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Il lavoro fatto sui quattro casi è stato lo stesso, però, ovviamente, i quattro bambini hanno risposto in modo differente. In questo capitolo, andrò ad evidenziare quelle che sono le differenze tra questi bambini.

  1. CASO A.: a livello dell’imitazione, risulta un bambino poco imitativo. Questo è emerso sicuramente dal Berges e Lezine, ma anche nella seduta terapeutica che sono andata ad osservare, il bambino è risultato poco imitativo. Andando ad osservare, invece, l’imitazione passiva, e quindi cosa succede nel momento in cui il bambino viene imitato, ci rendiamo conto che le risposte sono molto interessanti. Il bambino risulta incuriosito da quello fa la terapista. Nel momento in cui la terapista non interagisce più con lui, è il bambino stesso a richiamare la sua attenzione. Tra i due c’è una forte interazione, che dura per tutta la durata del trattamento.
  2. CASO B.: risulta un bambino molto imitativo, imita qualsiasi tipo di gesto, anche gesti senza un reale significato. L’imitazione del bambino risulta, infatti, un’imitazione poco funzionale. È un’ecoprassia, cioè, una risposta incondizionata a quello che vede, è il bisogno di riprodurre quel gesto. La presenza di un buon grado di imitazione la possiamo osservare sia nel Berges e Lezine, dove riproduce nel modo corretto la maggior parte dei gesti; sia nella seduta di gioco che sono andata ad osservare, in quanto il bambino ha imitato tutto ciò che proponeva la terapista. Per quanto riguarda l’imitazione passiva, il bambino si attiva quando viene imitato, sembra essere incuriosito da quello che fa l’altro. Il bambino risulta più interattivo, ma quest’interazione non dura per molto tempo.
  3. CASO C.: dal punto di vista dell’imitazione attiva, risulta un bambino imitativo. Nel Berges e Lezine ha imitato correttamente la maggior parte dei gesti proposti, e nella seduta di gioco, che sono andata ad osservare, è andato ad imitare ciò che aveva fatto la terapista, anche se questo non è avvenuto nell’immediato. Un’imitazione differita e anche ragionata, perché ha fatto esattamente le stesse azioni della terapista, ma su un oggetto diverso. Nel momento in cui il bambino viene imitato, invece, inizialmente non è molto incuriosito. Fino a che è stato lui stesso a richiedere di imitarlo. È il bambino stesso ad interagire con l’altro e sembra essere molto
    contento mentre l’altro imita le sue azioni.
  4. CASO D.: per quanto riguarda l’imitazione attiva risulta più imitativo in alcune circostanze, meno in altre. Nel Berges e Lezine ha saputo riprodurre la maggior parte degli item, ma prestava poca attenzione all’altro, riproduceva i gesti perché c’era un premio finale. Nell’osservazione della seduta di gioco ha imitato davvero poco, e ha avuto bisogno di cambiare spesso attività. Per quanto riguarda, invece, l’imitazione passiva si attiva e diventa più interattivo, ma non riesce a sostenere per molto tempo questa interazione, proprio perché ha questo bisogno di cambiare attività spesso.

Come possiamo ben vedere, i quattro bambini hanno avuto risposte bene differenti tra di loro. Per quanto riguarda l’imitazione attiva, il più imitativo risulta il CASO B., ma che come abbiamo detto, la sua è più che altro un’ecoprassia. Il CASO D. risulta meno imitativo di B., ma la sua imitazione risulta più funzionale. L’ imitazione più funzionale risulta quella del CASO C., mentre il CASO A. è quello che risulta meno il meno imitativo.

Per quanto riguarda l’imitazione passiva tutti e quattro i casi si sono attivati nel momento in cui sono stati imitati. Ovviamente si sono attivati tutti e quattro in modo diverso. Il CASO A. è diventato sin da subito più interattivo, ha mantenuto a lungo il contatto oculare, ha ricambiato il sorriso della terapista. Il CASO B. risultava molto incuriosito, ma l’interazione è durata per un periodo di tempo minore rispetto al CASO A. Il CASO C., rispetto ai due precedenti, ha avuto un’attivazione differente, perché inizialmente non ha prestato attenzione, nel momento in cui la terapista ha smesso di fare quello che faceva lui, il bambino si è attivato e ha richiesto di imitarlo ancora. Con una modalità sicuramente differente, anche C. ha interagito con l’altro, anche se, in questo caso, il contatto oculare è risultato più sfuggente. Il CASO D. ha risposto in modo molto simile a C., ma in questo caso l’interazione è durata per un breve periodo di tempo, perché il bambino aveva bisogno di cambiare spesso attività, ma è riuscito a sostenere il contatto oculare anche durante le altre attività.

Per quanto riguarda l’SCQ tutti e quattro i casi risultano avere delle importanti difficoltà nelle relazioni, e dalla Forma Arco di Vita alla Forma Ultimi Tre Mesi non
ci sono stati dei cambiamenti evidenti.

IMITAZIONE

IMITAZIONE

INTERAZIONE SOCIALE

INTERAZIONE SOCIALE

 

Indice
 
INTRODUZIONE
 
  1. Imitazione: La scoperta dei neuroni specchio; I neuroni specchio nell’uomo; Neuroni specchio e imitazione: interdisciplinarieta’ e aspetti comuni.
  2. Il ruolo sociale dell’imitazione: L’effetto dell’imitazione passiva in bambini con autismo; L’attenzione Sociale; La risposta Sociale; Attività motoria e stereotipie; Manipolazione di oggetti e Giochi di abilità; Abilità di imitazione;
  3. Strumenti di valutazione: GRIFFITHS MENTAL DEVELOPEMENT SCALES; PEP-3 (PROFILO PSICOEDUCATIVO TERZA EDIZIONE-GIUNTI O.S.); SCQ (Social Communication Questionnaire, Giunti O.S.), Interpretazione della Forma Arco di Vita, La standardizzazione, Standardizzazione italiana; TEST DI IMITAZIONE DEI GESTI BERGES E LEZINE (1963).
  4. CASI CLINICI: Caso A.; CASO B.; CASO C.; CASO D
  5. CONFRONTO TRA I CASI
  6. Prospettive di trattamento
 
CONCLUSIONI
 
BIBLIOGRAFIA
 

Tesi di Laurea di: Marilena ALVAREZ