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I genitori, giocano un ruolo essenziale come partecipanti attivi nell’ambito dell’ intervento precoce e per l’individualizzazione degli obiettivi del trattamento  e dei bisogni specifici dei loro bambini (Humphry, 1989; Majnemer, 1998; Simeonsson et al,; 1995).

La famiglia deve essere vista come l’elemento basilare e costante all’interno della vita di un bambino. I genitori sono definiti i caregivers primari in quanto sono i primi a vivere in stretto contatto con il proprio bambino riconoscendone i vari bisogni: rivestono un ruolo fondamentale, infatti, nell’ assicurarne la salute e il benessere.

È di fondamentale importanza, far capire al genitore che è più importante la qualità dello sviluppo piuttosto che i tempi di acquisizione.

Questo perché, i genitori devono porre la loro attenzione sul “come” il bambino sviluppi una certa abilità, su “come” avviene lo sviluppo psicomotorio.

È da tenere, infatti,  più in considerazione la qualità delle varie performance tra cui quelle relazionali, sensoriali, posturo-motorie e cognitive, piuttosto che i tempi di acquisizione, in quanto è proprio la qualità a garantire lo sviluppo tipico del bambino.

Ai genitori/ alla famiglia è indispensabile far comprendere che è controproducente non rispettare le tappe evolutive del bambino così come le varie esperienze evolutive.

Altrettanto importante è fornire consigli e aiuti ai caregivers per far sì che il bambino raggiunga competenze evolutive appartenenti ed adeguate alla fase relativa allo sviluppo, in cui il bambino si trova. Di conseguenza bisogna limitare, per quanto possibile, gli impegni funzionali non adeguati alla fase di maturazione del bambino e valutare le abilità che ha acquisito nell’ auto-regolazione comportamentale, nell’esplorazione ambientale e nella relazione.

Inoltre, come si è potuto osservare nei mesi del mio lavoro, è stato indispensabile far capire l’importanza dell’ ambiente circostante in cui il bambino vive la sua quotidianità: come esso possa influenzare il suo temperamento e come esso con i giusti stimoli, possa essere motivante o meno.

Contemporaneamente, è stato di importante rilievo far comprendere ai caregivers che l’eccessiva protezione nei confronti del bambino (che per loro età era considerato “troppo piccolo”) non permette un adeguato sviluppo psicomotorio: il bambino ha bisogno di fare esperienze, capire cosa è motivante e piacevole.

Quando i bambini sono stati osservati ai nove mesi di età sono state consigliate ai genitori diverse strategie psicomotorie da mettere in atto, quotidianamente, a casa per favorire le competenze che il bambino avrebbe dovuto aver acquisito per quell’età.

I nove mesi di età, come già stato detto, segnano un importante periodo nell’evoluzione del bambino.

Infatti, questa fase di età, coincide con quella fase in cui le importanti abilità motorie devono essere ancora maturate del tutto.

A tal proposito ai caregivers di questi bambini e in particolare ai genitori dei bimbi prematuri, è stato consigliato di offrire la possibilità di far sperimentare al bambino il movimento in libertà e sicurezza. È il momento, infatti, che il bimbo deve passare la maggior parte del suo tempo libero, in casa, per terra, sdraiato o seduto sul tappeto.

È particolarmente importante far capire al caregiver quanto sia fondamentale l’acquisire l’abilità di spostamento “per terra” per  il bambino, e quindi lo strisciare o il gattonare carponi.

Affinché un bambino affini queste capacità è indispensabile che l’ambiente circostante offra gli adeguati stimoli.

Durante i mesi di lavoro, si sono verificati dei casi, in cui il bambino ancora non presentava alcuna modalità di spostamento a terra. A tal proposito i genitori avrebbero riferito che il bambino era “un bambino pigro”.

Il terapista attraverso il colloquio indaga circa la modalità di strutturazione  dell’ambiente di gioco in cui il bambino, quotidianamente, passa parte del suo tempo. Nella maggior parte dei casi i caregivers hanno riportato che il setting in cui il bambino è solito trascorrere parte del tempo, giocando, è costituito da un “tappettone” e che i diversi giochi sono tutti a dsiposizione del piccolo.

Di conseguenza, si è spiegato che il bambino, in questo modo, non riceve gli stimoli adeguati dall’ambiente e che tanto meno ne è motivato.

Si è consigliato, così, di lasciare un gioco alla volta a disposizione del bambino in modo che lui possa aumentare i tempi di concentrazione sul gioco analizzandone le singole parti di cui è composto  e, successivamente, di allontanare il gioco dal bambino in modo che lui, una volta sperimentato il piacere, possa essere motivato a spostarsi per raggiungerlo.

Una volta acquisita questa abilità, il bambino, successivamente, sarà, infatti, capace di trovare da solo diverse soluzioni ogni qualvolta un oggetto si allontani, affrontano al meglio le piccole difficoltà e le frustrazioni.

In aggiunta, il bambino che sa muoversi nell’ambiente, prima di acquisire la deambulazione autonoma, ha la possibilità di conoscere maggiormente se stesso e lo spazio in cui, in un secondo tempo,camminerà.

Lo spostamento a terra, è fondamentale, in quanto consente al bambino di sperimentare l’equilibrio. Quest’ultimo è indispensabile per maturare un cammino sicuro riducendo le cadute e, allo stesso tempo, permettere al bambino di maturare maggiore sicurezza in sé e autostima (sarà gratificato nel riuscire a compiere determinate azioni in maniera autonoma).

Inoltre, il bambino, imparando a spostarsi, assimila maggiormente dal punto di vista intellettivo, al contrario di un bambino che sta fermo e non ha ancora maturato alcun tipo di modalità di spostamento.

Anche gli oggetti che un bambino ha a disposizione per giocare sono di importante rilievo per favorire oltre che il divertimento ed un momento di condivisione con i genitori,  anche gli apprendimenti e lo sviluppo della creatività. A livello di gioco il bambino in questa fase evolutiva, ha bisogno di eseguire attività specifiche, di maturare la manipolazione, di maturare l’autostima, la conoscenza di sé e dell’ambiente circostante e di essere protagonista del gioco.

In questa fase di età evolutiva sono state consigliate oltre che alle esperienze sensoriali relazionali, come giocare insieme al bambino, promuovere l’imitazione di attività semplici e fare il bagnetto, anche le esperienze neuro motorie e quindi la libertà per terra nella stanza che, ovviamente, deve essere strutturata in maniera adeguata in rispetto alle esigenze del bambino.

È stato, così,  suggerito ai caregivers di creare “un cestino dei tesori” che consiste in una selezione di oggetti che comunemente si possono trovare in casa e che possono diventare dei giocattoli per offrire esperienze sensoriali. Allo stesso modo è utile proporre giocattoli “dentro-fuori”, “causa-effetto”ed “inizio e fine”.

Si è proposto inoltre di creare una situazione e ritagliarsi del tempo in cui leggere e guardare insieme al proprio bambino un libro. Tale attività, infatti, affina la relazione genitore-bambino, consente di sviluppare una maggiore concentrazione/attenzione così come il linguaggio.

È fondamentale che ai bambini vengano denominati i diversi oggetti, le diverse azioni in quanto l’apporto del linguaggio è necessario nello sviluppo percettivo. In questo modo le giuste informazioni che si offrono al bambino (saper identificare un oggetto con le proprie caratteristiche o sapere che una determinata azione viene  denominata in un certo tipo) verranno organizzate secondo classi di proprietà, che portano ad un arricchimento percettivo che è alla base dello sviluppo del linguaggio.

Anche il momento dei pasti in questa fase evolutiva assume un valore importante: il bambino partecipa più attivamente alla vita familiare ed è bene che anche in questa occasione abbia modo di sperimentare usando le mani e bevendo dalla tazza. Il bambino inizia a scoprire le diverse consistenze di cibo che iniziano a essere più solide rispetto a quelle di cui si nutriva precedentemente.

Così facendo il  bambino comincia ad avere la possibilità di organizzarsi da solo, di regolare i suoi tempi e di scegliere i cibi.

Contemporaneamente, un’altra fase importante è rappresentata dall’ atto dell’addormentamento.

È consigliabile introdurre o consolidare il rituale per l’addormentamento svolgendolo nello stesso ambiente. Si possono usare delle strategie come la lettura di un libro e un sottofondo musicale, così come un massaggio. Queste proposte sono valide per rinforzare lo sviluppo della sicurezza e dell’autostima.

Nei casi in cui i genitori hanno riportato difficoltà di addormentamento o presenza di risvegli notturni da parte dei loro bambini, è stato indicato loro di stabilire una maggiore regolarità negli orari e abitudini quotidiane e di proporre e praticare diverse attività in famiglia stando attenti a non iperstimolare il bambino.

Così come sono stati forniti consigli, allo stesso modo è stato indicato ai genitori determinate cose da non utilizzare o da non mettere in atto.

È stato sconsigliato l’uso eccessivo del box in quanto il bambino all’interno di esso non è libero nei movimenti, tanto meno motivato a spostarsi ed inoltre lo isola dall’ambiente e dall’adulto.

L’uso del girello non è stato raccomandato in quanto questo strumento induce a movimenti falsi e potrebbe ritardare la deambulazione autonoma; questo perché non aiuta ad acquisire una reale autonomia, anzi favorisce movimenti e posizioni viziate delle gambe e dei piedi non permettendo, inoltre, di imparare a gestire le perdite fisiologiche di equilibrio. Con il girello il bambino tende ad irrigidire le gambe e a stare sulle punte dei piedi.

Allo stesso modo è stato sconsigliato ai genitori di mettere il bambino in stazione eretta, in quanto fino a che il bambino non si alzerà da solo vorrà dire che la sua muscolatura non è pronta per sorreggere il peso e permettere al bambino di stare in piedi; anche questa abitudine può rischiare di essere dannosa non favorendo un’adeguata acquisizione dell’equilibrio.

Come sono state fornite strategie ai caregivers per i loro bambini ai nove mesi di età, la medesima è avvenuta ai 12 mesi di età del bambino.

In questo periodo, sapendo che il bambino ha la necessità di imparare dalle proprie azioni e di trarre maggiore indipendenza nell’arrangiarsi, l’ambiente circostante diviene ancora più importante.

È bene che l’adulto che si occupa del bambino metta in sicurezza l’ambiente ed elimini tutto ciò che può essere pericoloso (ad esempio fili elettrici e piccoli soprammobili). Al contrario deve rendere maggiormente disponibili i vari appoggi che il bambino utilizza per alzarsi in piedi e camminare. A tale scopo è utile mettere a disposizione del bambini poltrone, cuscini, divani e tavoli bassi e stabili per favorire la navigazione costiera e per avere uno spazio dove spostare i diversi giochi, potendo giocare nella posizione in ginocchio o all’in piedi.

Come per la fase evolutiva precedente, anche in questa fase i giochi sono molto importanti. Si può continuare a giocare con il “cestino dei tesori” che sarà arricchito con diversi giocattoli di tipi, dimensioni, materiale e colori diversi.

È sempre bene tenere presente di non dare troppi oggetti insieme, ma preferibilmente pochi per volta.

È importante che i genitori trovino del tempo, durante l’arco della giornata, per giocare con il proprio bambino. Sono state consigliate, a tal proposito, diverse attività da proporre come guardare un libro, cantare delle canzoni con i gesti imitativi delle mani. È stato, inoltre, suggerito al genitore di incoraggiare il bambino a prendere l’iniziativa, a guidare il gioco ed imparare la turnazione.

Anche in questa fase è fondamentale per il bambino avere abitudini e ritmi regolari nelle diverse attività quotidiane e mantenere determinate routines che lo aiutino, maggiormente, ad avere dei punti di riferimento stabili ed ad organizzarsi per quel che riguarda il comportamento.

E’ stato pertanto consigliato ai genitori di evitare, come per i 9 mesi di età del bambino, l’uso del box e del girello; così come altri attrezzi (ad esempio le bretelle per camminare), in quanto non aiutano a favorire l’esplorazione dell’ambiente e la sperimentazione di sé stesso nello spazio.

Allo stesso modo è stato consigliato di non mettere il bambino in piedi e di non farlo camminare sostenendolo dalle mani: anche fornirgli un solo dito per afferrarsi e tenersi è controproducente. Facendo così, viene garantito al bambino quell’equilibrio che in realtà gli manca, non facendogli sperimentare le cadute necessarie che servono per imparare ad acquisire maggiore stabilità.

Anzi, in questo modo, si va a creare nel bambino una falsa impressione nelle effettive abilità che ha maturato, intralciando la sintonia fra sé, i propri limiti e le proprie possibilità.

L’acquisizione della deambulazione autonoma segna una delle maggiori conquiste per un bambino sia dal punto di vista della maturazione psichica che motoria. Il bambino è gratificato nel riuscire a compiere questa abilità da solo.

Le conquiste di indipendenza, servono molto al bambino in quanto, finalmente, potrà separarsi naturalmente dall’adulto, accrescendo l’autostima e la sicurezza in sé stesso.

Nel caso di un bambino iperattivo (più frequente nei bambini prematuri o piccoli per l’età gestazionale) il consiglio che si da ai genitori è di organizzare la giornata in base alle abitudini e alle routines del bambino, alternando attività più movimentate con attività più tranquille. L’ambiente, inoltre, non deve essere iperstimolante, ma adeguato e regolato; devono essere regolate anche le attività proposte (una/ poche cose alla volta) e guidare le attività ludiche allo scopo di aumentare l’attenzione e la concentrazione.

Infine, per entrambe le fasce evolutive e sia per i bambini nati a termine che nati prematuri è stato suggerito il massaggio infantile.

Questa esperienza tende ad ampliare il naturale rapporto fisico e tattile tra madre e bambino e si consiglia di inserirla nell’accudimento quotidiano, durante il cambio del pannolino, dopo il bagnetto e come rituale nel momento dell’addormentamento.

Il massaggio infantile, inoltre, viene particolarmente suggerito ai caregivers dei bambini prematuri al fine di sostenere la maturazione viscerale, sensoriale, motoria e relazionale.

 

Indice
 
INTRODUZIONE
 
  1. L’integrazione Sensoriale: I cinque sensi, Il tatto, L’udito, L’olfatto, Il gusto, La vista, Il senso vestibolare, La propriocezione; Il processo di integrazione.
  2. Sviluppo dell’Integrazione Sensoriale
  3. Il bambino Prematuro o Pretermine: Bambini prematuri e integrazione sensoriale.
  4. Disturbo dell'Integrazione Sensoriale: I sintomi e cosa essi comportano.
  5. Il lavoro e i materiali usati: Sensory Profile 2.0, Le scale Bayley, Il Primo Vocabolario Del Bambino, La semeiotica neuro evolutiva nel I anno di vita; centro Brazelton di Firenze.
  6. Il lavoro e la somministrazione dei test : I bambini prematuri e i bambini nati a termine ai nove mesi di età, La somministrazione del Sensory Profile 2.0, La somministrazione della scala socio-emozionale delle Scale Bayley, La somministrazione della scala “Gesti e Parole” del Primo Vocabolario Del Bambino, La somministrazione dell’esame neuro evolutivo del I anno di vita (fascia 6-9 mesi); I bambini prematuri e i bambini nati a termine ai dodici mesi di età, La somministrazione del Sensory Profile 2.0, La somministrazione della scala socio-emozionale delle scale Bayley, La somministrazione delle Scheda “Gesti e Parole” del primo vocabolario del bambino, La somministrazione dell’esame neuro evolutivo nel I anno di vita (fascia 9-12 mesi).
  7. La condivisione con la famiglia di strategie neuropsicomotorie
 
CONCLUSIONI
 
BIBLIOGRAFIA
 
Tesi di Laurea di: Valentina VESCI