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L’interesse per l’argomento di questa tesi (educazione - prevenzione), nato durante il mio periodo di tirocinio, ha avuto modo di confermarsi come espressivo nel corso dell’anno. Ho potuto verificare come l’attività di gruppo che ho seguito abbia avuto dei reali risultati sia sulla facilitazione di un equilibrato sviluppo psicomotorio dei bambini che nel riconoscere una situazione di disagio e favorirne la risoluzione.

Caratteristiche fondamentali per un intervento efficace sono un corretto setting e la professionalità della terapista della neuropsicomotricità che si fa carico del progetto.

L’inquadramento teorico cui ci siamo riferiti ci ricorda che lo sviluppo del bambino è possibile grazie alle interazioni tra l’ambiente e la sua individualità, dunque la sua crescita a oggi non è più considerata solamente legata alle sue pulsioni ed ai suoi stati interni.

Fu Piaget (1947) il primo a dimostrare la differenza qualitativa tra le modalità di pensiero del bambino e dell’adulto per poi affermare che l’intelligenza è strettamente legata all’ambiente sociale e fisico in cui l’individuo cresce.  Ecco perché l’ottica psicomotoria che sostiene che l’infanzia sia un periodo della vita cruciale per la formazione di un adulto sano presta così attenzione all’ambiente in cui opera.

Lo spazio ludico in cui si svolge il progetto presentato è pensato su misura per i bambini dagli 0 ai 3 anni e tiene in considerazione tutti gli aspetti tipici del bambino in quella fascia d’età.

Tutte le attività che vengono svolte nel corso della mattinata sono caratterizzate da valenza educativa e studiate per stimolare e favorire un equilibrato sviluppo psicomotorio attraverso un intervento specifico che integri le esperienze.

Vengono perciò proposti giochi sensomotori che permettono ai bambini di conoscere il loro corpo, di metterlo alla prova e di provare il piacere del movimento. L’azione da esperienza diventa conoscenza, attivando gli aspetti cognitivi. I giochi di tipo simbolico aiutano i piccoli a crearsi una loro rappresentazione del mondo e nell’apprendimento delle regole sociali. Le attività di tipo costruttivo stimolano l’organizzazione spazio temporale, le abilità manuali e la progettualità del pensiero. L’attività grafica stimola l’espressione della loro creatività e dell’emergere delle competenze grafo-motorie.

La terapista accompagna i bambini in tutte queste attività.

Non ultimo il discorso sulle regole, basi fondanti di un corretto sviluppo dell’io.

Uno degli obiettivi della terapista è quello di aiutarli nel controllo della loro fisiologica impulsività che li porta ad agire senza seguire un progetto prefissato.

La terapista catalizza ogni attività, favorisce il rimando cognitivo legato ad ogni loro azione, ogni attività svolta nella stanza ha un preciso significato.

L’inserimento in un gruppo di pari permette ai bambini di sviluppare le loro competenze sociali in quanto essendo molto piccoli non hanno potuto ancora sperimentare la separazione dalla mamma e dall’ambiente familiare.

Lo spazio ludico dove si svolge il progetto funge così da zona intermedia tra la famiglia e il mondo esterno al quale il bambino si affaccerà definitivamente durante la scuola dell’infanzia. Il bambino impara a modulare la forza e il tono delle sue mosse, a controllare i suoi istinti, inizia a condividere un’idea di gioco con i suoi coetanei.

Per le mamme invece ritrovarsi con altri genitori ad inizio mattina o quando è ora di tornare a casa permette di scambiarsi consigli e confidarsi sui problemi dei figli, uscendo così da un eventuale situazione di povertà nei rapporti sociali, considerata un fattore di rischio per mamme con bambini molto piccoli.

La presenza di due figure di riferimento stabili quali sono le terapiste fornisce ulteriore sicurezza alle mamme. Nel tempo si è costruito un legame di alleanza con loro; il terapista si pone sempre in modo non giudicante bensì valorizzando la mamma, ascoltandola e sostenendola nelle sue ansie. I consigli della tnpee infatti vengono presi molto in considerazione perché le si riconosce una competenza nel mondo infantile.

Quando il genitore torna dal suo piccolo ritrova un bambino contento, sereno che cresce e diventa capace ed autonomo.

Il fine ultimo di questo progetto è infatti il benessere dei piccoli, il loro stato di salute è ciò che veramente conta e tutto è pensato per favorirlo.

Uno sviluppo sano ed equilibrato in un contesto “ecologico” permette ai genitori di acquistare sicurezza e fiducia nei loro ruoli e di trasmetterla così ai propri figli.

Non dimentichiamo l’importanza del processo di separazione- individualizzazione tra madre e figlio che si gioca in questa età nei vari contesti proposti.

La terapista in questo contesto sostiene il rapporto tra mamme e figli consapevole dell’importanza della qualità dell’accudimento, della disponibilità e della capacità di risposta materna (Bowlby, 1989). Il suo ruolo è quello di intermediario della coppia, aiuta i due nella comunicazione reciproca, sostiene la mamma nei periodi di crisi evolutiva del piccolo.

Winnicott (1974, 1990) e Stern (1987, 1998) credono nella forza dell’unità mamma– bambino sostenendo quanto sia importante la costanza delle cure materne che vanno a costruire la continuità dell’essere. Necessario però un percorso di adattamento della madre al figlio e di cure continue che rappresentano nella totalità veri e propri fatti psicologici.

I più recenti studi sulla neurobiologia delle interazioni (Siegel, 2001) inoltre sottolineano che le comunicazioni emotive che si stabiliscono tra genitore e figlio influenzano profondamente lo sviluppo delle capacità di autorganizzazione del bambino.

La tnpee che per la sua formazione universitaria è a conoscenza di queste teorie ed è consapevole delle difficoltà che si possono incontrare durante lo sviluppo è dunque una figura professionale preparata in modo specifico per progetti con bambini di questa età.

Il tnpee racchiude nella sua esperienza professionale sia conoscenze teoriche sullo sviluppo del bambino sano che sullo sviluppo patologico.

Il tnpee impara sul campo cosa significano empatia e sintonizzazione affettiva; sa intraprendere e gestire una relazione significativa.

Queste caratteristiche si sono riscontrate ad esempio nell’intervento svolto con X e la sua mamma. I due si erano ritrovati a non fidarsi più degli altri, fino a chiudersi in una relazione talmente intima da non permettere a nessuno di entrare in contatto con loro né di fare esperienze che potevano portar loro benessere ma che implicavano di essere svolte individualmente, rompendo il loro guscio.

L’approccio psicomotorio ha permesso di risolvere questa situazione a rischio psicopatologico, mettendo in atto un intervento che si situa tra aspetto educativo e aspetto clinico.

Innanzitutto l’intervento in un contesto di norma, non medicalizzato (lo spazio gioco), in cui il bambino era inserito in un gruppo di coetanei in perfetta salute, ha permesso di non appesantire la situazione con ulteriori ansie. La mamma si è fidata dell’autorità della terapista riconoscendole le sue competenze cliniche ma vivendola come un’alleata nella salute del suo bambino.

La tnpee ha pensato e messo in atto un progetto di intervento ben delineato che si prefiggevano chiari obiettivi da raggiungere attraverso l’utilizzo di spazi, tempi e materiali definiti.

Nel suo intervento ha utilizzato strumenti specifici della sua professione: comunicazione non verbale, dialogo tonico – emotivo, rispecchiamento emotivo, accoglienza empatica, movimento come conoscenza.

Gli aggiustamenti della postura, dello sguardo e del suo stato tonico in modo da rispecchiarsi con lo stato interno del bambino che ha di fronte permettono di costruire una relazione significativa con lui, di comunicare e farlo sentire sicuro.

Fondamentale il corpo del terapista: consapevole strumento di conoscenza e apprendimento. È un corpo vivo che ama muoversi e che diventa protagonista essenziale dell’intervento psicomotorio: accoglie l’altro, si scontra con lui, lo contiene e lo accudisce, lo stimola all’esplorazione dello spazio e del mondo degli oggetti.

Così attraverso il movimento e l’azione sull’ambiente esterno il bambino costruisce gli schemi mentali per la conoscenza e acquisisce le regole del mondo fisico che lo circonda.

Tutto questo è inserito in una cornice di gioco che caratterizza l’intervento neuro psicomotorio. Attraverso il gioco si sviluppano nel bambino conoscenze su di sé e sull’ambiente che lo circonda e le sue competenze comunicative. Giocare insieme a lui significa trovare le stesso modo di comunicare, di dare senso alle azioni che si stanno facendo. Il tnpee esperto del mondo dell’infanzia stimola il gioco e ne favorisce lo sviluppo.

Tra gli altri strumenti tipici del tnpee l’osservazione partecipante che gli permette di passare da una visione globale ad una individuale a seconda della necessità e delle informazioni che vuole ottenere. Si osserva il bambino nel gruppo, il bambino da solo, il bambino con la madre ed il bambino con noi; per farlo è necessario cambiare punto di vista, sapersi muovere nello spazio, conoscere e saper leggere la comunicazione non verbale.

Il tnpee è capace di osservare e comprendere il comportamento spontaneo del bambino così come riesce a modificare il setting per stimolare la comparsa di una determinata risposta adattiva.

Gli aspetti che il tnpee prende in analisi durante le osservazioni sono molteplici anche se il bambino è sempre considerato come un essere globale in cui le competenze appartenenti ad aree diverse dello sviluppo si influenzano e stimolano vicendevolmente.

Scopo quindi di un progetto educativo – preventivo è quello di permettere al bambino sano di far evolvere le proprie competenze motorie, cognitive e relazionali in un ambiente protetto, con attenzione ai segnali di disagio legati alle crisi evolutive tipiche della fascia d’età 0- 3 anni in cui conquiste, regressioni e fasi di equilibrio si susseguono continuamente.

L’elaborato presentato dimostra, seppur con una piccola ricerca sul campo, l’efficacia e la validità di questo approccio, strettamente correlato alle specifiche competenze che il tnpee deve attivare in questo ambito di applicazione.

 

Indice

 
 
RIASSUNTO; PREMESSA; SCOPO.
 
  1. Lo sviluppo del bambino da 0 a 3 anni nella letteratura scientifica in relazione a diversi autori: Lo sviluppo psicomotorio del bambino tratto da P. Vayer e J. Le Boulch; Lo sviluppo cognitivo secondo J. Piaget; Un autore fondamentale Donald W. Winnicott; La teoria dell'attaccamento; I pattern di attaccamento e stile materno; I modelli operativi interni; Daniel Stern, l'organizzazione interna del Sé; Cenni di neurobiologia dell'esperienza interpersonale.
  2. La prevenzione in psicomotricità: Psicomotricità e prevenzione; Categorie di osservazione; Fattori di rischio; L'atteggiamento del neuropsicomotricista in un contesto preventivo; La formazione corporea del terapista; Il gioco.
  3. Ricerca - azione, gruppo preventivo 0 - 3 anni: Conduzione del gruppo: metodologia e setting; La relazione con le madri; Il caso del piccolo X.
 
CONCLUSIONI
 
BIBLIOGRAFIA - APPENDICE
 
 
Tesi di Laurea di: Laura PIZZI