Sviluppo tipico del bambino tra i 12 mesi e i 6 anni

Lo sviluppo sensomotorio

Il processo maturativo che consente al bambino di acquisire competenze e abilità motorie, cognitive, relazionali ed emotive è definito sviluppo psicomotorio; l’articolazione di quest’ultimo è dato dall’insieme di sviluppo motorio, sviluppo cognitivo, sviluppo affettivo, sviluppo linguistico e sviluppo sociale.

Lo sviluppo psicomotorio è definito come un percorso di crescita che coinvolge il corpo e i cinque sensi del bambino; esiste infatti una stretta relazione tra le diverse azioni che il bambino impara a svolgere e i progressi della sua psiche.

Lo sviluppo psicomotorio è un processo maturativo che consente al bambino, nei primi anni di vita, di acquisire competenze e abilità posturali, motorie, cognitive e relazionali (Paola De Rose, 2012).

La sua variabilità fisiologica dipende da fattori legati al bambino (aspetti genetici, carattere/temperamento, costituzione fisica, struttura muscolo- scheletrica) e da fattori legati all’ambiente in cui il bambino vive e cresce, come il rapporto con il caregiver (adulto che si prende cura di lui) e le esperienze che gli vengono proposte.

Il processo avviene per tappe ed è essenzialmente dipendente dalla maturazione del Sistema Nervoso Centrale (SNC). Ogni tappa di sviluppo raccoglie “compiti evolutivi” integrati (sensoriali, motori, cognitivi, sociali e relazionali); con “compiti evolutivi” si intendono le abilità funzionali che maturano nelle varie fasi dello sviluppo del bambino.

Fra i fattori che influenzano lo sviluppo del soggetto in modo specifico, si possono identificare quelli modificabili dall’esterno: le caratteristiche dell’ambiente in cui il bambino cresce, il rapporto con i genitori, le esperienze offerte in ambito sia familiare che educativo (comprendono attività psicomotorie, oggetti e giocattoli offerti).

Tempi e modalità di sviluppo sono variabili, ma è possibile individuare nel processo una sequenza fisiologica e cronologica di sviluppo. Questa sequenza è indispensabile e fondamentale per poter cogliere precocemente i segni indicativi di una distorsione dello sviluppo.

Lo sviluppo sensomotorio dalla nascita ai sei anni

Dalla nascita ai 5 mesi

Generalmente i primi giorni di vita del neonato sono caratterizzati da lunghi periodi di sonno intervallati da brevi periodi di veglia, per cui la reattività del neonato dipende dallo stato di veglia o di sonno in cui si trova.

Alla nascita le braccia e le gambe del bambino appaiono in uno stato di ipertonia (rigidità), mentre il collo e il tronco appaiono in stato di ipotonia (flaccidità). Con il passare dei primi mesi compaiono nel bambino riflessi arcaici come quello di suzione, quello di Moro, quello della marcia e quello di grasping. Dal terzo mese riesce a mantenere il capo e le spalle sollevate in posizione prona appoggiandosi sugli avambracci. È chiaramente osservabile il riflesso di ammiccamento di difesa. Tra i 5 e i 6 mesi il bambino muove le braccia verso l’alto per essere sollevato, è capace di girarsi da prono a supino, nella posizione prona le braccia sono estese e riesce a mantenere il capo e le spalle sollevate. Riesce ad utilizzare contemporaneamente le mani in modo funzionale per afferrare un oggetto, a volte utilizza anche una sola mano; se un oggetto cade nel suo campo visivo il bambino fissa lo sguardo su di lui, se è al di fuori del suo campo visivo invece lo cerca con lo sguardo o con le mani.

Il bambino nasce con la capacità di vedere, ma il sistema deve ancora maturare; vedremo quindi nel corso dei mesi comparire via via le capacità di fissazione (inizialmente nella zona della vista periferica, poi nello spazio della linea mediana e maggiormente se il target ha determinate caratteristiche che lo attraggono), inseguimento visivo (prima laterale, poi anche verticale), alternanza dello sguardo (inizialmente tra due target posti l'uno accanto all'altro, poi nei mesi successivi anche tra target e adulto nella triade oggetto-bambino- adulto che è l'interazione dialogica che prelude ed è prerequisito alla comparsa del linguaggio).

È possibile rintracciare nel neonato, sin dalle prime settimane di vita, un’intelligenza sociale di matrice innata che lo rende pronto ad interagire con i suoi partner. Tuttavia, tale predisposizione non sarebbe sufficiente a garantire lo sviluppo delle competenze relazionali del bambino senza il supporto delle interazioni precoci con la madre (o l’adulto che si prende cura di lui). Numerosi studi hanno infatti indicato che la sensibilità della madre nel cogliere e nel rispondere ai segnali comunicativi, la partecipazione empatica della madre all’esperienza del bambino, il riconoscimento materno dei suoi stati intenzionali e mentali e le esperienze connesse di sintonizzazione affettiva giocano un ruolo centrale per lo sviluppo della reciprocità relazionale sin dal periodo neonatale (Cristina Fratini, 2013).

Questo rapporto che va a stabilirsi tra madre e bambino ha come precursore la diade madre bambino; la diade è una comunicazione affettiva a scopo interno. Madre e bambino nel loro agire e reagire, costituiscono un luogo all’interno del quale il bambino pone le fondamenta di una delle più sviluppate aree della sua competenza: la lettura e interpretazione dei segnali e delle espressioni emotive dei comportamenti altrui. Questo rapporto è una realtà a due poli: l'Io del bambino in continua interazione con l'Io della madre. La madre diviene la chiave di lettura della realtà, capace di influenzare ogni azione.

La relazione diadica è un passaggio necessario nel processo di maturazione psicologica dal momento che il bambino è incapace di provvedere a sé stesso. Il piccolo è costretto a svilupparsi in doppio, acquisendo dalla madre le strutture linguistiche e comportamentali: qualsiasi cosa voglia o faccia la apprende attraverso la madre.

A partire dai 5 mesi di vita il bambino imparerà ad associare oltre che lo sguardo, anche l’indicazione (pointing), per dirigere l’attenzione dell’altro verso un oggetto di interesse comune. In tal modo quindi si aggiunge un elemento all’interazione: il centro dell’attenzione condivisa diventa il mondo esterno (Dana Erhard- Weiss, 2007). Questo è il presupposto per la comparsa dell’intenzionalità comunicativa. Questa fase viene definita della comunicazione preintenzionale (il soggetto comunica con il sorriso, il pianto, lo sguardo, il pointing, ma non è consapevole di ciò che sta comunicando).

Alla nascita il bambino comunica attraverso il pianto: piange energicamente quando ha fame o non si sente bene, smette però di piagnucolare quando sente vicino a lui una voce che cerca di tranquillizzarlo; nei momenti di appagamento emette piccoli suoni gutturali. Intorno ai 5 mesi vocalizza melodiosamente tra sé e sé e con gli altri usando suoni vocalici a cantilena o sillabe singole o doppie. Dimostra di riconoscere le espressioni facciali del suo interlocutore reagendo selettivamente alle tonalità emotive della voce dell’altro.

Dai sei agli undici mesi

Il bambino riesce a mettersi seduto da solo, se si siede a terra riesce a chinarsi in avanti per raccogliere e manipolare un oggetto. Ruota il corpo per guardare di lato, si sposta sul pavimento rotolando, strisciando sull’addome o muovendosi carponi. Si solleva in posizione eretta, restando aggrappato per qualche attimo a un sostegno, ma non riesce ad abbassarsi e cade all’indietro in un tonfo. Se tenuto in posizione eretta riesce a fare qualche passo alternando i piedi. È in grado di afferrare un oggetto in movimento prevedendo la posizione in cui verrà a trovarsi; afferra una cordicella tra l’indice e il pollice con la cosiddetta “prensione a forbice” per tirare un giocattolo verso di sé. Mostra di comprendere i rapporti causa-effetto tra gli oggetto. Intorno agli 11 mesi riesce a camminare tenuto per mano e si sposta sul pavimento nella posizione dell’orso (gattona con braccia e gambe tese).

A questa età si è ormai sviluppata la maggior parte delle funzioni visive: la percezione della profondità e la capacità di seguire visivamente senza difficoltà in movimento. Prima di prendere un giocattolo lo osserva di attenzione, soprattutto se non lo ha mai visto prima.

Dopo i 6 mesi i movimenti degli occhi del bambino saranno ben coordinati, e sarà in grado di vedere quasi come a un adulto. Il bimbo raggiunge la visione tridimensionale intorno ai 10 mesi ed è in grado di distinguere tutti i colori.

In questo periodo dello sviluppo emerge compare nel bambino l’attenzione condivisa; l’attenzione condivisa può essere definita come un’opportunità che il bambino e il partner comunicativo hanno di condividere l’attenzione su un evento o un oggetto. Questa non è definibile solo come attenzione condivisa ma come partecipazione condivisa ad una cultura comune. L’attenzione condivisa è presente quando il bambino alterna lo sguardo dall’oggetto al volto dell’adulto e poi di nuovo all’oggetto. Questa è una vera e propria dimostrazione di intenzionalità da parte del bambino: è egli stesso che ha qualcosa in mente che vuole condividere con l’altro, e si comporta quindi intenzionalmente per catturare l’attenzione dell’altra persona e veicolare il suo messaggio.

Tra i 9 e gli 11 mesi il bambino risponde se chiamato per nome, comprende istruzioni semplici; spesso per comunicare utilizza la triangolazione dello sguardo per indicare all’interlocutore il suo interesse nei confronti di quel determinato oggetto e per condividere con lui questo interesse.

È questo il periodo in cui abbiamo lo sviluppo dell’acquisizione dell’intenzionalità comunicativa, che rappresenta una tappa cruciale per lo sviluppo comunicativo del bambino. L’intenzionalità si manifesta inizialmente attraverso i gesti; i gesti esprimono due tipi di intenzione: l’intenzione comunicativa-richiestiva in cui il bambino comunica con l’adulto allo scopo di ottenere qualcosa influenzando il comportamento dell’interlocutore, l’intenzione comunicativa-dichiarativa in cui il bambino comunica per condividere un argomento, interagendo con il pensiero degli altri. In questa fascia di età sono presenti nel bambino i gesti deittici (esprimono un’intenzione comunicativa e si riferiscono ad un oggetto o ad un evento limitato al contesto. Dai 10 mesi in poi questi gesti vengono utilizzati non solo con finalità richiestiva, ma anche con finalità dichiarativa (Manuela Farano, 2016).

Dai dodici ai diciassette mesi

A livello dello sviluppo motorio il bambino passa dalla posizione supina a quella seduta, si muove a carponi, cerca di arrampicarsi e si solleva in posizione eretta ma si risiede. Intorno ai 15 mesi cammina da solo, si arrampica e si inginocchia; raccoglie piccoli oggetti da terra utilizzando la presa palmare e solo a volte con quella a pinza (non è ancora stabile), presenta una buona coordinazione tra le due mani e utilizza le singole dita per svolgere schemi motori semplici (spingere, tirare), indica con l’indice. Costruisce una torre di due cubi, riesce ad afferrare il pastello utilizzando però la presa palmare o a pennello e traccia scarabocchi muovendo il braccio avanti e dietro, non è ancora presente la lateralizzazione.

Lo sviluppo emozionale-relazionale-cognitivo inizia a trasformarsi piano piano: il bambino esplora l’ambiente passivamente prima con lo sguardo e poi, raggiunta la deambulazione, riesce ad esplorarlo in modo attivo (si muove liberamente e verso ciò che più lo attrae e incuriosisce). Esplora con grande interessa i giocattoli e si dedica al gioco funzionale; tende per lo più a giocare da solo ma permette l’inserimento dell’adulto ed amplia il suo repertorio di gioco su imitazione o consiglio di quest’ultimo.

Intorno ai 12 mesi compaiono i gesti referenziali che esprimono un’intenzione comunicativa e il loro significato non varia in base al contesto, ma resta lo stesso. Nascono all’interno di routine sociali o vengono apprese nel gioco per lo più per imitazione dell’adulto. Questi gesti vengono poi man mano accompagnati o sostituiti dalle parole. Per quanto riguarda il linguaggio il bambino vocalizza ad alta voce di continuo con un’intonazione che ricorda quella della conversazione; tali vocalizzi comprendono molte vocali e alcune consonanti. Spesso imita i vocalizzi giocosi dell’adulto e dice spontaneamente alcune parole riconoscibili usandole nel contesto appropriato. Attraverso il comportamento dimostra di comprendere determinate parole in contesti familiari e ordini semplici accompagnati dai gesti. Segue lo sguardo dell’adulto (attenzione condivisa) e indica gli oggetti con il dito per poi voltarsi verso l’adulto per verificarne la reazione (l’indicazione con il dito viene utilizzata sia per richiedere che per sollecitare l’osservazione nell’adulto) (Mary D. Sheridan, 2013).

Dai diciotto ai ventinove mesi

A livello dello sviluppo motorio il bambino cammina bene ma con i piedi un po' distanziati, corre con cautela mostrando una certa rigidità; presenta delle difficoltà nell’aggirare gli ostacoli. Gli piace arrampicarsi e lo fa per sedersi sulle sedie dell’adulto; si appoggia al corrimano o alla parete per salire e scendere le scale mettendo tutti e due i piedi sullo stesso gradino. Riesce a raccogliere gli oggetti utilizzando in maniera funzionale la presa a pinza; tiene la matita per la parte centrale o quella distale usando la presa palmare, solo a volte quella tra le prime due dita e il pollice, e scarabocchia spontaneamente puntini o righe; mostra la preferenza per l’uso di una mano. Riesce a tenere il cucchiaio e a portarlo alla bocca senza difficoltà, tiene la tazza con due mani. Aiuta quando viene svestito, meno quando viene vestito. Comincia ad avvisare, vocalizzando e agitandosi, quando deve andare in bagno.

Dopo i 18 mesi abbiamo la comparsa della funzione simbolica, alla base dello sviluppo del linguaggio: il bambino è in grado di agire sulla realtà col pensiero. Può cioè immaginare gli effetti di azioni che si appresta a compiere, senza doverle mettere in pratica concretamente per osservarne gli effetti. Egli inoltre usa le parole non solo per accompagnare le azioni che sta compiendo (nominare o chiedere un oggetto presente), ma anche per descrivere cose non presenti e raccontare quello che ha visto-fatto qualche tempo prima. Il bambino riconosce oggetti anche se ne vede solo una parte. È in grado di imitare i comportamenti e le azioni di un modello, anche dopo che questo è uscito dal suo campo percettivo. Sa distinguere i vari modelli e sa imitare anche quelli che per lui hanno un'importanza di tipo affettivo come ad esempio i giochi simbolici che implicano "fingere di fare qualcosa" o "giocare un ruolo". Secondo la visione costruzionista i bambini costruiscono la loro base di conoscenza e i propri modelli di rappresentazione (immagini mentali) dell’ambiente circostante attraverso l’esplorazione senso-motoria degli oggetti e del mondo fisico. Tale conoscenza senso-motoria si internalizza gradualmente e si evolve verso rappresentazioni cognitiva di azioni, di oggetti e di eventi.

Lo sviluppo emozionale-relazionale-cognitivo va man mano modificandosi; il bambino esplora l’ambiente con grande energia, tratta bambole e giocattoli come se fossero bambini, appare affascinato dagli oggetti di uso quotidiano e imita delle attività semplici nel gioco (imboccare una bambola); è questo il momento in cui si sviluppa pian piano il gioco simbolico. Nel gioco con i pari scambia i giocattoli sia con spirito di collaborazione che di conflittualità. È presente inoltre il gioco parallelo.

Per quanto riguarda il linguaggio chiacchiera in continuazione tra sé e sé durante l’attività ludica utilizzando un tono conversazionale e delle modulazioni emotive. In produzione utilizza dalle 30 alle 50 parole riconoscibili, mentre in comprensione il vocabolario è molto più ampio. È presente l’ecolalia. Utilizza il gesto richiestivo accompagnato da vocalizzi forti e insistenti. Prova a cantare e a ripetere le filastrocche che ascolta; esegue istruzioni semplici (porgere un’oggetto che gli viene richiesto dall’adulto, chiudere la porta).

Dai trenta e i trentasei mesi

A livello dello sviluppo motorio il bambino corre e si arrampica con scioltezza, sale le scale con sicurezza e le scende appoggiandosi al passamano. È capace di saltare a piedi uniti da un gradino basso e a stare in punta di piedi dopo la dimostrazione dell’adulto; sa calciare una palla di grandi dimensioni ma la forza impiegata non è abbastanza. Tiene la matita nella mano preferita con prensione a tripode e sa riprodurre linee e cerchi. Inizia ad utilizzare anche la forchetta per mangiare e non solo il cucchiaio, si abbassa le mutandine quando va in bagno ma non riesce a tirarle su.

Per quanto riguarda lo sviluppo emozionale-relazionale-cognitivo il bambino è molto attivo e sempre in movimento, non ha consapevolezza dei pericoli che lo circondano. Un desiderio frustrato scatena una crisi di collera che è difficile da gestire; mostra un attaccamento forte e una dipendenza nei confronti dell’adulto. Si dedica per lo più al gioco di ruolo e in questo mette in scena delle attività abituali utilizzando materiali sostitutivi. Osserva con interesse gli altri bambini giocare e a volte si unisce a loro.

Nel linguaggio in produzione il bambino utilizza circa 200 parole riconoscibili ma presenta ancora uno sviluppo incompleto a livello articolatorio; continua ad essere presente l’ecolalia. Fa continuamente domande, sa recitare alcune filastrocche. A volte nella foga di parlare può capitare che balbetti.

Dai tre ai quattro anni

Dal punto di vista motorio il bambino sale autonomamente le scale alternando i piedi, quando scende invece ha ancora bisogno di poggiare entrambi i piedi sullo stesso scalino. Durante la corsa aggira ostacoli e dimostra una consapevolezza delle dimensioni e dei movimenti del proprio corpo in rapporto allo spazio. Utilizza il triciclo usando i pedali e manovrandolo in modo corretto; sa camminare sulle punte e riesce a tirare la palla alzando il braccio al di sopra della spalla. Tiene la matita vicino alla punta con la presa a tripode e imita cerchi, alcune lettere e sa fare anche una croce. Sa utilizzare le forbici giocattolo correttamente. Sa usare forchetta e cucchiaio, sa lavarsi le mani ma ha bisogno di aiuto per asciugarsele. Gli piace aiutare gli adulti nelle attività domestiche.

A livello dello sviluppo emozionale-relazionale-cognitivo si comporta con maggiore condiscendenza e sa essere affettuoso con gli altri. Gli piace giocare sul pavimento anche in compagnia, si unisce agli altri bambini nel gioco di finzione attivo. Dimostra un riconoscimento del presente e del passato e una discriminazione di questi.

A livello linguistico il bambino possiede un vocabolario ampio e comprensibile caratterizzato ancora da sostituzioni di suoni; modula il volume e il tono della voce. Utilizza correttamente i pronomi personali e i plurali; continua a fare dei lunghi monologhi e riesce a descrivere brevemente esperienze presenti e passate. Conosce filastrocche e canzoni e si diletta ascoltando le favole; sa contare fino a 10.

Questo è il periodo in cui abbiamo un buon livello di sviluppo delle funzioni esecutive, a questo livello infatti il soggetto riesce in compiti che richiedono l’utilizzo di più funzioni esecutive contemporaneamente. Le funzioni esecutive sono funzioni corticali superiori deputate al controllo e alla pianificazione del comportamento, sono quindi dei processi che permettono di pianificare e attuare progetti finalizzati al raggiungimento di un obiettivo. Sono necessarie in quanto garantiscono il monitoraggio e la modifica del proprio comportamento in caso di necessità (M. Margheriti, 2013). Sono funzioni esecutive l’inibizione (capacità di focalizzare l’attenzione su dati rilevanti mettendo da parte eventuali distrattori ed inibendo le risposte motorie o emotive non adeguate), la flessibilità (capacità di passare da un set di stimoli ad un altro in base alle informazioni provenienti dal contesto), la memoria di lavoro (capacità di attivare e di mantenere attivo a livello mentale il piano e l’area di lavoro), l’attenzione(attenzione selettiva, capacità attentiva su più stimoli contemporaneamente, e attenzione prolungata sul compito per un certo periodo di tempo), la fluenza (capacità di pensiero divergente e abilità di generare soluzioni nuove e diverse rispetto a un problema) e la pianificazione(capacità di formulare un piano generale e di ordinare le azioni in una sequenza gerarchica).

Dai quattro ai cinque anni

Lo sviluppo motorio diventa più complesso infatti il bambino orienta abilmente i propri movimenti di locomozione, percorrendo curve strette, correndo, arrampicandosi, stando in equilibrio su una gamba. Riesce a manipolare abilmente la palla. Tiene in mano la matita con la presa a tripode dinamica e la usa con un buon controllo del movimento; comincia a dare un nome ai disegni prima di farli. Usa con destrezza il cucchiaio, sa lavarsi ed asciugarsi le mani, lavarsi i denti, sa vestirsi e svestirsi.

Per quanto riguarda lo sviluppo emotivo-relazionale-cognitivo si comporta con maggiore autonomia, se non si soddisfano i suoi desideri tende a discutere con l’adulto o con i pari; sente il bisogno di stare in compagnia di altri bambini. I travestimenti e il gioco sociodrammatico sono le attività predilette ed inoltre è questo il periodo in cui comprende la turnazione.

Per quanto riguarda il linguaggio parla in modo grammaticalmente corretto; possono essere presenti sporadiche sostituzioni fonetiche e una semplificazione dei gruppi consonantici più complessi. Ascolta e racconta storie lunghe e conosce filastrocche o canzoni che sa ripetere.

Dai cinque ai sei anni

Lo sviluppo motorio è completo, il bambino riesce a camminare con facilità su di una linea e a correre agilmente sulle punte e si cimenta in svariate acrobazie. Riesce a mantenersi in equilibrio su di una gamba per 8-10 secondi. Ha una presa salda con entrambe le mani e utilizza con estrema destrezza la palla. Dimostra un buon controllo nella scrittura (prime lettere) e nel disegno sia con i pennarelli che con la matita. I disegni che riesce a riprodurre sono la figura umana, la casa.

Taglia con precisione una striscia di carta, colora con precisione le figure.

Per quanto riguarda lo sviluppo emotivo-relazionale-cognitivo il bambino sviluppa capacità di autoregolazione (si comporta con maggior buonsenso), sa rimettere in ordine anche se ha bisogno che l’adulto glielo ricordi. Gioca con creatività, realizzando scenari di fantasia; nel gioco usa gli oggetti come se ne rappresentassero altri. Si sceglie gli amici e sa giocare in modo collaborativo con i coetanei, rispetta le regole di turnazione; è consapevole del significato del tempo durante le attività giornaliere.

Per quanto riguarda il linguaggio parla con scioltezza e in modo grammaticalmente e fonologicamente corretto (permane a volte qualche confusione con i suoni “S”, “R”). Ama farsi leggere o raccontare storie e in seguito metterle in scena. Comprende concetti di tempo e sequenza e impiega termini come “prima”, “dopo”, ecc.

Lo sviluppo delle autonomie è completo infatti il bambino riesce da solo a gestire il mangiare e l'igiene personale.

Sviluppata è anche la capacità cognitiva, infatti comincia a comprendere, spiegare, quando possibile, controllare il mondo circostante aumentando anche la curiosità per le differenze. Inizia a distinguere fantasia e realtà. Migliora la capacità di collaborare e seguire regole. Anche le capacità di disegno sono progredite infatti disegna la figura umana con sempre maggiori dettagli e comprende anche la combinazione di forme, colori e sequenze.

Il linguaggio e la comunicazione è molto sviluppato infatti inizia a contare e a riconoscere lettere e parole, sa raccontare storie ed esperienze e sa usare il futuro.

(Mary D. Sheridan, 2013)

Author: Lucia MarinelliEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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