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Discussioni e riflessioni sui dati dei questionari Neuropsicomotori

Si è deciso di effettuare delle riflessioni e discussioni per ciascuna serie di dati rlevata, per poi andare a fare un confronto tra le diverse casistiche, così da potere mettere in luce delle possibili similitudini o differenze ove sia possibile. Come già detto il questionario elaborato si compone di 7 domande, 5 delle quali prevedono una risposta libera da parte del terapista, mentre le restanti 2 prevedono che l'operatore segni una risposta tra un gruppo di possibili opzioni. Il questionario risulta essere composto da domande di natura quantitativa (in quanto mirano ad ottenere un dato numerico ben preciso), sia di quesiti in cui è lasciata libera espressione agli operatori, le cui risposte sono state in un secondo momento organizzate secondo macro – categorie. Si è deciso di analizzare e discutere questa prima serie di dati in quanto coinvolge direttamente l'ambito Neuropsicomotorio; le rilevazioni successive riguardano invece gli accessi a servizi di Neuropsichiatria Infantile. Si intende quindi iniziare la discussione a partire da un campo più ristretto e ben definito (come è quello Neuropsicomotorio), per poi estendere le riflessioni verso ambiti più ampi e generali come quelli dei servizi di NPI, analizzando dapprima una sola UONPIA (in cui si inserisce il caso clinico analizzato), per poi prendere in esame i dati relativi alle rilevazioni in 7 Servizi che aderiscono al "Progetto Migranti".

Esperienza lavorativa & difficoltà terapeutiche con pazienti stranieri

Nel questionario elaborato per la rilevazione di dati relativi all'ambito Neuropsicomotorio, si sono innanzitutto andati a rilevare gli anni di lavoro in ambito terapeutico per ogni singolo operatore. Sono state individuate 3 diverse categorie che comprendessero al proprio interno un determinato range di anni lavorativi. Si è quindi rilevato che 7 terapisti (25% del totale), svolgono tale lavoro da meno di 5 anni; si è poi ottenuto che altri 6 operatori (21,4%), hanno un esperienza lavorativa compresa tra i 5 e i 10 anni. I restanti 15 terapisti (53,6%), svolgono questo lavoro da più di dieci anni. Si può quindi riassumere che la maggior parte degli operatori ha un'esperienza lavorativa superiore ai dieci anni. Andando ad incrociare questi parametri con le singole risposte ottenute dal quesito 7, in cui si chiede con quali utenti gli operatori hanno maggiori difficoltà (fornendo loro 5 possibili alternative), si ottengono dei risultati molto interessanti. Innanzitutto vanno specificate le 5 opzioni fornite agli operatori; si presentano di seguito le 5 alternative: A) Decisamente con soggetti stranieri; B) Più con soggetti stranieri che con italiani; C) Nessuna sostanziale differenza; D) Più con soggetti italiani che con stranieri; E) Decisamente con soggetti italiani. Andando ad analizzare il quadro generale delle risposte fornite dagli "intervistati", si può notare che solo 2 di questi manifesta difficoltà decisamente con soggetti stranieri (7,1% del totale); mentre le opzioni D ed E non sono mai state selezionate, ben 16 operatori hanno affermato di avere maggiori difficoltà con soggetti immigrati che con italiani (57,1%). Nonostante ciò, 10 terapisti (35,7%) hanno selezionato l'opzione C, affermando di non notare alcuna sostanziale differenza tra soggetti stranieri e italiani. Sebbene il quadro generale sia decisamente più propenso ad attribuire maggiori difficoltà terapeutiche con soggetti stranieri (64,2%), andando ad analizzare le singole risposte, si possono notare alcune sfaccettature molto interessanti. Focalizzandosi sui terapisti con esperienza lavorativa compresa tra 1 e 5 anni, si osserva come la maggioranza di questi, abbiano manifestato maggiori difficoltà nel trattamento di soggetti stranieri, rispetto a quelli italiani (percentuale del 86%). Gli operatori inseriti in ambito terapeutico da 5 – 10 anni, si sono equamente divisi tra l'opzione B (maggior difficoltà con stranieri che con italiani) e la C (nessuna sostanziale differenza); entrambe le scelte rappresentano quindi il 50% delle preferenze dei terapisti. Analizzando l'ultima fascia di operatori, con esperienza lavorativa superiore ai 10 anni, si nota come il 60% di questi, manifesti una maggiore difficoltà nel trattamento con pazienti stranieri, mentre il restante 40% non riscontra alcuna sostanziale differenza nella terapia con entrambe le utenze. Da questa analisi si può osservare come per i terapisti che da poco hanno iniziato la propria esperienza lavorativa, le difficoltà maggiori si hanno nel trattamento di soggetti immigrati. Gli operatori inseriti nell'ambito terapeutico da un periodo compreso tra i 5 e 10 anni, non manifestano sostanziali differenze nel trattamento di soggetti stranieri rispetto all'utenza italiana. Il dato interessante è invece quello che riguarda gli operatori con esperienza lavorativa superiore ai 10 anni; in questa categoria di terapisti (che è anche la più numerosa), le difficoltà maggiori si hanno nell'intraprendere una terapia con pazienti immigrati piuttosto che con italiani. Questi risultati possono portare ad affermare che, mentre per la prima categoria di terapisti (1 – 5 anni), il fattore esperienza influenza fortemente anche le difficoltà nel gestire ed intraprendere un intervento riabilitativo con soggetti immigrati, per gli operatori che ormai sono inseriti da più di 10 anni in ambito terapeutico, il fattore esperienziale, non ha portato una sostanziale facilitazione nell'intraprendere percorsi terapeutici con soggetti immigrati. Al fine di una più correta esposizione e discussione della questione, si specifica che il questionario è stato compilato in maniera anonima e senza essere a conoscenza di eventuali percorsi specifici nel trattamento di utenti stranieri da parte dei terapisti. Le conclusioni che ne deriveranno, saranno esclusivamente basate sui dati ricavati dal questionario, senza che si tenga conto della formazione del terapista.

Confronto tra flussi migratori ed accesso a servizi di NPI in Lombardia

Dalle rilevazioni effettuate negli ultimi anni, si è potuto osservare come la percentuale di soggetti migranti minorenni sia superiore a quella degli adulti residenti nella regione Lombardia. Il processo migratorio nell'ultimo decennio è andato ad affermarsi ed ampliarsi sempre più, portando nella regione lombarda il 23,5% dei soggetti immigrati residenti su tutto il territorio Italiano. Osservando i dati a nostra disposizione fino all'anno 2011, si osserva come la maggior parte della popolazione straniera, provenisse dai Paesi dell'Europa dell'Est (ben il 38,2%). Segue quindi il continente Africano che con il suo 27%, rappresentava una realtà in espansione del processo migratorio nella regione Lombardia. Infine l'Asia e l'America (in particolare gli stati dell'America centrale e Latina), presentavano delle percentuali minori che si aggiravano intorno al 21,9% (per l'Asia) e al 12,9% (per l'America). Andando a confrontare la percentuale di utenza straniera rilevata dall'analisi dei dati dei questionari, risulta che la componente di pazienti immigrati che accedono ai servizi di NPI e che svolgono una terapia Neuropsicomotorio, si aggira intorno al 27,5% (più di un quarto dell'utenza totale), percentuale relativamente vicina alla situazione generale della presenza straniera sul territorio Lombardo. Analizzando i Paesi di provenienza però, si nota una discrepanza abbastanza netta con la situazione generale in cui le popolazioni dell'Est Europa la fanno da padrona. Dalla rilevazione risulta infatti che il continente che fornisce l'utenza più numerosa in ambito Neuropsicomotorio è quello Africano, il quale rappresenta il 37,6% dell'utenza totale (10 punti percentuali in più rispetto al quadro generale). Staccata di quasi 15 punti percentuali, si posiziona l'utenza proveniente dall'America con il 23,7%, che supera quindi l'Europa (19,7%) che perde più di 15 punti percentuali rispetto alle rilevazioni dei flussi migratori recenti. Il continente Asiatico resta sommariamente stabile e rispecchia coerentemente il quadro generale del processo migratorio, rappresentando il 19,1% dell'utenza totale. Il dato statisticamente più evidente è la percentuale di utenti stranieri provenienti dal continente Africano, che rappresenta numericamente la porzione più grande dei pazienti in carico ai vari servizi di NPI.

I due quadri patologici a confronto

Nell'indagine effettuata attraverso la somministrazione del questionario, si è andato a domandare a tutti i terapisti con quale tipo di patologie lavorassero principalmente, in modo da avere una visione globale del tipo di utenza che ciascun operatore avesse in carico. Successivamente però si è voluto andare ad analizzare in maniera più specifica quali fossero le patologie cui erano affetti i soggetti immigrati in carico a ciascun terapista. I dati rilevati (seppure il numero dei questionari fosse abbastanza limitato), hanno portato alla luce dei risultati abbastanza interessanti e significativi. Semba ripetitivo specificare nuovamente le macro – categorie costruite in cui sono stati fatti rientrare le varie patologie; risulta però fondamentale puntualizzare la natura di tale confronto. I dati rilevati per i due quadri patologici, non risultano essere eterogenei in quanto sono stati utilizzati due differente unità per la rilevazione. La rilevazione dei dati relativi al quadro generale è infatti basata sulla frequenza del quadro patologico; in altre parole si è andati a domandare quali fossero le patologie con cui il terapista entrava maggiormente in contatto, senza però che si andasse a specificare il numero esatto dei pazienti affetti da tale disturbo. Nella rilevazione del quadro patologico in pazienti stranieri invece, si è domandato il numero esatto degli utenti affetti da una particolare patologia. Il confronto tra le due casistiche risulterà per tale motivo, di natura qualitativa. Si è cercato di ovviare a tale problematica andando a convertire i dati ottenuti in ciascuna rilevazione, in valori percentuali (basati sul numero totale delle segnalazione per ogni singola casistica). Così facendo si è potuto effettuare un confronto quantitativo quantomeno omogeneo, in cui si sono potuti mettere in relazione i dati delle due rilevazioni effettuate:

 

Macro - categorie

Quadro genearale

Quadro utenza straniera

Sindromi genetiche

13,22%

14,50%

ADHD & disturbi del comportamento

13,22%

11,00%

Ritardo Psicomotorio

11,57%

13,30%

Disturbi Neuromotori

11,57%

3,50%

Disturbi Generalizzati dello Sviluppo (DGS)

17,36%

20,80%

Disturbi relazionali

8,26%

12,70%

Paralisi Cerebrali Infantili (PCI)

9,92%

8,70%

Ritardi Cognitivi

14,88%

15,60%

 

Andando a confrontare i dati ottenuti, si nota che le differenze sostanziali tra il quadro generale delle patologie e quello strettamente legato ai soggetti stranieri, sono quelle riferite alle categorie dei disturbi neuromotori e disturbi relazionali. In particolar modo si può osservare come nel quadro generale, la presenza di disturbi neuromotori sia nettamente superiore rispetto al numero di soggetti stranieri segnalati nella stessa categoria di disturbi. Mentre nel quadro patologico relativo all'utenza straniera i disturbi neuromotori rappresentano solo il 3,5% del totale, in quello generale si può osservare che tale disturbo ha una frequenza nettamente superiore, in quanto rappresenta l'11,57% delle segnalazioni totali.

Un secondo dato estremamente interessante è quello legato ai disturbi relazionali. Diversamente dal caso precedente, in questa categoria di patologia, si ha una prevalenza in soggetti stranieri rispetto al quadro generale. Andandoli a confrontare, si può infatti notare che il 12,7% dell'utenza straniera rientra in questa macro – categoria di disturbi. Diversamente nel quadro generale, si è ottenuto che la frequenza di tale categoria patologica si aggira intorno all'8,26%. Nonostante la differenza tra i due dati non sia così netta come nel caso dei disutrbi neuromotori, si nota come questa "famiglia" di disturbi relazionali, sia la categoria meno frequente nella casistica relativa al quadro patologico generale, mentre rappresenti una buona fetta dell'utenza straniera.

Andando ad effettuare un ulteriore confronto, si può notare come in entrambe le casistiche, il disturbo più frequente sia quello legato alla categoria del Disturbo Generalizzato dello Sviluppo (DGS). Questo dato, oltre a manifestare un ruolo sempre più centrale da parte di questo tipo di disturbi, può fornire anche un ulteriore informazione utile per la questa ricerca; nonostante i valori percentuali si discostino tra loro di qualche punto, si potrebbe affermare che la manifestazione clinica di questa famiglia di disturbi non è influenzata dall'appartenenza da un gruppo culturale piuttosto che ad un altro, bensì potrebbe andare a fornire una prova ulteriore del fatto che questo tipo di disturbo è fortemente legato ad una componente genetica. In questo caso la componente culturale non sembra avere alcun tipo di ruolo nella manifestazione clinica di tale disturbo.

Parametri che influenzano la terapia

In ultima analisi si è pensato di andare a indagare quali fossero i parametri che andavano ad influenzare il progetto terapeutico e in maniera significativa anche lo svolgimento della terapia. I dati ottenuti manifestano in maniera marcata il ruolo che i genitori assumono nel corso della presa in carico e della terapia del bambino straniero. Sono infatti 36 le segnalazioni (60%) riguardanti difficoltà legate a fattori socio culturali strettamente connesse all'ambito familiare del soggetto immigrato in trattamento. Il fatto che la maggior parte delle segnalazioni sia relativa a quest'area può portare a pensare che sia necessario un intervento di supporto anche a livello psicologico per il genitore del soggetto straniero in terapia. La questione risulta essere abbastanza complessa in quanto spesso i genitori non accetta tale aiuto o rifiuta la presenza del mediatore culturale per motivi che non si andranno ad elencare. La principale difficoltà in ambito Neuropsicomotorio nel portare avanti una terapia con un soggetto straniero è quindi legata alla componente socio – culturale dei genitori del paziente in trattamento e non connessi direttamente con l'"essere culturale" del bambino. Da questa rilevazione si è inoltre ottenuto che i terapisti nel 16,7% dei casi, ha difficoltà legate alla patologia cui il bambino è affetto. Quasi tutti i terapisti che hanno manifestato questa difficoltà hanno però tenuto a specificare che le difficoltà non sono legate al trattamento di quella specifica patologia con quel particolare bambino, bensì riguardano la capacità di comunicare e di far comprendere ai genitori le difficoltà legate alla patologia del proprio figlio. In altre parole le difficoltà relative alla patologia riguardano quasi esclusivamente il riuscire a comunicare con il padre e la madre del bambino nel tentativo di riuscire a farsi comprendere e a far capire loro le priorità di intervento che quel particolare tipo di patologia prevede. Le difficoltà nel far comprendere ai genitori i problemi e i bisogni del bambino, andranno poi ad influenzare anche l'importanza che questi daranno all'intervento Neuropsicomotorio. Nel momento in cui non si viene a creare quell'alleanza terapeutica tra operatore e genitore, viene anche meno l'investimento emtivo ed energetico da parte di quest'ultimo, il quale tenderà a saltare le terapie e a vivere l'intervento Neuropsicomotorio come una perdita di tempo e denaro.

Un terzo ed ultimo aspetto osservato da questa ultima rilevazione è quello relativo al lavoro di rete. In una situazione in cui si ha a che fare con soggetti che hanno difficoltà a comprendere e a parlare la lingua italiana, risulta necessaria la presenza di un mediatore culturale o di altre figure che possano in qualche modo aiutare la famiglia straniera in difficoltà a prendersi cura del proprio bambino nei suoi ambiti di vita. Risulta quindi fondamentale andare a creare un lavoro di rete che possa favorire una presa in carico globale sia del bambino (e della sua disabilità), che della sua famiglia. Andando a coinvolgere le varie istituzioni (scuola, ASL, comune...), si cerca di fornire delle facilitazioni che vadano a migliorare la vita del bambino sotto tutti i punti di vista, ma che allo stesso tempo consentano alla sua famiglia di prendersene cura in maniera quanto più autonoma possibile. Sono state diverse le segnalazioni in questa specifica categoria di difficoltà terapeutiche (circa il 20%); la maggior parte di queste tendono a sottolineare una reticenza da parte delle istituzioni (scuole in primis), ad organizzare una lavoro dir ete condiviso e funzionale per quello specifico bambino e la situazione familiare in cui è inserito.

Discussione sulla casistica della UONPIA in via Aldini

Grazie all'utilizzo di una griglia anamnestica, la rilevazione dei dati relativi all'utenza che ha effettuato almeno un accesso al Servizio di NPI di via Aldini nel periodo compreso tra il Gennaio 2011 e il Maggio 2013, è risultata più semplice e approfondita. Nonostante la griglia andasse ad analizzare diversi parametri relativi ai pazienti stranieri e ai relativi genitori, sono stati presi in considerazione solo alcune di queste aree d'indagine, in modo da potere effettuare (dove possibile), un confronto con la casistica relativa all'ambito Neuropsicomotorio rilevata attraverso il questionario. Si sono quindi andati a considerare sia i dati relativi alla patologia cui il soggetto straniero è affetto, sia quelli legati alla provenienza dei genitori del paziente. Considerando questo secondo parametro, si è potuta effettuare una prima scrematura dei dati, in modo da avere una casistica il più omogenea possibile.

Le due utenza a confronto

Grazie alla rilevazione dei Paesi d'origine dei genitori del paziente straniero, si sono  potuti individuare i soggetti di origine "pura" da quelli "misti", in maniera del tutto analoga alla rilevazione effettuata attraverso il questionario in ambito Neuropsicomotorio. Andando a recuperare i dati delle due casistiche, si può osservare che il rapporto tra utenza straniera di origine "pura" con il totale dei pazienti nel caso della UONPIA in via Aldini, è nettamente più alto rispetto al valore relativo all'ambito Neuropsicomotorio. Il 41,6% dell'utenza totale risulta infatti essere di origine straniera "pura"; questo supera di 14 punti percentuali il dato ottenuto dal questionario (27,5%). Se a tale valore si vanno ad aggiungere i soggetti stranieri di origine mista, si può notare che 57 dei 373 soggetti totali che hanno effettuato almeno un accesso alla UONPIA, rientreranno in questa categoria, andando quindi a rappresentare il 15,3% dell'utenza totale. Lo stesso dato relativo alla casistica nella rilevazione in ambito Neuropsicomotorio, assume invece una sfumatura più blanda, in quanto solamente 16 soggetti (2,5%), rientrano in tale categoria. Andando a sommare i dati relativi all'utenza straniera "pura" con quella di origine "mista" in entrambe le casistiche, si può osservare che i pazienti stranieri totali relativi alla rilevazione in via Aldini, rappresenta il 56,9% dell'utenza totale. Per quanto riguarda l'ambito Neuropsicomotorio invece, si nota che solo il 30% dell'utenza totale ha origini straniere.

Volendo svolgere un confronto relativo alla provenienza basata sulla suddivisione continentale dei Paesi nativi dei soggetti stranieri, si possono osservare alcune piccole differenze tra le due casistiche:

  • Africa: Si può fin da subito affermare che il continente Africano in entrambe le casistiche, è quello che presenta il maggior numero di soggetti. Sono infatti 64 i pazienti provenienti da un Paese Africano (41,3%) nella casistica relativa agli accessi alla UONPIA; risultano invece 65 (37,6%) i soggetti rientranti in tale categoria nella casistica relativa all'ambito Neuropsicomotorio.
  • America: I soggetti provenienti dal continente Americano, vanno a rappresentare in entrambi i casi analizzati il secondo gruppo più numeroso, subito dopo quello Africano. Sono 42 i soggetti di origine Americana (il 27,1% per lo più provenienti da Stati del centro – sud), che hanno effettuato almeno un accesso al servizio di NPI in via Aldini nel corso dei 2 anni e mezzo della rilevazione. Risultano essere invece 41 i pazienti di origine Americana (23,7%), relativi alla casistica legata all'ambito Neuropsicomotorio.
  • Asia: Per quanto riguarda il continente Asiatico, ci si trova di fronte ad una piccola discrepanza tra le due serie di dati. Per quanto riguarda il quadro relativo all'utenza nel Servizio in via Aldini, risultano essere 38 (24,5%) i soggetti stranieri di origine Asiatica, andando ad occupare la terza piazza della classfica relativa ai gruppi di provenienza delle diverse utenze. Per quanto riguarda i dati ottenuti dai questionari, sono risultati 33 (19,1%) i pazienti provenienti da Paesi Asiatici; questo dato, seppure di non molto, risulta essere inferiore rispetto all'utenza straniera di origine Europea relativa alla casistica Neuropsicomotoria.
  • Europa: Diversamente dal caso precedente, il Vecchio Continente nella casistica relativa alla UONPIA, è rappresentato da solamente 11 soggetti (7,1%), piazzandosi quindi all'ultimo posto. Al contrario, i pazienti di origine Europea rilevati dai vari questionari, risultano essere 34 (19,7%).

Nonostante le due casistiche, in linea di massima, rappresentino due quadri quasi omogenei e sovrapponibili, risulta palese la discrepanza relativa ai soggetti di origine Europea ed Asiatica. Volendosi riferire solamente ai dati ottenuti da tali rilevazioni, si potrebbe affermare che, in questo caso, i soggetti stranieri Europei hanno effettuato un minor numero di accessi al servizio di NPI di via Aldini.

Confronto tra i due quadri patologici

Avendo utilizzato due classificazioni differenti per la rilevazione dei quadri patologici, è sembrato necessario trovare un minimo comun denominatore tra i due metodi classificatori, in modo da potere in seguito effettuare un confronto. Risulta innanzitutto necessario ricorda che le due casisitche si riferiscono ad ambiti terapeutici differenti; si procederà quindi a confrontare un quadro generale (rilevazione della UONPIA), con un ambito più specifico (quello Neuropsicomotorio). Andando ad analizzare le categorie patologiche presenti nella casistica relativa al Servizio di via Aldini, si può osservare come 3 delle 6 categorie di patologie, possano riguardare direttamente la figura del TNPEE. Al fine di potere effettuare un confronto, si dovrà perciò assumere come riferimento la classificazione diagnostica ICD – 10, utilizzata per la rilevazione patologica negli accessi alla UONPIA. Recuperando i diversi gruppi patologici rilevati in tale casistica, si può osservare come tre di questi, possano essere applicati anche alla classificazione effettuata per la rilevazione dei disturbi nell'ambito Neuropsicomotorio. In particolar modo, si può notare che le patologie rientranti nel gruppo F70 – 79 (Ritardi mentali), sono molto simili a quelle rientranti nella macro – categoria "Ritardi cognitivi". In secondo luogo si sono fatti rientrare rispettivamente nelle categorie F80 – 89 (Disturbi dello sviluppo psicologico), le macro – categorie del "Ritardo Psicomotorio" e dei "Disturbi Neuromotori". Si è poi fatto rientrare nel gruppo F90 – 98 (Disturbi comportamentali e della sfera emozionale con esordio abituale nell'infanzia e nell'adolescenza), le macro – categorie di "ADHD e disturbi del comportamento", "DGS" e dei "Disturbi Relazionali". Le restanti macro – categorie (Sindromi genetiche e PCI), sono state in questa fase lasciate in disparte in quanto di difficile associazione. Proseguendo nel confronto tra le due casistiche, si possono ora effettuare le dovute questioni relative ai due quadri patologici:

  • F70 – 79 (Ritardi Mentali): In entrambe le casisitche i dati relativi a questa categoria di disturbi assumono più o meno gli stessi valori. Se per il quadro generale relativo alla UONPIA il casi di Ritardo mentale rappresentano il 12,3% del totale, nella casistica rilevata dai questionari, il 15,6% dei pazienti rappresenta questo tipo di disturbo.
  • F80 – 89 (Disturbi dello sviluppo psicologico): All'interno di questa categoria diagnostica rientrano molte patologie che possono presentare differenti manifestazioni clincihe di altrettanti differenti gradi di sfumature. Nonostante ciò, si può osservare come la maggior parte dell'utenza straniera totale che ha effettuato un accesso al servizio di NPI, rientri in questa categoria di disturbi. Sono infatti 92 (59,3%) i soggetti cui è stata fatta tale diagnosi. Nella rilevazione riguardante l'ambtio Neuropsicomotorio invece, sono solamente in 29 (16,8%) i soggetti che rientrano in tale categoria. Tale discrepanza tra le due casistiche può essere giustificata dal fatto che all'interno di questa particolare categoria di disturbi, sono inseriti anche patologie di natura psicologica. In questi casi i terapisti che vengono chiamati in causa sono per la maggior parte delle volte psicologi, psicoterapeuti o talvolta logopedisti.
  • F90 – 98 (Disturbi comportamentali e della sfera emozionale con esordio abituale nell'infanzia e nell'adolescenza): Questo gruppo di disturbi riguardano in maniera diretta la figura professionale del Terapista della Neuro e Psicomotricità. Non è un caso infatti che questa risulti essere la categoria più numerosa di disturbi rilevata nell'ambito Neuropsicomotorio con 77 segnalazioni (44,5%). La percentuale di questo gruppo di patologie risulta nettamente inferiore invece nella casisitca relativa alla UONPIA, in cui sono solamente in 30 (19,4%) i soggetti stranieri che sono stati fatti rientrare in tale gruppo patologico.

Discussioni su Servizi di NPI partecipanti al "Progetto Migranti"

Si è ipotizzato di procedere ad analizzare l'ambito Neuropsicomotorio (usufruendo dei dati ottenuti dai questionari), per poi andare ad estendere l'analisi ad ambienti ed ambiti più generali, analizzando dapprima il singolo caso della UONPIA di via Aldini (da cui proviene anche il caso presentato in precedenza), per poi giungere ad una visione d'insieme della casistica relativa ai 7 servizi di NPI che aderiscono al "Progetto Migranti". Per quanto riguarda i dati ricavati dalla rilevazione attraverso la griglia anamnestica elaborata, si è potuto utilizzare e confrontare il solo parametro relativo alla provenienza dei genitori del paziente immigrato.

Servizi di Neuropsichiatria Infantile a confronto

Grazie all'utilizzo della griglia anamnestica utilizzata sia nella UONPIA in via Aldini che nelle altre rilevazioni nei Servizi di NPI, è stato facile confrontare i dati ottenuti. Innanzitutto si è potuta confrontare l'incidenza relativa all'utenza straniera sul totale dei soggetti che nel corso dei 20 mesi analizzati, hanno effettuato almeno un accesso ad uno dei 7 Servizi analizzati. Nel periodo preso in esame, sono stati registrati 1673 pazienti totali, 1105 dei quali di origine italiana (66% dell'utenza totale). Dei restanti 568 pazienti, è stato possibile risalire al Paese di origine di 546 soggetti; convertendo i dati rilevati in valori percentuali, si ottiene che il 32,6% dell'utenza totale ha origine straniera. Si può fin da subito notare come vi sia una nette discrepanza tra la casistica reilativa alle 7 UONPIA aderenti al "Progetto Migranti" e quella relativa al Servizio in via Aldini. Andando a confrontare i dati relativi all'utenza straniera totale, si ottiene infatti che i soggetti stranieri rilevati in via Aldini, superano di quasi il 25% l'utenza straniera rilevata nelle 7 UONPIA. Proseguendo il confronto tra le due casistiche, si possono notare alcune discrepanze relative alla provenienza dei soggetti stranieri:

  • Africa: Diversamente dalle rilevazioni precedenti, balza subito all'occhio la discrepanza tra l'utenza proveniente dal continente Africano relativa alle due casistiche. Mentre nel Servizio di NPI di via Aldini, la maggior parte dei pazienti risulta essere di origini Africane (41,3%), nella casistica relativa alle 7 UONPIA l'utenza proveniente dall'Africa rappresenta solamente il 28,2% del totale.
  • America: Anche in questo caso si può notare una netta discrepanza tra i dati rilevati. I soggetti stranieri di origine Americana relativi al Servizio in via Aldini, rappresenta il 27,1% del totale. Diversamente l'utenza Americana rilevata nell'altra casistica, assume un valore nettamente superiore, in quanto con il suo 35,5% va a rappresentare la percentuale più alta della rilevazione.
  • Asia: I dati ottenuti dalla rilevazione nelle UONPIA dell'utenza di origine Asiatica, va a rappresentare l'11,4% dell'utenza totale, piazzandosi quindi all'ultimo posto della classifica. Al contrario nella casistica relativa all'utenza di via Aldini, i soggetti provenienti da Paesi Asiatici rappresenta il 24,5% del totale.
  • Europa: Il Vecchio Continente ricopre in questo caso un ruolo molto importante per quanto riguarda la casistica relativa ai 7 Servizi analizzati. Con il suo 25% di pazienti, va a piazzarsi subito dietro il continente Africano. Diverso è il discorso relativo all'utenza rilevata nella UONPIA, in quanto i pazienti di origine Europea vanno a rappresentare solamente il 7,1% dell'utenza totale.

Come si può notare dai dati appena presentati, all'interno di una casistica più ampia rispetto a quella relativa ad un solo Servizio di NPI, si possono ottenere dati significativamente discrepanti per quanto riguarda la provenienza dell'utenza straniera. Si può quindi affermare che, se si va a considerare la casistica relativa alle 7 UONPIA come quadro generale dell'utenza straniera che vi accede, il continente Americano è quello che fornisce il più alto numero di pazienti; questo è subito seguito da quello Africano ed Europeo, separati da un valore inferiore al 4%. L'utenza proveniente da Paesi Asiatici in questo quadro generale, rappresenta solamente il 7,1% del totale.

In questo caso non è stato possibile confrontare i diversi quadri patologici relativi alle due casistiche, in quanto non si possiedono i dati riguardanti le 7 UONPIA partecipanti al "Progetto Migranti". Indicpercui non risulta utile ai fini di una più chiara e veritiera esposizione dei dati ottenuti, proporre come quadro generale delle patologie quello ottenuto dalla rilevazione relativa ad un singolo Servizio di NPI.

 

Indice

 
RIASSUNTO
 
PREMESSA

 

CAPITOLO 1: Storia e basi teoriche della "Clinica Transculturale"Il fenomeno della globalizzazione culturale; Storia e principi della Psicomotricità - La pratica psicomotoria incontra la Psichiatria transculturale; George Devereux: principi e nascita della Psichiatria transculturale - Inconscio della personalità etnica & Inconscio idiosincratico - L'influenza dell'osservatore sull'oggetto osservato & il principio di complementarità - Il complementarismo; Tobie Nathan e l'Etnopsicoanalisi - La psicoanalisi e le teorie intermedie - I saperi tradizionali come scienze esatte - I meccanismi terapeutici; Marie Moro e il ritorno alla Psicanalisi Freudiana - Le ipotesi di fondo - I Principi della Clinica Transculturale - Il dispositivo di cura.

CAPITOLO 2: Approcci terapeutici e sviluppo del bambino stranieroVerso un dispositivo di metissage e cosmopolita - Approccio Psicoanalitico di Acouturier e Lapierre - I contributi di Jerome Bruner e Howard Gardner; I genitori e il trauma migratorio - Figli di immigrati ed il meticciato - La costruzione di una propria identità in situazioni di metissage - Neonati e bambini di qui - Vulnerabilità nello sviluppo dell'infanzia, Presentare il mondo, Pensare il mondo; Il bambino esposto - Competenza, resilienza e creatività - La cultura dall'interno - L'essere, il senso, il fare.

CAPITOLO 3: Il caso clinico di G.Presentazione del caso clinico; Storia personale di G, Aspetti socio culturali salienti; La presa in carico - Valutazione psicomotoria - Diagnosi e stesura del progetto riabilitativo - Presa in carico e sviluppi terapeutici; Modificazione della terapia e del progetto - La questione del “segreto” - L'importanza della “storia” - Un innovativo esperimento terapeutico; Risultati, sviluppo e progressione della terapia.

CAPITOLO 4: Contenuti della ricerca; 

  • Materiali e metodi(1); Costruzione e progettazione del questionario - Da quanti anni svolge tale professione - Numero di pazienti attualmente in carico - Con quali patologie lavora prevalentemente - Elencare il numero di pazienti stranieri - Elenco di nazionalità e il numero di soggetti immigrati in terapia - Quali patologie presentano maggiormente i pazienti stranieri - Con quale tipo di utenza riscontra maggiori difficoltà - Quali fattori influenzano maggiormente la terapia. Casistica(1)Rilevamento dati - Anni di lavoro nell'ambito della riabilitazione psicomotoria - Numero di pazienti in carico - Quadro patologico generale - Numero di pazienti stranieri in carico - Nazionalità e numero corrispondente di pazienti - Quadro patologico nell'utenza straniera - Con quali pazienti trova maggiori difficoltà - Quali sono i fattori che influenzano maggiormente la terapia.
  • Materiali e metodi(2); Presentazione di un servizio di NPI aderente al “Progetto Migranti”; Griglia di rilevamento dati dei genitori e bambini immigrati - Paese di provenienza dei genitori del bambino - Diagnosi del paziente straniero (ICD – 10). Casistica(2); Rilevamento dei dati; Dati relativi all'anno 2011 - Paese di provenienza dei genitori del paziente straniero - Diagnosi del paziente straniero tramite classificazione ICD – 10; Dati relativi all'anno 2012 - Paese di provenienza dei genitori del paziente straniero - Diagnosi del paziente straniero tramite classificazione ICD; Dati relativi da Gennaio a Maggio 2013 - Paese di provenienza dei genitori del paziente straniero - Diagnosi del paziente straniero tramite classificazione ICD – 10; Sintesi della rilevazione dei dati - Paesi di provenienza dei genitori del bambino straniero - Diagnosi del paziente straniero tramite classificazione ICD – 10 87
  • Materilai e metodi(3)La griglia anamnestica per la rilevazione. Casistica(3)Numero totale di  pazienti stranieri presenti nei Servizi di NPI; Altri dati interessanti

CAPITOLO 5: DiscussioniDiscussioni e riflessioni sui dati dei questionari Neuropsicomotori - Esperienza lavorativa & difficoltà terapeutiche con pazienti stranieri - Confronto tra flussi migratori ed accesso a servizi di NPI in Lombardia - I due quadri patologici a confronto - Parametri che influenzano la terapia; Discussione sulla casistica della UONPIA in via Aldini - Le due utenza a confronto - Confronto tra i due quadri patologici; Discussioni su Servizi di NPI partecipanti al “Progetto Migranti” - Servizi di Neuropsichiatria Infantile a confronto. 

CAPITOLO 6: CONCLUSIONIIl “Progetto Migranti” come risposta ai bisogni della nuova utenza; “Progetto Migranti”: Migrazione e disagio psichico in età evolutiva - Perchè è nato il “Progetto Migranti” - Principali obiettivi del “Progetto Migranti” - Il lavoro di rete - Formazione degli operatori, Servizi inclusivi e di comunità, Wrap Around, La Clinica Transculturale - Il ruolo dell'Equipe multidisciplinare - Primi risultati relativi al “Progetto Migranti”; Alcuni spunti per possibili ricerche future; L'utenza straniera e le nuove prospettive in ambito Neuropsicomotorio

 

 ALLEGATI

 BIBLIOGRAFIA
 

Tesi di Laurea di: Livio Giuseppe CAIANIELLO