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ABSTRACT - INTRODUZIONE - Il ruolo del TNPEE nella teleriabilitazione. Conseguenze e adeguamenti della pratica riabilitativa al tempo del Covid-19

Tesi di Laurea di: Elisa SCARANELLO - Il ruolo del TNPEE nella teleriabilitazione. Conseguenze e adeguamenti della pratica riabilitativa al tempo del Covid-19 - Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" - Anno Accademico 2019-2020.

ABSTRACT

Alla luce dell’emergenza Covid-19 il Terapista della Neuro Psicomotricità dell’Età Evolutiva (TNPEE) si è trovato di fronte ad un bivio, con l’indirizzo di svoltare prevalentemente verso l’utilizzo della modalità terapeutica online per poter proseguire la terapia con la maggior parte dei suoi piccoli pazienti.

Questo ha coinvolto tutti, anche i più scettici, a misurarsi con l’utilizzo delle nuove tecnologie.

Iniziando da un excursus sulle caratteristiche peculiari del TNPEE, del suo lavoro e della sua tradizionale modalità di terapia in un setting in presenza, si arriva a delineare l’utilizzo della tecnologia nell’ambito delle relazioni terapeutiche e come essa muti elementi che sono caratteristici di queste ultime, che fino a poco tempo fa davamo per scontati.

Con i dati presenti in letteratura si analizzeranno i cambiamenti, i risultati e vantaggi/svantaggi sul bambino e sul terapista dell’utilizzo della teleriabilitazione.

Il nucleo centrale di tale elaborato è una necessaria riflessione sugli aspetti principali della terapia e della relazione terapeutica, alcuni dei quali vengono adattati alla luce di questo momento inaspettato, uno tra tutti il setting, che subisce una forte trasformazione in ogni suo aspetto.

INTRODUZIONE

Nel lavoro del Terapista della Neuropsicomotricità dell’Età Evolutiva spesso durante la seduta di terapia o alla fine, al momento di salutarsi, compare un cellulare vero, di plastica, di carta, simulato, pronto all’uso, per esprimere la fantasia dei bambini o per insegnare quel tanto cercato gioco simbolico.

Oggi quella fantasia è diventata realtà.

La “realtà ha superato la fantasia” si dice spesso, ma nessuno mai avrebbe immaginato che l’online diventasse in poco tempo la vita quotidiana.

Nella vita privata, professionale, individuale e collettiva, la connessione tecnologica è diventata un mediatore fondamentale per tutti.

In un clima di improvvisa interruzione dei rapporti interpersonali e del distanziamento sociale dovuto all’emergenza Covid-19, tutti ci siamo trovati in un limbo. Solo smartphone e device di vario genere, semplici mezzi usati più o meno da tutti, sembrano essere generatori di connessione, unione e riduzione delle paure.

Se questa anormalità ha colpito tutti, ancor di più sarà l’impatto che ha avuto nel lavoro di professionisti sanitari; in particolar modo il TNPEE è stato catapultato in una realtà ben lontana da quella in cui opera.

I bambini e in particolare i bambini con disabilità sono stati i più difficili da accogliere in un nuovo mondo a distanza.

Il TNPEE ha dovuto capire come potesse funzionare ugualmente un lavoro che si fonda molto sulla fisicità di una stanza, sul giocare concretamente insieme, sul coinvolgimento dei corpi e di tutti i sensi.

Mai come in questo periodo i genitori dei piccoli pazienti si sono uniti al TNPEE in un piano di responsabilità e di necessaria collaborazione, come una nuova alleanza, davanti alla decisione su come procedere: assumersi insieme un rischio, quello di sospendere ogni cosa, oppure modificare il setting e sperimentarne uno nuovo, quello online con la teleriabilitazione?

Tutti  inizialmente  spaventati  hanno  sentito  l’esigenza  di  continuare  nel  disagio:  la terapia non poteva essere sospesa.

Pronti ad allestire Zoom, Skype o WhatsApp nel posto migliore della cameretta dei propri figli, a lasciarli soli con il terapista all’ora concordata, pronti ad intervenire davanti a qualche problema tecnico, sperimentando insieme, la connessione migliore.

Il TNPEE entra così negli ambienti privati dei piccoli pazienti, si mette a disposizione dei loro giochi. Telefoni e computer imperversano in tutte le case.

Nascono nuovi setting, nuovi spazi, nuove modalità lavorative per il terapista.

Chissà se questa nuova forma di connessione sia una reale possibilità di contatto e relazione.

Il TNPEE viene visto in una dimensione diversa e nuova; il bambino può pensare che “la loro dottoressa c’è e non c’è” o può non far caso alla nuova situazione. È avvenuto tutto all’improvviso, con tempi e urgenze così diverse da quelle a cui si è abituati, per preparare i pazienti alle separazioni e ai cambiamenti di setting.

La delicatezza che ha dovuto avere il TNPEE è grande e il cambiamento che è riuscito a mettere in atto è stata l’unica cosa possibile da fare in una situazione di emergenza.

Per cui tutti barricati nelle proprie abitazioni abbiamo gestito la nostra socialità e affettività a distanza, abbiamo colto tutta la potenzialità dei dispositivi tecnologici, ma al tempo stesso, anche alcune loro precise caratteristiche e limitazioni, che però oserei dire, funzionali in tempo di crisi e di emergenza.

Il TNPEE ha cambiato il suo ruolo e il suo modo di lavorare, con un semplice click si collega, perde il tragitto da percorrere per raggiungere lo studio e il tempo che occorre per coprire quel tragitto, per raggiungere i suoi bambini; e altrettanto con un click ci si separa: “chi chiude per primo, io o tu?”.

Tratto da www.neuropsicomotricista.it  + Titolo dell'articolo + Nome dell'autore (Scritto da...) + eventuale bibliografia utilizzata

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