Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

L’empatia è la capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente, di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro.

Il termine “empaty” (in italiano empatia) è coniato da Titchener nel 1909, come traduzione del termine tedesco “Einfuhlung”, che è utilizzato nella seconda metà del secolo scorso da alcuni autori a proposito del gradimento estetico.

È una parola laica che deriva dal greco (sentire-dentro), la quale sta diventando sempre più vista come una funzione unitaria nel campo delle neuroscienze cognitive.

Con il termine “empatia” si intende quindi il risultato di un equilibrio estremamente complesso tra la capacità di discriminare e riconoscere gli affetti dell’altro come diversi dai propri accogliendoli fino ad interiorizzarli. È possibile, quindi, leggere tra le righe, captare emozioni, cogliere anche i segnali non verbali riuscendo poi ad intuire come un dato evento possa interessare la sfera interiore di chi ci si ritrova di fronte.

La comprensione empatica consiste principalmente nell’immedesimarsi nell’interlocutore per intuire il suo punto di vista, senza assumerlo come proprio, ma mantenendo l’autocontrollo.

Molti fattori come la coscienza, l’intenzionalità, le rappresentazioni e l’organizzazione celebrale influenzano il processo emotivo.

L’empatia è una condivisione controllata delle emozioni che prova l’altra persona e permette di conoscerla meglio costruendo su se stessi lo stato mentale nel quale si trova, cioè porsi nella situazione dell’altro per comprenderne le reazioni, i comportamenti senza peraltro essere obbligati a condividerli.

Nel linguaggio comune, al termine empatia vengono assegnati significati quali compartecipare, saper condividere gli stati d’animo degli altri e le loro sofferenze, saper aiutare, saper comprendere. Senza dubbio l’empatia è un esperienza di tutti nella vita quotidiana. Non esiste relazione sociale significativa che non comporti empatia: la mamma che consola il proprio bambino riesce a comprendere grazie all’empatia stessa ciò che egli sta provando, anche se il piccolo non sa ancora parlare.

Si potrebbe partire da questa relazione primaria ed oggettuale con la madre per poter iniziare a gettare le basi per un futuro sviluppo empatico. Infatti il dialogo tonico con la madre è la prima esperienza empatica che il bambino percepisce, partendo dalla qualità e dalla quantità del contenimento fisico ed emotivo, fino ad arrivare ad una adeguata modulazione del tono della voce, della mimica, della postura e dello sguardo.

A partire dagli anni sessanta, in contemporanea con l’interesse per l’empatia della psicologia dello sviluppo, l’attenzione si sposta sugli aspetti cognitivi della stessa. Nella letteratura sull’empatia cominciano a comparire termini di tipo maggiormente cognitivo, che riguardano la capacità di assumere la prospettiva ed il ruolo di un’altra persona. Con il termine empatia vengono via via identificati fenomeni diversi che vanno dalla capacità del riconoscimento delle emozioni altrui all’assunzione del punto di vista dell’altro al comportamento di aiuto e soccorso.

Negli ultimi trent’anni si sono presentano numerose divergenze teoriche in merito all’empatia, ed in particolare ci si interroga se essa debba essere considerata un’esperienza affettiva oppure cognitiva.

Per alcuni autori l’empatia è intesa sostanzialmente come condivisione affettiva. Al contrario, soprattutto nei decenni passati, molti autori hanno considerato l’empatia come la capacità cognitiva di immedesimarsi negli altri.

Molti studi mirano a comprendere la base di alcuni processi sottesi all’empatia, tuttavia negli ultimi anni gli autori si rendono conto che considerare l’empatia come frutto di processi cognitivi non è sufficiente.

Verso gli anni ottanta l’empatia è considerata in modo multidimensionale delineando un quadro completo delle diverse relazioni che possono risultare dall’osservazione di una situazione in cui un'altra persona vive un emozione. Questo modello considera l’empatia come un esperienza emotiva di condivisione, mediata da processi cognitivi.  L’empatia, quindi, si definisce in un fenomeno complesso che non può essere riportato ad un concetto unitario e unidimensionale.

 

Indice

PREMESSA 
INTRODUZIONE
 

Capitolo IEMPATIA: CENNI STORICI 

  1. Definizione di empatia
  2. Emozioni: correlazione neuroanatomica
    1. Corteccia mediale prefrontale
    2. Corteccia orbito frontale
    3. Opercolo frontale
    4. Giro frontale inferiore
    5. Corteccia cingolata anteriore e l'insula anteriore
    6. Giunzione temporo-parietale
    7. Solco temporale superiore
    8. Corteccia somatosensoriale
    9. Lobulo parietale inferiore ed i neuroni specchio
    10. Amigdala
  3. Evoluzione dell'empatia
  4. Componenti dell'empatia
  5. Partecipazione affettiva tra sé e gli altri
  6. Consapevolezza di sé e degli altri
  7. Flessibilità mentale e presa di prospettiva

Capitolo II Nuovi orientamenti nello studio dell'empatia ed individuazione di specifici sottosistemi

  1. Sottosistemi dell'empatia 
  2. Teoria della mente o empatia cognitiva
  3. Empatia motoria e modello di percezione-azione
  4. Empatia emotiva

Capitolo IIIQUADRI CLINICI LEGATI AI DISORDINI DELL'EMPATIA 

  1. Quadri clinici legati al deficit di empatia
  2. Disturbi di personalità
    1. Disturbi della personalità psicopatica e antisociale
    2. Disturbi della personalità narcisistica.
    3. Disturbi della personalità borderline
  3. Disturbi dello sviluppo
    1. Disturbi dello spettro autistico
    2. Disturbi della condotta
  4. Disturbi "secondari" dell'empatia

Capitolo IVModalità di approccio ai disordini dell'empatia e strategie terapeutiche

  1. Aspetti generali della riabilitazione nel bambino
  2. Educazione all'emozione
  3. Strategie di intervento e facilitatori
    1. Storie sociali
    2. Video modeling
    3. Role playing e teatroterapia
    4. Pet therapy
    5. Terapia di gruppo
 
CONCLUSIONI
BIBLIOGRAFIA
 

Tesi di Laurea di: Emanuela VARRIALE