PSICOPATOLOGIA GENITORIALE E INSORGENZA DI UN ATTACCAMENTO INSICURO

In presenza di psicopatologia genitoriale, ciò che il bambino sperimenta è, in base al tipo di disturbo, un senso di disinteresse, negligenza fisica ed emotiva, un'assenza di cure da parte dei genitori, o al contrario un interesse morboso ed intrusivo nonché un eccessivo controllo ed ansia sul bambino. Quello che si verrà a delineare sarà, dunque, uno specifico pattern di attaccamento insicuro, il quale verrà poi riportato nelle relazioni affettive e intime del bambino, dell’adolescente e dell’adulto.

Psicopatologia genitoriale correlata ad un attaccamento insicuro evitante

Quando abbiamo parlato dell’attaccamento insicuro evitante abbiamo detto che il caratteristica distintiva di questo pattern è la difficoltà nello stabilire una relazione significativa e stabile con la figura di attaccamento, che a sua volta genera un profondo dolore emotivo, questo porta il bambino ad avere difficoltà nel riconoscere nel genitore la base sicura in cui trovare sostegno e conforto.

Questo comportamento è tipico dei bambini che si sono trovati, nel corso del primo anno di vita, ad interagire con una madre evitante e poco accogliente. I bambini con attaccamento evitante hanno, infatti, figure genitoriali che non rispondono alle loro richieste, che si rifiutano di aiutarli o che esprimono rabbia quando i figli si avvicinano loro. Questa esperienza di non sintonizzazione è talmente ripetuta, che il bambino arriva a rinunciare all’aiuto e al sostegno della figura di accudimento; impara a dissimulare le sue emozioni, specie quelle relative all’attaccamento, e a reprimere la manifestazione dei propri bisogni fisici ed emotivi. Dunque, si tratta di un tipo di parenting caratterizzato da freddezza e distacco emotivo e, quindi, dalla minimizzazione dei rapporti in cui la madre non ascolta né parla al proprio bambino.

Il disturbo depressivo          

La condizione psichiatrica che frequentemente si associa a questo tipo di comportamento è la depressione. Le madri depresse mostrano, di fatto, minore calore emotivo nel rapporto con il proprio figlio, sono meno sensibili alle sue manifestazioni di disagio e meno capaci di discriminare le frequenze dei differenti tipi di pianto; sono meno coinvolte con il bambino, lo toccano di meno e si impegnano di meno in attività condivise (Cohn et al., 1989; Tronick, 2005); inoltre, esse mostrano maggior disimpegno ed un atteggiamento più critico, intrusivo ed ostile nei suoi confronti.

Nell'interazione faccia a faccia, inoltre, esse presentano perlopiù stili interattivi distaccati o, al contrario, intrusivi, che hanno entrambi effetti negativi sui bambini e provocano in loro, a seconda dei casi, una riduzione dell'attività o risposte disforiche di rabbia o di isolamento sociale (Cohn & Campbell, 1992; Cohn & Tronick, 1987; Field,1998).

La fase prodromica della schizofrenia

Un altro quadro psicopatologico spesso associato ad un attaccamento insicuro evitante è rappresentato dalla fase prodromica della schizofrenia, caratterizzata dalla presenza di un tipo di sintomatologia definita “negativa”. I sintomi negativi del disturbo schizofrenico, infatti, riguardano restrizioni delle espressioni emotive (appiattimento dell’affettività), dell’eloquio (alogia) e nel prendere decisioni o eseguire azioni (abulia).

Precedentemente abbiamo sottolineato l’importanza dell’epoca di insorgenza della patologia genitoriale nel determinare il tipo di parenting e, quindi, il legame di attaccamento che si instaura col bambino. Dunque, i genitori affetti da schizofrenia possono influenzare diversamente il tipo di attaccamento che si il piccolo instaura nei loro confronti in base alla fase clinica in cui si trovano e di conseguenza l’epoca di insorgenza della patologia stessa risulta essere cruciale.

Nel caso in cui, infatti, il genitore presenti una sintomatologia positiva (costituita da deliri e allucinazioni) tipica della seconda fase clinica della schizofrenia, la cosiddetta fase attiva, il parenting avrà caratteristiche del tutto differenti e, quindi, sarà altrettanto differente il pattern di attaccamento del bambino nei suoi confronti; che, in genere, avrà le caratteristiche dello disorganizzato.

 

Psicopatologia genitoriale correlata ad un attaccamento insicuro disorganizzato

Ciò che i bambini con attaccamento disorganizzato hanno in comune è la manifestazione di comportamenti disorientati ed apertamente conflittuali in presenza del genitore, quali stereotipie, disorientamento, paura e preoccupazione nei confronti del caregiver.

Main e Hesse sostengono che all’origine dell’attaccamento disorganizzato vi sia una figura genitoriale “spaventata/spaventante (“frightened/frightening”).  Infatti questi genitori presentano stati mentali confusionari e non integrati che tendono a presentarsi in modo compulsivo, frammentario e imprevedibile anche mentre accudiscono il proprio bambino, manifestando sul proprio volto espressioni di paura che ovviamente spaventano l’infante. Il comportamento spaventante del genitore pone il bambino in una situazione di conflitto irrisolvibile, poiché il genitore rappresenta, nel contempo, la sua fonte di conforto e la sua fonte di paura. Questa situazione crea nel bambino un conflitto fra due sistemi motivazionali innati: il sistema dell’attaccamento, che lo obbliga a cercare la vicinanza protettiva del genitore ogni volta che si trova in pericolo, e il sistema difensivo più arcaico, che lo obbliga a fuggire di fronte ad uno stimolo che gli incuta paura.

Tale conflitto si esprime nel bambino attraverso quei comportamenti contraddittori tipici dell’attaccamento disorganizzato.

Dunque, in questo modello di attaccamento, la figura di riferimento attua comportamenti incoerenti, contraddittori e non finalizzati. Comportamenti, questi, che si trovano spesso in associazione a specifici quadri psicopatologici, quali: Disturbo Borderline di Personalità, Schizofrenia e Disturbo d’Ansia Generalizzato.

Disturbo Borderline di personalità

Il Disturbo Borderline di Personalità (DBP) è un disturbo di personalità caratterizzato da repentini cambiamenti di umore, instabilità dei comportamenti e delle relazioni con gli altri, marcata impulsività e difficoltà ad organizzare in modo coerente i propri pensieri. Tra le caratteristiche principali di chi presenta il disturbo borderline figura l’instabilità emotiva: queste persone possono oscillare rapidamente, ad esempio, tra la serenità e la forte tristezza, tra l’intensa rabbia e il senso di colpa. A volte emozioni contrastanti sono presenti contemporaneamente, tanto da creare caos nel soggetto e nelle persone a lui vicine, compreso il bambino.

Queste “tempeste emotive” si scatenano soprattutto in risposta ad eventi relazionali spiacevoli, come, ad esempio, un rifiuto, una critica o una semplice disattenzione da parte degli altri, quindi anche il pianto “immotivato” del proprio bambino può scatenare una reazione di questo tipo.

Nel tentativo di controllare i propri picchi emotivi, le persone con disturbo borderline di personalità ricorrono all’azione impulsivamente. L’impulsività si può esprimere con esplosioni di rabbia, litigi violenti fino alla rissa, abuso di sostanze, abbuffate di cibo, gioco d’azzardo. Possono anche manifestarsi, a volte anche in modo ricorrente, atti autolesivi (es. procurarsi dei tagli sul corpo con delle lamette o delle bruciature con dei mozziconi di sigaretta, ingerire dosi eccessive di psicofarmaci) o tentativi di suicidio.

Tutti questi comportamenti, agli occhi di un bambino, sono, ovviamente e inevitabilmente, spaventanti e impossibili da elaborare, generando, di conseguenza, gli atteggiamenti tipici dell’attaccamento disorganizzato.

Disturbi dello spettro della schizofrenia

Una figura di attaccamento “spaventata/spaventante” può anche essere un genitore affetto da Schizofrenia o Disturbo d’Ansia.

Abbiamo parlato precedentemente della schizofrenia associata ad un attaccamento insicuro evitante qualora il genitore presenti i sintomi della fase prodromica della malattia; ma se si assiste ad una sintomatologia positiva, tipica della fase attiva della patologia, allora il comportamento del genitore cambia totalmente.

Infatti, quando parliamo di sintomi positivi, facciamo riferimento a deliri e allucinazioni, sintomi propriamente psicotici: sono proprio essi oggetto di spavento sia nel genitore (in base al tipo di delirio o allucinazione) sia, di conseguenza, nel bambino. Il delirio, infatti, può essere definito come una falsa convinzione basata su erronee dedizioni riguardanti la realtà esterna, che viene fermamente sostenuta contrariamente a quanto gli altri credono.

L’allucinazione, invece, rappresenta percezioni vissute e descritte dal soggetto come reali, accompagnandosi ad una credenza intima, malgrado l’assenza di ogni segnale sensoriale, in quanto manca l’oggetto capace di provocarle. Le più frequenti sono quelle visive e uditive.

Queste manifestazioni psicotiche possono inevitabilmente riflettersi anche sul bambino. Infatti il genitore potrebbe avere un’erronea credenza sul proprio figlio o essere convinto di aver visto o sentito qualcosa da parte sua, pur in assenza di qualsiasi segnale sensoriale. Ovviamente il carattere della manifestazione andrà ad influenzare il comportamento stesso del genitore: se si tratta, infatti, di un’allucinazione o un delirio a carattere spaventoso, il soggetto manifesterà paura, ansia, isolamento e agitazione; se invece di tratta di manifestazioni (soprattutto nel caso di allucinazioni) che il soggetto non riesce a tollerare (in molti casi l’oggetto dell’allucinazione è un giudizio riguardanti sé stessi che la persona non ha il coraggio di ammettere), potrà esternare un comportamento rabbioso e violento.

Inevitabilmente questi comportamenti spaventano il bambino che, rimanendo intrappolato in un loop emotivo, manifesta i tipici atteggiamenti di uno stile di attaccamento insicuro disorganizzato, a causa della mancanza di una base sicura che non gli consente di organizzare un comportamento coerente in quanto il comportamento stesso della figura di riferimento manca di coerenza.

Disturbo d’ansia generalizzato

Un altro disturbo psicopatologico genitoriale che può essere associato ad un attaccamento disorganizzato è il disturbo d’ansia generalizzato. Caratteristica del Disturbo d’Ansia Generalizzato è la manifestazione di sintomi ansiogeni protratti nel tempo, anche in assenza di veri e propri fattori o eventi esterni scatenanti. Tali sintomi consistono in irrequietezza, costante affaticamento, difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria, facile irritabilità, tensione muscolare e alterazioni del sonno. Ne risulta che l’individuo ha difficoltà a controllare la preoccupazione, manifesta un significativo disagio e una compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo, familiare e nelle aree più importanti della sua vita. Tutto ciò interferisce in modo significativo sul funzionamento psicosociale, perché l’oggetto della preoccupazione si sposta di continuo, da un ambito a un altro, facendo percepire ogni evento o situazione come una possibile minaccia. In ambito familiare, questa eccessiva preoccupazione si riflette irrimediabilmente sul bambino in quanto egli stesso potrebbe essere l’oggetto dell’ansia da parte del genitore. Un cambiamento nella mimica facciale, un pianto improvviso o un banale incidente (ad esempio durante la fase di acquisizione della deambulazione autonoma il piccolo inciampa) possono essere la causa scatenante dell’eccessiva ansia di un genitore con DAG. L’eccessivo stato di allerta agita anche il bambino che comincerà ad avvertire la medesima ansia e spavento non solo nelle attività di routine della vita quotidiana (magari tramutate in episodi spiacevoli a causa della preoccupazione smodata della figura di riferimento) ma anche nello stare vicino alla persona ansiosa. È da qui che si generano i comportamenti disorganizzati precedentemente analizzati, in quanto il piccolo non ha modo di ricevere quella sicurezza e tranquillità che gli consentiranno di maturare fiducia in sé stesso e negli altri.

 

Psicopatologia genitoriale correlata ad un attaccamento insicuro ambivalente-resistente

La caratteristica principale dell'attaccamento ansioso-ambivalente è lo sperimentare un'intensa contraddizione nella relazione. Come in tutte le tipologie di attaccamento insicuro, lo stile relazionale affonda le sue radici nella contraddittorietà dei comportamenti genitoriali, difatti il bambino percepisce il genitore come disponibile in maniera discontinua: a volte la madre è presente, ma spesso è assente, a volte risponde positivamente, altre volte si mostra improvvisamente e imprevedibilmente indisponibile.

È proprio sull’imprevedibilità che si basa una relazione d’attaccamento ambivalente. In particolare, l’imprevedibilità manifestata dal bambino è legata all’impossibilità di prevedere e controllare le reazioni della figura materna e all’incapacità di conquistarla. Allo stesso tempo, però, il bambino non riesce a fare a meno di lei. Nell’ambito della relazione, pertanto, alterna manifestazioni rabbiose ad altre di sottomissione.

La contraddittorietà dei comportamenti genitoriali trova la sua origine in diversi disturbi psicopatologici, tra cui il Disturbo Dipendente di Personalità, il Disturbo Ossessivo-Compulsivo, il Disturbo di Personalità Evitante. La caratteristica che li accomuna è il vissuto di preoccupazione di questi soggetti associato ad un costante senso di inadeguatezza e di ansia. La relazione con l'attaccamento ambivalente-resistente nasce dall'eccessivo controllo da parte dei genitori con i disturbi sopra citati.                                      

 L’iper-controllo è causato da uno stato di estrema ansia la cui origine si differenzia in ognuno dei tre disturbi.

Il Disturbo Dipendente di Personalità

Il Disturbo di Personalità Dipendente indica uno stato di dipendenza dall'altro talmente elevato da essere patologico. La persona con tale disturbo chiede al partner e alle persone che lo circondano un maternage. Ma a volte può anche mascherare la sua dipendenza con una indipendenza eccessiva. Inoltre, chi presenta un DDP va in ansia da separazione e angoscia abbandonica, per cui vengono messi in atto comportamenti di sottomissione e, appunto, di dipendenza, che legano l'altro a sé. Esso crea un legame ambivalente e profondamente patologico dove compiacenza e sottomissione nascondono un bisogno di cure enorme. Questa situazione porta ad un’inversione dei ruoli tra caregiver e bambino in cui quest’ultimo viene chiamato a sostituirsi al genitore stesso.

Il Disturbo di Personalità Evitante

Al contrario, il Disturbo di Personalità Evitante viene definito dal DSM-IV come “Un quadro pervasivo di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza ed ipersensibilità al giudizio negativo, ed è presente in una varietà di contesti, come indicato dai seguenti elementi: evitamento di attività lavorative che richiedano un significativo contatto interpersonale, difficoltà ad entrare in contatto con altre persone, a meno che non sia convinto di piacere, inibizione nelle relazioni intime per paura di essere ridicolizzato, preoccupazione di critica in situazioni sociali, visione di sé come persona socialmente inetta e inferiore agli altri. Per evitare di incappare in tutta questa serie di vissuti, la persona con DPE tende a non stabilire relazioni intime ma a mantenere esclusivamente legami familiari consolidati e sicuri in modo morboso.               

Le cause di questo disturbo sono da ricercarsi in legami passati: per esempio, lo stesso adulto con disturbo evitante di personalità può aver avuto una figura genitoriale ingombrante e rifiutante, che può aver contribuito alla genesi della patologia.

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo viene definito dal DSM-5 come un quadro clinico caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni che interferiscono in maniera marcata sulla vita del soggetto che ne è affetto. 

Le ossessioni sono pensieri, immagini o anche impulsi che si presentano ripetutamente e in maniera involontaria all’attenzione dell’individuo. Si tratta di un meccanismo fastidioso e incontrollato che impedisce di concentrarsi su altro scatenando delle emozioni negative, tra cui un’intensa ansia. Spesso si tratta di fantasie bizzarre ma ne nasce una tale preoccupazione che chi ne soffre tenta di “controllarle” mettendo in atto manifestazioni compulsive. Le compulsioni sono i rituali che accompagnano le ossessioni: comportamenti ripetitivi (fisici o mentali) che vengono messi in atto per ridurre l’ansia o la paura innescata dall’ossessione stessa. Sono, infatti, tentativi di tenere e bada le idee anacronistiche, ma per chi assiste sono anch’esse dei comportamenti bizzarri. Dunque, un delle caratteristiche predominanti del DOC è la presenza di una posizione emotiva di tipo angosciata e, quindi, un reazione ansiosa in risposta alle ideazioni compulsive.

Le reazioni del bambino

La caratteristica che accomuna i disturbi sopra citati è la presenza della componente ansiosa nei cui confronti il bambino reagisce mettendo in atto in tipico comportamento descritto nell’attaccamento ambivalente-resistente: ovvero alternando momenti di insicurezza e dipendenza dalla figura di riferimento ad altri di evitamento e rifiuto accompagnati da sentimenti di rabbia e frustrazione. Difatti, il sentimento d’ansia provato dal genitore si riflette sul proprio bambino che diviene egli stesso ansioso sia riguardo alla disponibilità del genitore nei suoi confronti che alla possibilità di vedere soddisfatti i propri bisogni di attaccamento, il che lo porta ad essere eccessivamente guardingo circa la presenza del genitore, ad avere difficoltà nell’esplorazione dell’ambiente e nel gioco.

 

Tratto da www.neuropsicomotricista.it  + Titolo dell'articolo + Nome dell'autore (Scritto da...) + eventuale bibliografia utilizzata