Disturbo / Disordine dello sviluppo della coordinazione

Disturbo dello sviluppo della coordinazione

Il Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione è una comune condizione neuromotoria, che colpisce circa il 5%-6% dei bambini in età scolare, ma nonostante la sua prevalenza, può non essere riconosciuto dai professionisti della salute. (R Blank et al., 2012)

Da un recente questionario online è risultato che solamente il 41% dei pediatri e il 23% dei General Practioner (medico di base) sono a conoscenza di questo disturbo. (BN Wilson et al.,2013)

 

Disturbo dello sviluppo della coordinazione nel DSM-5

All’interno del DSM-5, Il DCD (Develompmental Coordination Disorder) viene inserito nella famiglia dei disturbi del neuro-sviluppo, con il codice 315.4. La diagnosi di questo disturbo, secondo il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, necessita dei seguenti criteri:

  1. L’acquisizione e l’esecuzione delle abilità motorie coordinate risultano notevolmente inferiori rispetto a quanto atteso considerate l’età cronologica dell’individuo e l’opportunità che l’individuo ha avuto di apprendere e utilizzare tali abilità. Le difficoltà si manifestano con goffaggine (es. cadere o sbattere contro oggetti) cosi come con lentezza e imprecisione nello svolgimento delle attività motorie (es. afferrare un oggetto, usare forbici o posate, scrivere a mano).
  2. Il deficit delle abilità motorie indicato nel Criterio A interferisce in modo significativo e persistente con le attività della vita quotidiana adeguate all’età cronologica (es. cura e mantenimento di sé) e ha un impatto sulla produttività scolastica, sulle attività pre-professionali, sul tempo libero e sul gioco.
  3. L’esordio dei sintomi avviene nel primo periodo dello sviluppo.
  4. I deficit delle abilità motorie non sono meglio spiegati da disabilità intellettiva (disturbo dello sviluppo intellettivo) o da deficit visivo e non sono attribuibili a una condizione neurologica che influenzi il movimento (es. paralisi cerebrale, distrofia muscolare, disturbo degenerativo). (American Psychiatric Association, 2013)

 

Disturbo dello sviluppo della coordinazione nell’ICD-10

Nell’ICD-10, questo stesso disturbo, viene identificato con il codice F82 e chiamato SDDMF (Specific Developmental Disorder of Motor Function). Nell’International Classification of Deseases, il Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione, viene descritto attraverso i seguenti criteri:

  1. Disturbo in cui la caratteristica principale è una grave compromissione dello sviluppo della coordinazione motoria che non è spiegabile in termini di disabilità intellettiva generale o di qualsiasi disordine neurologico specifico, congenito o acquisito.
  2. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, un attento esame clinico mostra segni di immaturità dello sviluppo neurologico, quali movimenti coreiformi degli arti, movimenti a specchio e altre caratteristiche motorie associate, nonché segni di compromissione della motricità grossolana e fine.
  3.  La definizione esclude anomalie della mobilità e della deambulazione, mancanza isolata di coordinazione e compromissione motoria secondaria a ritardo mentale o associata ad altri disturbi medici e psicosociali.

All’interno dell’ICF 10 si identificano tre sottogruppi:

  1. F82.0 Disfunzione della motricità grossolana
  2. F82.1 Disfunzione della motricità fine compresa la grafo-motricità
  3. F82.8 Significativi disturbi di scrittura (B Bartoli et al.).

Il DCD non si limita ad essere un semplice disturbo nell’esecuzione di un movimento ma è un disturbo che riguarda i movimenti intenzionali diretti verso un obiettivo in cui, anche la pianificazione e la programmazione del movimento, sembrano essere alterate, in associazione ad alterazioni di zone sottocorticali e cerebellari che portano a disordini senso-motori e di integrazione spazio-temporale.

Si evidenzia l’importanza di analizzare il tono neuromuscolare, l’esecuzione di compiti di percezione visuo-motoria, i compiti di natura neuro-visiva, durante l’assessment generale, in bambini con DCD; usando misure di sviluppo standardizzate con una valutazione qualitativa e quantitativa delle abilità di coordinazione fine e grosso motorie, prassie, lateralità, ritmo e integrazione dello spazio-corporeo, per poter delineare un quadro più completo del funzionamento motorio del soggetto. (L Vaivre-Douret, 2007)

 

Comorbidità e fattori di rischio nel DCD

Il disturbo di coordinazione dello sviluppo frequentemente è presente in comorbidità con altri disturbi dell’infanzia come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, il disturbo dello spettro dell’autismo, il disturbo specifico del linguaggio, disturbi specifici dell’apprendimento e difficoltà di problem solving. (B Bartoli et al.)

I fattori di rischio che hanno mostrato una maggiore specificità per il DCD sono il basso peso alla nascita (< 1500 g) e la forte prematurità (< 32 settimana) (J Edwards et al., 1994). I maschi hanno una probabilità maggiore, che varia tra 1,7-2,8, delle femmine di presentare il disturbo. (R Faebo Larsen et al., 2013 - JG Zwicker et al., 2013 - SR Harris et al., 2015).

L’influenza della prematurità (soprattutto nei b. nati con un’età gestazionale < 28 settimane) nello sviluppo globale del bambino, anche in assenza di deficit neurologici maggiori, frequentemente correlati con la prematurità (es. PCI, Disabilità intellettiva), ci permette di evidenziare come nella fascia d’età compresa tra i 5 e i 6 anni, siano presenti difficoltà rilevanti a carico dei maggiori processi cognitivi. Tra questi troviamo le funzioni esecutive, le abilità visuo-percettive, le visuo-motorie; ma anche funzioni neuropsicologiche estremamente rilevanti come l’attenzione, il linguaggio e la memoria di lavoro. (Bhutta et al., 2002 - Salt et al., 2006 - Sansavini et al., 2010)

Da un punto di vista neuroanatomico la prematurità è responsabile di complesse modificazioni nello sviluppo cerebrale. Interferisce nel processo di mielino-genesi, nel processo dello sviluppo corticale, nella migrazione neuronale e nella degenerazione trans-sinaptica. Le modificazioni che avvengono sono dovute alla distruzione o allo sviluppo inadeguato degli oligodendrociti, i quali, come risultato di una alterata circolazione d’informazioni, conducono ad un alterato sviluppo delle regioni corticali. Queste complesse modificazioni interferiscono con la normale specializzazione delle aree cerebrali e delle reti neuronali. Il malfunzionamento di queste strutture si esprime nella complessità delle alterazioni che si evidenziano nei deficit presenti nei bambini prematuri.

Leucomalacia periventricolare, lesioni al cervelletto, lesioni ai gangli della base e all’ippocampo sono le modificazioni più caratteristiche della prematurità che correlano con alterazioni di natura neuropsicologica e non solo. Sono state identificate modificazioni neuropsicologiche anche in bambini con MRI apparentemente normale e funzionamento adattivo (behaviour) nei limiti della norma. (B Bartoli et al.)