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Il presente lavoro prende avvio da una riflessione sulla differenza e al contempo sulla complementarietà esistente tra diagnosi nosografica e valutazione funzionale, appannaggio quest'ultima del terapista riabilitatore e, nel caso di specie, del neuropsicomotricista, chiamato a effettuare un'osservazione/valutazione preliminare per poter impostare il proprio intervento, nonché a mettere le proprie conoscenze a disposizione di una équipe multidisciplinare, che dovrà elaborare congiuntamente un profilo di funzionamento del paziente e una prognosi medica e funzionale. Il nostro intento non è certo quello di sminuire l'importanza dell'inquadramento medico-diagnostico, quanto piuttosto quello di sottolinearne la centralità al fine di non trascurare determinate caratteristiche dell'individuo, che deve però essere valutato trascendendo i dettami della categorizzazione. Soltanto prendendo atto di quest'ultima considerazione ci si può inoltrare nel particolare della persona, in quanto un essere umano non è mai del tutto sovrapponibile a un modello teorico.

Il neuropsicomotricista, data la complessità del suo mestiere terapeutico, si trova a contatto con un gran numero di pazienti ascrivibili alle più disparate categorie cliniche: è proprio dalla variabilità di questo incontro che nasce l'esigenza di esorcizzare il timore e la sfiducia che possono scaturire da una diagnosi nosografica pesante, talvolta addirittura infausta. Essa può infatti ingenerare nel professionista che non la assuma e utilizzi correttamente emozioni e saperi che finiscono per essere limitanti e per inficiare l'intervento stesso. La valutazione funzionale, che prevede il riconoscimento di capacità, potenzialità e difficoltà dell'individuo, rappresenta il punto di partenza di un lavoro che restituisce al paziente le sue peculiarità e dunque la sua identità, comprendente senz'altro gli aspetti direttamente riconducibili alla patologia, ma anche un insieme di ulteriori prerogative che, laddove si mostrino sfruttabili per raggiungere degli obiettivi di sviluppo e autonomia, costituiscono una risorsa irrinunciabile per qualsiasi intervento riabilitativo. Questa tesi si propone di analizzare gli strumenti cui il neuropsicomotricista può fare ricorso per sventare il rischio di una focalizzazione esclusiva e improduttiva sulla diagnosi nosografica del paziente, riacquistando così un'ottica che gli permetta di perseguire l'obiettivo principe della terapia neuropsicomotoria: favorire lo sviluppo di un individuo unico e mai scisso.

 

Indice

 
INTRODUZIONE
 
  1. PREMESSE TEORICHE: Processo diagnostico e diagnosi nosografica; La valutazione neuropsicomotoria; Rete e supervisione; L'importanza della relazione; L'uroboro: un trauma che si morde la coda; Il gioco.
  2. Dalle premesse alla stanza: Presentazione; Collocarsi nello spazio.
  3. IL CASO DI G.: Anamnesi, La diagnosi nosografica, Le malattie neurocutanee, La sindrome di Sturge-Weber; L'osservazione/valutazione neuropsicomotoria, Scheda di osservazione psicomotoria Berti-Comunello, Scheda di osservazione/valutazione neuropsicomotoria Gison.
  4. Il trattamento neuropsicomotorio di G.: Perseguire l'integrazione; Obiettivi del trattamento; Il circolo virtuoso del gioco; Gioco e relazione; Gioco e socialità; Gioco e apprendimento; Ristabilire l'unità.
 
CONCLUSIONI - Precisazioni metodologiche; Osservazione/valutazione finale; Verifica degli obiettivi; Sul serio, per gioco
 
BIBLIOGRAFIA - SITOGRAFIA
 
RINGRAZIAMENTI
 


Tesi di Laurea di: Francesco CANGIOLI