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Progettare interventi è un lavoro interessante e difficile, in quanto è necessario prendere in considerazione molti fattori e c’è anche il rischio di fallimento. Innanzitutto qualsiasi intervento dovrebbe basarsi su un’attenta valutazione dei limiti mostrati dalla persona, ma soprattutto delle sue potenzialità perché è solo attraverso un riconoscimento di queste che la persona si sentirà parte attiva del suo percorso.

Il sentirsi responsabile infonde un senso di autostima e fiducia in sé stessi, che sono fondamentali affinché vi sia un totale investimento da parte della persona.

Al contrario, se ci si arresta davanti ai suoi limiti, non si riterrà possibile un suo cambiamento; è necessario invece riconoscerli ma cercare andare oltre, quindi individuare delle soluzioni, delle alternative affinché sia data la possibilità alla persona di migliorare al massimo la sua condizione di vita.

È importante partire quindi dai punti di forza del bambino e da lì creare un buon trattamento. L’intervento, in un bambino con DSA deve essere di tipo globale, quindi un lavoro su tutte le aree di sviluppo e cioè:

  • Il livello comportamentale, quindi cercare di smussare i loro comportamenti problematici: stereotipie, interessi ristretti e interazione sociale;
  • Il livello motorio, sia di motricità grossolana, sia di motricità fine;
  • Il livello prassico-simbolico, gioco, disegno (magari conoscenza dello schema corporeo);
  • Il livello comunicativo e linguistico.

La caratteristica più importante dell’intervento terapeutico è che deve essere personalizzato; ogni soggetto è diverso dall’altro e quindi ogni soggetto deve avere un progetto terapeutico su misura per sé stesso.

Si può, comunque, individuare quello che è il nucleo principale del trattamento in un bambino con DSA, e cioè: l’interazione sociale.

O meglio, in qualsiasi tipo di trattamento, la prima cosa che si va a fare è quella, appunto, di creare una buona interazione con il paziente, cercare di entrare in empatia. Come ben sappiamo, in un bambino con DSA sarà la parte più difficile, in quanto uno delle loro grandi difficoltà sarà, proprio quella, di riuscire ad entrare in relazione con l’altro.

È importante lavorare su questo aspetto in modo che poi il bambino impari a generalizzarla anche al di fuori dell’ambiente terapeutico.

Questo dell’interazione, è un aspetto fondamentale nella vita di ognuno di noi, per questo parlo di nucleo principale nel trattamento di un bambino con DSA. Sull’interazione si può lavorare in diversi modi, partendo, magari da un interesse particolare del bambino, e quindi incentrare una parte della terapia su quello; oppure organizzare un gioco particolare, non troppo invasivo, dove i due entrano in relazione. Oppure, come detto nel mio elaborato, giocare sull’imitazione. Imitare il bambino in una qualsiasi attività, ma soprattutto imitare il bambino mentre mette in atto delle stereotipie.

La mia osservazione è avvenuta su un ristretto quantitativo di casi, ma questi pochi casi hanno dato dei buoni risultati riguardo questa modalità.

Come abbiamo visto, tutti e quattro i bambini si sono attivati nel momento in cui venivano imitati. Si sono attivati perché erano incuriositi da ciò che stava succedendo. Si è creata cosi una forte interazione con l’altro.

C’è stata una forte interazione, un rispondere al sorriso dell’altro e un mantenere a lungo il contatto oculare.

Sarebbe opportuno ripetere questo per più sedute, in modo che il bambino interagisca sempre più spontaneamente con l’altro. Ogni bambino ha i suoi tempi, che bisogna rispettare.

Altrettanto opportuno, sarebbe preparare anche i genitori a questo metodo di interazione. Il bambino generalizza questa attività anche all’esterno dell’ambiente terapeutico.
Quindi questa tecnica può essere utilizzata in trattamento nel momento in cui ci si trova in difficoltà ad entrare in relazione con il bambino.

 

Indice
 
INTRODUZIONE
 
  1. Imitazione: La scoperta dei neuroni specchio; I neuroni specchio nell’uomo; Neuroni specchio e imitazione: interdisciplinarieta’ e aspetti comuni.
  2. Il ruolo sociale dell’imitazione: L’effetto dell’imitazione passiva in bambini con autismo; L’attenzione Sociale; La risposta Sociale; Attività motoria e stereotipie; Manipolazione di oggetti e Giochi di abilità; Abilità di imitazione;
  3. Strumenti di valutazione: GRIFFITHS MENTAL DEVELOPEMENT SCALES; PEP-3 (PROFILO PSICOEDUCATIVO TERZA EDIZIONE-GIUNTI O.S.); SCQ (Social Communication Questionnaire, Giunti O.S.), Interpretazione della Forma Arco di Vita, La standardizzazione, Standardizzazione italiana; TEST DI IMITAZIONE DEI GESTI BERGES E LEZINE (1963).
  4. CASI CLINICI: Caso A.; CASO B.; CASO C.; CASO D
  5. CONFRONTO TRA I CASI
  6. Prospettive di trattamento
 
CONCLUSIONI
 
BIBLIOGRAFIA
 

Tesi di Laurea di: Marilena ALVAREZ