Relazione tra gioco simbolico e sintomatologia autistica

L'inclusione del criterio “ritardo nello sviluppo o un anomalo funzionamento della capacità di gioco simbolico”, nel processo diagnostico per i Disturbi Generalizzati dello Sviluppo, porta ad una maggiore attenzione circa le relazioni esistenti tra il gioco simbolico e gli altri parametri rappresentanti il quadro sintomatologico dell'autismo; inoltre guida naturalmente ad una maggiore necessità d'indagine circa i benefici di un “play training” in bambini con DGS, ovvero alla promozione e stimolazione dell’attività di gioco simbolico e dell’uso dei simboli, in terapia neuropsicomotoria.

G. C. Stanley e M. M. Konstantareas (2006) hanno recentemente pubblicato un studio in cui viene fatta una comparazione tra il gioco simbolico e l'evoluzione della sintomatologia autistica.

In tale lavoro, il termine “symbolic play” viene usato sia in riferimento al tradizionale gioco simbolico di Baron-Cohen (1987), sia per il gioco funzionale decontestualizzato, in accordo con gli strumenti utilizzati nello studio, condotto su una casistica di 101 bambini affetti da disordine dello spettro autistico, ed in accordo anche con l’argomentazione di questa tesi.

Il gioco dei bambini con DGS, se presente, è stato descritto come semplice, ripetitivo, stereotipato, e mancante di quella complessità e varietà che caratterizza il gioco dei bambini non affetti da DGS (Jarrod, Boucher, & Smith, 1993; Whyte & Owens, 1989).

In una ricerca antecedente infatti, Wing, Gould, Yeates e Brierley (1977), mostrarono come anche per quei bambini con DGS presentanti QIs, verbale e non verbale, nella norma, o per quelli che presentavano solo un lieve ritardo, il gioco di base era per lo più stereotipato e collegato alla manipolazione sensoriale degli oggetti.

Per tali motivazioni, anomalie nell'abilità di gioco simbolico, possono essere considerate come specifiche del disturbo autistico (Singman & Ungerer, 1984), e, facendo parte della sintomatologia (APA,2000), ci si aspetta che le diverse aree del quadro clinico dei DGS, siano molto più largamente associate a basse capacità di gioco simbolico.

Per ciò che riguarda le capacità cognitive non verbali, esse possono sicuramente influenzare lo sviluppo del gioco simbolico. Una considerazione di El'Konin (1999) conclude che il gioco è molto importante nello sviluppo cognitivo, specialmente per la transizione dal concreto al simbolico, e affermò che, dal momento in cui cambiamenti tra sviluppo del gioco e sviluppo cognitivo avvengono simultaneamente, i due non possono che essere legati. Allo stesso tempo Baron-Cohen  (1987), scoprì che i bambini con DGS che riuscivano ad attuare gioco simbolico, a “fare finta che...”, risultavano possedere età mentali significativamente superiori rispetto a coloro i quali non lo facevano.

Le abilità comunicative, sebbene si sovrappongano largamente alle abilità cognitive non verbali, rappresentano un campo di competenza specifico, e pertanto influiscono in modo unico sullo sviluppo del gioco.

Il gioco simbolico ed il linguaggio emergono contemporaneamente e presentano tappe importanti all'interno del loro sviluppo, negli stessi periodi della maturazione di un bambino, in particolare fino ai 2 anni (Spencer, 1996). Gould (1986) ha inoltre notato una certa similarità nello sviluppo del gioco simbolico e del linguaggio interno, in modo specifico. Udwin e Yule (1982) hanno dimostrato che sia la formulazione di un concetto che la simbolizzazione nel gioco, procedono e si sviluppano parallelamente al linguaggio verbale, ed allo stesso tempo si situano come necessari precursori dello sviluppo del linguaggio stesso. Successivamente, il gioco simbolico è stato anche collegato all'uso del vocabolario e alla complessità delle frasi prodotte da bambini con sviluppo tipico (Stahmer, 1995). Molti altri ricercatori hanno identificato forti correlazioni positive tra entrambi: linguaggio recettivo e gioco, in bambini normodotati (Lewis & Boucher, 1988; Mundy, Sigman, Ungerer, & Sherman, 1987; Musatti, Veneziano, & Mayer, 1998; Spencer, 1996; Whyte & Owens, 1989), o linguaggio espressivo e gioco ( Lewis & Boucher, 1988; Mundy et all., 1987; Musatti et all., 1998; Spencer, 1996; Stahmer, 1995; Whyte & Owens, 1989).

Esistono, in aggiunta, ricerche che hanno trovato una relazione tra linguaggio e gioco simbolico, anche nei bambini con Disturbo Generalizzato dello Sviluppo. Ad esempio, Baron- Cohen (1987), come accennato sopra, scoprì che bambini con DGS che attuavano gioco simbolico, avevano età mentali verbali nettamente superiori rispetto a coloro i quali non lo facevano; allo stesso tempo, Sigman e Ungerer (1984), riportarono che sia il linguaggio recettivo che quello espressivo era legato al gioco nel bambini con DGS.

Il gioco è spesso orientato alla socializzazione (El'Konin, 1999) dal momento in cui è attraverso il gioco che i bambini rielaborano le loro esperienze affettive e sociali (Göncü, Patt, & Kouba, 2002).

Gould (1986) trovò che la “play age” (cioè l'età di gioco del bambino, il livello di gioco raggiunto dal bambino) era significativamente inferiore rispetto al livello linguistico, di bambini compromessi dal punto di vista della socializzazione, ma ciò non accadeva per quanto riguardava bambini “socievoli”, a prescindere dalle loro abilità cognitive e linguistiche. Più recentemente, Stahmer (1995) ha affermato che, sottoponendo i bambini con DGS ad uno specifico “play training”, non solo miglioravano le competenze nel gioco simbolico, ma pure quelle relative all'interazione sociale.

Per queste motivazioni, nella ricerca di Stanley e Konstantareas, dove si è tentato di determinare quali caratteristiche dei bambini con DGS sono legate alla maturazione del gioco simbolico, è stato ipotizzato che ad una maggiore qualità del gioco simbolico, corrisponda una minore espressività della sintomatologia, capacità cognitive verbali e non verbali più alte, ed un miglior sviluppo delle abilità sociali.

I partecipanti erano un gruppo di 101 bambini, diagnosticati con disturbo generalizzato dello sviluppo dello spettro autistico, tra i 2 ed i 18 anni, ottenendo un campione rappresentativo di bambini con DGS che includesse soggetti a diversi livelli di sviluppo del gioco simbolico, in una proporzione tra sessi riflettente quella stabilita da Fombonne nel 1999.

Per le misurazioni relative all'evoluzione, qualità e quantità di gioco simbolico, abilità cognitive non verbali e verbali, sviluppo sociale e sintomatologia autistica sono stati usati i seguenti test e scale di valutazione:

  • Lowe and Costello Symbolic Play Test (SPT; Lowe and Costello, 1976), test non verbale della funzione simbolica in una fascia d'età tra i 12 ed i 36 mesi.
  • Leiter International Performance Scale – Arthur Adaptation (Arthur, 1980): non richiede l'uso di un linguaggio espressivo o recettivo, quindi adatta a bambini con DGS, per lo studio della abilità cognitive non verbali, implementata con l'Object Permanence test, per lo studio sulla permanenza dell'oggetto.
  • Peabody Picture Vocabulary Test – Revised (PPVT – R; Dunn & Dunn, 1981) ed il Reynell Developmental Language Scales (First Edition; RDLS; Reynell, 1977; Reynell & Huntley, 1985) per la misurazione delle abilità cognitive verbali, in recezione ed espressione.
  • Developmental Profile II (Alpern, Boll, & Shearer, 1980) per lo sviluppo sociale.
  • CARS: Childhood Autism Rating Scales (Schopler, reichler, DeVilles, & Daly, 1980) per la misurazione della sintomatologia autistica.

I risultati hanno indicato che bambini con DGS “high functioning” che hanno sviluppato abilità nel gioco simbolico, sono meno compromessi anche dal punto di vista delle abilità cognitive relative a: linguaggio espressivo verbale e non verbale ed interazione sociale. Infatti, combinando età cronologica, severità della sintomatologia, età mentale non verbale, linguaggio espressivo – recettivo e sviluppo sociale, tali indici risultano predittivi del 56% sulla variazione generale del gioco simbolico.

Appare perciò fondamentale, alla luce di tali risultati, l'importanza di un'attenzione particolare nell'uso e nella promozione del gioco simbolico in terapia neuropsicomotoria con soggetti affetti da DGS, al fine di dare il via all'evoluzione non solo delle specifiche abilità di gioco ma, dato tale stretto legame, anche di altre aree funzionali, prime tra tutte quella dell'interazione sociale e del linguaggio espressivo.