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I bambini con cui ci troviamo a lavorare hanno molto spesso delle difficoltà di dialogo: bambini autistici, bambini con paralisi, bambini affetti da disturbi del linguaggio o della comunicazione, bambini che presentano disturbi sensoriali. Questi piccoli perdono, o molto spesso non acquisiscono nemmeno, le regole fondamentali e le modalità primarie di approccio con l’altro, di scambio, di confronto, appunto, di dialogo.

Nella nostra professione la dimensione del dialogo tonico si manifesta come una dimensione dalle grandi potenzialità nella cura di un bambino: una modalità semplice e nello stesso tempo complessa, che la madre offre naturalmente al bambino ma che, a volte, necessita di aiuti da parte del terapista: anche grazie a tale aiuto diviene poi una pratica della quotidianità e la modalità primaria del ‘fornire cura e affetto’.

E’ sufficiente il Dialogo Tonico?

Il dialogo tonico è una pratica che richiede necessariamente l’uso del corpo, sia da parte del terapista o dell’adulto coinvolto che da parte del bambino.

Il coinvolgimento stretto e diretto di entrambi i corpi può rappresentare, soprattutto per questi bambini, un’intrusione importante, in alcuni casi un vero e proprio fastidio, un coinvolgimento emotivo e psichico troppo profondo.

Per esempio: ragazzi con disabilità motorie come C. e I. hanno subito e continuano a subire una manipolazione corporea e un’invasione del proprio corpo abbastanza massiccia. La loro limitata autonomia, anche nelle funzioni quotidiane quali lavarsi e andare in bagno, richiede la continua supervisione e il controllo e manipolazione da parte dell’adulto. La terapia stessa si basa sulla mobilizzazione attivo/passiva dei vari distretti corporei che permette di evitare l’immobilità e prevenire retrazioni e deformità. Entrambi i ragazzi, però, non hanno la possibilità di esplorare, sentire, essere padroni del proprio corpo e dei propri confini: C. non ha mobilità di arti sufficiente per raggiungere tutti i distretti, I. ha sia difficoltà di mobilità che di sensibilità, in particolar modo agli arti inferiori.

Si prospetta allora la possibilità di far percepire loro il corpo e i confini dal di dentro. La voce può essere la risposta a questo desiderio di sentirsi?

Bambini come A. o E. ci offrono un altro esempio: I bambini autistici presentano, in genere, delle difficoltà nel dialogo corporeo e nel contatto con l’altro. Questi bambini non permettono quasi a nessuno di toccare il loro corpo che in minima parte viene manipolato dai genitori; spesso però i bambini si allontanano anche da loro. Indipendentemente dalla causa di questo rifiuto, il risultato è che spesso i bambini autistici non vogliono essere toccati. Se il tentativo di vicinanza fisica provoca il loro allontanamento, c’è una modalità che permetta di partire da lontano? Se giungere al dialogo tonico è uno importante, ma in un primo momento troppo difficile, quale veicolo possiamo utilizzare per intraprendere un percorso di avvicinamento?

In quest’ottica diviene necessario chiedersi come sia possibile giungere ai medesimi benefici del dialogo tonico attraverso un’altra modalità.

Per dialogare è necessario trovare qualcosa che accomuni entrambi gli interlocutori: tutti abbiamo un corpo, ma in questo caso abbiamo detto che non può essere immediatamente coinvolto.

Cosa ci rende uguali al di là di questo?

La voce. La voce c’è, c’è anche in chi non parla. C’è in chi sembra non comunichi, c’è in chi non ti guarda e resta in silenzio. La voce può essere anche semplicemente udita. Tutti noi abbiamo una voce ed è forse attraverso di essa che passo dopo passo si può giungere al corpo.

 

Indice

INTRODUZIONE
 
 
  1. PRIMA PARTE: LO SVILUPPO DELLA VOCE
    1. Dalla voce udita alla voce prodotta
      1. "In principio era il suono": la voce udita nella vita fetale 
      2. Lo sviluppo della voce nel primo anno di vita: la voce prodotta
    2. La voce e le categorie psicomotorie
      1. La voce e lo spazio
      2. La voce e il tempo
      3. La voce e il tono muscolare
      4. La voce e la postura
      5. La voce e gli oggetti
    3. La voce parlata e la voce cantata
  2. SECONDA PARTE: LA VOCE IN TERAPIA
    1. Il Dialogo tonico e sonoro
      1. Il dialogo tonico
      2. Il dialogo sonoro
    2. In Dialogo con bambini "Speciali"
      1. Casi Clinici
      2. Area Neuromotoria
        1. C.
        2. I.
      3. Tirocinio in Musicoterapia
        1. N.
        2. A.
        3. E.
    3. Dal Dialogo Tonico al Dialogo Sonoro
      1. E' sufficiente il dialogo tonico?
    4. Obiettivi del trattamento
      1. Dialogo tonico e schema corporeo
      2. Dialogo sonoro e schema corporeo
      3. Dialogo tonico e comunicazione di bisogni ed emozioni
      4. Dialogo sonoro e comunicazione di bisogni ed emozioni
    5. Dialogo Tonico e Sonoro: semplicemente Ninna-nanna
 
CONCLUSIONI
APPENDICE
BIBLIOGRAFIA
 

Tesi di Laurea di: Maria Vittoria BERNO

Sito internet: http://dialogoconbambinispeciali.blogspot.it/