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Sensory Profile 2.0

Sensory Profile 2.0

Il profilo sensoriale è un questionario che deve essere  compilato dai genitori o da chi si prende cura del bambino. Esso è stato designato da Winnie Dunn, PhD, OTR, FAOTA con lo scopo di valutare le risposte comportamentali di un bambino che di solito si verificano in seguito a diversi stimoli sensoriali. Inoltre, viene utilizzato per individuare, per ciascun bambino, il tipo di interazione che esiste tra la sua soglia neurologica di attivazione del cervello, da parte dei singoli input sensoriali, e la sua risposta di adattamento comportamentale che può essere passiva o attiva. È passiva quando è in accordo con la soglia di attivazione, mentre, è attiva quando è in opposizione alla soglia di attivazione.

Esistono due versioni del profilo sensoriale per i bambini: una versione neonato/bambino (dalla nascita ai 3 anni) e una versione standard (a partire dai 3 fino ai 10 anni) .

Le due versioni vengono, ulteriormente, suddivise in:

  • Infant Sensory Profile 2: questionario per i caregiver, per i bambini dalla nascita ai 6 mesi;
  • Toddler Sensory Profile 2: questionario per i caregiver, per i bambini in una fascia di età compresa tra 7-35 mesi;
  • Child Sensory Profile 2: questionario per i caregiver, per i bambini in una fascia di età tra i 3-14 anni;
  • Short Sensory Profile 2: è sempre un questionario per i caregiver, di bambini tra i 3-14 anni, ma in forma breve, fornendo informazioni rapide per i programmi di screening e ricerca;
  • School Companion Sensory Profile 2: questionario per gli insegnanti, degli studenti tra i 3-14 anni.

Il profilo sensoriale fornisce punteggi in "sezioni" e "quadranti”.

Le sezioni comuni che riguardano sia il neonato che il bambino e le versioni standard sono: elaborazione uditiva, elaborazione visiva, la processazione della sensazione tattile, la processazione della sensazione vestibolare e la processazione di elaborazione sensoriale orale.

Inoltre, entrambe le versioni forniscono punteggi riferiti ai quattro quadranti: registrazione bassa, ricerca sensoriale, sensibilità sensoriale e sensazioni sensoriali da evitare.

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Figura 11: i quattro quadranti del profilo sensoriale 

 

Da qui si deducono quattro tipi differenti di profili sensoriali: ipo-reattività e ricerca di sensazioni, iper-reattività ed evitamento sensoriale.

Questi diversi tipi di profili sensoriali dipendono dalla combinazione tra la soglia neurologica e l’adattamento comportamentale.

La soglia neurologica che si riferisce alla quantità di stimoli richiesti da un determinato sistema di neuroni per attivarsi, infatti, può andare dall’essere molto all’alta all’essere molto bassa.

Quando è alta significa che occorre una notevole quantità di stimoli perché lo stimolo attivi i neuroni, mentre quando è bassa vuol dire che si ha bisogno di una modesta quantità di stimoli affinché lo stimolo attivi i neuroni.

Di conseguenza, i bambini con punteggi anomali nella registrazione bassa di sensazioni e nei quadranti di ricerca di sensazioni, richiedono una grande quantità di input sensoriali per elaborare stimoli. Tuttavia, le risposte comportamentali dei bambini con punteggi anomali in questi quadranti differiscono. I bambini che ottengono dei punteggi abnormi di registrazione bassa, sovente tendono a  rispondere passivamente (ad esempio, richiedono che una conversazione venga fatta con un timbro di voce alto o toccare per attirare l'attenzione), mentre quelli con anomalie sensoriali nella ricerca di sensazioni tendono a rispondere attivamente (ad esempio, fare più rumore  con i giocattoli, al fine di aumentare l'input sensoriale).

I bambini con punteggi anomali nei quadranti di sensibilità sensoriale e sensazioni sensoriali da evitare sono facilmente disturbati dagli stimoli.

Le risposte comportamentali dei bambini con punteggi anomali in questi quadranti sono altrettanto differenti: quelli con punteggi anormali nel quadrante di sensibilità sensoriale rispondono in maniera passiva (ad esempio, sono distratti e/o difficilmente riescono a  mangiare quando sono in un ambiente rumoroso), mentre quelli che evitano le diverse sensazioni sensoriali assumono un approccio attivo.

Il profilo sensoriale classifica i bambini in base alle prestazioni tipiche, alle differenze probabili da quelle tipiche che equivalgono a 1deviazione standard (in negativo o in positivo) rispetto alla media del gruppo di validazione del profilo sensoriale o a 2 deviazioni standard (in negativo o in positivo), sempre rispetto al  gruppo di convalida, in ogni sezione e quadrante, utilizzando predeterminati tagli di punteggio.

In base alle risposte che il caregiver da’ si attribuisce un punteggio che va da 0  a 5. Lo 0 corrisponde a “non applicabile”, il punteggio 1 a “quasi mai”,il punteggio 2 a “occasionalmente”; il punteggio 3 a “metà delle volte”, il punteggio 4 a “frequentemente” e, infine, il punteggio 5 a “sempre”.

 

Le scale Bayley

Le Bayley-III costituiscono una scala di somministrazione individuale per i bambini da 16 giorni a 3 anni e mezzo di età.

Consentono di identificare soggetti con ritardo dello sviluppo, fornire indicazioni per pianificare l’intervento, favorire nei genitori una migliore conoscenza dello sviluppo del proprio bambino e costituire uno strumento di ricerca.

Si tratta di un test di capacità in quanto gli items sono ordinati secondo il loro grado di difficoltà. Ogni fascia d'età prevede un insieme di items con una gamma di difficoltà che va da quelli superati dal 90% dei bambini ad items superati dal 15% dei bambini del campione di standardizzazione.

Gli item sono considerati "superati" o "non superati", ottenendo punteggio 1 o 0; da parte si possono annotare le osservazioni qualitative ed interpretative.

La scala che utilizza materiale strutturato e semi-strutturato, indaga le seguenti cinque  aree:

  1. l’ area cognitiva,
  2. l’area del linguaggio,
  3. l’area motoria,
  4. l’area socio emozionale,
  5. l’area del comportamento adattivo.

La Scala Cognitiva (Cog) valuta lo sviluppo senso motorio, l’esplorazione, la manipolazione, la memoria, la relazione tra oggetti e la formazione dei concetti. Inoltre, esplora altri tre fattori fondamentali: il ruolo del gioco, il ruolo dell’information processing (processo integrato dall'attività di diverse funzioni cognitive, nel quale sono coinvolti l'organizzazione, l'informazione sensoriale, la percezione, la conoscenza e il pensiero. La componente più importante è, tuttavia, la memoria) e il ruolo del concetto di numero e del conteggio.

La Scala del Linguaggio (Lang): è suddivisa in due sottoscale: la comunicazione recettiva (RC) e la comunicazione espressiva (EC).

La Comunicazione Recettiva prende in esame i comportamenti preverbali, lo sviluppo del vocabolario e la comprensione verbale; mentre la Comunicazione Espressiva valuta la comunicazione, lo sviluppo del vocabolario e quello morfosintattico.

La terza scala, la scala motoria (Mot) è anch’essa suddivisa in due sottoscale: una denominata Fine-motricità (FM) e l’atra Grosso-motricità.

La prima sottoscala esamina la manipolazione di oggetti, la presa e la risposta all’informazione tattile; la seconda valuta la postura, il movimento dinamico, l’equilibrio e la pianificazione grosso-motoria.

La Scala Socioemozionale,invece, analizza la padronanza del bambino sulla propria funzionalità emotiva, i bisogni comunicativi e la capacità di relazionarsi con gli altri.

Proprio attraverso questa scala è possibile investigare l’acquisizione emozionale e sociale dei bambini, e identificare le più importanti “pietre miliari” nello sviluppo, che possono essere raggiunte alle varie fasce d’età.

Gli item valutano il dominio dell'abilità emozionale funzionale, come l'autoregolazione e l'interesse del mondo, la necessità di comunicare, l'impegno con altri e lo stabilire relazioni, l'utilizzo delle emozioni con scopo interattivo, l'utilizzo di segnali emozionali o gesti per risolvere i problemi.

Le prime otto domande del questionario devono essere compilate per tutte le fasce d'età, poiché permettono di ottenere un punteggio relativo al processo sensoriale.

Il/I genitore/i deve/devono successivamente completare fino alla parte del test che si riferisce alla specifica fascia d'età in cui si colloca il bambino.

Come risposta alle varie domande poste dal questionario, bisogna cerchiare un solo numero nella colonna che meglio descrive la frequenza del comportamento del bambino per ogni domanda. Il numero 0 corrisponde a “non lo so”, il numero 1 a “mai”, il numero 2 a “qualche volta”, il numero 3 a “metà delle volte”, il numero 4 a “spesso” e infine il numero 5 a “sempre”.

Al termine della compilazione, i dati, saranno inseriti in tabelle che consentono di ricavare il profilo all'interno del quale si colloca il bambino.

L’ultima scala, la scale del comportamento adattivo, valuta le abilità funzionali quotidiane del soggetto esaminato.

Anch'essa deve essere compilata dal/i genitore/i e valuta l'indipendenza del bambino relativamente "all'oggi e a ciò che farà domani".

 

Il Primo Vocabolario Del Bambino

Il primo vocabolario del bambino PVB, manuale scritto da Maria Cristina Caselli, Arianna Bello, Pasquale Rinaldi, Silvia Stefanini e Patrizio Pasqualetti e pubblicato nella collana “Strumenti per il lavoro psico-sociale ed educativo” della Casa editrice Franco Angeli nasce dal testo MacArthur-Bates Communicative Development Inventory-MB-CDI, tradotto e adattato in italiano. È un questionario per i genitori di bambini fra gli 8 e i 36 mesi, ampiamente utilizzato per lo studio e la valutazione della comunicazione e del linguaggio nei primi anni di vita, in bambini con sviluppo tipico e atipico. Esso, infatti, consente di raccogliere informazioni attendibili sull’evoluzione delle competenze comunicative e linguistiche dei bambini.

Il libro contiene due diverse schede: una dedicata alla fascia di età che va dagli 8 mesi ai 24 mesi denominata “Gesti e Parole”, l’altra, che è stata creata per raccogliere informazioni relative ai bambini nella fase tra i 18 e i 36 mesi prende il nome di “Parole e Frasi”.

Lo sviluppo delle due schede è stato necessario in seguito ai rilevanti cambiamenti che si verificano tra il primo e il terzo anno di età. Di entrambe la schede, “Gesti e Parole”, e “Parole e Frasi” esistono due forme, quella completa che descriverò di seguito, e quella a breve.

Ai fini della presente tesi, si approfondisce nello specifico la scheda “Gesti e Parole”.

Tale scheda è stata costruita con l’intenzione di rilevare l’intenzionalità comunicativa, l’uso di azioni e gesti, la capacità di comprendere e produrre il lessico e l’emergenza del gioco simbolico.

Essa infatti è suddivisa in tre parti:

  • La parte I che corrisponde alla “comprensione globale” e comprende due sezioni, A e B;
  • La parte II che si conforma col “lessico vocale” e comprende le sezioni C e D;
  • La parte III che corrisponde ad “azioni e gesti” e che include una lista di comportamenti non verbali suddivisi in 5 sezioni.

La sezione A include tre domande relative ai primi segnali di attenzione che può mostrare il bambino verso il linguaggio usato dall’adulto. Si domanda se il bambino risponde quando è chiamato per nome, se risponde ad un “NO” e se reagisce ad un “c’è la mamma, c’è il papà”.

La  sezione B, invece, contiene 28 frasi che generalmente vengono utilizzate per rivolgersi al bambino piccolo. Se ne può ricavare la comprensione globale.

Tra gli enunciati si trovano frasi del tipo “vuoi la pappa?, sei tutto sporco, basta, hai sete?, sei stanco?

Nella sezione C vengono poste due domande: una relativa alla frequenza con la quale il bambino produce parole su imitazione e l’altra sulla frequenza relativa alla denominazione spontanea di parole; come alternative di risposte si potranno trovare il non ancora, a volte e spesso.

Infine, la sezione D include una lista di 408 parole delle quali si annota sia la comprensione che la produzione.

Le parole facenti parte della lista sono distinte in 19 categorie: suoni e voci della natura, animali, veicoli, giocattoli, cibi e bevande, abbigliamento, parti del corpo, mobili e stanze, oggetti di uso familiare, all’aperto, persone, routines, verbi, aggettivi e qualità, avverbi, pronomi, interrogativi, preposizioni, articoli e quantificatori.

Come già detto precedentemente, anche la parte III è suddivisa in sezioni.

La sezione A che si riferisce ai “primi gesti comunicativi”, comprende i gesti deittici (dare, mostrare, indicare e richiedere) e gesti comunicativi convenzionali (ad esempio se fa ciao con la mano, se fa no con la testa o con il dito, se fa si con la testa, se gira il dito sulla guancia per indicare che una cosa è buona oppure se alza le spalle o allarga le braccia per indicare che una cosa non c’è più).

La sezione B, denominata “giochi e routines”, ripropone un elenco di comportamenti che sono di notevole importanza nello sviluppo comunicativo. Tra questi si trova ad esempio se il bambino batte le manine, balla o manda un bacio.

La sezione C corrispondente alla sezione riguardante “azioni con oggetti”, invita a valutare l’uso funzionale degli oggetti; tale utilizzo, indica il raggiungimento da parte del bambino di una maggiore conoscenza in confronto alle prime esplorazioni e manipolazioni dell’oggetto o schemi di azione non finalizzati.

Tra le diverse frasi elencate in questa sezione si possono osservare azioni come se il bambino si pettina o si spazzola i capelli, se lancia la palla, se porta il telefono all’orecchio, se mangia con cucchiaio o forchetta e se beve da un contenitore che contiene liquidi.

La sezione D definita “facendo finta di essere la mamma o il papà” include schemi di gioco simbolico che presuppongono la capacità di trasferire su oggetti come bambole o pupazzi azioni che si svolgono nella realtà. Ad esempio se il bambino li imbocca, li abbraccia, li bacia ed accarezza o se da’ loro da bere.

Successivamente si trova la sezione E denominata “imitando le azioni dell’adulto” che include delle azioni che i bambini potrebbero imitare con oggetti per lui meno familiari, ma usati tipicamente, di più, dall’adulto come spazzare con la scopa, pulire con un panno, battere con un martello, usare il telecomando e mettere gli occhiali e o i braccialetti.

Infine la sezione F “giocare a fare finta con degli oggetti” analizza la capacità del bambino a mettere in atto sostituzioni simboliche durante il gioco ad esempio facendo finta che un bastoncino sia un cucchiaio o che dei cubotti siano del cibo o che un libro possa essere un telefono.

La Forma Breve della scheda “Gesti e Parole” è suddivisa in tre parti:

  1. “lista di parole”;
  2. “azioni e gesti”;
  3. “comportamenti”.

La “lista di parole” comprende 100 parole facenti parte delle 19 categorie semantiche appartenenti alla forma completa. Ugualmente, il genitore deve riportare sia la capacità di comprensione sia quella di produzione del bambino.

La seconda parte “azioni e gesti” è formata dai 18 items estrapolati dalla sezione A alla sezione E della Forma Completa.

Infine, la terza parte “Comportamenti”, incomincia con una domanda riferita ai tipi di atteggiamenti, sia verbali, che non verbali, che il genitore può osservare nel proprio bambino.

Entrambe le schede ed entrambe le forme, sia la Forma Completa che la Forma Breve, nell’ultima pagina riportano una scheda informativa che il genitore è tenuto a compilare.

 

La semeiotica neuro evolutiva nel I anno di vita; centro Brazelton di Firenze

La semeiotica neuro evolutiva nel I anno di vita consiste in una scala di somministrazione che l’operatore può compilare dopo aver osservato il bambino.

Essa si basa sui concetti fondamentali della proposta di Milani Comparetti che consiste nella valutazione del comportamento spontaneo, della normalità e del potenziale di sviluppo, mettendo in rilievo il parametro propositivo, la dimensione evolutiva e interattiva dello sviluppo del bambino.

Essa, inoltre prende spunto dall’ interpretazione dei primi processi di adattamento e di sviluppo del nato pretermine e a termine secondo Als e Brazelton, di cui utilizza la valutazione comportamentale in termini di segni di autoregolazione e di stress.

La scala Neonatal Behavioral Assessment Scale (N.B.A.S) è stata formulata dal Dott. Thomas Berry Brazelton, pediatra e psichiatra americano, che si è dedicato in modo scrupoloso alla comprensione del comportamento neonatale e infantile e al supporto del ruolo dei genitori.

Questa scala ha assunto un valore importante visto gli Anni in cui è stata ideata. Erano,infatti, gli Anni Cinquanta, quando il neonato era ancora considerato come un animale decerebrato dotato, solamente, di risposte riflesse a stimoli esterni.

Intorno alla metà degli Anni’50, però, il neonato ha assunto un’altra valenza: iniziava ad essere visto come un essere sociale predisposto a interagire attivamente con la madre e con le altre persone che si prendevano cura di lui.

In questo modo si è iniziato a dare dignità al  neonato e a considerare la sua capacità di relazione con il genitore.

Lo sviluppo dei bambini,infatti, fino a questo momento, veniva spiegato come il risultato dell’ “allevamento” da parte dei genitori che nei casi di disturbi relazionali venivano incolpati per primi e in particolar modo la madre.

A tal proposito Brazelton si era prefissato come obiettivo l’aiutare i genitori ad una migliore comprensione del proprio bambino e del ruolo genitoriale al fine di prevenire le distorsioni relazionali.

Attualmente questa scala viene utilizzata per i neonati di età compresa tra le 37 settimane e le 48 settimane di vita. Durante la valutazione e l'utilizzo delle facilitazioni l'operatore sollecita la "best performance" del bambino cioè, lo mette in condizioni di mostrare il meglio di sé.

Considerando il neonato un individuo in continua interazione con l'ambiente fisico e sociale ed un essere in grado di comunicare tramite il proprio comportamento le sue peculiarità motorie e relazionali questa scala nella pratica clinica permette di individuare un profilo del neonato. Quest’ultimo consente di cogliere le caratteristiche emergenti ed evidenziare le facilitazioni utili per far sì che da emergenti tali competenze risultino acquisite.

Infine, questo strumento, facilita la comprensione da parte dei genitori dei comportamenti del bambino ottimizzandone l’accudimento.

La Scala Assessment of Preterm Infant Behaviour (A.P.I.B) è stata formulata nel 1982 Heidi Als, neuropsicologa, dopo aver lavorato per diversi anni insieme a Brazelton. Questo strumento, oggigiorno, viene utilizzato per la valutazione del comportamento del nato pretermine mettendolo in relazione con ciò che ne deriva dalla teoria sinattiva dello sviluppo dell’organismo neonatale. A tal proposito l’ideatrice di questa scala ritiene che la teoria sinattiva sia correlata con la maturazione cerebrale e che il comportamento del bambino prematuro e la sua capacità di interagire con l’ambiente circostante possano essere viste come una sorta di “chiave” di lettura per comprendere il livello maturativo raggiunto.

La scala A.P.I.B viene utilizzata per neonati pretermine o ad alto rischio in età compresa tra la 36ª e la 44ª settimana di vita, in condizioni cliniche stabili.

La scala Neonatal Individualized Care Assessment Programme (N.I.D.C.A.P) è stata ideata, sempre, da Heidi Als nel 1986. Permette, tramite un’osservazione naturalistica, di valutare il comportamento del bambino nato prematuro anche di bassa età gestazionale: tra la 22ª e la 44ª settimana di vita, in condizioni cliniche stabili.

Questa osservazione viene fatta prima, durante e dopo le interazioni del bambino con il caregiver, una volta fatta la valutazione, successivamente viene elaborato e proposto un programma di accudimento personalizzato ed evolutivo per il neonato.

Valutazioni seriate hanno il significato di adattare le modalità di assistenza al singolo neonato e di rendere l'ambiente TIN più a misura dei bisogni dei piccoli ricoverati e dei loro genitori.

Le scale N.B.A.S, e A.P.I.B e la N.I.D.C.A.P  sono accumunate dal concetto che gli stati comportamentali vengono utilizzati come "matrice attiva" dal neonato per modulare l'interazione con l'ambiente. Inoltre, le capacità attentive e di relazione del bambino possono emergere, solamente, se sia il sistema autonomo che sia quello motorio hanno raggiunto la stabilità.

L’esame neuro evolutivo valuta tre assi di sviluppo del bambino:

  1. Il sistema neurovegetativo;
  2. la motricità;
  3. il comportamento e la relazione.

Per semplicità gli aspetti comportamentali e relazionali vengono valutati sotto un’unica voce, denominata modulazione comportamentale, che ne comprende gli aspetti più significativi. All’interno di questa sezione vengono valutate, in aggiunta, le due principali funzioni neurosensoriali, l’udito e la vista.

Vengono riportati, in seguito, gli aspetti più significativi del comportamento dei genitori, da osservare all’interno della relazione con il bambino.

Le funzioni, riportate in ciascuno dei tre assi di sviluppo, sono quelle ritenute più indicative nelle varie fasce di età. Queste ultime vengono ripartite in quattro periodi: 0-3 mesi, 3-6 mesi, 6-9 mesi e 9-12 mesi.

Per ogni periodo sono stati individuati degli obiettivi prioritari necessari per un adeguato sviluppo all’età di riferimento.

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Figura 12: sintesi I trimestre di vita.

 

Come si può osservare dalla tabella, l’obiettivo principale del primo trimestre di vita è segnato dal raggiungimento dell’omeostasi tra le varie funzioni.

Le funzioni che assumono maggior significato, e che si andranno a perfezionare nel tempo, sono quelle che riguardano il controllo assiale antigravitario (capo e tronco), la capacità di portare gli arti sulla linea mediana e le mani alla bocca e quella di fermarsi e prestare attenzione.

Di scarso interesse, invece, sono le funzioni più propriamente fetali e neonatali, come la marcia automatica, il grasp e il riflesso di Moro: queste funzioni sono destinate a recedere. Nel caso dovessero permanere assumeranno un significato “patologico”.

L’organismo del bambino in questo periodo deve regolare autonomamente il sistema neurovegetativo (la respirazione, la circolazione, la termoregolazione, le funzioni viscerali) e imparare velocemente a tollerare tutte le nuove percezioni sensoriali provenienti dall’interno e dall’esterno del suo corpo (rumore, luce, movimento, spazi, ecc.)

E’ un periodo ulteriormente  importante per l’organizzazione  delle basi per il processo di autoregolazione degli stati comportamentali di sonno e di veglia. Vengono valutate la qualità del sonno, la veglia tranquilla, l’utilizzo appropriato del pianto e la transizione da uno stato all’altro (il ritmo sonno-veglia/giorno-notte, l’addormentamento e la consolabilità).

Inoltre, nel primo trimestre viene presa in considerazione  la valutazione del sistema bambino-genitori, la soddisfazione-insoddisfazione dei genitori e del neonato, la presenza o meno di un’adeguata sintonia affettiva e la valutazione dei principali comportamenti di attaccamento da parte dei genitori. Viene valutato anche il tipo di contatto fisico, il modo di guardarlo e di parlargli, le manifestazioni affettive che vengono mostrate nei confronti del bambino e le modalità consolatorie che utilizzano i genitori, così come anche il sentirsi o meno a proprio agio nell’accudimento che deve essere il più possibile attento e personalizzato al fine di integrare tutti gli aiuti necessari per mantenere un’adeguata omeostasi e per promuovere lo sviluppo del bambino.

Nei tre mesi successivi gli aspetti chiave che sono stati individuati risultano essere il processo di attaccamento e l’inizio del processo di individuazione-separazione caratterizzato da un’aumentata consapevolezza del Sé separato dall’altro.

Questo processo è favorito dall’aver raggiunto un buon equilibrio omeostatico tra le varie funzioni, e può essere notato anche nell’asse motorio (inizia a staccarsi dal piano di appoggio e, se preso in braccio, inizia ad afferrare gli oggetti).

In questi mesi si nota un aumento dell’interesse per l’ambiente esterno e delle capacità di relazione con le persone e gli oggetti e quindi l’inizio della separazione dal caregiver primario.

Aumenta così la qualità e la durata della veglia tranquilla e le capacità di prestare attenzione visiva ed uditiva. Il bambino tollera meglio le sollecitazioni ambientali cinestesiche e percettive come conseguenza della stabilità neurovegetativa generale a questo punto consolidata e del migliorato controllo posturomotorio sulla linea mediana.

Matura, inoltre, il controllo posturale antigravitario del capo e del tronco superiore, migliora l’equilibrio nelle posizioni orizzontali (prono, supino e di fianco) ed il sostegno sulle braccia (è più competente nella posizione prona quando viene messo da sveglio). E’ pronto per organizzare i primi spostamenti autonomi nello spazio (rotolamento, pivotting in posizione prona).

Emerge un chiaro interesse per le proprie mani e il giocattolo e il desiderio di toccare ciò che vede; il tutto portando alla maturazione della coordinazione occhio-mano-oggetto-bocca. In questo modo il bambino inizia a sperimentare e a protendere il braccio verso l’oggetto con il controllo visivo, per afferrarlo e metterlo in bocca per esplorarlo.

Da qui, le piccole abilità che sono alla base della maturazione dell’indipendenza, inizieranno a prendere campo. Esse includono il ritmo per i pasti e il sonno, il rituale per l’addormentamento e la capacità di stare più a lungo seduto nella seggiolina per poter giocare un po’ da solo con un gioco.

Come per il primo trimestre anche nel secondo si valuta la capacità del genitore di entrare in relazione con il bambino e di adeguarsi all’aumento delle sue competenze di esplorazione dell’ambiente.

Si riporta un’altra tabella raffigurante gli altri due semestri di vita.

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Figura 13: sintesi II trimestre di vita.

 

Il periodo tra i 6-9 mesi, è il periodo in cui vengono maturate importanti conquiste motorie tra cui la posizione seduta autonoma, i passaggi da una posizione all’altra. Viene, così, valutata la modalità di spostamento (strisciamento, gattonamento, spostamento sul sedere in posizione seduta, andatura ad “elefante”- a  quadrupede con le ginocchia estese)

Lo spostamento orizzontale è molto significativo in quanto rappresenta la prima esplorazione autonoma nello spazio.

La nuova disponibilità delle mani, liberate ora dall’impegno di appoggio nella posizione seduta, permette un ulteriore maturazione della manipolazione e della motricità fine distale. Entrambe le acquisizioni arricchiscono gli apprendimenti sensoriali e cognitivi. In questo periodo aumenta la produzione dei suoni e la comprensione dei gesti semplici e del linguaggio verbale. Si amplia la maturazione del “far da sé” durante i pasti, il movimento per terra, il gioco e l’organizzazione del sonno.

Riguardo la modulazione comportamentale,verso le persone, viene valutata l’abilità del bambino di esplorare l’adulto (ad esempio gli tocca il viso), così come l’attaccamento differenziato alla persona adulta, se protesta quando lasciato solo e se imita gesti familiari.

Parlando sempre di modulazione comportamentale, ma verso l’ambiente, viene indagata la capacità del bambino di esplorare l’ambiente circostante e la curiosità verso l’ambiente nuovo.

La modulazione comportamentale verso gli oggetti valuta, invece, se il bambino lancia gli oggetti, se gli estrae o li inserisce all’interno di un contenitore, se ricerca l’oggetto nascosto e se vi è un iniziale utilizzo dell’oggetto transazionale.

Infine, per quanto riguarda l’interazione genitore-bambino viene osservata la capacità di comprensione e rispetto dei ritmi del bambino e la capacità di favorire la separazione garantendo allo stesso modo la vicinanza.

Nell’ultimo trimestre, ossia il periodo di tempo che intercorre tra i 9 e i 12 mesi, periodo anche di maggior interesse ai fini della presente tesi, gli aspetti chiave sono  il processo di individuazione-separazione e l’acquisizione di maggiore indipendenza.

Attraverso l’esame neuro evolutivo vengono valutati i repertori di motricità sia non funzionale che funzionale.

Per quanto riguarda la motricità non funzionale, ossia i movimenti prodotti spontaneamente senza una apparente finalità, vengono osservate la ricchezza, la variabilità armonica e libertà di pattern, se vi sono movimenti segmentali distali e asimmetrie e differenze tra gli arti superiori e inferiori. Per la motricità funzionale viene valutato il controllo assiale, le modalità di spostamento sia orizzontale che verticale, la prensione dell’oggetto e le asimmetrie.

Per quanto concerne la modulazione comportamentale, come per il trimestre precedente viene suddivisa, tra persone, ambiente e oggetti.

Tra persone viene valutata la propositività, l’allontanamento e il riavvicinamento alla figura significativa, se il bambino imita gesti, se è presente la modulazione verbale e se il bambino comprende il no.

Nei confronti dell’ambiente viene osservata la modalità di esplorazione (tattile, uditiva e visiva), la conoscenza dello spazio e il senso di profondità.

Con gli oggetti viene osservato se il bambino li indica, se scopre l’oggetto nascosto, se vi è un’iniziale conoscenza dell’uso sociale degli oggetti e l’uso dell’oggetto transazionale.

Infine viene valutata la sintonia bambino-genitore-ambiente.

Essa comprende la sintonia affettiva, la comprensione e il rispetto dei bisogni evolutivi del bambino (lasciar sperimentare la frustrazione, garantendo la vicinanza), la tranquillità o ansietà e la soddisfazione o insoddisfazione.

Si chiedono anche informazioni sul ritmo sonno-veglia, sulla modalità di svezzamento, sul temperamento del bambino e sull’adeguatezza dell’ambiente.

Come risposta a questi items, di tutte e quattro le suddivisioni per trimestre, viene attribuito un punteggio corrispondente:

  • 3= normale;
  • 2= da migliorare-incompleto;
  • 1 = patologico o assente;
  • NV = non valutabile
  • Ass= assente per l’età.

La semeiotica neuroevolutiva, quindi, rappresenta uno strumento utile per una possibile valutazione dello sviluppo psicomotorio del bambino in quanto, quest’ultimo, viene considerato un processo unitario in cui gli aspetti motori, sensoriali, comportamentali, cognitivi e psicorelazionali sono del tutto legati e interdipendenti.

La semeiotica neuro evolutiva,inoltre, si differenzia dal solito esame neurologico in quanto esamina anche le varie funzioni del sistema nervoso centrale, di cui si ripropone di valutare lo stato attuale, il potenziale evolutivo e la modificabilità.

 

Indice
 
INTRODUZIONE
 
  1. L’integrazione Sensoriale: I cinque sensi, Il tatto, L’udito, L’olfatto, Il gusto, La vista, Il senso vestibolare, La propriocezione; Il processo di integrazione.
  2. Sviluppo dell’Integrazione Sensoriale
  3. Il bambino Prematuro o Pretermine: Bambini prematuri e integrazione sensoriale.
  4. Disturbo dell'Integrazione Sensoriale: I sintomi e cosa essi comportano.
  5. Il lavoro e i materiali usati: Sensory Profile 2.0, Le scale Bayley, Il Primo Vocabolario Del Bambino, La semeiotica neuro evolutiva nel I anno di vita; centro Brazelton di Firenze.
  6. Il lavoro e la somministrazione dei test : I bambini prematuri e i bambini nati a termine ai nove mesi di età, La somministrazione del Sensory Profile 2.0, La somministrazione della scala socio-emozionale delle Scale Bayley, La somministrazione della scala “Gesti e Parole” del Primo Vocabolario Del Bambino, La somministrazione dell’esame neuro evolutivo del I anno di vita (fascia 6-9 mesi); I bambini prematuri e i bambini nati a termine ai dodici mesi di età, La somministrazione del Sensory Profile 2.0, La somministrazione della scala socio-emozionale delle scale Bayley, La somministrazione delle Scheda “Gesti e Parole” del primo vocabolario del bambino, La somministrazione dell’esame neuro evolutivo nel I anno di vita (fascia 9-12 mesi).
  7. La condivisione con la famiglia di strategie neuropsicomotorie
 
CONCLUSIONI
 
BIBLIOGRAFIA
 
Tesi di Laurea di: Valentina VESCI