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RIASSUNTO

Obiettivo: scopo di questa tesi è quello di sottolineare la valenza clinica di un intervento di prevenzione- educazione svolto da una terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva. Grazie alle sue conoscenze teoriche nell’ambito clinico, psicomotorio e neuropsichico, la neuropsicomotricista ha le competenze per individuare i fattori di rischio in una situazione di disagio. Inoltre la sua formazione corporea le permette di conoscere il proprio corpo e di saperlo usare correttamente nella relazione con l’altro: elemento fondamentale in questa fascia di età in cui i problemi vengono manifestati attraverso il corpo e l’agito.

È importante sottolineare la capacità di ascolto empatico e di lettura della comunicazione non verbale del tnpee che gli consente di vedere la difficoltà che il bambino sta esprimendo, qualità da non sottovalutare in quanto per il piccolo è fondamentale percepire di essere capito, accolto e in sintonia con l’adulto che ha di fronte.

Contenuti: in questo studio riporterò l’esperienza vissuta in un progetto educativo - preventivo 0-3 svoltosi in un centro di psicomotricità per tutta la durata dell’anno scolastico e condotto da due neuropsicomotriciste.

Il progetto si è svolto per due mattine a settimana dalle 9.00 alle 12.00 in uno spazio appositamente allestito che coinvolgeva sette bambini di età compresa tra gli 0 e i 3 anni e le loro famiglie.

Inserendomi nel contesto ma anche alle volte diventando osservatrice esterna ho potuto individuare metodo e strumenti dell’intervento.

Ad ulteriore conferma di quanto detto sull’importanza di un contesto preventivo guidato da una tnpee riporterò il caso del piccolo X, già facente parte del gruppo, per il quale nel corso dell’anno sono stati evidenziati dei segnali di rischio relativi ad un momento reattivo nel corso del suo sviluppo, rispetto sia al rapporto con la mamma che a tappe dello sviluppo stesso.

Conclusioni: In base alla cornice teorica di riferimento sullo sviluppo psicomotorio ed affettivo del bambino, sulla relazione mamma – bambino e attraverso l’approccio psicomotorio, abbiamo individuato alcuni fattori di rischio che ci hanno permesso di leggere, accogliere e intervenire sul disagio del bambino.

Fondamentale per la brillante riuscita dell’intervento è stata la creazione di un rapporto di fiducia con la mamma che a sua volta sentiva il bisogno di sentirsi accolta ed ascoltata.

L’intervento di una neuropsicomotricista in un progetto di prevenzione-educazione permette di dare a questo una valenza clinica. Questa figura è in grado infatti per la sua formazione teorica, pratica e corporea di intervenire nel gruppo in modo efficace sia per facilitare e favorire un equilibrato sviluppo psicomotorio che per affrontare situazioni di disagio.

L’elaborato si compone dunque di tre capitoli; un primo che raccoglie le teorie fondamentali dei principali studiosi che trattano dello sviluppo del bambino nella fascia d’età 0-3 anni.

Un secondo capitolo che mette in evidenza cosa significa fare prevenzione in psicomotricità, qual è il metodo di osservazione, quali sono i fattori di rischio e quali sono il setting e l’approccio di un tnpee in un contesto preventivo.

Ed infine Il terzo ed ultimo che entra nel merito della descrizione del progetto di prevenzione- educazione da me seguito e illustra l’intervento attuato su un bambino facente parte del gruppo e ritenuto in una situazione di rischio.

 

PREMESSA

«Un bambino aperto è un bambino che sa accogliere, che sa aprirsi agli altri e sa porre domande a chi gli sta intorno. È un bambino che prova piacere nel dare e nel ricevere, nello scoprire e nel conoscere, un bambino curioso di tutto. È un bambino felice di vivere, che esprime i suoi desideri senza timori, senza dubbi, senza sensi di colpa, che si sottrae al dominio degli adulti che gli sono vicini e che ha il coraggio di dire no. È un bambino riconosciuto nella sua originalità di bambino, nell’espressione del suo mondo interno tramite il corpo, un bambino che può comunicare e pensare. Un bambino aperto non è traumatizzato dagli insuccessi, soprattutto quelli scolastici. Per lui dovremo prevedere le condizioni ottimali per favorire il suo sviluppo intellettivo e la migliore integrazione possibile nella scuola» (Aucouturier, 2005) e nella famiglia aggiungerei io.

La realtà preventiva riveste solo una piccola area della neuropsicomotricità ma la sua importanza si sta via via ampliando come può essere dimostrato dalle numerose e frequenti richieste di TNPEE nei progetti educativi presenti negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia.

Avendo avuto l’opportunità di partecipare attivamente alla realizzazione di un progetto di prevenzione – educazione nella fascia d’età 0-3 ha voluto proporre in questo elaborato la metodologia che sta alla base di questo tipo d’intervento e la cornice teorica che permette di dare valenza scientifica al lavoro della terapista della neuropsicomotricità in questo genere di contesto.

Sono molteplici le motivazioni per cui la presenza di una terapista è importante in un contesto preventivo, a partire dalle sue conoscenze teoriche fino ad arrivare al suo modello d’intervento e agli strumenti specifici del suo lavoro.

Seppure quello della prevenzione sia un ambito applicativo della psicomotricità conosciuto ancora da pochi, questo studio può aiutare ad approfondire le conoscenze sull’argomento.

Ci tengo a ribadire infatti che l’attività professionale di una neuropsicomotricista in un progetto di prevenzione-educazione permette di dare una valenza clinica a tale intervento. Questa figura è in grado infatti per la sua formazione teorica e pratica di individuare eventuali fattori di rischio, e di saper intervenire nel gruppo in modo efficace per la gestione degli stessi.

 

SCOPO

Il nostro studio si propone di sottolineare l’importanza di un approccio clinico nei progetti di prevenzione-educazione nella fascia d’età 0-3 anni.

Si andrà dunque a delineare, rispetto a queste finalità, l’inquadramento teorico rispetto agli autori che trattano dello sviluppo 0-3 anni, la metodologia dell’attività educativo- preventiva nel gruppo di psicomotricità e in ultima istanza metteremo in luce lo specifico dell’intervento attuato con un bimbo di cui abbiamo individuato una situazione a rischio.

Il nostro obiettivo sarà quello di dimostrare la valenza clinica di un progetto preventivo in psicomotricità attraverso l’analisi del metodo d’intervento e dell’atteggiamento della terapista in questo contesto.

Gli scopi dell’intervento educativo-preventivo sono far emergere il corretto ed equilibrato sviluppo delle varie competenze psicomotorie nel gruppo e il riconoscimento e l’intervento in modo efficace su una situazione a rischio psicopatologico per evitarne il consolidarsi, e permettendo una risoluzione “ecologica” nell’area della norma.

Obiettivo di questo studio è anche quello di dimostrare quanto sia fondamentale per un bambino della fascia d’età 0-3 anni crescere in un ambiente stimolante e protetto al tempo stesso.

Gli autori che vengono riportati in questo elaborato sostengono l’importanza di una buona relazione tra il piccolo e la sua mamma e considerano il bambino nella sua globalità credendo che nel corso dello sviluppo aspetto affettivo, cognitivo e motorio si influenzino e si stimolino a vicenda.

 

Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé.

Pablo Neruda

 

Indice

 
 
RIASSUNTO; PREMESSA; SCOPO.
 
  1. Lo sviluppo del bambino da 0 a 3 anni nella letteratura scientifica in relazione a diversi autori: Lo sviluppo psicomotorio del bambino tratto da P. Vayer e J. Le Boulch; Lo sviluppo cognitivo secondo J. Piaget; Un autore fondamentale Donald W. Winnicott; La teoria dell'attaccamento; I pattern di attaccamento e stile materno; I modelli operativi interni; Daniel Stern, l'organizzazione interna del Sé; Cenni di neurobiologia dell'esperienza interpersonale.
  2. La prevenzione in psicomotricità: Psicomotricità e prevenzione; Categorie di osservazione; Fattori di rischio; L'atteggiamento del neuropsicomotricista in un contesto preventivo; La formazione corporea del terapista; Il gioco.
  3. Ricerca - azione, gruppo preventivo 0 - 3 anni: Conduzione del gruppo: metodologia e setting; La relazione con le madri; Il caso del piccolo X.
 
CONCLUSIONI
 
BIBLIOGRAFIA - APPENDICE
 
 
Tesi di Laurea di: Laura PIZZI