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IL METODO TERZI E L’ORGANIZZAZIONE TEMPORALE

INDICE PRINCIPALE

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Basi teoriche del Metodo Terzi

Il Metodo Terzi è una metodologia cognitivo-motoria che si occupa dell’organizzazione e dello sviluppo del pensiero analogico-spaziale. Attraverso una tassonomia di esercizi senso-motori specifici, graduati per complessità e adattabili alle diverse esigenze ed età dei soggetti, il Metodo sviluppa la capacità di processare ed integrare le informazioni spazio- temporali che giungono al sistema nervoso centrale dai diversi canali percettivi (cinestesico-propriocettivo, vestibolare, tattile, uditivo e visivo). Esercita quindi l'integrazione delle informazioni relative al proprio corpo (spazio personale), allo spazio esterno (spazio peripersonale ed extrapersonale) e alla relazione tra i due spazi, stimolando la formazione di immagini mentali propriocettivo- motorie e visuo-spaziali. Il Metodo assume il canale deambulatorio quale canale percettivo “per imparare a ragionare, e bene, con i piedi”, facilitando la coerenza percettiva tra i vari stimoli sensoriali ed il passaggio da un utilizzo inconscio ad un utilizzo consapevole del corpo in movimento. Potenzia, infine, lo sviluppo del pensiero analogico-spaziale, integrandolo successivamente con il pensiero logico-verbale; in questo modo attiva e potenzia i processi cognitivi di analisi e di sintesi dei dati. Il Metodo parte dal movimento del corpo, nella particolare condizione dell’eliminazione della vista, ed esercita la capacità di raccogliere informazioni, integrarle ed utilizzarle, pianificare un’attività, eseguire e controllare il proprio operato, inibendo dati non essenziali. L’intervento segue il percorso della maturazione e del ripristino del funzionamento delle funzioni esecutive, per le quali sono fondamentali attenzione e memoria di lavoro, e che comprendono: intenzione (o capacità di anticipazione) e capacità di mantenere un obiettivo, inibizione delle interferenze, sviluppo di un’adeguata capacità di progettazione ed esecuzione coerente, verifica ed efficacia delle verifica, capacità di shifting, corretta valutazione della successione degli eventi e della loro durata. La filosofia alla base del Metodo Terzi è la logica dell’errore, e cioè che “non esistono risposte giuste o sbagliate; ogni risposta è quella giusta, poiché è quello che in quel momento il soggetto ha elaborato di quella data esperienza24”. L’errore è immagine del grado di integrazione raggiunto, viene considerato risorsa preziosa per capire gli eventuali deficit del paziente, in modo da attuare strategie utili al suo superamento, poiché permette di individuare le proposte più adeguate al livello di elaborazione delle percezioni del soggetto e di stimolare un apprendimento attivo e un approccio metacognitivo al compito. Il Metodo si inserisce nei più recenti filoni teorici relativi alla neuropsicologia cognitiva secondo cui le funzioni corticali dipendono l’attivazione di “sistemi funzionali a rete”, cioè di zone diverse del cervello, tra loro strettamente interconnesse, che si organizzano, si modificano e si ampliano grazie all’esperienza. Attraverso un apprendimento attivo si creano connessioni sempre più varie e complesse fra le diverse zone cerebrali deputate all’elaborazione di input specifici e si potenziano le reti neurali. Ida Terzi dice infatti che “la consapevolezza di vivere trova riscontro nel succedersi ordinato dei meccanismi integrativi fra afferenze propriocettive ed esterocettive che, a nostra insaputa, si effettuano in tutti i canali di informazione25”.

Le immagini mentali

Damasio dice che “Un organismo forma rappresentazioni neurali che possono divenire immagini, essere manipolate in un processo chiamato pensiero e alla fine influenzare il comportamento aiutando a prevedere il futuro, a pianificare di conseguenza e a scegliere la prossima azione”26.Le immagini mentali sono un prodotto dell’attività cognitiva che consente di rappresentarsi la realtà esterna attraverso la rievocazione, sono alla base della cognizione spaziale e intervengono nella risoluzione di problemi, apprendimento di nuove azioni e sostengono le attività del disegno. Possono essere:

  • immagini mentali visuospaziali che permettono la visualizzazione mentalmente di un oggetto in una determinata posizione o spazio;
  • immagini mentali motorie che permettono la rappresentazione mentalmente di un’azione senza associarne il relativo movimento.

Possono essere generate in due modi:

  • in prima persona, cioè con una simulazione mentale dall’interno (propriocettiva). È un’immagine mentale che necessita di informazioni cinestesico-motorie (Decety, 199027) e l’attivazione dell’area motoria primaria;
  • in terza persona, cioè una simulazione mentale dall’esterno che permette di avere delle immagini che si basano essenzialmente su processi visuo-spaziale (Decety, 1990). Richiede l’integrazione di diverse informazioni propriocettive e funzioni esecutive.

Durante la produzione delle immagini visive e motorie, si attivano molte delle aree cerebrali che partecipano ai processi percettivi ed alla preparazione e controllo del movimento. In parallelo, un danno cerebrale o funzionale che provochi un deficit percettivo o motorio, può provocare anche un deficit della produzione di immagini mentali. Le immagini mentali sono alla base del pensiero analogico o spaziale; Kosslyn (Kosslyn et al., 199528) sostiene che giochino un ruolo importante nella memoria, ragionamento spaziale, astrazione, capacità di apprendimento e comprensione del linguaggio. Inoltre, entrano in gioco nell’elaborazione di input percettivi, pensiero concreto e astratto, capacità di apprendimento, memoria comprensione del linguaggio verbale. Il loro uso in compiti cognitivi è predittivo rispetto alla performance positiva. Per Decety29 “Le relazioni che si stabiliscono fra le immagini mentali derivanti dalla percezione visiva del nostro corpo e le sensazioni propriocettive, tattili e vestibolari, che da esso provengono, permettono la costruzione dello schema corporeo”. Le rappresentazioni infantili sono inizialmente di tipo implicito, non accessibili alla coscienza: “Quando possiamo dire che un bambino è in grado di conservare le rappresentazioni, così che esse siano accessibili in assenza di un input percettivo diretto, abbiamo la prova che si è formata una rappresentazione mentale30.

I neuroni specchio

L’organizzazione del movimento non dipende solo dai neuroni afferenti alle aree motorie, ma è frutto delle strette connessioni tra aree motorie e sensoriali (Rizzolatti, 200631). La corteccia frontale e parietale posteriore risultano costituite da un mosaico di aree anatomicamente e funzionalmente distinte, che sono fortemente interconnesse tra di loro e formano circuiti destinati a lavorare in parallelo ed integrare informazioni sensoriali e motorie, relative a determinati effettori, ma con specifiche e particolari differenziazioni all’interno dei circuiti e delle connessioni neurali, a seconda che si tratti di atti motori non finalizzati a funzioni adattive o di azioni motorie deputate a precisi scopi ed obbiettivi. I neuroni specchio sono una classe di neuroni che si attivano selettivamente sia quando si compie un'azione sia quando la si osserva mentre è compiuta da altri: i neuroni dell'osservatore rispecchiano quindi ciò che avviene nella mente del soggetto osservato, come se fosse l'osservatore stesso a compiere l'azione. sono in grado di codificare l’informazione sensoriale in termini motori e di rendere così possibile quella reciprocità di atti e di intenzioni che è alla base dell’immediato riconoscimento da parte nostra del significato dei gesti degli altri. Nel 1995, Rizzolatti dimostra l'esistenza nell'uomo di un sistema simile a quello trovato nella scimmia, utilizzando la stimolazione magnetica transcranica (TMS) trovano infatti che la corteccia motoria dell'uomo viene facilitata dall'osservazione di azioni e movimenti altrui. Più recentemente, altre prove ottenute tramite la risonanza magnetica funzionale (fMRI), la stimolazione magnetica transcranica (TMS), l'elettroencefalografia EEG e test comportamentali hanno confermato che nel cervello umano esistono sistemi simili e molto sviluppati che permettono una sincronia fra azione e osservazione. L’imitazione è cruciale per lo sviluppo delle abilità cognitive sociali e per l’apprendimento e il sistema dei neuroni specchio gioca un ruolo chiave, poiché traduce in termini motori gli atti elementari che caratterizzano l’azione osservata, rendendo possibile una sua replica. Vi sono state molte ricerche, come gli esperimenti condotti da Giovanni Buccino e altri nel 2001, sull’evoluzione dei neuroni specchio e sui loro rapporti con l'evoluzione del linguaggio, proprio perché nell'uomo i neuroni specchio sono stati localizzati vicino all'area di Broca; ciò ha comportato la convinzione che il linguaggio umano si sia evoluto tramite l'informazione trasmessa con le prestazioni gestuali e che infine il sistema specchio sia stato capace di comprendere e codificare/decodificare. Infine, studi recenti (Kohler et al 200232) hanno individuato l’attività di neuroni specchio anche all’interno di un sistema audio-motorio: neuroni a specchio audiovisivi, che codificano l’azione anche soltanto sentita dal soggetto. Questi neuroni, presenti in un’area omologa a quella di Brocà, sembrano costituire un ulteriore anello verso le azioni comunicative, la possibilità di rappresentare il significato dell’azione ed infine il gesto che può evolvere in linguaggio.

L’embodied cognition

Attualmente si ritiene che, nella prima infanzia, lo sviluppo motorio sia l’elemento cruciale che fa da ponte tra sviluppo cognitivo e sviluppo sociale e comunicativo. Secondo l’“embodied cognition” o “cognizione incarnata”, cioè radicata nel corpo, lo sviluppo cognitivo evolve a partire dalla percezione del proprio essere, parallelamente allo sviluppo delle funzioni motorie e al controllo delle stesse. Gli aspetti della cognizione sono plasmati dal sistema percettivo del corpo, che si muove ed interagisce con l’ambiente, esistono continue connessioni tra le funzioni cognitive superiori e il sistema sensomotorio; l’interazione fra corpo che agisce e ambiente determina lo sviluppo delle specifiche capacità cognitive e anche la natura di queste capacità. La cognizione dipende quindi in modo cruciale dal fatto di avere un corpo, capace, in termini di funzioni percettive e motorie e soprattutto dal tipo di esperienze che tale corpo ha avuto possibilità di compiere (Gibson- Affordance). Essa è anche frutto delle informazioni ricevute per diverse vie sensoriali relative a sensazioni diverse (corporee, visive tattili…) che coinvolgono particolari e differenti circuiti cerebrali.

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Relazione tra il Metodo Terzi e la percezione e formazione dell’organizzazione temporale

Il Metodo Terzi viene utilizzato per la riabilitazione in età evolutiva dove una difficoltosa organizzazione e rappresentazione spazio-temporale rende problematico lo sviluppo armonico e gli apprendimenti. Intervenendo sulla rappresentazione interna della realtà del soggetto, si mira a favorire un utilizzo flessibile delle immagini mentali, le quali emergono dalla sintesi percettiva di tutti i canali sensoriali e sono rimodulate in base all’esperienza (Sabbadini, 200533).  Obiettivo  ultimo  del  trattamento  sarà  ottenere  un  migliore adattamento del bambino alle richieste dell’ambiente, da valutare a seconda dell’età; ciò si ottiene lavorando sulle funzioni adattive, rendendole flessibili e modificabili. In particolare, gli esercizi promuovono la corretta organizzazione spaziale utilizzando sequenze spazio-temporali ordinate; la dimensione della temporalità, infatti, nelle sue caratteristiche di successione, sincronia e durata permette una corretta integrazione tra spazio e tempo ed è fondamentale per selezionare ed elaborare gli stimoli sensoriali. Il Metodo esercita l’organizzazione temporale complessa del ritmo motorio individuale (Fraisse,

199634), fondamentale a tutti i livelli per gli apprendimenti. Ida Terzi diceva che “il tempo fa da sfondo al ritmo35”. S’inizia con la raccolta delle informazioni spaziali, secondo un preciso ordine temporale, utilizzando il corpo in movimento, e si procede per successive integrazioni, fino a giungere ad una riproduzione di quanto si è sperimentato con il corpo stesso. Attraverso i diversi passaggi richiesti dall’esercizio, s’induce l’approfondimento dell’apprendimento e l’emergere della consapevolezza, che è prerequisito per la metacognizione. A partire dall’età scolare è infatti importante favorire lo sviluppo della metacognizione, ovvero della consapevolezza di sé e dei propri meccanismi interni, oltre che la capacità di pianificazione. Nella dimensione spazio-temporale è possibile coordinare i riferimenti fondamentali delle azioni e dei comportamenti e dare una organizzazione alla vita quotidiana, da cui, attraverso successive astrazioni, si costruiscono apprendimenti più complessi.

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Esercizi: organizzazione ritmica e temporale

Gli esercizi che caratterizzano il Metodo si possono suddividere in due grandi gruppi:

  • esercizi  senso-motori  elementari  pre-deambulatori,  relativi  alla costruzione dello spazio personale e peripersonale;
  • esercizi senso-motori deambulatori, relativi alla costruzione dello spazio metrico euclideo.

La filosofia del Metodo Terzi è caratterizzata da un approccio e da un setting che diventano i punti di forza nella proposta. Le condizioni oggettive di ambiente e soggettive di proposta sono:

  • spazio ampio, possibilmente sgombro, con pochi oggetti essenziali (tavolo, armadio, sedie) che vengono mantenuti stabili nell’ambiente (ciò è finalizzato a creare dei  riferimenti allocentrici stabili nella relazione tra sé e lo spazio esterno);
  • ambiente silenzioso, con luci basse e soffuse per abbassare la soglia di recettività agli stimoli visivi e uditivi e aumentare i livelli di attenzione e di concentrazione;
  • soggetto a piedi scalzi, per favorire il contatto con il suolo, la percezione podotattile e l’uso del canale deambulatorio come “canale percettivo” vero e proprio, e imparare “a ragionare con i piedi” (I. Terzi, 1995);
  • soggetto ad occhi bendati nelle diverse fasi degli esercizi per aprire feedback sensoriali ad altri canali percettivi:  cinestesico, propriocettivo (articolare e muscolare), vestibolare e tattile e per definire temporalmente l’inizio e la fine dell’esercizio.

Mediante queste fasi di lavoro, le proposte sottolineano il forte legame esistente  tra Percezione-Azione-Cognizione, stimolano le funzioni esecutive che regolano i processi di pianificazione, controllo e coordinazione del sistema cognitivo, la memoria di lavoro e l’attenzione selettiva e sostenuta. “Il semplice far movimento non è produttivo se non viene favorita l’elaborazione mentale successiva, nella quale le sensazioni si traducono in rappresentazioni che sono la base della costruzione delle immagini mentali visuo-spaziali36” (Ida Terzi, 1995). S’inizia con la raccolta delle informazioni spaziali, secondo un preciso ordine temporale, utilizzando il corpo in statica o in movimento, e si procede per successive integrazioni, fino a giungere ad una riproduzione di quanto si è sperimentato con il corpo stesso. Attraverso i diversi passaggi richiesti dall’esercizio, s’induce l’approfondimento dell’apprendimento e l’emergere della consapevolezza, che è prerequisito per la meta cognizione. Ogni esercizio prevede tre momenti operativi essenziali:

  • Consegna: il movimento è primariamente indotto con la consegna da parte dell’operatore, che si pone come guida. Negli esercizi possono essere utilizzate consegne diversificate, adattabili all’età del soggetto e alle sue caratteristiche cognitive, mentali e motorie. Le tipologie di consegna sono:
  • Motoria guidata: utilizza la comunicazione tattile, mette in atto la comunicazione non verbale di contatto e di prossimità. Il soggetto è ad occhi bendati e il suo corpo è lo strumento dell’operatore;
  • Imitativa visiva: è fatta in modo da favorire la discriminazione figura- sfondo (vicinanza con il soggetto, stesso orientamento, sfondo neutro);
  • Verbale: si utilizza un linguaggio essenziale e codificato per i vari esercizi allo scopo di evitare confusioni nel soggetto e potenziare l’uso di un pensiero analogico-spaziale piuttosto che logico-verbale;
  • Su rappresentazione (motoria o grafica): per esercitare la capacità progettuale, per la modalità che procede dalla sintesi all’analisi dei dati;
  • mista (guidata-verbale): per favorire l’integrazione fra pensiero spaziale e pensiero verbale e per agevolare la decodifica della consegna verbale.
  • Vissuto: a seguito della consegna data, il soggetto esegue il vissuto, un’esperienza personale corporea vissuta attivamente, e costruisce un’immagine mentale motoria in 1° persona, su base propriocettivo- motoria e cinestesica. Attraverso la richiesta della ripetizione autonoma ad occhi bendati del movimento indotto, nel vissuto, si chiede al soggetto di utilizzare una memoria di movimenti eseguiti precedentemente con la consegna e di riproporli, rendendo quindi personale ed esplicita una esperienza motoria.
  • Rappresentazione: l’esperienza viene oggettivata e diventa cosciente. Il soggetto, a seconda del tipo di esercizio, riproduce all’esterno la rappresentazione:
    • sul corpo del terapista (per schema corporeo/spazio personale): il soggetto trasforma l’immagine mentale propriocettiva-motoria, in prima persona in immagine mentale visuo-spaziale in terza persona;
    • sul piano di plastilina con una squadretta di plastica, (per spazio metrico/spazio extrapersonale lontano), mentre è ancora viva la memoria muscolare: il soggetto trasforma l’immagine mentale motoria in prima o terza persona in immagine mentale visuo- spaziale. La tavoletta ricoperta di plastilina rappresenta il terreno sul quale il soggetto ha eseguito il percorso, la squadretta rappresenta in modo stilizzato il soggetto stesso.

Le Tavole Sinottiche fanno riferimento allo spazio metrico e vengono utilizzate per la valutazione della Rappresentazione di quest’ultimo. Ida Terzi le ha elaborate grazie alla grande quantità di dati raccolti durante le sue ricerche effettuate con soggetti di tutte le età, con o senza patologie.  Di seguito vengono illustrate le Tavole I, II, III (Immagine 1, Immagine 2, Immagine 3) che fanno riferimento alla conoscenza qualitativa dello spazio metrico.

  • Le prime informazioni elaborate riguardano il contatto alternato dei piedi con il terreno che incidono nella memoria differenziandosi ordinatamente nel tempo, ma spazialmente indifferenziate;
  • in una seconda fase si inseriscono altre informazioni propriocettive e di contatto che introducono i primi elementi spaziali, tuttavia non ancora ordinati;
  • nella terza fase operativa il soggetto, ordinata mentalmente la propria esperienza deambulatoria, inizia a distinguere una differenza qualitativa tra traslazioni rettilinee, rotazioni e traslazioni curvilinee;
  • nelle fasi quarta e quinta la differenza qualitativa si fa netta e il soggetto è in grado di rappresentare in modo integrato e orientato il proprio percorso.

TAVOLA I

Immagine 1- Tavola Sinottica I. La conoscenza qualitativa: le traslazioni rettilinee (TAV. 1)

Immagine 1- Tavola Sinottica I. La conoscenza qualitativa: le traslazioni rettilinee (TAV. 1)

Immagine 2- Tavola Sinottica II. La conoscenza qualitativa: le rotazioni (TAV. 2)

Immagine 2- Tavola Sinottica II. La conoscenza qualitativa: le rotazioni (TAV. 2)

Immagine 3- Tavola Sinottica III. La conoscenza qualitativa: le traslazioni curvilinee (TAV.3)

Immagine 3- Tavola Sinottica III. La conoscenza qualitativa: le traslazioni curvilinee (TAV. 3)

Per rappresentare quanto si è fatto occorre avere nella propria memoria l’immagine di quanto si è vissuto, occorre rifarsi ad immagini mentali motorie. Le rappresentazioni date ci permettono di individuare il grado di consapevolezza e di capacità di integrazione delle informazioni posseduto dal soggetto, processi mentali attivati, strategie utilizzate. Ciò permette all'operatore di intervenire in modo preciso e mirato sulla costruzione delle immagini mentali, modulando le proposte di lavoro verso una maggiore complessità o semplificazione, o verso modalità diverse. La fase della rappresentazione è alla base dell'intervento sulle immagini mentali. Attraverso le proposte del Metodo Terzi si favorisce, infatti, la corretta integrazione delle afferenze sensoriali extra-visive, originate dal corpo stesso (propriocettive, di contatto) con quelle originate dal mondo esterno sfruttando il feed-back continuo tra il vissuto corporeo e la rappresentazione. I contatti selettivi con il mondo esterno, mediati dall’atto motorio, stimolano l’attività mentale consapevole e l’attivazione di processi mentali di analisi e sintesi dei dati: in tal modo questi ultimi possono essere analizzati, quantificati ed elaborati matematicamente dal punto di vista spazio-temporale. Attraverso precisi passaggi operativi che stimolano i processi di memoria e di attenzione, si consente al soggetto che ha una distorsione o un deficit della capacità di crearsi rappresentazioni mentali, di immagazzinare l'informazione e di recuperarla poi dalla memoria a lungo termine, in una rappresentazione in 1° o in 3° persona. Mediante l'esperienza deambulatoria, attraverso le varie fasi di elaborazione ed integrazione delle percezioni, sfruttando il feed-back continuo tra vissuto corporeo e rappresentazione, il soggetto arriva alla costruzione mentale delle idee di tempo e di spazio. La proposta degli esercizi, organizzati in gradi di complessità graduale, segue due opposte modalità di esecuzione:

  • dal vissuto corporeo alla rappresentazione su di sé ad occhi chiusi (immagine motoria in prospettiva in 1° persona), ed in seguito alla rappresentazione sull’altro ad occhi aperti (presuppone la trasformazione dell’immagine mentale da motoria a visuo-spaziale);
  • dalla rappresentazione sull’altro ad occhi aperti (immagine motoria in prospettiva di 3° persona) al vissuto corporeo ad occhi chiusi (con trasformazione dell’immagine visuo-spaziale in immagine motoria in 1° persona).

Tali modi rispecchiano due opposti procedimenti atti a stimolare: l’uno le operazioni di sintesi, attraverso processi mentali che vanno dall’analisi alla sintesi mentale; l’altro le operazioni di analisi, attraverso processi mentali che vanno dalla sintesi all’analisi mentale.

L'apporto visivo viene eliminato durante la proposta degli esercizi per attivare un’attenzione focalizzata sul proprio corpo e sul suo movimento, e permettere di portare a livello di coscienza percezioni e sensazioni cinestesiche rimaste inoperose e silenti perché sovrastate dalla imponente percezione visiva.

Vengono di seguito illustrati gli esercizi del Metodo utilizzati nella Valutazione Base. Essi non costituiscono tutto l'impianto metodologico, ma rappresentano gli esercizi più significativi dell'organizzazione spazio-temporale, che possono orientare l'operatore nella definizione del problema principale del soggetto e nella successiva impostazione del programma terapeutico con il Metodo.

Esercizi sensomotori elementari: organizzazione ritmica

Per interiorizzare bisogna avere dento di sé un modello ritmico, spaziale e sostanziale entro cui le informazioni in arrivo dal mondo esterno possano inserirsi ed assumere significato. Noi viviamo in virtù dei ritmi biologici generatori della vita, per dare inizio ad un modello bisogna prendere le mosse da quei ritmi e cercare di comporli in una consapevolezza unica di vivere che tutti armonicamente li comprenda. Gli esercizi ritmici degli arti sono di incentivo all’organizzazione spazio-temporale dei movimenti assai più minuti e complessi che sostengono l’attività degli organi di senso specifici; sono d’incentivo all’attività modulata dei muscoli oculari e a quella articolatoria dei fonemi nel linguaggio37”.

A. Ritmo semplice degli arti (o ritmo a un canale)

Tecnica: sollevamento volontario dell’arto da terra, breve pausa, abbandono dell’arto a terra. Il bambino è a terra supino, con le gambe flesse e le braccia abbandonate lungo il corpo.

Il bambino solleva lentamente l’arto inferiore e dopo una breve pausa lo lascia ricadere a terra. Ripete lo stesso esercizio con l’arto controlaterale. E così di seguito alternando l’attività. Analogamente si fa con gli arti superiori.

Bisogna sincronizzare il ritmo semplice degli arti con la respirazione naso- bocca. La tecnica è quella di: sincronizzare lentamente il sollevamento dell’arto da terra con l’inspirazione, così da permettere al soggetto di sentire l’arto appesantirsi quando lo solleva, fare una breve pausa e, successivamente, abbandonare l’arto, sincronizzando il contatto a terra del piede o della mano con l’inizio dell’espirazione. Quindi lasciare che l’espirazione si esaurisca con l’arto a terra fermo e abbandonato.

B. Ritmo degli arti sincrono a due canali (in posizione supina)

Nello schema omolaterale si alternano le battute sincrone “piede-mano di un emicorpo” alle battute sincrone “piede-mano dell’altro emicorpo”.

Nello schema crociato si alternano le battute sincrone “piede destro-mano sinistra” alle battute sincrone “piede sinistro-mano destra”.

I principali elementi per giudicare le caratteristiche dei ritmi sono: il rispetto dell’alternanza del movimento degli arti, il mantenimento delle pause, l’abbandono dell’arto a terra e la sincronia fra i canali sensoriali.

Esercizi sensomotori elementari: Atteggiamenti e Tocchi

Gli atteggiamenti mirano ad organizzare l’immagine dinamica e tridimensionale del proprio corpo, elaborando prevalentemente le afferenze propriocettive.

A. Dal vissuto corporeo alla rappresentazione

Tecnica: l’operatore pone il soggetto a occhi chiusi in un determinato atteggiamento, poi lo scompone. Il soggetto quindi deve, a occhi chiusi, riatteggiare se stesso nel medesimo modo e poi a occhi aperti atteggiare nel medesimo modo il corpo dell’educatore.

B. Dalla rappresentazione al vissuto corporeo

L’operatore si pone in un determinato atteggiamento. Il soggetto osserva l’atteggiamento assunto dall’educatore, quindi deve, ad occhi chiusi, atteggiare nello stesso modo il proprio corpo e poi, ad occhi aperti, riatteggiare l’educatore allo stesso modo.

Gli atteggiamenti possono essere: simmetrici non crociati/crociati, asimmetrici non crociati/crociati o variamente combinati. Nella Valutazione Base si propone un Atteggiamento variamente combinato, scelto in base alla modalità di esecuzione dei ritmi del soggetto osservata precedentemente. Vengono solitamente proposti da supino, ma possono anche essere eseguiti stando seduti, a secondo della patologia del soggetto. L’operatore deve annotare se il soggetto riproduce gli atteggiamenti sia su se stesso, sia sull’altro: compiutamente o in parte, in modo topologicamente corretto o approssimativo, “a specchio” o con il senso reale della destra e della sinistra, rispettando l’ordine di successione proposto.

I Tocchi vengono proposti solitamente in piedi con la schiena appoggiata al muro, oppure da seduti, in base alla patologia presentata dal soggetto. Tecnica: il soggetto ad occhi chiusi viene toccato leggermente con un dito dall’operatore in punti vari del corpo, dopo di che deve, ad occhi chiusi, ripetere su se stesso la successione dei tocchi; subito dopo, ad occhi aperti, toccare gli stessi punti sul corpo dell’educatore.

I Tocchi nell’ordine vengono distribuiti, in senso cranio-caudale: sull’asse verticale, simmetricamente, variamente distribuiti sulla superficie del corpo.

In Valutazione viene proposta solitamente una serie di Tocchi variamente distribuiti sul corpo, scelti dall'operatore in base alle risposte che il soggetto ha dato negli esercizi precedenti (Ritmi e Atteggiamenti). L’operatore deve annotare se il soggetto ribatte i tocchi sia su se stesso, sia sull’altro, rispettando: il numero, l’ordine di successione, i punti del corpo toccati.

Costruzione deambulatoria dello spazio euclideo

Rette, curve, spezzate, ondulate non sono altro che il diagramma della basilare funzione vitale (il cammino) che rende l’individuo consapevole di trasportarsi autonomamente e volontariamente verso i luoghi e gli oggetti lontani. Il Metodo si prefigge di portare il soggetto alla costruzione mentale dello spazio euclideo valendosi del succedersi ordinato dei passi traslatori e rotatori durante il cammino e mira al raggiungimento di tre successivi livelli di conoscenza: qualitativa, quantitativa e modale. Durante l’atto percettivo la qualità, la quantità e la modalità sono elementi vitali inscindibili, che però si possono distinguere con il pensiero. Gli esercizi, valendosi di passi ben ritmati, intercalati a ben precise rotazioni del corpo (percorsi a linea spezzata), portano alla conquista graduale delle distanze e delle direzioni. Dopo ciascun esercizio, il soggetto restituisce l’idea che se ne è fatta in una rappresentazione grafica tracciata a mano libera con gli strumenti specifici, (tavolozza e squadretta) ad occhi chiusi, mentre ne è ancora viva la memoria muscolare.

Immagine 4- Tavolozza e squadretta

Immagine  4- Tavolozza e squadretta

Nella Valutazione, per indurre il soggetto ad eseguire gli esercizi l’operatore utilizza prevalentemente una consegna guidata che induce a passare dal vissuto corporeo alla rappresentazione e stimola prevalentemente il sorgere delle operazioni di sintesi. Ad esempio, l’operatore guida il soggetto tenendolo alle spalle, affinché poi il soggetto possa ripete il percorso da solo.

La conoscenza qualitativa porta a identificare i diversi modi che il corpo ha di camminare per raggiungere i luoghi e gli oggetti lontani.

A. Traslazioni rettilinee orientate (orientate in avanti, all’indietro, di fianco a destra e di fianco a sinistra)

All’inizio delle prove il soggetto si trova al centro della stanza di fronte al tavolo sul quale sono disposti gli strumenti per la rappresentazione. Dopo la Consegna guidata indotta dall'operatore, il soggetto segue il percorso in autonomia, riapre gli occhi e si reca al tavolo dove viene invitato ad identificare il suo corpo con la squadretta. La modalità di esecuzione del percorso indica il livello di integrazione raggiunto dalle afferenze propriocettive ed esterocettive durante il cammino. La rappresentazione grafica finale indica il grado della loro organizzazione geometrica a livello mentale. La rappresentazione finale compiutamente integrata consiste in un segmento di retta tracciato rispettando con l’orientamento della squadretta l’orientamento del corpo, con l’orientamento del tracciato la direzione del percorso (fase E delle Tavole Sinottiche).

B. Rotazioni sull’asse verticale (a destra e a sinistra)

La rotazione a 360° costituisce l’unità di misura del movimento rotatorio sia rispetto ai propri piani e assi corporei, sia rispetto al mondo esterno. Il soggetto è al centro della stanza, dopo la Consegna guidata indotta dall'operatore, ad occhi chiusi, ruota intorno al proprio asse verticale fino a ritrovarsi con il corpo orientato com’era in partenza, riapre gli occhi e si reca al tavolo per restituire la rappresentazione grafica. La modalità di esecuzione della rotazione indica il livello di integrazione raggiunto dalle afferenze propriocettive ed esterocettive durante l’atto rotatorio. La rappresentazione grafica finale indica il grado della loro organizzazione geometrica a livello mentale. La rappresentazione è corretta se il soggetto fa ruotare la squadretta sulla plastilina nello stesso senso di rotazione da lui appena vissuto, ottenendo come rappresentazione grafica un punto dinamico (fase E delle Tavole Sinottiche).

C. Traslazioni curvilinee (in senso orario e antiorario)

Il soggetto deve essere orientato verso il tavolo sul quale si trovano tavoletta e squadretta. Dopo la Consegna guidata indotta dall'operatore, il soggetto ripete in autonomia on gli occhi chiusi il percorso curvilineo di tipo circolare. L’operatore osserva se il soggetto mantiene costante il raggio di curvatura. Terminato il percorso il soggetto riapre gli occhi e si porta al tavolo per restituire la rappresentazione grafica. La modalità di esecuzione del percorso indica il livello di integrazione raggiunto dalle afferenze propriocettive ed esterocettive durante la traslazione curvilinea. La rappresentazione grafica finale indica il grado della loro organizzazione geometrica a livello mentale. La rappresentazione finale compiutamente integrata consiste in uno spazio chiuso (area circolare) qualora venga mantenuto costante il raggio di curvatura (fase E delle Tavole Sinottiche).


  • 24 Terzi I., Il metodo spazio-temporale. Basi teoriche e guida agli esercizi, Milano, Ghedini Editore, 1995
  • 25 Terzi I., Il metodo spazio-temporale. Basi teoriche e guida agli esercizi, Milano, Ghedini Editore,1995, pag. 24
  • 26 Damasio A. R., L’errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano, Adelphi, 1995
  • 27 Decety J., Sjöholm H., Ryding E., Stenberg G., Ingvar D.H.,The cerebellum participates in mental activity: tomographic measurements of regional cerebral blood flow, Brain Res. 1990, 535(2):313-317
  • 28 Kosslyn, S., Thompson, W., Klm, I. et al.,Topographical representations of mental images in primary visual cortex, Nature, 1995, 378: 496–498
  • 29 Philip L. Jackson, Eric Brunet, Andrew N. Meltzoff, Jean Decety, Empathy examined through the neural mechanisms involved in imagining how I feel versus how you feel pain, Neuropsychologia, 2006, 44:752–761
  • 30 Taylor L., Lo sviluppo cognitivo, Il mulino, 2008
  • 31 Rizzolati G., Sinigaglia C., So quel che fai, Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Raffaello Cortina Editore, 2006
  • 32 Kohler E, Keysers C, Umiltà MA, Fogassi L, Gallese V, Rizzolatti G., Hearing sounds, understanding actions: action representation  in mirror neurons, Science, 2002, 297 (5582):846-848
  • 33 Sabbadini L., La disprassia in età evolutiva: criteri di valutazione ed intervento, Springer, 2005
  • 34 Fraisse P., Psicologia del ritmo, Armando Editore, 1996
  • 35 Terzi I., Il metodo spazio-temporale. Basi teoriche e guida agli esercizi, Milano, Ghedini Editore, 1995
  • 36 Terzi I., Il metodo spazio-temporale. Basi teoriche e guida agli esercizi, Milano, Ghedini Editore, 1995
  • 37 Terzi I., Il metodo spazio-temporale. Basi teoriche e guida agli esercizi, Milano, Ghedini Editore, 1995, pag. 136

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