CONCLUSIONI - Il ruolo del TNPEE tra clinica e prevenzione

Mi sento di affermare che il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva sia la figura professionale più adatta da inserire all’interno di questo tipo di progetto.

Il Tnpee per prima cosa, grazie alla sua formazione, conosce le principali tappe dello sviluppo psicomotorio del bambino. Lo sviluppo psicomotorio è un processo maturativo che nei primi anni di vita consente al bambino di acquisire competenze e abilità motorie, cognitive e relazionali. Si tratta di un progredire continuo, essenzialmente dipendente dalla maturazione del Sistema Nervoso Centrale (SNC), con tempi e modalità variabili per ogni bambino, ma in cui è possibile individuare delle “tappe” che vengono raggiunte secondo una sequenza universalmente analoga.

La conoscenza di questa sequenza è indispensabile per poter cogliere precocemente i segni identificativi di una distorsione dello sviluppo e situare il bambino in un determinato livello di sviluppo psicomotorio.

All’interno del progetto BEST questa competenza del Tnpee riveste un ruolo fondamentale; i gruppi psicomotori vengono formati in modo omogeneo, utilizzando come criterio l’età anagrafica. Poiché i bambini coinvolti nel progetto, però, possiedono lievi disabilità o difficoltà evolutive dovute a deprivazione socio-ambientale, non è detto che il loro sviluppo psicomotorio sia in linea con l’età anagrafica.

Ruolo del Tnpee è allora quello di osservare il singolo bambino nella sua complessità e globalità, situarlo in un determinato livello di sviluppo e di conseguenza, modulare le proposte e i propri comportamenti in base all’effettivo potenziale.

Il Tnpee è in grado di cogliere gli elementi significativi del disagio e quindi i punti di debolezza di ogni bambino, ma anche e soprattutto le potenzialità e i settori di abilità. Sono proprio questi ultimi che il Tnpee utilizza come punto di partenza nella strutturazione del proprio intervento: è importante, per far sentire il bambino a proprio agio e di conseguenza far sì che metta in gioco al meglio le proprie competenze, strutturare la relazione e quindi conquistare la fiducia del bambino attraverso il riconoscimento delle sue potenzialità. Ciò risulta fondamentale in quanto la maggioranza dei bambini inseriti in un percorso di psicomotricità è emotivamente fragile e insicura; il loro atteggiamento è spesso diffidente nei confronti dell’adulto poiché temono proprio di essere confrontati con le loro difficoltà.

Pertanto, pur non perdendo di vista l’obiettivo di migliorare le capacità adattive del soggetto, l’intervento psicomotorio inizia con la valorizzazione del suo potenziale positivo e non con il confronto immediato con le sue difficoltà.

Questo tipo di approccio del Tnpee assume particolare importanza nel lavoro di gruppo e quindi nel progetto BEST: proporre al bambino situazioni che mettano in rilievo le sue potenzialità, risulta fondamentale per far sì che le riconosca e le giochi serenamente nel gruppo di pari. In una dinamica di gruppo, oltre alla messa il gioco delle potenzialità personali, il bambino è attento alle relazioni con gli altri, mostra interesse per l’attività congiunta, raggiunge la costruzione di senso nell’attività e l’accettazione di sé; di conseguenza si costruisce una visione personale di “cosa lo fa stare bene”.

All’interno di ogni gruppo psicomotorio si instaurano specifiche dinamiche relazionali tra i partecipanti. Con bambini in difficoltà come quelli coinvolti nel progetto, soprattutto a inizio percorso, è probabile che si instaurino dinamiche connotate da problematicità e legate ad atteggiamenti aggressivi o al contrario inibitori, in quanto questo tipo di bambini tende a manifestare i propri bisogni attraverso comportamenti non equilibrati rivolti ai pari.

Il Tnpee è in grado di osservare e riconoscere tali dinamiche relazionali e tali condotte disfunzionali come segnali di disagio del singolo, pertanto ha il ruolo di gestire la modalità relazionale di ogni soggetto per orientarlo verso una migliore interazione con i pari.

Riconoscendo dunque ad ogni bambino la sua difficoltà e modalità relazionale, il Tnpee ne tiene presente all’interno del percorso di gruppo, diversificando e modulando le proposte a seconda delle profonde necessità o difficoltà di ognuno, facendo in modo che tutti i partecipanti si sentano a proprio agio e cercando perciò di garantire un buon funzionamento del gruppo. In questo modo i bambini poco alla volta incrementano la fiducia in se stessi e nelle loro competenze e capacità.

I bambini, tra loro, utilizzano prevalentemente un linguaggio corporeo costituito da atteggiamenti posturali, orientamenti spaziali, ritmi di movimento e sguardi ed esprimono il disagio attraverso diverse forme: di frequente nei loro movimenti e giochi si osservano rabbia, gelosia, tristezza, ribellione e paura.

All’interno di questo contesto risulta dunque indispensabile il ruolo di un adulto competente e formato alla capacità di ascolto dei bisogni dei bambini, che propone interventi attenti al singolo e/o al gruppo e che garantisce la libertà espressiva, sostenendo il rispetto della soggettività di ognuno e creando un luogo sicuro in cui poterla esprimere.

Un buon gruppo è un potenziatore di autostima e un efficace specchio per comprendere parti di sé sconosciute o che non vengono valorizzate nei contesti sociali di vita o nella famiglia. Nel gruppo il rispecchiamento avviene attraverso comunicazioni inconsapevoli e anche per questo immediate ed efficaci. Con i bambini che presentano delle fragilità, come appunto quelli che prendono parte nel progetto BEST, l’interazione con i pari è spesso difficile e nel confronto con gli altri possono sentirsi molto frustrati o inadeguati.

Il Tnpee con questi bambini, oltre che modulare le proposte in modo da renderle accessibili a tutti e di sicuro successo, come abbiamo già visto, mette in atto alcune “mosse” specifiche della sua professione. È importante, dunque, in queste situazioni, che il bambino che presenta difficoltà nell’interazione con i pari si senta riconosciuto dall’adulto. Il Tnpee può utilizzare come strategia il rispecchiamento esatto, ovvero l’imitazione fedele delle azioni del soggetto per sintonizzarsi con lui, riconoscerlo e promuovere una comunicazione più diretta e intenzionale.

Secondariamente il Tnpee può mettere in gioco un’imitazione parziale dell’azione del bambino (rispecchiamento imperfetto); con la sua funzione di specchio intelligente, favorisce la presa di coscienza da parte del bambino della distanziazione da sé, ma permette anche di modificare alcuni comportamenti disfunzionali. Inoltre, il riconoscimento, l’accettazione o il rifiuto da parte del bambino dell’imitazione sono degli indicatori per definire le problematiche o le aree di possibile intervento con quel bambino.

Altri bambini invece, essendo molto inibiti, tendono a giocare in autonomia, a non relazionarsi con i pari e di conseguenza a non rispecchiarsi nel gruppo. Il Tnpee riconosce la difficoltà del bambino e sa che va prestata attenzione e accolta ogni traccia o iniziativa anche solo abbozzata. Per questo motivo, per incoraggiare il bambino a perseverare nelle sue azioni e valorizzare la sua spontaneità e creatività, utilizza la strategia dell’amplificazione, imitando in modo enfatico le sue azioni spontanee, accompagnando l’azione tramite parole, gesti e mimica del viso.

In conclusione, sostengo pertanto che la figura del Tnpee sia quella più adatta da inserire in un progetto che si situa “tra clinica e prevenzione” poiché, grazie alla sua formazione, è in grado di effettuare un’efficace gestione del “sistema gruppo”, affrontando le dinamiche relazionali che si sviluppano al suo interno, ma anche di riconoscere i bisogni del singolo e quindi di progettare un intervento che tenga conto delle specificità evolutive di quel determinato gruppo, inserendo al suo interno un programma che riguarda invece il singolo bambino.

Questo lavoro di tesi mi ha permesso di sperimentare in prima persona, anche tramite la co-conduzione del gruppo psicomotorio presentato, lo specifico lavoro che il Tnpee svolge proprio tra la clinica e la prevenzione all’interno di questo particolare tipo di intervento multifattoriale.

I dati rilevati sono stati quelli di un netto miglioramento proprio nelle aree evolutive del bambino che risultavano maggiormente deficitarie, miglioramento avvenuto grazie allo specifico intervento del Tnpee nel sapersi collocare “tra clinica e prevenzione” e dalla sua capacità di saper lavorare in rete con altre figure professionali e servizi che ruotano attorno al bambino e al nucleo familiare.

Come limite di questa tesi è emerso il ridotto numero del campione osservato e valutato (4 bambini).

Visto il riscontro positivo si ritiene che il progetto sia uno strumento utile per attuare azioni preventivo-educative efficaci rivolte ai bambini con difficoltà evolutive dovute a deprivazione socio-ambientale e alle loro famiglie, perciò è auspicabile che tale progetto venga utilizzato in diverse realtà rivolte all’infanzia e in diversi contesti, affinché possa assumere una reale efficacia preventiva.

Essendo un progetto ideato e portato avanti da una struttura privata, mi auguro che si diffonda anche presso le strutture pubbliche in modo da renderlo più accessibile e fruibile da un maggior numero di bambini e famiglie.