Mosse del terapista nella pratica neuro psicomotoria e nell’Early Start Denver Model

Dopo aver presentato in modo analitico l’Early Start Denver Model, ritengo ora importante metterlo a confronto con l’approccio neuropsicomotorio e il ruolo del TNPEE. 

Saranno evidenziate le caratteristiche, le affinità e le differenze, mettendo in luce come la metodologia ESDM sia una proposta d’intervento che ben si integra nel modello e nella pratica professionale della figura del TNPEE, arricchendo il suo bagaglio formativo e le sue conoscenze su come intervenire precocemente con soggetti con disturbo dello spettro autistico.

Il ruolo del TNPEE negli interventi per l’autismo

Il ruolo del TNPEE che si inserisce all’interno degli interventi evolutivi per l’autismo, è quello di intraprendere un intervento precoce di presa in carico globale del bambino con autismo e della sua famiglia, essendo stata indicata come la figura più idonea per questo ruolo e tra le più impiegate in questo ambito clinico.

La formazione specifica del terapista integra costantemente processi teorici, clinici e formativi. All’interno del suo percorso formativo coniuga le conoscenze sullo sviluppo tipico, sulla patologia neuropsichiatrica e sui processi di apprendimento grazie anche ai tirocini formativi sul campo. La figura del TNPEE svolge interventi diretti alla prevenzione, alla valutazione funzionale ed alla riabilitazione dei pazienti in età evolutiva che presentano disturbi dello sviluppo nelle aree della neuro-psicomotricità, della neuropsicologia e della psicopatologia dello sviluppo.

Negli interventi per l’autismo, il TNPEE è fondamentale in quanto, partendo dai suoi interessi e dalle sue potenzialità, aiuta il bambino ad affrontare le fatiche dovute al suo disturbo attraverso una mediazione basata sull’utilizzo del corpo e della propria corporeità. Il TNPEE è in grado di rispondere ai bisogni del bambino con DSA, ovvero favorire la nascita di interazioni e relazioni - che sono alla base dell’apprendimento del bambino -, soprattutto attraverso l’utilizzo della comunicazione non verbale. L’approccio corporeo utilizzato in neuro psicomotricità è inteso come un dialogo tonico tra adulto e bambino che sviluppa: processi di sintonizzazione, di integrazione sensoriale e di comportamenti imitativi, sollecitando l’attenzione verso il partner, soprattutto verso il viso e lo sguardo; tutte abilità carenti ma necessarie nelle fasi precoci dello sviluppo del bambino con DSA.

Oltre alla creazione di un setting fisico e mentale adeguato, all’atteggiamento empatico e all’ascolto attivo dei bisogni del bambino, nelle tecniche proprie della terapia neuro psicomotoria il gioco assume un ruolo fondamentale. Il TNPEE, all’interno del processo terapeutico, utilizza il gioco come tecnica elettiva con lo scopo di sviluppare e potenziare capacità motorie, psichiche, cognitive e sociali e favorire sviluppo e maturazione delle funzioni adattive del bambino. (Broggi, et al., 2014) .

Il gioco viene quindi utilizzato come strumento, permettendo al terapista di catturare l’attenzione e la complicità del bambino, riuscendo a coinvolgerlo partendo dai suoi interessi e dalle sue potenzialità. L’utilizzo del gioco è fondamentale in quanto il bambino sarà motivato e partecipe all’intervento, e potrà così essere in grado di raggiungere attivamente i suoi obiettivi. Per ottenere risultati e arrivare agli scopi prefissati, l’intervento e l’insegnamento sottostante non devono mai essere imposti al bambino, ma deve essere lui stesso che sceglie di prenderne parte.

Inoltre attraverso lo strumento del gioco, il TNPEE crea una cornice per attribuire significato alle azioni del bambino, attraverso processi di attribuzione di senso, di selezione e strutturazione del contesto ludico.

Oltre che strumento, in particolar modo nei DSA, il gioco può diventare un obiettivo della terapia. Considerando il Disturbo dello Spettro Autistico, sappiamo che questi soggetti presentano dei deficit sia nei processi di socializzazione che di simbolizzazione, che creano quindi difficile l’evoluzione del gioco come nello sviluppo normotipico. Inoltre alcune caratteristiche della patologia interferiscono con lo sviluppo del gioco, limitandolo e soffocandone la creatività: gli interessi ristretti e ripetitivi, la tendenza all’isolamento, la mancanza di interesse verso le persone, la scarsa intenzionalità comunicativa, la difficoltà nell’esprimere e nel comprendere gli stati emotivi.

Il terapista quindi aiuterà il bambino con autismo a ampliare il suo repertorio ludico, a renderlo più vario e meno ripetitivo, attraversando e sperimentandone tutte le tappe evolutive. In particolare lavorerà sulla condivisione del gioco, e sulla promozione del gioco simbolico, spesso carente in questi soggetti, che invece preferiscono giochi di costruzione e giochi sensomotori, soprattutto per l’interesse alla sensorialità. Attraverso lo sviluppo del gioco simbolico e sociale, verranno richieste al bambino capacità di simbolizzazione e immaginazione; queste sono le basi che permetteranno al bambino di costruire abilità comunicative e sociali, lo sviluppo dell’intelligenza emotiva e della teoria della mente.

Le mosse del terapista nella neuro psicomotricità

In questo paragrafo verrà spiegato come agisce il TNPEE nell’intervento neuro psicomotorio classico. Il TNPEE privilegia l’esperienza e l’apprendimento attraverso corpo e l’interazione, come condizione primaria per l’integrazione delle relazioni interpersonali e delle funzioni mentali e promuovere processi di regolazione, continuità ed integrazione. Una delle finalità dell’approccio psicomotorio è quella di “indurre il soggetto all’uso globale del corpo (…) di attivare la curiosità, l’interesse per gli oggetti, tramite l’esplorazione e l’uso creativo del materiale”. (Wille & Ambrosini, 2010)

IL TNPEE infatti non si limita a “far giocare” il bambino ma “gioca con” il bambino stesso. Ci sono delle tecniche e delle strategie di base che il terapista deve conoscere per effettuare il suo intervento, che si modificherà poi in base al bambino che ci si troverà davanti. Un primo punto fondamentale è quello di organizzare il setting dell’intervento terapeutico.

Il setting

Come setting intendiamo sia il setting fisico sia il setting mentale. Il terapista deve infatti essere in grado di organizzare l’ambiente, lo spazio e gli oggetti da mettere a disposizione nella stanza: decidere se renderli accessibili o meno, predisporre angoli per attività sensomotorie o prassico-grafiche… Inoltre fondamentale risulta il rispetto della durata dell’incontro, solitamente 45 minuti. Vi sarà una regolarità temporale tra un incontro e l’altro ed un’organizzazione all’interno di ciascuno di essi. Solitamente infatti la seduta viene suddivisa in tre fasi:

  • fase di contatto, fase iniziale dove si crea un clima di accoglienza e distensione, si saluta il bambino e si realizzano solitamente rituali stabiliti (togliere le scarpe, canzoncina di saluto, piccola conversazione);
  • fase centrale, che comprende la realizzazione degli scopi terapeutici veri e propri;
  • fase del congedo, in cui il terapista aiuta il bambino a concludere la seduta in modo graduale senza rompere la sintonia affettiva, preparandolo quindi con anticipo e lasciandogli il tempo di compiere questo passaggio.

Il setting oltre che fisico è anche mentale: si esprime nella disponibilità e apertura del terapista verso il bambino. Il TNPEE deve porsi in un’ottica di ascolto e di empatia, sapendo modulare i propri stati emotivi, la propria comunicazione non verbale e la propria corporeità. Tutto questo senza dimenticare gli obiettivi terapeutici da realizzare.

Le mosse del terapista

Anne-Marie Wille nel suo “Manuale di terapia psicomotoria dell’età evolutiva” definisce così le “mosse” del terapista: “azioni non verbali di breve durata, con finalità ben precisa, che sono frutto di una strategia del terapista i cui scopi sono contenere, facilitare o modificare il comportamento interattivo tra il bambino e l’approccio psicomotorio”. Le mosse sono in grado di influenzare il comportamento del bambino, senza essere delle richieste dirette, ma come lievi pressioni esterne a cui il soggetto può reagire spontaneamente. Viene lasciato quindi molto margine all’interpretazione soggettiva di ciascun bambino: quando si vuole invece ottenere una risposta o prestazione specifica dal bambino è più adatto utilizzare le attività guidate (linguaggio verbale, modelli da imitare e problem solving). Le attività guidate sono però da utilizzarsi con bambini con i quali si è già precedentemente lavorato molto e creato una solida relazione terapeutica.

Le mosse vengono quindi utilizzate regolarmente dal TNPEE nel suo intervento: le riportiamo in modo riassuntivo in tabella 4.1 (Wille & Ambrosini, 2005) .

 

AZIONI

FUNZIONI

OSSERVAZIONE

Il terapista non si sposta nello spazio e guarda il bambino in modo attento. È presente, ma non in modo intrusivo. La sua mimica è distesa e piuttosto neutra.

Lasciare libertà di espressione alle condotte ricorrenti ed emergenti, incoraggiare il comportamento spontaneo. Riflettere sul senso delle azioni del bambino.

CONTENIMENTO FISICO

Impedire fisicamente al soggetto di manifestare condotte indesiderate tramite il contatto corporeo o l’uso degli oggetti.

Evitare le conseguenze negative dell’aggressività corporea e degli atti distruttivi nei confronti dell’ambiente.

RIFORNIMENTO

Mettere concretamente a disposizione del bambino ciò di cui necessita a livello materiale.

Procurare strumenti materiali che facilitino la realizzazione di un suo progetto; sostenere l’azione del bambino (accompagnamento, aiuto)

RISPECCHIAMENTO ESATTO

Imitazione fedeli delle azioni del soggetto.

Promuovere una comunicazione più diretta e intenzionale, sintonizzarsi col soggetto.

RISPECCHIAMENTO INESATTO

Imitazione parziale dell’azione, che modifica uno o più parametri: schema motorio, uso dello spazio, del ritmo, del tono muscolare, del suono.

Modificare le azioni spontanee; attivare l’attenzione del bambino sui contenti delle sue azioni; promuovere una comunicazione non verbale più intensa.

RISPECCHIAMENTO ENFATICO

Imitazione “esagerata” delle azioni spontanee del bambino.

Incoraggiare il bambino a perseverare nelle sue azioni, valorizzare la sua spontaneità e creatività. Creare un clima ludico, scherzoso.

AZIONI PARALLELE

Il terapista esegue per conto proprio azioni differenti da quelle del soggetto.

Alleggerire la comunicazione nei momenti di conflitto; ritrovare un equilibrio nella relazione con il soggetto o lasciargli uno spazio di autonomia.

AZIONI TRASFORMATRICI

Modificazione di una parte dell’azione del bambino.

Facilitare lo sviluppo di soluzioni alternative, nuovi interessi e competenze psicomotorie, diminuendo la ripetitività.

SCAMBIO

Gesti e movimenti complementari a quelli del soggetto.

Arricchire un gioco, attivare uno sforzo adattivo.

SUPPORTO CORPOREO

Con il proprio corpo il terapista imprime l’azione su quello del bambino appena sente la sua ricettività tonica.

Aiutare ad iniziare, orientare, proseguire un’azione fino al suo compimento,

MONITORAGGIO

Il terapista asseta la postura del bambino e guida i suoi gesti.

Costruire la funzione prassica: prensione, manipolazione, uso dell’oggetto.

CONTATTO CORPOREO

Massaggi, dialogo tonico, gioco corporeo.

Creare uno stato di benessere e di distensione; favorire un’interazione ludica.

GIOCO CORPOREO

Il terapista sollecita in modo giocoso la comunicazione del bambino attraverso la mimica e le reazioni toniche.

Attivare lo scambio comunicativo e creare un legame emotivo con il bambino.

DISEQUILIBRIO

Lievi sbilanciamenti del corpo del bambino con modificazioni del piano d’appoggio, spinte, ecc.

Attivare le reazioni di equilibrio e gli aggiustamenti sensomotori.

ESIBIZIONE

Il terapista esegue in modo espressivo alcune attività motorie (es. giocoliere, disegnare, ecc.)

Creare il desiderio di partecipare attivamente; aiutare il bambino a uscire da uno stato di inerzia e inibizione; sdrammatizzare un conflitto.

SPINTA ORIENTATA

Con una lieve spinta il terapista sollecita uno spostamento, un’andatura, un passaggio posturale.

Impostare la direzione dell’azione; rinforzare l’attenzione.

CATTURA DELL’ATTENZIONE

Proporre stimoli motivanti per il bambino.

Creare reazioni di orientamento; suscitare interesse per il mondo esterno.

DIALOGO SONORO

Improvvisazione musicale con strumenti o canto.

Sonorizzare le azioni del bambino; creare un contatto attraverso il suono incoraggiando la sua espressione.

GUIDA VERBALE

Uso di un linguaggio descrittivo durante l‘azione

Rinforzare il significato dell’azione; favorire l’interiorizzazione del linguaggio.

Tabella 4. 1 : Le principali mosse del terapista (Ambrosini, Wille)

 

Le mosse nell’intervento psicomotorio con l’autismo

In particolar modo, alcune di queste mosse risultano più specifiche e adatte per essere utilizzate nel trattamento del bambino autistico. Nella terapia con bambini con DSA il terapista con profonda umiltà deve inizialmente accettare di essere un "oggetto tra gli oggetti e nemmeno il più affascinante di essi". Quindi dovrà iniziare in modo cauto a farsi accettare, a catturare la sua attenzione, a proporsi al bambino senza imporsi, ad aiutarlo a dare un significato alle sue azioni e di ampliare i suoi orizzonti cognitivi tramite il gioco ed il corpo. Il metodo di intervento psicomotorio viene anche definito “Metodo AbC (Abilitazione alla Comunicazione). Ci si pone come obiettivo fondamentale colmare i deficit nell’ambito comunicativo, per lo sviluppo successivo delle capacità sociali e cognitive. Si tratta quindi di potenziare l’interesse verso il mondo esterno, verso molteplici oggetti e verso le persone, allargando il loro repertorio motorio e d’azione. Altro importante compito è quello di esporre e stimolare i bambini con DSA alle interazioni sociali con adulti e coetanei: promuovere l’accettazione dell’altro, la condivisione, l’intenzionalità comunicativa, la comprensione e l’espressione delle emozioni proprie e altrui.

Anche l’intervento psicomotorio si basa quindi sul principio del modellamento progressivo del comportamento spontaneo del bambino: come abbiamo visto prima, questo può essere possibile tramite le “mosse” del terapista. In particolar modo, quelle più utili saranno:

  • Osservazione: il terapista accoglie il bambino in un clima di libertà, senza pressioni o richieste. Osserva e promuove quindi il comportamento spontaneo del bambino con un atteggiamento di silenzio verbale, comunicando solo attraverso la cnv e il linguaggio corporeo, a una certa distanza dal bambino, che andrà gradualmente a ridursi.
  • Rifornimento: il terapista per promuovere condotte spontanee ricorrenti o emergenti del bambino, si muove inserendo nuovi oggetti, proponendo materiali, modificando gli spazi e gli orientamenti, per aiutarlo nella realizzazione del suo progetto.
  • Rispecchiamento: il terapista per promuovere la condivisione delle azioni e un gioco sociale, inizia attraverso l’imitazione empatica e fedele delle azioni del bambino. Successivamente attraverso un rispecchiamento ora imperfetto, il TNPEE si inserirà partecipando in prima persona nell’attività del bambino, cercando di fargli sperimentare il piacere della condivisione. Inoltre aggiungerà delle varianti per incoraggiare nuove competenze e diminuire la ripetitività.
  • Scambio e espressività enfatizzata: il terapista abbandona l’azione motoria e l’uso dell’oggetto per concentrarsi sull’espressività della sua mimica, sui movimenti del corpo, comunicando emozioni e intenzioni in modo enfatizzato. Attiva in questo modo un dialogo corporeo e sonoro con il piccolo, arricchendolo con musica e suoni onomatopeici, antecedenti del linguaggio verbale. Porta quindi il bambino verso lo sviluppo di un gioco simbolico e rappresentativo, tappa evolutiva molto difficile per un bambino con disturbo dello spettro autistico.

 

Riportiamo in sintesi in tabella 4.2 (Wille & Ambrosini, 2010) :

UN MODELLO DI TERAPIA PSICOMOTORIA PER SOGGETTI CON DSA

EVOLUZIONE DEL COMPORTAMENTO DEL SOGGETTO

SCOPI PROGRESSIVI DELLA TERAPIA PSICOMOTORIA

STRATEGIE COMUNICATIVE DEL TERAPISTA

Fuga dall’ambiente fisico e umano

Liberare il comportamento spontaneo

OSSERVAZIONE

Avvicinamento all’ambiente fisico, esplorazione

Attivazione condotte ricorrenti ed emergenti

RIFORNIMENTO

Avvicinamento all’ambiente umano

Promuovere la condivisione dell’azione con un partner

RISPECCHIAMENTO

Espressione delle emozioni

Attivare un dialogo corporeo e il gioco simbolico-rappresentativo

ESPRESSIVITA’ ENFATIZZATA

Tabella 4. 2 : Un modello di terapia psicomotoria per soggetti con sindrome autistica

 

Il terapista come compagno di giochi: “mosse” nell’ESDM

Abbiamo analizzato nel capitolo 3 l’Early Start Denver Model, dai principi alle strategie per l’evoluzione dello sviluppo. In questo paragrafo verrà approfondito come interviene nella pratica un professionista che esegue un trattamento ispirato al metodo Denver.

Il setting

Anche all’interno del metodo ESDM è molto importante la preparazione del setting: una sessione di intervento ESDM comprende una serie di attività condivise, ogni 2-5 minuti all’inizio del trattamento, poi le attività col tempo possono prolungarsi. È quindi importante preparare la stanza prima dell’arrivo del bambino: è utile predisporre gli oggetti che potrebbero servire all’interno di contenitori o sacchetti trasparenti, in vista sopra scaffali, alcuni a portata di mano del bambino, tutti ben organizzati.  Disporre gli oggetti in modo che siano visibili ma non accessibili al bambino, stimolerà il bambino a fare una richiesta e iniziare una comunicazione con il terapista, che verrà vista come una figura d’aiuto al raggiungimento dei propri obiettivi.

Inoltre le sessioni iniziano e terminano sempre con un saluto (come nella fase di contatto e del congedo), con l’alternanza di routines socio sensoriali condivise e routines con oggetti condivise, alternando attività a tappeto sul pavimento ad attività a tavolino. È necessario quindi pianificare la sequenza di attività tenendo in mente gli obiettivi specifici per quel bambino, lavorando sul mantenimento di abilità apprese e sul passaggio di acquisizione di nuove competenze emergenti. In ogni attività che si propone al bambino, partendo dalla sua motivazione e dalle sue scelte, si deve poter lavorare contemporaneamente ad obiettivi appartenenti a molteplici domini, e devono sempre essere presenti obiettivi comunicativi.

 

Le mosse

Grazie alla lettura dei libri “Early Start Denver Model: intervento precoce per l’autismo” e “Un intervento precoce per il tuo bambino con autismo: come utilizzare l’Early Start Denver Model in famiglia” (Rogers, Sally J.; Dawson, Geraldine; Vismara, Laurie A.) ; dopo aver seguito il convegno introduttivo tenuto dalla dott.ssa Costanza Colombi a Varese; dopo l’esperienza di tirocinio dove sono stati osservati trattamenti ispirati al modello ESDM, è stato possibile creare una lista di “mosse” di questa metodologia.

Sono state quindi estrapolate e riassunte in tabella 4.3, con formato simile alla precedente presa da Ambrosini e Wille, le “mosse” che un terapista che propone un trattamento ispirato all’ESDM utilizza nel suo lavoro per arrivare a diventare un “compagno di giochi”, come citato nei libri.

MOSSE

AZIONI

FUNZIONI

COMPRENDERE LA MOTIVAZIONE

Osservare il bambino nell’ambiente, lasciarlo esplorare e agire in autonomia, cogliere i suoi interessi (oggetti, suoni, giochi tonico-emozionali) e partire da questi per proporre un gioco.

Partendo da attività gradite proposte spontaneamente dal bambino, creazione di una finestra motivazionale che permette di introdurre un insegnamento, stimolarne la ripetizione e l’apprendimento.

OSSERVARE E COMMENTARE

Mettersi di fronte, mostrare interesse, sorridere, commentare con suoni o parole, racconto verbale delle azioni del bambino.

Far percepire al bambino la nostra presenza e interesse, mantenere l’attenzione sull’attività, opportunità di apprendimento linguistico.

UTILIZZO DELLE STEREOTIPIE

Non bisogna temere e eliminare le stereotipie del bambino, ma al contrario utilizzarle per farle evolvere in un gioco.

Partire da uno degli interessi più forti del bambino per modificarlo e arrivare alla costruzione di un gioco condiviso.

ATTIRARE ATTENZIONE

Diventare parte del focus attentivo del bambino. Assumere un ruolo centrare, eliminare la competizione di altri stimoli più interessanti.

Focalizzare l’attenzione del bambino sulle persone (sul viso, il corpo, i movimenti, la voce) gli permette di poter apprendere dalle persone.

IMITAZIONE

Imitazione fedele: gioco parallelo (stessa attività e materiali uguali stando di fronte al bambino). Oppure unirsi al gioco del bambino creando obiettivi condivisi (inserirsi con dei turni nella sua attività).

Inserirsi nel gioco del bambino gradualmente, aiutandolo a costruire la consapevolezza del partner sociale e cooperativo. Costruire la cornice di un gioco interattivo e reciproco.

ESSERE D’AIUTO

Fornire materiali, utilizzo di contenitori trasparenti, prompt, completare e modellare le sue azioni.

Far comprendere che la presenza del terapista è utile e positiva, acquisendo un valore di rinforzo.

COSTRUIRE INTERAZIONI RECIPROCHE

Creare attività congiunte, co-costruzione di attività condivise, con o senza oggetti.

Creare una cornice di insegnamento, favorire un’interazione positiva e ludica, ottimizzare il livello di attivazione del bambino.

ROUTINES-SOCIO SENSORIALI

L’attenzione di ogni partner è centrata sull’altra persona, attività diadica e reciproca in cui si crea una sintonizzazione affettiva. Esempi: cu-cù, solletico, massaggi, cado-cado, dondolo…

Orientare l’attenzione del bambino verso segnali sociali e comunicativi (volto, la voce, corpo, gesti) stimolando l’intenzionalità comunicativa e richiestiva del bambino.

ELABORAZIONE ATTIVITÀ

Elaborare il gioco nel tema e aggiungendo variazione, per renderlo interessante

Aumentare il livello dell’attività sostenendo e rinnovando l’attenzione e la motivazione del bambino. Consente l’acquisizione di abilità nuove e impedisce la ripetitività

ENFATIZZARE

Sottolineare e evidenziare le emozioni positive e il linguaggio

Esporre il bambino a un lessico target chiaro e semplice, alla mimica e alle espressioni del viso.

RINFORZARE

Scegliere come rinforzi attività stimolanti e intrinsecamente motivanti per il bambino, che devono essere somministrate subito dopo il comportamento che si vuole elicitare e rinforzare.

Rinforzare i comportamenti adeguati e le competenze emergenti, estinguere i comportamenti disadattivi.

COMUNICAZIONE CORPOREA E NON VERBALE

Attraverso gesti, posture, mimica, prossemica, suoni.

Incentivare la comprensione e la produzione di una comunicazione non verbale nel bambino. Creazione di un dialogo.

UTILIZZO DI POSTURE A TAPPETO

Cambiare postura in base alle esigenze del bambino e in base agli scopi dell’attività.

Facilitare l’interazione faccia a faccia, facilitando il contatto oculare.

RUOLO ATTIVO

Ruolo attivo nel gioco, avere il controllo sui materiali/rinforzi, alternare i turni, scambiare oggetti.

Stimolare l’attenzione del bambino verso il terapista, il contatto di sguardo, la produzione di richieste verbali o nv, condivisione del gioco.

Tabella 4. 3 : Le principali "mosse" della metodologia ESDM

Come già detto anche per quanto riguarda l’approccio neuro psicomotorio, anche nell’ESDM è fondamentale la creazione di una sintonia affettiva e di una relazione positiva tra terapista e bambino, che sarà alla base del progetto riabilitativo. Per diventare un “compagno di giochi”, l’avvicinamento del terapista al bambino deve avvenire in modo graduale. Il bambino deve imparare ad accettare e accogliere la presenza del terapista, percependola come positiva e rassicurante, fidarsi e progressivamente condividere con lui attività ed emozioni. È sempre utile partire da posizioni a tappeto, giocare assieme nel “floortime” e modularsi in base alle esigenze del bambino.

Affinità e differenze dei due approcci

In questo paragrafo presenterò un confronto tra il metodo Early Start Denver Model e l’approccio neuro psicomotorio classico applicato dal TNPEE.

Gli aspetti comuni con l’approccio neuro psicomotorio che si evidenziano sono:

  • l’importanza della creazione di una sintonia affettiva e di una relazione positiva tra terapista e bambino, che sarà alla base del progetto riabilitativo.
  • L’attenzione ad utilizzare come punto di partenza del trattamento gli interessi e le inclinazioni specifiche del soggetto.
  • La centralità e l’importanza dell’esperienza e dell’apprendimento attraverso corpo e l’interazione.
  • L’utilizzo del gioco come strumento fondamentale;

in particolar modo l’intersoggettività risulta essere un concetto chiave del metodo ESDM, poiché si cerca di sviluppare tra bambino molto piccolo e terapista delle routines, dei giochi condivisi, un’empatia e una sintonia affettiva che permetta quindi lo sviluppo delle abilità sociali carenti nei soggetti autistici.

  • Setting utilizzato;

entrambi utilizzano una stanza ampia e luminosa, preferibilmente divisa in angoli di gioco/attività, con all’interno materiali adatti all’età evolutiva del bambino, sia strutturati che destrutturati.

  • L’utilizzo delle posture, della corporeità e del linguaggio non verbale nelle interazioni con il bambino.
  • La collaborazione con la scuola e con la famiglia;

quindi l’estensione e la generalizzazione del trattamento al di fuori della stanza di terapia, condividendolo anche nei contesti quotidiani del bambino.

  • La globalità dell’intervento;

gli obiettivi sia di un trattamento neuro psicomotorio tradizionale sia di un intervento integrato con la metodologia Denver sono trasversali a tutti i domini e alle aree di sviluppo: non ci si concentra solo su un’area specifica ma si portano avanti e si perseguono molteplici obiettivi in tutte le aree.

  • Utilizzo di un rinforzo intrinseco alla relazione;

data l’influenza e le basi comuni anche all’approccio comportamentale, all’interno del metodo ESDM viene sempre sottolineata l’importanza dello strumento del rinforzo, ma come nella psicomotricità non vengono utilizzati rinforzi alimentari o con oggetti: si motiva il bambino attraverso l’enfatizzazione delle espressioni, linguaggio del corpo e/o verbale.

  • Mosse utilizzate;

anche se con etichette differenti, ritroviamo molte affinità tra le “mosse” utilizzate nelle due metodologie, tali da essere facilmente comparate nella tabella seguente (tab.4.4), che mette in luce quali termini possono essere simili e quindi significare la medesima azione con la stessa funzione.

Mosse ESDM

Mosse della neuro psicomotricità

Comprendere la motivazione

Osservazione

Osservare e commentare

Osservazione, guida verbale

Utilizzo delle stereotipie

\

Attirare attenzione

Cattura dell’attenzione

Imitazione

Rispecchiamento

Essere d’aiuto

Supporto corporeo, rifornimento, spinta orientata, monitoraggio

Costruire interazioni reciproche

Gioco corporeo

Routines-socio sensoriali

Contatto corporeo

Elaborazione attività

Azioni trasformatrici, scambio

Enfatizzare

Ridondanza espressiva

Rinforzare

\

Comunicazione corporea e non verbale

Gioco corporeo, dialogo sonoro

Utilizzo di posture a tappeto

\

Ruolo attivo

Azioni trasformatrici, Esibizione

 

Tabella 4. 4 : Mosse del terapista della neuro e psicomotricità e mosse ESDM a confronto

  • Aree dell’osservazione/valutazione:

questo risulta evidente anche confrontando gli strumenti di valutazione della neuro psicomotricità (griglia di osservazione neuro psicomotoria data dal corso di laurea, scala SON) con le ESDM checklist: le aree in cui sono suddivise sono molto simili se non uguali (vedi tabella 4.5). Ci sono comunque alcune aree più specifiche dell’una o dell’altra metodologia, che non trovano un corrispondente evidente. Aspetti come imitazione, attenzione condivisa e autonomie, che identificano aree specifiche nell’ESDM, sono comunque trattati e esaminati anche nell’osservazione neuropsicomotoria, anche se all’interno di altre aree più generiche. L’area prassico-simbolica della neuropsicomotricità indaga gli aspetti di prassie, schema corporeo, relazione con lo spazio, con il tempo e con gli oggetti: queste abilità nell’ESDM checklist sono in parte trattate nei domini della comunicazione, del gioco e della motricità fine.

 

Griglia di osservazione neuro psicomotoria

ESDM checklist

Aspetti di comportamento e interazione sociale

Comportamento - Abilità sociali

Area motoria-sensoriale

Motricità fine – Motricità grossolana

Area cognitiva e neuropsicologica

Cognizione

Area linguistica-comunicativa

Comunicazione espressiva-ricettiva

Area del gioco

Gioco

Area prassico-simbolica (funzioni psicomotorie)

 

 

Imitazione

 

Comportamenti di attenzione condivisa

 

Autonomie personali

 

Tabella 4. 5 : Aree della griglia di osservazione neuro psicomotoria e dell’ESDM checklist a confronto

 

Gli elementi differenti che caratterizzano il metodo EDSM rispetto all’approccio neuro psicomotorio sono invece i seguenti:

  • strumenti valutativi utilizzati;

sono entrambi strumenti di tipo qualitativo, ma mentre nella griglia di osservazione psicomotoria è necessario compilare a parole i campi proposti, nelle checklist ESDM si utilizzano dei codici per ogni items, che risultano molto specifici e dettagliati. Inoltre nelle checklist ESDM sono presenti delle voci per riportare l’osservazione riferita dai genitori, dalle insegnanti o da altri. In particolare, dobbiamo ricordare che l’osservazione psicomotoria qualitativa è adatta a tutti i disturbi e per tutte le età, mentre l’ESDM checklist è stata pensata per osservare e monitorare bambini con disturbo dello spettro autistico di età dai 12 ai 60 mesi, ed è quindi più specifica nel cogliere gli aspetti peculiari associati a questa patologia.

  • Obiettivi più specifici e a breve termine;

grazie anche all’utilizzo delle checklist, secondo il metodo ESDM bisogna formulare obiettivi di trattamento ogni 12/18 settimane, circa 2 per ogni area di sviluppo. Inoltre nella stesura degli obiettivi si utilizza il formato ABC, ovvero bisogna identificare l’antecedente (A), il comportamento (B) e il criterio per la padronanza e generalizzazione (C), partendo sempre dal punto B. In questo modo si riesce a pianificare e a monitorare facilmente i progressi del bambino, in un modo più oggettivo, e verificandoli in un tempo breve, riaggiornando sempre i micro-obiettivi. Inoltre essendo specifici e pratici, è semplice poterli condividere e spiegare ai genitori o alle insegnanti.

Nell’approccio psicomotorio invece si progettano obiettivi a breve, medio e lungo termine, ma più generici e senza un formato definito. Non si ha una scadenza fissa ogni quanto verificare il raggiungimento degli obiettivi. Si ha però il vantaggio di avere una visione più a lungo termine del soggetto preso in carico.

  • Tempistiche;

dopo aver potuto osservare filmati di sedute eseguiti da professionisti del metodo (dott.ssa Costanza Colombi) è evidente come la terapia ESDM sia caratterizzata da una velocità d’azione del terapista, che effettuata sempre una somministrazione rapida degli stimoli al bambino. Quando il bambino sta per esaurire l’interesse per un gioco o un’attività, il terapista per non perdere neanche per un minuto l’attenzione del bambino propone immediatamente stimoli che sa essere per lui motivanti (es. bolle) per poi inserirli in un’altra attività o in una routine, una in fila all’altra. Questa rapida modalità d’azione, che punta a non perdere nessuna possibilità di apprendimento in questo periodo di massima modificabilità, è comunque modulata sulle caratteristiche di base del bambino.

È differente dalla modalità tipica del TNPEE, che lascia e rispetta i tempi del bambino, stimolando e arricchendo il suo gioco senza utilizzare un ritmo così incalzante.

  • Specificità per il disturbo dello spettro autistico e per l’intervento precoce;

mentre ricordiamo che l’approccio neuro psicomotorio è adatto per il trattamento di tutte le patologie che causano disfunzioni e disabilità in età evolutiva e per i bambini o adolescenti che presentano rischi, ritardi o disordini del processo di sviluppo.

Da questo confronto è quindi evidente quanti siano i punti in comune alle due metodologie, sia nella parte concettuale sia nella parte pratica. Dall’analisi delle “mosse” sembra quindi che un professionista del metodo ESDM si muova all’interno della stanza in modo molto simile a quello di un TNPEE, e che siano quindi due tipologie di intervento facilmente integrabili. Ma esistono anche delle differenze, quindi compito di un bravo terapista è saper integrare gli aspetti di questa metodologia all’interno del suo lavoro, analizzando per ogni bambino quali modalità possano essere più adatte ai suoi bisogni.

 

Nei capitoli successivi verrà presentato la parte sperimentale di questo elaborato di tesi: uno studio osservazionale condotto sui casi clinici di quattro bambini con disturbo dello spettro autistico che hanno effettuato un trattamento neuro psicomotorio ispirato alla metodologia ESDM. Verranno poi riportare delle attività di gioco che sono state osservate durante il periodo di tirocinio seguendo il loro percorso di trattamento. Le attività sono state pensate in base al loro livello evolutivo di gioco, alle loro competenze emergenti e agli obiettivi da raggiungere. Le attività proposte sono realizzate secondo la metodologia ESDM e sono stato descritte in quanto esemplificative del modello di intervento: inoltre al loro interno verranno evidenziate le mosse tipiche del TNPEE che sono state concretamente utilizzate e “vissute”.