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La psicomotricità ha nei suoi codici fondamentali lo sviluppo della capacità empatica sia nella formazione del conduttore sia tra gli obiettivi per lo “star bene”, empatia per capire e farsi capire, per aiutare gli adulti a crescere e ad aiutare i bambini a fiorire. 

In questo lavoro si è visto come la Psicomotricità è l’espressione dell’unione inscindibile dell’affettività, della motricità e cognitività, le quali si sviluppano fin da principio in modo solidale. 

La rottura di tale armonica solidarietà (in conseguenza di insulti organici e/o psicologici) richiede un intervento, che ripristini i legami e le intime connessioni tra le componenti costitutive. 

Tale intervento usa come intermediario il corpo, ovvero la corporeità intesa come espressione dell’unità psicosomatica, la quale rappresenta la persona nella sua totalità. Con la mediazione di uno strumento totale (qual è appunto il corpo) esso realizza un’azione globale, utilizzando tutte le possibilità di movimento, mobilitando le potenzialità espressive e relazionali di questo, nel tentativo di ristrutturare l’insieme della personalità. È infatti il movimento un comportamento che si attua nella dimensione del rapporto tra l’individuo e l’ambiente e presuppone l’idea di “soggetto”. Tale idea si compendia nel concetto di schema corporeo, che è una vera sensazione di sé come unità corporea, vissuta attraverso le esperienze motorie, le quali implicano insieme sia la causalità fisiologica che psicologica. È questo un concetto centrale intorno al quale si integrano e si organizzano i principi teorici della Psicomotricità, riassumendo in sé, quelli di immagine e di vissuto corporei ed è il riferimento permanente della persona. 

È dunque lo schema corporeo l’obiettivo focale delle terapie psicomotorie. 

Nella pratica psicomotoria le proposte relative al movimento implicano il corpo in: 

  • esercizi di motricità fine che coinvolgono le dita delle mani nell’utilizzo di oggetti; 
  • esercizi di coordinazione oculo-manuale, ovverosia giochi con oggetti da lanciare e da ricevere, come ad esempio la palla; 
  • esercizi di coordinazione cinetica globale, che prendono in considerazione gli spostamenti nello spazio e l’andatura con la quale si procede: gattonare, camminare, saltare e così via.

Il bambino alla nascita entra in contatto con la realtà esterna attraverso i cinque sensi e il movimento, vettori di scambio delle prime informazioni con il mondo. Tanto più egli entrerà in contatto con esperienze che, risultano essere per lui piacevoli, aventi come centro il corpo proprio e dell’adulto, tanto più si aprirà alla comunicazione. Le informazioni del bambino sia che piange o ride , si rilassa o contrae , vengono accolte o respinte attraverso la modificazione dei suoi stati corporei. La qualità degli scambi di comunicazione corporea, tonica e non verbale con la madre, gli consente di accedere a sensazioni di piacere o dispiacere. Le azioni del corpo, il movimento e il gioco incidono sul piano sensoriale ed emotivo: il piacere dell’azione è al centro della pratica psicomotoria e risponde al bisogno del bambino, consentendogli di vivere liberamente la propria espressività motoria e la carica emozionale. Il gioco permette al bambino di sviluppare abilità motorie, cognitive e sociali, le quali sono senza dubbio un’importante espressione della vita effettiva del piccolo. 

Il movimento, il tono muscolare, le posture, l’andatura, le modalità di occupare lo spazio ed il tempo sono alcuni tra gli aspetti della comunicazione non verbale che lo psicomotricista considera attentamente osservando i bambini che partecipano all’attività. È importante comprendere le emozioni e la comunicazione espressa attraverso il linguaggio motorio, gestuale e mimico: non sempre le parole ci consentono di esprimere e spiegare i sentimenti più profondi. I movimenti del corpo, raccontano molto della persona, in un’ottica di comunicazione non verbale e le rigidità muscolari, contratture e tonicità, sono elementi da considerare con attenzione nelle proposte di attività di gruppo e individuali. 

I bambini, a differenza degli adulti, si muovono, oltre che per raggiungere lo spostamento, anche seguendo finalità ludiche o squisitamente dettate dal desiderio di muoversi. Con il movimento il bambino costruisce se stesso e lo fa con interesse, energia e piacere: queste sono le componenti del movimento che vengono accolte e favorite dalla Psicomotricità.

 

Indice

INTRODUZIONE
 

Cap. I. LA PSICOMOTRICITA’

  1. Cenni storici
  2. Psicomotricità: educazione, rieducazione e terapia

Cap. II. LE NOZIONI FONDAMENTALI DELLA PSICOMOTRICITA’

  1. Il tono
  2. Lo schema corporeo

Cap. III. LO SVILUPPO PSICOMOTORIO DEL BAMBINO

  1. Primo stadio: dalla vita intrauterina al terzo mese
  2. Secondo stadio: dal terzo al nono mese
  3. Terzo stadio: dal nono al diciottesimo mese
  4. Quarto stadio: dal diciottesimo mese al terzo anno

Cap. IV. L’EDUCAZIONE PSICOMOTORIA NELL’Età PRESCOLARE

  1. Attività motoria globale: gioco libero
  2. Esercizi di percezione del proprio corpo: controllo tonico; scoperta e presa di coscienza delle diverse parti del corpo con verbalizzazione; giochi d’imitazione di gesti e atteggiamenti; orientamento del corpo proprio.….
  3. Motricità fine: dallo scarabocchio al grafema
 
CONCLUSIONI

 

BIBLIOGRAFIA
 

Tesi di Laurea di: Maria PADOVANO