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Il setting è lo spazio/tempo definito da regole che delimitano e rendono significativo l’intervento di un  qualsiasi  professionista e che qualificano esattamente chi opera in quel contesto. Ogni professione è tale per il suo setting (Boscaini, 1992), espressione dell'offerta professionale, un luogo dal quale il paziente cerca di comprendere cosa aspettarsi.

Il setting psicomotorio consiste in una stanza  piuttosto vuota, in cui è possibile camminare e correre. Gli oggetti hanno una loro specifica sistemazione, che suggerisce spazialmente i quattro stadi evolutivi che sono alla base dello sviluppo psicomotorio (stadio senso motorio, tonico-emozionale, simbolico e di realtà)  sui quali lo psicomotricista basa la propria terapia. Gli oggetti sono diversi e collocati in punti specifici, volti a stimolare una risposta su quel piano di comunicazione (Boscaini, 1992):

  • è presente un materasso, un luogo dove il soggetto può sperimentare sensazioni di abbandono e rilassamento che rimandano al dialogo tonico con il care-giver attraverso l’ utilizzo di  coperte, peluches, oggetti morbidi (spazio tonico-emozionale);
  • in un altro punto della sala vengono collocati degli oggetti e dei giochi visibili ed accessibili, oggetti grandi che coinvolgeranno tutto il corpo con i quali si può sperimentare il movimento: corde,  palloni di varie dimensioni; il movimento sarà senza progettualità,  se non la spinta  per raccogliere stimoli e conoscere la realtà per  modificarla (spazio senso-motorio);
  • nella stanza è presente  uno specchio, (spazio simbolico);
  • sono presenti un tavolino con una sedia e dei giochi da tavolo, che permettono di esprimere nel gioco una motricità più controllata, a servizio del pensiero (spazio del reale).

Il setting temporale si limita generalmente ad uno, massimo due incontri la settimana perché deve essere ben distinto dal tempo quotidiano. Le sedute, per essere significative, non possono svolgersi tutti i giorni perchè si tratta di un tempo particolare (Boscaini, 2008): la motivazione e l’intenzionalità giocano un ruolo fondamentale e la regolarità della presenza/assenza può rimandare al dialogo tonico madre-bambino, ricreando quel rapporto di fiducia necessario affinché possano formarsi le dinamiche che mettono in luce gli aspetti problematici per i quali la terapia risulta necessaria.