INTRODUZIONE - Il ruolo della psicopatologia genitoriale nello sviluppo del legame di attaccamento e delle modalità emotivo-comportamentali e relazionali del bambino

Tesi di Laurea di: Antonella MAZZA - Il ruolo della psicopatologia genitoriale nello sviluppo del legame di attaccamento e delle modalità emotivo-comportamentali e relazionali del bambino - Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli" - Anno Accademico 2018-2019.

Il bambino nasce, cresce e sviluppa la struttura della sua personalità all’interno di un sistema principale, costituito dal nucleo familiare e da un contesto educativo specifico che, se adeguati e stimolanti, gli consentono di maturare le normali competenze emotivo-comportamentali e relazionali favorendo, dunque, il suo funzionamento adattivo fondamentale per l’integrazione nella società.

Molto spesso, un comportamento atipico e disadattivo del bambino non viene relazionato ad un possibile problema intra-familiare, anzi il “disturbo” viene frequentemente e purtroppo ritenuto di origine organica, svalutando o, addirittura, omettendo un eventuale legame con determinate dinamiche che avvengono all’interno dell’ambiente in cui il bambino passa la maggior parte del suo tempo: la famiglia.

Difatti “L’ambiente familiare con il suo clima può accentuare come limitare e contenere la disfunzione di tipo organico e può originare lo sviluppo della disfunzione di tipo affettivo e/o nevrotico […] le basi psicoaffettive del bambino si strutturano in famiglia, che offre non solo gli stimoli, ma anche il contesto emozionale, nel quale il bambino già prima di nascere si trova inserito”, (Gilberto Gobbi, Tempo e Spazio).

Frequentemente il comportamento genitoriale inadeguato è imputabile ad un quadro clinico psicopatologico preciso che genera una serie di comportamenti disfunzionali che inevitabilmente impattano sullo sviluppo del bambino, andando innanzitutto a compromettere la possibilità di instaurarsi un legame di attaccamento basato sulla sicurezza e sull’affetto reciproco. Il legame di attaccamento rappresenta infatti la base a partire dalla quale si struttureranno le modalità di comportamento e le capacità relazionali dal bambino.

Dunque una relazione caregiver—bambino basata sulla sicurezza e su un parenting di tipo sensibile promuove uno sviluppo globale armonioso, di contro un legame che vede minate le proprie basi, spesso a causa della patologia psichiatria del genitore, rappresenta il prodromo di specifiche difficoltà sul piano comportamentale, affettivo e relazionale, nonché adattivo.

Le esperienze negative vissute dal bambino in ambito familiare possono quindi inficiare sul suo sviluppo psico-affettivo determinando una gamma di modalità interattive estremamente disfunzionali ai cui poli è possibile individuarne principalmente due opposte: le forme con inibizione in cui il bambino appare eccessivamente timido, inibito, ansioso e spaventato. Mostra difficoltà nel relazionarsi con gli altri e nel giocare con i coetanei; inoltre molto frequentemente i bambini inibiti vanno incontro a specifici disturbi psicopatologici come ansia da separazione, mutismo selettivo, disturbi d’ansia e fobia sociale; e le forme con disinibizione in cui il bambino manifesta elevati livelli di attività motoria, eccessiva familiarizzazione anche con gli estranei, appare particolarmente curioso, ma distraibile, si annoia facilmente ed è alla ricerca di continui stimoli e distrazioni. In questo caso le patologie frequentemente correlate a questo comportamento sono disturbi dell’umore di tipo maniacale, disturbi della condotta e disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività.

Anche sullo stile comportamentale del bambino la psicopatologia genitoriale influisce negativamente provocando sostanzialmente due tipologie di disturbi: esternalizzanti ed internalizzanti. I disturbi esternalizzanti riguardano quelle situazioni in cui il disagio del bambino si riversa verso l’esterno, diventando disfunzionale nei confronti del contesto. Essi si caratterizzano per la presenza di aggressività, problemi nella concentrazione, impulsività, iperattività, rabbia e, spesso, bullismo; i disturbi internalizzanti, di contro, sono contraddistinti da sintomi di ipercontrollo, cioè il bambino tende a regolare i propri stati emotivi e cognitivi in modo eccessivo e inappropriato. Il termine “interiorizzante” indica proprio che i problemi in questione sono sviluppati e mantenuti all’interno. Tra i più frequenti ci sono l’ansia, sintomi depressivi, ritiro sociale, abulia e apatia.

Dunque l’obiettivo di tale lavoro è dimostrare l’ esistenza di una correlazione tra comportamento genitoriale inadeguato e modalità emotivo-comportamentali e relazioni nel bambino che possono essere definite atipiche e che possono addirittura rientrare in specifiche categorie nosografiche se non tempestivamente trattate attraverso un determinato percorso terapeutico abilitativo/riabilitativo che preveda anche il coinvolgimento della famiglia per la riuscita dell’intervento.