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La sintesi di Dialogo Tonico e Dialogo Sonoro si palesa in un rito tanto semplice quanto antico: la ninna-nanna.

La ninna-nanna è un rituale che madre e bambino costruiscono insieme fin dai primi giorni di vita e ha una duplice valenza: è utile per far rilassare o addormentare il bambino, è significativa per la relazione.

“Nella ninna nanna la funzione dell’addormentamento si realizza non tanto attraverso il significato delle parole, quanto attraverso l’andamento dei suoni vocalici cullanti legati al vissuto materno. La comunicazione, passa dalla mamma al bambino soprattutto attraverso il calore e il contatto corporeo, l'abbraccio e il contenimento, il respiro, il canto, il dondolare-cullare del corpo materno in sintonia con i suoni della voce.

Di qui la magia della ninna nanna che modellandosi sulle variabili corporee, sulla voce, sulla musica e sul ritmo del cullare, rivela l’importanza della relazione circolare madre/figlio – figlio/madre come modulatore interno individuale delle relazioni umane del futuro adulto”. [62]

Da questo si può comprendere che la ninna-nanna racchiude in sé tutte le caratteristiche sia del dialogo tonico che del dialogo sonoro. La ninna nanna è un insieme di corpi, di movimenti, di calore, di odore, di suoni, di parole e di musica.

La ninna-nanna, inoltre, è un rito: questo significa investire del tempo in un momento specifico della giornata, significa dare un senso preciso al gesto, significa permettere al bambino di differenziare tempi e spazi in cui viene proposto questo accudimento. Ha quindi una valenza importante nel differenziare, nel dare limiti, nel dare contenimento fisico, nello stabilire una relazione intima, nel rilassare le tensioni sia della mamma che del bambino.

La terapia neuro e psicomotoria è una pratica che si avvale di rituali [63]: una canzone/un’attività proposta sempre all’inizio della seduta, un modo di concludere sempre uguale, un gioco utilizzato sempre come fonte di rassicurazione.

A tal proposito personalmente mi chiedo se possa avere un’utilità all’interno dell’ambiente terapeutico, riproporre la pratica della ninna-nanna: i bambini piccoli o i bambini molto gravi potrebbero trarre dei benefici dalla sua applicazione. Nel caso specifico della terapia lo scopo della ninna-nanna non sarebbe certo l’addormentamento del bambino, ma il raggiungimento di un maggiore rilassamento [64] o l’intensificazione della relazione terapista-bambino.

Per quanto riguarda i bambini affetti da disturbi autistici i rituali e quindi anche la ninna-nanna, potrebbero sembrare ‘pericolosi’ in quanto rinforzanti i comportamenti stereotipati che i bambini già presentano.

E’ possibile però affermare che esiste una differenza sostanziale tra stereotipia e rito? La stereotipia non si presenta come un movimento fine a sé stesso mentre il rito è un azione e quindi ha un senso?

In realtà e proprio così: “molti considerano le stereotipie motorie movimenti ma non azioni, perché non si riesce a dotarle di un senso, chiuse come sono nella ripetizione di un certo presente, senza apertura al futuro” [65].

Il rito, al contrario, è un’azione dotata di senso e proiettata verso il futuro: per esempio posso cantare una canzone come chiusura della terapia per anticipare al bambino che tra poco sarà il momento di tornare dalla mamma. In questo senso il rito può essere utile anche ai bambini con disturbi autistici al fine di aiutarli a rappresentarsi mentalmente cosa accadrà in seguito.

 


[62] B. De Angelis, La Ninna Nanna e il valore della voce, http://host.uniroma3.it/laboratori/museodidattica/documenti/de%20angelis.pdf

[63] “Ci vogliono i riti". "Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe. "Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore.” A. de Saint-Exupéry, Il piccolo principe, Bompiani ed., Milano 2010, p. 94.

[64] Con questi concetti non si intende ridurre la terapia neuro e psicomotoria ad una terapia di rilassamento. La tecnica della ninna-nanna può essere però utile qualora il rilassamento sia un obiettivo della terapia e può essere inoltre adatta ad instaurare una relazione con quei bambini che manifestano un interesse e un piacere per la musica e il canto.

[65] E. Berti - F. Comunello– P. Savini, Il contratto terapeutico in terapia psicomotoria, Edizioni Junior, s.l 2001, p. 44.

 

Indice

INTRODUZIONE
 
 
  1. PRIMA PARTE: LO SVILUPPO DELLA VOCE
    1. Dalla voce udita alla voce prodotta
      1. "In principio era il suono": la voce udita nella vita fetale 
      2. Lo sviluppo della voce nel primo anno di vita: la voce prodotta
    2. La voce e le categorie psicomotorie
      1. La voce e lo spazio
      2. La voce e il tempo
      3. La voce e il tono muscolare
      4. La voce e la postura
      5. La voce e gli oggetti
    3. La voce parlata e la voce cantata
  2. SECONDA PARTE: LA VOCE IN TERAPIA
    1. Il Dialogo tonico e sonoro
      1. Il dialogo tonico
      2. Il dialogo sonoro
    2. In Dialogo con bambini "Speciali"
      1. Casi Clinici
      2. Area Neuromotoria
        1. C.
        2. I.
      3. Tirocinio in Musicoterapia
        1. N.
        2. A.
        3. E.
    3. Dal Dialogo Tonico al Dialogo Sonoro
      1. E' sufficiente il dialogo tonico?
    4. Obiettivi del trattamento
      1. Dialogo tonico e schema corporeo
      2. Dialogo sonoro e schema corporeo
      3. Dialogo tonico e comunicazione di bisogni ed emozioni
      4. Dialogo sonoro e comunicazione di bisogni ed emozioni
    5. Dialogo Tonico e Sonoro: semplicemente Ninna-nanna
 
CONCLUSIONI
APPENDICE
BIBLIOGRAFIA
 

Tesi di Laurea di: Maria Vittoria BERNO

Sito internet: http://dialogoconbambinispeciali.blogspot.it/

Allegati:
Scarica questo file (de_angelis.pdf)de_angelis.pdf