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L’impostazione psico-cinetica dello sviluppo motorio di Jean Le Boulch differisce da quella di Meinel principalmente perché “utilizza il movimento umano per educare”. Le basi di quest’approccio sono il rifiuto della divisione fra corpo e mente e l’esistenza corporea percepita come totalità e come unità, la promozione di un’educazione motoria che permetta all’uomo di “situarsi e agire nel mondo in trasformazione per una migliore conoscenza e accettazione di sé, un migliore accomodamento della condotta, un’autentica autonomia e l’accesso alla responsabilità nel quadro della vita sociale”. Attraverso l’educazione degli atteggiamenti corporei e dei movimenti, l’individuo diventa essere sociale, poiché l’atto motorio non è un processo isolato e assume significato solo in rapporto alla condotta dell’intera personalità.

Le Boulch sottolinea che nello sviluppo motorio del bambino assume un ruolo fondamentale tanto la maturazione fisica delle strutture preposte, quanto il contatto con l’ambiente sociale, che se da un lato è fonte di stimoli che fanno progredire lo sviluppo, dall’altro fornisce al bambino i modelli a cui adeguarsi.

Due gli aspetti del movimento: espressivo e transitivo.L’aspetto espressivo del movimento deriva dalla constatazione che i movimenti rivelano il modo di essere della persona e le emozioni che prova; l’aspetto transitivo del movimento si riferisce all’efficacia del movimento stesso. Anche se il loro sviluppo non procede sempre di pari passo, i due aspetti sono strettamente connessi soprattutto per mezzo della motivazione.

  • Tre le tappe dello sviluppo motorio del bambino secondo Le Boulch:Tappa del corpo vissuto (dalla nascita ai 3 anni): il comportamento motorio è globale, il bambino acquisisce i più importanti schemi motori attraverso l’esplorazione spontanea ed esprime attraverso il corpo il suo mondo affettivo-emotivo.
  • Tappa della discriminazione percettiva (dai 3 ai 7 anni): è caratterizzata dall’importanza delle percezioni sia esterne che interne al corpo e del linguaggio per una buona strutturazione dell’immagine corporea.
  • Tappa del corpo rappresentato (dai 7 ai 12 anni): coincide con lo stadio delle operazioni concrete di J. Piaget ed è caratterizzata dalla strutturazione dello schema corporeo anche in movimento e in uno spazio strutturato, in cui i rapporti topologici non sono più riferiti a se stessi (decentramento). Questo fa sì che i processi motori siano, in questa fase, basati su schemi d’azione e che si svolgano con consapevolezza, così da permettere un’acquisizione intelligente delle tecniche e la capacità di adattamento del comportamento motorio.

La tappa della discriminazione percettiva, che va da 3 a 7 anni, corrisponde al periodo di permanenza del bambino nella scuola dell’infanzia: assume questo nome per il predominio delle strutture sensoriali. I due campi percettivi coinvolti sono la percezione del mondo esterno e la percezione del proprio corpo. La percezione del mondo esterno è già molto presente nel periodo precedente, dai 15 mesi ai 3 anni, quando la condotta del bambino è caratterizzata dall’esplorazione. Durante la fase della discriminazione percettiva la percezione del mondo esterno si affina e avviene il passaggio dallo spazio topologico a quello euclideo, secondo le denominazioni di Piaget.

La percezione del proprio corpo, assente nella tappa precedente, diventa centrale in questo stadio e porta alla presa di coscienza dell’io e alla strutturazione dello schema corporeo. La comparsa dell’interiorizzazione permetterà di spostare l’attenzione sul corpo e di dirigerla alla scoperta delle proprie caratteristiche fisiche. Il “versante prassico” è sviluppato e va perfezionandosi. L’apprendimento dominante rimane quello per “insight”, che deve essere favorito in questo periodo.

All’inizio della fase della discriminazione percettiva, il bambino che è cresciuto in un ambiente favorevole al gioco e agli scambi affettivi, ha una motricità spontanea ed armoniosa: si sposta senza difficoltà, ha sviluppato l’equilibrio e la coordinazione braccia- gambe e il suo modo di muoversi è ritmico, cioè ben organizzato sul piano temporale.

Le esperienze precedenti si fissano nella memoria dell’individuo, con una connotazione affettiva positiva o negativa a seconda di come sono state vissute e diventano la base per nuove sperimentazioni che vanno ad arricchire il suo “bagaglio prassico”. Da qui in poi le esplorazioni saranno caratterizzate dall’intenzionalità e il bambino diventerà consapevole del fine che vuole realizzare.

Dal punto di vista motorio, in questo periodo non ci sono grandi miglioramenti rispetto allo stadio precedente, ma un generale perfezionamento delle capacità acquisite; la motricità rimane globale e mal dissociata e i progressi più significativi riguardano l’accomodamento strutturale, grazie ad una regolazione tonica più equilibrata. Il maggior controllo del tono, dovuto alla comparsa della capacità di inibizione, permette di eliminare le tensioni parassite e le sincinesie (gesti involontari che accompagnano i gesti volontari, rendendo il movimento meno fluido), favorendo progressi sul piano gestuale. Questo può avvenire se il bambino non è troppo sollecitato dal punto di vista emotivo dall’attenzione e dalle aspettative dell’adulto. L’equilibrazione del tono permette la comparsa dell’attività volontaria coordinata ed efficace. Anche l’armonia e il ritmo del movimento si perfezionano, tra i 4 e i 5 anni, periodo che viene chiamato “età di grazia”.

Si registra, in questa fase, un aumento della plasticità della funzione di aggiustamento, che, però, rimane globale; i risultati migliori, sul piano prassico, dipendono essenzialmente dall’acquisizione di nuovi schemi e dal progresso della funzione simbolica.

Cambiamenti significativi connotano l’aspetto espressivo del movimento: verso i 4 anni il bambino diventa consapevole dell’effetto che i suoi atteggiamenti hanno sugli a l t r i , comincia a perdere la spontaneità dei movimenti e utilizza comportamenti espressivi consapevoli per interessare gli altri individui del gruppo.

Evolve l’attività grafica, che è frutto dell’interazione fra il piano percettivo e quello motorio; due componenti che possono svilupparsi con ritmi diversi, ma non possono essere dissociate. Lo sviluppo del grafismo comincia nella precedente fase del corpo vissuto, in cui il primo problema che si pone è quello della prensione della matita, capacità che compare verso i 10-12 mesi e viene acquisita durante il secondo anno. In questo periodo l’attività grafica è ancora dominata da scariche motorie incontrollate, che il bambino imparerà a dominare verso i due anni, frenando l’impulsività e mantenendo il tracciato grafico dentro alcuni limiti spaziali definiti. Dopo i due anni e mezzo lo sviluppo della coordinazione permetterà di passare dal controllo distale, in cui il movimento parte dalla radice dell’arto, al controllo prossimale e si assisterà ad una progressiva dissociazione dei movimenti della mano e delle dita. Dopo i due anni, oltre al controllo cinestesico, entra in gioco il controllo visivo e va strutturandosi la “guida video-motoria”, che si perfezionerà dai due anni e mezzo in poi.

Nella fase della discriminazione percettiva, verso i 3 anni, compare la prima rappresentazione figurata che consiste in una forma circolare arricchita da alcuni segni. Da questo momento in poi si nota una discrepanza fra l’acquisizione dell’immagine visiva del corpo e le capacità grafiche del bambino. Fra i 3 e i 5 anni l’immagine del corpo va via via definendosi e si arricchisce di dettagli. I primi a comparire sono quelli relativi al viso: occhi, naso e bocca, seguiti immediatamente dagli arti inferiori, che vengono rappresentati per primi nonostante il bambino impari ad utilizzare per primi gli arti superiori. Verso i 4 anni, oltre a nuovi dettagli del capo, fa la sua comparsa il tronco, rappresentato con un cerchio, da cui partono braccia e gambe. Successivamente verso i 5 anni compaiano le mani, con le dita e i piedi. Verso la fine di questo stadio il bambino è in grado di rappresentare in modo abbastanza fedele le componenti principali dell’immagine visiva del corpo, con un grado di precisione che dipende dalle caratteristiche personali di ciascuno.

Nel corso dello stadio della discriminazione percettiva continua spontaneamente la definizione della lateralità cominciata fin dai primi mesi di vita, ma essa si stabilizzerà soltanto fra i 6 e gli 8 anni. É fondamentale che tale processo rimanga spontaneo nel bambino per evitare forzature e permettergli di accedere ad una lateralità il più possibile omogenea e coerente.

Dopo la fase dell’imitazione e dell’identificazione con l’altro ed in particolare con i genitori, in questo periodo emerge la funzione di interiorizzazione, che porta il bambino in una fase narcisistica, che gli permette di concentrarsi su se stesso. Nasce così la tendenza ad affermare la propria personalità, opponendosi agli altri; il bambino si ripiega su se stesso e si oppone all’ambiente per liberarsi dal suo influsso, scoprendo di avere una propria personalità, che non coincide con quella della persona che ha preso a modello. In questo modo scopre l’esistenza degli altri come esseri diversi da sé e comincia a costruire il suo “io sociale”.

L’affinarsi della capacità di rappresentazione, permette al bambino di utilizzare l’immaginazione e il gioco simbolico, dove immaginario e reale si mescolano, per sperimentare nuove identità. Per l’incapacità di distinguere nettamente il mondo interno dal mondo esterno, il bambino ha la possibilità di esistere non solo nell’immaginario, ma anche in un’esperienza reale, costruendo così il proprio “Io”.

L’emergere della personalità del bambino sviluppa la sua consapevolezza corporea: grazie allo sviluppo della percezione è in grado di discriminare meglio le parti del corpo e impara a stabilire corretti rapporti di prossimità e collegamento fra le varie parti, approdando ad una “rappresentazione topologica del suo corpo”. Grazie all’interiorizzazione, ad una maggiore attenzione al corpo che caratterizza questa fase e all’esperienza derivante dalla sua immagine allo specchio, il bambino arriva a fondere il corpo percepito, fatto di sensazioni, con l’immagine visiva del corpo, raggiungendo uno stadio importante nella strutturazione dello schema corporeo. Questo è un processo che accompagna il bambino durante tutta la fase della discriminazione percettiva e sarà solo verso i 6-7 anni che l’aspetto generale di un corpo e di un viso gli saranno familiari.

Permane un certo collegamento fra lo sviluppo della motricità e lo sviluppo del linguaggio, già evidenziato nella fase precedente: la verbalizzazione permette di associare lo sviluppo del linguaggio e la conoscenza del proprio corpo. La denominazione delle parti del corpo permette di acquisirne una maggiore consapevolezza e, contemporaneamente, verbalizzare un’esperienza permette di comprendere il valore della parola come simbolo, che è sempre collegato ad un elemento del reale.

Alla fine della tappa della discriminazione percettiva il bambino arriva ad acquisire un’immagine statica del proprio corpo che Le Boulch definisce “immagine posturale”.

L’esperienza del tempo vissuto comincia nel bambino prima ancora della sua nascita, quando ancora si trova nel seno materno. Il ritmo, infatti, è strettamente legato ai movimenti del fanciullo: l’organizzazione ritmica del movimento è alla base dell’abilità nell’individuo.

Quando lo sviluppo psicomotorio avviene in buone condizioni, il bambino verso i 3 anni possiede una motricità globale ben organizzata dal punto di vista ritmico, poiché ha sviluppato un ritmo spontaneo piuttosto stabile e una certa capacità di sincronizzazione, adattando i propri movimenti ad alcune strutture ritmiche, purché esse non si discostino troppo dal ritmo motorio spontaneo o possiedano degli accenti nettamente marcati. Tutto ciò è molto significativo perché rileva una stretta correlazione fra la capacità di sincronizzazione e la coordinazione globale.

Nella fase della discriminazione percettiva il bambino perfezionerà le proprie capacità, riuscendo a sincronizzarsi con musiche che si allontanano sempre di più dai criteri sopra esposti e vedrà accelerare il proprio ritmo spontaneo fino più o meno a 7-8 anni.

Ciò che maggiormente distingue questa fase dalla precedente è la comparsa della percezione della realtà temporale. Mentre già a 3 anni il bambino è capace di adattarsi ad una realtà temporale a livello del vissuto, nella fase che segue si ha un passaggio dal trattamento automatico dell’informazione temporale al trattamento consapevole, che passa attraverso l’attenzione. Sarà proprio grazie all’analisi cosciente dello stimolo che diverrà possibile per il bambino riprodurre un ritmo.

La percezione temporale, che riguarderà prima l’ambiente esterno e successivamente, grazie all’interiorizzazione, i propri ritmi motori, è composta da due aspetti: un aspetto qualitativo che consiste nella percezione dell’ordine e dell’organizzazione ed un aspetto quantitativo che consiste nella percezione della durata.

Per quanto riguarda l’ordine e l’organizzazione di un intervallo temporale, Le Boulch) riporta i dati di M. Stambak, che descrive lo sviluppo della percezione secondo due aspetti: il numero di elementi e la complessità della struttura.

Il bambino fra i 3 e i 6 anni è in grado di r i p r o - durre forme di tre o q u a t t r o elementi e dai 6 anni in poi sarà in grado di riprodurre forme temporali sempre più diversificate.

Per quanto riguarda la durata, non esistono dati precisi sui progressi del bambino in età prescolare, ma alla fine di questo periodo egli è in grado di distinguere le durate medie (da 60 a 80 millesimi di secondo di intervallo) dalle durate lunghe (da 80 a 120 millesimi di secondo).

In questo perido dello sviluppo il bambino passa dallo spazio vissuto allo spazio percepito e dalla percezione delle forme empiriche a quella delle forme geometriche.

Per quanto concerne i progressi nella strutturazione dello spazio, inizialmente il bambino percepisce lo spazio come il luogo che il corpo occupa e all’interno del quale si muove, collegando questo concetto alle sue azioni: siamo ancora nella fase dello spazio vissuto, che è fortemente connotato dal punto di vista affettivo.

Il passaggio alla fase della discriminazione percettiva determina le prime preoccupazioni circa l’orientamento e si ha il passaggio dai rapporti topologici fra oggetto e ambiente al concetto di assi dello spazio. Gli oggetti stabili, che posseggono un orientamento specifico insito nella loro natura, pongono meno problemi al bambini, ma già fra i 4 e i 5 anni imparano ad orientare anche “figure con orientamento variabile come i personaggi”. Esse assumono orientamenti diversi a seconda di ciò che si vuole rappresentare (verticale se è in piedi, orizzontale se è sdraiato), hanno due dimensioni (altezza e larghezza) e vengono rappresentati di fronte; contemporaneamente compaiono anche le prime rappresentazioni grafiche di profilo degli animali, segno che il bambino ha compreso i concetti di avanti e dietro, in base allo spostamento dell’animale. In questa fase è la comprensione del rapporto del corpo con lo spazio.

Il passaggio dallo spazio topologico allo spazio euclideo si ha quando il bambino scopre l’angolo retto e la possibilità di tagliare una figura con delle coordinate ortogonali: in questa fase egli si fissa ancora sulla figura e sulle sue caratteristiche, ma c’è una prima idea degli assi. La vera conquista si avrà quando il bambino comincerà a rappresentarsi la retta non come qualcosa di interno alla figura, ma come un asse immaginario che riunisce più punti. Fra i 4 e i 7 anni il bambino impara a riconoscere una retta come un insieme di punti solo se questi sono reali (ad esempio degli spilli fissati su un tavolo) e solo dopo i 7 anni concepirà la retta come un insieme di punti immaginari approdando così al concetto di asse vero e proprio. Si avrà allora il passaggio allo spazio euclideo dove gli oggetti veng o n o c o n - front a t i c o n u n sistema di rifer imento esterno fatto di due assi ortogonali. Per la definizione e l’orientamento di questi assi il corpo è fondamentale perché diventa di nuovo sistema di riferimento. É essenziale, quindi, fra i 3 e i 7 anni, la verbalizzazione oltre che delle parti del corpo anche degli assi del corpo, affinché alla fine di questo stadio il bambino sia in grado di riconoscere su se stesso le nozioni di sopra-sotto, avantidietro, sinistra-destra (ultimo concetto ad essere acquisito alla fine dello stadio della discriminazione percettiva). Queste nozioni potranno poi essere trasferite allo spazio, permettendo al bambino di accedere ad uno spazio euclideo.

Per quanto riguarda la percezione delle forme, fra i 3 e i 4 anni il bambino impara a riconoscere un numero sempre maggiore di forme empiriche, anche grazie alla “regolarizzazione degli automatismi visivi” a cui l’addestramento grafico contribuisce, ma non è ancora in grado di riconoscere forme geometriche. Sarà verso i 4 anni, con l’identificazione degli angoli che il bambino imparerà a distinguere il quadrato dal cerchio, superando la fase in cui distingueva soltanto le forme chiuse dalle forme aperte. Dai 4 anni e mezzo in poi comincerà a confrontarsi con il concetto di dimensione e riuscirà a mettere a confronto, oltre agli angoli, anche le lunghezze, riuscendo così a distinguere il rettangolo dal quadrato e successivamente dal triangolo. Fra i 5 e i 6 anni riconoscerà anche le forme del rombo e del trapezio. Nel passaggio dalle forme empiriche alle forme geometriche un ruolo importante è svolto non solo dall’esperienza grafica, ma anche dall’esplorazione sensorio-motoria. (segue in uno dei prossimi numeri)

FONTE: LA RIVISTA DELLA SCUOLA - Anno XXXIII, febbraio/marzo 2012, n.6/ pag.6-7