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Questa tesi si pone l’obiettivo, attraverso l’intervento neuropsicomotorio in bambini con Disturbi dello Spettro Autistico, di mostrare come insegnare l’utilizzo di un sistema di comunicazione aumentativa alternativa a questi bambini possa andare ad incidere positivamente sia sullo sviluppo della comunicazione sia sui comportamenti problema: nel mio studio sono compresi 8 bambini con DSA presi in carico presso il centro “Boggiano Pico” tutti utilizzanti il sistema di comunicazione PECS.

Inoltre, si è cercato di dimostrare che portando avanti in parallelo al PECS un lavoro sistematico sulle prassie, lavorando molto sul potenziamento della flessibilità e impostando il trattamento del bambino sulla base del suo profilo sensoriale, si possono fornire a lui i mezzi per adattarsi alle varie situazioni della vita quotidiana, andando a ridurre i comportamenti problema generati da frustrazione, rigidità e mancata comprensione delle situazioni.

Nei casi clinici di Disturbi dello Spettro Autistico in cui le difficoltà comunicative sono uno dei criteri diagnostici, è fondamentale intervenire in merito a queste problematiche.

Come dimostrato ampiamente in letteratura, tra le diverse proposte riabilitative la Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) e le Strategie Visive sono considerate tra le metodologie più efficaci per sopperire al deficit comunicativo di soggetti con bisogni educativi speciali.

Essendo la comunicazione (intesa nella sua componente espressiva e di comprensione) fondamentale per la relazione con l’altro, non si può iniziare un trattamento senza avere individuato un canale comunicativo adeguato con il bambino.

Da qui l’importanza dell’utilizzo del PECS per permettere al bambino di comunicare e per dargli il tempo necessario perché inizi ad uscire il linguaggio vocale ove possibile.

La letteratura dimostra che i comportamenti problema non derivano solo da problemi comunicativi, ma possono essere scatenati anche da problematiche relative all’integrazione e all’elaborazione sensoriale. Ecco perché ho ritenuto importante utilizzare la Sensory Profile Checklist – Revised (Bogdashina, 2011) per comprendere il profilo sensoriale di ogni bambino e poter iniziare un trattamento.

Una volta chiaro il quadro generale del bambino ho deciso di concentrare il lavoro sulle prassie per un tempo prestabilito di ogni seduta: questo per permettere ai bambini di acquisire abilità non solo motorie, ma anche cognitive, utili per la vita di tutti i giorni e per fornire loro maggiori possibilità di gioco, inteso anche come mezzo per potenziare la comunicazione, la simbolizzazione e più in generale il cognitivo. Inoltre, con le attività svolte si è avuto modo di aumentare il numero di scambi PECS e di progredire nell’acquisizione delle varie fasi di questo sistema comunicativo.

Inizieremo esponendo i Disturbi dello Spettro Autistico, le teorie neuropsicologiche che tentano di spiegare questa patologia ed elencando brevemente i principali modelli di intervento, sia quelli comportamentali che quelli evolutivi.

Proseguiremo spiegando quali sono i comportamenti problema, quali sono le cause che ne comportano la messa in atto e quale è la loro funzione.

Essendo spesso ricollegati a problemi di comunicazione, daremo un quadro generale sullo sviluppo di questa e parleremo delle strategie utilizzate per sopperire a queste problematiche (CAA).

Nello specifico, spiegheremo in cosa consiste il PECS-Picture Exchange Communication System, sistema di comunicazione utilizzato da tutti i bambini facenti parte del mio studio.

Si esporranno anche le varie esperienze sensoriali a cui possono essere soggetti questi pazienti, facendo riferimento al libro “Le percezioni sensoriali nell’autismo e nella sindrome di Asperger” di Olga Bogdashina, 2011.

Successivamente, si darà una spiegazione relativa alle prassie, in quanto la letteratura spesso ha associato i Disturbi dello Spettro Autistico a problemi nel controllo della motricità.

Individueremo, poi, il ruolo della figura del neuropsicomotricista per quanto riguarda il trattamento di questi bambini: saranno elencate le varie attività che sono state proposte durante questi mesi.

Infine verranno presentati i vari casi e la tipologia di trattamento che è stata attuata per ognuno. In particolare, per ogni bambino:

  • è stato registrato il quoziente di sviluppo rilevato dalla somministrazione delle scale Griffiths,
  • è stato creato appositamente un questionario da sottoporre ai genitori per indagare il comportamento del bambino anche al di fuori della stanza di psicomotricità,
  • è stata creata una griglia di osservazione che andasse ad indagare le varie aree di sviluppo in tre tempi (T0, T1, T2),
  • è stata somministrata l’APMC-2 in T0 e T2 per avere un quadro iniziale dello sviluppo delle abilità motorio-prassiche del bambino e per avere in T2 un riscontro del lavoro fatto nei 6 mesi di tirocinio.

Inoltre, verranno esposti in grafico i dati relativi a eventuali miglioramenti nelle varie aree per ciascun paziente e in particolare per quanto riguarda i comportamenti problema, facendo riferimento al profilo senso-percettivo di ogni bambino e alla qualità del lavoro di rete per quanto riguarda la condivisione degli obiettivi e la generalizzazione delle strategie.

 

Indice

 
 
INTRODUZIONE
 
  1. I DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO: Definizione dei Disturbi dello Spettro Autistico; Criteri diagnostici: dal DSM-IV al DSM-V; Epidemiologia; Eziopatogenesi; Prognosi.
  2. L’AUTISMO DAL PUNTO DI VISTA NEUROPSICOLOGICO
  3. PRINCIPALI MODELLI DI INTERVENTO NEI DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO
    1. Trattamenti comportamentali: ABA: Analisi Applicata del Comportamento, DTT: Discrete Trail Training, Verbal Behavior
    2. Trattamenti evolutivi: Floor Time, Il programma TEACCH, Denver Model
  4. COMPORTAMENTI PROBLEMA E COMUNICAZIONE: Burrhus Skinner e l’analisi sperimentale del comportamento; Definizione dei comportamenti problema
    1. Strategie di intervento; La comunicazione; Comunicazione Aumentativa Alternativa; Il sistema PECS (Picture Exchange Communication System)
  5. ASPETTI PERCETTIVI NEI DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO: Lo sviluppo senso-percettivo; Possibili esperienze sensoriali nell’Autismo; Il profilo senso-percettivo; Il modello DIR, La prima valutazione.
  6. DISPRASSIA E AUTISMO: Ontogenesi delle prassie; Classificazione delle prassie
  7. LA FIGURA DEL TERAPISTA DELLA NEURO E PSICOMOTRICITA’ DELL’ETA’ EVOLUTIVA
  8. MATERIALI E METODI: Il setting; Casistica
  9. RISULTATI
 
CONCLUSIONI
 
BIBLIOGRAFIA
 
 
Tesi di Laurea di: Serena SIRI