Premessa introduttiva - La relazione Tonico-Emotiva precoce nella costruzione dell’Io Corporeo e delle capacità di apprendimento: risvolti in terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

La relazione Tonico-Emotiva precoce nella costruzione dell’Io Corporeo e delle capacità di apprendimento: risvolti in terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva - Maria Elisa RIZZOTTO

Nell’osservazione sistematica dei bambini sono sempre stata incuriosita dal ruolo decisivo che la qualità della relazione primaria abbia potuto avere nella costruzione delle differenti capacità di apprendimento, e in particolare, nel favorire quella disponibilità emotiva e l’interesse infantile verso il nuovo…

Ho scelto di fare l’insegnante di scuola dopo aver svolto esperienza di supporto ai bambini diversamente abili, prevalentemente nelle Scuole dell’Infanzia, negli Asili Nido e un anno alla Scuola Elementare Montessori.

Più tardi, l’esperienza come educatrice in una Comunità di Pronta Ospitalità per minori dallo zero ai sei anni, mi ha dato modo di riconoscere le importanti capacità di adattamento dei bambini “allontanati” dalle famiglie d’origine dal Tribunale minori, le risorse sorprendenti che scaturivano in loro dalla possibilità di sentirsi ascoltati e contenuti dall’adulto di riferimento che, anche se solo “temporaneamente”, era chiamato a prendersene cura…

Un’attenzione particolare è rivolta in questa tesi alla “funzione - genitoriale” per l’importanza che essa riveste nella costruzione dell’Io-corporeo e delle capacità ad apprendere nei primi anni di vita.

Sappiamo che il desiderio di conoscenza è alla base della motivazione ad apprendere; vi è, di fatto, una dimensione relazionale ed emotiva in ogni processo di apprendimento, le cui radici risalgono alla qualità della relazione primaria nei primissimi stadi della vita, così come, in una qualche misura, le difficoltà ad apprendere possono essere viste come riflesso di disturbi nelle relazioni oggettuali.

Le riflessioni che seguono nascono dall’attenta lettura di vari autori, attraverso un confronto ragionato tra alcune delle più accreditate teorie nello studio della psicologia dell’età evolutiva, della psicologia dinamica e clinica, nonché della terapia psicoanalitica infantile e, in particolare, dalle ipotesi sulle relazioni corpo-psiche-mente espresse da Winnicott sul concetto di “indwelling” (insediamento), e quello di “illusione”, per approdare infine ai “costrutti principali” della Terapia neuropsicomotoria.

Dagli approfondimenti svolti su questo tema, vedremo come solo una buona integrazione somato-psico-mentale nel bambino sarà in grado di dare l’avvio al suo mondo interno e come questa sia strettamente influenzata dalla qualità del rapporto che viene ad instaurarsi tra l’ambiente/madre e la peculiare costituzione somato-mentale del bambino.

Dall’interazione con bambini affetti da patologie neuro-psicomotorie scaturisce la necessità di mantenere vivo l’interesse verso la qualità della relazione che può favorire la ripresa dei processi maturativi e di apprendimento. Alla luce di queste considerazioni, credo importante per coloro i quali esercitano la propria influenza terapeutica nella stanza di Terapia neuropsicomotoria, avere ben chiara la potenzialità del proprio intervento e la possibilità che questo induca ad “un ritorno” a dinamiche precedenti il livello maturativo in atto. Da qui l’importanza attribuita alla “fase regressiva” in terapia per favorire la ripresa della relazione e di una continuità (forse precocemente interrotta, o distorta per cause varie), nonché l’interesse a considerare “la mente” con le parole di Rodini: “Intrinsecamente relazionale”.

La formazione triennale in Terapia Psicomotoria che scelsi di conseguire privatamente, quando avevo vent’anni, “mi ha fatto spesso soffrire”, in special modo negli ambienti scolastici per le limitazioni che il ruolo svolto in qualità di insegnante necessariamente impone...Oggi credo di aver imparato meglio a gestire dentro di me questa difficoltà, cercando di rendere ogni volta possibile una comunicazione interna e una mediazione concreta tra il sentire e l’agire. Tuttavia il saper osservare, il poter accogliere e capire le difficoltà ad apprendere dei bambini, sono caratteristiche che credo di aver maturato solo nel tempo, grazie soprattutto alla formazione “aggiunta” in Terapia Psicomotoria e a tutti coloro i quali ancora vi contribuiscono in qualunque modo e ai quali sono profondamente grata.

La mia seppur breve esperienza in qualità di neuropsicomotricista presso L’AIAS di Busto Arsizio e le esperienze di prevenzione nelle scuole, mi hanno convinta a credere che l’essere parte di una relazione d’aiuto richieda energie mentali e fisiche notevoli… Nutro profondo rispetto e ammirazione per tutti coloro i quali svolgono questa professione con serietà, consapevoli dell’importanza dell’aggiornamento continuo.

La possibilità che il bambino “si riveli a noi” al di là della “patologia” che porta con sé in maniera a volte esplosiva, prorompente, altre volte che ci è consentito intravedere poco per volta e molto lentamente, mentre ci è offerta l’opportunità di conoscere più da vicino la sua storia e le sue potenzialità nascoste, abbia molto a che fare con la nostra capacità di “ascolto silente”… Per incominciare un lavoro realmente terapeutico e prima di ogni progetto, occorre prendersi il tempo per poter “vedere e sentire” così come “quel” bambino sente, attraverso la nostra capacità di immedesimazione, come una “buona cassa di risonanza” (sufficientemente buona), è chiamata a fare con la musica… L’importanza dell’ascolto empatico e successivamente del “rispecchiamento”… Il saper cogliere il momento opportuno per reintrodurre le modalità e i contenuti che il bambino ci porta “bonificandoli” (per quanto possibile), offrendo una speranza, una via d’uscita...Ma anche confermando e promuovendo, predisponendo il bambino attraverso la nostra presenza discreta, ad una nuova possibilità di essere e di sentire.

Quale miglior esempio allora che quello di rivedere insieme le “tappe” fondamentali che caratterizzano la relazione madre-bambino sin dagli esordi, come il prototipo della relazione possibile, fatta di amore, ma anche di ambivalenza…

Credo infine che le differenti esperienze di lavoro mi abbiano insegnato a riconoscere come alla base dell’evoluzione infantile (così come di ogni forma progressiva di apprendimento), vi sia sempre l’incontro di almeno due persone che entrano in relazione e “un lavoro – comune” anche se diverso della mente, che mi fa pensare all’aggettivo…“Sacro”.

Ho incontrato una certa difficoltà nel suddividere in capitoli la mia tesi. Credo di poterne comprendere la motivazione che è intrinseca al tipo di argomento trattato: è praticamente impossibile pensare allo sviluppo infantile partendo dalla relazione primaria, sino alla costruzione dell’Io corporeo e delle capacità di apprendimento, se non vedendoli lungo un “continuum di esperienze e vissuti in evoluzione”, di fatto difficili da separare.

A mia figlia Sofia.