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Il movimento è l’espressione vitale per eccellenza, permette lo spostamento, la conoscenza di ciò che ci circonda, di quello che possiamo fare e delle possibilità di relazione, ed è il motore del nostro comportamento, poiché implicato in ogni attività percettiva (Colina, 2015).

Studi neurofisiologici vanno a dimostrare che disponiamo di recettori-anticipatori capaci di produrre informazioni che ci consentono di scegliere le azioni più utili, più economiche, più rapide per rispondere ai compiti adattivi (Wille & Ambrosini, 2008).

La possibilità d’apprendere viene permessa dalla sperimentazione motoria: è la stereognosia che costruisce la conoscenza dell’altro, dell’oggetto e dei rapporti spaziali, è l’agito che confronta il desiderio dell’azione con il relativo risultato. Ogni esperienza, messa in atto con un medesimo schema motorio, potrà essere simile come risultato, ma sempre diversa, anche se subito ripetuta, per il complesso gioco di reclutamento delle unità neuromuscolari, delle variabili di accelerazioni e decelerazioni, di piccole modifiche di orientamento spaziale, di controllo alla diffusione degli stimoli motori e soprattutto per l’impegno emozionale.

La motricità è la capacità del Sistema Nervoso di comandare la contrazione muscolare, che porta alla definizione di un processo che conduce alla strutturazione di precisi programmi motori, con caratteristiche di controllo e coordinazione sempre più adeguate con la crescita, che non fanno riferimento ad un’unica area cerebrale ma piuttosto ai sistemi di connessione che maturano progressivamente almeno fino all’età adolescenziale.

Questo grazie alla presenza di programmi motori generali, che implicano la necessità di essere aggiustati al contesto, integrandosi con le informazioni sensoriali e percettive da esso provenienti. Tale processo di aggiustamento si avvale di meccanismi di anticipazione, secondo cui il soggetto ipotizza l’adattamento dello schema motorio alle caratteristiche o alle richieste ambientali, che forniscono informazioni sull’efficacia dell’azione e predispongono correzioni in caso di errore (Schmidt, 1975).

Evoluzione dell’atto motorio

Il bambino per acquisire nuovi schemi motori con valide competenze, oltre a non presentare danni neurologici, ha la necessità di seguire tre processi funzionali tra loro in posizione gerarchica: la coordinazione, il processo di inibizione alla diffusione dello stimolo e l’integrazione somatica (Russo, 1985).

Si definisce coordinazione il primo processo organizzativo dell’atto motorio per un corretto indirizzo spaziale del movimento intenzionale. La coordinazione motoria si fonda, oltre che su una regolazione puntuale in termini di forza e durata della contrazione dei gruppi muscolari agonisti e sinergici, sul rilassamento dei muscoli antagonisti e la regolazione dell’equilibrio, e anche sulla corretta elaborazione e integrazione delle informazioni sensoriali provenienti dall’ambiente.

Il bambino nella fase di apprendimento di quel dato schema motorio lo ripete numerose volte anche nei giorni successivi, fino ad ottenere il risultato ritenuto da lui ottimale in rapporto al desiderio. In questa fase di apprendimento assume particolare valore l’organizzazione del feed-back informativo sui singoli momenti motori che costituiscono l’atto. All’inizio l’azione è insicura, male organizzata in senso temporo-spaziale, ora con momenti lenti, ora bruschi e con difficoltà direzionale, ma la ripetizione frequente delle prove migliora il risultato e permette l’apprendimento dello schema motorio.

La precisione e il controllo inoltre, risentono nella loro evoluzione delle caratteristiche ambientali in senso lato, nell’accezione cioè della componente esperienziale.
L’organizzazione motoria comporta l’orchestrazione del movimento realizzata con un piano e con uno scopo ed appropriata al contesto. L’organizzazione di diversi aspetti della capacità motoria sostiene la coordinazione, incluso il tono muscolare, la fluidità del movimento, la pianificazione motoria, e il controllo motorio. Il tono muscolare e la fluidità del movimento influiscono sia sulla confidenza nel proprio corpo che sulla facilità di muoversi nell’ambiente. La pianificazione motoria comprende l’anticipazione e la messa in sequenza di specifici movimenti necessari per eseguire attività. Il controllo motorio implica l’iniziare e il terminare atti motori e modulare la loro intensità (Boeri L., 2016).

L’inibizione alla diffusione dello stimolo ad altre parti corporee è un processo di lunga maturazione nel percorso evolutivo, influenzato anche dall’ambiente e dalle caratteristiche personali di sensibilità emotiva (stile psicomotorio), che facilmente si presenta anche nell’età adulta ogni volta che si inizia una nuova attività motoria mai svolta prima, per esempio la diffusione tonica del bambino ai primi impegni per apprendere la scrittura. Risulta pertanto necessario tenere in considerazione, oltre al fisiologico processo evolutivo, anche il livello emozionale del momento e le caratteristiche tonico-emotive personali.

Un adeguato processo d’inibizione alla diffusione dello stimolo apre la possibilità di strutturare il processo dell’integrazione somatica.

La limitazione della diffusione dello stimolo è fondamentale per l’organizzazione di sinergie motorie alle parti somatiche non comandate intenzionalmente; sinergie atte a svolgere funzioni di aiuto per una migliore resa dello schema motorio volontario. Questi schemi di aiuto sono detti sinergismi d’utilità e compaiono nel corso evolutivo man mano che si risolve la limitazione alla diffusione dello stimolo. L’innesto dei vari sinergismi avviene con progressione nel corso evolutivo ed è finalizzato ad ottenere il migliore risultato possibile.

In merito alle competenze motorio-prassiche, consideriamo lo sviluppo di tali abilità a partire dai 3 anni, considerandole nella loro accezione di comportamenti motori funzionali alle competenze adattive e sociali. Il bambino apprende strategie motorie sempre più efficaci, che vengono selezionate a seguito di esperienze motorie favorevoli. Le sequenze motorie inefficaci verranno abbandonate a favore di quelle risultate efficaci.

In altre parole ci riferiamo alla prassia come un’azione composta da procedure funzionali all’adattamento del soggetto al contesto, secondo lo sviluppo delle competenze di coordinazione grosso-motoria e fino-motoria.

In questo capitolo si prenderà visione dello sviluppo motorio fisiologico del bambino di età compresa tra 3 e 6 anni (fascia d’età dei pazienti in studio ai quali fa riferimento questa tesi).

 

Coordinazioni Cinetiche Semplici

Fra i 3 e i 6 anni il bambino ha ormai raggiunto delle buone competenze motorie di base, soprattutto per quanto riguarda le Coordinazioni Cinetiche Semplici, attività motorie globali a corpo libero che non richiedono un particolare sforzo muscolare né un adattamento specifico allo spazio esterno. La loro funzione adattiva è quella dello spostamento attraverso lo spazio per raggiungere una persona, un luogo, un oggetto, o compiute per il puro piacere cinestetico. Esse sono:

  • Strisciare
  • Rotolare
  • Andatura a elefante
  • Rotazione da seduto
  • Cammino sulle ginocchia
  • Marcia
  • Corsa

A 3-4 anni il bambino usa sempre di più gli spostamenti in stazione eretta: impara a correre, a frenare, a cambiare direzione, non piega più le ginocchia per raccogliere un oggetto ed è capace di camminare in linea retta senza perdere l’equilibrio.

A questa età difficilmente un bambino esegue le coordinazioni semplici dietro richiesta, mentre ne accetta più volentieri la condivisione imitando un partner, oppure la realizza sotto forma spontanea.

Dai 4 ai 6 anni il bambino perfeziona la qualità motoria delle coordinazioni, poiché ormai le possiede tutte. È in grado di modificarne la velocità, l’energia muscolare e l’ampiezza, a seconda dei contesti ambientali in cui si trova (Orsini N., 2016).

A questa età diventa possibile associare le coordinazioni semplici ad un ritmo, e diventano movimenti intenzionali e non solo spontanei, permettendo un controllo autonomo sull’attivazione e sull’inibizione motorie volontarie con la capacità di rispondere a comandi come “Vai! Fermati”.

Ci concentriamo adesso sulla descrizione di pattern motori complessi che vengono acquisiti in particolare nella fascia d’età 3-6 anni, e che sono caratteristiche della vita di relazione e del contesto sociale in cui il bambino è costantemente immerso.

 

Coordinazioni Cinetiche Complesse

Le Coordinazioni Cinetiche Complesse sono attività a corpo libero o con la presenza di un oggetto che richiedono un buon equilibrio dinamico e una certa forza muscolare.

Rispetto alle Coordinazioni semplici la loro funzione adattiva sembra essere maggiormente ludica, ginnico-sportiva.

Lo sforzo motorio caratteristico richiede una certa “ambizione motoria” dei soggetti e quindi una maggior intenzionalità rispetto alle coordinazioni precedenti.

Possiamo situare l’inizio delle Coordinazioni Complesse nel terzo anno di vita, quando il bambino cerca di saltare a piedi pari e di camminare in punta di piedi.

  • Salita e discesa delle scale
  • Triciclo e bicicletta
  • Salti
  • Abilità natatorie

Salita delle scale

3 anni: sale autonomamente le scale senza sostegno e alternando i piedi come un adulto (poggia un solo piede per ogni gradino), può portare con sé anche un oggetto.

4 anni: sale le scale da solo alternando i piedi, sia camminando sia correndo.

Discesa delle scale

3 anni: scende le scale poggiando ancora entrambi i piedi sullo stesso gradino, con o senza sostegno monomanuale.

4 anni: scende le scale autonomamente alternando i piedi come un adulto (poggiando solo un piede per ogni gradino)

5 anni: scende le scale come un adulto, sia a velocità normale sia correndo (Sheridan, 2005).

Triciclo e Bicicletta

Fino ai 3 – 4 anni il bambino si muoverà nel noto triciclo, più stabile e sicuro della bicicletta ma anche più lento e meno maneggevole. Infatti il triciclo non richiede al bambino la stabilità e l’equilibrio che pretende la bicicletta.

Il triciclo è però una tappa importante e rappresenta un prerequisito fondamentale perché trasmette al bambino tutti i principi che gli serviranno dopo per guidare bene la bicicletta.

Tali prerequisiti fondamentali sono:

  • Acquisizione della pedalata, caratterizzata da un pattern di atti motori in sequenza: alternanza della spinta degli arti inferiori verso il basso e verso avanti.
  • Mantenimento dell’equilibrio e di un buon controllo del tronco.
  • Controllo del manubrio per cambiare direzione: Integrazione oculo-motoria attraverso il controllo simultaneo degli arti superiori e della vista.
  • Pedalare con più forza per acquistare velocità: attraverso la modulazione e regolazione tonica.
  • Misurare le distanze e gli spazi, attraverso il controllo e l’integrazione visuo-spaziale.

A 4 anni circa il bambino può iniziare a utilizzare la bicicletta: essa permette l’esplorazione di spazi più ampi ed è una “conquista di libertà” per il bambino.

A 4 anni il bambino inizia ad andare su una bicicletta munita di rotelline laterali, esse sono necessarie per la stabilità del mezzo e sono fondamentali in quanto il bambino ancora non sa mantenersi in equilibrio.

Quando il bambino usa una bicicletta con rotelle la sua “attività ciclistica” non si allontana molto da quella praticata con il triciclo, perché non è necessario gestire l’equilibrio del mezzo, nè considerarne la stabilità nelle differenti condizioni di guida.

L’attività prevalente è ancora la pedalata, frenare e misurare gli spazi, le distanze e la velocità.

E’ essenziale passare attraverso l’uso della bicicletta con rotelle per arrivare dal triciclo alla bicicletta ordinaria, ciò perchè, prima di procedere all’eliminazione delle rotelline, è ovvio che il bambino deve avere già acquisito padronanza e controllo di un mezzo più grande e diverso dal precedente.

A 5 – 6 anni il bambino può iniziare a togliere le rotelle e acquisire la capacità di andare in bicicletta.

Il sellino della bicicletta deve essere posizionato ad un’altezza tale da poter permettere al bambino di toccare con i piedi per terra ed assumere una corretta postura, comoda alla pedalata.

Salti

Il salto a piedi pari segna l’inizio delle Coordinazioni Complesse, e inizia ad essere sperimentato in un bambino di 3 anni, anche se il bambino dedica molto tempo a saltare negli anni successivi, soprattutto tra i 4 e i 6 anni. Saltare sul posto è un’attività tonico-motoria globale che richiede una certa forza, e un equilibrio sufficiente, che a questa età è ancora in via di sviluppo.

Bisogna considerare anche l’aspetto legato al ritmo, perché la ripetizione del salto implica una regolarità dell’attività nel tempo.

I salti possono distinguersi in:

  • salto sul posto
  • salto da un piano sopraelevato a terra
  • salto di un ostacolo
  • salto in lungo

Saltare avanzando implica una maggiore coordinazione gambe-tronco-braccia con degli riequilibri continui in avanti e all’indietro.

Inizialmente dopo i 2 anni il bambino imita le pose della coordinazione (flessione del corpo, attesa e rapida estensione), senza stacco dal suolo, ma solo con estensione e sollevamento sulle punte dei piedi

A 3 anni il bambino, acquisendo la fase di volo, salta a piedi uniti da un piano sopraelevato da terra di altezza di 30 cm e se aiutato anche fino a 70 cm.

A 4 anni la forza e la coordinazione tonico-motoria dei bambini sono ancora poco sviluppate, si muovono tutti di un pezzo, i salti sul posto sono molto irregolari, con scarso decollo. Sa fare un salto in lungo prendendo la rincorsa.

A 5 anni migliora la forza e l’equilibrio e grazie all’inizio di una possibile dissociazione i salti risultano più fluidi, ed esegue correttamente un salto in lungo.

A 6 anni la regolarità dei salti è acquisita, il bambino salta in modo corretto e fluente sul posto e riesce a superare ostacoli di 20 cm.

Salto monopodalico: la forza e l’equilibrio necessari sono maggiori se si tratta di saltare su un solo piede. Interviene, inoltre, un inizio di dissociazione, perché il movimento viene inibito da un lato.

A 3 anni non è ancora pronto per saltare su un piede solo, ma inizia in posizione eretta a mantenere l’equilibrio monopodalico per qualche secondo.

A 4 anni l’equilibrio è ancora instabile, quindi la possibilità di saltare su un piede è ancora abbozzata, inizia solamente a saltellare.

A 5 anni l’equilibrio migliora e la dissociazione comincia ad essere possibile: il bambino ha ancora delle difficoltà ma può già saltare su un piede, soltanto su uno dei due.

A 6 anni si possono notare rilevanti miglioramenti sulla dissociazione, in quanto i movimenti sono meno globali, e i differenti segmenti corporei acquistano più autonomia. Inoltre l’equilibrio è molto migliorato, tanto che il salto monopodalico può essere eseguito su entrambi i piedi, anche se spesso si osserva una differenza qualitativa.

Il salto alternato consiste nel divaricare e chiudere alternativamente le gambe. Questo è presente nel bambino di 4 anni, ma viene eseguito correttamente a 5 anni perché la dissociazione e il controllo dei segmenti corporei sono maggiormente automatizzati.

Abilità Natatorie

Lo sviluppo del bambino comincia in un ambiente acquatico, quello intrauterino: questa esperienza lascia nel piccolo tracce mnesiche sensoriali ben precise, che vanno da un primo periodo definito “senza limiti”, a un momento di “contenimento”, nel quale il feto ha la possibilità di toccare i confini di quello che è l’utero materno, fino ad arrivare ad una fase “di confronto”, dove il contenitore non è più così grande come nelle fasi precedenti. Il bambino pertanto deve attuare un adattamento al corpo della madre, e proprio in questa circostanza inizia ad acquisire un gran numero di informazioni sensoriali e stimolazioni muscolari che gli permetteranno successivamente di vivere nel mondo esterno.

Dopo la nascita l’acqua offre percezioni completamente diverse del corpo e dei suoi limiti, della sua unità, del “dentro e fuori”, ma anche del calore, dell’assetto tonico e del controllo del movimento sollecitando simmetricamente il corpo, creando una sensazione di equilibrio che ci permette così di scoprire il piacere legato al movimento.

Nell’ambiente acqua vengono alterati gli aspetti percettivo-sensoriali; si riduce relativamente il peso corporeo e quindi si ha una minore azione di contatto dei capi articolari e quindi una modificazione delle informazioni propriocettive, mentre si ha una situazione di stimolazione della sensibilità esterocettiva molto maggiore per il continuo contatto tra pelle e acqua.

Infatti, nell’acqua, cambiano le dinamiche di relazione, di equilibrio, di spostamento nello spazio e le dinamiche di percezione, poiché le sensazioni che si generano attraverso il contatto corporeo con l’aria sono molto diverse rispetto a quelle che si generano con l’acqua.

Essa permette di accorciare le distanze tra le persone e stimola l'interesse per nuovi apprendimenti (Skinner & Thomson, 1985).

Giocando con il proprio corpo in acqua si sperimentano tutte le possibilità di equilibrio, movimento, direzione, propulsione, contatto, respirazione.

Da qui si deduce quanto sia importante il nuoto neonatale, per poter prolungare la familiarità del bambino con quello che fino a poco tempo fa era il suo habitat naturale e per lavorare sul suo sviluppo psico-motorio.

Attraverso il nuoto neonatale infatti il bambino ha la possibilità di muoversi in piena autonomia.

Un bambino di 6 mesi si adatta molto più facilmente all’ambiente acquatico rispetto ad un bambino che ha 3 anni, in quanto la paura dell’acqua cresce con l’aumentare del tempo in cui il bambino viene tenuto lontano da essa.

Inoltre attraverso il nuoto neonatale:

  • il bambino ottiene uno stimolo alle sue emozioni e alle sue percezioni
  • il bambino scopre nuovi schemi di postura;
  • il bambino acquisisce un maggior controllo della respirazione
  • aumenta la fiducia in se stessi e la capacità di apprendimento.

Le abilità sopra descritte vengono ulteriormente integrate con altre Coordinazioni Cinetiche molto importanti, che ci consentono di adattare il nostro corpo in movimento alle varie situazioni che il contesto ci offre e che sono le Coordinazioni Oculo-Motorie e Oculo-Manuali.

 

Coordinazioni Oculo-Motorie

Sono attività motorie di spostamento (coordinazioni semplici o complesse) o di posizione (posture) che richiedono un continuo accomodamento del corpo allo spazio esterno, grazie al controllo visivo costante. Esse richiedono una fine regolazione tonica e la capacità cognitiva di progettare l’azione (valutazione delle distanze e tempi di reazione). Il controllo motorio in questo caso è reso possibile da un’esplorazione visiva costante e intenzionale. Infatti il controllo visivo sull’ambiente si rende necessario appena il bambino inizia a spostarsi, deve tenere conto della presenza degli oggetti da superare, senza urtarli. L’integrazione tra vista e movimento diventa possibile solo quando il bambino è liberato dall’impegno neuromotorio e di controllo dell’equilibrio (Wille & Ambrosini, 2008).


Coordinazioni Oculo-Manuali

La Coordinazione Oculo-Manuale invece implica movimenti degli arti superiori integrati ad un controllo visivo continuo sullo spazio statico e dinamico; esse coinvolgono la postura e gli spostamenti del corpo in quanto supporti tonici che facilitano la realizzazione degli atti.

Tra queste abilità prendiamo visione dello sviluppo fisiologico di alcune attività con la palla, quest’ultima considerata come strumento che permetta l’integrazione tra il mantenimento di una postura che garantisca immobilità, il perfetto allineamento tra occhio e punto da mirare, l’equilibrio dinamico.

In queste attività entrano in gioco praticamente tutti i sensi:

  • Vista: per focalizzare, inseguire l’oggetto (palla)
  • Udito: il rumore informa circa il punto della traiettoria in cui si trova la palla
  • Tatto: il contatto palmare con la palla stimola le dita della mano a serrarsi intorno ad essa
  • Senso cinestetico: valutazione della forza necessaria, modulazione e controllo della posizione degli arti
  • Equilibrio

Tra le abilità con la palla approfondiamo le seguenti:

  • Lancio/Ricezione della palla con le mani
  • Lancio/Ricezione della palla con i piedi
  • Tiro al bersaglio
  • Palleggio

Lancio della Palla con le mani

Mentre il “lanciare” è un movimento attivo diretto nello spazio grande che richiede maggior integrazione posturale, e può essere diretto in qualsiasi direzione, il “tirare” è un movimento finalizzato per uno scopo, verso un luogo preciso.

Il lanciare si manifesta la prima volta nel lattante, quando dondola una mano appesantita da un oggetto e cerca forze centrifughe che lo spingano fuori dalla sua mano. Queste azioni balistiche, apparentemente casuali assumono una qualità controllata e raffinata nel 3° e 4° anno di vita.

A 12 mesi il bambino dedica molto tempo a far cadere gli oggetti a terra per esplorare la traiettoria e il rumore che producono; il bambino impara a “buttare” tramite un movimento più attivo caratterizzato da un lieve sollevamento dell’arto superiore individuando una zona dello spazio come punto di arrivo dell’oggetto, ma non è ancora presente la coordinazione tra i movimenti fini delle dita e il movimento di estensione più globale del braccio.

A questa età il bambino può far rotolare la palla o lanciarla, ma le attività di lancio sono ancora fuse con quelle di spostamento globale, tanto che la traiettoria è di solito sbagliata, ma migliora verso i 2 anni (Wille & Ambrosini, 2008).

A 2 anni il bambino “spinge” la palla lungo il pavimento e durante scambi condivisi con il partner è il grado di rimandarla all’altro. Le spinte iniziali generalmente sono bimanuali.

I primi schemi di lancio partono con gli arti superiori estesi lungo il tronco, la palla tenuta tra le mani all’altezza delle ginocchia e il tronco leggermente flesso; il lancio viene effettuato con una rapida flessione degli arti a livello dell’articolazione della spalla a cui spesso nelle prime fasi dell’apprendimento si associa una estensione del rachide (lancio dal basso a due mani).

Questo tipo di lancio tende a proiettare la palla verso l’alto, pertanto risulta meno preciso, ma anche più semplice da realizzare.

Dai 3 ai 6 anni si assiste a una costante evoluzione della modalità di lancio, ma i movimenti degli arti superiori sono ancora globali, bimanuali.

Il secondo tipo di lancio più evoluto a partire dai 3 anni viene preparato portando gli arti superiori al di sopra del capo, segue una rapida proiezione degli arti in avanti (lancio dall’alto a due mani) a cui spesso, nelle prime fasi di apprendimento, si associa una flessione del rachide che può determinare scompensi gravitari che richiedono un adattamento. La flessione del rachide può essere determinata da due fattori spesso compresenti: la proiezione degli arti estesi oltre la nuca facilita una spontanea estensione del rachide che richiederà il passaggio in flessione; la volontà di lanciare con forza innescherà il rinforzo flessorio del rachide.

Nelle prime fasi di apprendimento il lancio viene fatto con la posizione di partenza a piedi uniti (lancio a due mani dall’alto, primo schema) ed è frequente assistere a un piccolo salto che accompagna il lancio. Questa modalità si riscontra facilmente se il bambino, per imprimere maggiore caricamento, porta la palla dietro la nuca.
Proseguendo le esperienze, verso il 3°- 4° anno, il bambino si prepara al lancio con un piede davanti all’altro, posizione che permette ugualmente l’estensione del rachide, ma che compensa in buona parte la possibilità di un eccesso di flessione del rachide nell’esecuzione, in quanto il piede posteriore tende a limitare la flessione del tronco e a frenare l’energia cinetica (lancio a due mani dall’alto, secondo schema).

A 3 anni inoltre il bambino inizia ad usare le dita di entrambe le mani per guidare la traiettoria della palla durante il lancio.

A 4-5 anni c’è una maggior partecipazione del tronco, preparandosi posturalmente al tiro, di solito usando il piede come fulcro per tirare, e l’inizio della lateralizzazione del gesto: il bambino lancia con entrambe le mani, però tendenzialmente a destra o sinistra in base alla sua dominanza laterale. La traiettoria, dunque, risulta dritta, ma c’è ancora poco controllo sull’altezza.

A questa età se la palla è abbastanza piccola può venir lanciata con una sola mano in diversi modi, con l’arto superiore tenuto rigido e teso al gomito, e l’azione avviene principalmente dalla spalla.

A 6 anni il bambino inizia il lancio con una sola mano. Durante il lancio alcuni bambini possono già accompagnare lo spostamento del peso in avanti con un passo compiuto dal piede omolaterale all’arto superiore che lancia (Crosti et al, 1988).

Ricezione della Palla con le mani

Le modalità di ricezione sono influenzate dall’integrazione di vari aspetti:

  • la postura
  • il tipo di lancio della palla
  • la forza e la distanza dalla quale viene tirata la palla al bambino
  • le caratteristiche della palla (grandezza, peso).

Anche la ricezione della palla segue uno sviluppo evolutivo, nel quale inizialmente il bambino non riesce a dirigere contemporaneamente l’attenzione sull’oggetto esterno e sullo spostamento del suo corpo; inizialmente deve prestare attenzione ai propri piedi e alle proprie mani, mentre tenta di acchiappare la palla, mentre successivamente l’attenzione può essere rivolta all’oggetto che è in arrivo

Inizialmente intorno ai 2 anni si possono proporre attività di immobilizzazione dell’oggetto fatto rotolare per terra e tirato frontalmente al bambino seduto con le bambe abdotte.

I primi tentativi di ricezione della palla si possono notare verso i 3 anni con gli avambracci semi-flessi, supinati, le mani tra loro a contatto e con i palmi rivolti verso l’alto, le braccia addotte e adese al tronco (primo schema di afferramento a canestro). A questa età il bambino aspetta che la palla cada sui suoi arti per poi tentare la chiusura degli avambracci contro il proprio petto, azione che interviene spesso con una certa latenza e spesso con risultato negativo, anticipando ed esagerando il gesto di trattenere la palla. Se il lancio da parte dell’adulto risulta preciso, non eccessivamente veloce o forte, il bambino è il grado di trattenerla.

Verso i 4-5 anni la postura di attesa è similare, ma le braccia sono adese alla linea ascellare o lievemente flesse, gli avambracci sono in una posizione intermedia tra la pronazione e la supinazione in modo tale che le palme delle mani si guardano e sono ad una certa distanza tra loro (secondo schema di afferramento). Questa postura prepara la presa della palla di medie dimensioni con le mani e non più con la chiusura a canestro, fino a una distanza di 2 metri. Con tale modalità è possibile l’intervento attivo di adattamento del movimento al tragitto della palla, permesso dal processo d’integrazione con il feed-back visivo.

A questa età non riesce ancora ad afferrare una palla piccola.

A 5 anni la palla viene trattenuta in modo più distale, con i gomiti estesi. Riesce anche ad afferrare una piccola palla da tennis se viene lanciata dolcemente e precisa, sempre a una distanza di 2 metri.

Negli anni successivi, 6-7 anni, il bambino attende la palla senza una postura preparatoria ed esegue il movimento di afferramento in tempo utile all’arrivo della palla (terzo schema di afferramento). Riesce a trattenere una palla che gli viene lanciata ad una distanza maggiore (fino a 6 metri), ma bisogna aspettare ancora fino a 7 anni perché riesca a bloccarla usando solamente le mani (Crosti et al, 1988).

Si ricorda inoltre che le attività con la palla invogliano il bambino a giocare con gli altri; la palla ha infatti una forte funzione socializzante. La ricezione e il lancio della palla rappresentano quindi le premesse per il gioco con uno o più partner, in cui queste due componenti sono sempre integrate tra loro.

Lancio/Ricezione della palla con i piedi

Il bambino è in grado di calciare in modo efficace la palla quando sono sviluppati e automatizzati i seguenti prerequisiti:

  • Coordinazione visiva: il bambino grazie al suo sistema visivo individua la posizione della palla ferma o in movimento integrandolo con aspetti di coordinazione motoria.
  • Coordinazione motoria e equilibrio: il bambino deve essere in grado di ruotare il tronco per rivolgersi nella giusta direzione, dissociare gli arti inferiori e rimanere in equilibrio su un solo piede nel momento in cui ferma la palla con il piede e la colpisce.
  • Competenze spazio-temporali: il bambino deve saper valutare le profondità e distanza tra sé e la palla o tra sé e l’altro, ma anche l’intensità del calcio, la velocità e la direzione della palla.

I primi calci compaiono in genere a 2 anni, a volte anche dopo 4-5 mesi dall’inizio della deambulazione, e vengono realizzati con un passo allungato e senza caricamento dell’arto che calcia (primo schema del calcio o passo allungato), e spesso può inciampare.

A 30 mesi calcia con poca forza e non riesce ancora a direzionarla.

A 3 anni, invece, il bambino si prepara al calcio con il caricamento: l’arto scelto per l’esecuzione ha la gamba in flessione, mentre il mantenimento dell’equilibrio viene svolto dall’arto controlaterale. La gamba si estende e lancia la palla, il piede che ha calciato contatta il suolo anteriormente al controlaterale. In questa fase gli arti superiori possono essere proiettati in avanti o posteriormente e non sono ancora in grado di partecipare in modo sinergico (secondo schema del calcio). Frequente è la flessione del tronco, e di facile riscontro è la presenza di un saltello finale.

Verso i 4-5 anni iniziano a comparire i primi sinergismi d’utilità costituiti dalla proiezione in avanti dell’arto superiore controlaterale al calcio (terzo schema del lancio), per bilanciare l’energia cinetica che facilmente, se la forza impressa è intensa, determinerebbe una rotazione del corpo sul perno rappresentato dal piede in appoggio al terreno (Coppo et al, 1995).

Tiro al Bersaglio

L’azione del “tirare” risulta complessa in quanto è definita come un movimento attivo, ma finalizzato verso un luogo preciso. Tale abilità richiede un’integrazione di competenze visive, motorie e di controllo dell’atto motorio.

È verso i 4/5 anni che il bambino riesce a dirigere la sua attenzione verso il luogo in cui tirare, attraverso semplici esercizi di mira, come dentro un contenitore o verso un oggetto da far cadere (Wille & Ambrosini, 2008).

Palleggio

Mentre il “lanciare” consiste in un movimento attivo rivolto all’ambiente in cui non ha importanza l’immediata ricezione dell’oggetto, il “palleggio” è un lancio eseguito in funzione di una breve e immediata ricezione. Questo atto richiede un buon controllo della forza con cui battere la palla a terra.

Questa abilità viene acquisita nel bambino un po’ più grande, intorno ai 4 anni di età, in cui il bambino inizia a palleggiare, ma con il busto piegato in avanti a causa dell’insufficiente forza con cui colpisce la palla.

A 5-6 anni il bambino è in grado di palleggiare con una sola mano, ma con il tronco ancora chino in avanti (Wille & Ambrosini, 2008).

Imitazione Di Sequenze Motorie

Secondo le neuroscienze l’imitazione viene considerato un comportamento innato, che presuppone il funzionamento di un meccanismo neurale semplice, individuabile nel sistema dei neuroni specchio.

Il bambino, prima di imitare sequenze motorie e gesti che possono essere messi in atto in una canzoncina dell’infanzia, acquisisce tutta una serie di capacità imitative, che partono dalla comparsa di schemi imitativi precoci (presenti fin dalla nascita), fino all’imitazione di espressioni facciali a 2 mesi, o di gesti codificati a 8-9 mesi (per esempio ciao ciao, manda bacio).

L’imitazione di gesti non codificati avviene circa a 24 mesi, quando il bambino riesce ad imitare 3 o 4 movimenti semplici in sequenza (Gison et al, 2012).

Coordinazioni cinetiche semplici

ABILITA’

ETA’

CARATTERISTICHE

Striscio

4-6 mesi

Il bambino in posizione prona avanza spostandosi sugli avambracci. A 6 mesi lo svincolo della pelvi permette un allungamento dei flessori d’anca controlaterali all’arto avanzato

9 mesi

Il bambino striscia con schema crociato

Rotolamento

2-4 mesi

Il bambino è in grado di passare dalla posizione prona a quella supina

3-5 mesi

Il bambino passa anche da supino a prono

Rotazione del tronco

8 mesi

Dalla posizione seduta il bambino compie rotazioni del tronco per esplorare l’ambiente circostante

Quadrupedia

8 mesi

Il bambino cammina carponi sulle mani e sulle ginocchia

Andatura a elefante

10 mesi

Il bambino cammina carponi sulle mani e sui piedi

Cammino

10 mesi

Il bambino mantiene la posizione eretta e la raggiunge arrampicandosi agli opportuni sostegni e inizia a spostarsi lateralmente ricercando un appoggio (navigazione costiera)

12 mesi

Deambulazione autonoma, senza sostegno:
•base d’appoggio larga
•arti superiore a guardia alta
•cammino rigido
•frenata con avampiede e non con il tallone
•pattern locomotore tendenzialmente flesso

15 mesi

Il bambino sa raggiungere la posizione eretta da solo

24 mesi

Il bambino cammina in linea retta con un buon equilibrio:
•arti superiori abbassati
•incostante frenata del tallone
•permane il pattern locomotorio in flessione, ma comincia a presentare l’onda di recupero estensorio successiva alla fase di accettazione del carico

36 mesi

Il bambino ha raggiunto un cammino di transizione e l’equilibrio è ormai stabile:
•sempre elevate cadenza e velocità
•arti superiori in alternanza reciproca
•singolo appoggio monopodalico ridotto rispetto all’adulto
•frenata di tallone
•lo schema locomotorio definitivo è ormai maturo

7 anni

Il bambino presenta una completa maturazione dell’intero sistema neuromotorio:
•l’incremento della lunghezza del passo comporta la riduzione della cadenza
•il singolo appoggio monopodalico è sovrapponibile all’adulto
•lo schema locomotorio globale assume le caratteristiche dell’adulto

Corsa

2 anni

La corsa non è ancora ben distinta dalla marcia. Il corpo viene tenuto in avanti e sono presenti scarsi movimenti pendolari degli arti superiori.

3 anni

Con l’aumentare della fase di volo la marcia si trasforma in corsa vera e propria.

3-4 anni

Il bambino impara a correre con schema crociato, frena, cambia direzione

Tabella 1: Coordinazioni cinetiche semplici

 

Coordinazioni cinetiche complesse

ABILITA’

ETA’

CARATTERISTICHE

Salita delle scale

18 mesi

Sale le scale con il supporto dell’adulto o arrampicandosi a carponi

24 mesi

Sale le scale con sostegno e con due piedi per ogni gradino

30 mesi

Sale le scale da solo senza sostegno con due piedi per ogni gradino

3 anni

Sale autonomamente le scale senza sostegno e alternando i piedi come un adulto

4 anni

Sale le scale da solo alternando i piedi, sia camminando sia correndo.

Discesa delle scale

3 anni

Scende le scale poggiando ancora entrambi i piedi sullo stesso gradino, con o senza sostegno

4 anni

Scende le scale autonomamente alternando i piedi come un adulto

5 anni

Scende le scale come un adulto, sia a velocità normale sia correndo

Salto a piedi pari

Dai 2 anni

Imita le pose della coordinazione senza stacco dal suolo

3 anni

Salta a piedi uniti da un piano sopraelevato da terra di altezza di 30 cm

4 anni

I salti sul posto sono molto irregolari, con scarso decollo. Sa fare un salto in lungo prendendo la rincorsa.

5 anni

I salti risultano più fluidi, ed esegue correttamente un salto in lungo.

6 anni

Il bambino salta in modo corretto e fluente sul posto e riesce a superare ostacoli di 20 cm.

Salto monopodalico

3 anni

Inizia in posizione eretta a mantenere l’equilibrio monopodalico per qualche secondo.

4 anni

Inizia solamente a saltellare.

5 anni

Il bambino ha ancora delle difficoltà ma può già saltare su un piede, soltanto su uno dei due.

6 anni

Il salto monopodalico può essere eseguito su entrambi i piedi, anche se spesso si osserva una differenza qualitativa.

Salto alternato

4 anni

Inizia a divaricare e chiudere alternativamente le gambe

5 anni

Il controllo e la dissociazione sono maggiormente automatizzati

Triciclo

2 anni

Il bambino inizia a salire sul triciclo ma procede spingendosi con i piedi a terra, inizia a manovrarlo

 

3 anni

Il bambino inizia a pedalare e ad acquisire i prerequisiti necessari per la bicicletta, sa manovrarlo per fare curve larghe.

 

4 anni

Il bambino è ormai un esperto guidatore, compie curve strette e inversioni a U.

Bicicletta

4 anni

Il bambino inizia ad andare in bicicletta utilizzando le rotelle laterali

 

5-6 anni

Il bambino va in bicicletta senza rotelle

Abilità natatorie

Età non fisiologicamente identificabile dati gli input ambientali e famigliari

 

Tabella 2: Coordinazioni cinetiche complesse.

 

Coordinazioni oculo-manuali

Lancio della palla

10 mesi

Tiene la palla in mano e la lascia andare senza far riferimento all’interlocutore.

12 mesi

Fa rotolare la palla o la lancia con una traiettoria scorretta

2 anni

Migliora la coordinazione del lancio ma la traiettoria non è ancora corretta

3 anni

La traiettoria del lancio migliora nuovamente in quanto utilizza le dita per fornire alla palla la giusta direzione

4-5 anni

La traiettoria è dritta, partecipa maggiormente il tronco e il piede dominante viene utilizzato da fulcro. Lancia la palla con entrambe le mani.

6 anni

Inizia il lancio con una sola mano

8 anni

Il lancio risulta maturo, con una buona integrazione tra tronco, arti superiori e inferiori

Ricezione della palla

12 mesi

Ferma la palla se arriva frontalmente, molto piano, mentre rotola a terra

3 anni

Il bambino tende le mani aperte in avanti in modo rigido e anticipa esageratamente il gesto di trattenere la palla. Se gli viene lanciata in modo preciso riesce a trattenere la palla tra avambracci e petto

4-5 anni

Riceve la palla piegando i gomiti, e progressivamente trattiene una palla di piccole dimensioni se lanciata con dolcezza

6 anni

Il bambino riceve la palla trattenendola contro il petto

7 anni

Riceve la palla con il solo utilizzo delle mani

8 anni

Trattiene una palla da tennis con entrambe le mani con presa con il palmo rivolto verso il basso e muove il corpo per intercettare palle piccole.

Calcio

2 anni

Inizia a calciare la palla, ma spesso può inciampare

30 mesi

Calcia con poca forza e non riesce ancora a direzionarla

3 anni

Calcia con forza

Palleggio

4 anni

Inizia a palleggiare con due mani con il tronco rigido flesso in avanti

5-6 anni

È capace a palleggiare con una sola mano, ma il tronco sempre un po’ chino in avanti

7 anni

Palleggia con una sola mano, ma è in grado di utilizzarle entrambe; migliore è la prestazione con la mano dominante

8-9 anni

Palleggia bene sia con la mano dominante che con quella non dominante, anche a battuta alternata

Tabella 3: Coordinazioni oculo-manuali.

 

Indice

 
 
PREMESSA, ABSTRACT E INTRODUZIONE
 
  1. Lo sviluppo motorio dai 3 ai 6 anni: Coordinazioni Cinetiche Semplici; Coordinazioni Cinetiche Complesse; Coordinazioni Oculo-Motorie; Coordinazioni Oculo-Manuali.
  2. Test per la Valutazione Motoria: BAYLEY-III (Bayley Scales Of Infant And Toddler Development - Third Edition); GMDS–ER (Griffiths Mental Developmental Scales); M-ABC (Movement Assessment Battery for Children); BOT-2 (Bruininks-Oseretzky Test of Motor Proficiency, Second Edition); APCM – 2 (Abilità prassiche e della Coordinazione Motoria, 2° Edizione); TGMD–2 (Test of Gross Motor Development–Second Edition); GOAL (Goal-Oriented Assessment of Lifeskills); SCALA METRICA DI OSERETZKY E GUILMAN; PDMS-2 (Peabody Developmental Motor Scales, Second Edition)
  3. Profili di Sviluppo Motorio nello Sviluppo Atipico: Disturbi dello Spettro dell’Autismo; Disabilità Intellettiva; Disturbo specifico del Linguaggio.
  4. Descrizione del lavoro e Casistica: Materiale e metodo di valutazione; Risultati ottenuti alla valutazione a T0; Discussione dei risultati a T0, obiettivi e metodologia di intervento;
    1. Trattamento neuropsicomotorio: Introduzione: Trattamenti individuali o in piccolo gruppo, Coordinazione generale, Ritmo, corsa, inibizione e controllo, Equilibrio, Coordinazioni oculo-manuali; Psicomotricità in acqua; Trattamento estivo intensivo; Risultati alla rivalutazione a T1 e confronto con T0.
 
CONCLUSIONI
 
BIBLIOGRAFIA
 

Tesi di Laurea di: Chiara MONDINI