L’influenza del controllo inibitorio sul comportamento adattivo in bambini con ritardo neuropsicomotorio in età prescolare: studio dell’efficacia del trattamento integrato con attività specifiche per il potenziamento della memoria di lavoro

L’influenza del controllo inibitorio sul comportamento adattivo in bambini con ritardo neuropsicomotorio in età prescolare: studio dell’efficacia del trattamento integrato con attività specifiche per il potenziamento della memoria di lavoro - Elisabetta LAGOMARSINO

ABSTRACT (italiano)

Razionale della ricerca: Deficit nell'autoregolazione e nel controllo inibitorio sono sintomi centrali all'interno della psicopatologia dell'età evolutiva. In particolare, numerosi autori sottolineano lo stretto rapporto tra controllo inibitorio e memoria di lavoro, con una conseguente necessità di dover considerare tali funzioni congiuntamente. Sulla base delle recenti evidenze e dei principi dell'ICF-CY sui quali ci si è ispirati per l'importanza di considerare il comportamento adattivo come costrutto centrale all'interno di un percorso di cura e riabilitazione, si è sviluppato l'obiettivo del presente lavoro: studiare a quali differenze nell’ambito del comportamento adattivo possa portare un trattamento neuropsicomotorio centrato su attività che potenzino il più miratamente possibile il controllo inibitorio, rispetto ad un trattamento npm caratterizzato da attività specifiche sia per il controllo inibitorio sia per la memoria di lavoro.

Materiali e metodi: Il campione di studio è composto da 10 bambini in età prescolare (3-5 anni) con diagnosi di Ritardo Neuropsicomotorio; il QI/QST dei casi è compreso tra i valori di 70 e 108. Ai fini dello studio sperimentale, la casistica è stata suddivisa, nella maniera più omogenea possibile, in due gruppi da 5 pazienti ciascuno, effettuando un bilancio tra età, QI/QST e dati anamnestici dei bambini: entrambi i gruppi hanno svolto un trattamento npm volto al potenziamento del controllo inibitorio; uno dei due, in particolare, ha svolto ogni incontro anche attività specifiche mirate al coinvolgimento della memoria di lavoro. Per le valutazioni a T0 e T1 (a intervallo di circa 6 mesi) sono stati utilizzati due test standardizzati: la Batteria per l'Assessment delle Funzioni Esecutive in età prescolare (BAFE) e alcune prove, quelle maggiormente correlate a competenze di autoregolazione, del test di valutazione delle Abilità Prassiche e della Coordinazione Motoria - 2° edizione (APCM-2); sono stati redatti personalmente, e somministrati anch'essi a T0 e T1, due strumenti per una valutazione qualitativa-ordinale: un assessment criteriale delle competenze di autoregolazione suddiviso in aree di sviluppo, e un questionario sul comportamento adattivo (suddiviso nelle aree: vita domestica, sicurezza, gioco e rapporto con i coetanei, autocontrollo) consegnato alle famiglie dei bambini per valutare l'eventuale generalizzazione delle funzioni su cui si è lavorato.

Risultati: Ad eccezione di un caso del primo gruppo (Casi 1-5) che si discosta parzialmente dalla casistica a causa di una patologia progressiva, tutti i bambini hanno conseguito, in seguito ad un trattamento npm sul controllo inibitorio, un miglioramento nella funzione cognitiva dell'inibizione (prova Giorno & Notte). Per quanto riguarda la memoria di lavoro, all'interno del gruppo 2 (Casi 6-10), che ha effettuato un training specifico su controllo inibitorio e working memory, un bambino risulta peggiorato rispetto a T0, un altro ha mantenuto le proprie performance equivalenti a quelle iniziali, mentre gli altri tre risultano migliorati. Anche il gruppo 1 ha migliorato le sue prestazioni nella prova Un giro di barattoli (memoria di lavoro visuospaziale).

Per quanto riguarda le prove (correlate a competenze di autoregolazione) di Equilibrio e coordinazione, Oculomozione e Sequenzialità del test APCM-2, un solo caso ha lievemente peggiorato le proprie performance in Equilibrio e coordinazione, altri hanno mantenuto le loro prestazioni equivalenti a T0 in alcuni subtest, mentre la maggior parte dei bambini è migliorata.

Infine, il miglioramento dei bambini negli aspetti comportamentali e comunicativo-relazionali riscontrato all'interno della stanza di terapia è stato accompagnato da un aumento delle competenze di autoregolazione indagate dal questionario consegnato alle famiglie: tutti e due i gruppi, infatti, risultano aver conseguito un miglioramento nel comportamento adattivo. Seppure in misura differente, dunque, entrambi i tipi di trattamento si sono rivelati efficaci.

Conclusioni: All'interno della presente casistica, non state evinte significative correlazioni tra QI/QST dei bambini e loro variazioni nelle prestazioni ai test somministrati e al questionario.

Il fatto che vi siano stati miglioramenti in funzioni esecutive sulle quali non si è direttamente lavorato (memoria di lavoro per il gruppo 1 e flessibilità cognitiva per entrambi i gruppi) supporta la visione della non dissociabilità delle funzioni esecutive di base: tra controllo inibitorio, memoria di lavoro e flessibilità cognitiva vi sono, comunque, una reciproca interdipendenza ed un simultaneo coinvolgimento.

Infine, si può concludere che un trattamento npm in cui in ogni incontro sono state proposte un'attività su controllo inibitorio e una su memoria di lavoro ha portato ad un maggior miglioramento nel comportamento adattivo rispetto ad un trattamento npm in cui, ogni seduta, è stata proposta una sola attività di coinvolgimento prevalente del controllo inibitorio: 16,62% di miglioramento percentuale medio per il gruppo 2 (Casi 6-10) e 9,66% per il gruppo 1 (Casi 1-5). Tale trattamento, in particolare, si è rivelato più valido non solo in termini di efficacia, ma anche di efficienza: esso ha condotto ad un’efficienza media di 0,23 contro lo 0,185 dell’altro tipo di trattamento npm considerato.

Un ulteriore esito positivo di questo studio è stato portato dalle dichiarazioni spontanee di molti genitori riguardo la loro percezione del miglioramento nel funzionamento quotidiano conseguito dai rispettivi figli. Le conseguenze di questo fatto sono plurime, tra cui: maggior soddisfazione della famiglia che porta a gratificare maggiormente i loro figli condizionando positivamente, così, l'autostima e il senso di autoefficacia dei bambini; aumento della motivazione nei familiari che li conduce ad essere più partecipi e sensibili ai consigli dei professionisti che si occupano della cura e della riabilitazione del proprio figlio. Si giunge, così, ad una migliore condivisione degli obiettivi e generalizzazione di questi all’interno dei vari contesti di vita quotidiana del bambino e, infine, ad un maggior mantenimento nel tempo delle competenze acquisite.

 


 

ABSTRACT (english)

Objective: Deficit in self-regulation and inhibitory control are central symptoms in childhood psychopathology. In particular, numerous authors emphasize the close relationship between inhibitory control and working memory, with the consequent need to consider these functions jointly. The aim of this work has been developed on the basis of recent evidence and principles of the ICF-CY. These have inspired the importance of considering adaptive behavior as a central construct within a cure and rehabilitation project: the objective is to study what differences in adaptive behavior can lead to a neuropsychomotor treatment centered on activities that potentiate inhibitory control, compared to a npm treatment characterized by specific activities both for inhibitory control and working memory.

Methods: The sample consisted of 10 preschool children (3-5 years) with diagnosis of Developmental Delay; their QI/QST is between 70 and 108. For the purpose of this experimental study, the sample was divided, as homogeneously as possible, into two groups of 5 patients each, making a balance between children age, QI/QST and anamnestic data. Both groups performed a neuropsychomotor treatment to boost inhibitory control; one of the two, in particular, also performed, each meeting, specific activities aimed at engaging working memory. To assess children in T0 and T1 (at about 6 months), the following standardized tests were used: the Battery for the Assessment of Executive Functions at preschool age (BAFE), and some tests, the most related to self-regulation abilities, of the Prassical and Motor Coordination Skills test - 2nd Edition (APCM-2). In order to get a qualitative-ordinal rating, also given in T0 and T1, two evaluation tests were personally edited: the first is a criterial assessment of self-regulatory skills subdivided into development areas; the second is a questionnaire about adaptive behavior (divided into areas: domestic life, security, play and relationship with peers, self-control) delivered to the children's families to assess the possible generalization of the functions on which we worked.

Results: Following a npm treatment on inhibitory control, all children achieved an improvement in the cognitive function of inhibition (Day & Night test), with the exception of one case belonging to the first group (Cases 1-5), who partially departs from the sample due to a progressive disease. Regarding working memory, within group 2 (Cases 6-10), which followed a specific training on inhibitory control and working memory, we found that: one child worsened his performance compared to T0, another one maintained it equivalent to the initial one, while the other three children improved it. Also group 1 improved its performance in the test Spin the pots (visuospatial memory).

Regarding tests Balance and Coordination, Oculomotion and Sequencing (related to self-regulation abilities) taken from the APCM-2 test, only one case slightly worsened his score in Balance and Coordination, others maintained their performances equivalent to T0 in some subtests, while most of children improved them.

Lastly, the improvement of children in the behavioral and communicative-relational aspects found in the therapy room was accompanied by an increase in self-regulatory skills investigated by the questionnaire delivered to the families: all 10 cases, in fact, achieved an improvement in adaptive behavior. Therefore, although to differing degrees, both treatments turned out to be effective.

Conclusions: In the present sample, there was no significant correlation between children’s QI/QST and their variations in the performances of the tests and the questionnaire.

The fact that there have been improvements in executive functions on which we have not worked directly (working memory for group 1 and cognitive flexibility for both groups) supports the view of the non-separability of the basic executive functions: there are, anyhow, mutual interdependence and simultaneous involvement between inhibitory control, working memory and cognitive flexibility.

At last, the comparison between a npm treatment in which at each meeting an inhibitory control and a working memory activities are proposed, and one based on activities that potentiate especially the inhibitory control, shows that the first one led to a greater improvement in adaptive behavior: group 2 (Cases 6-10) achieved a percentage improvement of 16.62%, while group 1 (Cases 1-5) of 9.66%. Such treatment, in particular, proved to be more effective not only in terms of efficacy but also of efficiency: it led to an average efficiency of 0.23 vs. 0.185 achieved by the other type of npm treatment considered.

A further positive outcome of this study emerged by the spontaneous declarations of many parents about their perception of the improvement in the daily behavior reached by their children. The consequences of this fact are many, including: greater family satisfaction that leads to a greater gratification of their children; this, positively conditions children’s self-esteem and self-efficacy; increased motivation in the families that leads them to be more involved and sensitive to the advice of professionals who care for their child's cure and rehabilitation. Thus, it leads to a better sharing of the goals and to a better synergy with the various contexts of the daily life of the child and, finally, to maintain the skills acquired over time.

 


 

INTRODUZIONE

L’interesse nell’indagare quale sia l’influenza del controllo inibitorio sul comportamento adattivo nasce in seguito al personale riscontro di quanto l’impulsività sia un sintomo estremamente presente all’interno della psicopatologia dell’età evolutiva e dalla conseguente ipotesi di quanto quest’ultimo possa influenzare negativamente le potenzialità di apprendimento, le performance quotidiane e il funzionamento adattivo globale del bambino.

In particolare, in seguito alle evidenze rintracciabili in letteratura riguardo la stretta relazione tra controllo inibitorio e memoria di lavoro, si è deciso di studiare a quali differenze, nell’ambito del comportamento adattivo, possa portare un trattamento neuropsicomotorio centrato su attività che potenzino il controllo inibitorio, rispetto ad un trattamento caratterizzato da attività specifiche sia per il controllo inibitorio sia per la memoria di lavoro.

Il presente progetto di tesi è stato sviluppato presso il centro riabilitativo Boggiano Pico di Genova. La casistica di tale studio è omogenea ed è composta da 10 bambini in età prescolare (3-5 anni), con diagnosi di ritardo neuropsicomotorio e Quoziente Intellettivo/Quoziente di Sviluppo Totale compreso tra i valori di 70 e 108.

Qui di seguito vengono inizialmente presentate le nozioni teoriche alla base di questo elaborato di cui, in particolare, i concetti di Sistema Attentivo Supervisore e di Funzioni Esecutive. Successivamente, viene illustrato il complesso costrutto dell’autoregolazione, il suo sviluppo, le teorie di riferimento e, nello specifico, viene approfondita una delle sue centrali componenti che è stata l’oggetto del presente studio: il controllo inibitorio. In particolare, oltre al suo sviluppo, è stata riportata, con riferimenti della letteratura, la sua relazione con la memoria di lavoro. Considerata la casistica inserita in tale progetto di tesi, vengono poi presentati il concetto di ritardo neuropsicomotorio e quali siano le competenze di autoregolazione e di controllo inibitorio nella disabilità intellettiva in seguito alle evidenze degli studi pubblicati recentemente.

Successivamente, vengono definiti il comportamento adattivo e l’ottica dell’ICF-CY a cui ci si è ispirati per i principi del presente lavoro e nella considerazione del comportamento adattivo come costrutto centrale all’interno della presa in carico di un soggetto vulnerabile. Inoltre, si è deciso di riportare le evidenze dei recenti studi che hanno indagato quale sia l’influenza dell’autoregolazione e del controllo inibitorio sul comportamento adattivo e l’importanza di un intervento precoce in tale ambito già nell’età prescolare.

In seguito, viene descritto tale progetto di tesi, a partire dalla presentazione della casistica (e della suddivisione di questa ai fini dello studio in questione), dei materiali utilizzati per le valutazioni dei casi a T0 e T1, dei metodi e delle attività proposte, fino ai risultati ottenuti ed al rapporto di questi con la frequenza ai trattamenti dei bambini, alle conclusioni e alle discussioni.

Nello specifico la casistica, comprendente 10 bambini prescolari (3-5 anni) con diagnosi di ritardo neuropsicomotorio, è stata suddivisa in due gruppi da 5 casi ciascuno: entrambi i gruppi hanno effettuato un trattamento caratterizzato da attività di potenziamento del controllo inibitorio e, in particolare, uno dei due ha svolto anche, ogni incontro, attività specifiche sulla memoria di lavoro. Prima dell’inizio del trattamento (T0) è stata effettuata una valutazione di ciascun bambino, che è stata poi rifatta al termine di questo (T1, dopo 6 mesi circa) per poter evidenziare l’andamento, nel tempo, delle competenze indagate. Sono stati somministrati, in particolare, due testi standardizzati: la Batteria per l’Assessment delle Funzioni Esecutive in età prescolare (BAFE) e alcune prove, correlate alle competenze di autoregolazione, del test di valutazione delle Abilità Prassiche e della Coordinazione Motoria - 2° edizione (APCM-2). Inoltre, sono stati redatti personalmente, e somministrati anch’essi a T0 e T1, un assessment criteriale delle competenze di autoregolazione (suddiviso in aree di sviluppo) e un questionario sul comportamento adattivo che è stato consegnato alle famiglie di ciascun bambino per una valutazione qualitativa-ordinale delle competenze e per evidenziare l’eventuale generalizzazione delle funzioni su cui si è lavorato.