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L’empatia è una complessa forma di inferenza psicologica nella quale l’osservazione, la memoria, la conoscenza ed il ragionamento si combinano per produrre intuizioni sui sentimenti degli altri individui [1].   L’esperienza soggettiva dell’empatia nell’uomo può essere spiegata partendo da un modello teorico, proposto da Jean Decety e Philip L. Jackson (2004), che prevede l’interrelazione dinamica tra le seguenti componenti funzionali:

  • condivisione dell’esperienza affettiva dell’altro;
  • consapevolezza di sé e dell’altro;
  • flessibilità mentale ad adottare la prospettiva soggettiva dell’altro.

La componente affettiva dell’empatia potrebbe essere concettualizzata, nella sua forma più rudimentale, nella capacità di rilevare lo stato affettivo di un’altra persona.

Nel primo capitolo si sottolinea sia l’aspetto relativo all’evoluzione dell’empatia nel corso degli ultimi decenni sia l’importanza di determinati dati provenienti da numerose ricerche scientifiche le quali dimostrano come il riconoscimento di una certa emozione nell’altro implichi una risposta di un insieme di reti cerebrali e di reazioni neurovegetative che risultano attive anche quando è l’individuo stesso a provare quella specifica emozione. Il processo empatico sembra affidarsi all’attività di una serie di circuiti cerebrali dotati di proprietà di tipo specchio, simili a quelli coinvolti nella comprensione del significato delle azioni.

Quando si osserva in un altro individuo un’espressione facciale che conduce ad identificare un particolare stato affettivo, l’emozione dell’altro si costituisce attraverso il processo della “simulazione incarnata” che produce uno stato corporeo condiviso nell’osservatore.

La risonanza emotiva dell’osservatore deriverebbe dal recupero della rappresentazione motoria associata ad una data emozione e da una simultanea risposta automatica, mediata da processi viscero – motori e neurovegetativi: è quindi l’attivazione di un meccanismo neurale condiviso dall’osservatore e dall’osservato a permettere una comprensione diretta dell’esperienza affettiva.

Si propone, alla luce di molteplici livelli di analisi (psicologia sociale, cognitiva, neuroscienze e neuropsicologia clinica), un modello di empatia che coinvolge l’elaborazione delle informazioni sia in senso ascendente che discendente, sostenuto da meccanismi paralleli. La validità predittiva di questo modello è esplorato con riferimento alle condizioni cliniche.

Nel secondo capitolo sono presentati i nuovi orientamenti relativi ai diversi sottosistemi dell’empatia, in particolar modo sono sottolineate le diverse forme di empatia: cognitiva, motoria ed emotiva inserite in un modello di “percezione-azione”. Da questa suddivisione è possibile evincere come determinate patologie possano essere ascritte in un quadro molto ampio di disturbi empatici di diversa natura.

Sulla base di quanto osservato, il terzo capitolo mette a fuoco molte condizioni psichiatriche a cui sono associati deficit di empatia, tra cui i disordini di personalità (psicopatica, antisociale, narcisistica, borderline), i disturbi dello sviluppo ( i disordini dello spettro autistico e il disturbo della condotta in particolar modo) ed i cosiddetti disturbi “secondari” dell’empatia (disturbi d’ansia, disturbi dell’umore e alessitimia).  

Per quanto riguarda, poi, il trattamento riabilitativo, il quarto capitolo pone l’accento sull’importanza delle varie strategie riabilitative affinché si possa migliorare la componente empatica in soggetti in cui quest’ultima è deficitaria, il tutto senza tralasciare mai l’individualità dell’intervento. Si evidenzia l’aspetto strategico delle storie sociali, del video modeling, della teatroterapia, della pet therapy e della terapia di gruppo.

 


[1] Trentini C. , Speranza A. , Lenzi G. , Ammanniti M., Rispecchiamenti: l’amore materno e le basi neurobiologiche dell’empatia. Il Pensiero Scientifico Editore, Roma, 2008.

 

Indice

PREMESSA 
INTRODUZIONE
 

Capitolo IEMPATIA: CENNI STORICI 

  1. Definizione di empatia
  2. Emozioni: correlazione neuroanatomica
    1. Corteccia mediale prefrontale
    2. Corteccia orbito frontale
    3. Opercolo frontale
    4. Giro frontale inferiore
    5. Corteccia cingolata anteriore e l'insula anteriore
    6. Giunzione temporo-parietale
    7. Solco temporale superiore
    8. Corteccia somatosensoriale
    9. Lobulo parietale inferiore ed i neuroni specchio
    10. Amigdala
  3. Evoluzione dell'empatia
  4. Componenti dell'empatia
  5. Partecipazione affettiva tra sé e gli altri
  6. Consapevolezza di sé e degli altri
  7. Flessibilità mentale e presa di prospettiva

Capitolo II Nuovi orientamenti nello studio dell'empatia ed individuazione di specifici sottosistemi

  1. Sottosistemi dell'empatia 
  2. Teoria della mente o empatia cognitiva
  3. Empatia motoria e modello di percezione-azione
  4. Empatia emotiva

Capitolo IIIQUADRI CLINICI LEGATI AI DISORDINI DELL'EMPATIA 

  1. Quadri clinici legati al deficit di empatia
  2. Disturbi di personalità
    1. Disturbi della personalità psicopatica e antisociale
    2. Disturbi della personalità narcisistica.
    3. Disturbi della personalità borderline
  3. Disturbi dello sviluppo
    1. Disturbi dello spettro autistico
    2. Disturbi della condotta
  4. Disturbi "secondari" dell'empatia

Capitolo IVModalità di approccio ai disordini dell'empatia e strategie terapeutiche

  1. Aspetti generali della riabilitazione nel bambino
  2. Educazione all'emozione
  3. Strategie di intervento e facilitatori
    1. Storie sociali
    2. Video modeling
    3. Role playing e teatroterapia
    4. Pet therapy
    5. Terapia di gruppo
 
CONCLUSIONI
BIBLIOGRAFIA
 

Tesi di Laurea di: Emanuela VARRIALE