INTRODUZIONE - Dalla metacognizione all’intelligenza emotiva nella maturazione della consapevolezza di sé e del proprio disagio. Percorso riabilitativo-terapeutico in chiave neuropsicomotoria

Tesi di Laurea di: Filippo PAJARIN - Dalla metacognizione all’intelligenza emotiva nella maturazione della consapevolezza di sé e del proprio disagio. Percorso riabilitativo-terapeutico in chiave neuropsicomotoria - Università degli Studi di Padova - Anno Accademico 2018-2019.

Sommario

Background: Il bambino che frequenta gli ambienti riabilitativi, vive e sperimenta quotidianamente il proprio disagio a 360°, all’interno di un processo di sviluppo dove i vari sistemi sono interdipendenti tra di loro. Concentrarsi esclusivamente sul sintomo, sul codice diagnostico, ignorando gli altri aspetti, potrebbe mettere a repentaglio l’equilibrio dell’intero sistema. Al fronte delle difficoltà, in particolare, le entità psichiche del bambino risultano più vulnerabili e, dunque, potrebbero diventare fonte di ulteriore disagio.

Obiettivo dello studio: Sperimentare e, eventualmente, dimostrare l’efficacia di un lavoro specifico sulla consapevolezza, in ambito neuropsicomotorio, ad un età che ancora non è stata ancora oggetto di studio ed indagine riguardo all’argomento, perché considerata precoce (6-9 anni), al fine di prevenire la comparsa di deviazioni psicologiche, nel presente e nell’immediato futuro, determinate da un sistema che nella sua globalità potrebbe non supportare il proprio vissuto problematico quotidiano.

Materiali e metodi: E’ stata effettuata una revisione della letteratura, al fine di delineare i principi teorici alla base del successivo intervento terapeutico. La ricerca è partita dalla sfera delle cognizioni e da quella delle emozioni: come si definiscono, quanto influiscono e come si combinano tra di loro all’interno dello sviluppo del bambino; attraverso l’indagine precedente, si arriva dunque alla definizione di consapevolezza, concetto chiave dello studio. A partire dalla bibliografia, viene così affrontata la nascita e la successiva esplicitazione del progetto, in chiave neuropsicomotoria, a cui prendono parte 4 bambini dai 6 ai 9 anni, con diagnosi miste e con buone potenzialità cognitive. Attraverso un percorso di 8 sedute, che mira alla valorizzazione delle risorse e ad una miglior gestione delle difficoltà, si vuole accedere ad una consapevolezza di sé il più possibile matura, integra, solida, concentrandosi in particolare sul proprio disagio.

Risultati: La letteratura, seppur in modo indiretto, ha aperto le porte ad un lavoro preventivo di questo genere in età precoce, e l’ideazione e la successiva messa in pratica del progetto ne sono la conferma.

Ciò che emerge in modo evidente, al fronte delle difficoltà operative determinate dal carattere innovativo e sperimentale del progetto, è la conferma che il setting neuropsicomotorio, con i suoi principi e modalità di base, sia l’ambientazione ideale dove veder concretizzarsi il lavoro stesso.

Conclusione: Lavorare globalmente sugli aspetti che costituiscono il bambino in quanto tale, è essenziale per favorire l’accesso al concetto di consapevolezza di sé, al fine di uno sviluppo il più possibile armonico, che possa prevenire l’instaurarsi di meccanismi patologici; tale concetto dev’essere un punto fermo del TNPEE nel progetto riabilitativo, indipendentemente dal fatto si realizzi in un lavoro specifico, come il seguente, o in generale all’interno della terapia neuropsicomotoria.

Introduzione

“In psicologia, il periodo della vita dell’individuo umano che va dalla nascita al 25°-30° anno e che segna lo sviluppo di una serie di funzioni e processi, da quelli senso-percettivi e motori a quelli intellettivi, affettivi e sociali”(1). Questa è la definizione che il dizionario “treccani” fa dell’espressione “età evolutiva”. Nonostante poi le linee guida, sia in ambito educativo che riabilitativo, limitino il campo di intervento, considerando indicativamente “solo” la fascia di età che va dagli 0 ai 18 anni, possiamo già intuire dalla definizione come il bacino sia molto vasto e, soprattutto, differenziato al suo interno. Si tratta in sé di un periodo di sviluppo, di evoluzione e cambiamento continuo, dunque anche una minima differenza di età risulta determinante, qualsiasi sia l’obiettivo da perseguire con il bambino/ragazzo.

Limitandoci all’ambito riabilitativo, la classificazione diagnostica è uno di quegli elementi che determinano la variabilità tra gli utenti che accedono ai servizi di età evolutiva. Individuare nel modo corretto la diagnosi del soggetto non significa stigmatizzare il bambino, ma, al contrario, fornire una spiegazione ad esso e a chi lo circonda per comprendere maggiormente le proprie difficoltà, facendo leva sui punti di forza. Il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva (TNPEE), attraverso il proprio intervento terapeutico, spesso contribuisce ad individuare la diagnosi e, a maggior ragione, è tenuto a sfruttare questo “strumento” per costruire attorno al bambino un progetto riabilitativo che sia il più calzante possibile.

Tuttavia, in un’ottica tipica della medicina convenzionale, che vede il sintomo come un sinonimo di malattia e, dunque, il bambino come un elenco di sintomi determinati dal codice della diagnosi, spesso si tende a dimenticare tutti gli altri aspetti che contraddistinguono il bambino in quanto singolo individuo. Il TNPEE deve tener ben a mente i propri principi di intervento, che si esplicano in un approccio a 360°; esso non si fonda sulla cura del sintono ma tiene conto del bambino nella sua globalità. La “non aggressione” al sintomo è un atteggiamento tipico che ha come base una visione olistica dell’individuo, dove “il tutto è sempre più della somma delle sue singole parti” (psicologia della Gestalt). Il “nostro tutto” è il bambino nella sua totalità e unicità; l’evoluzione positiva parte dall’interconnessione tra i vari sistemi di sviluppo, comprendendo le difficoltà ed esaltando i punti di forza.

Con questo studio si è inteso focalizzare l’attenzione sull’importanza di un lavoro precoce di conoscenza di sé, in bambini tra i 6 e i 9 anni con diagnosi differenti tra di loro, mediante la costruzione di un’autoconsapevolezza matura. Comprendere il proprio disagio, qualunque esso sia (motorio, socio-relazionale, emotivo- comportamentale, …), consente al bambino di dare un nome alle proprie difficoltà, in modo da poterle affrontare serenamente attraverso la messa a frutto delle potenzialità, affinché queste ultime non rimangano inespresse.

Le potenzialità stesse devono fungere da fattore equilibrante, e non trasformarsi in un ulteriore motivo di disarmonia, asimmetria di sviluppo, soprattutto a livello prognostico in età pre-adolescenziale/adolescenziale. Si tratterà di argomentazioni inedite, e, dunque, complesse e potenzialmente delicate; necessitano perciò di un ambiente rassicurante e protettivo, elementi che possiamo ritrovare in un setting neuropsicomotorio.