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“Il tono è la trama su cui tessono i gesti, le attitudini, le pose, la mimica; esso prepara alle rappresentazioni mentali ed il suo ruolo è preponderante nella presa di coscienza di sé e nella conoscenza del mondo e dell’altro” (Wallon). 

Il tono rappresenta la struttura più arcaica ed essenziale della psicomotricità, in quanto attraverso la fibra muscolare (substrato biologico) si traduce l’attualità di ogni movimento e gesto come pure delle attitudini e delle emozioni. In altri termini, è proprio grazie a questa struttura anatomica che si realizza la psicomotricità. 

Wallon, inoltre, evidenzia come la funzione tonica, oltre ad essere determinata da fattori genetici e neurofisiologici strettamente ancorati all’organismo biologico, è strettamente connessa con le emozioni. Per questo assume un particolare valore relazionale. Il tono muscolare è il veicolo più elementare ed essenziale di messaggi relazionali, è il fondamento della comunicazione del soggetto con l’ambiente. La funzione tonica è presente fin dalla nascita conservando da allora uno statuto privilegiato nella comunicazione, e rappresenta la più importante delle modalità di espressione psicomotoria. Quindi il tono è considerato l’elemento di base della psicomotricità. 

Dal punto di vista fisiologico, il tono viene definito come lo stato di tensione attiva del muscolo, mantenuto costantemente da meccanismi nervosi di regolazione. Tale stato di tensione si valuta, in clinica, generalmente dal grado di resistenza opposta dal muscolo al suo stiramento e cioè alla mobilizzazione passiva di un segmento corporeo (che provoca la modificazione della posizione reciproca dei due capi muscolari), nonché della consistenza del corpo muscolare, rilevabile alla palpazione. 

In particolare, si riconoscono una regolazione periferica ed una centrale. 

La regolazione periferica è assicurata dai recettori tendinei (organi muscolotendinei di Golgi) e muscolari (fusi), dai quali partono le informazioni circa lo stato di tensione del muscolo nella sua interezza. Tali informazioni sono trasportate da particolari fibre sensitive, originate da quei ricettori stessi e aventi caratteristiche neurofisiologiche diverse in rapporto al tipo di recettore. Queste ultime, lungo le radici posteriori, penetrano nel midollo spinale, per porsi in connessione con le cellule nervose motorie delle radici anteriori, le quali possono così regolare lo stato di contrazione basale del muscolo; le cellule motorie implicate in tale attività invero sono di due tipi: quelle alfa, le quali si identificano con il II motoneurone, cui è deputata anche la contrazione fisica che realizza il movimento, e producono una contrazione o decontrazione del corpo muscolare, in rapporto ai messaggi afferenti , che informano circa il livello (riduzione o accentuazione) della tensione muscolare; le cellule gamma sono invece connesse, lungo le stesse radici anteriori, con le fibre muscolari incluse nella guaina del fuso neuromuscolare e ne regolano l’eccitabilità, in base alle afferenze autogene (provenienti cioè dal fuso stesso), influenzando così la capacità di stiramento del corpo muscolare, attraverso le opportune contrazioni delle fibre del fuso. 

La regolazione centrale è assicurata dalle strutture sovrasegmentali (area motoria corticale, gangli della base, nuclei grigi del tronco, nucleo vestibolare, cervelletto, sostanza reticolare), le quali controllano l’unità motoria (motoneurone-fibra muscolare). In genere i motoneuroni gamma sono attivati prima degli alfa per una loro più spiccata funzione preoperatoria al movimento. 

La funzione di controllo centrale del tono si estrinseca in un costante armonico alternarsi di influssi discendenti facilitatori ed inibitori. Questi sono a loro volta regolamentati dai messaggi provenienti dagli apparati periferici “di rilevazione” dello stato di tensione muscolare attuale. L’attività di questi rilevatori in effetti consente al sistema nervoso centrale di programmare in ogni momento e con il massimo di economia, le adeguate sequenze del meccanismo deputato a mantenere l’attività muscolare di base. In questo modo viene contemporaneamente esplicata la funzione posturale nei suoi aspetti statici e dinamici e la funzione preoperatoria di ogni atto motorio. 

Attraverso il complesso sistema centrale-periferico di regolazione viene assicurato lo stato di tensione permanente, che costituisce il cosiddetto “tono di fondo”, o meglio lo stato di tensione muscolare in condizione di veglia. È posto soprattutto in relazione con il sistema reticolare, che è appunto deputato a mantenere lo stato di vigilanza, il quale aumenta o diminuisce proporzionalmente allo stato di vigilanza. Per le presunte connessioni di tale sistema con le strutture controencefaliche, nelle quali si integrano le emozioni e la tonomotricità, si ammette che il tono sia influenzato da condizioni affettivo-emozionali con le quali intrattiene rapporti di reciproca e stretta interconnessione e in particolare le variazioni del tono in funzione degli stati affettivi utilizzerebbero, per esplicarsi, i circuiti gamma. 

Queste influenze e connessioni che legano il tono alle emozioni sono state evidenziate anche e soprattutto da Wallon, il quale ha ricercato anche le leggi di questa interrelazione. In particolare l’autore nota che ad ogni emozione sono connessi contemporaneamente un dato comportamento tonico e trasformazioni caratteristiche delle attitudini posturali, oltre che determinate reazioni muscolari e viscerali. Il tono muscolare costituisce la “materia” di quella funzione espressiva e plastica che è propria delle emozioni, questa traduce , attraverso l’aumento e la riduzione del tono, il suo libero fluttuare, in gesti ed in azioni. 

Nello specifico l’interrelazione tra tono ed emozioni si stabilisce precocemente. All’inizio vi è lo stato di ipertonia fisiologica neonatale, che è considerato espressione di uno stato di allarme costante, con il quale il bambino è pronto a reagire ad ogni stimolo esterno che minaccia di alterare il suo stato di quiete o la sua omeostasi emozionale. 

Col progredire della maturazione neuronale e col succedersi parallelo di esperienze originali , che il bambino vive sul e con il suo corpo, si instaurano “modulazioni toniche” cioè alternanze di tensione e distensione, abbinate a sensazioni di dispiacere o di piacere rispettivamente. Ogni bisogno è fonte di uno stato di tensione muscolare, che si accompagna all’esperienza emotiva del dispiacere. Alla soddisfazione del bisogno, segue una distensione, la quale si traduce in un’esperienza di piacere. Inizialmente il piacere-dispiacere sono legati alla presenza-assenza della madre, in quanto attraverso il corpo della madre vengono soddisfatti i primi bisogni. Quindi le “modulazioni toniche” rappresentano il primo abbozzo di “segnale semantico” che solo la madre sa interpretare. I primi scambi con la madre forniscono la griglia sulla quale la persona, a partire dall’epoca neonatale, elabora le sue esperienze e la sua relazionalità. Il tono può essere allora definito come “ il principio informatore della relazione del soggetto con il mondo” (Coste). 

Inoltre la modificazione tonica acquista un senso in rapporto al cambiamento che essa comporta nella relazione con gli altri. Inizialmente ad una data reazione tonica del bambino corrisponde un tipo di risposta da parte degli altri, sulla base dell’interpretazione che essi danno di quella reazione; succede poi che il bambino affiderà egli stesso un contenuto emozionale alle sue reazioni toniche. Queste allora saranno indirizzate a provocare negli altri particolari reazioni, indipendentemente dalla loro interpretazione. 

Il bambino impara a riconoscere il proprio stato emozionale attraverso le sue reazioni toniche. In altri termini impara a riconoscere sé stesso. 

Secondo l’opinione di Wallon, la possibilità che il bambino ha di percepire ed esprimere benessere o disagio, cioè le emozioni primitive, si evolve parallelamente alla discriminazione del mondo esterno e conduce alla presa di coscienza di sé. Vale a dire che con la progressiva acquisizione della padronanza delle reazioni tonico-emozionali diventa da oggetto del desiderio e delle sollecitazioni materni, un soggetto desiderante e riconosciuto e che si riconosce come tale. Ecco perché lo stesso Wallon attribuisce al tono il ruolo preponderante nella differenziazione del corpo proprio. 31

Visto da un’angolazione fisiologica, il tono interviene specificamente nel mantenimento delle posture. È costantemente attivo sia nel riflesso posturale elementare, che è semplicemente il fenomeno che permette di rimanere nella posizione eretta senza sforzo cosciente (attraverso vari gradi di contrazione dei muscoli antigravitari), sia negli adattamenti posturali ai cambi di posizione. In tali adattamenti, l’apporto degli impulsi provenienti dai labirinti ottici, dai ventri visivi e dai ricettori propriocettivi del collo, che raggiungono le corna anteriori, contribuiscono a produrre un certo grado di contrazione stabile, adeguatamente distribuita nei muscoli impegnati a conservare, ad ogni cambiamento, le posture antigravitarie. In tali fenomeni si riassume la natura fisiologica dei rapporti tra attività tonica e posturale. 

Dal punto di vista psicologico, invece, il tono costituisce, secondo l’espressione di Wallon, la stoffa di cui sono fatte le posture, le attitudini. Wallon sottolinea come ogni emozione è strettamente connessa con la sfera posturale, il che vale a dire che l’emozione è connessa a tutta l’attività tonica. In altre parole la funzione tonica sottende la funzione posturale attraverso le emozioni. L’emozionalità che fin dall’inizio è implicata nel gioco elementare “piacere-dispiacere”, si traduce nell’assunzione di posture consone allo stato emozionale. Infatti nel rapporto “transazionale” madre-figlio, il comportamento posturale dell’uno è conseguente al comportamento dell’altro. Successivamente l’assunzione di nuove posture sarà un fatto attivo, previsto ed atteso in base alle esperienze precedenti , e tradurrà nuove condizioni emozionali. Tutti gli atteggiamenti, che acquisiamo mentre si svolge la storia delle nostre relazioni affettive attraverso le fluttuazioni toniche, formeranno il nostro stile, l’espressione dell’intera personalità; informano (senza un’intenzione cosciente) gli altri sugli aspetti caratteristici della nostra persona. L’attitudine d’insieme, assicurata dalla funzione tonica, è la sede di questi segnali corporei. Tali segnali sono universali, o meglio utilizzano un codice comune a tutti i gruppi socioculturali, per cui lo stile tonoposturale di un individuo, pur nelle sue sfumature personali avrà una chiave di lettura univoca. Ad esempio l’atteggiamento posturale del soggetto che esprime rifiuto, o quello del soggetto che manifesta uno stato di inferiorità, ovvero l’atteggiamento aggressivo o passivo, si ritrovano in genere uguali in tutti gli ambiti culturali e facilmente nello stesso contesto si potranno discernere, in ciascun atteggiamento, gli indici significativi della situazione. Sarà d’altra parte la cultura a segnare in modo peculiare quello stile ed i suoi contenuti comunicativi. Il comportamento posturale dell’individuo, infatti è destinato ad assumere connotazioni proprie di un determinato ambiente culturale. Le norme, le formalità e i rituali che reggono i rapporti con gli altri, appartenenti ad uno stesso gruppo sociale, vengono interiorizzati, durante il corso delle esperienze tonico-emozionali. Ciascun tipo di atteggiamento tonico viene dunque interpretato secondo i codici propri di un determinato contesto socioculturale. Però, può accadere che le variazioni toniche non previste da quel determinato contesto possano risultare poco comprensibili e talora non accettabili, con la conseguenza che l’espressione tono posturale (e cioè il modo di essere) di un soggetto possa venire considerata estranea a quel gruppo. Il tono secondo questa prospettiva diventa fattore ed espressione dell’adattamento dell’individuo al suo gruppo e strumento codificato fondamentale di relazioni sociali. 

Inoltre, il tono, come rileva Aijriaguerra, prepara orienta e sostiene il movimento, assicurandone l’efficacia. In altre parole il tono e la motricità non sono mai isolati. 

L’attività tonica determina l’organizzazione e la qualità del movimento. Da una parte sottende l’azione con la ripartizione tonica tra le attività fasiche dei muscoli agonisti ed antagonisti; dall’altra, interviene con le sue costanti modulazioni nel movimento e lo segna con i suoi contenuti emozionali, inscrivendosi nei gesti, che plasma. Quindi esiste una concordanza tra comportamento motorio e lo stato psichico particolare, proprio di un soggetto. Ad esempio, i gesti di una mamma che si prende cura del figlio possono essere bruschi o dolci a seconda del clima affettivo della relazione. Il comportamento motorio della madre sarà interpretato dal bambino, indipendentemente dall’intenzione materna, in coerenza con lo stato psichico che lo ha determinato. Il gesto assume dunque un senso, che è peculiarmente suo, e diventa fonte autonoma di significazione nella comunicazione non verbale. 

Nel corso degli accadimenti della storia relazionale, anche il gesto arriverà ad assumere caratteristiche significative della cultura del gruppo sociale di appartenenza per lo stesso meccanismo, anzi come conseguenza dei meccanismi che conducono ad assimilare negli stati tonici, che del gesto sono la trama, il rituale e le norme che regolano i rapporti all’interno di un dato gruppo (gestualità culturale). 

Si creano così degli stili motori, anzi psicomotori, individuali, che consentono di riconoscere tratti essenziali della personalità.

 

Indice

INTRODUZIONE
 

Cap. I. LA PSICOMOTRICITA’

  1. Cenni storici
  2. Psicomotricità: educazione, rieducazione e terapia

Cap. II. LE NOZIONI FONDAMENTALI DELLA PSICOMOTRICITA’

  1. Il tono
  2. Lo schema corporeo

Cap. III. LO SVILUPPO PSICOMOTORIO DEL BAMBINO

  1. Primo stadio: dalla vita intrauterina al terzo mese
  2. Secondo stadio: dal terzo al nono mese
  3. Terzo stadio: dal nono al diciottesimo mese
  4. Quarto stadio: dal diciottesimo mese al terzo anno

Cap. IV. L’EDUCAZIONE PSICOMOTORIA NELL’Età PRESCOLARE

  1. Attività motoria globale: gioco libero
  2. Esercizi di percezione del proprio corpo: controllo tonico; scoperta e presa di coscienza delle diverse parti del corpo con verbalizzazione; giochi d’imitazione di gesti e atteggiamenti; orientamento del corpo proprio.….
  3. Motricità fine: dallo scarabocchio al grafema
 
CONCLUSIONI

 

BIBLIOGRAFIA
 

Tesi di Laurea di: Maria PADOVANO