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Prima di scrivere le mie ultime considerazioni sul gruppo, ho preso i fogli degli argomenti trattati e ho cominciato a sfogliare…Questo lavoro non appartiene solo alle mie forze ma è stato scritto con l’intreccio di tanti volti e cuori, che ho incontrato e amato, con cui ho operato, sorriso, sofferto.

L’esperienza terapeutica di gruppo in Pratica Psicomotoria è stata l’ultimo anello di questa catena formativa, che mi ha permesso di approfondire tematiche mai conosciute e di aprire la mia mente verso orizzonti nuovi. Appoggio pienamente le splendi de parole d’Ajuriaguerra secondo cui: tramite il gruppo sì “garantisce al bambino… una dimensione ludica supplementare e si moltiplicano i riferimenti spazio-temporali”.

Nella fase iniziale della mia esperienza nei gruppi, i contenuti e le mie emozioni si sono mosse come frammenti di un caleidoscopio e solo ora che sono giunta alla fine tutto comincia a prendere forma…Il tempo trascorso tra le pareti della sala di Psicomotricità, mi ha permesso di spingermi fino ai limiti delle mie possibilità, modellando le mie idee sulla vita, l’amore, l’odio, la giustizia… insomma sulla sfrenata e brutale bellezza dell’animo umano. Ho scoperto sulla mia pelle, grazie alla ricchezza inestimabile d’affetto e d’entusiasmo dei bambini che ho avuto la fortuna di conoscere attraverso i vari tirocini, il valore della persona al di là di qualsiasi catalogazione, di qualsiasi handicap fisico o mentale, in una prospettiva di radicale apertura all’esterno e in quel clima di fiducia e d’amore.

Con queste pagine, mi sono proposta di ripercorrere il cammino che ho cercato di tracciare in questi anni, di mettere in luce i frutti che ho raccolto durante la strada… e se ora sono riuscita a portare a compimento uno dei miei grandi desideri lo devo anche a tutte quelle persone che mi sono state vicine, che mi hanno sorretto nei momenti di sconforti, che hanno gioito alle mie vittorie..
Da questo mio vissuto posso sicuramente trarre molti insegnamenti, ma ciò che mi è rimasto nel cuore è: “Il bisogno di far parte di un gruppo si ha anche perché, da soli, non riusciamo a fare tante cose”.

Certe cose, non si riesce proprio a farle, da soli