Il trattamento degli aspetti neurologici e neuropsichiatrici

Diversi studi clinici stanno evidenziando l'efficacia e la sicurezza degli inibitori mTOR nel trattamento di diverse manifestazioni neurologiche e neuropsichiatriche associate alla sclerosi tuberosa.

Il trial EXIST-3 è uno studio internazionale di fase 3 che ha dimostrato l’efficacia e la tollerabilità di everolimus, un inibitore di mTOR, nel trattamento delle crisi focali resistenti ai comuni antiepilettici nella TSC20.

Il progetto EPISTOP

Lo scopo dello studio EPISTOP è di capire meglio i meccanismi dell’epilessia nei pazienti con TSC. Il titolo del progetto è: Studio prospettico a lungo termine per la valutazione di biomarker clinici e molecolari dell’epilettogenesi in un modello genetico di epilessia – La sclerosi tuberosa.

Si tratta di uno studio multicentrico che coinvolge 14 centri tra ospedali e laboratori in Europa, negli Stati Uniti e in Australia. Il progetto ha una durata di 5 anni, da novembre 2013 a ottobre 2018, e durante questo arco di tempo si propone di identificare i fattori di rischio e i biomarcatori dell’epilettogenesi (processo che comprende lo sviluppo di crisi clinicamente evidenti e la progressione della malattia una volta che questa è esordita). In aggiunta, un altro importante obiettivo del progetto è identificare marcatori biologici che possano permettere di prevenire l’epilessia e i cambiamenti legati al suo sviluppo. Nel lungo termine il team di EPISTOP vorrebbe preparare nuove direttive e linee guida riguardanti il trattamento dei pazienti con TSC ed epilessia che possano determinare un miglioramento della qualità della vita dei pazienti nel futuro 21.

Il trattamento dei disturbi del neurosviluppo

I trattamenti vanno sempre impostati in relazione alla problematica specifica riscontrata.

Per la loro natura evolutiva, i Disturbi del neurosviluppo necessitano di una diagnosi e di una presa in carico precoce e tempestiva, al fine di limitarne l’interferenza sulla maturazione psicologica e comportamentale del bambino.

 

Trattamento della disabilità intellettiva

Alcune metodologie e tecniche di trattamento riabilitativo sono:

L’esperienza di apprendimento mediato di REUVEN FEUERSTEIN

Le applicazioni del metodo prevedono di lavorare con singoli individui o in piccoli gruppi formati da bambini con caratteristiche diverse e i risultati sono stati presentati in molti convegni internazionali.

A livello operativo Feuerstein ha elaborato tre sistemi di intervento che si basano sulla Teoria della Modificabilità Cognitiva Strumentale e dell’Esperienza di Apprendimento Mediato costruendo, così, un supporto estremamente rilevante all’azione didattica ed alla strutturazione di percorsi di sviluppo cognitivo.

Le tre fasi sono: pre-test, mediazione, post-test.

Il confronto tra queste tre fasi permette di stabilire un profilo della modificabilità cognitiva evidenziando il potenziale di apprendimento.

Il metodo SPAZIO-TEMPORALE TERZI, metodo di organizzazione spazio temporale, è un sistema di esercizi senso-motori che, attraverso il corpo e il suo movimento sviluppa la capacità di analizzare le informazioni che giungono al Sistema Nervoso Centrale dai diversi canali percettivi.

Per le sue caratteristiche il Metodo Terzi può essere qualificato come metodologia cognitivo-motoria, in cui le esperienze ricavate dal corpo in movimento e dalle relazioni con il mondo esterno giocano un ruolo essenziale per lo sviluppo della mente ovvero per lo sviluppo dei processi cognitivi e metacognitivi, dei processi di apprendimento. Questo metodo enfatizza lo stretto legame tra percezione-azione-cognizione.

LA COMUNICAZIONE AUMENTATIVA E ALTERNATIVA (per le difficoltà comunicative) consiste in tutte le modalità di comunicazione che possono facilitare e migliorare la comunicazione delle persone che hanno difficoltà ad utilizzare i più comuni canali comunicativi, soprattutto il linguaggio orale e la scrittura. Si definisce aumentativa perché non sostituisce ma incrementa le possibilità comunicative naturali della persona. Si definisce alternativa perché utilizza modalità di comunicazione alternative e diverse da quelle tradizionali.

Vengono elaborati del Programmi di CAA che prevedono l’uso di tabelle di comunicazione, Vocas (Vocal Output Communication Aids), Software di comunicazione e sistemi simbolici dinamici, come ad esempio il linguaggio gestuale della LIS.

Trattamento del disturbo da deficit di attenzione/iperattività- ADHD

L’ADHD (Attention/Deficit Hyperactivity Disorder) è l’etichetta diagnostica per rappresentare e delineare, all’interno di una specifica categoria, una porzione eterogenea di persone che manifestano tutta una serie di difficoltà legate alla disattenzione e/o all’iperattività a all’impulsività.

I metodi e le tecniche di trattamento sono:

  • Il metodo Feuerstein
  • Interventi cognitivo-comportamentali

Storicamente, molti approcci finalizzati a lavorare con bambini con ADHD sono stati di orientamento cognitivo-comportamentale ed hanno enfatizzato l’insegnamento delle abilità di autocontollo.

Per esempio, una procedura, che può essere applicata per gestire il comportamento impulsivo, è chiamata “self-instruction”. Questa procedura consiste nell’istruire gli individui ad utilizzare strategie “self-talk” attraverso una tecnica che suddivide la risoluzione dei problemi in varie tappe (identificazione di un problema, generazione di alternative, scelta, realizzazione e valutazione di una soluzione). L’ipotesi è che queste tecniche self-talk, inizialmente messe in pratica in modo evidente, verranno interiorizzate e potrebbero compensare i deficit di autocontrollo.

Nei bambini dai 9 anni in poi si può proporre un intervento cognitivo-comportamentale (basato sul problem-solving e le autoistruzioni), eventualmente accompagnato da altri interventi metacognitivi.

La “token economy” (tecnica a punti) utilizza punti, stelline, o gettoni che possono essere guadagnati dal paziente per i comportamenti desiderabili (e persi per i comportamenti problematici) e scambiati per un accumulo di rinforzi, come possono essere soldi, cibo, giocattoli, privilegi o tempo da dedicare a un’attività piacevole per il bambino. Il sistema a punti può essere usato con successo dai genitori, dagli insegnanti e dai clinici, sia lavorando con gruppi sia individualmente.

 

Trattamento dei disturbi specifici di apprendimento

L’obiettivo del trattamento non è la guarigione, ma la riduzione dell’impairment secondario al deficit e la prevenzione dei disturbi (cognitivi e psicopatologici) secondari. Sulla base della diagnosi, della presa in carico e del progetto riabilitativo si possono prescrivere anche specifici strumenti compensativi e/o misure dispensative, come previsto dalla Legge 170/2010 sui DSA e dalle recenti Linee Guida sempre del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca (MIUR) pubblicate il 1° luglio 2011. Gli strumenti compensativi e le misure dispensative permettono di raggiungere un buon grado di autonomia, cioè danno la possibilità di informarsi, apprendere e comunicare senza necessariamente dipendere da un mediatore. Nella normativa citata vengono proposti ed elencati in modo dettagliato, ma non esaustivo, i possibili strumenti di cui

l’alunno con DSA può avvalersi, a seguito della presentazione della diagnosi.

STRUMENTI COMPENSATIVI

MISURE DISPENSATIVE

  • Tabella dei mesi, dell’alfabeto e dei vari caratteri
  • Tavola pitagorica
  • Tabella delle misure e delle formule geometriche
  • Calcolatrice
  • Registratore
  • Computer con programmi di videoscrittura, con correttore ortografico e sintesi vocale
  • Dispensa da lettura ad alta voce, scrittura veloce sotto dettatura, uso del vocabolario cartaceo, studio mnemonico delle tabelline
  • Dispensa, ove necessario, dallo studio della lingua straniera in forma scritta
  • Programmazione di tempi più lunghi per le prove scritte e per lo studio a casa
  • Organizzazione di interrogazioni programmate

 

Trattamento dei disordini dello sviluppo motorio

Le metodologie di facilitazione neuromuscolare più conosciute e utilizzate in età evolutiva sono le seguenti.

IL METODO DOMAN-DELACATO

Il trattamento si attua attraverso stimolazioni passive, intense e ripetute, corrispondenti al livello di maturazione desunto dalla valutazione: esercizi di patterning (esecuzione passiva di schemi di flesso-estensione omolaterale o crociata agli altri), di strisciamento, gattonamento e bombardamento con stimoli luminosi e acustici.

Tale metodo è stato osteggiato fin dall’inizio dalle Associazioni mediche americane, contrarie ai principi teorici della prassi terapeutica, e anche in Europa e in Italia vi sono state molte prese di posizione contrarie da parte di Associazioni scientifiche.

IL METODO BOBATH

Definito anche NEURODEVELOPMENTAL THERAPY (NDT), è la metodologia più diffusa ed utilizzata in prevalenza nei paesi anglosassoni. Il trattamento si attua con la facilitazione di posture e passaggi di posizione corretti secondo la sequenza di organizzazione posturale normale (neurodevelopmental), con passaggio delle acquisizioni successive solo se le precedenti sono consolidate; con l’inibizione riflessa di posture e di patterns primitivi e abnormi attraverso stimolazione di punti chiave ; attraverso questa modulazione di inibizioni e facilitazioni l’out-put motorio del bambino viene guidato e controllato, nella speranza che la ripetizione guidata di schemi posturali corretti porti il bambino ad apprenderli e ad usarli, attraverso la memorizzazione delle sensazioni corrette.

TECNICA VOJTA

Si basa sull’ipotesi che nel bambino con lesione cerebrale vi sia un blocco precoce dell’ontogenesi posturale, con persistenza degli stadi primitivi della locomozione riflessa analoghi a qulli che si rilevano nel neonato.

Il trattamento si attua con stimolazione di zone grilletto per ottenere il pattern di strisciamento e quello di rotolamento e quindi attivare l’ontogenesi posturale, il meccanismo di raddrizzamento e le reazioni di equilibrio.

Questo metodo si è diffuso rapidamente agli inizi degli anni ’70 in Italia e nell’Europa centrale (Germania, Svizzera, Australia), anche se attualmente in Italia viene utilizzato poco e per lo più nelle lesioni periferiche (paralisi ostetriche) e nei quadri di grave ipotonia, come il metodo di rinforzo muscolare nel bambino molto piccolo.

METODO PUCCINI-PERFETTI

Questo approccio considera il comportamento motorio come risultante dallo sviluppo di sistemi funzionali che assicurano un adeguato adattamento all’ambiente (sistematogenesi) e alla psicologia cognitivista che ritiene l’apprendimento di abilità motorie espressione di processi cognitivi.

Di fronte ad un compito, infatti, il sistema nervoso si pone delle ipotesi percettive da verificare e formula una serie di operazioni concatenate e organizzate gerarchicamente per acquisire le informazioni necessarie per convalidare o respingere quanto ipotizzato 22.

 

Trattamento dei disturbi dello spettro autistico

L’istituto superiore della sanità nel 2011 ha pubblicato le “Linee guida” sul trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti (www.snlg- iss.it/cms/files/LG_autismo_def.pdf) dove sono indicati sia interventi di documentata efficacia mediati dai genitori, sia programmi intensivi comportamentali e altre specifiche terapie.

Ecco di seguito alcuni trattamenti presenti nelle linee guida del 2011.

Gli interventi di comunicazione aumentativa alternativa (CAA) sottoposti a sperimentazione sono vari: nella maggioranza degli studi quasi sperimentali si tratta dell’intervento Picture exchange communication system (PECS).

Lo studio rileva che il livello di interazioni comunicative tra il bambino e l’adulto (in entrambe le direzioni) è significativamente maggiore nel gruppo trattato con la PECS rispetto al gruppo di controllo. Un limite dello studio è costituito dal fatto che l’outcome è misurato utilizzando uno strumento non standardizzato.

Dai risultati emerge che i bambini trattati con PECS ottengono al termine dell’intervento migliori risultati nelle abilità comunicative: la frequenza delle conversazioni avviate dal bambino infatti è maggiore rispetto al gruppo controllo (odds ratio, OR: 2,73; IC 95%: 1,22-6,08; p<0,05).

Sono stati individuati vari studi che valutano l’efficacia di interventi volti direttamente a supportare la comunicazione sociale e l’interazione: social stories, interventi che utilizzano nuove tecnologie (video per la proiezione di filmati, computer), interventi mediati da pari (peer), training in teoria della mente e interventi basati sull’imitazione (training in imitazione reciproca o interazione imitativa).

Nel complesso le prove scientifiche a oggi disponibili a sostegno dell’efficacia di questi interventi molto eterogenei sono non univoche e non definitive. Si tratta di prove di efficacia limitate, la cui forza varia a seconda del disegno studio che le ha prodotte: per alcune tipologie di intervento sono disponibili revisioni sistematiche con metanalisi, che non hanno mai confermato l’ipotesi di efficacia degli interventi; per altre tipologie esistono solo singoli studi di coorte. Infine non ci sono prove che definiscano quale tra i vari approcci di intervento sia il più efficace.

In conclusione, i dati scientifici disponibili delineano una probabile efficacia degli interventi di supporto alla comunicazione sociale e all’interazione nei bambini e negli adolescenti con disturbi dello spettro autistico, perciò un loro utilizzo è possibile ma non è sostenuto da una raccomandazione forte, per la cui formulazione mancano ancora elementi di prova che potranno essere forniti in futuro da ulteriori studi.

  • Sono disponibili due studi che approfondiscono l’efficacia del programma TEACCH (Treatment and education of autistic and related communication handicapped children), un programma di educazione speciale rivolto a bambini con disturbi dello spettro autistico: una revisione sistematica con metanalisi e uno studio di coorte condotto in Italia.

I singoli studi inclusi nella revisione sistematica e lo studio di coorte forniscono in modo coerente dati a supporto dell’efficacia del programma TEACCH nel migliorare vari outcome, tra cui abilità motorie (fini e grossolane nel breve termine, solo grossolane nel lungo termine), performance cognitive (nel breve e lungo termine), funzionamento sociale (nel breve e lungo termine) e comunicazione (solo nel breve termine, ma esiti non confermati nel lungo termine); tuttavia per quegli outcome su cui è stato possibile condurre una metanalisi, tali dati di efficacia non sono stati confermati (abilità imitative e integrazione occhio-mano nella revisione sistematica).

Una limitazione alla forza delle prove di efficacia disponibili a favore del programma TEACCH è costituita dall’essere derivate esclusivamente da studi di coorte (uno singolo, gli altri inclusi nella revisione sistematica), che per disegno sono limitati nella possibilità di fornire prove forti e definitive a sostegno dell’efficacia di un intervento.

Dai risultati emerge che entrambi i programmi TEACCH (erogati nel setting naturalistico e in quello residenziale) producono esiti significativamente migliori rispetto al confronto e non ci sono differenze di efficacia tra i due programmi. In

particolare, entrambi i programmi risultano più efficaci del confronto nel migliorare la motricità grossolana (ma non quella fine), le performance cognitive (misurate alla scala Psychoeducational profile revised, PEP-R), la socializzazione e i comportamenti mal adattativi (misurate alla scala Vineland adaptive behavior scale, VABS). Solo il programma TEACCH erogato nel setting naturalistico (ma non quello erogato nel setting residenziale) risulta più efficace del confronto con il gruppo non TEACCH nel migliorare l’età di sviluppo, le abilità imitative e le abilità della vita quotidiana.

Come già riportato dalla revisione sistematica, le capacità di coordinamento occhio- mano non migliorano con il programma TEACCH; a differenza di quanto riportato nella revisione sistematica, invece, non si rileva alcuna differenza di efficacia sulla comunicazione (misurata alla scala VABS).

  • Efficacia dei programmi intensivi comportamentali: risultati delle revisioni sistematiche.

Le revisioni a disposizione possono essere suddivise in due gruppi, a seconda della selettività e del rigore metodologico applicati:

  • revisioni inclusive 2-6, che comprendono studi per la maggioranza non randomizzati e in alcuni casi senza gruppo di confronto
  • revisioni restrittive 7-9, che comprendono solo studi con gruppo di confronto e conducono analisi più conservative, mantenendo per esempio un’analisi per sottogruppi a seconda dell’intervento di confronto.

Il gruppo delle revisioni inclusive fornisce prove coerenti nel sostenere l’efficacia del modello dell’analisi comportamentale applicata (ABA) su tutte le misure di esito valutate (QI, linguaggio, comportamenti adattativi) quando è confrontato con un gruppo eterogeneo di interventi non altrettanto strutturati: trattamento standard; interventi eclettici, cioè combinazione di interventi educativi e terapeutici senza strutturazione; interventi solo scolastici, cioè istruzione regolare o educazione speciale; ABA ma a intensità ridotta o con distinte modalità di erogazione, centrata sulla clinica o sui genitori.

Emerge un’ampia variabilità nella risposta ottenuta a livello degli studi individuali sia nel gruppo che riceve l’intervento sperimentale sia nel gruppo di controllo, per cui il dato sintetico favorevole all’intervento sperimentale, espresso dalle metanalisi, perde parte del suo significato clinico.

Il gruppo delle revisioni restrittive fornisce risultati non univocamente favorevoli all’intervento sperimentale nelle misure di esito valutate ma, ove positivi, più attendibili rispetto ai risultati prodotti dalle revisioni inclusive.

La prima revisione sistematica è condotta secondo una metodologia rigorosa, si basa su una ricerca di letteratura esaustiva e ha il merito di mantenere la distinzione tra i diversi confronti con cui l’intervento ABA (secondo il metodo Lovaas) è comparato. L’intervento ABA ha mostrato benefici a confronto con gli interventi standard e con gli interventi solo scolastici (istruzione regolare) per gli outcome funzionamento intellettuale (QI), comprensione del linguaggio, abilità sociali. I dati prodotti dalla metanalisi sugli studi di coorte retrospettivi hanno mostrato un effetto maggiore dell’ABA ad alta intensità rispetto a quello a bassa intensità nel migliorare il funzionamento intellettuale, le abilità comunicative, i comportamenti adattativi e il quadro clinico generale; i dati prodotti dalla metanalisi sugli studi di coorte concorrenti hanno dimostrato che l’ABA è superiore all’educazione speciale per vari outcome (comportamenti adattativi, comunicazione/interazione, comprensione ed espressione linguistica, funzionamento intellettivo) nel medio termine (12 mesi), ma non nel lungo termine (3 e 9 anni).

  • È consigliato l’uso della terapia cognitivo comportamentale (Cognitive behavior therapy CBT) per il trattamento della comorbilità con i disturbi d’ansia nei bambini con sindrome di Asperger o autismo ad alto funzionamento. Questa terapia, rivolta a bambini e genitori, può essere utile nel migliorare le capacità di gestione della rabbia in bambini con sindrome di Asperger.
  • Il metodo DIR

Questo metodo si basa sulla capacità di individuare un profilo sensoriale, motorio e di regolazione per ogni bambino, sulla base del quale poter progettare gli interventi, le modalità di lavoro ed i contesti più adeguati.

È sull’assunto che le abilità linguistiche, così come le capacità emotive e sociali, si apprendono attraverso relazioni che comportino scambi emotivamente significatici. Questo è l’aspetto più significativo del metodo e più impegnativo per i genitori e le figure di riferimento del bambino, quello al quale dedicare un’attenzione particolare da parte del terapeuta.

Un intervento caratterizzante del metodo DIR è il floor time o “tempo a terra”, cioè un momento di azioni condivise con il bambino, possibilmente connotate emotivamente e in seguito dotate di un senso e di un significato condiviso. Ogni genitore gioca da solo con il bambino e poi passa il turno all’altro, per un massimo di 10 minuti, che vengono videoregistrati. La presenza del terapista all’inizio è solo di supporto, mentre poi con l’uso della videoregistrazione ci si prende a freddo una pausa di riflessione, maggiormente condivisa e discussa.

Tra i programmi intensivi comportamentali il modello più studiato è l’analisi comportamentale applicata (Applied behaviour intervention, ABA) che migliora le abilità intellettive (QI), il linguaggio e i comportamenti adattativi nei bambini con disturbi dello spettro autistico. Le prove a disposizione, anche se non definitive, consentono di consigliare l’utilizzo del modello ABA nel trattamento dei bambini con disturbi dello spettro autistico.

Dai pochi studi finora disponibili emerge comunque un trend di efficacia a favore anche di altri programmi intensivi altrettanto strutturali, che la ricerca dovrebbe approfondire con studi randomizzati controllati (RCT) finalizzati ad accertare, attraverso un confronto diretto con il modello ABA, quale tra i vari programmi sia il più efficace. Considerata la presenza di un’ampia variabilità a livello individuale negli esiti ottenuti dai programmi intensivi comportamentali ABA, risulta quindi necessario che venga effettuata una valutazione clinica caso-specifica per monitorare nel singolo bambino l’efficacia dell’intervento, ossia se e quanto questo produca i risultati attesi.

  • Un singolo RCT indaga l’efficacia sulle abilità sociali di un intervento multicomponenziale (Junior detective training program) rivolto a bambini con sindrome di Asperger, di età tra 7 e 11 anni, a confronto con nessun trattamento (lista di attesa). L’intervento erogato presso il centro di ricerca, della durata di 2 ore a settimana per 7 settimane.

I risultati riportano che l’intervento sperimentale ottiene miglioramenti significativamente maggiori rispetto a nessun trattamento nelle abilità sociali (misurate dai genitori) e nelle strategie di gestione delle emozioni; non si rilevano differenze nella capacità di riconoscimento delle emozioni.

  • È disponibile un singolo RCT che valuta l’efficacia della Lego therapy, un programma ideato da LeGoff e basato sui giochi Lego, in cui bambini con difficoltà

(disturbi comunicativi e relazionali, depressione, ansia) giocano insieme per un’ora in una Lego room assumendo dei ruoli (l’ingegnere, il fornitore e il costruttore) sotto la supervisione di un adulto, in questo caso il terapista, che li aiuta nella risoluzione di problemi anche sociali.

Lego therapy e un programma ispirato all’uso sociale del linguaggio (Social use language program, SULP). Si tratta di un programma di insegnamento diretto del linguaggio ideato per ritardi e disturbi linguistici, attraverso storie, attività di gruppo e giochi. 22

 

Il parent mediated early intervention

STUDIO DELL’UNIVERSITA’ DI WASHINGTON:

A Seattle nell’università di Washington sono stati effettuati recentemente degli studi prospettici longitudinali di bambini con fratelli più anziani con disturbo dello spettro autistico (ASD). In questo modo, effettuando un trattamento precoce sull’attenzione sociale, si può avere la possibilità di modificare le traiettorie di sviluppo per i bambini ad alto rischio di ASD. Misure elettrofisiologiche e miglioramenti sull’attenzione sociale sono stati raccolti a 6, 12, e 18 mesi in un gruppo di alto rischio con fratelli di bambini con ASD (N = 33). Tra il 9 e 11 mesi di età, i fratelli neonati hanno ricevuto un intervento genitori-mediato, promuovendo prime relazioni (PFR), (n = 19) o in corso di valutazione senza l'intervento (n = 14).

Rispetto ai bambini che hanno ricevuto solo la valutazione e il monitoraggio, i bambini che hanno ricevuto l'intervento hanno mostrato miglioramenti in ambito neurocognitivo sull’ attenzione sociale, un maggiore aumento della potenza frontale EEG theta tra 6 e 12 mesi.

I bambini ad alto rischio che hanno ricevuto l'intervento hanno mostrato un modello di risposte che sembravano più vicini alle risposte di due gruppi di partecipanti di controllo a basso rischio di pari età.

Questi risultati suggeriscono che l'intervento di parent-mediated intervantion precoce ha un impatto sui sistemi cerebrali nei neonati a rischio familiare per ASD.

(2017 International Society for Autism Research, Wiley Periodici: “Parent-delivered early intervention in infants at risk for ASD: Effects on electrophysiological and habituation measures of social attention.” Jones EJ., Dawson G., Kelly J., Estes A., Jane Webb S. 23.

STUDIO DELLO UC DAVIS MIND INSTITUTE: LO “START INFANT”

Uno studio preliminare su sette bambini tra 6 e 15 mesi con diagnosi precoce di Disturbi dello Spettro Autistico (DSA o, in inglese, ASD, Autistic Spectrum Disorders), coordinato da Sally Rogers dello UC Davis Mind Institute e pubblicato dal “Journal of Autism and Developmental Disorders”, sta dimostrando che, intervenendo tempestivamente con giochi mirati e piccole terapie psicologiche fatte direttamente dai genitori, i bambini con autismo a tre anni non mostrano i sintomi e hanno una vita normale.

La persona con questo disturb esibisce un comportamento tipico caratterizzato da una marcata diminuzione dell’integrazione socio-relazionale e della comunicazione con gli altri ed un parallelo ritiro interiore.

Attualmente risultano ancora sconosciute le cause di tale manifestazione, divise tra cause neurobiologiche costituzionali e psico-ambientali acquisite.

I sette bambini mostravano i primi chiari segni di autismo, come la diminuzione del contatto visivo, la difficoltà a interagire con gli altri o i movimenti ripetitivi 24.

Il metodo, chiamato “Infant Start”, consiste nell’insegnare ai genitori piccoli ‘trucchi’ per aumentare le interazioni con i piccoli; la grande novità è che il trattamento è stato messo in atto dagli stessi genitori dei bambini. Se ad esempio un bimbo era attirato da un animale di pezza, il genitore doveva entrare nel campo visivo del proprio figlio e giocare anche lui con l’animale, nascondendolo sotto la maglia, in modo da attirare su di sé l’attenzione.

I risultati sono stati sorprendenti: con 12 sedute di un’ora tra piccoli e genitori seguite da un periodo di mantenimento di 6 settimane con visite bisettimanali, e follow-up a 24 e 36 mesi, all’età di 2 o 3 anni sei piccoli su sette avevano pienamente sviluppato le loro capacità comunicative e cognitive.

“Dato lo scarso numero di soggetti studiati”, scrivono gli autori, “è presto per sapere se la terapia può funzionare anche a lungo termine e su tutti i bambini con questo problema, ma i risultati sono promettenti” 25.