CONCLUSIONI - L’Attività Assistita con Animali nella Sindrome di Rett: Terapia di supporto al Comportamento e alle abilità Grosso-Motorie

 

Il nostro studio è stato volto ad analizzare l’efficacia, sulle bambine RTT, dell’Attività Assistita dai delfini (AAD) sulle abilità grosso-motorie e sul comportamento.

I risultati dell’area grosso-motoria non si sono rivelati statisticamente significativi ad un intervallo di confidenza del 95%, con un P-value del 45,6% nella GMFM-88 in cui si evince un generale miglioramento nel gruppo A ad eccezione di A.M. che totalizza un punteggio decisamente inferiore alla media del gruppo, lievi i miglioramenti riscontrati anche nel gruppo B. Per quanto riguarda il Questionario non è stato possibile effettuare il l’indagine statistica in quanto mettendo a confronto i dati dei due gruppi il P-value da valore 0. La mancanza di una significatività statistica potrebbe essere attribuita alla differenza nei punteggi ottenuti da A.M. ed al suo mancato miglioramento in quest’area rispetto agli altri casi clinici, aumentando notevolmente la varianza del campione che provoca una dispersione dei dati intorno al valore medio.

Date queste osservazioni non vi è, quindi, sufficiente evidenza empirica per rifiutare l’ipotesi nulla in quanto il valore del test T è inferiore al valore di riferimento nella distribuzione T-Student, e quindi la media dei miglioramenti riscontrati in A non è statisticamente significativa rispetto ai miglioramenti in B.

L’unica dimensione della GMFM-88 in cui si evince un miglioramento dei casi del gruppo A, compreso un lieve aumento di A.M, è la posizione quadrupedica. Come detto in precedenza gli scarsi miglioramenti del gruppo B e l’elevata varianza nel gruppo A, a causa dei bassi punteggi di A.M., rende il test non significativo ad intervalli di confidenza≥ 90%, dato un P-value del 13%.

Tuttavia, con un P-value del 13% lo studio presenterebbe significatività statistica ad un intervallo di confidenza dell’85%.

Clinicamente invece si nota, prendendo in considerazione il grafico 27, che vi è una netta differenza tra le variazioni ottenute nel gruppo A rispetto a quelle ottenute nel gruppo B, non tanto nel numero di bambine che risultano migliorate quanto per la differenza di punteggio percentuale tra T0 e T1 soprattutto per quanto riguarda i casi di E.B e L.T.

Posiamo dunque notare come nel gruppo A la variazione massima è del 6,4% mentre per il gruppo B solo dell’1,6%. 

Questa differenza di miglioramento osservabile nel gruppo A potrebbe essere riconducibile alla parte finale delle sessioni, caratterizzata dal mantenimento della posizione supina e dall’oscillazione del corpo in acqua che conseguentemente ha portato al rilassamento della muscolatura generale e ad un allungamento della catena posteriore. Questa ipotesi potrebbe spiegare anche i risultati ottenuti nella valutazione della tensione muscolare e della rigidità in E.B e L.T le quali risultano diminuite.

Nello stesso gruppo (A) però possiamo riscontrare che il caso clinico A.M peggiora lievemente a T1.

Considerando che A.M al momento dello studio si trovava già nel quarto stadio della sindrome, con un quadro motorio molto compromesso, costretta su un’unità posturale ed essendo per questo completamente operatore dipendente, possiamo interpretare così i risultati ottenuti:

  • lo stadio in cui si trova, stadio del deterioramento motorio tardivo, implica di per sé stesso un impairment motorio grave tale che difficilmente si possano ottenere miglioramenti ma solo mantenere le abilità residue;
  • la mancata variazione nella GMFM-88, tra T0 e T1, può essere spiegata attraverso l’analisi delle osservazioni effettuate durante le sessioni del progetto. Infatti, da esse si evince quanto A.M fosse disorientata dal contesto per lei non abituale;
  • le difficoltà riscontrate dagli operatori nel mantenere A.M in un assetto stabile e la conseguente mancanza di un sistema contenitivo durante le sessioni probabilmente ha influenzato lo stato emotivo e motorio della ragazza negativamente. Essendo il quarto stadio della RTT caratterizzato già di per sé da un’alterazione dei sistemi percettivi questa mancanza di contenimento ha portato probabilmente ad un aumento della sensazione di instabilità e ad un aumento del disorientamento generale della bambina.
  • Un ulteriore elemento esplicativo dell’importanza che ha avuto l’assetto posturale di A.M nei risultati ottenuti è la presenza, durante le sessioni, di numerose crisi di agitazione motoria. Infatti, il momento in cui esse si sono manifestate maggiormente è stato quello in cui vi era una maggior instabilità: posizione supina sul materassino. Esse secondo una nostra interpretazione, non essendo crisi epilettiche ma crisi di agitazione motoria, sono state per A.M il mezzo attraverso il quale comunicare la propria contrarietà alla situazione. 

Al tempo T2 i miglioramenti risultano essersi stabilizzati, non ritornando mai ai livelli di T0 fatta eccezione per il caso L.T che migliora ulteriormente.

Dal grafico 28 (questionario tensione muscolare) si può notare come la tensione muscolare sia stata influenzata dall’attività svolta durante il progetto sia nel gruppo A che ne gruppo B.

Questi dati ci suggeriscono quanto possa essere utile la terapia in acqua per la riduzione della rigidità muscolare, in quanto possiamo notare che non vi sono nette differenze nei due gruppi e che anzi nel gruppo B sono 3 le bambine in cui essa diminuisce rispetto alle2 del gruppo A.

Questo può essere spiegato dal tipo di attività svolta in acqua con il gruppo B molto più dinamica e la quale ha coinvolto maggiormente il sistema grosso-motorio in termini di investimento di spazio, di movimento degli arti in acqua e di spostamento in acqua (deambulazione/ prono su ciambella), per cui questo può aver avuto effetti sul rilassamento muscolare, sull’escursione articolare facilitando i movimenti e riducendo la tensione muscolare.

È importante sottolineare come la riduzione della tensione muscolare ottenuta nei due gruppi si sia mantenuta nel tempo (T2), fatta eccezione del caso V.C che come possiamo notare al T2 supera i livelli di T0, dato che va correlato ai risultati ottenuti rispetto all’area del comportamento a T2.

I miglioramenti osservati nei due gruppi al termine del progetto (T1) in entrambi i test sono stati mantenuti a distanza di 3 mesi (T2) per tutti i casi clinici, uno in particolare (E.B) ha subito ulteriori progressi, mentre gli altri casi hanno subito un decremento ma senza mai tornare ai livelli di T0.

Anche i risultati dell’area comportamentale non risultano statisticamente significativi ad un intervallo di confidenza del 95% con un P-value del 24,51% nel Questionario, da cui però si evincono notevoli miglioramenti nel gruppo A rispetto al gruppo B, ad eccezione di A.M. che rimane stabile. Molto lievi, invece, sono i miglioramenti ottenuti nel gruppo B. Il Test comunque non risulta statisticamente significativo probabilmente a causa dei mancati miglioramenti di A.M., in quanto la varianza nel campione è contenuta . Anche in questo caso, quindi, non vi è sufficiente evidenza empirica per rifiutare l’ipotesi nulla in quanto il valore del test T è inferiore al valore di riferimento nella distribuzione del T-Student, e quindi la media dei miglioramenti riscontrati in A non è statisticamente significativa rispetto ai miglioramenti in B.

Clinicamente invece si nota, prendendo in considerazione il grafico 28, che, fatta eccezione di A.M, tutti gli altri casi clinici del gruppo A migliorano mentre nel gruppo B i miglioramenti risultano essere nettamente inferiori e vanno ad interessare solamente due casi clinici con una differenza minima.

Tale dato può essere spiegato dal fatto che il piacere sperimentato dalle bambine nel vedere e nell’interagire direttamente con il delfino abbia attivato maggiormente il loro sistema emotivo, provocando risposte difficilmente evocabili con le semplici facilitazioni in acqua o le terapie convenzionali.

È interessante osservare che già durante l’attività con il delfino siano state riscontrate delle modificazioni tra il pre- e il post- sessione e tra i primi giorni e gli ultimi del progetto nell’area comportamentale.

Il caso clinico V.C per esempio ha subito un grande miglioramento (grafico 28) che è stato osservabile già durante il progetto: di giorno in giorno sono state infatti notate, da tutto il personale e dai caregivers, piccole differenze comportamentali che alla fine del progetto sono risultate anche dai punteggi ottenuti nei test.

Infatti, V.C durante le prime sessioni, ha mostrato molta agitazione all’ingresso al setting, mentre nelle ultime era molto rilassata, volenterosa nel partecipare all’attività ed entusiasta difronte alle richieste di contatto ed interazione con il delfino.

V.C è, infatti, migliora negli items dell’umore, irritabilità, ansia, iperattività, aggressività eterodiretta, polipnea, crisi di dispnea, tremori, bruxismo e scialorrea.

Essendo V.C la bambina con maggiori problematiche comportamentali in termini di irritabilità, sbalzi d’umore, iperattività, ansia ed aggressività, i risultati ottenuti sono molto significativi dal punto di vista clinico. Questo perché le problematiche in questione si sono ridotte tempestivamente e mantenute nel tempo, facilitando gli interventi successivi e migliorando la qualità della vita della bambina.

Anche i casi E.B e L.T hanno tratto dei benefici dall’interazione con il delfino a livello comportamentale infatti notiamo una riduzione degli sbalzi d’umore, dell’irritabilità, dell’ansia e delle crisi di dispnea. I suddetti miglioramenti si sono mantenuti costanti nel tempo. 

Dall’analisi di questi risultati dunque, si può ipotizzare che l’attività assistita con il delfino possa ridurre i comportamenti problema caratterizzanti la sindrome e ridurre le condizioni legate all’ansia come bruxismo, scialorrea e disturbi respiratori come dispnea e polipnea. È importante però reclutare il campione considerando il livello di interesse dell’individuo all’attività e il grado di diffidenza della bambina verso l’animale, in quanto abbiamo potuto vedere come questo intervento sia stato inefficace per il caso clinico A.M anche e soprattutto per la diffidenza della bambina nei confronti del contesto. Andando ad analizzare i suddetti risultati possiamo inoltre presuppore che i miglioramenti ottenuti nell’area grosso-motoria potrebbero non essere stati direttamente collegati all’interazione con il delfino, ma essere stati influenzati dai miglioramenti ottenuti nell’area comportamentale in termini di stato emotivo, rilassamento, diminuzione dell’ansia e dell’iperattività.