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Ubuntu è un termine che designa un'ideologia propria delle culture dell'Africa subsahariana, traducibile nella nostra lingua con l'espressione "io sono perché noi siamo". Definisce l'individuo in funzione delle sue molteplici relazioni con gli altri, richiamando i diritti e i doveri del singolo nei confronti della comunità, ma anche il carattere di determinazione collettiva dell'identità personale. La filosofia che vi è connessa testimonia l'universale e già antica consapevolezza della natura sociale del Sé, tanto approfonditamente indagata dagli studiosi dello scorso secolo e sottolineata con forza nel presente lavoro.

E se è vero che la società determina l'individuo, è vero anche che nel 1885 Frédéric Le Play, precursore degli studi sociologici sulla famiglia, definiva quest'ultima come unità costitutiva e funzionale della società. La serie di nomi celebri da poter scomodare per suffragare l'importanza che la famiglia riveste nel cammino di ciascuno di noi sarebbe interminabile, ma non è certo necessario attingere al novero degli illustri per avvertire su pelle la veridicità di questo concetto. Proprio alla mia famiglia va il primo ringraziamento, che non vuole orpelli né spiegazioni altisonanti. Ringrazio chi, direttamente o indirettamente, ha reso possibile l'approdo al traguardo rappresentato da queste pagine. Ringrazio chi le ha lette o ascoltate, chi avrà il tempo di conoscerle e chi le avrebbe apprezzate pur non leggendole mai.  

In un modo o nell'altro, ciascuno naviga sulla propria zattera e si ritrova circondato da complici, antagonisti, riflessivi, matti, disperati, utopisti, razionali, motivatori, pessimisti, soporosi, rassegnati ed euforici. Ognuno diverso dall'altro, ma tutti inevitabilmente investiti di un ruolo che concorre all'equilibrio della traversata. A ciascuno di loro, sia stato per me compagno di rotta, mittente di messaggi imbottigliati o revisore del diario di bordo, va il mio ringraziamento.

Ringrazio chi, presso Davide e Golia Onlus, mi ha dedicato il tempo e lo spazio necessari per realizzare questo progetto, fornendomi i primi, importantissimi strumenti perché potessi avviare l'edificazione della mia professionalità. Il cantiere volto ad arricchirla sarà sempre aperto, una dimensione in fieri che non pretenderà mai di definirsi compiuta. Una dimensione che, inoltre, vedrà sempre tra i suoi riferimenti il sapere e il saper fare cui ho potuto attingere in questi sette mesi di lavoro. 

Il mio ultimo, sincero ringraziamento va a G. e alla sua famiglia, che mi hanno aperto la porta sul delicato e personalissimo mondo di un percorso di crescita, la cui complessità e il cui valore umano non possono essere resi a parole. Ringrazio in special modo la piccola, che mi ha concesso di vederla diventare più grande.

Ubuntu.

 

Indice

 
INTRODUZIONE
 
  1. PREMESSE TEORICHE: Processo diagnostico e diagnosi nosografica; La valutazione neuropsicomotoria; Rete e supervisione; L'importanza della relazione; L'uroboro: un trauma che si morde la coda; Il gioco.
  2. Dalle premesse alla stanza: Presentazione; Collocarsi nello spazio.
  3. IL CASO DI G.: Anamnesi, La diagnosi nosografica, Le malattie neurocutanee, La sindrome di Sturge-Weber; L'osservazione/valutazione neuropsicomotoria, Scheda di osservazione psicomotoria Berti-Comunello, Scheda di osservazione/valutazione neuropsicomotoria Gison.
  4. Il trattamento neuropsicomotorio di G.: Perseguire l'integrazione; Obiettivi del trattamento; Il circolo virtuoso del gioco; Gioco e relazione; Gioco e socialità; Gioco e apprendimento; Ristabilire l'unità.
 
CONCLUSIONI - Precisazioni metodologiche; Osservazione/valutazione finale; Verifica degli obiettivi; Sul serio, per gioco
 
BIBLIOGRAFIA - SITOGRAFIA
 
RINGRAZIAMENTI
 


Tesi di Laurea di: Francesco CANGIOLI