Presentazione del progetto "BEST - Bisogni Educativi Speciali Territoriali"

Il progetto “BEST - Bisogni Educativi Speciali Territoriali” nasce dalla volontà dell’associazione Mitades di rispondere a un’esigenza socio-culturale e sanitaria del territorio di Quarto Oggiaro, quartiere periferico di Milano, in cui si trova a operare.

Il contesto  

Il quartiere di Quarto Oggiaro fa parte del Municipio 8 ed è situato alla periferia nord- ovest di Milano. Spesso noto per le sue storie di disagio e violenza, Quarto Oggiaro è un quartiere molto popoloso e multietnico: secondo i dati NIL 2016 del Comune di Milano vi risiedono 31mila persone, sono presenti ben 72 etnie e qui, nonostante la ricchezza di realtà ed interventi sociali, la popolazione e i bambini manifestano una sempre maggiore "fame" di aggregazione positiva ed esperienze di bellezza e condivisione che facciano incontrare le persone.

A fine 2014, l’Unità Operativa di Neuropsichiatria per l’Infanzia e l’Adolescenza (Uonpia) di Via Aldini fornì all’associazione Mitades alcuni interessanti dati riguardanti le scuole dell’infanzia e primarie del quartiere. In particolare, emerse che su 785 bambini iscritti, il 10% risultava avere Bisogni Educativi Speciali (BES) e che almeno 1 alunno su 4 veniva segnalato alla Uonpia di riferimento perché “difficile”, oppure particolarmente inibito/eccitato o comunque disfunzionale nel suo comportamento.

BES è l’acronimo che definisce i bambini con Bisogni Educativi Speciali che le scuole, in collaborazione con la Uonpia e altri servizi, devono segnalare al fine di predisporre un piano educativo e didattico personalizzato.

I BES sono definiti secondo la classificazione ICF (International Classification of Functioning, disability and health) come “qualsiasi difficoltà evolutiva di funzionamento permanente o transitoria in ambito educativo o di apprendimento, dovuta all’interazione tra vari fattori di salute” e possono essere dovuti a disturbi specifici dell’apprendimento o evolutivi, oppure a svantaggio socio-economico, linguistico e culturale.

Conoscendo da tempo il territorio e le tipologie di famiglie residenti a Quarto Oggiaro, l’associazione scelse di rivolgersi ai soli bambini con BES dovuti a svantaggio socio- economico, linguistico, culturale e chiamò il progetto “BEST”, ovvero Bisogni Educativi Speciali Territoriali (questo ultimo aggettivo vuole sottolineare appunto l’impatto e l’importanza del lavoro sull’ambiente/ “territorio” di crescita del bambino e non solo sul bambino).

Anche la Uonpia fu d’accordo a lavorare soprattutto con questo tipo di BES: già molte erano le situazioni di minori e famiglie fragili di cui la Uonpia di Via Aldini era venuta a conoscenza e a cui non riusciva a dare risposta (a volte neanche una prima valutazione neuropsichiatrica) a causa delle lunghe liste di attesa, della non urgenza/gravità rispetto ad altri casi o anche, a volte, per l’estrema complessità di alcune situazioni familiari che non potevano essere prese in carico dalla sola équipe della Uonpia. È con questi bambini e con le loro famiglie che dal 2015 Mitades ha iniziato a lavorare in maniera integrata tra servizi socio-sanitari, istituzioni, scuole e terzo settore attraverso il progetto BEST.

Il quartiere di Quarto Oggiaro fa parte del Municipio 8 ed è situato alla periferia nord- ovest di Milano.

Il progetto BEST

Per il progetto BEST non è stato individuato un modello teorico di progettazione specifico, ma la formulazione degli obiettivi e l’insieme degli interventi appaiono coerenti con il modello Precede/Proceed per la promozione della salute di Lawrence W. Green e Marshall W. Kreuter (1992).

L’approccio sistemico, ecologico e relazionale è quello che caratterizza maggiormente i progetti dell’associazione Mitades che già nel suo nome, le Metà in spagnolo, sottolinea l’importanza dell’Altro, della relazione e delle relazioni nella crescita dell’individuo e del sistema.

Secondo la revisione “Revisiting Precede-Proceed: a leading model for ecological and ethical health promotiondi Christine M. Porter, la progettazione del BEST si è basata su una prospettiva socio-ecologica che tiene in considerazione il benessere del bambino in relazione al benessere dei suoi contesti di crescita.

Si è partiti dal presupposto che situazioni di deprivazione e povertà sociale ed educativa favoriscano nel bambino lo sviluppo di comportamenti disfunzionali che, se non trattati precocemente, possono portare allo sviluppo di ritardi e patologie evolutive.

Ad esempio, l’Unità Operativa di Neuropsichiatria per l’Infanzia e l’Adolescenza di Via Aldini (Milano), riporta numerosi casi di bambini con diagnosi di ritardo mentale che, a seguito di piccoli interventi sociali, educativi e socio-sanitari, sono rientrati dimostrandosi “falsi” ritardi mentali con test di QI che a distanza di pochi mesi sono rientrati in dati di normalità. Questo comprova la tesi in base alla quale offrendo un supporto a questi bambini e ai loro contesti di crescita, in particolare alla famiglia, essi (ri)trovano facilmente strade per un’evoluzione corretta.

Il supporto al bambino e alla famiglia non può inoltre esulare dal supporto e dall’attivazione di tutta la comunità a cui essi appartengono: in tal senso BEST si colloca in un modello di riferimento che inquadra l’individuo in relazione alle sue condizioni di vita, di lavoro, economiche, culturali e ambientali.

La maggior parte dei bambini che sono stati coinvolti nel BEST nel triennio 2015-2018 appartengono a famiglie vulnerabili dal punto di vista economico, abitativo e sociale e vivono in quartieri periferici della zona nord-ovest di Milano.

Altro punto che avvicina la progettazione del BEST all’approccio Precede-Proceed riguarda la partecipazione richiesta, sin dalle prime fasi progettuali, alla famiglia che è chiamata a far emergere e/o prendere atto delle sue condizioni di vita e quelle del bambino, per attivarsi insieme agli operatori in un processo virtuoso di fuoriuscita da situazioni di fragilità attivando tutti i punti di forza interni ed esterni al nucleo.

Punto centrale sono quindi le persone e realtà che ruotano attorno al bambino (scuola, istituzioni, ecc.) che sono chiamate a partecipare nel processo di attivazione e a contribuire in maniera congiunta e coerente al miglioramento delle condizioni evolutive del bambino e delle condizioni socio-economiche, relazionali ed educative della famiglia, in modo da portare beneficio non solo al singolo nucleo, ma a tutta la comunità.

Ad esempio, le scuole chiamate a essere protagoniste al percorso BEST del singolo bambino, hanno un ritorno importante a livello di rendimento e comportamento del bambino, misurato quantitativamente e qualitativamente attraverso la somministrazione di un questionario, denominato “Questionario BEST”, così come le Uonpia non assistono più al continuo e ciclico ritorno del bambino e del suo nucleo ai servizi alla ricerca di risposte o interventi nei momenti di “emergenza”. In questo senso il progetto non ha come obiettivo quello di trattare una (continua) emergenza, ma di individuare precocemente fattori di rischio/protezione nel bambino e nei suoi contesti di crescita per contenerli/rinforzarli e favorire un quanto più corretto sviluppo.

Il progetto BEST parte quindi dall’idea di provare a rispondere a quei bambini e famiglie con Bisogni Educativi Speciali che non riescono a trovare risposte adeguate nei servizi educativi e socio-sanitari tradizionali offrendo un percorso che tramite attori del privato sociale rinforzi il bambino e i suoi sistemi in maniera complementare ed integrata ai servizi.

A livello di politiche amministrative-finanziarie occorre che i servizi educativi e socio- sanitari siano informati del progetto BEST per proporlo alle famiglie con cui vengono in contatto e che appaiono bisognose di un supporto.

È necessaria una visione comune e condivisa del bambino e degli obiettivi che con esso e con la famiglia si intendono perseguire perché il cambiamento è possibile solo con un intervento integrato di cui gli operatori BEST si fanno garanti e primi interlocutori.

Il progetto offre ai bambini da 0 a 10 anni la possibilità di partecipare settimanalmente a piccoli gruppi psicomotori e contemporaneamente ai genitori la possibilità di essere orientati a servizi e percorsi che mirano a rinforzare le competenze genitoriali e le eventuali situazioni di fragilità socio-economica del nucleo.

A livello di risorse, l’associazione Mitades ha messo in campo per il progetto BEST un team di professionisti e una rete di relazioni molto forti sul territorio del Municipio 8 di Milano. Attiva dal 2009 in ambito sociale, educativo e socio-sanitario, l’associazione ha saputo cogliere nel tempo i bisogni delle persone e delle realtà con cui veniva in contatto creando o adattando i propri progetti in maniera flessibile in base ad essi. Questo è da sempre un punto di forza dell’associazione che ad esempio a Quarto Oggiaro ha saputo leggere, unitamente alla Uonpia territoriale di Via Aldini, i bisogni non ancora ascoltati di una porzione importante di abitanti. Quello che serve, ed è servito di più in questo triennio, è mettere a disposizione una buona capacità di progettazione e di raccolta fondi, oltre che specifiche competenze e professionalità in ambito psicomotorio, sociale ed educativo.

L’integrazione di tali ambiti e la continua ricerca di coerenza e sinergia tra le persone e realtà che ruotano attorno al bambino è stato ciò che ha permesso di più al BEST di essere apprezzato dalle famiglie come reale strumento di miglioramento delle loro condizioni di vita, e dalle istituzioni come mezzo per rispondere a bisogni ancora inascoltati.

Progettare e realizzare il BEST all’interno dello Spazio Agorà di Quarto Oggiaro, hub territoriale di risposta ai bisogni dei cittadini che ha al suo interno diversi progetti a sostegno della maternità, dell’infanzia e dell’adolescenza con numerosi partner del pubblico e privato sociale (Comune di Milano, Acli Milano, Save the Children, Mitades), ha permesso un approccio “community-based” con la chiara consapevolezza che “il cambiamento all'interno di una comunità può essere raggiunto nel miglior modo possibile attraverso il coinvolgimento dei suoi membri” (Barry & Jenkins, 2007).

Progettare e realizzare il BEST all’interno dello Spazio Agorà di Quarto Oggiaro, hub territoriale di risposta ai bisogni dei cittadini che ha al suo interno diversi progetti a sostegno della maternità, dell’infanzia e dell’adolescenza con numerosi partner del pubblico e privato sociale (Comune di Milano, Acli Milano, Save the Children, Mitades)

È in questo contesto che BEST punta a raggiungere i suoi obiettivi attraverso un approccio che, anche in ottica puramente riabilitativa, può essere definito Community Based Rehabilitation (CBR), ovvero una strategia attuabile all'interno dei processi di sviluppo di una comunità, organizzando la riabilitazione e garantendo l'uguaglianza delle opportunità e l'integrazione sociale di tutte le persone con disabilità. Essa è attuata attraverso l'insieme degli sforzi delle stesse persone disabili, dei loro familiari e delle comunità, e attraverso adeguati servizi sanitari, educativi, professionali e sociali. (WHO, et al., 1994)

Il progetto richiede almeno due anni per la sua realizzazione che prevede in un primo momento l’attivazione delle Uonpia di riferimento territoriali nell’individuazione di possibili minori e famiglie con Bisogni Educativi Speciali, quindi l’attivazione della famiglia e la condivisione di un percorso progettuale individualizzato sul bambino e la famiglia, che coinvolga al contempo scuola, educatori e tutti i servizi che ruotano attorno al nucleo. Questo fa sì che i tempi di realizzazione del percorso sul singolo bambino siano almeno di 6 mesi e, poiché non tutti i bambini accedono al progetto contemporaneamente, è verosimile che BEST debba durare almeno due anni per permettere il raggiungimento del numero massimo di bambini possibile e permettere che ciascuno, singolarmente e in gruppo, segua un percorso adeguato in termini di tempi e raggiungimento degli obiettivi.

Ciò che può interferire di più sono le lunghe liste di attesa delle Uonpia anche per la prima valutazione neuropsichiatrica, che deve escludere patologie più serie e decidere l’invio del bambino e della famiglia al BEST.

Altro vincolo può essere la compartecipazione economica delle famiglie ai costi del BEST, in quanto, per scelta, il progetto ha un minimo contributo settimanale pari a 1€ a bambino, a settimana, che può aumentare fino a 20€ a seconda della fascia ISEE della famiglia. La compartecipazione è stata scelta per rispondere ad un modello basato sul welfare generativo che, in base ad un modo diverso di intendere i diritti e doveri sociali rispetto ai precedenti modelli “assistenziali”, prevede che chi riceve possa anche rendere e responsabilizzarsi in prima persona secondo le sue possibilità.

Tutti possono (ri)dare qualcosa alla società, in forma di competenze, tempo e/o contributi altri: BEST ha scelto in primis l’attivazione e responsabilizzazione delle famiglie, quindi l’utilizzo delle risorse senza consumarle soltanto per sé, ma avendo attenzione a rigenerarle a vantaggio proprio e di altri.

Da maggio 2015 ad aprile 2018 il progetto ha coinvolto 77 bambini, la maggior parte tra i 4 e gli 8 anni di età. Il numero totale di bambini coinvolti sui 3 anni è inferiore alle aspettative iniziali perché l’intervento congiunto con il minore, la famiglia e la rete degli altri soggetti ha portato ad un allungamento dei tempi di presa in carico, che in media sono stati attorno ai 16 mesi a nucleo. Anche il numero di bambini sotto i 3 anni coinvolti è stato scarso rispetto alle previsioni, presumibilmente a causa del fatto che a quell’età è più difficile osservare difficoltà evolutive imputabili a deprivazione socio- culturale e anche perché non tutti i bambini di quell’età sono già inseriti in servizi educativi strutturati dove possono più facilmente emergere difficoltà e ritardi.

L’idea, condivisa con l’équipe della Uonpia, è stata quella di costruire un intervento socio-educativo rivolto al bambino e alla famiglia per permettere loro di recuperare il gap intervenuto a ostacolare una normale evoluzione del bambino a diversi livelli (cognitivo, emozionale, relazionale, comportamentale).

Obiettivi principali del progetto sono:

  • sostenere lo sviluppo armonico del bambino e permettergli di colmare le difficoltà evolutive attraverso attività psicomotoria in piccolo gruppo;
  • sostenere il nucleo familiare dal punto di vista educativo, economico e sociale perché, se è vero che il ritardo del bambino è dovuto (anche) a quello, non è possibile agire solo sul bambino senza intervenire, in maniera coordinata, continuativa e integrata sulla famiglia. È dimostrato infatti che “azioni di supporto ai genitori volte a migliorare le prospettive lavorative, il reddito e le condizioni abitative influenzano in maniera positiva la genitorialità sana e riducono i disturbi mentali sia negli adulti che nei bambini” (Marmot Rewiew Team, 2010). Il progetto si è posto sin da subito l’obiettivo di integrare il lavoro psicomotorio specifico con il bambino con un lavoro meticoloso e articolato con la famiglia, ma anche con la scuola e gli altri servizi o persone che vi ruotano attorno. Questo lavoro di rete è parte integrante dell’intervento del BEST e aspetto fondamentale per la buona riuscita del progetto;
  • promuovere il benessere relazionale e favorire lo sviluppo del capitale sociale del nucleo familiare nel suo contesto di vita. BEST si propone di facilitare l’accesso di bambini e famiglie a momenti positivi di socialità, aggregazione, educazione e cultura e l’attivazione delle persone in momenti di condivisione arricchenti.

L’analisi del contesto e il target cui il progetto ha scelto di rivolgersi, necessita di una presa in carico integrata che possa supportare il nucleo familiare a 360°. I bisogni delle famiglie inviate al BEST sono infatti molteplici e raggruppabili in 3 macro-aree:

  • bisogno evolutivo;
  • bisogno socio-economico;
  • bisogno aggregativo-educativo-relazionale.

Per rispondere a tali difficoltà, il progetto si avvale di un’equipe multidisciplinare che segue congiuntamente il nucleo familiare durante tutto il percorso, svolgendo innanzitutto un compito di case management tra le persone, figure professionali e realtà coinvolte nella cura al bambino e alla famiglia.

In particolare, il BEST si avvale delle seguenti figure professionali:

  • Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva che lavora su specifici obiettivi evolutivi del bambino in rete con altre persone e servizi di cura che seguono il nucleo familiare (equipe socio-sanitarie, insegnanti, educatori domiciliari, servizi sociali laddove presenti, ecc.);
  • Operatore Sociale che approfondisce e si occupa della situazione socio- economica del nucleo familiare (condizioni abitative, lavorative ed economiche) individuandone punti di fragilità e accompagnando il nucleo verso servizi adeguati, promuovendo innanzitutto l’attivazione di (altri) nodi della rete di supporto al minore e alla famiglia;
  • altri operatori socio-educativi (educatore, pedagogista o psicologo chiamato all’occorrenza su tematiche specifiche) che, all’occorrenza, approfondiscono con il singolo nucleo o con il gruppo dei genitori alcuni aspetti legati alla genitorialità, all’educazione e alla relazione con i figli. Questo soddisfa la richiesta di “aiuto” dei genitori sia attraverso il confronto con figure esperte in ambito educativo, sia attraverso occasioni di incontro e confronto tra gruppi di genitori. Tali incontri collettivi mirano non solo a dare spunti di riflessione ma anche a far incontrare persone che vivono uno stesso territorio/quartiere e più o meno le stesse situazioni, in primis quella di essere genitori.

Attraverso il coinvolgimento del nucleo in attività aggregative e di socializzazione, BEST mira a rinforzare il tessuto, il “capitale sociale” e il benessere relazionale della famiglia, poiché si parte dal presupposto che se una famiglia ha attorno a sé una rete di sostegno, amicale e/o familiare, è meno esposta a rischi di deprivazione e povertà socio-educativa.

Il gruppo di lavoro BEST è inoltre multisettoriale. Il progetto agisce a livello educativo, sociale e relazionale incrociando e coordinandosi con il lavoro di realtà e persone afferenti a diversi ambiti:

  • educativo: insegnanti, educatori, animatori, servizi educativi tradizionali;
  • socio sanitario e medico: équipe Uonpia, equipe Consultori familiari integrati (psicologi, psichiatri, ostetriche, infermiere pediatriche, mediatori…), medici e operatori delle ASST (neuropsichiatri infantili, psicologi dell’età evolutiva, logopedisti, Tnpee), pediatri di base;
  • sociale: servizi sociali, assistenti sociali, educatori domiciliari;
  • terzo settore: centri antiviolenza, progetti contro la dispersione scolastica.

Un intervento ha maggiori possibilità di successo quanto più opera su differenti livelli:

individuale, di gruppo, organizzativo, di comunità e di azione politico sociale. In tal senso BEST ha deciso di lavorare su più livelli:

  • con il bambino sugli aspetti più evolutivi (cognitivo-comportamentali, affettivo- relazionali) attraverso attività psicomotoria socio-educativa rivolta a gruppi di bambini omogenei per età, a cadenza settimanale, per un periodo variabile (a seconda delle esigenze e del progetto individuale con il bambino) ma di durata di almeno 6 mesi;
  • con la famiglia per gli aspetti più sociali, economici ed educativi attraverso colloqui di conoscenza e orientamento a servizi, progetti e strumenti per sostenere la famiglia;
  • con l’intera comunità educante per rendere consapevoli tutti di essere parti attive e fondamentali del benessere proprio e altrui attraverso incontri di rete con scuole/servizi/altro, incontri di formazione e iniziative aggregative tra abitanti del quartiere.

A livello politico sociale il progetto è interessante perché sperimenta:

  • un intervento socio-educativo, a cavallo tra socio-educativo e socio-sanitario, effettuato dal privato sociale in interazione con gli interventi pubblici, sociali e socio-sanitari;
  • un servizio di welfare territoriale condiviso che integra l’attivazione delle famiglie, di soggetti del pubblico e del privato sociale, delle scuole, delle strutture socio-sanitarie verificandone la funzionalità e l’efficacia come servizio non ancora esistente nella lista dei servizi offerti dagli Enti accreditati dal Comune di Milano e, se efficace e funzionale, verificare la possibilità di farlo diventare un modello comune e replicabile in altre parti della città;
  • una modalità di riduzione della spesa pubblica relativa alla presa in carico di minori con bisogni educativi speciali;
  • un servizio con forme di compartecipazione economica da parte delle famiglie coinvolte.

Per concludere, si elencano le attività realizzate con i destinatari finali (bambini 0-10anni e le loro famiglie) che sono di tipo:

  • psicomotorio: incontri di psicomotricità in piccolo gruppo (massimo 7 bambini ciascuno, omogenei per età) a cadenza settimanale con l’obiettivo di rafforzare le tappe evolutive del bambino e raggiungere gli obiettivi progettuali sul singolo bambino, precedentemente individuati dalla Uonpia inviante condivisi con la famiglia;
  • sociale e di sostegno alla genitorialità: colloqui e incontri con la famiglia e le altre figure di riferimento per il bambino, attivazione/monitoraggio nodi della rete di sostegno alla famiglia dal punto di vista sociale ed economico, laboratori genitori-bambini con l’obiettivo di offrire spazi/momenti di condivisione tra genitori e strumenti educativi mirati al supporto e alla facilitazione della relazione genitore-bambino;
  • aggregativo-relazionali: eventi socio-culturali e di aggregazione con l’obiettivo di combattere la povertà educativa del minore e della famiglia offrendo stimoli adeguati all’età dei bambini, favorendone la partecipazione ad attività culturali e/o educative arricchenti per il bambino.

4.3 Impatto e risultato

Con l’obiettivo di misurare l’impatto che il BEST ha avuto sui bambini e sulle famiglie coinvolte, l’equipe Mitades implicata nel progetto (due Tnpee, un assistente sociale e un coordinatore pedagogista e Tnpee), unita all’equipe Uonpia di Via Aldini di Milano (ASST Fatebenefratelli Sacco), ha elaborato un questionario, denominato “Questionario Best”.

Il questionario è stato somministrato dal Neuropsichiatra Infantile o Psicologo di riferimento pre e post intervento a tutti i bambini coinvolti nel progetto sul triennio 2015-2018.

Il questionario è composto da:

  • 7 aree evolutive
  • 21 item totali (n° item non omogeneo per area):
    • 3 item à area cognitiva
    • 3 item à area motoria
    • 3 item à area affettivo-emozionale
    • 1 item à area autonomie
    • 3 item à area comportamentale
    • 2 item à area comunicativa
    • 6 item à area relazionale
  • scala da 1 a 4 che indica la frequenza con cui si osservano gli item evolutivi durante il percorso al BEST (1=MAI da 0 a 20 %; 2=RARAMENTE da 20 a 50%; 3=SPESSO da 50 a 80%; 4=SEMPRE da 80 a 100%)

QUESTIONARIO B.E.S.T. - AREE EVOLUTIVE BAMBINO

I valori riportati indicano la frequenza con cui si osservano gli item evolutivi durante il percorso psicomotorio (MAI da 0 a 20 %; RARAMENTE da 20 a 50%; SPESSO da 50 a 80%; SEMPRE da 80 a 100%).

Assegnare i valori integrando le osservazioni con le informazioni riportate dagli altri servizi di cura attivi sul nucleo familiare (UONPIA, scuola, SSPT, famiglia).

NOME e COGNOME:

DATA DI NASCITA:

DATA INIZIO PERCORSO:

DATA FINE PERCORSO:

X à situazione evolutiva di inizio percorso

X à situazione evolutiva di fine percorso

AREA MOTORIA

Mai

0<x<20 %

Raramente

20<x<50 %

Spesso

50<x<80 %

Sempre

80<x<100 %

Regolazione tonica adeguata

1

2

3

4

Adattamento posturale funzionale

1

2

3

4

La sua azione è integrata a livello percettivo e motorio

1

2

3

4

 

SUB TOT

X:

/12

X:

/12

 

AREA RELAZIONALE

Mai

0<x<20 %

Raramente

20<x<50 %

Spesso

50<x<80

%

Sempre

80<x<100 %

Si separa adeguatamente dalla figura di riferimento

1

2

3

4

Si inserisce adeguatamente in contesti e spazi nuovi

1

2

3

4

È in grado di scambiare funzionalmente materiali e proposte con gli altri

1

2

3

4

Interagisce in maniera funzionale con gli altri bambini

1

2

3

4

È in grado di mantenere livelli adeguati di attenzione e ascolto verso laltro

1

2

3

4

Adeguata richiesta di attenzione e/o aiuto da parte dell’adulto

1

2

3

4

 

SUB TOT

X:

/24

X:

/24

 

AREA COMPORTAMENTALE

Mai

0<x<20 %

Raramente

20<x<50 %

Spesso

50<x<80

%

Sempre

80<x<100 %

Rispetta i tempi in maniera adeguata

1

2

3

4

Rispetta le regole in maniera adeguata

1

2

3

4

Mantiene livelli adeguati di attenzione e concentrazione

1

2

3

4

 

SUB TOT

X:

/12

X:

/12

 

AREA COMUNICATIVA

Mai

0<x<20 %

Raramente

20<x<50 %

Spesso

50<x<80

%

Sempre

80<x<100 %

Verbalizza le emozioni relative a un accaduto in maniera funzionale

1

2

3

4

Utilizza una mimica e una gestualità coerenti con il contesto

1

2

3

4

 

SUB TOT

X:

/8

X:

/8

 

AREA AFFETTIVO-EMOZIONALE

Mai

0<x<20 %

Raramente

20<x<50 %

Spesso

50<x<80 %

Sempre

80<x<100 %

Presenta una buona tolleranza alla frustrazione

1

2

3

4

Presenta un adeguato livello di autostima

1

2

3

4

Richiede vicinanza e contatto dell’adulto in maniera funzionale

1

2

3

4

 

SUB TOT

X:

/12

X:

/12

 

AREA COGNITIVA

Mai

0<x<20 %

Raramente

20<x<50 %

Spesso

50<x<80

%

Sempre

80<x<100 %

È in grado di strutturare autonomamente un gioco

1

2

3

4

È in grado di inserirsi in maniera funzionale nel gioco di altri bambini

1

2

3

4

È in grado di proporre un gioco ad altri in maniera funzionale

1

2

3

4

 

SUB TOT

X:

/12

X:

/12

 

AREA AUTONOMIE

Mai

0<x<20 %

Raramente

20<x<50 %

Spesso

50<x<80

%

Sempre

80<x<100 %

Padroneggia livelli di autonomie personali adeguati all’età

1

2

3

4

 

SUB TOT

X:

/4

X:

/4

 

TOTALE

X:

/84

X:

/84

L’analisi dei dati ricavati dai questionari, che ha permesso la valutazione dell’impatto del progetto sui bambini coinvolti, è stata effettuata dall’equipe Mitades nell’aprile 2018 su un campione di 40 bambini (su 77 totali) che hanno concluso il percorso BEST nel periodo compreso tra maggio 2015 e aprile 2018.

L’età media del campione preso in considerazione è di 6,5 anni a inizio percorso e 8 anni alla conclusione; mentre la durata media del percorso di ciascun bambino è stata di 16 mesi.

Di seguito vengono riportati i risultati finali relativi ai 40 bambini.

Come si osserva nella seguente tabella, le aree in cui i punteggi medi iniziali sono sotto la sufficienza sono l’area affettivo-emozionale, l’area cognitiva, quella comunicativa e quella relazionale.

Nessuna area presenta invece un punteggio medio finale sotto la sufficienza.

 

 AREE EVOLUTIVE

Media      di

 

Scarto %

Media    di

 

Inizio

Media    di

 

Fine

 

 

Sufficienza

AREA AFFETTIVO-EMOZIONALE

21,25 %

6,2

8,775

7,5

AREA AUTONOMIE

10,63 %

3,2

3,6

2,5

AREA COGNITIVA

21,04 %

6,3

8,8

7,5

AREA COMPORTAMENTALE

16,88 %

7,9

9,9

7,5

AREA COMUNICATIVA

19,38 %

4,7

6,25

5

AREA MOTORIA

2,08 %

11,3

11,575

7,5

AREA RELAZIONALE

18,33 %

14,4

18,825

15

Nello specifico, le aree evolutive in cui a fine percorso si osservano le maggiori evoluzioni sono le aree affettivo-emozionale, cognitiva, comunicativa e relazionale, a conferma degli obiettivi progettuali del BEST che intende coinvolgere proprio quei bambini con difficoltà di tipo emotivo-relazionali, attraverso il rinforzo del tessuto sociale dei nuclei familiari coinvolti.