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La terapia psicomotoria si basa su tecniche di comunicazione non verbale che favoriscono l’espressione del corpo, in quanto le sue posizioni, i suoi movimenti, le sue tensioni e la sua mimica possono costruire un linguaggio innato, immediatamente compreso dall’altro che può aiutare il soggetto ad esprimersi. Si cerca quindi di migliorare l’interazione tra il corpo e le attività mentali ed affettive.

In questo tipo di terapia l’individuo portatore di handicap è chiamato a divenire protagonista, soggetto attivo del proprio progetto riabilitativo, mentre il terapista assume il ruolo di colui che via via fornisce gli stimoli per una più corretta utilizzazione ed integrazione della parte sana del soggetto.

La riabilitazione equestre si colloca perfettamente in questa modalità riabilitativa, essendo un metodo terapeutico globale e analitico insieme, estremamente ricco, che interessa l’individuo “in toto”, sia che venga praticato con handicap di tipo psichico che neurologico.

Quindi, è una tecnica che assolve ed amplifica i principi fondamentali della pratica psicomotoria; non lascia mai che l’individuo sia passivo grazie alla particolarità del suo “mezzo” cioè il cavallo con cui si riesce al ottenere la partecipazione di pazienti, anche “difficili”, attraverso la pratica di un’attività ludico-sportiva che stimola il soggetto dal punto di vista motorio, psichico, intellettivo e sociale; fornisce una spinta motivazionale che coinvolge l’individuo nella sua totalità, e senza la quale ogni intervento risulta inefficace.

E’ una terapia a mediazione corporea, che sviluppa l’acquisizione dello schema corporeo, privilegia il linguaggio non verbale, ed implica l’utilizzo della tecnica equestre che si basa sulla comunicazione corpo a corpo con il cavallo.

Montare a cavallo implica un aspetto relazionale ed affettivo di fondamentale importanza che stimola il soggetto a livello emotivo ed espressivo mentre a livello motorio è sollecitato dal punto di vista del tono, dell’equilibrio e della coordinazione generale.

L’individuo disabile non è più considerato come un “essere da assistere e curare”, ma come un soggetto da “recuperare” nelle sue potenzialità e capacità residue.

 

L’individuo disabile non è più considerato come un “essere da

 

La relazione Paziente - Cavallo - Terapista

L’originalità e la ricchezza della Riabilitazione Equestre risiede nell’instaurarsi di una nuova relazione terapeutica, non più diadica, basata sulla coppia terapista-paziente, ma una relazione triangolare in cui interviene una terza presenza, il cavallo, come mediatore vivente e co-terapeuta.

Il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell'Età Evolutiva (neuropsicomotricista) è per sua specifica formazione, lo specialista della relazione, il ricevente, il testimone, il decodificatore della comunicazione soprattutto quella non verbale. Pertanto è la figura maggiormente adatta ad essere un operatore d’ippoterapia essendo capace di relazionarsi in diade o in triade e di essere a volte intermediario della comunicazione, a volte testimone di questa.

Il cavallo rappresenta un elemento stimolante, ”affettivo”, che dà vitalità, trasmette emozioni, gratificazioni e frustrazioni, si offre come amico e come aiuto, ma non si impone, interviene nella relazione ma senza aggredire. Ogni paziente è libero di stabilire con lui una sua personale e propria modalità di approccio e di relazione, sempre comunque nel rispetto del cavallo. Come ogni animale, è una presenza autentica, le sue reazioni sono chiare, istintive, e viene quindi ad instaurare una relazione diretta che è vissuta dall’individuo senza carattere di giudizio e senza rancori. All’interno di questa relazione triangolare, il cavallo può essere investito di due funzioni: una di “oggetto transazionale” e l’altra di “mediatore”.

Il cavallo, investito del ruolo di oggetto transazionale, favorisce nel bambino una graduale presa di coscienza di sé come separato ed indipendente da qualche cosa che è altro da sé.

Il terapista dovrà introdurre in questo gioco relazionale tra soggetto e cavallo degli interventi mirati a stimolare questa separazione-individuazione, ad esempio lasciando che si verifichi una disobbedienza da parte del cavallo e quindi un atteggiamento oppositivo che si contrappone alla volontà del soggetto.

“Questo aspetto della riabilitazione equestre rappresenta una tappa, un momento di passaggio indispensabile che richiama in qualche modo l’esperienza primitiva normale di scissione tra madre e bambino, che impedisce un attaccamento patologico alla figura di riferimento e favorisce la nascita del sé” (De Lubersac R, Lallery H., 1977).

Il cavallo, come “mediatore simbolico” può rappresentare per il disabile un nuovo approccio nel rapporto verso l’altro, creando una situazione per certi aspetti meno angosciante e complessa del rapporto con altri esseri umani, spesso vissuti come frustranti ed incomprensibili. Il soggetto si sente accettato per quello che è, non rifiutato per il suo handicap, ma anzi trova nel cavallo una fonte di affetto e tenerezza, ed al tempo stesso appaga il proprio bisogno di dare e di sentirsi utile per qualcuno. Il rapporto con il cavallo ha la capacità inoltre di stimolare nel soggetto l’autonomia e l’accrescimento dell’autostima, elementi fondamentali per poter instaurare delle sane intenzioni, e quindi favorire la ricostruzione di legami interumani. La figura del terapista dovrà rivestire in questo nuovo contesto terapeutico diversi ruoli a seconda dei casi e delle situazioni. In alcuni momenti, dovrà fungere da figura di riferimento, e quindi dovrà essere in grado di sopportare e contenere emotivamente il soggetto, dovrà fungere da intermediario, da pedagogo, ma dovrà anche in certi casi sapere non intervenire e lasciare spazio all’interazione tra bambino e cavallo.

Particolarmente importante è il ruolo del terapista nei casi in cui il cavallo può rappresentare un elemento ansiogeno dato il suo aspetto imponente, la sua altezza ed i suoi movimenti ampi. Il terapista dovrà dunque divenire, per il bambino, garanzia di sicurezza, di aiuto e di contenimento; cercherà di rassicurare il soggetto sia verbalmente ( con un eloquio calmo e tranquillo) che attraverso il contatto fisico (tenendo per mano, ponendo il suo braccio sulla gamba o sulla schiena del bambino) e, nei casi più gravi, effettuando un maternage, nel quale il terapista salirà in sella con il bambino abbracciandolo.

Dovrà in altri casi fungere anche da “intermediario”, in particolare quando è necessario interpretare degli atteggiamenti del cavallo che al disabile potranno apparire incomprensibili, e che quindi potranno disorientarlo e metterlo in difficoltà.

Svolgerà quindi una funzione esplicativa e di supporto; dovrà saper sentire, prevenire e conoscere ogni reazione del cavallo, ed avere con lui un rapporto affettivo; avrà inoltre il compito di regolare ed organizzare in progressione terapeutica tutti gli stimoli e gli input che dal cavallo provengono per farli giungere al soggetto nel momento più adeguato.

Il terapista dovrà, infine, agire anche nel senso del non agire, non interferire, proponendosi piuttosto come rinforzo o interprete mediante brevi frasi o azioni, nello stabilirsi della relazione fra i due; è una presenza certo indispensabile, ma non diretta: egli non deve agire più in prima persona ma al suo posto deve far agire il cavallo, o meglio il rapporto soggetto- cavallo.

Il terapista non fa che permettere a tale rapporto di stabilirsi, lo crea e lo facilita, lo osserva e lo utilizza deliberatamente.

La figura del neuropsicomotricista nella Riabilitazione Equestre

Il neuropsicomotricista che opera in ippoterapia ha una serie di competenze a largo spettro che comprendono la conoscenza di equitazione ed ippologia oltre che di psicologia, neurologia, fisioterapia e kinesiologia. E’ un buon cavaliere, in grado di condurre il cavallo al passo, al trotto e al galoppo e conosce le tecniche delle transizioni da un’andatura all’altra; sa condurre il cavallo da terra sai con la gestualità che con la voce; conosce i fondamenti e le basi dell’equitazione sportiva, ed è sempre pronto a soddisfare curiosità o eventuali richieste, anche solo esplicative, del bambino.

Il cavallo “non è una macchina e non ha un libretto d’istruzioni” ma è un essere vivente con un proprio carattere, temperamento, ricordi, associazioni mentali, simpatie ed antipatie verso altri cavalli ed alcune persone. L’animale ha un suo linguaggio con il quale comunica gioia, curiosità, noia, stanchezza, rabbia, preoccupazione, paura, dolore. Se l’operatore è capace di comprendere tutto questo e di utilizzare e capire il linguaggio del cavallo, può prevederne le reazioni e scegliere l’animale più adatto alla patologia del bambino che sta trattando.

Il neuropsicomotricista che lavora in un maneggio spesso si trova a gestire situazioni particolarmente complesse e psichicamente coinvolgenti e senza farsi sopraffare emotivamente sa fronteggiare anche fasi pesanti di importanti patologie; sa contenere senza soffocare il bambino nei momenti in cui l’esperienza corporea a cavallo riattiva crisi tonico emozionali del passato. Durante una seduta d’ippoterapia il bambino è sottoposto ad un bombardamento di informazioni che sarebbero stressanti se l’ambiente ludico non ne alleggerisse la tensione. Le afferenze dal cervelletto e dalla corteccia arrivano tutte in modo concomitante e forniscono informazioni specifiche a livello midollare; esplicano quindi effetti sui riflessi, sugli automatismi e sull’intenzionalità. E’ importante che l’operatore conosca il sistema nervoso, il suo funzionamento, il suo sviluppo, per capire come, dal movimento inconsapevole ed involontario, si possa arrivare al gesto finalizzato. Sapere questo è fondamentale nell’elaborazione di qualsiasi progetto riabilitativo incentrato sul corpo. Lo scopo terapeutico sottende sempre l’utilizzo e la canalizzazione di tutte le stimolazioni: con l’attività a cavallo sono sollecitate le risposte involontarie ed automatiche che sono utilizzate in modo funzionale tale che sia l’impegno neuromotorio che l’utilizzo delle masse muscolari sia bilanciato e compensativo del deficit.

Inoltre il neuropsicomotricista deve tener presente che il movimento del cavallo al passo è un movimento complesso, risultante dallo spostamento sui tre piani: frontale, sagittale, orizzontale. La componente dei vettori porta alla colonna vertebrale uno spostamento sinusoidale simile a quello del cammino umano, con la differenza che il punto di applicazione delle forze è più vicino al baricentro del corpo umano, e che i punti d’appoggio invece di essere alle estremità degli arti inferiori, sono gli ischi, e non hanno particolarità rispetto al baricentro.

Nonostante possieda le conoscenze descritte, l’operatore di Ippoterapia non è un “tuttologo” e non è neppure uno specialista in alcune discipline nominate.

La cosa fondamentale è che l’operatore della psicomotricità consideri il paziente nella sua interezza e globalità e che sappia riconoscere ad ognuno il diritto ad evolvere secondo i suoi tempi e con le sue modalità. Ogni processo terapeutico è tanto più riabilitativo quanto più il soggetto ne è protagonista. Un tale approccio ha un impatto importante sulla considerazione di sé della persona, migliora l’autostima e quindi facilità una relazione con il mondo più intensa e connotata dalla reciprocità.

Quando il paziente è il vero protagonista c’è la vera riabilitazione ed integrazione. L’operatore deve essere cosciente di sé, dei suoi limiti e delle sue competenze, deve saper essere congruente senza perdere professionalità ed essere capace di empatia senza farsi sopraffare dalla compassione. Queste sono condizioni che lo psicomotricista potrà raggiungere solo attraverso un intenso e continuo lavoro personale volto a migliorare tutta la sua formazione.

 

Indice
 
 
INTRODUZIONE
 
  1. Il mito del cavallo: Il cavallo tra simboli e mito; La relazione tra Cavallo e Cavaliere
  2. Ippoterapia e Riabilitazione equestre: Cenni storici; Equitazione Terapeutica - Definizione e fasi; L’ Ippoterapia; La Riabilitazione equestre; L’equitazione pre-sportiva
  3. Requisiti necessari all’applicazione dell’Equitazione Terapeutica: Caratteristiche del cavallo; Selezione comportamentale dei cavalli per l’equitazione terapeutica; Il maneggio; Le attrezzature speciali; Le tecniche; L’Equipe riabilitativa
  4. Riabilitazione equestre e neuropsicomotricità: La relazione Paziente-Cavallo-Terapista; La figura del neuropsicomotricista nella R.E.
  5. Perché il cavallo? La fisiologia animale quale supporto alle tecniche di Riabilitazione Equestre; Implicazioni neurovegetative dell’empatia animale.
  6. Ippoterapia: Benefici, Indicazioni e controindicazioni: Benefici fisici - l’assetto del cavaliere; Caratteristiche del movimento del cavallo; Effetti positivi della R.E.; Indicazioni e controindicazioni; Benefici psichici; R.E. per il bambino disabile; R.E. con i bambini autistici; R.E. e schizofrenia; Studi sulla R.E..
  7. Esperienza presso il Centro di Riabilitazione Geo Agriturismo: la struttura, le attività svolte, l’equipe; La struttura; Le attività svolte; L’equipe; Come si svolge una seduta; L’A.N.F.F.A.S..
  8. Il punto di vista dei genitori: Prima parte - L’indagine statistica; Seconda parte - I risultati ottenuti.
  9. Il punto di vista delle terapiste: Il materiale utilizzato: la scheda; Caratteristiche del campione sperimentale.
  10. Il punto di vista dei ragazzi: testimonianze di chi fa Riabilitazione Equestre.
 
CONCLUSIONI
 
BIBLIOGRAFIA
 
Tesi di Laurea di: Giulia Maria FRANGIAMONE