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Risultati immagini per integrazione sensorialeIl processo dell'Integrazione Sensoriale, come è già stato detto, incomincia nelle prime settimane di vita fetale e il suo sviluppo più intenso dura fino alla prima fase dell'età scolare.

L'Integrazione Sensoriale è il processo nel quale il sistema nervoso centrale riceve informazioni dai recettori di tutti i sensi (tatto, vista, olfatto, gusto, udito, propriocezione, apparato vestibolare),e di seguito le organizza ed interpreta in modo che possano essere utilizzate correttamente nell'agire quotidiano.

E' una reazione di adattamento che serve a svolgere una certa azione, assumere una posizione, modificare un movimento ecc. Di solito il processo dell'Integrazione Sensoriale è automatico e permette di reagire in modo adeguato ai segnali provenienti dall'ambiente circostante.

La funzione di integrazione sensoriale si sviluppa secondo un ordine naturale e ogni bambino segue la stessa sequenza. Nella sequenza dello sviluppo, il bambino utilizza ogni attività per sviluppare le abilità di base per uno sviluppo più complesso e maturo.

Dapprima il bambino sviluppa i sensi che lo informano sul proprio corpo e sulla sua relazione con il campo gravitazionale terrestre, successivamente svilupperà gli altri sensi che gli permetteranno di identificare gli oggetti distanti dal proprio corpo.

Alla nascita il bambino possiede un apparato sensoriale, che seppur, non del tutto  completo, è essenziale per il suo inserimento nell’ambiente esterno, sia fisico che sociale. Saranno stimoli esterni ad attivare ed organizzare alcuni movimenti che erano già presenti durante la vita intrauterina ed a permettere la modifica o la generazione di nuovi schemi motori.

Nel primo mese di vita un neonato riesce già ad interpretare alcune delle sue sensazioni fisiche e a reagire mettendo in alto riflessi istintivi.

Il tatto, che è il primo senso a svilupparsi a livello prenatale, mantiene questa priorità alla nascita. Se si tocca, delicatamente, la guancia del neonato, quest’ultimo, girerà la testa verso la mano: questo riflesso si chiama riflesso dei punti cardinali.

Oltre a questo riflesso, è presente il riflesso di prensione: il neonato tende ad afferrare subito qualsiasi oggetto gli venga messo in mano. Basta sfiorargli le mani e subito queste stringeranno il dito o l’oggetto che le ha sfiorate. Questo riflesso serve ad aiutare il bambino ad aggrapparsi a qualcosa evitando così di cadere. Poiché il neonato non possiede ancora l’abilità di aprire o estendere le dita della mano, le mani gli rimangono spesso chiuse a formare dei pugni nei primi mesi di vita.

Sebbene queste reazioni innate siano automatiche, le sensazioni devono integrarsi affinché il riflesso funzioni in modo significativo e diretto a uno scopo.

A questa età le sensazioni tattili rivestono maggiore importanza come fonte di soddisfazione emozionale.

Attraverso la stimolazione tattile il bambino effettua progressi nello sviluppo cognitivo perché assume informazioni dall’ambiente, e nello sviluppo affettivo perché attraverso il contatto fisico si costruisce il legame tra il bambino e la madre. La stimolazione tattile risponde ad un bisogno primario di calore, di sicurezza e di fiducia. Il neonato cerca la stimolazione tattile sia come autostimolazione (nei momenti di difficoltà, per esempio,  la suzione di un dito o la presa di un lenzuolo sono forme autoconsolatorie.) sia nella relazione con il caregiver.

Anche il gusto e l’olfatto sono due sistemi sensoriali già esercitati in fase prenatale.

Per quanto riguarda la percezione gustativa, possiamo dire che fin dalla nascita il bambino è in grado di rispondere in maniera differenziata ai diversi sapori. Quando la stimolazione è piacevole il bambino sorride per il benessere e mette in atto movimenti di suzione. Quando la stimolazione è amara, l’espressione è una smorfia di disgusto e il movimento è quello dell’allontanamento; quando lo stimolo è acido il bambino, oltre alla smorfia di disgusto, chiude gli occhi.

L’esperienza gioca un ruolo molto importante anche nello sviluppo delle preferenze olfattive. Il neonato, immediatamente, dopo la nascita, sa manifestare reazioni diverse a diversi stimoli olfattivi: l’accelerazione del battito cardiaco e del ritmo respiratorio nonché la mimica facciale ci comunicano che alcuni odori sono piacevoli e altri spiacevoli.

Inoltre la percezione olfattiva, mette in luce il significato affettivo ed emotivo: il neonato riconosce l’odore della propria madre rispetto a quello sia di altre donne sia del proprio padre.

A livello di percezione uditiva, a partire dal 20esimo giorno, il neonato presenta un aumento della suzione non nutritiva quando lo stimolo verbale è presentato in corrispondenza dell’orecchio destro rispetto al sinistro, mentre, per esempio, l’esatto contrario avviene se si presenta al neonato uno stimolo musicale.

La vista di un neonato di un mese non è ben organizzata a differenza degli altri sensi. Ciò nonostante, i neonati dispongono di capacità visiva fin dalla nascita. Già dai primi giorni di vita il neonato si avvale della capacità di osservare l’ambiente circostante, e di concentrarsi nell’osservazione,sollevando le palpebre, illuminandosi e smettendo di succhiare.

Il neonato riconosce il volto della madre e altri oggetti significativi, se essi sono posti ad una distanza tra 25 e 30 cm. Oltre a questa distanza può percepire la luce, le forme e i movimenti, ma in maniera sfocata. Il neonato tende a esaminare i contorni dell’oggetto, prima di passare ai dettagli interni, e anche quando guarda un volto umano, ne percorre prima la sagoma e poi osserva gli occhi e la bocca. Per quanto riguarda gli oggetti il neonato predilige oggetti colorati invece che grigi e sono attratti da oggetti neri e bianchi piuttosto che da oggetti a tinta unita.

Il neonato mostra anche delle reazioni alle sensazioni di gravità e movimento che provengono dall’orecchio interno.

Sin dalla nascita il neonato dimostra una notevole reattività motoria agli stimoli esterni.

Alcuni movimenti che erano già presenti durante la vita intrauterina assumono il significato di “riflessi di sopravvivenza” perché facilitano al bambino i compiti primari.

Si potranno osservare:

  • il riflesso tonico asimmetrico del collo o dello schermitore riguarda la posizione abituale del neonato quando sta supino: il neonato, volge il capo verso il lato preferito, e sempre verso questo lato, allunga un braccio e una gamba, flettendo gli arti controlaterali;
  • il riflesso di Moro è un riflesso asimmetrico e si ottiene prontamente in risposta a stimoli adeguati. Il neonato viene sollevato improvvisamente, per poi essere rilasciato di scatto, ed esposto a suoni e rumori bruschi e inattesi: se lo sviluppo è corretto, il bambino reagirà allungando le gambe e le braccia, per poi tornare nella posizione normale, flettendo gambe e braccia. A volte come reazione vi è il pianto.
  • riflesso della marcia automatica si riferisce al movimento che il neonato compie quando sostenuto sotto le ascelle, tocca un piano con i piedi. Il neonato muove le gambe come se cercasse di camminare: questi movimenti sono il ricordo dello “sgambettamento” che faceva nel grembo materno.

Inoltre, quando il neonato viene tenuto in braccio con la testa poggiata sulle spalle del genitore, cercherà ripetutamente di alzarla. Questo accade perché la forza di gravità stimola la parte del cervello che, a sua volta, attiva i muscoli del collo che alzano la testa. Questo meccanismo neurale durante il primo mese è ancora immaturo, la testa del neonato, infatti, ciondola e ha bisogno di un supporto per appoggiarsi.

Nei successivi mesi, la quantità dei segnali sensoriali e la loro qualità percettiva aumentano progressivamente. Ciò comporta un'attivazione significativa del processo di maturazione sensoriale a carico delle percezioni esterne, interne e propriocettive.

A partire dal secondo mese, il neonato controlla i muscoli del collo e lo comincia a sostenere senza appoggio, migliorando la capacità visiva e l’acquisizione della acuità visiva.  In questo momento la percezione visiva include molto di più della capacità di osservare un oggetto: per far si che un’immagine non appaia offuscata o ondeggiante, gli occhi devono mantenere ferma l’immagine dell’oggetto e il collo deve mantenere ferma la testa. Affinché avvenga ciò, il cervello deve integrare tre tipi di sensazioni:

  • la sensazione di gravità e movimento proveniente dall’orecchio interno;
  • le sensazioni provenienti dai muscoli dell’occhio;
  • le sensazioni muscolari del collo.

Questo processo sarà fondamentale per imparare a leggere; inoltre aiuterà il bambino a mantenere l’equilibrio e a muovere il corpo nel suo insieme.

Durante questo periodo si instaura maggiormente l’interazione tra madre e bambino: la maturazione neurologica e motoria si potrà tradurre in sviluppo sociale. Le espressioni emotive sono fortemente contestualizzate in situazioni di relazione tipiche della vita quotidiana  del neonato.

Contemporaneamente ai toni di voce alti dell’adulto e alla percezione del suo viso, compare nel bambino il primo sorriso sociale.

Successivamente, intorno al terzo mese il sorriso esprime emozioni  come la gioia o la tristezza. Sempre in questo periodo il progresso della maturazione fisica e dello sviluppo psicologico permette al neonato di voltarsi verso il volto dell’adulto rispondendogli con un sorriso.

Per quanto concerne lo sviluppo motorio, il neonato riesce a sostenere la testa senza lasciarla ricadere all’indietro mentre viene sollevato. Un maggior controllo muscolare gli consente di assumere posizioni diverse che sono di estrema importanza in quanto influiscono sul suo modo di relazionarsi con ciò che lo circonda.

In questa fase i suoi movimenti sono ancora goffi e difficilmente riesce a raggiungere l’obiettivo. Questi sforzi,però, sono importanti per stimolare lo sviluppo intellettivo e la coordinazione motoria, per rendere la sua presa precisa.

Il neonato ha appena iniziato a scoprire il proprio corpo, e trascorrerà molto tempo ad osservare con curiosità le proprie dita e i movimenti che riesce a fare.

Le mani sono aperte per la maggior parte del tempo, e quando afferra qualcosa, non utilizza il pollice e l’indice, piuttosto tiene l’oggetto tra le altre dita e il palmo della mano. La percezione tattile invia al cervello messaggi che lo aiutano a mantenere l’oggetto in maniera sicura.

Nei mesi successivi integrerà le sensazioni tattili con quelle muscolari e articolari della mano, sviluppando una presa a pinza più efficiente con il pollice e l’indice.

A partire dal quarto mese, compare una coordinazione fra la vista e i movimenti delle mani. Il neonato osserva soprattutto le proprie dita nel momento della prensione, e si instaura così un rapporto tra le sensazioni visive e quelle propriocettive. Tale rapporto provocherà una ricerca ripetuta di queste nuove connessioni sensoriali.

Il neonato comincia a tenere il capo eretto e a voltarlo, seguendo con lo sguardo la figura materna. Compie movimenti ampi, come sbattere il cucchiaio sul tavolo, e vive l’eccitazione di avere un impatto sul mondo fisico. Questa soddisfazione emozionale  è una componente di base necessaria alle emozioni più mature che si svilupperanno più tardi.

In questa fase comincia l’esplorazione del suo corpo e la scoperta delle infinite possibilità che l’uso delle mani comporta. Inizia ad usare il pollice e l’indice, ma la sua presa non è ancora precisa: il pollice non è ancora indipendente rispetto alle altre dita e il bimbo non è in grado di manipolare gli oggetti agevolmente. Inoltre, non ha ancora una precisa cognizione delle varie forme e delle dimensioni e, di conseguenza, non gli riesce facile afferrare oggetti molto grandi o dalle forme strane. Una difficoltà ancora maggiore è lasciare la presa una volta che stringe in mano l’oggetto.

Durante questo mese, da non sottovalutare, è l’insorgenza della costanza di forma, mentre la costanza di dimensione avviene tra il quarto e il quinto mese.

Dai cinque mesi di vita del neonato, una delle tappe evolutive più importanti, è rappresentata dal momento in cui il bambino, spontaneamente, porta entrambe le mani di fronte al corpo così che possano toccarsi l’un l’altra. Da qui inizia il processo di coordinazione tra i due lati del corpo.

A livello di manipolazione il pollice inizia ad essere in opposizione alle altre dita, ciò gli consente di scuotere gli oggetti per vedere se questi producono suoni.

In questa tappa di sviluppo si può iniziare a capire il carattere del neonato, in base a come esso reagisce durante le sue diverse attività quotidiane. Si possono valutare, per esempio, lo sguardo, il sorriso, l’interazione con la mamma, l’adattabilità di fronte a situazioni nuove, l’attività motoria, l’intensità delle reazioni emotive e la capacità di integrazione sensoriale.

A tal proposito, si possono evidenziare le seguenti tipologie di bambini:

  • i bambini “facili”: vengono definiti in questo modo quei bambini che esprimono le loro emozioni in modo moderato, senza eccessi e che hanno un buon adattamento di fronte alle situazioni nuove;
  • i bambini “difficili”, al contrario, hanno comportamenti di “ritiro” di fronte a situazioni e stimoli nuovi. Sono più introversi, rifiutano di più il contatto con gli altri e manifestano, in genere, emozioni più negative che positive;
  • i bambini “lenti” possono avere alcune caratteristiche presenti nei bambini “difficili”, ma la loro peculiarità è quella di dare risposte tardive rispetto ai loro coetanei. Hanno bisogno, quindi, di essere stimolati di più rispetto agli altri bambini.

Giunto al sesto mese, grazie alla maturazione del sistema nervoso centrale e dell’apparato muscolare, il bambino riesce a mantenere la schiena e il busto sempre più eretti, e di conseguenza, a stare seduto con crescente sicurezza. Le reazioni automatiche muscolari che lo mantengono in tale postura sono guidate dalle sensazioni di gravità, movimento e vista.

Tipica di questo periodo è la postura prono-estensiva: il bambino sente il bisogno di alzare contemporaneamente testa, spalle, braccia e gambe.

A livello di manipolazione il bambino ora, ha acquisito la capacità di ruotare il polso, girando la mano e manipolando diversi oggetti  in molti modi nuovi.

Il lattante durante questo periodo inizia a compiere azioni che deve pianificare.

A partire dal sesto mese fino al nono, la tappa di sviluppo, che assume un maggiore rilievo, è segnata dalla locomozione o dal movimento da un posto all’altro. Questo perché la locomozione permette al lattante di esplorare posti nuovi e cose nuove; inoltre consente al lattante di conoscere lo spazio e la distanza fra se stesso e gli oggetti che si trovano nell’ambiente. Spostandosi carponi e strisciando da un posto all’altro a livello cerebrale, è resa possibile l’integrazione di molte sensazioni, oltre alla sensazione di essere indipendente. Il tutto è favorito dal fatto che il cervello percepisce la natura della distanza attraverso le sensazioni ricavate dal movimento del corpo.

A livello di manipolazione, il bambino ha acquisito la “pinza superiore”: utilizza pollice e indice per prendere oggetti piccoli o tirare una corda. E’ emergente l’isolamento del dito indice e movimenti di precisione. A tal proposito, dalle sensazioni tattili e da quelle provenienti dai muscoli e dalle articolazioni, si desumono le informazioni necessarie all’esecuzione di tali movimenti.

Affinché ciò sia possibile il lattante deve avere già conseguito il controllo dei muscoli oculari e la capacità di elaborare le informazioni visive.

Nel cervello si integrano i diversi processi sensoriali e vengono pianificati i movimenti necessari per completare una serie di azioni nella corretta sequenza.

Un’altra tappa di sviluppo, che si evidenzia intorno agli otto mesi , è la comparsa del linguaggio, o meglio dire periodo della lallazione.

Il bambino ha acquisito la capacità di ascoltare i suoni abbastanza correttamente da sentirne i dettagli, riconosce parole familiari e sa che alcuni suoni significano una cosa e altri qualcos’altro. Può ripetere semplici sillabe, come da-da e ma-ma.

In questo momento le sensazioni provenienti dall’articolazione della mascella, dai muscoli e dalla pelle della bocca arrivano al cervello che gradualmente le integra fino a formulare suoni sempre più complessi.

Ai 9 mesi il bambino comincia a comprende il significato della parola “no”; sviluppa il senso della prospettiva ed è prudente: esita ad avanzare se c’è un dislivello.

A livello di maturazione del gioco il bambino si diverte a sbattere le cose insieme, gettare e lanciarle in giro. Inizia ad instaurarsi l’abilità mentale di visualizzazione degli oggetti, ossia la permanenza di  questi ultimi: cerca attivamente i giochi anche se sono nascosti.

Dai dieci ad dodici mesi la capacità di spostarsi in modo autonomo assicura al piccolo una maggiore comprensione della realtà tridimensionale. La capacità di alzarsi da soli è il prodotto finale di tutta l’integrazione delle sensazioni di gravità, di movimento, muscolari, articolari, e anche visive, elaborate nei mesi precedenti. L’acquisizione di questa capacità, inoltre, influisce positivamente sull’autostima del bambino.

Ora il bambino comprende molto di quello che i genitori dicono, mentre riesce ad esprimere  solo poche parole semplici come “mamma” o “papà”: le sensazioni emerse dal movimento coincidono con lo stimolo che dal cervello fa partire la produzione di suoni.

Alla fine del primo anno è fondamentale che tutti i processi sensoriali,precedentemente spiegati, siano stati elaborati in maniera corretta a livello cerebrale.

Eguale importanza l’assume l’integrazione sensoriale che avviene durante il secondo anno.

In questo secondo anno il bambino è impegnato, soprattutto, a esercitare le sue nuove abilità di movimento, di manipolazione e parola.

La capacità di pianificare i movimenti è conseguenza di un’accurata e corretta integrazione sensoriale a livello del sistema tattile.

Se alla nascita la percezione tattile risultava essere un riflesso automatico, ai due anni diviene una consapevolezza: il bambino riesce a indicare, approssimativamente, le parti del corpo in cui è stato toccato e anche a dirigere le risposte in modo volontario, ed, inoltre, il senso tattile lo rende capace di compiere movimenti delle mani precisi.

Le sensazioni tattili vengono elaborate, maggiormente, nel cervello, così che, si inizia ad instaurare la consapevolezza sensoriale del corpo che è molto più basilare di quella visiva.

In questo periodo, ai bambini piace sperimentare attività ritmiche e corporee (come andare a “cavalluccio” o in altalena); queste attività procurano molti input sensoriali all’orecchio interno da parte dei recettori corporali e di gravità. È proprio, durante il secondo anno, che si instaura la percezione corporea. Essa è costituita da diverse informazioni sensoriali che convogliano nel cervello a formare un’immagine sensoriale interna del  corpo. Il piccolo, infatti, percepisce gli effetti della gravità e di come le varie parti del corpo si muovono e come interagiscono fra di loro. Dopo aver organizzato bene le informazioni sensoriali, inizia ad arrampicarsi; questa azione richiede una grande “intelligenza sensori-motoria” ed è una tappa importante per lo sviluppo della percezione visiva dello spazio.

Il bambino, inoltre, sperimenta differenti modalità di movimento, acquisendo, così, una consapevolezza senso-motoria maggiore, riguardo al funzionamento del proprio corpo e presta più attenzione all’ambiente circostante che offre una grande quantità di stimoli sensoriali.

Se le sensazioni provenienti dal corpo del bambino, vengono elaborate correttamente, si potrà iniziare a parlare di individualità: si sviluppa il senso del sé.

Il bambino si percepisce come un essere a sé stante rispetto alla madre e ad ogni altra cosa o persona: sente il suo corpo come un insieme fisico e riesce a muoversi bene in maniera autonoma, va quindi alla ricerca della propria individualità. Cerca il proprio “IO” e spesso desidera essere indipendente e svolgere le attività in maniera autonoma, anche se non sempre riesce.

Il desiderio di indipendenza è sottolineato, maggiormente, dall’emergere della parola “NO”, questa fase, rappresenta un modo di crescere che permette al piccolo di distinguere l’io dal tu e di far valere la propria volontà.

Durante il secondo anno, il bambino,  ha elaborato correttamente tutte quelle sensazioni che derivano dal corpo, in modo tale da riuscire a  muoversi con efficacia e libertà. Non è più dipendente dal senso di gravità: raggiunge autonomamente la stazione eretta, e cammina per lunghe distanze, anche in salita e in discesa. Ha acquisito una notevole percezione del proprio corpo e delle proprie dimensioni.

Nonostante si senta un essere separato e distinto dalla madre, la relazione tra i due rimane un tassello molto importante, la relazione positiva e le sensazioni confortevoli con essa e con le altre persone hanno un ruolo fondamentale per una corretta integrazione sensoriale.

Dalla seconda infanzia fino al settimo anno il cervello è più ricettivo alle sensazioni e più abile nell’organizzarle. Questo periodo, che corrisponde allo stadio della “strutturazione percettiva” , si pone due grossi obiettivi utili e basilari:

  • permettere al bambino di giungere alla massima espressione sul piano del vissuto corporeo globale;
  • assicurare il passaggio alla scuola elementare, sostenendo il ruolo della prevenzione, assicurandosi che il processo di integrazione sensoriale venga elaborato in maniera corretta, onde evitare difficoltà al momento dell’acquisizione dei primi apprendimenti scolastici.

Nel processo di strutturazione percettiva, la percezione degli elementi dello spazio precede di molti mesi la percezione del proprio corpo.

A tre anni la strutturazione delle percezioni dei dati esterni ha un certo vantaggio sulla percezione di sé.

Sempre verso i tre anni il bambino ha un’immagine approssimativa di se stesso; questo periodo che continua fino ai sei anni, è un periodo transitorio, sia sul piano della strutturazione spazio-tempo che sul piano della strutturazione dello schema corporeo.

A livello motorio, è stato raggiunto un buon equilibrio, la coordinazione braccia-gambe è acquisita, i suoi spostamenti non creano più problemi e sono svolti con una buona ritmicità. Egli sale e scende le scale e sta acquisendo molta abilità sul piano della coordinazione oculo-manuale. Ha conseguito il controllo globale degli schemi motori dinamici generali (correre, lanciare, saltare, salire, scendere), imita di volta in volta posizioni globali o semplici del corpo e riproduce strutture ritmiche varie e articolate.

Il bambino, inoltre, compie attività di esplorazione sempre più dirette da un’intenzionalità che è cosciente del fine da realizzare. Gli interessi e tali attività sono rivolti, soprattutto, al mondo esterno. Ciò consente di aumentare la plasticità della funzione di aggiustamento e di sollecitare l’incremento di informazioni sempre più precise sull’ambiente circostante.

In seguito al processo di percezione visiva e percezione del proprio corpo, è emergente a questa età la prima rappresentazione figurata. Essa consiste in una figura circolare con linee irregolari, raffigurate all’interno del cerchio.

Poco dopo i tre anni il bambino ha acquisito l’abilità di disegnare un cerchio con occhi,naso e bocca. In seguito, aggiungerà al cerchio due tratti che rappresentano gli arti inferiori (essi sono i primi a essere raffigurati, nonostante il fanciullo scopra e utilizzi per primi gli arti superiori, e soprattutto le mani).

L’apporto delle sensazioni tattili e cinestesiche è fondamentale per arricchire l’immagine corporea che il bambino ha del proprio corpo con maggiori dettagli.

A partire dal quarto anno, infatti, un cerchio rappresenterà la testa con occhi, naso, bocca, orecchie, qualche volta anche con i capelli. Un secondo cerchio rappresenterà il tronco, da cui partiranno gli arti.

Oltre a questa percezione, il bambino a quattro anni sviluppa maggiormente la percezione uditiva e cinestesica. Sa riconoscere alcuni suoni e riprodurli con il corpo in sequenza ritmica per due o tre volte, e li raggruppa a seconda della durata e dell’intensità percependo e costruendo i primi ritmi o sequenze ritmiche.

Il senso ritmico è fondamentale e alla base per il futuro del bambino: esso aiuta a parlare bene e a scrivere correttamente.

A livello di percezione visiva vengono distinte le forme aperte da quelle chiuse e sono identificati gli angoli; il quadrato viene differenziato dal cerchio, ma confuso con il rettangolo.

Verso i cinque anni, periodo che coincide con i primi inizi dell’orientamento, si notano le prime difficoltà nel posizionamento di figure in rapporto agli elementi esterni. Le figure che hanno un orientamento variabile, danno più problemi rispetto a quelle che hanno un orientamento inerente alla natura degli oggetti.

In questo periodo compare la raffigurazione di mani e piedi e degli arti superiori che sono rappresentati da due linee che partono spesso dal tronco, ma a volte anche dalla testa. La figura umana, inoltre, è considerata in piedi se è rappresentata con la testa in alto, e sdraiata se è rappresentata orizzontalmente su un foglio. Questa rappresentazione segna l’origine della prima relazione cosciente del corpo con lo spazio.

Il bambino ora è capace di distinguere il rettangolo dal quadrato e il triangolo; il cerchio sarà distinto dall’ellisse.

L’evoluzione della percezione delle forme coincide con l’acquisizione di principi di invarianza che permettono di passare da un’immagine riproduttiva ad un’immagine anticipatrice. Un’immagine è riproduttiva quando presuppone l'esperienza elaborata empiricamente, mentre è anticipatrice quando nella mente emerge automaticamente un pensiero, sotto forma di immagine, che "anticipa" ciò che succederà riguardo a situazioni oggettive e concrete.

Tra i cinque e i sei anni il bambino effettua una prima forma di controllo segmentario degli schemi dinamici generali, imita allo stesso tempo posizioni globali e segmentali del corpo, riconosce la destra e la sinistra su di sé e sugli altri.

Discrimina e riproduce, inoltre, strutture ritmiche varie ed articolate, matura ed esercita la motricità fine. A livello di locomozione, la forza e la coordinazione dei muscoli migliorano molto, e tanti bambini imparano a tirare e calciare una palla.

Ora è possibile anche la scoperta e il riconoscimento del rombo e del trapezio.

La maggior parte delle sensazioni provenienti dai muscoli e dalle articolazioni dovrebbe essere ben integrata. Allo stesso modo l’abilità a pianificare una sequenza di azioni deve essere buona, tale competenza continuerà a migliorare negli anni successivi.

Tutti questi processi sensoriali e l’acquisizione delle diverse abilità sono necessari prima dei sette anni, in maniera tale che il bambino non sviluppi problemi di apprendimento. Questi ultimi e le modalità di comportamento sono gli aspetti visibili dell’integrazione sensoriale.

 

Indice
 
INTRODUZIONE
 
  1. L’integrazione Sensoriale: I cinque sensi, Il tatto, L’udito, L’olfatto, Il gusto, La vista, Il senso vestibolare, La propriocezione; Il processo di integrazione.
  2. Sviluppo dell’Integrazione Sensoriale
  3. Il bambino Prematuro o Pretermine: Bambini prematuri e integrazione sensoriale.
  4. Disturbo dell'Integrazione Sensoriale: I sintomi e cosa essi comportano.
  5. Il lavoro e i materiali usati: Sensory Profile 2.0, Le scale Bayley, Il Primo Vocabolario Del Bambino, La semeiotica neuro evolutiva nel I anno di vita; centro Brazelton di Firenze.
  6. Il lavoro e la somministrazione dei test : I bambini prematuri e i bambini nati a termine ai nove mesi di età, La somministrazione del Sensory Profile 2.0, La somministrazione della scala socio-emozionale delle Scale Bayley, La somministrazione della scala “Gesti e Parole” del Primo Vocabolario Del Bambino, La somministrazione dell’esame neuro evolutivo del I anno di vita (fascia 6-9 mesi); I bambini prematuri e i bambini nati a termine ai dodici mesi di età, La somministrazione del Sensory Profile 2.0, La somministrazione della scala socio-emozionale delle scale Bayley, La somministrazione delle Scheda “Gesti e Parole” del primo vocabolario del bambino, La somministrazione dell’esame neuro evolutivo nel I anno di vita (fascia 9-12 mesi).
  7. La condivisione con la famiglia di strategie neuropsicomotorie
 
CONCLUSIONI
 
BIBLIOGRAFIA
 
Tesi di Laurea di: Valentina VESCI