che userà e degli obiettivi che si prefigge.

Il TNPEE, nell’esercizio della sua attività professionale si attiene alle norme di tutela previste dalle leggi; qualora intendesse utilizzare i dati dell’attività professionale che coinvolgono l’utente, ai fini della propria attività di studio e ricerca o comunicazioni scientifiche, deve preventivamente richiedere l’autorizzazione dell’utente o del suo legale rappresentante, salvaguardandone comunque l’anonimato.

Il TNPEE, qualora venga a conoscenza di fatti oggettivamente dannosi nei confronti dei diritti dell’infanzia, o dell’incapacità di quest’ultima ad esprimere autonomamente la propria sofferenza, è tenuto ad attivarsi nelle sedi più appropriate.

IV. RAPPORTI CON I COLLEGHI ED ALTRI PROFESSIONISTI

Art. 5 Il TNPEE, nel rapporto con i colleghi deve ispirarsi a principi di lealtà, rispetto reciproco e correttezza professionale, e deve difendere i principi della professione nei confronti delle altre figure professionali.

Il TNPEE si impegna a comunicare ai colleghi, attraverso i canali dell’Associazione, i risultati delle proprie ricerche e conoscenze tecniche, per favorire le conoscenze del proprio ambito di attività professionale.

Il TNPEE è tenuto in via generale a non emettere giudizi negativi sulla formazione, competenza e lavoro professionale di colleghi al fine di evitare giudizi lesivi della loro professionalità.

Qualora il TNPEE venga a conoscenza di comportamenti oggettivi deontologicamente scorretti è tenuto a darne tempestiva comunicazione all’Associazione stessa.

V. SANZIONI DISCIPLINARI

Art. 6 Il Socio che si renda colpevole di abusi o di mancanze nell’esercizio della professione o comunque di fatti non conformi all’esercizio della professione ovvero di fatti contrari ai doveri associativi o agli interessi dell’Associazione ovvero di fatti deontologicamente non corretti è sottoposto a procedimento disciplinare.

A) Competenza e procedimento disciplinare.

La competenza a procedere disciplinarmente è attribuita al Collegio dei Probiviri.

Il procedimento disciplinare prende avvio su istanza del Collegio dei Probiviri o su segnalazione del Comitato Direttivo.

Il Collegio dei Probiviri non può infliggere alcuna sanzione disciplinare, anche in ipotesi di sanzione automatica, senza che l’interessato sia stato preavvisato, con l’assegnazione di un termine non inferiore a 20 giorni, per esporre le proprie ragioni e formulare le proprie difese.

Il Collegio dei Probiviri, sulla scorta degli atti, convocherà le parti per la contestazione degli addebiti.

Il Collegio dei Probiviri ha facoltà di sentire testimoni preavvisandone l’interessato, che ha diritto di partecipare alla loro audizione.

B) Sanzioni Le sanzioni disciplinare sono:

  • l’ammonimento, che consiste nel diffidare l’interessato a non ricadere nella mancanza commessa;
  • la censura, che consiste in una dichiarazione formale scritta di biasimo;
  • la sospensione, che consiste in una temporanea perdita del requisito associativo, per un periodo non inferiore al mese e non superiore all’anno;
  • la radiazione, che consiste nell’espulsione definitiva dall’Associazione.

Il provvedimento è stabilito in proporzione alla gravità della violazione e all’entità dei danni cagionati.

Il provvedimento è attuato dal Comitato Direttivo su decisione del Collegio dei Probiviri, il quale dovrà esprimere il proprio parere entro 90 giorni dall’attivazione del procedimento disciplinare.

  • Ammonimento e censura Possono comportare un ammonimento o una censura:
    1. comportamenti contrari agli interessi dell’Associazione;
    2. comportamenti deontologicamente scorretti la cui rilevanza, a giudizio del Collegio dei Probiviri, sia di entità tale da non importare le sanzioni della sospensione o della radiazione.
  • Sospensione Comportano automaticamente la sospensione:
    1. i casi di sospensione o divieto di esercizio di attività professionale disposti dalla legge;
    2. l’interdizione temporanea dai pubblici uffici;
    3. il provvedimento di rinvio a giudizio o atto equivalente per un reato connesso con l’esercizio della professione ovvero commesso in occasione dell’esercizio della professione.

In tale ipotesi, la durata della sospensione sarà pari a quella della sanzione per i casi 1) e 2) e per l’ipotesi 3) sarà fino ad un anno salvo proroga a discrezione del Comitato Direttivo e salvo l’immediata revoca in ipotesi di proscioglimento. Possono comportare la sospensione:

  1. la condanna ad una pena inferiore a due anni se per reati dolosi o superiore a due anni se per reati colposi, ovvero ad una pena alternativa;
  2. essere sottoposti a misura cautelare o misura di sicurezza personale;
  3. l’ordinanza di convalida del fermo o dell’arresto;
  4. il rinvio a giudizio o atto equivalente per reati diversi da quelli previsti nel paragrafo precedente;
  5. comportamenti contrari agli interessi dell’Associazione;
  6. comportamenti deontologicamente scorretti.

Qualora in costanza di provvedimento di sospensione vengano caducate le ipotesi di cui ai precedenti punti 2) 3) e 4), il provvedimento verrà immediatamente revocato.

Alle sentenze di condanna sono equiparate le sentenze conseguenti alla richiesta di patteggiamento della pena.

  • Radiazione Comportano automaticamente la radiazione:
    1. la dichiarazione di interdizione perpetua dai pubblici uffici;
    2. la condanna per reato connesso con l’esercizio della professione ovvero commesso in occasione dell’esercizio della professione;
    3. la condanna, anche al di fuori dei casi previsti sub b) ad una pena detentiva superiore a due anni per reato non colposo;
    4. il ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario;
    5. l’assegnazione ad una colonia agricola o ad una casa di lavoro;
    6. l’assegnazione ad una casa di cura e di custodia ex art. 219 c.p.;

Possono comportare la radiazione:

  • comportamenti gravemente contrari agli interessi dell’Associazione;
  • comportamenti deontologici gravemente scorretti.

Alle sentenze di condanna sono equiparate le sentenze conseguenti alla richiesta di patteggiamento della pena.

C) Ricusazione / Astensione del Collegio dei Probiviri I componenti del Collegio dei Probiviri possono essere ricusati per i motivi di cui all’A52 c.p. ed astenersi per i medesimi motivi.

D) Prescrizione L’azione disciplinare non cade in prescrizione per i fatti che comportano la radiazione, mentre è soggetta a prescrizione qualora, nonostante i fatti siano portati a conoscenza del Comitato Direttivo e del Collegio dei Probiviri, il provvedimento disciplinare non venisse attivato entro i seguenti termini:

  • entro 4 mesi per l’avvertimento,
  • entro 6 mesi per la censura;
  • entro 12 mesi per la sospensione.

E) Re-iscrizione Il socio radiato dall’Albo si può re-iscrivere nei seguenti termini:

  • trascorsi 3 anni in caso di radiazione non automatica;
  • trascorsi 4 anni in caso di radiazione automatica e, in presenza di condanna penale, quando si sia avuta successiva riabilitazione;
  • trascorsi 6 anni in caso di radiazione automatica e di condanna per reato commesso con l’esercizio della professione.

VI. ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO E CONTESTO SOCIALE

Art. 7 Il TNPEE si impegna all’interno del proprio posto di lavoro a ricercare le migliori condizioni di intervento operativo finalizzate ad un miglioramento della qualità della vita e in modo da ampliare le opportunità di tutte le persone, con particolare attenzione per quelle svantaggiate.

VII. NORME FINALI

Art. 8 L'osservanza delle norme contenute nel presente Codice di Deontologia è compito di tutti i Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva ed è sottoposta a vigilanza da parte dell'Associazione nei termini consentiti dalla normativa vigente.

Art. 9 è prevista la possibilità di revisione di tutte o di una parte delle norme sopra elencate, in adeguamento alle specifiche esigenze professionali, più in generale a quelle sociali, nonché alla normativa vigente.

Tale compito è di competenza del Comitato Direttivo, che potrà incaricare una o più persone esperte o istituire una commissione temporanea.

Art. 10 Modifiche al presente Codice Deontologico potranno essere proposte su istanza del Comitato Direttivo e deliberate a maggioranza dall’Assemblea dei Soci

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Ambiti di competenza

La figura del TNPEE ricopre ambiti di competenza diversi, divisibili in:

(Faustini P., Zecchi B. et al Maggio 2019/maggio 2020)

  • ambiti trasversali;
  • ambiti tecnico professionali.

Gli ambiti di competenze trasversali comprendono competenze indirettamente legate alla riabilitazione, ma di fondamentale importanza per la professione del terapista, quali competenze di:

  • formazione e autoformazione
  • comunicazione e relazione
  • responsabilità professionale

Le competenze di formazione e autoformazione rappresentano il contesto nel quale il TNPEE si forma, sviluppa e consolida le proprie fondamenta culturali e forma l’altro assumendo il ruolo di docente.

Le competenze di comunicazione e relazione rappresentano il sub strato comunicativo e relazionale mediante il quale il terapista entra in contatto con il paziente e costruisce una profonda e proficua relazione con la famiglia e i caregivers.

La presenza di tale comunicazione diventa alleata importante per la buona riuscita del trattamento terapeutico.

Inoltre, è mediante tali competenze che il terapista gestisce le dinamiche reazionali con altri professionisti e interagisce con i colleghi in equipe multidisciplinari e con operatori delle altre strutture sempre in vista del solo bene del paziente. Qui si evince la fondamentale importanza, per l’operato del TNPEE, del lavoro in rete.

Le competenze di responsabilità professionale rappresentano l’ambito che traduce, a partire dalla consapevolezza del proprio ruolo professionale, l’impegno etico e deontologico, l’assunzione di responsabilità verso il singolo e verso la comunità, la sensibilità culturale e il rispetto dei valori e delle scelte personali.

Gli ambiti di competenze tecnico professionali, invece, rappresentato i principali contesti in cui il terapista si muove:

  • prevenzione
  • valutazione
  • abilitazione
  • cura
  • riabilitazione
  • ricerca e formazione.

Per prevenzione si intende la capacità del terapista di individuare autonomamente o in collaborazione con altri professionisti i rischi di insorgenza di menomazioni strutturali e funzionali a carico di individui in età evolutiva, correlati a fattori personali e ambientali. Inoltre, rappresenta la capacità di individuare i segni premonitori di un aggravamento delle condizioni psicofisiche e sociali, del rischio di danno secondario e di recidiva della patologia del bambino.

La valutazione è una competenza di fondamentale importanza per l’operato del TNPEE (vedi paragrafo  1.5) volto ad indagare, mediante osservazioni ed esami, il funzionamento affettivo, cognitivo, sensoriale e motorio del bambino.

Altra competenza del TNPEE è quella dell’abilitazione. Si parla di abilitazione in età evolutiva perché le competenze che il bambino progressivamente acquisisce nel corso dello sviluppo si configurano come abilità.

Pertanto, l’intervento abilitativo del TNPEE è finalizzato allo sviluppo di abilità non presenti in precedenza di cui la lesione ritarda la comparsa o ne minaccia l’evoluzione.

La riabilitazione è l’insieme di interventi terapeutici (cure) ed assistenziali (care) che hanno come finalità il recupero parziale o totale di abilità compromesse e la valorizzazione di potenzialità presenti per consentire  e conseguire il  migliore inserimento e la migliore integrazione nell’ambito della vita familiare e sociale.

Infine, la ricerca e la formazione alla ricerca costituiscono un ambito di grande professionalità in cui il terapista si aggiorna, analizza e ricerca le migliori evidenze scientifiche disponibili e valuta tutte le informazioni raccolte rispetto ad un problema clinico assistenziale specifico.

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La valutazione neuropsicomotoria

La valutazione neuropsicomotoria (VNPM) è parte fondamentale della presa in carico del bambino e della sua famiglia.

È una valutazione funzionale, in forma scritta, che osserva e valuta il funzionamento del bambino nelle diverse aree di competenza.

La VNPM si pone come obiettivo di valutare quante competenze il bambino ha acquisito nelle varie aree di sviluppo, attraverso la somministrazione di test, prove e scale standardizzate, che indagano gli aspetti dello sviluppo globale del bambino in modo oggettivo.

Infatti ciò che fa un TNPEE è scomporre in quante più parti possibili la globalità funzionale del bambino osservato, per poi ricomporre ogni parte e ottenere una rappresentazione mentale di quello che fa il bambino (suoi punti di forza), di come lo fa, di ciò che può fare con aiuto (competenze emergenti) e di ciò che non sa fare (punti di debolezza).

Le competenze che vengono valutate sono:

  • Grosso- motorie
  • Fine-motorie
  • Visuopercettive
  • Rappresentativo-simboliche
  • Prassiche
  • Prattognosiche
  • Cognitive
  • Attentive
  • Mnemoniche
  • Affettivo-relazionali

Se un bambino non riesce in una di tali competenze, sarà compito del terapista comprendere il perché non riesce e risalire a quale competenza precedente non è stata acquisita o non è stata sufficientemente allenata.

La valutazione neuropsicomotoria diviene dunque fondamentale per conoscere il bambino, conoscere il suo deficit e comprendere il punto di partenza per un trattamento.

Nella valutazione neuropsicomotoria le aree di sviluppo che si osservano nel bambino sono:

  • Comportamento; questa area comprende la valutazione della relazione madre bambino; delle reazioni al distacco dalle figure parentali o dagli educatori conosciuti; della relazione con l’ambiente inteso come setting, cioè come il bambino osserva e controlla lo spazio della stanza; dell’atteggiamento verso il TNPEE; e ancora se e come sceglie ed usa un gioco nella spontaneità; se e come accetta richieste e regole; della capacità di concentrazione; del livello emotivo e della consapevolezza del disturbo e della collaborazione nei bambini più grandi; della reazione alla frustrazione; della presenza di stereotipie e comportamenti particolari problematici.
  • Area sensomotoria; tale area comprende tutte le competenze motorie, descritte in senso cranio-caudale, dal mantenimento di posture (decubito prono, supino, seduto, stazione eretta) e i vari passaggi posturali, alle modalità di spostamento. Comprende poi il tono, il balance, le autonomie, la lateralità (o la preferenza d’uso per i bambini più piccoli), lo schema corporeo, le reazioni di difesa (RD). Ancora in quest’area abbiamo la valutazione della funzione visiva e della funzione uditiva.
  • Area della motricità fine; in tale area si valuta l’approccio all’oggetto, la coordinazione oculo manuale, la prensione di grandi e piccoli oggetti (pinza inferiore, media o superiore con o senza opposizione; mano preferenziale; differenza tra le due mani).
  • Area prattognosica; tale area viene elaborata nel caso di bambini più grandi, o in cui sia comparsa l’abilità di riprodurre prassie, intendendo per prassia la capacità di riprodurre un’azione finalizzata. Si valutano: le prassie orali, costruttive e bimanuali.
  • Area del grafismo; in tale area viene descritto il pattern di presa dello strumento grafico e il modo del bambino di approcciarsi a tale abilità.

Il bambino può scarabocchiare poco, imitando; scarabocchiare energicamente, imitare un tratto orizzontale, verticale e in seguito un cerchio o una croce.

Nelle fasi di sviluppo successive si descrive la capacità di riprodurre l’omino in maniera più o meno riconoscibile, come il bambino organizza lo spazio a sua disposizione ed il grado di simbolismo del disegno, senza occuparsi dell’interpretazione psicologica del disegno.

  • Area ludica; in questa area si descrive in base all’età del bambino, come egli usa l’oggetto per giocare. Si descrive il gioco nella spontaneità, la presenza del gioco esplorativo. Andando avanti si valuta la presenza di: uso funzionale dell’oggetto, stravolgimento dell’oggetto, gioco di finzione, gioco simbolico, gioco di turno e gioco di regole.
  • Area comunicativo linguistica; in questa area vengono valutate le modalità di interazione con figure familiari e con figure estranee, l’uso dello sguardo per comunicare, del corpo per fare richieste o rispondere, dei gesti, della mimica, del pianto e del sorriso. Ancora una volta si valuta l’uso della comunicazione verbale, quindi del linguaggio in comprensione e in produzione. Si descrivono eventuali comportamenti specifici assunti ogni qual volta il bambino vuole fare richieste.
  • Area cognitiva; si valuta la presenza dei concetti topologici e dei concetti temporali; la capacità di associare e discriminare per forma, colore, dimensione. Si valuta l’attenzione, la memoria, il problem solving a diversi livelli; molto importante è anche la valutazione di tutte le funzioni esecutive (FE). In età scolare si valuta se il bambino è in grado di leggere, scrivere, comprendere; se conosce i numeri e le quantità; se esegue operazioni di calcolo, semplici e complesse, a mente o scritte o con il supporto concreto.

La scelta di tale divisione in aree nasce dalla necessità di garantire la scomposizione della globalità del bambino sopra citata.

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Il TNPEE oggi

In un centro di neuropsichiatria infantile l’equipe è composta da medici, terapisti, psicologi e assistenti sociali.

Il TNPEE ormai interviene in tale equipe infantile in una rilevante percentuale dei casi. Nonostante ciò, la disciplina della neuropsicomotricità dell’età evolutiva non è oggi molto conosciuta all’opinione pubblica e spesso non è nota ancora a pediatri e specialisti che dovrebbero ad essa indirizzare i propri pazienti in caso di problematiche. Oggi non sono ancora ben note le potenzialità dell’azione di un TNPEE e i benefici che la sua terapia ha per migliorare la prognosi di tante patologie dell’età evolutiva.

Oggi il TNPEE è parte attiva e necessaria nella riabilitazione di un paziente in età evolutiva.

Inquadra il numero di sedute settimanali necessarie per il paziente, gestisce e crea il setting riabilitativo, propone e utilizza ausili, ortesi e protesi.

Si pone degli obiettivi verso il paziente e verifica il loro raggiungimento.

Il TNPEE non effettua una diagnosi autonomamente ma partecipa al processo diagnostico, usa la valutazione neuropsicomotoria, somministra test di sua scelta, effettua osservazioni strutturate e non strutturate.

Il terapista ha un ruolo privilegiato di osservazione del bambino, ancor più approfondito e attento di quello che ha il medico che vede il bambino nel solo momento di visita.

È il terapista che, con la sua osservazione e la sua costante vicinanza al bambino, può fare la differenza in una equipe multidisciplinare.

Può riportare particolari importanti del bambino e può dare indicazioni efficaci su come agire.

Inoltre, il terapista si impegna ad essere una guida sicura per il genitore che affida a lui il suo bene più prezioso: un figlio.

Il terapista userà la giusta empatia, le giuste parole e la giusta professionalità affinché il caregiver sia tranquillo e sicuro del suo operato.

Tratto da www.neuropsicomotricista.it  + Titolo dell'articolo + Nome dell'autore (Scritto da...) + eventuale bibliografia utilizzata