Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

Nella prima parte di questo lavoro è stato analizzato lo sviluppo della voce. E’ stato così possibile giungere alla consapevolezza del rilievo della voce nei rapporti vissuti dalla triade, già durante l’età gestazionale. Il percorso di crescita e di integrazione della voce con tutte le altre componenti dello sviluppo si identifica come un percorso naturale, fatto di interscambi, di variazioni e di esperienze, che portano la voce a trasformarsi, da un lato, in linguaggio e, dall’altro, a costituire per tutta la vita un mezzo di comunicazione anche ‘non verbale’ per la trasmissione delle emozioni e dei desideri più profondi.

Lo sviluppo in genere, però, può avvenire ad una condizione: ogni tappa, ogni passaggio, ogni crescita e ogni cambiamento nasce e si articola intorno ad un dialogo.

Il bambino apprende il potere del pianto perché c’è qualcuno che risponde, investe nelle lallazioni perché c’è un adulto che partecipa a questa scoperta, sorride perché un viso sorridente nel suo campo visivo, si muove e prova a raggiungere un oggetto perché c’è chi lo motiva a farlo. Di questi esempi ce ne sarebbero un’infinità, possiamo anzi affermare che il pensiero di D. Winnicot coglie a pieno il senso di questo concetto: “Non esiste una cosa che si chiama lattante, intendo con ciò che se ci mettessimo a descrivere un lattante ci accorgeremmo che stiamo descrivendo un lattane con qualcuno. Il bambino piccolo non può esistere da solo, ma è fondamentalmente parte di una relazione” [40]. Possiamo dire, quindi, che non esiste un bambino senza la propria madre, come non esiste una madre senza il proprio bambino. Non si tratta solamente di una questione di sopravvivenza, ma del fatto che, come diceva Aristotele, “l’uomo è un animale sociale” e tutta l’esistenza è un insieme di relazioni e di rapporti che egli instaura con il mondo.

Tornando al rapporto madre-bambino è possibile affermare che ci sono delle modalità di dialogo primitive e innate, che vengono utilizzate in modo naturale dai due per entrare in relazione. Tra queste ritroviamo:

  • Il Dialogo Tonico
  • Il Dialogo Sonoro

Non ci sono libri, né testi, né terapisti che insegnino ad una madre come tenere in braccio il proprio bambino, come coccolarlo e consolarlo, come interpretare il suo pianto, come rispondere ai suoi vocalizzi, come cantargli la giusta melodia per farlo addormentare. Avviene tutto in modo naturale e ogni diade ha le proprie caratteristiche peculiari rispetto a questo dialogo. Dialogo tonico e sonoro sono due modalità dialogiche che sono, contemporaneamente, sia interconnesse e profondamente legate, sia distinguibili: è possibile, cioè, partire da una forma di dialogo per promuovere poi l’altra, e viceversa. Tutto dipende dal modo naturale di rapportarsi della madre e dalle preferenze del bambino stesso (legate appunto alla sua esperienza primaria).

“Divenire sensibili alla comunicazione vuol dire prima di tutto essere consapevoli dello scambio di messaggi tra me e l’altro. Riuscire a comprendere in cosa consiste questo messaggio tonico emozionale in me stesso, vuol dire sapere cosa dico a me stesso e cosa trasmetto all’altro. Leggere nell’altro tale dialogo può aiutare a comprendere il suo cammino interiore nel senso letterale di prendere con sé” [41].

Dialogo Tonico

Il dialogo tonico viene definito dal neuropsichiatra francese J. de Ajuriaguerra, come la primissima forma di comunicazione madre-bambino, presente fin dal primo istante di vita. Il bambino ha bisogno di ritrovare, dopo la nascita, le stesse situazioni vissute nella fase intrauterina: necessita di questa continuità per ‘sentire’ il proprio corpo e iniziare una costruzione della propria immagine. Il piccolo ricercherà quindi, innanzitutto, la sensazione di contenimento fusionale vissuta con la madre nei nove mesi di gestazione e poi, progressivamente, ricercherà la diffusione attraverso il movimento, che permette l’inizio della separazione. Un accordo tonico madre-bambino, infatti, crea una sensazione di ri-unione, di non-separazione dei corpi, e di perdita dei confini: il bambino si sente protetto e contenuto come nell’utero materno, e può riascoltare il battito cardiaco della mamma e il ritmo del suo respiro. La capacità materna di produrre poi un contatto corporeo più tonico, con alternanza di movimenti, carezze, abbracci, manipolazioni, permette al bambino di ritrovare e sperimentare i propri confini corporei e questo lo stimolerà ad attivarsi spontaneamente verso il movimento.

Si instaura così, in modo naturale, il dialogo tonico: il tono muscolare della madre si modifica a seconda delle domande e delle reazioni del bambino. Il tono si adegua ai bisogni ed è, nello stesso tempo, mezzo per comunicare sicurezza, stabilità, confini, calore, affetto.

Attraverso il dialogo tonico con la madre il bambino può:

  • comunicare bisogni
  • ricevere informazioni dall’ambiente esterno
  • imparare a modificare il proprio tono muscolare e a regolare le emozioni a seconda degli stimoli che riceve.

E’ proprio tramite questo scambio di informazioni e di conoscenza reciproca che si instaurano anche le basi per la comunicazione verbale, oltre che per quella non verbale. Queste “arcaiche relazioni tonico-emozionali e la carica affettiva con cui vengono trasmesse, danno luogo alla prima base dell’organizzazione psichica del bambino ed alle prime forme caratteristiche di comunicazione” [42].

Il concetto di dialogo tonico espresso da Ajuriaguerra, pone in evidenza e sottolinea l’importanza della parola ‘dialogo’ che è la chiave stessa degli scambi e delle relazioni.

“Il corpo è, si trova, in un mondo di corpi esistenti; la comunicazione tra corpi si fa tramite un dialogo particolare che è un preludio al dialogo verbale e che si chiama dialogo tonico: il bambino si esprime al momento della nascita con le grida, con reazioni toniche assiali, con delle smorfie o un gesticolare in cui tutto il corpo parla; reagisce agli stimoli o agli interventi esterni con l’ipertonia oppure si lascia andare in un tranquillo rilassamento. Ma le sue modificazioni toniche hanno un senso perché si rapportano all’altro e sono appunto queste reazioni espressive che la madre interpreta e comprende: nel suo corpo egli vive la soddisfazione del compimento del dialogo” [43].

Dialogo sonoro

Il dialogo sonoro è una forma dialogica primitiva che si instaura nelle primissime fasi dello sviluppo tra madre e bambino, e che poi permette una sintonizzazione più ampia anche con altri interlocutori. Parlando di dialogo sonoro ci si riferisce prevalentemente ad un rapporto tra madre e neonato, poiché al sopraggiungere del linguaggio verbale, spesso questo gioco di interazione sonora viene meno. Come analizzato nei precedenti capitoli la madre e il bambino comunicano in modo eccezionale, anche con il semplice uso di suoni musicali. Il bambino produce un suono, un gorgheggio, una lallazione: la mamma risponde al bambino, lo imita, inserisce delle pause, dei silenzi, dei cambiamenti. E’ così che tra i due si viene a creare una comunicazione speciale e unica, e all’interno di questa conversazione diadica tutti i ‘non detti’ appaiono come estremamente espliciti. La diade adulto-bambino sembra condividere in modo innato emozioni, pensieri e sentimenti, sulla base di una sorta di ‘musicalità comunicativa’. In questa comunicazione primordiale ci sono tutte le classiche regole dell’interazione musicale che si identificano, poi, come le regole alla base di qualsiasi forma di comunicazione. Ritroviamo l’alternanza di elementi di familiarità-novità, ripetitività-irregolarità, che si susseguono come in una sequenza organizzata, fatta di ritmo e di dinamicità, che permettono la profonda comprensione reciproca e la coordinazione tra le parti.

Ogni bambino si trova immerso in un contesto sonoro specifico fin dalla fase gestazionale: i suoni che percepisce in utero e quelli che ascolta dopo la nascita vengono collegati a delle sensazioni emotive a seconda di ciò che hanno provocato nel bambino in quel momento. Per questo motivo un suono può avere per un bambino un significato di un tipo mentre per un altro bambino ha un significato opposto. Tutto dipende dalle tracce mnestiche emotive collegate e sottolineate dai suoni durante lo sviluppo della persona. In modo particolare sono le voci dei genitori, con le loro sfumature, ad essere di fondamentale importanza per il bambino.

Il fatto che un genitore sussurri quando comunica messaggi dolci o che, al contrario, utilizzi il sussurro per sgridare, diviene una traccia intrinseca di quel bambino che collegherà il sussurro sempre ad una o all’altra sensazione. Le sfumature della voce, il suo tono, la sua altezza, il suo volume veicolano significati diversi a seconda delle esperienze vissute: i conflitti emotivi e gli item delle voci familiari tarano le colorazioni emotive che non sono le stesse per ogni persona.

 


[40] A. Lis- S. Stella- G.C. Zavattini, Manuale di psicologia dinamica, il Mulino ed., Bologna 1999, p. 193.

[41] J. Lerminiaux, Guida al dialogo non verbale nella seduta terapeutica, in “Solidarietà”, (1996), n. 25, p. 62.

[42] M. Vecchiato, La terapia psicomotoria, Gnocchi Ed., Napoli 1998, p. 15.

[43] Tratto dall’articolo Tecniche di rilassamento – Il dialogo tonico secondo Ajuriaguerra, http://www.psicosomatica.org/pubblicazioni.php?id=31

 

Indice

INTRODUZIONE
 
 
  1. PRIMA PARTE: LO SVILUPPO DELLA VOCE
    1. Dalla voce udita alla voce prodotta
      1. "In principio era il suono": la voce udita nella vita fetale 
      2. Lo sviluppo della voce nel primo anno di vita: la voce prodotta
    2. La voce e le categorie psicomotorie
      1. La voce e lo spazio
      2. La voce e il tempo
      3. La voce e il tono muscolare
      4. La voce e la postura
      5. La voce e gli oggetti
    3. La voce parlata e la voce cantata
  2. SECONDA PARTE: LA VOCE IN TERAPIA
    1. Il Dialogo tonico e sonoro
      1. Il dialogo tonico
      2. Il dialogo sonoro
    2. In Dialogo con bambini "Speciali"
      1. Casi Clinici
      2. Area Neuromotoria
        1. C.
        2. I.
      3. Tirocinio in Musicoterapia
        1. N.
        2. A.
        3. E.
    3. Dal Dialogo Tonico al Dialogo Sonoro
      1. E' sufficiente il dialogo tonico?
    4. Obiettivi del trattamento
      1. Dialogo tonico e schema corporeo
      2. Dialogo sonoro e schema corporeo
      3. Dialogo tonico e comunicazione di bisogni ed emozioni
      4. Dialogo sonoro e comunicazione di bisogni ed emozioni
    5. Dialogo Tonico e Sonoro: semplicemente Ninna-nanna
 
CONCLUSIONI
APPENDICE
BIBLIOGRAFIA
 

Tesi di Laurea di: Maria Vittoria BERNO

Sito internet: http://dialogoconbambinispeciali.blogspot.it/