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Classicamente, l’esercizio grafico ha innanzitutto, come finalità, la preparazione alle conoscenze scolastiche, più in particolare alla scrittura ed alla lettura. Tale supporto è uno degli aspetti dell’attività psicomotoria. Esso prolunga, sul piano della coordinazione motoria, ciò che già è stato sollecitato nell’esercizio di coordinazione globale. Le esigenze particolari del grafismo, basate sulla finezza e sulla precisione del gesto, impongono un’educazione particolare in questo campo specifico, che permette lo stabilirsi di una relazione tra i dati visivi e i dati cinestetici. 

Secondo studi recenti, già nella fase prenatale, all’interno del grembo materno, il neonato si succhia il pollice, muove le gambe e le mani o da un calcio al ventre della madre, compie cioè tutta una serie di attività che acquisirà meglio nel corso del suo sviluppo e che lo preparano all’apprendimento della scrittura. 

Infatti, già verso i diciotto mesi, il bambino inizia a tenere in mano per la prima volta lo strumento grafico, qualunque esso sia (penna, pennarello, matita) e a produrre le sue prime tracce: lo scarabocchio. 

Appena il bambino afferra lo strumento grafico, non appare, come per magia, lo scarabocchio, inizialmente deve capire a cosa gli serve, e come muoverlo per poter lasciare un segno sul foglio, solo dopo vari tentativi, diverse prove ed errori cerca di tenere la penna in mano, producendo all’inizio dei semplici puntini e martelletti ininterrotti. Il bambino scarabocchia per il piacere di eseguire con la mano dei movimenti seguendo la sua impulsività. All’inizio, quando il bambino fa uno scarabocchio, partecipa con tutto il corpo, tiene lo strumento grafico con un’impugnatura di tipo palmare (perché il bambino durante questa sua attività non è ancora in grado di utilizzare le dita), la mano infatti, non essendo ancora affinata a svolgere questo compito, punta la penna sul foglio e poi alternativamente riporta il pugno verso di sé. A quest’attività che il bambino produce si può dare un valore simbolico, perché il foglio e la penna rappresentano una prima scoperta che egli fa del mondo esterno, per poi ritornare al punto di partenza, riportandola verso di lui per dire che essa è parte di sé. In questa fase il bambino non è detto che riesca sempre e con successo a produrre delle tracce e quando riesce a produrre dei segni, lo fa in modo casuale. Egli scopre improvvisamente che ad uno stesso segno corrisponde uno stesso risultato. I bambini tendono a sbattere lo strumento grafico con violenza, non sono ancora in grado di porre l’attenzione su quello che stanno facendo perché non riescono a controllare le loro energie. Nel produrre gli scarabocchi il bambino si diverte a muoversi all’interno dello spazio grafico anche fuori dal foglio.

Dopo che il bambino ha fatto l’esperienza dei puntini sul foglio arriverà ad essere capace di produrre dei cerchi in modo ripetitivo, passando sopra a quello che ha già tracciato. Questo meccanismo fa parte dello scarabocchio non intenzionale, perché il bambino non sa cosa vuole rappresentare. 

Attraverso la produzione di scarabocchi, il bambino libera le sue energie e manifesta le sue potenzialità di slancio. In questo primo momento lo scarabocchio è ancora grezzo e mal organizzato infatti dinanzi a un foglio, il piccolo, anche se lo vede lì davanti a sé, non riesce a controllare bene le sue energie e fuoriesce finendo sul piano d’appoggio. Intorno ai due anni lo scarabocchio può essere rappresentato come una sorta di pseudo-scrittura ad imitazione di quella adulta. A tre anni riesce a controllare il suo movimento che acquista una valenza intenzionale e il bambino, rimanendo all’interno dello spazio grafico, se prima produceva gli scarabocchi solo per il semplice desiderio, ora li produce con lo scopo di manifestare la sua personalità e per comunicare con l’adulto. 

A mano a mano che il bambino prende confidenza nel tenere in mano lo strumento grafico, cambia l’impugnatura e diventa di tipo digitale. Il bambino tende ad usare le dita in modo differente e inizia ad opporre al pollice l’indice e il medio. Questo nuovo tipo di prensione che coinvolge oltre alle dita anche le articolazioni e il movimento del polso, favorisce l’esecuzione di ghirigori e segni grafici più minuziosi e più piccoli rispetto a quelli che il bambino produceva prima. La traccia diventa tracciato, in quanto il bambino è guidato da un certo grado di volontà, infatti il bambino riesce a rendersi conto dei limiti del foglio e, attraverso l’esercizio, cerca di non uscire più dai bordi, se non occasionalmente. 

I primi scarabocchi che il bambino produce possono essere tracciati in verticale, in orizzontale e in diagonale; non sono lasciati solo sul foglio, ma prodotti anche sui mobili, sui muri, nei libri e su tutto ciò con cui entra in contatto; essi sono lasciati come una traccia del suo passaggio. A mano a mano che il bambino scarabocchia, inizia ad assumere una posizione differente davanti al foglio: riesce a posizionarlo in modo spontaneo, si appoggia con il gomito sul piano del foglio, utilizzando in questo modo i movimenti dell’avambraccio per riuscire a staccare con una certa facilità la matita dal foglio. Quando il bambino produce lo scarabocchio tende sempre a partire da un punto comune d’inizio che coincide con quello finale. 

Gli adulti molte volte di fronte a queste espressioni artistiche tendono ad avere delle reazioni negative, invece dovrebbero elogiare i bambini con complimenti. Il bambino ha bisogno di sentirsi amato, di essere gratificato per quello che ha fatto, e di sapere che quello che ha disegnato a noi piace tantissimo. Solo così possiamo fare in modo che sia stimolato e che ne produca tanti. 

Gli scarabocchi dei bambini sono una tappa molto importante per il loro sviluppo, essi infatti rappresentano una scoperta personale, un’innovazione, una creazione; hanno anche una valenza sociale, in quanto possono essere considerati come un qualcosa di prezioso da regalare agli adulti. 

Le forme che il bambino produce attraverso lo scarabocchio sono: linee curve o cerchi, oppure dei segni lanciati. È bene prestare molta attenzione agli scarabocchi dei bambini, se si presentano con annerimenti, segni ben marcati e slanci troppo decisi da provocare la rottura del foglio, essi possono essere espressione d’ira e di aggressività o semplicemente dimostrare che il bambino fa un cattivo utilizzo delle sue energie, è quindi bene insegnargli a scaricare in altro modo questo eccessivo spreco di energie. 

Il bambino verso i due anni e mezzo è in grado di disegnare dei tratti orizzontali che vanno da sinistra verso destra. Dopo i tre anni, la traccia dello scarabocchio è rotonda e la mano inizia a roteare intorno al polso, le dita acquistano maggiore flessione ed estensione. Da questo momento gli occhi iniziano a seguire ciò che fa la mano. 

Dopo i tre anni il bambino cerca di produrre in modo intenzionale delle forme grafiche che gli permettono di costruire il materiale di base per il disegno e per la scrittura. 

Lo scarabocchio rientra nell’attività fino-motoria, questi gesti aiutano il bambino a controllare i movimenti dell’occhio e della mano. Infatti, quando il bambino riesce a far eseguire alla mano un movimento con la penna che soddisfi la sua rappresentazione, è riuscito in qualche modo a seguire con gli occhi quello che la mano sta facendo. Molto spesso gli scarabocchi sono accompagnati dalla verbalizzazione di ciò che il bambino ha voluto rappresentare che può trattarsi anche di oggetti assai complessi, quali ad esempio la favola o il cartone animato preferiti. 

Il bambino attraverso quest’esperienza può scoprire la valenza dello scarabocchio sia come mezzo comunicativo, poiché attraverso di esso può trasmettere le sue emozioni, la sua vitalità, la sua ansia, la sua aggressività, sia come atto liberatorio che ha a disposizione per affermare se stesso. Con l’aumento della coordinazione occhio-mano impara ad occupare lo spazio, a controllare il gesto e a gestire lo strumento grafico. Verso i tre anni, il bambino inizia a disegnare. Il disegno, considerato una libera creazione, nasce dopo lo scarabocchio dalle energie ludiche, cioè dal semplice piacere del bambino, può rappresentare un periodo meraviglioso se l’adulto riesce a dargli il giusto apprezzamento. Quando il bambino inizia a disegnare, verso i tre anni, la prima figura che traccia è generalmente quella del cosiddetto “uomo girino”, le cui caratteristiche sono: una testa molto grande, gli arti attaccati alla testa e dell’aspetto filiforme. Questo costituisce il primo tentativo da parte del bambino di rappresentare la figura umana e ciò sta ad indicare che non ha ancora raggiunto la consapevolezza dello schema corporeo. A tre anni il bambino è in grado di riprodurre un disegno partendo dal suo modello mentale di un oggetto, riuscendo a comprendere il valore simbolico del disegno. Ciò che all’inizio il piccolo disegna prende vita da alcune forme iconiche che lui ha in mente, compaiono così: lo schema-uomo, lo schema-casa, lo schema-animali, lo schema-albero. Piano piano questi schemi saranno arricchiti dal bambino aggiungendo dei particolari ma non sa ancora rispettare le giuste proporzioni e la prospettiva (designerà se stesso più grande della casa). 

Fra i tre e i quattro anni il bambino realizza dei disegni che costituiscono dei veri e propri esercizi percettivi-motori che lo aiutano a sviluppare sempre di più la coordinazione, a migliorare la conoscenza della realtà che lo circonda e quegli automatismi visivi che lo aiutano a riprodurre ciò che vede all’interno del disegno. Il fanciullo impara a gestire meglio lo spazio del foglio che è ora utilizzato in modo prossimale e non più esteso su un’ampia superficie proprio perché i movimenti delle dita della mano tendono a diversificarsi; permettendo una minuziosità del tracciato che consente al bambino di rendere più visualizzabili le figure che realizza. Tende inoltre a disegnare figure fluttuanti, poiché le colloca senza riferimento spaziale, (mentre tra i quattro e i cinque anni inizia a preoccuparsi dell’orientamento della posizione di una figura rispetto allo sfondo e alle altre figure). 

La prima forma di orientamento spaziale che il bambino utilizza è quella della verticalità per cui tende a posizionare le sue figure in diverse parti del foglio, riuscendo contemporaneamente a mantenere la posizione alto-basso degli schemi in modo che tutti i personaggi stiano in piedi. 

In seguito acquisisce la dimensione dell’orizzontalità. Il fanciullo posiziona i suoi personaggi sullo stesso piano ideale, cioè sul lato inferiore del foglio. Con l’orizzontalità, all’interno dei disegni del fanciullo fanno la loro comparsa la linea di terra e quella del cielo che vengono messe in parallelo, ai lati superiori ed inferiori del foglio. Prima di questa fase il bambino posizionava le figure a caso, tendendo a spostare continuamente il foglio per facilitare il movimento, mentre ora rispetta un verso e un allineamento tra ciò che sta sopra e ciò che sta sotto. Verso i quattro anni il bambino grazie alla maturazione della destrezza motoria è in grado di riprodurre una linea chiusa. Inoltre all’interno dei disegni del bambino si possono trovare tentativi d’imitazione della scrittura, spesso il fanciullo riporta la lettera “o” perché risulta essere quella più semplice da riprodurre, ma anche quelle che compongono il suo nome. Le lettere possono apparire messe in fila su un piano orizzontale ideale, oppure tracciato, esse si possono presentare capovolte, piegate o speculari. In seguito il bambino riesce a capire che il disegno e le lettere sono due cose diverse e tende a cambiare i tratti quando vuole scrivere qualcosa, anche se non ha ancora imparato come si fa. 

A cinque anni il bambino è in grado di copiare un quadrato e impara a distinguerlo dal rettangolo e, in seguito, dal triangolo. Sempre a quest’età, se il bambino è stimolato, è capace di scrivere con le lettere in stampatello, anche se in forma irregolare, il suo nome. Per quanto riguarda l’omino è riconoscibilissimo: oltre agli occhi, al naso e alla bocca, c’è il tronco da cui spuntano le braccia e le gambe. Per ultimo compaiono le orecchie, spesso di dimensioni eccessive per il gusto della nuova scoperta. L’occhio acquista il suo contorno e nel centro porta il segno della pupilla. Il tronco si allunga e si allarga fino a diventare più ampio della testa; le gambe e le braccia sono bidimensionali e qualche volta appaiono cenni di vestiario: cappello, bottoni, pantaloni ecc. Inoltre l’omino è quasi sempre rappresentato in posizione verticale. Il disegno in questa fase è particolarmente importante per il bambino perché lo introdurrà all’acquisizione involontaria del gesto grafico della scrittura, soprattutto per quanto riguarda la progressione graduale del gesto dal grande al piccolo. In questa prospettiva il foglio può essere visto come una palestra in cui allenare le abilità motorie dagli iniziali, ampi gesti maldestri a quelli successivi più sicuri, precisi e molto minuziosi. 

Inoltre, è molto importante far colorare il disegno, in quanto aiuta il bambino a guidare il pennarello, la matita colorata, il pennello o il dito in ogni area dello spazio grafico che si vuole riempire di colore. La colorazione richiede al bambino, a livello motorio, un prolungato sforzo dei muscoli del braccio e della mano, a livello percettivo, richiede una maggiore attenzione e concentrazione per riuscire a guidare la mano in modo da non far uscire il colore dai bordi. 

All’inizio il bambino, quando si trova a colorare una grande superficie, anche se ha a sua disposizione un foglio grande, tende a uscire lo stesso dai margini perché non è ancora in grado di seguire con gli occhi il movimento della mano, prende il colore in modo casuale e colora anche il tavolo in modo inconsapevole. 

L’adulto, attraverso delle semplici spiegazioni, riuscirà a far capire al bambino che quello che deve colorare è il disegno contenuto all’interno del foglio e non la superficie esterna. Per far comprendere questo al bambino di tre anni è bene dargli un disegno un po’ grande, di circa 15cm di larghezza, in questo modo il bambino sarà aiutato nel coordinare occhio-mano in modo tale da non andare con il colore fuori dal bordo. A questo punto è in grado di utilizzare un secondo colore. A tre anni e mezzo, quando colora, esegue il tratto in una sola direzione e il bambino per riuscire a farlo combinare con il disegno che ha di fronte, invece di roteare la mano, fa girare il foglio in modo tale da riuscire ad avere un risultato migliore restando all’interno del foglio, ma uscendo meno dai margini. A quattro anni il bambino può colorare sia un disegno piccolo che uno grande riuscendo a rimanere all’interno dei contorni, in questo modo può cambiare colore senza che questo passi sopra ad un altro, come poteva accadere nella fase precedente. Il bambino ha acquisito insieme alla coordinazione motoria e al controllo percettivo del pastello o di qualsiasi strumento di scrittura anche la cognizione dell’uso adeguato del colore riuscendo a far attenzione ai particolari, adattando i movimenti per dar origine a dei tratti appropriati. Il colorare all’interno degli spazi delimitati dalle figure, fa parte di quelle attività che il bambino dovrebbe imparare per essere facilitato nell’acquisizione della scrittura in quanto i movimenti che compie aumentano l’attenzione e lo aiutano a controllare il gesto grafico. 

Oltre al colorare ci sono altre attività che portano il bambino all’apprendimento della scrittura: ritagliare seguendo dei tratteggi, strappare, incollare, infilare perline o pasta di piccole, medie e grandi dimensioni e di diverse forme; tutto ciò permette al bambino di acquisire la manualità fine, in modo mirato per la mano deputata alla scrittura; in modo indiretto, per la mano che ha la funzione di supporto del corpo. 

Paradossalmente non si scrive solo con la mano! Infatti, per insegnare al piccolo ad eseguire dei tratti giusti è opportuno fargli fare alcuni esercizi di movimento attraverso delle esperienze dirette, per far si che si concentri sui muscoli implicati nella scrittura. Attraverso gli esercizi sul movimento possiamo portare il bambino alla conoscenza concreta di linee e di cerchi che poi utilizzerà all’interno della prescrittura. 

Si può disegnare con un nastro adesivo colorato un percorso con delle curve, che inizia con una palla di un colore e finisce con una di un altro colore per bene comprendere l’inizio e la fine, poi farlo ripercorrere al bambino a piedi nudi: può camminare normalmente oppure procedere con dei saltelli. Per far comprendere al bambino una figura geometrica, ad esempio il cerchio, possiamo farglielo toccare con le mani, con i piedi e con le gambe e poi fargli afre il gioco con l’hula hop per fargli interiorizzare meglio questa figura. 

Un altro gioco che può aiutare il bambino a stimolare la coordinazione del proprio corpo ma anche l’attenzione e la concentrazione è quello del semaforo, (fatto con dei cartoncini colorati che s’innalzano pronunciando a voce il colore) e che consiste nel fermarsi con il rosso, nel correre con il verde, e nel camminare piano con il giallo all’interno di un ambiente molto ampio.

È importante che, oltre al controllo del proprio copro, il bambino acquisisca anche la consapevolezza dello schema corporeo. Può essere appreso guardando la propria immagine riflessa allo specchio e nominando o taccando le varie parti che lo compongono oppure mostrando dei disegni in cui mancano alcune parti del corpo che vanno aggiunte, ancora attraverso delle canzoncine come quella del burattino. 

La consapevolezza del proprio schema corporeo e le conoscenze topologiche di cui ha fatto esperienza nello spazio di vita gli permettono di orientare, in modo ampio e sempre più ordinato, delle rappresentazioni mentali all’interno del foglio, sotto forma di forme figurative. 

Per prevenire la disgrafia, è utile capire, fin dai primi anni di frequentazione della scuola primaria, quale mano risulta essere più abile facendo semplici esercizi in modo tale d’aiutare il bambino, fin da subito, a capire quale mano deve utilizzare. 

Si possono fare vari esercizi con il bambino: guidare all’interno di un cannocchiale, salire su una sedia aiutato dall’adulto, mettere una mano sopra l’altra, infilare in un filo sottile pasta di piccola grandezza, disegnare usando entrambe le mani e, osservandoli con attenzione mentre svolgono questi compiti, essi stessi ci aiutano a comprendere da che parte la lateralità si è sviluppata maggiormente.

Molto importante è anche la postura per consentire la fluidità del gesto grafico, inoltre imparare a sedersi in modo corretto evita danni alla colonna vertebrale.

La posizione è corretta quando schiena e testa risultano essere allineate fra loro e le spalle sono rilassate. Quando si colora, si disegna, o si scrive la distanza tra la testa e il foglio dovrebbe essere di 30cm, inoltre l’avambraccio deve essere rilassato sul piano d’appoggio, in modo tale da consentire i movimenti del braccio, del polso e delle dita. Lo schienale della sedia su cui si appoggia, dovrebbe avere l’altezza proporzionale delle scapole e la seduta deve consentire al bambino di appoggiare piedi a terra. La postura corretta di tutto il corpo e delle partii segmentarie che lo compongono (come spalla, braccio, gomito, polso, mani e dita) consentono la fluidità dei movimenti di piccola e grande progressione e i movimenti di tipo digitale.
Oltre alla postura è bene insegnare al bambino, fin da subito, a tenere in mano lo strumento grafico in modo consono.
L’impugnatura corretta dello strumento grafico è quella ergonomica perché permette di avere un massimo risultato con il minimo sforzo e il minor affaticamento possibile. Con questo tipo di prensione la mano si trova in semipronazione, il pollice opposto all’indice per trattenere al matita che si appoggia nella prima falange del dito medio, mentre l’anulare e il mignolo, semi piegati, assicurano il contatto della mano sul foglio. Affinché il bambino riesca a vedere ciò che scrive, è bene insegnargli a tenere lo strumento a due dita dalla punta, questa impugnatura consente al bambino di controllare ciò che sta scrivendo oltre che scrivere a lungo senza stancarsi troppo. 

Per insegnare al bambino a impugnare lo strumento in modo corretto, è bene fargli vedere concretamente come la mano che scrive appoggia con il mignolo sul foglio ed è in asse con il polso, l’avambraccio e il polso sono appoggiati al tavolo, la matita è presa come una pinza tra le dita che non devono essere né in estensione né avere un’eccessiva flessione, la mano che non scrive ha esclusivamente il compito di tenere fermo il foglio. Il dito medio flette l’ultima falange e crea un lato più ampio d’appoggio mentre l’indice e il pollice tengono in mano la penna formando così un triangolo. Il bambino deve interiorizzare l’impugnatura corretta in modo tale che pian piano riesca da solo a controllare la sua posizione e il movimento diventi automatico. Inoltre ci sono esercizi motori che hanno lo scopo di aiutare i bambini a dissociare e coordinare i diversi segmenti del loro corpo. Hanno anche lo scopo di rendere i bambini consapevoli, dello stato del loro corpo. Rendere i bambini i consapevoli di tensione e rilassamento è particolarmente per le parti più direttamente coinvolte nell’atto dello scrivere. Una mano rigida che non permette la rotazione del polso, dita rigide che premono eccessivamente sulla matita l bambino e contribuiscono per altro ad avere dolore quando si scrive o si disegna o si colora. Far fare ai bambini esercizi che li invitino a premere forte forte sulla matita e provare a disegnare, chiedendo loro se la mano è dura o molle, se il braccio è duro o molle, facendo così sperimentare la tensione e subito dopo la rilassatezza, il blocco subito dopo la fluidità, chiedendo loro, dopo che hanno sperimentato entrambi gli stati, qual è lo stato che provoca minore fatica, è un esercizio fondamentale perché lavora sulla consapevolizzazione di ciò che avviene quando si scrive o si disegna e su quali sono i “trucchetti”, per rendere meno faticoso il lavoro. 

Gli esercizi più squisitamente motori, sono invece esercizi di rotazione del braccio attorno alla spalla, dell’avambraccio attorno al gomito, della mano attorno al polso. 

Inoltre, per affinare la motricità fine delle dita, per sciogliere coordinare i movimenti per aiutare il bambino alla prensione corretta si possono presentare al bambino dei giochi da fare insieme come: 

  • Graffi del gatto: chiudere e aprire le dita come fossimo dei gattini che stanno dando dei graffi usando contemporaneamente tutte e due le mani; 
  • Uccellini lenti e veloci: il bambino imita il becco degli uccellini che si apre e si chiude toccando con ogni dito il pollice, quest’esercizio si può fare prima con una mano, poi con l’altra ed infine con tutte e due le mani; 
  • Sasso carta: si aprono e si chiudono le mani; 
  • La matita ballerina: consiste nel far ruotare la matita tra pollice ed indice ed aiutandosi con il medio; questo esercizio risulta essere utile per insegnare al bambino ad usare il temperino.

I primi tre esercizi sono utili per sciogliere la mano e le dita di entrambe le mani; mentre l’ultimo aiuta il bambino ad acquisire in modo consapevole la giusta impugnatura. 

Tutti questi esercizi possono essere fatti prima di iniziare le forme prescritturali e vanno eseguiti al massimo per cinque o dieci minuti in modo da stimolare ma non annoiare il fanciullo. 

Ma ci sono anche esercizi grafomotori che hanno la funzione di rilassare gli arti facilitando anche la concentrazione. Si tratta dei tracciati scivolati che possono essere fatti eseguire ai bambini con un foglio di carta grande fissato sul banco con lo scotch ad occhi aperti prima, e ad occhi chiusi poi, e che implicano lo scivolamento di tutto il braccio sul banco con una presa lunga e quindi morbida della matita. I tracciati scivolati, per altro, non prevedono la precisione del prodotto grafico finale e questo va detto ai bambini che così si rilassano maggiormente perché consapevolizzano che stanno lavorando su un gesto e non su un segno. 

Ma per facilitare gli apprendimenti vi sono attività altrettanto importanti come, ad esempio, il ritaglio con corretta impugnatura delle forbici, infilare le perline che lavora sia sul potenziamento della presa a pinza che sulla sequenza se si utilizzano palline colorate. E non vanno dimenticati i tanti gesti quotidiani (allacciarsi le scarpe, mangiare da soli, allacciare i bottoni) fondamentali per il potenziamento della motricità fine e della percezione oculo manuale. Anche un’attività apparentemente semplice come mettere il cappuccio ad un pennarello è per un bambino piccolo fonte di esperienza infinita per la coordinazione oculo-manuale e per l’autostima (il sorriso dopo che l’operazione è finalmente riuscita). È importante che i bambini facciano queste esperienze senza togliergli il gusto della riuscita con un nostro intervento per paura che si sporchi o per facilitargli la vita e rendere il bambino consapevole dello stato del suo corpo è il livello più importante perché un bambino consapevole è un bambino sereno e un bambino sereno è un bambino rilassato. Perciò la preparazione motoria è la fase più importante. È necessario tenere sempre presente lo sviluppo naturale della motricità degli arti interessati all’atto scrittorio e della loro correlazione con il prodotto grafico finito. Lavorare affinché possa essere esercitata prima la rotazione della spalla e solo successivamente quella del gomito e del polso vuol dire far riferimento a quelle che sono le tappe dell’apprendimento motorio naturale del bambino che procede prima in direzione prossimale e solo successivamente in direzione distale. Per questo motivo è consigliabile con i bambini innanzitutto in verticale (in piedi davanti alla lavagna), perché questa posizione permette la rotazione della spalla e una più naturale impostazione della corretta impugnatura perché con i gessetti è più facile promuovere una presa a tre dita, anziché palmare, e solo successivamente in orizzontale (seduti al banco), perché questa posizione prevede la rotazione del gomito e del polso e la mobilità delle dita, acquisizioni successive a quelle della rotazione della spalla. Oltre tutto in verticale è più facile acquisire concetti topografici quali l’alto e il basso che in posizione orizzontale diventano lontano (alto) e vicino (il basso)al proprio corpo, operazione mentale questa senz’altro più difficile per un bambino. Più i bambini sono in difficoltà, più è necessario lavorare in verticale. Avendo scoperto l’importanza della dissociazione della spalla come prima tappa dello sviluppo grafo-motorio si può proporre ai bambini di tre anni di disegnare sui fogli posti in verticale sulla parete, che è per loro naturale eseguire un movimento ampio e circolare con la dissociazione della spalla, che corrisponde naturalmente al cerchio. I bambini effettuano spontaneamente questo gesto producendo spontaneamente il cerchio. L’ampio movimento rotatorio è facilitato dall’ampia superficie messa a disposizione e questa condizione permette l’acquisizione di una buona scioltezza motoria e grafo motoria. Inoltre lavorare in verticale con i gessetti e le matite permette di lavorare più facilmente sull’impostazione della corretta impugnatura perché accompagna il passaggio dall’impugnatura palmare, naturale per i bambini piccoli, all’impugnatura digitale. A tal fine, il bambino durante i tre anni di frequentazione della scuola dell’infanzia dovrebbe avere la possibilità di utilizzare diversi tipi di materiali scrittori quali: gessetti colorati e pastelli a cera che gli consentono un tratto morbido e pastoso con cui colorare ampi spazi; il pennello con l’uso di colori a tempera che aiuta a gestire lo spazio e a sciogliere, come già detto, il movimento della spalla, del braccio, dell’avambraccio e della mano; l’uso della matita di mina tenera e le matite colorate, specie quelle triangolari, possono aiutarlo nell’impugnatura corretta. 

Inoltre il piccolo deve imparare con l’esperienza o con piccoli suggerimenti, nel caso lo si veda in difficoltà, che quando disegna o colora, il foglio va inclinato per gestire meglio lo spazio grafico. 

Nella scuola dell’infanzia, gli esercizi grafici cominciano fin dai tre anni, quando il bambino è capace di tradurre con un atto grafico maldestro un’immagine visiva: è l’inizio del disegno figurativo. Successivamente, il bambino svilupperà la coordinazione raffinata della mano e delle dita, riproducendo forme varie, geometriche o no. È lo stadio del disegno non figurativo che va di pari passo con la scoperta delle forme. Tuttavia, fin qui il grafismo è sempre stato legato a problemi di percezione dello spazio. Quindi è importante che il bambino possegga alcune conoscenze topologiche quali: davanti/dietro; sopra/sotto; dentro/fuori; su/giù; vicino/lontano; ma anche aperto/chiuso; primo, ultimo e in mezzo; tutti questi esercizi preparatori aiutano il bambino a comprendere le indicazioni dell’insegnante, quando gli vengono spiegate le schede con le forme prescrittorie e gli viene indicato il gesto grafico che il bambino deve compiere o seguire. Quindi, il piccolo per imparare a scrivere deve apprendere una serie di competenze quali: il controllo della postura, il modo di stare seduti (le natiche devono essere ben appoggiate su tutta la sedia, le gambe leggermente divaricate e i piedi ben piantati sul pavimento) la prensione della penna (matita, pennarello o pennello), la funzione della mano non scrivente (che è di sostegno), la coordinazione occhio-mano e l’organizzazione dei movimenti del polso, della mano, del gomito e della spalla, l’orientamento spaziale per riuscire a muoversi nello spazio foglio; inoltre il piccolo deve iniziare a seguire i movimenti e la direzione giusta (da sinistra verso destra), deve saper eseguire linee e cerchi apprendendo il controllo e la conduzione del gesto grafico. 

Il bambino, durante la frequentazione dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia, attraverso l’utilizzo di esercizi con o senza il tratteggio, impara a completare le parti mancanti di un disegno. Esse hanno come obiettivo essenziale quello di sviluppare la coordinazione, che ha un certo ritardo sulla rappresentazione mentale, esercitando la scioltezza del polso e facendo acquistare una certa dissociazione dei movimenti delle dita. I tracciati verranno fatti prima a grandi dimensioni e a poco a poco se ne otterrà una miniaturizzazione. Il carattere ripetitivo del tracciato produrrà progressivamente una ritmicità del movimento, che rappresenta un aspetto fondamentale nella preparazione della scrittura. Un’organizzazione del tono, che si esprime attraverso l’alternanza tensione-distensione, andrà di pari passo con il carattere sempre più ritmico del tracciato. Prima di passare ai tracciati è consigliabile proporre al bambino degli esercizi di coordinazione delle dita, dove il bambino con il pollice segue il tracciato. Ad esempio:

 

zig-zag

 

 

cerchio

 

Solo successivamente, ai bambini verranno proposte delle schede di prescrittura con le linee: verticali, orizzontali ed oblique, le quali servono per scrivere in stampatello e per la riproduzione delle figure geometriche. Ovvero gli esercizi, come già detto, devono essere graduali e non casuali per cui si passa dalla riga verticale a quella orizzontale e solo successivamente al quadrato, dalla riga obliqua a destra alla riga obliqua a sinistra e solo successivamente al triangolo, dalla coppa semplice appesa ad una riga superiore alla coppa semplice appoggiata su una riga di base, all’alternanza della coppa grande e della coppa piccola appoggiate su una riga di base alla coppa complessa e così via. 

Esempi di tali esercizi sono:

linee-verticali

 

linee-orizzontali

 

merli

 

linee-ablique

 

Successivamente si passa a fare le forme prescrittorie di cui è composto il gesto grafico quali: coppe, come:

coppe

 

Ghirlande,come:

ghirlande

Archi, come:

archi

Arcate, come:

arcate

Chiocciole e lumache, come:

chiocciole-lumache

Ovviamente all’inizio ogni forma prescritturale va proposta al bambino singolarmente, in modo che possa apprendere sia il movimento che la coordinazione occhio-mano e successivamente, quando il bambino ha imparato a padroneggiare l’esercizio possono essere presentate al bambino tutte insieme. Ogni volta che diamo un nuovo esercizio al bambino è importante spiegargli il movimento e la direzione che deve compiere. La gestualità è molto importante, perché aiuterà il bambino all’acquisizione del movimento implicato nel corsivo, ed è per questo che va interiorizzato a partire dall’ultimo anno della scuola dell’infanzia. Per aiutare il piccolo nell’interiorizzazione dei movimenti si può utilizzare il gesto, con l’abbinamento del movimento della mano con il respiro, oppure proporre le forme prescrittorie utilizzando tutto il corpo o si possono costruire le varie forme prescrittorie utilizzando materiali per la manipolazione: la pasta di sale, la plastilina. 

È utile anche la palestra dove con l’utilizzo di clavette e birilli o dei semplici nastri disposti a terra, è possibile utilizzare tutto il corpo seguendo un percorso delle forme prescritturali che riproducono quelle che ha appreso. Inoltre per il riconoscimento delle forme geometriche di base è possibile proporre al bambino un percorso: si parte dai blocchi logici o cartoncini ritagliati di grandezze e colori diversi, l’obiettivo è quello di arrivare al riconoscimento delle forme (quadrata, triangolare, rotonda e rettangolare), infatti l’insegnante sceglierà una forma e chiederà ai bambini di cercare quelle. Successivamente si tenterà di riprodurla su un foglio e quando i bambini avranno familiarizzato con le forme, riconoscendole, si darà loro un nome. Nell’esecuzione dei vari tracciati precedenti, il bambino dovrà la libertà della scelta della mano. Lo stesso vale per l’esercizio seguente. Ovvero, al fine dell’acquisizione di “sinistra- destra” nello spazio grafico è consigliabile disegnare davanti ai bambini un cerchio, poi un quadrato, poi un triangolo e chiedere ai bambini di disegnare la stessa cosa verbalizzando. 

Cioè:

/sinistra-destra-cerchio-triangolo

E, per la padronanza del comando verbale prima-dopo, legato alla direzione sinistra destra al bambino è opportuno presentare ai bambini le seguenti figure: 

prima-dopo-sinistra-destra-cerchio-triangolo

E chiedere loro di colorare l’ultimo cerchio; la figura dopo il primo cerchio e così via. 

Muovendosi non solo all’interno dello spazio foglio, ma anche all’interno di uno spazio più ampio il bambino interiorizza la gestualità, ma comprende anche che è implicato nella scrittura tutto il corpo. E solo quando il bambino sarà in grado di percorrere, esplorare lo spazio, allora sarà in grado di trasporre le sue esperienze sul foglio con simboli, grafismi e infine scrittura. 

Attraverso gli esercizi possiamo far capire al bambino come la velocità e la lentezza incidono sull’accuratezza del gesto grafico. Spesso il bambino quando esegue le schede operative di fretta tende a tirare via il lavoro e non presta attenzione a ciò che fa, mentre quando si fanno le cose con una certa calma, non eccessiva, produce un gesto più accurato e riesce a porre attenzione a ciò che sta facendo, per questo di tanto in tanto si possono proporre schede in cui si chiede di eseguire il gesto in modo veloce come una lepre o in modo lento come la tartaruga. 

Quando il fanciullo esegue tutte queste attività bisogna prestare attenzione sia all’impugnatura, sia alla pressione dello strumento grafico che deve essere leggera, sia alla gestualità che deve essere fluida, senza irrigidimenti, prodotta con il minimo sforzo, per far sì che le dita si trovino in distensione. Se le dita sono in tensione possono provocare irrigidimento e sforzo eccessivo nonché dolori e sudorazioni alla mano, anche la posizione scorretta, se c’è tensione di spalla, gomito, polso a lungo andare tutto ciò può provocare addirittura in alcuni casi ansia e disagi psicologici. 

Naturalmente tutti i bambini sia quelli che frequentano l’ultimo anno della scuola dell’infanzia, sia quelli più piccoli quando disegnano, o colorano vanno aiutati a tenere la mano in distensione e promuovendo un movimento fluido attraverso dei giochi di tensione e distensione.

Le forme prescritturali non dovrebbero essere presentate in modo ininterrotto come avviene nei libri operativi proposti al bambino, ma sarebbe opportuno che ci sia un’interruzione per meglio comprendere il ritmo che è la base della scrittura infatti tra una parola e l’altra esiste una pausa. 

Il ritmo è un elemento fondamentale che favorisce nel bambino il senso dell’orientamento, la lateralità e la coordinazione dinamica e generale, l’organizzazione spazio-tempo e il controllo respiratorio. Il ritmo è importante nella sincronizzazione dei movimenti naturali come: il dondolare, il camminare, competenze che il bambino già possiede e che sono utili per il movimento che si comprende nel gesto grafico, ma anche per la coordinazione del gesto-suono (grafema e fonema) che apprenderà successivamente alla scuola primaria attraverso la scrittura e lettura. 

Anche in questo caso si possono utilizzare vari esercizi: si presentano forme geometriche di colori diversi da colorare in modo da comporre un algoritmo o si può proporre di fare delle linee alternate con una piccola pausa, dei cerchi o delle girelle, in cui il bambino deve compiere movimenti anti orari iniziando in alto a destra; in questo caso si possono utilizzare schede in cui viene richiesto di mettere buchi al formaggio o ciliegine sulla torta. 

Tutte queste attività aiutano il bambino a sciogliere i movimenti della mano, del polso e delle dita facilitando l’apprendimento del ritmo che è molto importante per l’acquisizione del corsivo, infatti quando il bambino imparerà a scrivere scoprirà che le parole non sono addossate le une alle altre ma sono staccate da una piccola pausa. 

Le schede di prescrittura che vengono proposte al bimbo lo aiutano a interiorizzare il movimento e a renderlo consapevole dello scorrere del braccio lungo il foglio. Nel passaggio da una forma prescritturale all’altra, si possono utilizzare dei disegni tratteggiati che al loro interno rievochino la forma prescritturale già appresa sino ad arrivare alla presentazione di tutte le forme prescrittorie, solo allora si possono presentare delle schede complete che le rievocano tutte come avviene di solito nei libri operativi dei bambini di cinque anni. 

È più utile organizzare un laboratorio di pregrafismo dove vengano proposte le varie forme prescrittorie attraverso esercizi e giochi mirati a promuovere una sempre maggior coordinazione occhio-mano, e interiorizzazione del gesto grafico per facilitare il più possibile il suo ingresso alla scuola primaria. 

L’insegnante della primaria, non può dedicare molto tempo al gesto grafico e alle parti che lo contengono: postura e impugnatura dello strumento; alla direzione che va eseguita, spesso deve correre per riuscire a portare a termine il programma ministeriale più rigoroso rispetto all’infanzia, è in quest’ambito che è più facile riuscire a recuperare il bambino che è rimasto indietro e riportarlo al passo con la classe. Il laboratorio di pregrafismo andrebbe organizzato una volta alla settimana per non più di un’ora e per una durata di quattro mesi, dovrebbe includere un gruppo di dodici bimbi al massimo; in questo modo è possibile osservare bene ogni singolo bambino: in particolare come sta seduto, come tiene la testa, come sono posizionate le spalle, le braccia e le mani, come impugna lo strumento grafico. Così l’insegnante, passando tra i banchi e attraverso un’attenta osservazione, si può accorgere se un bambino è pigro o se avverte dolore alla mano, solo così possiamo aiutarlo a correggere, fin da subito, le impugnature e le posture scorrette. La consegna è quella di ripassare il tratteggio a matita, l’insegnante esegue il tracciato con il suo dito e fa vedere ai bambini come devono eseguirlo poi consegna la fotocopia e chiede di ripetere lo stesso esercizio prima con il dito e poi, con lei, utilizzando il respiro: quando la curva va su s’inspira e quando la curva va giù si espira. In questo modo il bambino interiorizza la forma prescrittoria e comprende che si esegue il tracciato seguendo la giusta direzione. Questa spiegazione può essere utilizzata nella presentazione di tutte le forme prescrittorie. 

Se il bambino riesce a terminare la consegna prima del tempo previsto, si possono utilizzare varie opportunità per mantenerlo impegnato. Gli si può dare il pongo o lasciandolo libero di realizzare quello che vuole oppure invitarlo a costruire con questo la forma prescritturale che ha appena terminato. Il pongo, le costruzioni piccole, tipo lego, e le forbici servono per sviluppare e rinforzare la manualità fine, facilitando l’apprendimento delle attività grafiche e il successivo apprendimento della scrittura. Il pongo aiuta a sviluppare tutto l’aspetto tattile della mano per fare delle palline o un serpente si utilizza tutta la mano ma stimola anche la sua creatività e fantasia quando lo si lascia libero di creare con il pongo ciò che desidera. Quindi la manipolazione tattile delle costruzioni piccole aiuta il bambino a stimolare e rinforzare la presa a pinza lo facilita nell’impugnatura dello strumento grafico. L’utilizzo delle forbici, come già detto, prepara il bambino alla prensione corretta dello strumento grafico. È necessario sin dalla prima volta insegnargli la giusta impugnatura: il pollice va in un foro, il medio nell’altro e l’indice rimane fuori a guidare la direzione delle forbici in posizione verticale, mentre l’anulare e il mignolo son flessi, stabilizzati lungo il palmo. L’utilizzo in modo frequente le forbici e soprattutto il movimento che si compie quando si ritaglia, è quello di rinforzare l’arco pollice-indice in modo particolare quando si ritaglia il cartoncino spesso. 

Quindi, le singole forme prescrittorie risultano essere molto importanti nell’apprendimento del gesto grafico perché favoriscono la leggibilità della scrittura. Quando il bambino avrà appreso il corsivo, la scrittura acquisirà la velocità, ma bisognerà aspettare gli otto-nove anni, cioè quella che viene chiamata dai grafologi: “l’età d’oro della scrittura”.

 

Indice

INTRODUZIONE
 

Cap. I. LA PSICOMOTRICITA’

  1. Cenni storici
  2. Psicomotricità: educazione, rieducazione e terapia

Cap. II. LE NOZIONI FONDAMENTALI DELLA PSICOMOTRICITA’

  1. Il tono
  2. Lo schema corporeo

Cap. III. LO SVILUPPO PSICOMOTORIO DEL BAMBINO

  1. Primo stadio: dalla vita intrauterina al terzo mese
  2. Secondo stadio: dal terzo al nono mese
  3. Terzo stadio: dal nono al diciottesimo mese
  4. Quarto stadio: dal diciottesimo mese al terzo anno

Cap. IV. L’EDUCAZIONE PSICOMOTORIA NELL’Età PRESCOLARE

  1. Attività motoria globale: gioco libero
  2. Esercizi di percezione del proprio corpo: controllo tonico; scoperta e presa di coscienza delle diverse parti del corpo con verbalizzazione; giochi d’imitazione di gesti e atteggiamenti; orientamento del corpo proprio.….
  3. Motricità fine: dallo scarabocchio al grafema
 
CONCLUSIONI

 

BIBLIOGRAFIA
 

Tesi di Laurea di: Maria PADOVANO

Commenti  

+3 #1 annapaola sannino 2015-05-12 20:27
come posso copiare alcune parti di questo lavoro?
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